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sabato 11 aprile 2015

Juanita Fernandez del Solar - Santa Teresa de Los Andes


(1900-1920) vergine, Carmelitana Scalza



La giovane che oggi la Chiesa glorifica e chiama Santa, è un profeta di Dio per gli uomini e le donne del nostro tempo. Teresa de Gesù de Los Andes, con l'esempio della sua vita, ci propone il vangelo di Cristo, vissuto e praticato fino alle ultime esigenze.
Ella è per l'umanità una prova indiscutibile di quanto la chiamata di Cristo alla santità sia attuale, possibile e vera. Ella si presenta davanti ai nostri occhi per dimostrare che la radicalità della sequela di Cristo è l'unica cosa per la quale vale la pena di vivere e l'unica che rende felice l'uomo.
Teresa de Los Andes, con il linguaggio della sua intensa vita, ci assicura che Dio esiste, che Dio è amore e gioia, che Dio è il nostro tutto.
Nacque a Santiago del Cile il 13 luglio 1900. Al fonte battesimale venne chiamata Juana Enriqueta Josefina de los Sagrados Corazones Fernandez Solar. Familiarmente era chiamata, e ancora oggi è conosciuta con il nome di Juanita.
Visse la sua infanzia nella normalità in seno alla famiglia: i genitori, Michele Fernández e Lucia Solar; tre fratelli e due sorelle; il nonno materno, zii, zie e cugini.
La famiglia godeva una buona posizione economica e conservava autenticamente la fede cristiana, vivendola con sincerità e perseveranza.

Dagli Atti degli Apostoli - At 4, 13-21 - Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato.



 At 4,13-21
In quei giorni, i capi, gli anziani e gli scribi, vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.
Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome».
Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».
Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto.

Parola di Dio


Riflessione

Gesù non poteva scegliere un'agenzia pubblicitaria migliore per far conoscere il Suo regno nel mondo intero... "Pietro & Company International", con capitale sociale: "Gesù Cristo"... interamente versato!!!
Da pescatori a imprenditori di successo... però, che salto di qualità!!!
Così, dopo tre anni di duro praticantato alla sequela del Maestro hanno superato brillantemente l'esame e ora, grazie all'intervento dello Spirito Santo, nessuno può più fermarli.
Il sinedrio, giustamente, inizia a essere preoccupato per questo nuovo movimento che sta suscitando troppo interesse e inizia ad avere una scia notevole di seguaci. Non solo... ma fa molta fatica a vedere ed accogliere ciò che sta proprio sotto il suo  naso... nonostante tutto,   il  cuore dei capi, degli anziani e degli scribi, è talmente duro che non riesce a fare un passo indietro, ma continua nella sua ostinazione. Hanno paura, non vogliono cambiare vita, e così, pensando di mettere a tacere questa novità per loro molto scomoda, arrestano gli apostoli e poi, con minacce, comandano loro di non parlare più nel nome di Gesù.
Ma Pietro e Giovanni non si fanno intimorire perché sono convinti che la loro esperienza di vita con il Maestro non può e non deve essere taciuta.
Questo è un bellissimo insegnamento per noi cristiani che molto spesso rimaniamo in silenzio. E' vero che la nostra conoscenza di Gesù è diversa dalla loro, ma anche molti di noi siamo passati per una morte e una Risurrezione simile alla Sua. Abbiamo visto i nostri peccati presi da Gesù per essere inchiodati sulla Sua Croce, e abbiamo sentito poi la gioia della rinascita nella Sua Resurrezione. Allora anche noi non possiamo stare nascosti, perché questo nostro Gesù è troppo forte e dobbiamo avere il desiderio di dire a tutti quanto è bello e buono il suo amore. Ognuno di noi infatti, ha una storia meravigliosa di salvezza da raccontare... una bella storia d'amore tra noi e Dio. E se uno non ce l'ha questa storia dovrebbe almeno desiderare di averla, il Signore nostro non desidera altro che imbastire storie d'amore con le sue creature.
Certo che a volte siamo proprio buffi!!! Quante volte dobbiamo tenere la bocca chiusa... e invece parliamo!!!... E quando dovremmo parlare di Gesù e del Suo grande amore stiamo in silenzio. Siamo logorroici solo quando ci fa comodo!!!
Proviamo allora a chiedere al buon Dio di darci il coraggio e l'audacia che ha donato a Pietro e Giovanni, perché altrimenti rischiamo di diventare un piccolo laghetto con poca acqua, pieno di foglie morte che emaneranno un odore terribile. Che cosa vogliamo? Diffondere nel mondo il profumo di Cristo o essere delle puzzole?
Pace e bene


venerdì 10 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,21-33.36-38 - Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.


