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venerdì 6 marzo 2015

ll padre misericordioso e il figlio prodigo - Terza parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton


Lc 15, 11-32
Giunti a questo punto rimane il compito di andare in cerca delle analogie fra la nostra storia e quella che il Signore ci ha raccontato. Potremmo intanto dire che ognuno di noi, per il fatto di esistere, è coinvolto in qualche modo in un rapporto d'amore con il Padre che ci ha creati. Ognuno di noi aspira inoltre alla gioia, alla festa, ad una vita più piena e più intensa; il Padre però, non ci dona questi beni sin dall'inizio, ma vuole che siano il frutto di una nostra ricerca e di una nostra conquista. A questo fine concede ad ognuno un certo patrimonio e un certo numero di talenti, lasciandoci poi liberi di utilizzarli nel modo che riteniamo più opportuno.
Questo patrimonio è costituito innanzitutto dal dono dell'esistenza, dal dono dell'intelligenza, dalla libertà, da una certa capacità di distinguere il bene dal male, da un certo sentimento dell'esistenza di Dio e della sua maestà, dal tempo in cui ci è concesso l'esercizio e lo sfruttamento di queste risorse. Con questi beni a disposizione ognuno ha poi la possibilità di scegliere due possibili percorsi: o impiegare i doni ricevuti nel servizio di Dio, confidando di ricevere a suo tempo una giusta ricompensa, oppure decidere di svincolarsi completamente dal suo servizio per tentare di costruire da solo la propria vita e la propria felicità. Quanti scelgono questa seconda via assomigliano al figlio più giovane della parabola ed andranno incontro alle sue stesse disavventure.

giovedì 5 marzo 2015

Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo! - Gen 37,3-4.12-13.17-28


Dal libro della Gènesi

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.
I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».
Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.
Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto.
Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Parola di Dio

 
Riflessione

La lettura di oggi mi commuove ogni volta che la leggo.
La storia di un giovanotto coccolato in modo speciale dal suo papà ma tanto odiato dai suoi fratelli. Ma se questi ultimi non erano “farina per fare ostie”, neanche Giuseppe era da meno. Essere cosciente della preferenza di suo padre nei suoi confronti lo ha portato a insuperbirsi un pochetto... infatti, invece di far diminuire le tensioni che c'erano con i suoi fratelli, alimenta la rivalità spifferando ai quattro venti i suoi sogni; uno dei quali, quello dei “covoni”, fa scatenare l'odio dei fratelli, perchè fa intendere che un giorno lui avrebbe comandato su di loro. Diciamo pure che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Questa situazione di gelosia è molto comune in tante famiglie di oggi, e qualche volta finiscono anche male... basta leggere i giornali o guardare la TV. Diciamo pure che a Giuseppe gli è andata anche bene!!!
Ai nostri occhi le preferenze non sono mai viste molto bene perché in qualche modo appaiono come ingiustizie, ma alla fine sono sempre esistite. Anche Dio aveva scelto Israele come popolo prediletto e nella nostre famiglie succede lo stesso. La frase mitica: “I genitori non fanno preferenze... tutti i figli sono uguali e amati allo stesso modo, mi fa un po sorridere. Amati tutti sì, ma in modo diverso. Questo comportamento, anche se “inconsapevolmente”, fa si che un figlio particolarmente sensibile noti questo diverso trattamento e ne soffra anche parecchio, ma non per questo deve sopprimere il fratello prediletto!!!
Con questa lettura, Gesù ci invita a fidarci di Lui, ci invita a credere che le Sue decisioni hanno un senso, anche se a volte sono per noi incomprensibili. Infatti Dio non ferma l'odio che i fratelli hanno nel loro cuore, non li blocca quando stanno per far fuori il loro fratello o quando lo vendono come schiavo a una carovana per pochi soldi, ma neppure sta buono in disparte a guardare... infatti anche se non interviene a liberare Giuseppe dalle grinfie dei fratelli, Dio non lo abbandona un istante. Tempo fa avrei mormorato: “meno male che non lo ha abbandonato... pensa se l'avesse fatto!!!”. Ma ora ho capito che avere Gesù come amico non ci risparmia dalle prove, anzi, Lui si serve proprio delle sofferenze per purificarci. E' quello che è successo a Giuseppe e che succede a tanti di noi in questo cammino di fede. Alla fine infatti, da un adolescente un po' superbo ne è venuto fuori un uomo saggio con tante virtù. Bene... ho buone speranze!!!
Quindi, tutti gli imprevisti, le difficoltà, le sofferenze che ogni giorno riempiono la nostra vita, hanno un motivo preciso. E anche se a volte ci sentiamo confusi, quando ci facciamo le solite domande: “Ma perché tutto questo... che senso ha... ma che razza di storia sta imbastendo questo Dio... io non capisco...”, non dobbiamo perderci d'animo, perché le risposte alle nostre tante domande, a volte anche pesanti, arriveranno e saranno migliori di quelle che noi avevamo immaginato. Lui come sempre ci supera non solo in generosità ma anche in immaginazione e fantasia.
Allora, come non concludere con le parole dell'antifona d'ingresso della Messa di oggi?
In te mi rifugio, Signore,
che io non resti confuso in eterno;
mi salverai dalla rete che mi hanno teso i nemici,
perché tu sei la mia difesa. (Sal 31,2.5)
Pace e bene

