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domenica 22 marzo 2015

La donna adultera - OMELIA 33 - S. Agostino



Il Signore ha condannato il peccato, non l'uomo. Bisogna tenerne conto per non separare, nel Signore, la verità dalla bontà. Il Signore è buono e retto. Amalo perché è buono, temilo perché è retto.
1. La vostra Carità ricorda che nel precedente discorso, prendendo spunto dal brano evangelico, vi abbiamo parlato dello Spirito Santo. Il Signore aveva invitato i credenti in lui a bere lo Spirito Santo, parlando in mezzo a coloro che avevano intenzione di prenderlo e volevano ucciderlo, ma non ci riuscivano perché egli ancora non voleva. Appena ebbe detto queste cose, nacque tra la folla un forte dissenso intorno a lui. Alcuni sostenevano che egli era il Cristo, mentre altri facevano osservare che il Cristo non poteva venire dalla Galilea. Coloro poi che erano stati mandati ad arrestarlo, ritornarono con le mani pulite e pieni di ammirazione per lui. Resero, anzi, testimonianza alla sua divina dottrina, quando alla domanda di quelli che li avevano mandati: Perché non lo avete condotto?, essi risposero: Nessun uomo ha mai parlato come parla costui. Egli infatti aveva parlato così perché era Dio e uomo. Tuttavia i farisei, rifiutando la testimonianza delle guardie, replicarono: Anche voi siete stati sedotti? Vediamo infatti che vi siete deliziati dei suoi discorsi. C'è forse alcuno dei capi o dei farisei che gli abbia creduto? Ma questa gentaglia, che non conosce la legge, è maledetta! (Gv 7, 45-49). Quelli che non conoscevano la legge, credevano in colui che aveva dato la legge; egli invece veniva disprezzato da quelli che insegnavano la legge, affinché si adempisse ciò che il Signore stesso aveva detto: Io sono venuto perché vedano quelli che non vedono e quelli che vedono diventino ciechi (Gv 9, 39). Ciechi infatti son diventati i dottori farisei, mentre sono stati illuminati i popoli che non conoscevano la legge, ma che hanno creduto nell'autore della legge.

sabato 21 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,20-33 - Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.





Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore
Riflessione

Per credere in Gesù è necessario vedere Gesù...  come in una visione faccia a faccia.  E' necessario quindi  un incontro in profondità, oltre le apparenze, qualcosa di più di una conoscenza di Lui "per sentito dire".
Dovremmo fare nostra la preghiera che i Greci del Vangelo di oggi rivolgono a Filippo:  Vogliamo vedere Gesù”...
Molto spesso siamo convinti di aver visto Gesù, ma la realtà è che ci siamo fermati in superficie e guardiamo il Crocifisso senza coglierne il messaggio, senza essere veramente "toccati" da un amore che non è di questo mondo...
Proviamo allora a ripetere ogni giorno la preghiera dei Greci: “Vogliamo vedere Gesù”... come se non lo avessimo mai visto, come se fosse la prima volta... anche perché, a dire il vero, non finiremo mai di conoscere Gesù. E se in alcuni momenti ci prende la sindrome di “ormai so tutto”... è il caso di darci una ridimensionata.
Per vedere veramente Gesù dobbiamo riconoscere con umiltà la grandezza del nostro peccato, perché solo i peccatori, perdonati da quel Gesù che dalla croce ci abbraccia, capiscono veramente il significato della Pasqua. Dio ha donato tutto se stesso per liberarci dalla morte eterna, ma se noi ci ostiniamo a non voler vedere i nostri peccati, perché troppo impegnati a vedere quelli degli altri, il nostro cuore diventerà così duro da non riuscire a vedere veramente Gesù, o almeno lo vedremo come a noi fa più comodo... e così le Sue Parole verranno scambiate per un “tuono”. Perchè non riusciamo a riconoscere la Sua voce?... Forse perché ci ostiniamo a essere dei caproni invece di pecore mansuete. Non vogliamo cedere il timone a Gesù. Ma Lui oggi è molto chiaro: per risorgere con Lui, dobbiamo prima morire. Non di una morte serena, ma di una morte di croce. Questo discorso non ci garba poi così tanto. E perché non ci piace tanto?... Forse perché la vita a cui aspiriamo è tutta rose e fiori... comoda, senza problemi economici o di salute, ma sopratutto una vita senza regole. Vogliamo insomma amare Gesù e il mondo. Ma con Lui, bisogna fare una scelta e non essere neutrali: o Lui o il mondo.

