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sabato 28 febbraio 2015

Dal libro della Gènesi - Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 - Il sacrificio del nostro padre Abramo.





 Gen 22,1-2.9.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio
Riflessione

Abramo sì che è un vero modello di fede!!! La mia, al confronto, è invisibile persino al microscopio!!!
Dio lo ha provato in tutti i modi... (anche a me...). Gli ha chiesto di abbandonare la sua casa, le sue abitudini, le sue comodità, i suoi affetti; gli ha chiesto di cambiare radicalmente la sua vita e lui ha obbedito prontamente... (io invece solo un pochetto...).
Dio gli ha promesso una discendenza, cosa umanamente impossibile visto l'età avanzata sua e di Sara, ma lui gli ha creduto.
E poi ecco la ciliegina sulla torta... quando ha avuto finalmente un figlio, Dio gli chiede di sacrificarlo... e lui obbedisce!!!
Certo che è veramente strano questo Dio!!! Prima promette una cosa... te la dà, e poi... te la chiede indietro!!! E' come il nostro cammino spirituale... all'inizio sembra di essere in viaggio di nozze... tutto carino, tutto dolce, tutto premuroso, tante promesse, e poi... arrivano i ceffoni; inizia a toglierti tutto, ti sbarra le strade, tutto è impossibile, ovunque ti giri vedi buio, non sai più cosa pensare, non sai cosa sperare... Ecco, il viaggio di nozze è terminato!!! Ma ormai sei talmente innamorata che non riesci più a stargli lontano, e più sei nella tempesta più ti aggrappi a Lui.
In ogni caso, noi che non abbiamo la fede di Abramo, potremmo rimanere un pochetto perplessi nell'ascoltare questo episodio, ma non dobbiamo prenderlo come un racconto horror, ma considerarlo in modo diverso...
Dio bussa alla nostra porta, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, ci fa una bella promessa... il regalo di una bella stanza tutta per noi, lassù in cielo (Finalmente non dovrò più pagare l'affitto!!!).
A questo punto però, dovremmo fare come Abramo... offrire cioè il meglio di noi stessi in ogni momento; essere insomma amabili, gioiosi, sereni... anche quando le promesse non arrivano o tardano ad arrivare, proprio allora dobbiamo continuare a fidarci di Dio, certi che Lui troverà, prima o poi, una soluzione ai nostri guai... Però!!!... Quasi quasi, ci credo d'avvero!!!
Il finale della lettura di oggi ci deve stimolare a vivere il nostro rapporto con Gesù in totale abbandono. Affidarci insomma a Lui in tutte le situazioni della vita, sia quando siamo nella luce, sia quando siamo nel buio. E quando ci troviamo in un baratro, proviamo a confidare in Lui e a offrirgli la nostra miseria, la nostra impotenza le nostre paure, le nostre angosce... Lui verrà in nostro aiuto. Dio non vuole la morte di nessuno e non vuole neanche che nessuno fallisca, perché Lui è il Dio della vita... è il Dio che ha sconfitto la morte e l'angelo che ha tenuto il braccio di Abramo ne è la conferma... "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).
Proviamo allora ad eliminare o smussare i tanti angoli spigolosi che abbiamo nel cuore e che non vogliamo mollare. Troppi Isacco abbiamo dentro e non sempre siamo disposti a darli al Signore. Perché?... Perché in qualche modo siamo coscienti che rinunciando a ciò che abbiamo di più caro, andremmo incontro a dei cambiamenti, forse radicali, nella nostra vita... abbiamo paura di perdere la tranquillità e i riferimenti che ci hanno dato sicurezza per tanti anni. Non solo non abbiamo fede... ma siamo pure dei fifoni...
Che Dio ci aiuti e ci dia il coraggio di dire la parolina a Lui molto gradita: ECCOMI...
Pace e Bene

venerdì 27 febbraio 2015

Dal libro del Deuteronòmio Dt 26, 16-19 Sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio.





Mosè parlò al popolo, e disse:
«Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce.
Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi.
Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso».

