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venerdì 13 marzo 2015

Dal libro del profeta Daniele - Io muoio innocente - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62



Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62

In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.
Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno».
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte.
Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò».
Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.
Parola di Dio

Riflessione

Nella lettura di oggi una persona viene condannata ingiustamente. In qualche modo è rievocata la storia di Gesù condannato e crocifisso.
Questo bellissimo racconto è descritto in maniera che tante persone, anche di diverse mentalità, si schierino dalla parte di Susanna che, oltre a essere bellissima, era anche timorata di Dio. Oggi, nella nostra società, qualcuno avrebbe da ridire... bella e timorata di Dio?”.... Come se chi ama il Signore dovesse essere per forza uno scorfano !!!
Susanna quindi era una donna bella, fedele al Suo Dio, a suo marito, e che osservava già da piccola, grazie ai suoi genitori, la legge di Mosè.
Ma questo non le è bastato per non farla cadere nella rete di due personaggi che oggi chiameremo: “persone che hanno un certo ruolo” e quindi, agli occhi del mondo, sono per forza credibili. Viene così inscenata una storia di adulterio solo perché lei non è voluta scendere a compromessi con questi due “delinquenti e maiali”...!!! Ma Susanna, senza arrendersi o farsi prendere dallo sconforto, nonostante il giudizio del mondo, che naturalmente non era dalla sua parte, si appoggia completamente al giudizio del buon Dio. Si affida a Lui che tutto può e che tutto conosce.
Dio naturalmente accoglie questa preghiera, breve ma efficace, e come al solito capovolge tutto, i “fetentoni” si ritrovano così sul banco degli imputati e giustamente condannati.
Come si dice: “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi...!!!”. Un bambino direbbe invece: “Tiè... così imparate a dire bugie...!!! ”. 
Ma nella società di oggi, per caso, succedono ancora queste cose? Assolutamente no...!!!!
Siamo dei credenti e praticanti perfetti... noi non lasciamo che le passioni trionfino, non perdiamo mai il lume della ragione, non approfittiamo mai delle situazioni di disagio o di necessità di qualcuno, incutendo magari timore grazie al nostro ruolo di comando, non diciamo mai male di nessuno, ma solo parole buone, non cerchiamo mai di essere forti quando siamo in compagnia, come hanno fatto invece i due anziani con Susanna.
Ma per favore!!! Purtroppo invece, tutti questi comportamenti sono all'ordine del giorno e l'andamento delle cause nei nostri tribunali non è molto diverso da allora... Infatti il povero, che non si può permettere un avvocato di grido, finisce per essere annientato dall'altra parte, che invece ha soldi e conoscenze, e quindi il poveretto, non solo perde la causa, ma viene diffamato con accuse terribili. Quanti casi leggiamo nei giornali o ascoltiamo in TV? Quanti casi di abuso ai colloqui di lavoro? Quante volte persone si sono trovate a dover accettare certi compromessi perché disperate? E in tribunale... chi ha vinto? Quanti casi di sentenze di divorzio dove la coppia si fa guerra a vicenda dicendo menzogne l'uno dell'altro, senza pensare al povero figlio che subisce tutto, come Gesù sulla croce? Quanti casi di sfruttamento minorile da parte di persone di un certo potere? E alla fine chi vince? Purtroppo molto spesso vince il male... Continuo a dire che siamo dei fenomeni!!! Povero Gesù... cosa deve vedere!!! Che pianto che siamo!!!
E pensare che basterebbe poco per vivere più sereni e felici in questo mondo.
Basterebbe semplicemente essere più amici di Gesù... non è difficile... basta volerlo, basta aprire la porta del nostro cuore e Lui farà il resto. Lui che tutto può....
Pace e bene

giovedì 12 marzo 2015

Dal libro del profeta Osèa - Os 6, 1-6 - Voglio l’amore e non il sacrificio.


 
 Os 6,1-6
 
«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.