mercoledì 4 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16, 19-31 - Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti




  Lc 16, 19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore


 Riflessione

"Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe"... Ecco, Gesù in questa parabola da un nome a un personaggio, a quello povero... il ricco invece, che pensa solo a sé, non ha un volto per Lui e lo chiama semplicemente “uomo”...
Quante volte ci è capitato di conoscere una persona e poi, quando la rivediamo a distanza di poco tempo, notiamo che non si ricorda il nostro nome? Io lo trovo terribile!!! Evitiamo di giustificare questo comportamento... perché non sempre si è affetti da Alzheimer!!!... Molto spesso la persona non ci vede proprio, anche se parliamo con lei due ore!!! Mi viene da pensare a una persona che vedo spesso e ogni volta che la saluto mi guarda con aria quasi di meraviglia e mi dice sistematicamente: “Oh... scusa, non ti avevo riconosciuta”. Come se fossi un personaggio dei cartoni, i cosiddetti “Transformers” in grado di cambiare il loro aspetto ogni volta!!! Meno male che nella nostra vita c'è Gesù... Lui sì che si ricorda di noi, che ci ama e ci chiama per nome, e la cosa buffa è che più non valiamo nulla agli occhi del mondo, più siamo preziosi ai Suoi occhi. Dio non ci dimentica mai. E allora... vai con i “Transformers”!!!
In questa parabola si insiste sulla ricchezza, vista come una malattia incurabile che non si guarisce neanche nell'aldilà. Attenzione però, Gesù non dice mai che è un peccato mangiare bene o indossare abiti carini e costosi. Lo è invece non accorgersi dell'esistenza degli altri o ancora peggio sfruttarli, farli lavorare e non pagarli...
Ma il buon Dio capovolge alla fine le sorti dei due personaggi... al momento della morte il povero, che durante la vita ha accettato di soffrire, viene “portato dagli angeli” in cielo; il ricco invece, che per tutta la vita si è ostinato a non voler vedere, “viene sepolto”. Per il ricco infatti, la sua superficialità e i suoi beni sono trasformati in sofferenze, per il poverello invece, le sue sofferenze sono diventate consolazioni. E il fatto che il disgraziato sulla terra è morto prima del fetente, non è uno sbaglio del Signore, anzi... il fatto che fa vivere più a lungo il ricco, sta a significare che fino alla fine Dio vuole la salvezza di tutti, e finché il povero starà alla porta del ricco quest'ultimo avrà sempre la possibilità di redimersi. Il Signore infatti mette sotto il nostro naso tante situazioni diverse che ci dicono sempre la stessa cosa: “ma non vedi?... ma non senti?...”. Chi decide di seguire Dio diventa automaticamente povero, perché si spoglia di tutti i pesi; ma il suo premio sarà la gloria eterna. Mentre chi si ostina a girarsi dall'altra parte e a non voler vedere, impedisce alla misericordia di Dio di trovare una breccia nel suo cuore, perché vuole stordirsi occupandosi di cose inutili, perché ha paura di lasciarsi toccare dalla povertà di chi mendica aiuto. Quindi, chi va a finire nel piano di sotto o nell'attico non è per caso, ma per una libera scelta che tutti facciamo su questa terra. E come diceva giustamente P. Marie Dominique Molinié O.P.: “Dio ci propone la sua amicizia. Possiamo dirgli di si e possiamo dirgli di no. L'inferno non è che la conseguenza estrema del rispetto che Dio ha per la nostra libertà: rispetto eterno di fronte ad un rifiuto eterno”.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede per vedere ogni cosa come un Suo dono, un dono importante e speciale; per ogni cosa che abbiamo dobbiamo ringraziare solo Lui; anche per ogni evento in cui siamo coinvolti dobbiamo ringraziare Lui. E' Dio che ci dà tutto... noi non abbiamo nessuno merito.
Pace e bene 
 

La lezione della Farfalla




"Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco. Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare. Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era la forma con che Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita. Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza...
e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza...
e Dio mi ha dato problemi da risolveve.
Chiesi la prosperità...
e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare...
e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore...
e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori...
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi... Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli.


martedì 3 marzo 2015

Gesù ci dà la forza per essere cristiani veri....