 
 Gv 13,21-33.36-38
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Parola del Signore


Riflessione

La lettura del vangelo di oggi si potrebbe intitolare: “Chi mi ama mi segua... e fu così che mi ritrovai da solo!!!
Gesù infatti in questa ultima cena preannuncia il tradimento non solo di Giuda, ma anche quello di Pietro del quale Gesù dice, in modo più delicato, che lo “rinnegherà”, ma alla fine sempre di tradimento si tratta.
Mi ha lasciato perplessa il comportamento dei discepoli dopo che Gesù, in modo estremamente chiaro, dice chi è il traditore... «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». Nessuno di loro comprende... è mai possibile? Tre sono, a mio parere, le possibili spiegazioni...: o il Signore ha detto questa frase talmente sottovoce, da non essere percepita, o i discepoli pensavano unicamente a mangiare e a bere e quindi, ascoltando a corrente alternata, comprendevano “aglio per cipolla...” ...alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.”, oppure Gesù ha voluto stendere un velo sugli occhi dei commensali, in modo da nascondere loro ciò che Giuda stava progettando. Per evitare insomma che i discepoli, dal temperamento un po' vivace, avessero avuto sentimenti o reazioni violente verso questo fratello con il quale avevano condiviso tre anni al seguito di Gesù. Forse è il motivo più accettabile e, se ci penso, è un modo di fare che rispecchia bene la bontà e la mitezza del caro Gesù... Mi viene in mente a questo punto un passo del libro di Santa Teresina di Lisieux “La storia di un'anima”, al numero 320 diceva: “In realtà, se passassi agli occhi della comunità come una religiosa colma di difetti, inabile, senza intelligenza né giudizio, sarebbe impossibile per lei, Madre, farsi aiutare da me. Ecco perché il Signore ha gettato un velo su tutti i miei difetti intimi ed ester­ni. Questo velo, talvolta, mi attira dei complimenti da parte delle novizie, e io sento bene che non me li fanno per adula­zione, ma che esprimono i loro sentimenti ingenui; veramente ciò non mi saprebbe ispirare vanità, perché ho sempre dinanzi alla mente il ricordo di ciò che sono”.

Una cosa però mi sono domandata... come è possibile che il pane intinto nel vino dato a Giuda invece di guarire ha avuto degli effetti così disastrosi?... ”Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui”. A questo punto ho pensato al mio Gesù e al Suo desiderio di salvare tutti... in qualche modo Lui ha voluto fino alla fine dare ancora una possibilità a Giuda, ma questa non è stata accolta e così la malvagità è entrata nel suo cuore. Prendere una cosa così buona con l'animo cattivo causa automaticamente il male in chi la riceve.
E poi c'è il caro Pietro... che all'affermazione di Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi» risponde velocemente... «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!» Pietro, Pietro... ma che combini?! Ma quanto fervore!!!
La sua risposta però veniva davvero dal cuore, in quel momento era sincero, come noi tutti... a parole diciamo di amare Dio, di seguirlo anche sul calvario, ma alla fine i nostri comportamenti dicono il contrario. Non bisogna quindi dare addosso troppo a Pietro, perché in qualche modo anche noi, in certi momenti di sconforto, a causa della nostra fragilità, ci ritroviamo al tappetto e in qualche modo lo rinneghiamo... ma il buon Dio, che legge nella nostra anima e sa cosa vi frulla veramente dentro, non ci ammonisce più di tanto anzi, nel momento in cui crolliamo, con il Suo sguardo riesce a sciogliere il ghiaccio del nostro cuore mettendo in luce tutto il nostro peccato, facendoci riconoscere alla fine la debolezza del nostro amore e offrendoci contemporaneamente il suo perdono. Quindi le nostre sicurezze (e ne abbiamo tante), che molto spesso difendiamo a spada tratta, sono solo delle verità, convinzioni e sicurezze, solo "nostre". Allora chiediamo a Gesù di aiutarci a non contare troppo su noi stessi nei momenti di difficoltà... e se ci dovessimo ostinare a farlo, chiediamogli di demolire queste nostre convinzioni con il Suo sguardo, come ha fatto con Pietro. Fissiamo allora i nostri occhi su di Lui per cercare il suo sguardo misericordioso, quello che ci guarisce, che ci spoglia e mette a nudo ogni cosa; e il frutto del suo perdono saranno lacrime di sincero pentimento sul male da noi commesso.
Grazie Gesù, e abbi pietà di noi.
Pace e bene

giovedì 9 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,35-48 - Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno. -