Parola di Dio
Riflessione

Il popolo decide di tornare a Dio più per lo spavento dei castighi, che per una vera conversione del cuore. Come il figliol prodigo, stanco di stare con i porci...
Ma Dio, l'unico che conosce i cuori, sa bene che il cambio di rotta non è sincero e che l'amore di quelli di Efraim e di Giuda è come il vapore dell'acqua che bolle... appena si spengono i fornelli, tutto finisce!!!
Siamo forse noi diversi da questo popolo vissuto tanti anni fa?
Penso proprio di no... Vogliamo seguire Dio quando ci fa comodo e sui punti che ci garbano: questo si... questo no... poi,  quando tutto ci va storto, ci ricordiamo del Signore e andiamo da Lui supplicandolo di aiutarci. La supplica non è sbagliata in sé, ma prima di chiedere di esaudire i nostri bisogni materiali, dovremmo chiedere l'esaudimento di quelli spirituali. Noi facciamo generalmente il contrario!!!
E' vero che a volte, o spesso, quello che Dio ci fa attraversare è un pochetto pesante. Non è insolito infatti, che Dio usi i problemi economici, le malattie, le ingiustizie in famiglia e al lavoro... fino allo sfinimento, per farci andare da Lui.
Un modo un po bizzarro ma, a volte, funziona. Se Dio ci rimprovera ogni santo giorno non è perché è un Dio cattivo, ma Lui, come un bravo papà, ci minaccia e poi passa dalle parole ai fatti, semplicemente perché attende da noi la conversione del cuore..."...così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata" ( Is 55, 11).
Nei momenti di prova però, è possibile avere due atteggiamenti: o ci si allontana da Dio o ci si affida a Lui. La libertà che Dio ci ha dato può fare il gioco del “nemico”... e questo Dio lo sa!!!
E così non è raro che dalla nostra bocca escano parole tipo: “ Scusa... secondo Te... questo lo chiami Amore? Non vedi che sto soffrendo come un cane? Sono piena di lividi...”
Ma proviamo a vedere le prove e i problemi come un atto di amore, vediamole come una correzione, o come un'occasione per vedere quanto vale la nostra virtù, o per vedere cosa c'è davvero nel fondo del nostro cuore... Dio infatti desidera santificarci, e per fare questo ci chiede di arrenderci e di abbandonarci a Lui. Lasciamoci amare. Diciamo basta ai ragionamenti umani... supplichiamoLo: "Mostraci il tuo amore e la tua tenerezza".
Il nostro problema è che molto spesso siamo convinti di amare e di fare sempre la cosa giusta. Ma attenzione... è anche possibile fare la cosa giusta per motivi sbagliati... magari per metterci in mostra, "per essere ammirati dagli uomini". Questo non è amore...
Amare significa desiderare il bene per il mio fratello. A questo punto mi domando: se neanche io conosco qual è il bene per me, come posso vedere qual è il bene per gli altri? Dio solo infatti, sa qual è il bene per noi... noi per lo più abbiamo una visione del bene un pochetto distorta... Ma se ci lasciamo amare da Lui, a poco a poco vedremo con i Suoi occhi... allora, anche le turbolenze ci appariranno come un bene per noi.
Quante volte abbiamo fatto delle scelte sbagliate credendole giuste? Quante volte abbiamo fatto del male a noi stessi e anche agli altri?
Dobbiamo sempre vigilare, perché il nostro cuore molto spesso si inganna... "C'è una via che sembra diritta a qualcuno, ma sbocca in sentieri di morte" (Pr 14, 12).
Perchè il cuore imbroglia?... Forse perché ci fidiamo troppo dei nostri ragionamenti, dei nostri metodi, delle nostre convinzioni, delle nostre esperienze, del pensiero dominante... invece di fidarci di Dio... "Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza" (Pr 3, 5). Ci crediamo Onnipotenti!!!
Perchè non vogliamo fidarci di Dio?... Forse perché vediamo che chi ama Dio veramente è più travagliato di altri... e non volendo vivere sempre sul filo del rasoio, nei travagli, nelle incertezze, ma soprattutto dipendenti da una volontà diversa dalla nostra... cerchiamo di stare un pochetto alla larga da questo amore illudendoci di riuscire a cavarcela da soli.
Caro Gesù... Tu dici sempre: venite... discutiamone... (Is 1, 18).
Ecco... visto che Sei così democratico... io ne sto discutendo... come la mettiamo? Puoi togliere la tua manina un po' pesantuccia dalla mia testa, ogni tanto?… Grazie...
Un'altra ragione per cui giriamo alla larga dai luoghi di Dio, è che abbiamo paura di essere sinceri con noi stessi, giustifichiamo così i nostri comportamenti chiamando limiti i nostri peccati: sono fatta così... non è poi così grave... così fan tutti... che male sto facendo... e poi Dio è buono e misericordioso... mica mi fulmina... Aspetta e vedrai!!!
Ma Dio con la Sua santità mette in risalto le nostre miserie e questo a noi fa molta paura. Il nostro peccato nascosto non ci fa godere l'amore di Dio, ci allontana da Lui e così non facciamo altro che fare il gioco del diavolo.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, in modo da diventare dei cristiani di fuoco, capaci di trasmettere il Suo amore e di far sciogliere il ghiaccio dei nostri ragionamenti inconcludenti.
Ricordiamoci che le conquiste più grandi sono sempre arrivate dopo aver patito... e questo ci fa assomigliare a Gesù.
Gesù poi, non chiede tanto... chiede TUTTO!!! "Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, ed egli mi dirà: Mio Dio" (Os 21, 25)... Questa sì che è una dichiarazione di amore!!!
Pace e bene