Facciamo nostre le parole di Santa Teresa d'Avila: Non amo il mondo né cosa alcuna che gli appartenga, né credo che mi allieti nulla che non venga da voi; il resto mi appare, anzi, come una pesante croce” (Il libro della vita - Paragrafo 9, capitolo 6).

Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, in modo da avere ogni giorno il desiderio di Lui, di avere ogni giorno la curiosità di conoscerlo sempre più in profondità, di dire ogni giorno “voglio vedere Gesù.
Domandiamogli anche perdono per quei momenti in cui lo abbiamo cercato solo per avere un miracolo, per soddifare qualche capriccio o perché volevamo che Lui cambiasse il cuore degli altri anziché il nostro, o perché non ci siamo preoccupati a sufficienza di conoscere il Suo cuore. Un cuore grande e trafitto... l'unico che può dare le risposte giuste alle nostre inquietudini, ai nostri interrogativi... un cuore grande dal quale fuoriesce latte e miele, che ci guarisce e che ci trapianta nel buon terreno... quello dell'amore. Se accetteremo di morire in questo terreno come il chicco di grano caduto in terra, tutte le nostri croci avranno un senso, perché incamminati verso lo stesso destino di Gesù,  che  terminerà nella gloria della risurrezione.
Gesù mio, Tu puoi tutto, allora ti prego, aumenta il mio desiderio di servirti e di collaborare con Te... senza troppi ragionamenti. E quando mi trovo all'incrocio di due strade... Ti supplico di accendere una lucina perché io veda la direzione giusta. Io voglio stare dove sei Tu. Voglio provare ad amare come Te, perché le persone che incontro possano sentire il profumo del Tuo amore... e fa che ogni sofferenza offerta a Te porti molto frutto.  Perdonami se a volte ho paura di fare delle scelte che potrebbero cambiare la mia vita. Dammi la forza di osare... perché un giorno, quando mi peserai, non vorrei essere trovata leggera come la pula!!! Pensa che fine farei!!! Sarei il gioco preferito del vento...
Pace e bene

mercoledì 18 marzo 2015

Nella bottega di Giuseppe – Tratto dal libro “ Gesù che passa” di San Josemaría Escrivá



La Chiesa intera riconosce in san Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio. È per questo che, da molti anni, mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore: Padre e signore nostro.

San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. Dall'intimità con lui si scopre inoltre che il santo Patriarca è maestro di vita interiore: ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu: un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani. E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e di gioia.

Dieci regole sicure per morire prima del tempo


Queste dieci regole sono opera di una Suora del Divin Sorriso che ne fa largo uso nei suoi contatti con il pubblico. Quando incontra qualche “agitato”, “supervelocista”, “facciotuttome”, tira fuori un’immaginetta su cui ha fatto stampare questa sorta di decalogo e, col miglior sorriso del mondo, lo porge all’interessato. Quasi sempre, dopo averlo letto, il tizio si gratta la zucca, fa un sorriso semifreddo e ringrazia la Suora; ma c’è da scommettere che la sera tira fuori l’immaginetta dal portafoglio e se la sillaba attentamente meditandosela parola per parola.

Ecco il contenuto dell’immaginetta:

Se ci tieni a morire prima del tempo:
  1. Prima il lavoro, poi la persona, infine gli altri.
  2. Ricordati che non sei solo utile, ma indispensabile.
  3. Portati sempre dietro il fagotto dei tuoi pensieri più tristi, deprimenti e pessimisti; non lasciarlo mai.
  4. Se nei tuoi rapporti con gli altri ti spunta anche solo un mezzo sorriso sul labbro, troncalo subito; non vorrai per caso perdere la tua dignità, perbacco…?!!!
  5. Non dimenticare che gli altri sono sempre più fortunati di te; convincitene a fondo e pensaci sempre.
  6. Non delegare mai a nessuno qualche tuo potere; gli altri sbagliano sempre, tu mai.
  7. Il riposo, la musica, le vacanze son cose da ragazzi: fuggile come la peste.
  8. Solo tu puoi assumerti certe responsabilità; lasciarle a un altro sarebbe viltà, soprattutto se te lo chiede.
  9. Le migliori ore di lavoro sono: durante i pasti, dopo cena e sino a notte inoltrata.
  10. Soprattutto, ricordati che sei assolutamente insostituibile.