Parola di Dio

Riflessione

Quante parole e buoni propositi si dicono in questo periodo di Quaresima... come se fosse l'unico momento per ravvedersi o diventare dei buoni cristiani. La vera conversione non conosce periodi e non si proclama con belle parole.
E' scioccante vedere la casa di Dio riempirsi solo in occasione particolari dell'anno e poi spopolarsi all'improvviso, come se Dio avesse cambiato residenza.
E' vero, che il periodo di Quaresima è un impegno per tutti, di ricercare Dio sempre più profondamente, ma nella realtà in cui viviamo, è solo un momento occasionale... e poi torna tutto come prima.
Tutto questo è molto triste e sconsolante....l'unica cosa che rimane da fare è piangere e consolare un pochetto il Signore, perché Lui piange più di noi per questa tiepidezza dei suoi figli.
Nella lettura di oggi, Dio è molto chiaro: “Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima. ...”. E' inutile quindi, saper a memoria tutti i comandamenti, se poi nella quotidianità non mettiamo in pratica quello che Lui ci dice, facendo di testa nostra. Se da oggi e per sempre proviamo a rendere concreti i nostri buoni propositi , solo allora diventeremo dei figli preziosi come dei diamanti e Lui ci accompagnerà in questo cammino... non saremo mai soli. Il salmo 118 dice bene:Beato chi cammina nella legge del Signore”.
Tutti noi sappiamo molto bene, che non è facile nella società di oggi essere “perfetti come è perfetto il Padre Nostro”, ma se ognuno di noi provasse a fare la sua piccola parte molte cose cambierebbero e siccome non possiamo pretendere di cambiare gli altri, l'unica cosa che possiamo fare è cambiare il nostro atteggiamento. Se proviamo a assere amabili con tutti, anche e soprattutto con le persone scorbutiche e antipatiche, prima o poi sarà il nostro amore a entrare nel loro cuore e a farle cambiare. Ci vuole solo un po' di pazienza... e quella ce la dà il Signore se gliela chiediamo con tutto il cuore... visto che è una delle tante virtù che Lui ha in abbondanza... Non gli sembra vero di darne un po' a noi... non aspetta altro!!!
Buon proseguimento di Quaresima. Pace e bene

“Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” di San Giovanni Crisostomo


Questo proclamo, questo attesto, questo dico a voce alta: Nessuno di coloro che hanno un nemico osi avvicinarsi alla sacra mensa e ricevere il Corpo del Signore! Nessuno che si avvicina abbia un nemico! Hai un nemico? Non avvicinarti! Se vuoi farlo, vai prima a riconciliarti, poi ricevi il sacramento. Non sono io a parlare così, è il Signore che lo dice, lui che è stato crocifisso per noi; per riconciliarti a suo Padre non ha rifiutato d’essere immolato né di spargere il suo sangue; e tu, per riconciliarti con tuo fratello, non vuoi neanche dire una parola e prendere l’iniziativa di andare a trovarlo? Senti cosa dice il Signore a proposito di coloro che fanno come te: “Se presenti l’offerta all’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…”. Non dice: “Aspetta che venga a trovarti o che riceva la visita di un tuo amico come intermediario”, oppure: “Mandagli un altro”, ma dice: “Tu, in persona, corri da lui!”. “Vattene – dice – va’ prima a riconciliarti con tuo fratello”. Incredibile! Dio non si considera disonorato di veder abbandonato il dono che gli stava per venir offerto, e tu ti ritieni disonorato di fare il primo passo per riconciliarti con tuo fratello. Che scusa puoi trovare per un simile comportamento? Se vedi uno dei tuoi membri tagliato, non fai di tutto per riattaccarlo al corpo? Agisci allo stesso modo per i tuoi fratelli: quando li vedrai separati dalla tua amicizia, cerca subito di riportarli a te, non aspettare che si presentino per primi, ma tu, per primo, cerca di farlo.


giovedì 26 febbraio 2015

Dal libro di Ester Est 14, 1. 3-5. 12-14 - Non ho altro soccorso fuori di te, o Signore




In quei giorni, la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un’angoscia mortale. Si prostrò a terra con le sue ancelle da mattina a sera e disse: «Tu sei benedetto, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, perché un grande pericolo mi sovrasta.
Io ho sentito dai libri dei miei antenati, Signore, che tu liberi fino all’ultimo tutti coloro che compiono la tua volontà. Ora, Signore, mio Dio, aiuta me che sono sola e non ho nessuno all’infuori di te.
Vieni in soccorso a me, che sono orfana, e poni sulle mie labbra una parola opportuna davanti al leone, e rendimi gradita a lui. Volgi il suo cuore all’odio contro chi ci combatte, a rovina sua e di quanti sono d’accordo con lui. Quanto a noi, liberaci dalla mano dei nostri nemici, volgi il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza».