martedì 10 marzo 2015

Osserverete le leggi e le metterete in pratica - Dt 4,1.5-9 -Dal libro del Deuteronòmio




 Dt 4,1.5-9
 
Mosè parlò al popolo e disse:
«Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.
Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?
Ma bada a te e guàrdati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».

Parola di Dio

Riflessione

Ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio è l'atteggiamento giusto che ogni cristiano deve adottare se vuole ottenere le chiavi del Suo Regno.
Quando prendiamo un appartamento in affitto, prima di ricevere le chiavi, sottoscriviamo un contratto con tante norme e clausole scritte in piccolissimo, che dobbiamo accettare e rispettare e non brontoliamo neanche tanto. Non solo... ma paghiamo pure in anticipo diverse mensilità. Certo che siamo dei fenomeni!!! Abbiamo un Padre che non ci chiede caparre... vuole solo la nostra fedeltà... e noi che facciamo?... Giriamo le spalle e diciamo: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?” (Gv 6, 60).
La cosa meravigliosa è che Gesù non ha abolito le tantissime norme dell'Antico Testamento, ma gli ha semplicemente fatto una cura dimagrante... diciamo che tutte le leggi sono state riassunte in un un'unica norma: quella dell'amore. Dio infatti è amore ed è l'unica persona che risponde quando la invochiamo. Nessun altro ci sta cosi attaccati e nessun altro esaudisce tutti i nostri bisogni e desideri. Nella nostra società però, si vogliono sentire altre voci più comode e meno faticose. Succede infatti che molte persone, anche tra i praticanti, pensano di guarire senza Gesù, voltando così lo sguardo verso quelle forme chiamate erroneamente “meditazioni”, ma il loro vero nome è New age. In questi corsi fanno credere alle persone che i cristalli, i suoni o qualsiasi altro oggetto particolare, risolva i loro problemi fisici e spirituali. Ed ecco che si riempiono il corpo e la casa di questi “amuleti”, a mio avviso un po' “pacchiani”, convinti che da loro scaturisca quell'energia positiva e miracolosa che guarisce. Ma tutto questo non è possibile... solo Dio è in grado di salvarci e di guarirci, solo Lui ci può dare le risposte giuste quando lo supplichiamo. I cristalli o altre pietre sono solo oggetti inanimati, non possono parlare e quindi non possono darti nessuna risposta.
Perché non provare ad aprirci a questa meravigliosa esperienza dell'amore che Dio ci dona? Solo così il buon Dio si trasformerà in una bella risposta a tante domande e a tante sofferenze della nostra vita. Abbiamo a disposizione una sorgente dalla quale possiamo attingere in qualsiasi momento... è l'Eucaristia. Lui si fa piccolo per noi e trasforma tutte le nostre miserie, le nostre angosce, le nostre paure, in gioia e pace, il che farà dire a tante persone: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”.
Pace e bene


Beato Marie Jean Joseph Lataste - Cadillac-sur-Garonne, 5 settembre 1832 - Frasne-le-Chateau, 10 marzo 1869 - E' stato beatificato il 3 giugno 2012 a Besançon - Tema: Apostolato delle carceri femminili. Riabilitazione. Suore domenicane di Betania



Un domenicano di trentadue anni, sacerdote da 18 mesi, penetra per la  prima volta, il 15 settembre 1864, in una maison centrale, un carcere.  Si chiama Jean-Joseph Lataste. La prigione è situata nell’antico castello ducale di Cadillac-sur-Garonne, la cittadina viticola della sua infanzia; vi sono rinchiuse circa quattrocento donne, suddivise in tre categorie, a seconda della natura e della durata della loro pena. Inviato dal priore del convento di Bordeaux, padre Lataste viene a predicare a queste donne un ritiro di quattro giorni: sarà un’esperienza decisiva per l’orientamento della sua vita. 

