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giovedì 19 febbraio 2015

Lasciarsi amare da Dio - Dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curati da Don Liborio Tambè



Perfetti come il Padre”

Figlio mio, il mio desiderio più grande è che tu progredisca sempre più nell’Amore:
Nato dall’Amore sei fatto per amare.
      Ma l’Amore (quello vero) non si ferma mai!
La vita è un cammino inarrestabile:
      bisogna crescere… crescere…andare avanti, sempre!
Devi crescere soprattutto spiritualmente, fino a raggiungere “lo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo”.
    (Ef. 4,13)
Sei “Corpo di Cristo” ( I Cor. 12,27).
Con Me e in Me, sei figlio del Padre Celeste:
      Non puoi contentarti del minimo impegno;
      la tua meta è la perfezione stessa di Dio:
      “ Siate  perfetti come è perfetto  il Padre vostro”.
                                                                                          (Mt. 5,48)               
      Non devi certo angosciarti per la tua fragilità o per i tuoi limiti.
      Ma, nello stesso tempo, non puoi e non devi mai rassegnarti alla mediocrità, che è la negazione dell’Amore.
      L’Amore esige tutto, per sua intrinseca natura:
Non si può amare “a metà” ;
      devi tendere al massimo, almeno con la volontà.
Le “mezze misure” non sono per il cristiano:
devi combatterle, come  le  combatto Io, perché sono la tua rovina, la rovina del mio “Regno”:
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.
  Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché  sei    
  tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per
  vomitarti dalla mia bocca” (Ap. 3,15)
Perché ti amo, sono così esigente.
Non ti chiedo poco… o molto…ti chiedo “tutto” :
      “Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta  
       la tua anima, con tutta la tua mente.” ( Mt. 22, 37)
Molti cristiani (si vede subito) mi mettono all’ultimo posto nella loro vita:
      E tu sei lì pronto a condannarli.
Per te, invece, Io occupo sicuramente il primo posto,
      come per tanti altri cristiani “praticanti”,
che si sentono soddisfatti della loro fedeltà ai “doveri” religiosi.
Io però non mi contento solo del primo posto.
Che giova, infatti, dare a Me il primo posto, se tutto il resto della tua vita viene occupato e dominato dall “uomo vecchio” e da quei falsi beni che inaridiscono l’anima?

Io per te non sono soltanto il primo; sono il Tutto…
      sono l’unico: l’Unico Amore, l’unico Bene!
Da me, come da sorgente unica, scaturisce ogni vero Amore, ogni bene autentico.
E’ solo nel mio amore che tu puoi realizzare ogni bene e raggiungere i vertici più alti della carità.
Non esiste amore fuori di Me:
      Tu non potrai realmente amare i fratelli, se non ti lasci “invadere” dal mio Amore.
Più crescerà in te il mio Amore, più ti donerai agli altri.
      E la tua vita sarà rinnovata.




I - TUTTO E’ GRAZIA
Ora voglio spiegarti “il segreto” per crescere nell’Amore:

martedì 17 febbraio 2015

Mio Dio, non dimenticarti di me!





Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te.
Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono.
Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te.
Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado.
Concedimi, ti prego,
una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda
con fiducia e una fiducia
che alla fine giunga a possederti.

SAN TOMMASO D’ACQUINO

« Non intendete e non capite ancora ? Avete il cuore indurito ? ».... di Sant'Ilario di Poitiers - Trattato sulla Trinità 1, 37-38



O Dio, Padre Onnipotente, voglio che tu sia il fine principale della mia vita. Ogni mia parola, ogni mio sentimento, esprima te... Noi, poveri come siamo, ti chiediamo ciò che ci manca; scruteremo con zelo tenace le parole dei tuoi profeti e dei tuoi apostoli, e busseremo a tutte le porte che troveremo chiuse al riconoscimento della verità.
Ma dipende da te esaudire la preghiera, concedere quanto si chiede, aprire a chi bussa (Lc 11,9). La natura è presa da una strana pigrizia e non possiamo capire ciò che ti riguarda per la debolezza della nostra intelligenza.
Per fortuna lo studio dei tuoi insegnamenti ci mette in grado di intendere la tua divinità, e la sottomissione alla fede ci innalza al di sopra della conoscenza naturale. Speriamo dunque che tu dia slancio agli inizi di questa difficile impresa, la consolidi con crescente successo e ci chiami a partecipare dello Spirito dei profeti e degli apostoli. Vorremmo capire le loro parole nello stesso senso con cui essi le hanno pronunziate e interpretarle nel loro significato per trasmettere fedelmente quanto hanno espresso… Aprici dunque l'autentico significato delle parole, e donaci luce per comprendere, efficacia di parola, vera fede. Fa' che possiamo esprimere ciò che crediamo.




