Pagine statiche

domenica 8 marzo 2015

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,24-30 - Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei



In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

Riflessione

...nessun profeta è bene accetto nella sua patria...”. Strano... ma succede proprio così.
L'esperienza di Gesù che salva è ritenuta possibile dalle persone apparentemente più lontane, mentre le persone “vicine”, hanno il cuore chiuso.
Poche persone hanno il coraggio di parlare di Dio, di confrontarsi veramente o denunciare in maniera costruttiva le cose che non vanno bene e, quando questo si fa, non solo non si viene accolti con molto piacere, ma alla fine si viene considerati dei personaggi scomodi che in qualche modo turbano il “quieto vivere” e dunque è meglio isolarli. Andare contro corrente nel mondo di oggi non è facile, perché oltre a lottare con le proprie mancanze, bisogna sopportare anche l'ironia della gente, e siccome non ti conformi al loro modo di vivere e di pensare sei considerato un alieno.
...lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù...”. In poche parole il povero Gesù se l'è vista brutta!!! Possiamo vedere questa vicenda come un'anticipazione di cosa succederà da li a poco... la salita al calvario, fuori dalla città.
La risposta a questo “attentato” fallito è stupenda!!. ...passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. Insomma, per farla breve... Gesù gira le spalle senza curarsi di loro e di ciò che dicono.
Quante volte noi, invece, accettiamo le provocazioni che ci vengono specialmente dalle persone più vicine? Ma a differenza di Gesù, non riusciamo a tenere la bocca chiusa. Dobbiamo imparare da Lui e cercare di evitare lo scontro, perché in certi momenti “di fuoco”, se noi reagiamo, non facciamo altro che buttare benzina sul fuoco. Allora disertare girando le spalle non è segno di vigliaccheria, ma significa essere prudenti.
Quindi, se vogliamo che Gesù non alzi i “tacchi” e vada via dalla nostra vita, dobbiamo accettare quello che Lui ci dice senza chiusure e senza pregiudizi, perché solo così possiamo essere salvati.
Pace e bene

sabato 7 marzo 2015

Ti amo, o mio Dio....


 
Beata Maria Teresa di Gesù, al secolo Maria Scrilli - Fondatrice della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Carmelo.

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,
ti amo nella mia nullità,
ché anche in questo comprendo la
tua infinita sapienza:
ti amo nelle vicende molteplici,
svariate o straordinarie con le quali
Tu accompagnasti la vita mia ...
Ti amo in tutto,
o di travaglio o di pace,
perché non cerco, né mai ceraci le
consolazioni di Te, ma Te,
Dio delle consolazioni.
perciò mai mi gloriai,
né mi compiacqui di quello che mi donasti nel tuo
Divino amore per sola grazia gratuita,
né mi angustiai e turbai,
se rilasciata nell’aridità e pochezza.

Beata Maria Teresa di Gesù

« Mi leverò e andrò da mio padre » di San Pietro Crisologo* - Vescovo e Dottore della Chiesa - Patronato: Ravenna


* Vissuto tra il 406 e il 450. Nato a Imola, divenne diacono di questa città e poi diacono ed arcivescovo di Ravenna (433 circa). È famoso soprattutto per l'assiduità e l'eloquenza con cui predicava, che gli valsero il soprannome "Chrysologus", cioè "parola d'oro", esistono ancora molti suoi sermoni. Fu dichiarato dottore della Chiesa da Benedetto XIII nel 1729.