domenica 8 marzo 2015

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,24-30 - Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei



In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

Riflessione

...nessun profeta è bene accetto nella sua patria...”. Strano... ma succede proprio così.
L'esperienza di Gesù che salva è ritenuta possibile dalle persone apparentemente più lontane, mentre le persone “vicine”, hanno il cuore chiuso.
Poche persone hanno il coraggio di parlare di Dio, di confrontarsi veramente o denunciare in maniera costruttiva le cose che non vanno bene e, quando questo si fa, non solo non si viene accolti con molto piacere, ma alla fine si viene considerati dei personaggi scomodi che in qualche modo turbano il “quieto vivere” e dunque è meglio isolarli. Andare contro corrente nel mondo di oggi non è facile, perché oltre a lottare con le proprie mancanze, bisogna sopportare anche l'ironia della gente, e siccome non ti conformi al loro modo di vivere e di pensare sei considerato un alieno.
...lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù...”. In poche parole il povero Gesù se l'è vista brutta!!! Possiamo vedere questa vicenda come un'anticipazione di cosa succederà da li a poco... la salita al calvario, fuori dalla città.
La risposta a questo “attentato” fallito è stupenda!!. ...passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. Insomma, per farla breve... Gesù gira le spalle senza curarsi di loro e di ciò che dicono.
Quante volte noi, invece, accettiamo le provocazioni che ci vengono specialmente dalle persone più vicine? Ma a differenza di Gesù, non riusciamo a tenere la bocca chiusa. Dobbiamo imparare da Lui e cercare di evitare lo scontro, perché in certi momenti “di fuoco”, se noi reagiamo, non facciamo altro che buttare benzina sul fuoco. Allora disertare girando le spalle non è segno di vigliaccheria, ma significa essere prudenti.
Quindi, se vogliamo che Gesù non alzi i “tacchi” e vada via dalla nostra vita, dobbiamo accettare quello che Lui ci dice senza chiusure e senza pregiudizi, perché solo così possiamo essere salvati.
Pace e bene

sabato 7 marzo 2015

Ti amo, o mio Dio....


 
Beata Maria Teresa di Gesù, al secolo Maria Scrilli - Fondatrice della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Carmelo.

Ti amo, o mio Dio, nei doni Tuoi,
ti amo nella mia nullità,
ché anche in questo comprendo la
tua infinita sapienza:
ti amo nelle vicende molteplici,
svariate o straordinarie con le quali
Tu accompagnasti la vita mia ...
Ti amo in tutto,
o di travaglio o di pace,
perché non cerco, né mai ceraci le
consolazioni di Te, ma Te,
Dio delle consolazioni.
perciò mai mi gloriai,
né mi compiacqui di quello che mi donasti nel tuo
Divino amore per sola grazia gratuita,
né mi angustiai e turbai,
se rilasciata nell’aridità e pochezza.

Beata Maria Teresa di Gesù

« Mi leverò e andrò da mio padre » di San Pietro Crisologo* - Vescovo e Dottore della Chiesa - Patronato: Ravenna


* Vissuto tra il 406 e il 450. Nato a Imola, divenne diacono di questa città e poi diacono ed arcivescovo di Ravenna (433 circa). È famoso soprattutto per l'assiduità e l'eloquenza con cui predicava, che gli valsero il soprannome "Chrysologus", cioè "parola d'oro", esistono ancora molti suoi sermoni. Fu dichiarato dottore della Chiesa da Benedetto XIII nel 1729.