Parola di Dio


Riflessione

La preghiera di Ester è veramente speciale e quindi potente... Prima di domandare al buon Dio una qualsiasi cosa, lei si confida con Lui e gli presenta il suo caso. E' quello che dovremmo fare noi ogni volta... Prostrarci ai Suoi piedi e raccontargli la nostra giornata difficile, le nostre angosce, i nostri limiti e solo dopo chiedergli di aiutarci, perché solo Lui può farlo, nessun altro. Una preghiera di fiducia e di umiltà è sempre ascoltata e accolta dal Signore nostro.

Diciamo pure che la regina Ester si comporta come Gesù quando ha scelto i dodici... prima di agire prega e non il contrario. Molte volte noi invece, prima facciamo di testa nostra senza interpellare Dio e quando le cose si mettono male, abbiamo pure la faccia tosta di prendercela con Lui. Poveretto questo Gesù... siamo davvero un disastro ambulante!!!

L'importante è non stancarsi mai di pregare, sia per noi che per gli altri, senza fare leva sui meriti, che ne abbiamo pochi... ma, coscienti dei nostri peccati, facendo appello alla misericordia del buon Dio... e, se ce n'è bisogno, dobbiamo mettere da parte il nostro “io” e agire per il bene dei nostri fratelli.
Inoltre, non dobbiamo farci prendere dallo scoraggiamento, e quando non sentiamo subito la Sua risposta, non significa che Lui è andato in ferie, ma semplicemente vuole essere cercato con vero desiderio e farci ammettere finalmente che riponiamo la nostra fiducia non più in noi stessi... e se a volte non ci ascolta, è perché quello che chiediamo è stonato o superficiale. Quindi... è meglio darci una regolata, perché con Lui non si può mentire... e solo quando il nostro cuore è sincero, possiamo e dobbiamo tornare alla carica, chiedendo e chiedendo... insomma, dobbiamo gridare e rompergli i “timpani” o prenderlo ai “fianchi”... A Lui, questo atteggiamento... gli garba molto.
Pace e bene

Amore e Piccolezza – Tratto dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curata da Don Liborio Tambè.



PRESENTAZIONE

Fratello, troverai in queste poche pagine un programma completo, che non potrà lasciarti indifferente.
Consideralo come un dono di Dio, uno dei tanti che lo Spirito fa oggi alla Chiesa.
Meditalo ripetutamente , fino all’ultima riga: ti farà un gran bene.
E’ un aiuto offerto a tutti , ma in maniera particolare a coloro che sentono più forte il senso della propria indegnità e, nello stesso tempo, il richiamo di un amore più grande.
Una specie di “arruolamento volontario” di “poveri, storpi, ciechi”... di coloro, cioè, che sono più disponibili a lasciarsi spogliare di sé, per farsi rivestire dell’“abito nuziale” che è la carità stessa di Cristo.
Proprio qui, infatti, sta il vero problema: L’umanità geme, soffocata dall’egoismo più spietato, che mette il volere e il vantaggio proprio al disopra di tutto e di tutti. Solo un’invasione d’Amore può salvarla!
Ma l’amore vero può realizzarlo solo chi si fa “piccolo”.
Entra anche tu in questo mondo meraviglioso della “piccolezza”: ne rimarrai affascinato, perché vi incontrerai Dio in tutto lo splendore della sua semplicità...e vi ritroverai te stesso, con la tua sete sempre nuova di serenità, di sicurezza, di pace.
Non temere di aggiungere impegni ai tanti che già ti assorbono: non vi troverai pesi, ma ali, che ti porteranno sempre più in alto... e, in comunione con tanti altri “piccoli”, ti aiuteranno a sollevare il mondo.