Se seguirai con scrupolo queste linee di condotta non c’è dubbio che fra non molto un altro verrà a prendere il tuo posto; tu passerai a miglior vita.

lunedì 16 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,17-30 - Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.


In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Parola del Signore

Riflessione

Gesù è il riflesso di Suo Padre e quindi con il suo comportamento mostra in pieno il volto buono di chi ci aspetta in cielo, un volto di un Padre che opera sempre, senza mai stancarsi, perchè l'Amore non si stanca mai, ma diventa sempre più intenso e più bello. Quindi conoscendo Gesù conosciamo anche il Padre, che poi, è anche Padre nostro.
Se noi prendiamo come esempio una famiglia "normale"... cosa fa il papà con il suo bimbo? Lo cura, lo accudisce, lo istruisce, gli insegna a giocare a pallone, gli insegna i trucchi del mestiere,  gli dà tanto amore e alla fine questo bimbo rispecchierà nella sua vita tutto questo, imitando in tutto il papà, nel modo di parlare, di camminare, di ridere, di gesticolare, un po' meno nell'ubbidire... e così a volte ci viene da esclamare: “guarda... sembrano gemelli!!!“. Infatti, i bambini sono delle spugne e, come tali, assorbono tutto. Ecco perché bisogna stare molto attenti a come noi adulti ci comportiamo, perché come si dice “dal frutto si comprende se la pianta è sana”, quindi se le mele di una pianta sono piene di vermi, sta a significare che la pianta è malata. Se un figlio cresce con tanto amore, generalmente quando sarà grande non avrà paura di amare a sua volta, non avrà paura di affidarsi a Dio e di chiamarlo “Padre”, perché sa molto bene che un rapporto tra padre e figlio è fiducia, è amore, è complicità. Sa quindi che Dio essendo padre anche lui, non lo deluderà mai, non farà mai niente che possa dispiacerlo, non lo abbandonerà mai. Cosa che nella nostra realtà invece qualche volta succede. Non solo, viviamo in una società dove ci sono tante famiglie distrutte, genitori preoccupati perché non riescono ad arrivare alla fine del mese, preoccupazioni di ogni genere, la televisione e i videogiochi che hanno preso il posto di una bella chiacchierata a tavola. Insomma il rapporto tra padre e figlio, oggi ha qualche problemino.
Però, attenzione, non bisogna dare la colpa ai genitori se abbiamo poca fede. Certo... questo nostro rapporto con loro, ci condiziona in questo cammino e magari si ha più difficoltà e si va quindi più lentamente, ma il giorno che siamo venuti al mondo, Dio ha impresso nel nostro cuore il Suo amore grande e quindi spetta a noi, una volta adulti, cercare di spolverare la calamita che Lui ha nascosto in fondo al nostro cuore perché, dopo una bella lucidata, funzionerà a dovere e andrà da chi ci chiama da sempre. Gesù poi fa da collante tra noi e il Padre. Allora, perchè ostinarci a voler vedere Dio come un giudice severo? Lui non ha mandato suo figlio sulla terra a morire sulla croce per giudicarci... (poteva farlo anche da lassù lui stesso, senza scomodare nessuno...), ma la Sua venuta e la Sua morte sono servite per dare una vita nuova a tutti noi, una vita senza tenebre... insomma, ha salvato coloro che, senza di Lui, non possono assolutamente sperare di riuscire a cavarsi dai guai. Dipende quindi dal nostro comportamento vedere Suo Figlio: come Salvatore o come Giudice. Gesù infatti prima di morire ci ha lasciato il Suo testamento... nel quale Lui dice a Maria: "Ecco tuo Figlio", e a Giovanni: "Ecco tua madre". Da quel momento siamo diventati una nuova generazione di figli, ma che non hanno smesso di fare stupidaggini.
Pace e bene


Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,1-16 - All’istante quell’uomo guarì.



    Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
    Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
    Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
    Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

    Parola del Signore
Riflessione

Sembra un po' superflua la domanda che Gesù fa al povero disgraziato nella piscina di Betzatà... “Vuoi guarire?”. E' come se un medico mi dicesse: vuoi che ti passino le coliche?... Certo che lo voglio... ma che razza di domande!!!
Invece la domanda di Gesù ha un senso, perché Lui prima di agire ha bisogno della nostra autorizzazione. Ha bisogno del nostro si. La cosa bella è che con il comando «Alzati, prendi la tua barella e cammina», ci toglie ogni scusa che ogni volta esce dalla nostra bocca... ma come faccio... non posso... nessuno mi aiuta... Infatti, la credenza di allora era che un angelo agitava le acque della piscina e il primo che si buttava veniva guarito. La paralisi però è dentro di noi e facciamo in fretta a dare la colpa agli altri, dicendo che non ci aiutano o che ci calpestano. Gesù in questo passo del Vangelo ci fa capire che la vera forza non è l'acqua della piscina, ma la vera sorgente è Lui. L'acqua che guarisce tutte le nostre paralisi è quella che uscirà insieme al sangue dal Suo costato aperto.
Il paralitico è guarito, guarda caso proprio di sabato (giusto per alimentare un pochetto di odio tra i Giudei), ma non è liberato dal suo lettuccio, quello deve portarselo con se.
Chi segue Cristo non è immune dalle sofferenze, quelle ci sono e anche tante...rappresentano in qualche modo il nostro lettuccio con il quale dobbiamo convivere. Ma la Sua forza ci aiuterà a portarlo, non con gioia, ma con pazienza. E poi continuando a stare sulle nostre spalle, ci farà ricordare sempre che cosa il Signore ha fatto con noi. E come diceva giustamente Santa Gemma Galgani: “Ricordiamoci che siamo seguaci di quel Gesù che soffrì tanto. No, non basta avere sotto gli occhi la Croce; bisogna averla addosso”.
Pace e bene

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,43-54 - Va’, tuo figlio vive.



In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore

Riflessione


Nel Vangelo di oggi Gesù condanna il comportamento di chi lo cerca solo per ricevere miracoli, e questo lo si può notare dalla risposta che dà al funzionario del re, quando gli chiede la guarigione di suo figlio quasi “spacciato”... «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
Ricorrere al Signore solo quando ci si trova in situazioni gravi è un atteggiamento forse da opportunisti, ma Gesù in questo brano del Vangelo ci dimostra che, nonostante la nostra poca volontà di approfondire la fede, Lui non nega il miracolo. Non solo... non ha bisogno neanche di vedere la persona che sta morendo, ma basta la sua parola per farla guarire.
E anche se Gesù disapprova un pochetto questo atteggiamento, si fa prendere dalla compassione e salva così il ragazzo. Gesù ci prova in tutti i modi ad aprire il nostro cuore e a farlo guarire.
Quante volte ci siamo comportati come il funzionario? Quante volte davanti ai problemi di salute, di lavoro, ci si è rivolti a Dio per chiedere un miracolo? Quante volte Lui ha esaudito questa nostra preghiera? E quante volte noi abbiamo detto: "Grazie grazie grazie" e poi una volta passato tutto, chi si è visto si è visto? Fino alla prossima volta...
Certo il buon Dio è molto compassionevole, ma non per questo bisogna approfittarne. Non dobbiamo andare da Lui solo quando constatiamo la nostra impotenza dinanzi agli eventi tragici che colpiscono la nostra vita per chiedergli subito un segno tangibile, ma dobbiamo cercare di incontrarci con Lui sempre, e riconoscere i suoi prodigi che incominciano appena apriamo gli occhi fino a quando la notte andiamo a letto. Le nostre giornate sono piene di miracoli, bisogna toglierci solo il prosciutto dagli occhi!!! Lui mantiene sempre le Sue promesse... siamo noi che molte volte siamo inaffidabili e non vediamo. E se vogliamo avere il Suo aiuto concreto ogni giorno, dobbiamo cercare di entrare in intimità con Lui, amarlo veramente, e questo lo possiamo fare attraverso la Comunione.
Pace e bene


venerdì 13 marzo 2015

Dal libro del profeta Daniele - Io muoio innocente - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62



Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62

In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.
Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno».
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte.
Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò».
Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.
Parola di Dio

Riflessione

Nella lettura di oggi una persona viene condannata ingiustamente. In qualche modo è rievocata la storia di Gesù condannato e crocifisso.
Questo bellissimo racconto è descritto in maniera che tante persone, anche di diverse mentalità, si schierino dalla parte di Susanna che, oltre a essere bellissima, era anche timorata di Dio. Oggi, nella nostra società, qualcuno avrebbe da ridire... bella e timorata di Dio?”.... Come se chi ama il Signore dovesse essere per forza uno scorfano !!!
Susanna quindi era una donna bella, fedele al Suo Dio, a suo marito, e che osservava già da piccola, grazie ai suoi genitori, la legge di Mosè.
Ma questo non le è bastato per non farla cadere nella rete di due personaggi che oggi chiameremo: “persone che hanno un certo ruolo” e quindi, agli occhi del mondo, sono per forza credibili. Viene così inscenata una storia di adulterio solo perché lei non è voluta scendere a compromessi con questi due “delinquenti e maiali”...!!! Ma Susanna, senza arrendersi o farsi prendere dallo sconforto, nonostante il giudizio del mondo, che naturalmente non era dalla sua parte, si appoggia completamente al giudizio del buon Dio. Si affida a Lui che tutto può e che tutto conosce.
Dio naturalmente accoglie questa preghiera, breve ma efficace, e come al solito capovolge tutto, i “fetentoni” si ritrovano così sul banco degli imputati e giustamente condannati.
Come si dice: “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi...!!!”. Un bambino direbbe invece: “Tiè... così imparate a dire bugie...!!! ”. 
Ma nella società di oggi, per caso, succedono ancora queste cose? Assolutamente no...!!!!
Siamo dei credenti e praticanti perfetti... noi non lasciamo che le passioni trionfino, non perdiamo mai il lume della ragione, non approfittiamo mai delle situazioni di disagio o di necessità di qualcuno, incutendo magari timore grazie al nostro ruolo di comando, non diciamo mai male di nessuno, ma solo parole buone, non cerchiamo mai di essere forti quando siamo in compagnia, come hanno fatto invece i due anziani con Susanna.
Ma per favore!!! Purtroppo invece, tutti questi comportamenti sono all'ordine del giorno e l'andamento delle cause nei nostri tribunali non è molto diverso da allora... Infatti il povero, che non si può permettere un avvocato di grido, finisce per essere annientato dall'altra parte, che invece ha soldi e conoscenze, e quindi il poveretto, non solo perde la causa, ma viene diffamato con accuse terribili. Quanti casi leggiamo nei giornali o ascoltiamo in TV? Quanti casi di abuso ai colloqui di lavoro? Quante volte persone si sono trovate a dover accettare certi compromessi perché disperate? E in tribunale... chi ha vinto? Quanti casi di sentenze di divorzio dove la coppia si fa guerra a vicenda dicendo menzogne l'uno dell'altro, senza pensare al povero figlio che subisce tutto, come Gesù sulla croce? Quanti casi di sfruttamento minorile da parte di persone di un certo potere? E alla fine chi vince? Purtroppo molto spesso vince il male... Continuo a dire che siamo dei fenomeni!!! Povero Gesù... cosa deve vedere!!! Che pianto che siamo!!!
E pensare che basterebbe poco per vivere più sereni e felici in questo mondo.
Basterebbe semplicemente essere più amici di Gesù... non è difficile... basta volerlo, basta aprire la porta del nostro cuore e Lui farà il resto. Lui che tutto può....
Pace e bene

giovedì 12 marzo 2015

Dal libro del profeta Osèa - Os 6, 1-6 - Voglio l’amore e non il sacrificio.


 
 Os 6,1-6
 
«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.