Il Vangelo è parola di vita: non opprime le persone, al contrario, libera quanti sono schiavi di tanti spiriti malvagi di questo mondo: lo spirito della vanità, l’attaccamento al denaro, l’orgoglio, la sensualità… Il Vangelo cambia il cuore, cambia la vita, trasforma le inclinazioni al male in propositi di bene. Il Vangelo è capace di cambiare le persone! Pertanto è compito dei cristiani diffonderne ovunque la forza redentrice, diventando missionari e araldi della Parola di Dio..... Ricordatevi sempre che il Vangelo ha la forza di cambiare la vita! Non dimenticatevi di questo. Esso è la Buona Novella, che ci trasforma solo quando ci lasciamo trasformare da essa. Ecco perché vi chiedo sempre di avere un quotidiano contatto col Vangelo, di leggerlo ogni giorno, un brano, un passo, di meditarlo e anche portarlo con voi ovunque: in tasca, nella borsa… Cioè di nutrirsi ogni giorno da questa fonte inesauribile di salvezza. Non dimenticatevi! Leggete un passo del Vangelo ogni giorno. E’ la forza che ci cambia, che ci trasforma: cambia la vita, cambia il cuore.

PAPA FRANCESCO – ANGELUS - Piazza San Pietro -Domenica, 1° febbraio 2015

La vita comunitaria: “Voi siete tutti fratelli” - Attribuita a San Macario il Grande



Macàrio il Grande (o l'Egiziano o il Vecchio) - Monaco (300Scete, 390), originario dell'Alto Egitto; visse nel deserto, prima seguace di s. Antonio, poi attorniato da molti altri monaci che vivevano sotto la sua regola. 
 

In qualunque circostanza i fratelli devono comportarsi con amore e gioia gli uni verso gli altri. Chi lavora parlerà così di chi prega: “Possiedo anch’io il tesoro che ha mio fratello, perché è in comune fra noi”. Da parte sua, chi prega dirà di chi legge: “Il bene che egli trae dalla lettura arricchisce anche me”. E chi lavora dirà ancora: “E’ per la comunità che compio questo servizio”. Le molte membra del corpo non formano che un unico corpo e si sostengono vicendevolmente svolgendo ciascuna il suo compito. L’occhio vede per tutto il corpo; la mano lavora per le altre membra; il piede che cammina porta tutte; un membro soffre quando un altro soffre. Così devono comportarsi i fratelli, gli uni verso gli altri (cfr Rm 12,4-5). Chi prega non giudicherà chi lavora perché non prega. Chi lavora non giudicherà chi prega… Chi serve non giudicherà gli altri. Al contrario, ognuno, qualunque cosa faccia, agirà per la gloria di Dio (cfr 1Cor 10,31; 2Cor 4,15)… Così, grande concordia e serena armonia formeranno “il vincolo della pace” (Ef 4,3), che li unirà fra loro e li farà vivere con trasparenza e semplicità sotto lo sguardo benevolo di Dio. Certo l’essenziale è perseverare nella preghiera. D’altronde è richiesta una sola cosa: ognuno deve possedere nel suo cuore il tesoro della presenza viva e spirituale del Signore. Che lavori, o preghi o legga, ognuno deve poter dire di possedere il bene imperituro che è lo Spirito Santo.

lunedì 2 marzo 2015

IO SONO....



«Vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi!» (1 Gv 1,2)
Quando Gesù apre la sua bocca noi ascoltiamo parola di Dio, riceviamo amore di Dio, siamo chiamati a modificare il pensare e l'agire su quello di Dio. Gesù si è presentato molte volte alle folle e ai suoi discepoli con l'espressione «Io Sono», espressione che riprende il Nome di Dio rivelato a Mosè: «Io Sono Colui che c'è!». Quest'espressione, in chi lo ama, risuona e trova riposte varie e piene: Tu sei il mio Amico! Tu sei il mio Rifugio, Tu sei il mio Aiuto! Tu sei il mio Salvatore! Tu sei il mio pane! Tu sei il mio tesoro! Tu sei il mio Dio! Queste pagine sono un tentativo per aiutare a continuare questa litania in maniera cosciente e riconoscente.
1. IO SONO LA VIA
Gesù vede la vita dell'uomo come cammino.
Da dove parte l'uomo? dove deve arrivare?
Quale percorso gli è possibile per giungere alla meta?
L'uomo è partito dal paradiso terrestre. Si trova definitivamente al di fuori di quella porta custodita dal Serafino, con una grande nostalgia e con momenti lunghi di confusione, dubbi, oscurità della sua mente, durante i quali non sa nemmeno cosa ci sta a fare sulla terra.
La vita dell'uomo è andare verso il Padre.
«Mi alzerò e andrò da mio padre».
Che cosa significa? tornerò ad essere figlio. Tornerò alla fiducia in Dio e all'obbedienza ai suoi desideri. Tornerò a realizzare i disegni del Padre, a costruire e custodire la sua Casa. Tornerò alla comunione con lui attraverso la dipendenza amorosa dalla sua persona.
Tornerò da mio padre.
Il cammino dell'uomo: da uomo diventare figlio. Da uomo autosufficiente, autonomo, schiavo delle cose e delle paure d'ogni sorta, diventare figlio, dipendente, affidato alle mani premurose del Padre.
Un cammino di vita! difficile, perché l'uomo abituato all'orgoglio difficilmente si lascia piegare all'umiltà.

sabato 28 febbraio 2015

Dal libro della Gènesi - Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 - Il sacrificio del nostro padre Abramo.





 Gen 22,1-2.9.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio
Riflessione

Abramo sì che è un vero modello di fede!!! La mia, al confronto, è invisibile persino al microscopio!!!
Dio lo ha provato in tutti i modi... (anche a me...). Gli ha chiesto di abbandonare la sua casa, le sue abitudini, le sue comodità, i suoi affetti; gli ha chiesto di cambiare radicalmente la sua vita e lui ha obbedito prontamente... (io invece solo un pochetto...).
Dio gli ha promesso una discendenza, cosa umanamente impossibile visto l'età avanzata sua e di Sara, ma lui gli ha creduto.
E poi ecco la ciliegina sulla torta... quando ha avuto finalmente un figlio, Dio gli chiede di sacrificarlo... e lui obbedisce!!!
Certo che è veramente strano questo Dio!!! Prima promette una cosa... te la dà, e poi... te la chiede indietro!!! E' come il nostro cammino spirituale... all'inizio sembra di essere in viaggio di nozze... tutto carino, tutto dolce, tutto premuroso, tante promesse, e poi... arrivano i ceffoni; inizia a toglierti tutto, ti sbarra le strade, tutto è impossibile, ovunque ti giri vedi buio, non sai più cosa pensare, non sai cosa sperare... Ecco, il viaggio di nozze è terminato!!! Ma ormai sei talmente innamorata che non riesci più a stargli lontano, e più sei nella tempesta più ti aggrappi a Lui.
In ogni caso, noi che non abbiamo la fede di Abramo, potremmo rimanere un pochetto perplessi nell'ascoltare questo episodio, ma non dobbiamo prenderlo come un racconto horror, ma considerarlo in modo diverso...
Dio bussa alla nostra porta, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, ci fa una bella promessa... il regalo di una bella stanza tutta per noi, lassù in cielo (Finalmente non dovrò più pagare l'affitto!!!).
A questo punto però, dovremmo fare come Abramo... offrire cioè il meglio di noi stessi in ogni momento; essere insomma amabili, gioiosi, sereni... anche quando le promesse non arrivano o tardano ad arrivare, proprio allora dobbiamo continuare a fidarci di Dio, certi che Lui troverà, prima o poi, una soluzione ai nostri guai... Però!!!... Quasi quasi, ci credo d'avvero!!!
Il finale della lettura di oggi ci deve stimolare a vivere il nostro rapporto con Gesù in totale abbandono. Affidarci insomma a Lui in tutte le situazioni della vita, sia quando siamo nella luce, sia quando siamo nel buio. E quando ci troviamo in un baratro, proviamo a confidare in Lui e a offrirgli la nostra miseria, la nostra impotenza le nostre paure, le nostre angosce... Lui verrà in nostro aiuto. Dio non vuole la morte di nessuno e non vuole neanche che nessuno fallisca, perché Lui è il Dio della vita... è il Dio che ha sconfitto la morte e l'angelo che ha tenuto il braccio di Abramo ne è la conferma... "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).
Proviamo allora ad eliminare o smussare i tanti angoli spigolosi che abbiamo nel cuore e che non vogliamo mollare. Troppi Isacco abbiamo dentro e non sempre siamo disposti a darli al Signore. Perché?... Perché in qualche modo siamo coscienti che rinunciando a ciò che abbiamo di più caro, andremmo incontro a dei cambiamenti, forse radicali, nella nostra vita... abbiamo paura di perdere la tranquillità e i riferimenti che ci hanno dato sicurezza per tanti anni. Non solo non abbiamo fede... ma siamo pure dei fifoni...
Che Dio ci aiuti e ci dia il coraggio di dire la parolina a Lui molto gradita: ECCOMI...
Pace e Bene

venerdì 27 febbraio 2015

Dal libro del Deuteronòmio Dt 26, 16-19 Sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio.