lunedì 16 febbraio 2015

“Perché questa generazione chiede un segno?”.... di Sant'Agostino Discorso 126, 4-5



Ammira le meraviglie di Dio e risvegliati. Ti sai stupire delle novità. Sono più importanti delle cose che vedi abitualmente? Gli uomini rimasero attoniti del fatto che il Signore nostro Gesù Cristo avesse saziato tante migliaia di persone con cinque pani (Mt 14,19ss), e non si meravigliano che con pochi grani i campi si riempiono di messi. Gli uomini notarono fatta vino quella che era acqua e rimasero sbalorditi (Gv 2,19); Che avviene di diverso nei riguardi della pioggia a contatto con le radici della vite? E' sempre colui che fece quello ad operare anche questo.… Ha compiuto tali opere e fu disprezzato da molti… Si dicevano: “Tali opere sono divine, ma costui è un uomo”. Tu noti dunque due cose: le opere di Dio e l'uomo. Se le opere di Dio possono essere compiute soltanto da Dio, bada che non si celi Dio nell'uomo. Osserva, ripeto, le cose che hai sotto gli occhi, credi a quello che non vedi. Non ti ha abbandonato chi ti ha chiamato a credere. Sebbene ti comandasse di ritenere per certo ciò che non puoi vedere, tuttavia non ti ha lasciato senza vedere qualcosa, tanto che tu possa credere ciò che non vedi. Le stesse cose create sono forse segni di poco rilievo, prove deboli della presenza del Creatore? E' venuto perfino nel mondo, ha operato miracoli. Non potevi vedere Dio, potevi vedere l'uomo. Allora Dio si è fatto uomo perché nell’unità delle due nature tu potessi vedere e credere.


giovedì 12 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7, 31-37 - Fa udire i sordi e fa parlare i muti.


 
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore
Riflessione

Effatà... Apriti!!! Ecco la parolina magica che apre le porte del nostro cuore. Dobbiamo infatti spalancare le porte a Cristo se vogliamo comunicare con Lui.
Ma per ascoltarLo, per parlarGli, per toccarLo, dobbiamo supplicarLo di guarire il nostro “sordomutismo. Siamo tutti un po' sordumuti... viviamo la nostra vita in una campana insonorizzata, chiusa ermeticamente come un barattolo della “bormioli”...
E meno male che nel giorno del nostro battesimo il sacerdote ha pronunciato la parola “Effatà”!!! Pensa se si fosse dimenticato di dirla!!!
“Effatà”, una parola speciale con la quale il buon Dio ci ha fatto il dono della voce e dell'udito... ma con l'andare del tempo le cose si sono un po' guastate. Con la voce facciamo i prepotenti e l'udito lo utilizziamo a intermittenza ascoltando solo ciò che più ci garba.
Molto spesso infatti, quando ci troviamo tra amici o tra colleghi, i nostri dialoghi assomigliano a quelli tra sordi e muti. Non sappiamo ascoltare!!!... Quando ascoltiamo molto spesso è in modo distratto e a volte non vediamo l'ora che chi ci parla finisca presto.
Quante volte pensiamo che la persona che ci sta parlando stia dicendo delle cose poco brillanti, poco interessanti o poco intelligenti? Ma chi non sa ascoltare, con il tempo, diventerà anche muto... perchè dalla sua bocca verranno fuori solo parole che non toccano il cuore di nessuno.
Certo che è curioso come Gesù opera questa guarigione... Sembrano quasi i modi di uno stregone!!! Fango... saliva... respiro... e il tutto lontano dalla folla. Noi ci saremmo domandati: "Ma che razza di medicina è mai questa?". Non dobbiamo però sorprenderci, Dio, per guarire, usa a volte dei metodi "molto particolari" che di solito noi non comprendiamo.
Accogliere Gesù nella nostra vita significa stare a Tu per Tu con Lui; solo Lui potrà guarire tutte le nostre chiusure e toglierci quel grosso tappo di cerume che da soli non riusciremmo mai a togliere.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede, di inalarci il Suo Spirito come una medicina con l'aerosol... per sciogliere il nodo che abbiamo in gola e aprire il nostro udito, ossia di guarire ciò che ci impedisce di comunicare con Lui e con i nostri fratelli.
E' terribile rimanere sordomuti sapendo che c'è qualcuno che vuole e può guarirci. Quando incontriamo il Signore, iniziamo a godere di tutte le cose che la natura ci dona, ma soprattutto diventiamo capaci di dire: “Ti amo... Grazie... Scusa... Per favore... Prima tu... Bravo... Posso aiutarti...”
Grazie, mio caro Gesù, per avermi fatta uscire dall'angusto recinto in cui ero prigioniera; la Tua voce mi ha raggiunta e Tu mi hai guarita con la Tua saliva, come fa un papà con il suo bimbo quando si fa male cadendo. Grazie...
Pace e bene