Chi dice queste parole giaceva a terra. Prende coscienza della sua caduta, si accorge della sua rovina, si vede immerso nel peccato e grida: « Mi leverò e andrò da mio padre ». Da dove viene questa speranza, questa certezza, questa fiducia? Dal fatto che si tratta proprio di suo padre. « Ho perso la mia condizione di figlio, dice dentro di sé; ma lui non ha perso quella di padre. Non c'è bisogno di un estraneo per intercedere presso un padre: il suo stesso affetto interviene e supplica nel più profondo del cuore. Le sue viscere paterne lo spingono a generare di nuovo il figlio per mezzo del perdono. Pur colpevole, andrò da mio padre. »
E il padre, visto il figlio, vela subito la sua colpa. Preferisce la parte di padre a quella di giudice. Lui che desidera il ritorno del figlio e non la sua perdita, trasforma subito la sentenza in perdono ... « Gli si gettò al collo e lo baciò ». In questo modo il padre giudica e corregge: dà un bacio al posto di un castigo. La forza dell'amore non tiene conto del peccato. Perciò il padre, con un bacio, rimette la colpa di suo figlio; la copre col suo abbraccio. Il padre non svela il peccato di suo figlio, non bolla il figlio, ma cura le sue ferite in modo che non lascino nessuna cicatrice, nessun disonore. « Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato » (Sal 32, 1).

venerdì 6 marzo 2015

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita - Lc 15,1-3.11-32




In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore
 
Riflessione
Molti di noi potrebbero identificarsi sia nella figura del figlio minore sia in quella del figlio maggiore.
A volte nel nostro cuore sentiamo come un peso per tutte quelle “regole” che il Vangelo in qualche modo ci invita a seguire, vorremmo fare quello che ci piace, accettare alcune cose e altre no. Ma la vera libertà non è stare lontano da Dio o scappare, anzi... nel momento in cui abbandoniamo la casa del Padre ci troveremmo coinvolti in una situazione di schiavitù peggiore, la schiavitù dei nostri mali. Solo Dio è la verità e quindi solo Lui ci può rendere liberi. Quando facciamo di testa nostra combiniamo solo guai.
Poi Dio, per la Sua grande misericordia, vorrebbe che tutti i Suoi figli accogliessero il ritorno alla nuova vita di un fratello, con gioia e amore, senza mormorare, invece capita che nel cuore si formi un sentimento di gelosia e disprezzo. Tutto questo nasce perché molto spesso si pensa di essere più bravi degli altri, più perfetti e quindi di meritare di più. Mi viene in mente una frase di un caro amico: “Chi è stato preservato nella propria vita è solo grazie alla misericordia di Dio e quindi bisogna gioire per chi viene salvato successivamente”.
Dobbiamo metterci in testa che Dio, delle persone così “perbene e super pie, non se ne fa proprio un bel niente! Lui non ha bisogno della nostra perfezione, gli basta la Sua, ma delle nostre miserie, non solo.... non ha bisogno neanche di opere stratosferiche, Lui vuole solo il nostro cuore, vuole la nostra amicizia, il nostro amore puro e sincero, vuole che gli parliamo di noi.
Che buffo... a volte ci lamentiamo tanto perché non troviamo un amico disposto ad ascoltarci veramente, ma l'amico c'è... ed è sempre accanto a noi, non solo... possiamo succhiargli il cervello senza sosta, a qualsiasi ora del giorno e della notte e la cosa meravigliosa è che non ti interrompe mai, o quasi, non spiffera niente di ciò che hai detto o fatto a nessuno, non va mai in ferie, che dire... più amico di cosi!!!
Alla fine entrambi i fratelli hanno bisogno di essere salvati e solo l'amore del Padre riuscirà a farlo. Tutti noi abbiamo bisogno di essere salvati, tutti noi abbiamo bisogno dell'amore di Dio e questo amore ci viene donato non in base ai nostri meriti, visto che ne abbiamo pochi... ma in base ai nostri bisogni. Quindi... più umili saremo e più amore riceveremo.
Pace e bene

ll padre misericordioso e il figlio prodigo - Terza parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton


Lc 15, 11-32
Giunti a questo punto rimane il compito di andare in cerca delle analogie fra la nostra storia e quella che il Signore ci ha raccontato. Potremmo intanto dire che ognuno di noi, per il fatto di esistere, è coinvolto in qualche modo in un rapporto d'amore con il Padre che ci ha creati. Ognuno di noi aspira inoltre alla gioia, alla festa, ad una vita più piena e più intensa; il Padre però, non ci dona questi beni sin dall'inizio, ma vuole che siano il frutto di una nostra ricerca e di una nostra conquista. A questo fine concede ad ognuno un certo patrimonio e un certo numero di talenti, lasciandoci poi liberi di utilizzarli nel modo che riteniamo più opportuno.
Questo patrimonio è costituito innanzitutto dal dono dell'esistenza, dal dono dell'intelligenza, dalla libertà, da una certa capacità di distinguere il bene dal male, da un certo sentimento dell'esistenza di Dio e della sua maestà, dal tempo in cui ci è concesso l'esercizio e lo sfruttamento di queste risorse. Con questi beni a disposizione ognuno ha poi la possibilità di scegliere due possibili percorsi: o impiegare i doni ricevuti nel servizio di Dio, confidando di ricevere a suo tempo una giusta ricompensa, oppure decidere di svincolarsi completamente dal suo servizio per tentare di costruire da solo la propria vita e la propria felicità. Quanti scelgono questa seconda via assomigliano al figlio più giovane della parabola ed andranno incontro alle sue stesse disavventure.