Chi dice queste parole giaceva a terra. Prende coscienza della sua caduta, si accorge della sua rovina, si vede immerso nel peccato e grida: « Mi leverò e andrò da mio padre ». Da dove viene questa speranza, questa certezza, questa fiducia? Dal fatto che si tratta proprio di suo padre. « Ho perso la mia condizione di figlio, dice dentro di sé; ma lui non ha perso quella di padre. Non c'è bisogno di un estraneo per intercedere presso un padre: il suo stesso affetto interviene e supplica nel più profondo del cuore. Le sue viscere paterne lo spingono a generare di nuovo il figlio per mezzo del perdono. Pur colpevole, andrò da mio padre. »
E il padre, visto il figlio, vela subito la sua colpa. Preferisce la parte di padre a quella di giudice. Lui che desidera il ritorno del figlio e non la sua perdita, trasforma subito la sentenza in perdono ... « Gli si gettò al collo e lo baciò ». In questo modo il padre giudica e corregge: dà un bacio al posto di un castigo. La forza dell'amore non tiene conto del peccato. Perciò il padre, con un bacio, rimette la colpa di suo figlio; la copre col suo abbraccio. Il padre non svela il peccato di suo figlio, non bolla il figlio, ma cura le sue ferite in modo che non lascino nessuna cicatrice, nessun disonore. « Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato » (Sal 32, 1).

venerdì 6 marzo 2015

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita - Lc 15,1-3.11-32




In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore
 
Riflessione
Molti di noi potrebbero identificarsi sia nella figura del figlio minore sia in quella del figlio maggiore.
A volte nel nostro cuore sentiamo come un peso per tutte quelle “regole” che il Vangelo in qualche modo ci invita a seguire, vorremmo fare quello che ci piace, accettare alcune cose e altre no. Ma la vera libertà non è stare lontano da Dio o scappare, anzi... nel momento in cui abbandoniamo la casa del Padre ci troveremmo coinvolti in una situazione di schiavitù peggiore, la schiavitù dei nostri mali. Solo Dio è la verità e quindi solo Lui ci può rendere liberi. Quando facciamo di testa nostra combiniamo solo guai.
Poi Dio, per la Sua grande misericordia, vorrebbe che tutti i Suoi figli accogliessero il ritorno alla nuova vita di un fratello, con gioia e amore, senza mormorare, invece capita che nel cuore si formi un sentimento di gelosia e disprezzo. Tutto questo nasce perché molto spesso si pensa di essere più bravi degli altri, più perfetti e quindi di meritare di più. Mi viene in mente una frase di un caro amico: “Chi è stato preservato nella propria vita è solo grazie alla misericordia di Dio e quindi bisogna gioire per chi viene salvato successivamente”.
Dobbiamo metterci in testa che Dio, delle persone così “perbene e super pie, non se ne fa proprio un bel niente! Lui non ha bisogno della nostra perfezione, gli basta la Sua, ma delle nostre miserie, non solo.... non ha bisogno neanche di opere stratosferiche, Lui vuole solo il nostro cuore, vuole la nostra amicizia, il nostro amore puro e sincero, vuole che gli parliamo di noi.
Che buffo... a volte ci lamentiamo tanto perché non troviamo un amico disposto ad ascoltarci veramente, ma l'amico c'è... ed è sempre accanto a noi, non solo... possiamo succhiargli il cervello senza sosta, a qualsiasi ora del giorno e della notte e la cosa meravigliosa è che non ti interrompe mai, o quasi, non spiffera niente di ciò che hai detto o fatto a nessuno, non va mai in ferie, che dire... più amico di cosi!!!
Alla fine entrambi i fratelli hanno bisogno di essere salvati e solo l'amore del Padre riuscirà a farlo. Tutti noi abbiamo bisogno di essere salvati, tutti noi abbiamo bisogno dell'amore di Dio e questo amore ci viene donato non in base ai nostri meriti, visto che ne abbiamo pochi... ma in base ai nostri bisogni. Quindi... più umili saremo e più amore riceveremo.
Pace e bene

ll padre misericordioso e il figlio prodigo - Terza parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton


Lc 15, 11-32
Giunti a questo punto rimane il compito di andare in cerca delle analogie fra la nostra storia e quella che il Signore ci ha raccontato. Potremmo intanto dire che ognuno di noi, per il fatto di esistere, è coinvolto in qualche modo in un rapporto d'amore con il Padre che ci ha creati. Ognuno di noi aspira inoltre alla gioia, alla festa, ad una vita più piena e più intensa; il Padre però, non ci dona questi beni sin dall'inizio, ma vuole che siano il frutto di una nostra ricerca e di una nostra conquista. A questo fine concede ad ognuno un certo patrimonio e un certo numero di talenti, lasciandoci poi liberi di utilizzarli nel modo che riteniamo più opportuno.
Questo patrimonio è costituito innanzitutto dal dono dell'esistenza, dal dono dell'intelligenza, dalla libertà, da una certa capacità di distinguere il bene dal male, da un certo sentimento dell'esistenza di Dio e della sua maestà, dal tempo in cui ci è concesso l'esercizio e lo sfruttamento di queste risorse. Con questi beni a disposizione ognuno ha poi la possibilità di scegliere due possibili percorsi: o impiegare i doni ricevuti nel servizio di Dio, confidando di ricevere a suo tempo una giusta ricompensa, oppure decidere di svincolarsi completamente dal suo servizio per tentare di costruire da solo la propria vita e la propria felicità. Quanti scelgono questa seconda via assomigliano al figlio più giovane della parabola ed andranno incontro alle sue stesse disavventure.

giovedì 5 marzo 2015

Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo! - Gen 37,3-4.12-13.17-28


Dal libro della Gènesi

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.
I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».
Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.
Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto.
Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Parola di Dio

 
Riflessione

La lettura di oggi mi commuove ogni volta che la leggo.
La storia di un giovanotto coccolato in modo speciale dal suo papà ma tanto odiato dai suoi fratelli. Ma se questi ultimi non erano “farina per fare ostie”, neanche Giuseppe era da meno. Essere cosciente della preferenza di suo padre nei suoi confronti lo ha portato a insuperbirsi un pochetto... infatti, invece di far diminuire le tensioni che c'erano con i suoi fratelli, alimenta la rivalità spifferando ai quattro venti i suoi sogni; uno dei quali, quello dei “covoni”, fa scatenare l'odio dei fratelli, perchè fa intendere che un giorno lui avrebbe comandato su di loro. Diciamo pure che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Questa situazione di gelosia è molto comune in tante famiglie di oggi, e qualche volta finiscono anche male... basta leggere i giornali o guardare la TV. Diciamo pure che a Giuseppe gli è andata anche bene!!!
Ai nostri occhi le preferenze non sono mai viste molto bene perché in qualche modo appaiono come ingiustizie, ma alla fine sono sempre esistite. Anche Dio aveva scelto Israele come popolo prediletto e nella nostre famiglie succede lo stesso. La frase mitica: “I genitori non fanno preferenze... tutti i figli sono uguali e amati allo stesso modo, mi fa un po sorridere. Amati tutti sì, ma in modo diverso. Questo comportamento, anche se “inconsapevolmente”, fa si che un figlio particolarmente sensibile noti questo diverso trattamento e ne soffra anche parecchio, ma non per questo deve sopprimere il fratello prediletto!!!
Con questa lettura, Gesù ci invita a fidarci di Lui, ci invita a credere che le Sue decisioni hanno un senso, anche se a volte sono per noi incomprensibili. Infatti Dio non ferma l'odio che i fratelli hanno nel loro cuore, non li blocca quando stanno per far fuori il loro fratello o quando lo vendono come schiavo a una carovana per pochi soldi, ma neppure sta buono in disparte a guardare... infatti anche se non interviene a liberare Giuseppe dalle grinfie dei fratelli, Dio non lo abbandona un istante. Tempo fa avrei mormorato: “meno male che non lo ha abbandonato... pensa se l'avesse fatto!!!”. Ma ora ho capito che avere Gesù come amico non ci risparmia dalle prove, anzi, Lui si serve proprio delle sofferenze per purificarci. E' quello che è successo a Giuseppe e che succede a tanti di noi in questo cammino di fede. Alla fine infatti, da un adolescente un po' superbo ne è venuto fuori un uomo saggio con tante virtù. Bene... ho buone speranze!!!
Quindi, tutti gli imprevisti, le difficoltà, le sofferenze che ogni giorno riempiono la nostra vita, hanno un motivo preciso. E anche se a volte ci sentiamo confusi, quando ci facciamo le solite domande: “Ma perché tutto questo... che senso ha... ma che razza di storia sta imbastendo questo Dio... io non capisco...”, non dobbiamo perderci d'animo, perché le risposte alle nostre tante domande, a volte anche pesanti, arriveranno e saranno migliori di quelle che noi avevamo immaginato. Lui come sempre ci supera non solo in generosità ma anche in immaginazione e fantasia.
Allora, come non concludere con le parole dell'antifona d'ingresso della Messa di oggi?
In te mi rifugio, Signore,
che io non resti confuso in eterno;
mi salverai dalla rete che mi hanno teso i nemici,
perché tu sei la mia difesa. (Sal 31,2.5)
Pace e bene