martedì 10 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7, 14-23 - Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo



In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore
Riflessione

Ascoltatemi tutti e comprendete bene!”... Oggi Gesù non chiede solo di ascoltare, ma anche di comprendere. Questo per dirci che non è scontato che una persona ha capito solo perché ha ascoltato...
Nel Vangelo di oggi Gesù rende noto il nostro quadro clinico, che a dire il vero non è molto confortante, anzi, è un vero disastro!!!
Cosa c'è di meglio di un bell'elenco di vizi, di propositi di male che, come dice Gesù, escono proprio dal nostro cuore e non sono imputabili ad altri: società, ambiente, educazione, condizionamenti...? La Sua diagnosi non deve lasciarci tranquilli... o pensiamo davvero di essere immuni dal virus dell'ipocrisia?
Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”... Naturalmente questo messaggio non è rivolto ai bimbi - qualcuno di loro potrebbe dire: “Hai visto papà... anche Gesù dice che i microbi non fanno male, quindi posso anche non lavarmi le mani prima di mangiare” - ma è rivolto a noi adulti. In qualche modo Gesù mette in evidenza quell'atteggiamento farisaico da cui non siamo mai al sicuro e nel quale ogni tanto scivoliamo. Quando crediamo di essere a posto, in realtà, continuiamo a risciacquare la nostra vita nell'acqua sporca della presunzione e dell'ipocrisia, giustificando ogni nostro atto. Diceva bene padre Molinié nel libro “Il coraggio di avere paura”: Molti si immaginano che l'ideale della vita cristiana consista nell'evitare che l'uomo vecchio ne faccia qualcuna delle sue. C'è da sperare molto di più: E' CHE MUOIA. Da un cuore puro e semplice usciranno solo cose belle, non solo, nei momenti “no”, nei momenti di tempesta, nei momenti di disagio, verrà fuori dal nostro cuore ciò che in realtà c'era già dentro; è come se i momenti di grave difficoltà avessero il potere di rivelare senza ombra di dubbio ciò che c'è nel cuore dell'uomo. Una persona buona,  che ha Dio nel cuore, nei momenti della prova sarà molto più docile, si lascerà lavorare, si farà coccolare, si farà amare, saprà ringraziare, sarà umile, saprà condividere... Al contrario, una persona dal cuore duro nei momenti della prova scatenerà una tempesta di cattiverie al cubo... ogni vizio, che fino ad allora cercava di tenere nascosto, verrà fuori in tutto il suo orrore. Quando si dice che sono le prove della vita a farti diventare cattivo, penso che non sia vero. Non sono le sofferenze che fanno diventare una persona perfida, ma è l'assenza di Dio nel cuore che rende i suoi comportamenti orribili e odiosi. Un cuore bello e puro fa brillare tutta la persona e i suoi comportamenti saranno degni di un discepolo del Signore... niente e nessuno potrà contaminarlo. "La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso" (Mt 6, 22). E' vero che siamo immersi nelle cose brutte e negative del mondo, ed è anche vero che non è facile uscirne illesi... ma se confidiamo in Dio riusciremo a far rimbalzare tutte le cattiverie e tutte le noie, perché Lui è il nostro scudo.
Proviamo allora ad assumerci la responsabilità di ciò che facciamo o che diciamo, perché se il mondo va male, la colpa non è sempre degli altri... Gli altri sono sempre cattivi, noi, i buoni... Ah, se lo facessi io... lo farei senz'altro meglio!!! Gli altri devono sempre approvare ciò che facciamo, non vogliamo accettare nessun consiglio e se qualcuno si azzarda a dirci che forse il nostro atteggiamento dovrebbe essere leggermente diverso... apriti cielo!!!... significa che non capiscono niente; probabilmente perché non accettiamo di metterci in discussione.
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede e di rendere il nostro cuore simile al Suo, perché solo i puri di cuore avranno il privilegio di vederLo.
SupplichiamoLo di aiutarci, di darci la forza e la pazienza perché Lui possa cambiare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne; perché le nostre parole corrispondano ai pensieri del cuore, pensieri di amore di pace e di giustizia... Così il nostro quadro clinico, diventerà migliore!!!
Pace e bene

Santa Scolastica (Norcia, 480; † Piumarola frazione di Villa Santa Lucia, 547) è stata una monaca e fondatrice italiana e patrona dell'ordine delle benedettine. È Venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa anglicana.