Parola di Dio
Riflessione

Il popolo decide di tornare a Dio più per lo spavento dei castighi, che per una vera conversione del cuore. Come il figliol prodigo, stanco di stare con i porci...
Ma Dio, l'unico che conosce i cuori, sa bene che il cambio di rotta non è sincero e che l'amore di quelli di Efraim e di Giuda è come il vapore dell'acqua che bolle... appena si spengono i fornelli, tutto finisce!!!
Siamo forse noi diversi da questo popolo vissuto tanti anni fa?
Penso proprio di no... Vogliamo seguire Dio quando ci fa comodo e sui punti che ci garbano: questo si... questo no... poi,  quando tutto ci va storto, ci ricordiamo del Signore e andiamo da Lui supplicandolo di aiutarci. La supplica non è sbagliata in sé, ma prima di chiedere di esaudire i nostri bisogni materiali, dovremmo chiedere l'esaudimento di quelli spirituali. Noi facciamo generalmente il contrario!!!
E' vero che a volte, o spesso, quello che Dio ci fa attraversare è un pochetto pesante. Non è insolito infatti, che Dio usi i problemi economici, le malattie, le ingiustizie in famiglia e al lavoro... fino allo sfinimento, per farci andare da Lui.
Un modo un po bizzarro ma, a volte, funziona. Se Dio ci rimprovera ogni santo giorno non è perché è un Dio cattivo, ma Lui, come un bravo papà, ci minaccia e poi passa dalle parole ai fatti, semplicemente perché attende da noi la conversione del cuore..."...così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata" ( Is 55, 11).
Nei momenti di prova però, è possibile avere due atteggiamenti: o ci si allontana da Dio o ci si affida a Lui. La libertà che Dio ci ha dato può fare il gioco del “nemico”... e questo Dio lo sa!!!
E così non è raro che dalla nostra bocca escano parole tipo: “ Scusa... secondo Te... questo lo chiami Amore? Non vedi che sto soffrendo come un cane? Sono piena di lividi...”
Ma proviamo a vedere le prove e i problemi come un atto di amore, vediamole come una correzione, o come un'occasione per vedere quanto vale la nostra virtù, o per vedere cosa c'è davvero nel fondo del nostro cuore... Dio infatti desidera santificarci, e per fare questo ci chiede di arrenderci e di abbandonarci a Lui. Lasciamoci amare. Diciamo basta ai ragionamenti umani... supplichiamoLo: "Mostraci il tuo amore e la tua tenerezza".
Il nostro problema è che molto spesso siamo convinti di amare e di fare sempre la cosa giusta. Ma attenzione... è anche possibile fare la cosa giusta per motivi sbagliati... magari per metterci in mostra, "per essere ammirati dagli uomini". Questo non è amore...
Amare significa desiderare il bene per il mio fratello. A questo punto mi domando: se neanche io conosco qual è il bene per me, come posso vedere qual è il bene per gli altri? Dio solo infatti, sa qual è il bene per noi... noi per lo più abbiamo una visione del bene un pochetto distorta... Ma se ci lasciamo amare da Lui, a poco a poco vedremo con i Suoi occhi... allora, anche le turbolenze ci appariranno come un bene per noi.
Quante volte abbiamo fatto delle scelte sbagliate credendole giuste? Quante volte abbiamo fatto del male a noi stessi e anche agli altri?
Dobbiamo sempre vigilare, perché il nostro cuore molto spesso si inganna... "C'è una via che sembra diritta a qualcuno, ma sbocca in sentieri di morte" (Pr 14, 12).
Perchè il cuore imbroglia?... Forse perché ci fidiamo troppo dei nostri ragionamenti, dei nostri metodi, delle nostre convinzioni, delle nostre esperienze, del pensiero dominante... invece di fidarci di Dio... "Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza" (Pr 3, 5). Ci crediamo Onnipotenti!!!
Perchè non vogliamo fidarci di Dio?... Forse perché vediamo che chi ama Dio veramente è più travagliato di altri... e non volendo vivere sempre sul filo del rasoio, nei travagli, nelle incertezze, ma soprattutto dipendenti da una volontà diversa dalla nostra... cerchiamo di stare un pochetto alla larga da questo amore illudendoci di riuscire a cavarcela da soli.
Caro Gesù... Tu dici sempre: venite... discutiamone... (Is 1, 18).
Ecco... visto che Sei così democratico... io ne sto discutendo... come la mettiamo? Puoi togliere la tua manina un po' pesantuccia dalla mia testa, ogni tanto?… Grazie...
Un'altra ragione per cui giriamo alla larga dai luoghi di Dio, è che abbiamo paura di essere sinceri con noi stessi, giustifichiamo così i nostri comportamenti chiamando limiti i nostri peccati: sono fatta così... non è poi così grave... così fan tutti... che male sto facendo... e poi Dio è buono e misericordioso... mica mi fulmina... Aspetta e vedrai!!!
Ma Dio con la Sua santità mette in risalto le nostre miserie e questo a noi fa molta paura. Il nostro peccato nascosto non ci fa godere l'amore di Dio, ci allontana da Lui e così non facciamo altro che fare il gioco del diavolo.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, in modo da diventare dei cristiani di fuoco, capaci di trasmettere il Suo amore e di far sciogliere il ghiaccio dei nostri ragionamenti inconcludenti.
Ricordiamoci che le conquiste più grandi sono sempre arrivate dopo aver patito... e questo ci fa assomigliare a Gesù.
Gesù poi, non chiede tanto... chiede TUTTO!!! "Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, ed egli mi dirà: Mio Dio" (Os 21, 25)... Questa sì che è una dichiarazione di amore!!!
Pace e bene