mercoledì 4 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16, 19-31 - Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti




  Lc 16, 19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore


 Riflessione

"Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe"... Ecco, Gesù in questa parabola da un nome a un personaggio, a quello povero... il ricco invece, che pensa solo a sé, non ha un volto per Lui e lo chiama semplicemente “uomo”...
Quante volte ci è capitato di conoscere una persona e poi, quando la rivediamo a distanza di poco tempo, notiamo che non si ricorda il nostro nome? Io lo trovo terribile!!! Evitiamo di giustificare questo comportamento... perché non sempre si è affetti da Alzheimer!!!... Molto spesso la persona non ci vede proprio, anche se parliamo con lei due ore!!! Mi viene da pensare a una persona che vedo spesso e ogni volta che la saluto mi guarda con aria quasi di meraviglia e mi dice sistematicamente: “Oh... scusa, non ti avevo riconosciuta”. Come se fossi un personaggio dei cartoni, i cosiddetti “Transformers” in grado di cambiare il loro aspetto ogni volta!!! Meno male che nella nostra vita c'è Gesù... Lui sì che si ricorda di noi, che ci ama e ci chiama per nome, e la cosa buffa è che più non valiamo nulla agli occhi del mondo, più siamo preziosi ai Suoi occhi. Dio non ci dimentica mai. E allora... vai con i “Transformers”!!!
In questa parabola si insiste sulla ricchezza, vista come una malattia incurabile che non si guarisce neanche nell'aldilà. Attenzione però, Gesù non dice mai che è un peccato mangiare bene o indossare abiti carini e costosi. Lo è invece non accorgersi dell'esistenza degli altri o ancora peggio sfruttarli, farli lavorare e non pagarli...
Ma il buon Dio capovolge alla fine le sorti dei due personaggi... al momento della morte il povero, che durante la vita ha accettato di soffrire, viene “portato dagli angeli” in cielo; il ricco invece, che per tutta la vita si è ostinato a non voler vedere, “viene sepolto”. Per il ricco infatti, la sua superficialità e i suoi beni sono trasformati in sofferenze, per il poverello invece, le sue sofferenze sono diventate consolazioni. E il fatto che il disgraziato sulla terra è morto prima del fetente, non è uno sbaglio del Signore, anzi... il fatto che fa vivere più a lungo il ricco, sta a significare che fino alla fine Dio vuole la salvezza di tutti, e finché il povero starà alla porta del ricco quest'ultimo avrà sempre la possibilità di redimersi. Il Signore infatti mette sotto il nostro naso tante situazioni diverse che ci dicono sempre la stessa cosa: “ma non vedi?... ma non senti?...”. Chi decide di seguire Dio diventa automaticamente povero, perché si spoglia di tutti i pesi; ma il suo premio sarà la gloria eterna. Mentre chi si ostina a girarsi dall'altra parte e a non voler vedere, impedisce alla misericordia di Dio di trovare una breccia nel suo cuore, perché vuole stordirsi occupandosi di cose inutili, perché ha paura di lasciarsi toccare dalla povertà di chi mendica aiuto. Quindi, chi va a finire nel piano di sotto o nell'attico non è per caso, ma per una libera scelta che tutti facciamo su questa terra. E come diceva giustamente P. Marie Dominique Molinié O.P.: “Dio ci propone la sua amicizia. Possiamo dirgli di si e possiamo dirgli di no. L'inferno non è che la conseguenza estrema del rispetto che Dio ha per la nostra libertà: rispetto eterno di fronte ad un rifiuto eterno”.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede per vedere ogni cosa come un Suo dono, un dono importante e speciale; per ogni cosa che abbiamo dobbiamo ringraziare solo Lui; anche per ogni evento in cui siamo coinvolti dobbiamo ringraziare Lui. E' Dio che ci dà tutto... noi non abbiamo nessuno merito.
Pace e bene 
 