I - CONVERSIONE E PICCOLEZZA
1.La verità centrale del Cristianesimo è l’Amore! Amore immenso di Dio, che vuole effondersi nelle creature, per “rinnovarle” e trasformare la società:
“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso”!(Lc.12 49).
Si parla tanto di amore, anche in questo nostro tempo pervaso di consumismo. L’amore e la parola più usata e abusata. Ma il soffio di tante parole serve solo a spegnere il “fuoco”, se non e accompagnato da un cambiamento radicale di mentalità e di vita , che si chiama “conversione”:
“Il regno di Dio è vicino: Convertitevi e credete al vangelo”.( Mc.1,15).
2. Ma per Gesù la “conversione” ha un significato ben preciso:
“Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. (Mt.18,2).
E’ una delle affermazioni più perentorie del Vangelo. Per Gesù “conversione” e “piccolezza” sono inseparabili, fin quasi a identificarsi: non c’è vera “conversione’ senza “piccolezza”. Non si può iniziare (e tanto meno proseguire) il cammino della vita cristiana, se non “si diventa come i bambini”.
3. La piccolezza , per Gesù, non è solo un consiglio, né è un mezzo di perfezione adatto soltanto a certi temperamenti psicologicamente deboli o immaturi; ma e una necessita assoluta per tutti. E’ come l’atteggiamento basilare, la disposizione di fondo di ogni cristiano:
“Lasciate che i bambini vengano a me perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”. ( Mc.10,14,15).
4. La “piccolezza”, secondo il Vangelo, è il criterio e la misura del vero progresso spirituale:
“Chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà il più grande nel regno dei cieli”
Altro che “immaturità” e “infantilismo”.
Si parla tanto, oggi, di “fede adulta”, di “cristiani maturi”... Questa e la via : Più ti farai “piccolo” e più diverrai adulto nella fede e grande nell’amore.
Chiameremo questa spiritualità “piccolezza evangelica”, perché il Vangelo ne è tutto impregnato, ne è la fonte ispiratrice, la scuola più autorevole.

mercoledì 25 febbraio 2015

VIA CRUCIS AL COLOSSEO AD – 2000 - Meditazioni e preghiere di Giovanni Paolo II -



La preghiera iniziale
«Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24).
Sera del Venerdì Santo.
Da venti secoli la Chiesa si riunisce in questa sera, per ricordare e rivivere gli eventi dell'ultima tappa del cammino terreno del Figlio di Dio. Oggi, come ogni anno, la Chiesa che è in Roma si raccoglie al Colosseo, per seguire le orme di Gesù, il quale «portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota» (Gv 19, 17). Ci troviamo qui, nella convinzione che la via crucis del Figlio di Dio non fu un semplice avvicinarsi al luogo del supplizio. Crediamo che ogni passo del Condannato, ogni suo gesto e ogni sua parola, ed anche quanto hanno vissuto e compiuto coloro che hanno preso parte a questo dramma, ci parlano incessantemente. Anche nel suo patire e morire Cristo ci svela la verità su Dio e sull'uomo. In quest'anno giubilare vogliamo riflettere con particolare intensità sul contenuto di quell'evento, affinché esso parli con una forza nuova alle nostre menti e ai nostri cuori, e diventi fonte della grazia di un'autentica partecipazione.
Partecipare significa avere una parte. Che cosa vuol dire avere una parte nella croce di Cristo?
Vuol dire sperimentare nello Spirito Santo l'amore che la croce di Cristo nasconde in sé. Vuol dire riconoscere, alla luce di questo amore, la propria croce. Vuol dire riprenderla sulle proprie spalle e, sempre in virtù di questo amore, camminare... Camminare attraverso la vita, imitando colui che «si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio» (Eb 12, 2).
* * *
Preghiamo.
Signore Gesù Cristo, colma i nostri cuori con la luce del tuo Spirito, affinché, seguendo te nel tuo ultimo cammino, conosciamo il prezzo della nostra redenzione e diventiamo degni di partecipare ai frutti della tua passione, morte e resurrezione. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