martedì 10 marzo 2015

Osserverete le leggi e le metterete in pratica - Dt 4,1.5-9 -Dal libro del Deuteronòmio




 Dt 4,1.5-9
 
Mosè parlò al popolo e disse:
«Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.
Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?
Ma bada a te e guàrdati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».

Parola di Dio

Riflessione

Ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio è l'atteggiamento giusto che ogni cristiano deve adottare se vuole ottenere le chiavi del Suo Regno.
Quando prendiamo un appartamento in affitto, prima di ricevere le chiavi, sottoscriviamo un contratto con tante norme e clausole scritte in piccolissimo, che dobbiamo accettare e rispettare e non brontoliamo neanche tanto. Non solo... ma paghiamo pure in anticipo diverse mensilità. Certo che siamo dei fenomeni!!! Abbiamo un Padre che non ci chiede caparre... vuole solo la nostra fedeltà... e noi che facciamo?... Giriamo le spalle e diciamo: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?” (Gv 6, 60).
La cosa meravigliosa è che Gesù non ha abolito le tantissime norme dell'Antico Testamento, ma gli ha semplicemente fatto una cura dimagrante... diciamo che tutte le leggi sono state riassunte in un un'unica norma: quella dell'amore. Dio infatti è amore ed è l'unica persona che risponde quando la invochiamo. Nessun altro ci sta cosi attaccati e nessun altro esaudisce tutti i nostri bisogni e desideri. Nella nostra società però, si vogliono sentire altre voci più comode e meno faticose. Succede infatti che molte persone, anche tra i praticanti, pensano di guarire senza Gesù, voltando così lo sguardo verso quelle forme chiamate erroneamente “meditazioni”, ma il loro vero nome è New age. In questi corsi fanno credere alle persone che i cristalli, i suoni o qualsiasi altro oggetto particolare, risolva i loro problemi fisici e spirituali. Ed ecco che si riempiono il corpo e la casa di questi “amuleti”, a mio avviso un po' “pacchiani”, convinti che da loro scaturisca quell'energia positiva e miracolosa che guarisce. Ma tutto questo non è possibile... solo Dio è in grado di salvarci e di guarirci, solo Lui ci può dare le risposte giuste quando lo supplichiamo. I cristalli o altre pietre sono solo oggetti inanimati, non possono parlare e quindi non possono darti nessuna risposta.
Perché non provare ad aprirci a questa meravigliosa esperienza dell'amore che Dio ci dona? Solo così il buon Dio si trasformerà in una bella risposta a tante domande e a tante sofferenze della nostra vita. Abbiamo a disposizione una sorgente dalla quale possiamo attingere in qualsiasi momento... è l'Eucaristia. Lui si fa piccolo per noi e trasforma tutte le nostre miserie, le nostre angosce, le nostre paure, in gioia e pace, il che farà dire a tante persone: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”.
Pace e bene