La lezione della Farfalla




"Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco. Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare. Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era la forma con che Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita. Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza...
e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza...
e Dio mi ha dato problemi da risolveve.
Chiesi la prosperità...
e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare...
e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore...
e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori...
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi... Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli.


martedì 3 marzo 2015

Gesù ci dà la forza per essere cristiani veri....



Il Vangelo è parola di vita: non opprime le persone, al contrario, libera quanti sono schiavi di tanti spiriti malvagi di questo mondo: lo spirito della vanità, l’attaccamento al denaro, l’orgoglio, la sensualità… Il Vangelo cambia il cuore, cambia la vita, trasforma le inclinazioni al male in propositi di bene. Il Vangelo è capace di cambiare le persone! Pertanto è compito dei cristiani diffonderne ovunque la forza redentrice, diventando missionari e araldi della Parola di Dio..... Ricordatevi sempre che il Vangelo ha la forza di cambiare la vita! Non dimenticatevi di questo. Esso è la Buona Novella, che ci trasforma solo quando ci lasciamo trasformare da essa. Ecco perché vi chiedo sempre di avere un quotidiano contatto col Vangelo, di leggerlo ogni giorno, un brano, un passo, di meditarlo e anche portarlo con voi ovunque: in tasca, nella borsa… Cioè di nutrirsi ogni giorno da questa fonte inesauribile di salvezza. Non dimenticatevi! Leggete un passo del Vangelo ogni giorno. E’ la forza che ci cambia, che ci trasforma: cambia la vita, cambia il cuore.

PAPA FRANCESCO – ANGELUS - Piazza San Pietro -Domenica, 1° febbraio 2015

La vita comunitaria: “Voi siete tutti fratelli” - Attribuita a San Macario il Grande



Macàrio il Grande (o l'Egiziano o il Vecchio) - Monaco (300Scete, 390), originario dell'Alto Egitto; visse nel deserto, prima seguace di s. Antonio, poi attorniato da molti altri monaci che vivevano sotto la sua regola. 
 

In qualunque circostanza i fratelli devono comportarsi con amore e gioia gli uni verso gli altri. Chi lavora parlerà così di chi prega: “Possiedo anch’io il tesoro che ha mio fratello, perché è in comune fra noi”. Da parte sua, chi prega dirà di chi legge: “Il bene che egli trae dalla lettura arricchisce anche me”. E chi lavora dirà ancora: “E’ per la comunità che compio questo servizio”. Le molte membra del corpo non formano che un unico corpo e si sostengono vicendevolmente svolgendo ciascuna il suo compito. L’occhio vede per tutto il corpo; la mano lavora per le altre membra; il piede che cammina porta tutte; un membro soffre quando un altro soffre. Così devono comportarsi i fratelli, gli uni verso gli altri (cfr Rm 12,4-5). Chi prega non giudicherà chi lavora perché non prega. Chi lavora non giudicherà chi prega… Chi serve non giudicherà gli altri. Al contrario, ognuno, qualunque cosa faccia, agirà per la gloria di Dio (cfr 1Cor 10,31; 2Cor 4,15)… Così, grande concordia e serena armonia formeranno “il vincolo della pace” (Ef 4,3), che li unirà fra loro e li farà vivere con trasparenza e semplicità sotto lo sguardo benevolo di Dio. Certo l’essenziale è perseverare nella preghiera. D’altronde è richiesta una sola cosa: ognuno deve possedere nel suo cuore il tesoro della presenza viva e spirituale del Signore. Che lavori, o preghi o legga, ognuno deve poter dire di possedere il bene imperituro che è lo Spirito Santo.