Mosè parlò al popolo, e disse:
«Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce.
Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi.
Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso».

Parola di Dio

Riflessione

Quante parole e buoni propositi si dicono in questo periodo di Quaresima... come se fosse l'unico momento per ravvedersi o diventare dei buoni cristiani. La vera conversione non conosce periodi e non si proclama con belle parole.
E' scioccante vedere la casa di Dio riempirsi solo in occasione particolari dell'anno e poi spopolarsi all'improvviso, come se Dio avesse cambiato residenza.
E' vero, che il periodo di Quaresima è un impegno per tutti, di ricercare Dio sempre più profondamente, ma nella realtà in cui viviamo, è solo un momento occasionale... e poi torna tutto come prima.
Tutto questo è molto triste e sconsolante....l'unica cosa che rimane da fare è piangere e consolare un pochetto il Signore, perché Lui piange più di noi per questa tiepidezza dei suoi figli.
Nella lettura di oggi, Dio è molto chiaro: “Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima. ...”. E' inutile quindi, saper a memoria tutti i comandamenti, se poi nella quotidianità non mettiamo in pratica quello che Lui ci dice, facendo di testa nostra. Se da oggi e per sempre proviamo a rendere concreti i nostri buoni propositi , solo allora diventeremo dei figli preziosi come dei diamanti e Lui ci accompagnerà in questo cammino... non saremo mai soli. Il salmo 118 dice bene:Beato chi cammina nella legge del Signore”.
Tutti noi sappiamo molto bene, che non è facile nella società di oggi essere “perfetti come è perfetto il Padre Nostro”, ma se ognuno di noi provasse a fare la sua piccola parte molte cose cambierebbero e siccome non possiamo pretendere di cambiare gli altri, l'unica cosa che possiamo fare è cambiare il nostro atteggiamento. Se proviamo a assere amabili con tutti, anche e soprattutto con le persone scorbutiche e antipatiche, prima o poi sarà il nostro amore a entrare nel loro cuore e a farle cambiare. Ci vuole solo un po' di pazienza... e quella ce la dà il Signore se gliela chiediamo con tutto il cuore... visto che è una delle tante virtù che Lui ha in abbondanza... Non gli sembra vero di darne un po' a noi... non aspetta altro!!!
Buon proseguimento di Quaresima. Pace e bene

“Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” di San Giovanni Crisostomo


Questo proclamo, questo attesto, questo dico a voce alta: Nessuno di coloro che hanno un nemico osi avvicinarsi alla sacra mensa e ricevere il Corpo del Signore! Nessuno che si avvicina abbia un nemico! Hai un nemico? Non avvicinarti! Se vuoi farlo, vai prima a riconciliarti, poi ricevi il sacramento. Non sono io a parlare così, è il Signore che lo dice, lui che è stato crocifisso per noi; per riconciliarti a suo Padre non ha rifiutato d’essere immolato né di spargere il suo sangue; e tu, per riconciliarti con tuo fratello, non vuoi neanche dire una parola e prendere l’iniziativa di andare a trovarlo? Senti cosa dice il Signore a proposito di coloro che fanno come te: “Se presenti l’offerta all’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…”. Non dice: “Aspetta che venga a trovarti o che riceva la visita di un tuo amico come intermediario”, oppure: “Mandagli un altro”, ma dice: “Tu, in persona, corri da lui!”. “Vattene – dice – va’ prima a riconciliarti con tuo fratello”. Incredibile! Dio non si considera disonorato di veder abbandonato il dono che gli stava per venir offerto, e tu ti ritieni disonorato di fare il primo passo per riconciliarti con tuo fratello. Che scusa puoi trovare per un simile comportamento? Se vedi uno dei tuoi membri tagliato, non fai di tutto per riattaccarlo al corpo? Agisci allo stesso modo per i tuoi fratelli: quando li vedrai separati dalla tua amicizia, cerca subito di riportarli a te, non aspettare che si presentino per primi, ma tu, per primo, cerca di farlo.