giovedì 5 marzo 2015

Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo! - Gen 37,3-4.12-13.17-28


Dal libro della Gènesi

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.
I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».
Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.
Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto.
Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Parola di Dio

 
Riflessione

La lettura di oggi mi commuove ogni volta che la leggo.
La storia di un giovanotto coccolato in modo speciale dal suo papà ma tanto odiato dai suoi fratelli. Ma se questi ultimi non erano “farina per fare ostie”, neanche Giuseppe era da meno. Essere cosciente della preferenza di suo padre nei suoi confronti lo ha portato a insuperbirsi un pochetto... infatti, invece di far diminuire le tensioni che c'erano con i suoi fratelli, alimenta la rivalità spifferando ai quattro venti i suoi sogni; uno dei quali, quello dei “covoni”, fa scatenare l'odio dei fratelli, perchè fa intendere che un giorno lui avrebbe comandato su di loro. Diciamo pure che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Questa situazione di gelosia è molto comune in tante famiglie di oggi, e qualche volta finiscono anche male... basta leggere i giornali o guardare la TV. Diciamo pure che a Giuseppe gli è andata anche bene!!!
Ai nostri occhi le preferenze non sono mai viste molto bene perché in qualche modo appaiono come ingiustizie, ma alla fine sono sempre esistite. Anche Dio aveva scelto Israele come popolo prediletto e nella nostre famiglie succede lo stesso. La frase mitica: “I genitori non fanno preferenze... tutti i figli sono uguali e amati allo stesso modo, mi fa un po sorridere. Amati tutti sì, ma in modo diverso. Questo comportamento, anche se “inconsapevolmente”, fa si che un figlio particolarmente sensibile noti questo diverso trattamento e ne soffra anche parecchio, ma non per questo deve sopprimere il fratello prediletto!!!
Con questa lettura, Gesù ci invita a fidarci di Lui, ci invita a credere che le Sue decisioni hanno un senso, anche se a volte sono per noi incomprensibili. Infatti Dio non ferma l'odio che i fratelli hanno nel loro cuore, non li blocca quando stanno per far fuori il loro fratello o quando lo vendono come schiavo a una carovana per pochi soldi, ma neppure sta buono in disparte a guardare... infatti anche se non interviene a liberare Giuseppe dalle grinfie dei fratelli, Dio non lo abbandona un istante. Tempo fa avrei mormorato: “meno male che non lo ha abbandonato... pensa se l'avesse fatto!!!”. Ma ora ho capito che avere Gesù come amico non ci risparmia dalle prove, anzi, Lui si serve proprio delle sofferenze per purificarci. E' quello che è successo a Giuseppe e che succede a tanti di noi in questo cammino di fede. Alla fine infatti, da un adolescente un po' superbo ne è venuto fuori un uomo saggio con tante virtù. Bene... ho buone speranze!!!
Quindi, tutti gli imprevisti, le difficoltà, le sofferenze che ogni giorno riempiono la nostra vita, hanno un motivo preciso. E anche se a volte ci sentiamo confusi, quando ci facciamo le solite domande: “Ma perché tutto questo... che senso ha... ma che razza di storia sta imbastendo questo Dio... io non capisco...”, non dobbiamo perderci d'animo, perché le risposte alle nostre tante domande, a volte anche pesanti, arriveranno e saranno migliori di quelle che noi avevamo immaginato. Lui come sempre ci supera non solo in generosità ma anche in immaginazione e fantasia.
Allora, come non concludere con le parole dell'antifona d'ingresso della Messa di oggi?
In te mi rifugio, Signore,
che io non resti confuso in eterno;
mi salverai dalla rete che mi hanno teso i nemici,
perché tu sei la mia difesa. (Sal 31,2.5)
Pace e bene