La storia di Santa Scolastica ha un stretto legame con quello che, per i disegni della Provvidenza è nato per la vita, il grande San Benedetto, suo fratello gemello e padre del monachesimo occidentale,a chi ha amato di tutto il suo cuore.

Quando Nostro Signore è venuto nel mondo, ci ha portato un nuovo comandamento: "Come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Questo amore portato alle ultime conseguenze ci ha propiziato la Redenzione. E un rapporto umano regolato e ben condotto deve seguire l´esempio del Divino Maestro. Il vero amore del prossimo è quello che si nutre di altri per l´amore a Dio e che ha il Creatore come il centro, mirando alla santità di quei che amiamo. Già Santo Agostino ha insegnato che ci sono solo due amori: o si ama a sé stesso fino all´oblio di Dio, o si ama a Dio fino alla dimenticanza di sé stesso.
Così era Santa Scolastica, un´anima innocente e piena d´amore a Dio, dal quale poco si sa, ma lei quando si è aperta alla sua grazia ha acquisito eccezionale forza d´animo ed è riuscita a raggiungere l´onore dell´ altare. La sua storia ha un legame stretto a quello che per i disegni della Provvidenza è nato insieme a lei, il grande San Benedetto, suo fratello gemello e padre del monachesimo occidentale, che amava con tutto il cuore.

giovedì 5 febbraio 2015

Beato Alfonso Maria Fusco - (1839-1910) Sacerdote e fondatore della Congregazione: “Suore di San Giovanni Battista” (dette Battistine)



La vita di Alfonso Maria Fusco Il beato Alfonso Fusco nacque alle ore 15.00 del 23 Marzo 1839, ad Angri, un paese in provincia di Salerno. La sua nascita era stata molto desiderata ed attesa dai genitori, Aniello Fusco e Giuseppina Schiavone, sposati già dal 1834 ( 31-011834 ). I giovani sposi desideravano tanto un figlio e dopo 4 anni di matrimonio non avevano ancora avuto la gioia di una gravidanza, essi si recarono a Pagani per chiedere l’intercessione del Beato Alfonso Maria dei Liguori. Un Redentorista, Francesco Saverio Pecorelli, li tranquillizzò dicendo loro che avrebbero presto avuto un figlio. Aggiunse anche che il bambino si sarebbe chiamato Alfonso e avrebbe avuto la vocazione al sacerdozio. E così fu . Alfonso crebbe serenamente, educato con tenero affetto dai genitori, i quali erano pieni di pietà religiosa. Presto giunse il momento di pensare alla sua educazione scolastica primaria, per la quale non esistevano scuole pubbliche. Così i coniugi Fusco pensarono bene di affidare il loro primogenito a sacerdoti dotati di buona cultura, i quali gli avrebbero anche garantito una educazione cristiana. Tra i canonici che si presero cura dell’educazione del Beato Alfonso M. Fusco ricordiamo Angelo Desiderio e Domenico Falcone, i sacerdoti Luigi Scarcella e Pasquale Raiola e soprattutto il canonico Gaetano De Angelis, che aveva battezzato Alfonso e gli fu padrino alla cresima, amministratagli il 12 Giugno 1846 dal Vescovo di Nocera, Monsignor Agnello D’ Auria. E’ molto probabile che già in questo periodo il piccolo Alfonso abbia sentito la voce divina che lo chiamava a consacrare la sua vita a Dio, ai poveri e ai sofferenti. L’ambiente familiare denso di fede e carità, influisce certo sulla formazione umana e spirituale del giovane Alfonso. C’è un episodio relativo all’infanzia del piccolo Alfonso che si testimonia la grandezza e la bontà d’ animo del bambino. Una vicina di casa della famiglia Fusco, la signora Cristina Russo, ha raccontato che in una giornata di Febbraio in cui il freddo era particolarmente pungente, la madre di Alfonso lo vide uscire dalla sua stanzetta con un fagottino di biancheria sottobraccio. Pensò che il fanciullo volesse aiutarla nelle faccende di casa e l’avvertì che non era quello il giorno del bucato. Allora Alfonso le disse che quelle lenzuola voleva portarle ad un bambino, Vincenzino, che era ammalato e aveva freddo. La signora Giuseppina fu commossa e procurò alla madre di Vincenzino la stoffa necessaria per le lenzuola . In un cuore buono la carità nasce presto e la grazia non conosce età. 