PRIMA STAZIONE
Gesù è condannato a morte



Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
«Tu sei il re dei Giudei?» (Gv 18, 33). «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 18, 36). Pilato soggiunse: «Dunque tu sei re?».
Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Pilato replicò: «Che cos'è la verità?». A questo punto, il procuratore romano ritenne chiuso l'interrogatorio. Andò dai Giudei e annunziò loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa» (cfr Gv 18, 37-38). Il dramma di Pilato si nasconde nella domanda: «Che cos'è la verità?». Non era una domanda filosofica riguardante la natura della verità, ma una domanda esistenziale riguardante il proprio rapporto con la verità. Era il tentativo di sfuggire alla voce della coscienza, che ingiungeva di riconoscere la verità e di seguirla. L'uomo che non si lascia guidare dalla verità, si rende disponibile persino ad emettere una sentenza di condanna nei riguardi di un innocente.
Gli accusatori intuiscono questa debolezza di Pilato e perciò non cedono. Con determinazione reclamano la morte di croce. Le mezze misure, a cui Pilato ricorre, non lo aiutano. Non è sufficiente la crudele pena della flagellazione, inflitta all'Accusato. Quando il Procuratore presenta alla folla Gesù flagellato e coronato di spine, sembra cercare una parola che, a suo avviso, dovrebbe piegare l'intransigenza della piazza. Indicando Gesù, dice: «Ecce homo! Ecco l'uomo!». Ma la risposta è: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Pilato cerca allora di discutere: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa» (cfr Gv 19, 5-7). È sempre più convinto che l'Imputato sia innocente, ma questo non gli basta per emettere una sentenza assolutoria. Gli accusatori ricorrono all'ultimo argomento: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare» (Gv 19, 12). La minaccia è chiara. Intuendo il pericolo, Pilato cede definitivamente ed emette la sentenza. Ma non senza il gesto ostentato di lavarsi le mani: «Non sono responsabile (...) di questo sangue; vedetevela voi!» (Mt 27, 24). In questo modo è stato condannato a morte di croce Gesù, Figlio del Dio vivente, Redentore del mondo. Lungo i secoli la negazione della verità ha generato sofferenza e morte.
Sono gli innocenti a pagare il prezzo dell'ipocrisia umana. Le mezze misure non sono sufficienti. Né basta lavarsi le mani. La responsabilità per il sangue del giusto rimane. Fu per questo che Cristo pregò con tanto fervore per i suoi discepoli di tutti i tempi: Padre, «consacrali nella verità. La tua parola è verità» (Gv 17, 17).
* * *
Cristo, che accetti una condanna ingiusta, concedi a noi e a tutti gli uomini del nostro tempo la grazia di essere fedeli alla verità e non permettere che su di noi e su quanti verranno dopo di noi cada il peso della responsabilità per la sofferenza degli innocenti. A te, Gesù, giusto Giudice, l'onore e la gloria nei secoli senza fine. Amen.

giovedì 19 febbraio 2015

Lasciarsi amare da Dio - Dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curati da Don Liborio Tambè



Perfetti come il Padre”

Figlio mio, il mio desiderio più grande è che tu progredisca sempre più nell’Amore:
Nato dall’Amore sei fatto per amare.
      Ma l’Amore (quello vero) non si ferma mai!
La vita è un cammino inarrestabile:
      bisogna crescere… crescere…andare avanti, sempre!
Devi crescere soprattutto spiritualmente, fino a raggiungere “lo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo”.
    (Ef. 4,13)
Sei “Corpo di Cristo” ( I Cor. 12,27).
Con Me e in Me, sei figlio del Padre Celeste:
      Non puoi contentarti del minimo impegno;
      la tua meta è la perfezione stessa di Dio:
      “ Siate  perfetti come è perfetto  il Padre vostro”.
                                                                                          (Mt. 5,48)               
      Non devi certo angosciarti per la tua fragilità o per i tuoi limiti.
      Ma, nello stesso tempo, non puoi e non devi mai rassegnarti alla mediocrità, che è la negazione dell’Amore.
      L’Amore esige tutto, per sua intrinseca natura:
Non si può amare “a metà” ;
      devi tendere al massimo, almeno con la volontà.
Le “mezze misure” non sono per il cristiano:
devi combatterle, come  le  combatto Io, perché sono la tua rovina, la rovina del mio “Regno”:
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.
  Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché  sei    
  tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per
  vomitarti dalla mia bocca” (Ap. 3,15)
Perché ti amo, sono così esigente.
Non ti chiedo poco… o molto…ti chiedo “tutto” :
      “Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta  
       la tua anima, con tutta la tua mente.” ( Mt. 22, 37)
Molti cristiani (si vede subito) mi mettono all’ultimo posto nella loro vita:
      E tu sei lì pronto a condannarli.
Per te, invece, Io occupo sicuramente il primo posto,
      come per tanti altri cristiani “praticanti”,
che si sentono soddisfatti della loro fedeltà ai “doveri” religiosi.
Io però non mi contento solo del primo posto.
Che giova, infatti, dare a Me il primo posto, se tutto il resto della tua vita viene occupato e dominato dall “uomo vecchio” e da quei falsi beni che inaridiscono l’anima?