martedì 27 gennaio 2015

Orgoglio e umiltà di C. S. Lewis


IL GRANDE PECCATO

Verrò adesso a quella parte della morale cristiana dove essa differisce più nettamente da tutte le altre. C’è un vizio dal quale nessuno al mondo è esente; un vizio che ognuno aborrisce quando lo vede in altri, e di cui ben pochi, tranne i cristiani, immaginano di essere a propria volta colpevoli. Ho sentito gente ammettere di avere un cattivo carattere, o di non sapersi contenere riguardo alle donne o al bere, e perfino di essere vile. Ma non ho mai sentito nessuno, che non fosse un cristiano, accusarsi di questo vizio. Al tempo stesso, mi è capitato molto raramente di conoscere qualcuno, non cristiano, che riscontrandolo in altri lo considerasse con clemenza. Non c’è difetto che renda un uomo più malvisto, e nessuno di cui siamo meno consapevoli in noi stessi. E più ne siamo intrisi, più lo detestiamo nel prossimo. Il vizio di cui parlo è la superbia, l’orgoglio presuntuoso; e la virtù opposta, nella morale cristiana, si chiama umiltà. Forse ricorderete che parlando della morale sessuale vi ho avvertito che il punto centrale della morale cristiana non era quello. Ebbene, ora siamo arrivati al punto centrale. Secondo l’insegnamento cristiano, il vizio essenziale, il male supremo, è la superbia. Lussuria, ira, avarizia, ubriachezza, ecc., sono inezie, in confronto: fu per superbia che il diavolo diventò il diavolo; la superbia è la fonte di tutti gli altri vizi, è la condizione di spirito assolutamente contraria a Dio. Vi sembra un’esagerazione? Pensateci bene. Ho osservato, un momento fa, che più si è superbi, più si prova avversione per la superbia altrui. Se volete misurare la vostra superbia, il modo più facile è domandare a voi stessi: “Mi dispiace, e quanto, che gli altri mi snobbino, non mi prestino attenzione, mi diano sulla voce, mi trattino con degnazione, si mettano in mostra?”.

domenica 25 gennaio 2015

Alcune lettere tratte da The Screw' tape Letters (Le lettere di Berlicche, 1942) di C.S. Lewis.




Un funzionario di Satana istruisce un giovane diavolo apprendista, suo nipote, spiegandogli quali mezzi ed espedienti ha trovato per esperienza più idonei per fare prigionieri gli uomini e strapparli alla parte nemica; e nell'argomentare soppesa lodi e rimproveri allo scopo di richiamare l'attenzione critica del discepolo sulle cause o sui fatti che hanno determinato un suo successo o un insuccesso nella quotidiana battaglia con i ministri di Dio.

Mio caro Malacoda,

ho notato quanto mi dici sull'opportunità di dirigere le letture del paziente sottoposto alla tua cura, e di far sì che il più spesso possibile stia in compagnia di quel suo amico materialista. Ma non ti pare di essere un pochino ingenuo? Le tue parole fan pensare che tu sia d'opinione che la discussione sia il metodo per tenerlo lontano dalle grinfie del Nemico. Avrebbe potuto essere così se egli fosse vissuto alcuni secoli fa. A quei tempi gli uomini avevano una coscienza ancora abbastanza chiara di quando una cosa veniva provata e di quando no; e, se gli argomenti erano convincenti, la credevano veramente. Mantenevano ancora una relazione fra il pensare e l'agire, ed erano pronti, come risultato di una serie di ragionamenti, a mutar vita. Ma, un po' per mezzo della stampa settimanale, un po' con altre armi, siamo riusciti in gran parte a mutare questo stato di cose. Il tuo giovanotto è stato abituato, fin da ragazzo, ad avere nella testa una dozzina di filosofie irriconciliabili fra di loro, che danzano insieme allegramente. Non considera le dottrine come, in primo luogo, "vere" o "false", ma come "accademiche" o "pratiche", "superate" o "contemporanee", "convenzionali" o "audaci". Il gergo corrente, non la discussione, è il tuo alleato migliore per tenerlo lontano dalla chiesa.