Io per te non sono soltanto il primo; sono il Tutto…
      sono l’unico: l’Unico Amore, l’unico Bene!
Da me, come da sorgente unica, scaturisce ogni vero Amore, ogni bene autentico.
E’ solo nel mio amore che tu puoi realizzare ogni bene e raggiungere i vertici più alti della carità.
Non esiste amore fuori di Me:
      Tu non potrai realmente amare i fratelli, se non ti lasci “invadere” dal mio Amore.
Più crescerà in te il mio Amore, più ti donerai agli altri.
      E la tua vita sarà rinnovata.




I - TUTTO E’ GRAZIA
Ora voglio spiegarti “il segreto” per crescere nell’Amore:

martedì 17 febbraio 2015

Mio Dio, non dimenticarti di me!





Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te.
Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono.
Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te.
Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado.
Concedimi, ti prego,
una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda
con fiducia e una fiducia
che alla fine giunga a possederti.

SAN TOMMASO D’ACQUINO

« Non intendete e non capite ancora ? Avete il cuore indurito ? ».... di Sant'Ilario di Poitiers - Trattato sulla Trinità 1, 37-38



O Dio, Padre Onnipotente, voglio che tu sia il fine principale della mia vita. Ogni mia parola, ogni mio sentimento, esprima te... Noi, poveri come siamo, ti chiediamo ciò che ci manca; scruteremo con zelo tenace le parole dei tuoi profeti e dei tuoi apostoli, e busseremo a tutte le porte che troveremo chiuse al riconoscimento della verità.
Ma dipende da te esaudire la preghiera, concedere quanto si chiede, aprire a chi bussa (Lc 11,9). La natura è presa da una strana pigrizia e non possiamo capire ciò che ti riguarda per la debolezza della nostra intelligenza.
Per fortuna lo studio dei tuoi insegnamenti ci mette in grado di intendere la tua divinità, e la sottomissione alla fede ci innalza al di sopra della conoscenza naturale. Speriamo dunque che tu dia slancio agli inizi di questa difficile impresa, la consolidi con crescente successo e ci chiami a partecipare dello Spirito dei profeti e degli apostoli. Vorremmo capire le loro parole nello stesso senso con cui essi le hanno pronunziate e interpretarle nel loro significato per trasmettere fedelmente quanto hanno espresso… Aprici dunque l'autentico significato delle parole, e donaci luce per comprendere, efficacia di parola, vera fede. Fa' che possiamo esprimere ciò che crediamo.




lunedì 16 febbraio 2015

“Perché questa generazione chiede un segno?”.... di Sant'Agostino Discorso 126, 4-5



Ammira le meraviglie di Dio e risvegliati. Ti sai stupire delle novità. Sono più importanti delle cose che vedi abitualmente? Gli uomini rimasero attoniti del fatto che il Signore nostro Gesù Cristo avesse saziato tante migliaia di persone con cinque pani (Mt 14,19ss), e non si meravigliano che con pochi grani i campi si riempiono di messi. Gli uomini notarono fatta vino quella che era acqua e rimasero sbalorditi (Gv 2,19); Che avviene di diverso nei riguardi della pioggia a contatto con le radici della vite? E' sempre colui che fece quello ad operare anche questo.… Ha compiuto tali opere e fu disprezzato da molti… Si dicevano: “Tali opere sono divine, ma costui è un uomo”. Tu noti dunque due cose: le opere di Dio e l'uomo. Se le opere di Dio possono essere compiute soltanto da Dio, bada che non si celi Dio nell'uomo. Osserva, ripeto, le cose che hai sotto gli occhi, credi a quello che non vedi. Non ti ha abbandonato chi ti ha chiamato a credere. Sebbene ti comandasse di ritenere per certo ciò che non puoi vedere, tuttavia non ti ha lasciato senza vedere qualcosa, tanto che tu possa credere ciò che non vedi. Le stesse cose create sono forse segni di poco rilievo, prove deboli della presenza del Creatore? E' venuto perfino nel mondo, ha operato miracoli. Non potevi vedere Dio, potevi vedere l'uomo. Allora Dio si è fatto uomo perché nell’unità delle due nature tu potessi vedere e credere.