 
 Lc 24,35-48
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore

Riflessione

Gesù Risorto si manifesta oggi in mezzo ai suoi discepoli, in modo inaspettato, con una meravigliosa affermazione: «Pace a voi!». Con stupore rimangono ammutoliti e penso anche sotto shock... Certo, era tutto scritto, ma non è facile comprendere questo momento unico e straordinario. Chi non si sarebbe turbato? Ma Gesù vedendo la loro incredulità  cerca di rimediarvi chiedendo di essere toccato, e per dimostrare in maniera inequivocabile che Lui è vivo chiede anche di mangiare qualche cosa... Come i discepoli di allora, anche noi non crediamo sempre a tutto ciò che ci viene detto o che leggiamo nelle Scritture, perché in qualche modo cerchiamo con la nostra mente di interpretarle a modo nostro e in maniera per noi più conveniente. Il problema di noi poveretti, è che la nostra comprensione è sempre distorta da tanti limiti, dai nostri peccati, dai pregiudizi, dalla superficialità e da tanti castelli campati in aria. Insomma, vediamo sempre come una persona affetta da astigmatismo... un pochetto distorto!!!
Bisogna allora scrollarci di dosso ogni paura, ogni pessimismo, ogni pregiudizio, perché Gesù è con noi, ci abbraccia, si prende cura di noi e ci dice sempre cosa fare in ogni situazione, ci incoraggia e ci pone accanto le persone giuste per camminare dritti verso di Lui. Oggi, come allora, Gesù nostro ci mostra le Sue mani e i Suoi piedi, che non sono mai stati così operosi come sulla croce, e vuole che guardiamo e teniamo a mente le Sue ferite.
Tutte le volte che non abbiamo tempo per un sorriso, per una parola di conforto, ogni volta che siamo indifferenti ai bisogni materiali di un fratello, ai bambini abusati, alle donne e agli uomini maltrattati... non facciamo altro che far sanguinare le ferite del nostro Gesù... e non sono certo i mazzi di fiori, le candele e le offerte che si mettono ai piedi della Sua Croce che trasformerà tutta la nostra insensibilità in “cicatrene”!!!
Gesù, da allora, non ha mai smesso di venirci a trovare per darci la Sua benedizione. L'Eucaristia infatti è l'incontro più bello che ognuno di noi può avere con Lui. In quel momento Gesù cambia noi in Lui, sempre che noi gli permettiamo di essere trasformati. Gesù Risorto infatti, dimostra che il Suo corpo è veramente umano e che può mangiare. Padre Marie-dominique Molinié, nel libro “Chi comprenderà il cuore di Dio?, cita una frase di Sant'Agostino: “Quando mangi l'Eucaristia, non sei tu che mi mangi, sono Io che mangio te...”, dice inoltre che “...l'antidoto a tutti i nostri veleni, dunque, non sono i nostri sforzi e i nostri primati, è il corpo e sangue di Cristo ricevuto quotidianamente. Basta permettergli di agire, avrà l'ultima parola”.  Allora,  dopo aver preso il Suo Corpo e il Suo Sangue, soffermiamoci un attimo in silenzio a ringraziare per quanto abbiamo appena ricevuto, evitiamo di disturbare con chiacchiere da mercato chi invece lo desidera e ha questa esigenza. In Chiesa come diceva San Domenico: "Si parla di Dio ma con Dio" (e non con i vicini).
Pace e bene


mercoledì 8 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,1-10 - Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, alzati e cammina!




 At 3,1-10
 
In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

Parola di Dio

Riflessione

E bravo Pietro!!!... Questa volta non hai toppato!!!
Nella lettura odierna troviamo un'immagine bellissima di salvezza. Gesù, usando Pietro come Suo strumento, guarisce lo storpio nel corpo e nell'anima e, come risposta, i suoi piedi prendono vigore e saltano di gioia, non zoppicano più. Quindi, come il miracolato rappresenta in qualche modo l'immagine del credente che barcolla un pochetto, così Pietro è lo specchio del credente che spande con una sana evangelizzazione il buon odore di Cristo. «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» .
Tante volte noi, invece, siamo convinti di non avere nulla da dare per alleviare le sofferenze di coloro che Dio ci mette accanto e così, sentendoci impotenti, rimaniamo con le mani in mano, insomma... come dei salami!!!
Dobbiamo cercare invece di essere come Pietro, al quale i soldi scarseggiavano come a molti di noi... ma lui ci insegna che la Parola di Dio è sempre abbondante e viene fornita in continuazione a chi la desidera con tutto il cuore, essa non si esaurisce mai.
Quindi, quello che un vero cristiano deve offrire è semplicemente la pace, il conforto, un sorriso, l'amore... Tutte queste cose, alla fine, sono molto più preziose di tutto l'oro del mondo e, se Dio ci chiede di fare questo, è perché noi stessi siamo stati salvati da Lui esattamente come quell'uomo.
La cosa che mi ha colpito in questa lettura sono due atteggiamenti: uno è quello dello storpio che domanda solo pochi spiccioli... molto meno, quindi, di quello che invece i discepoli di Gesù vogliono donargli... e l'altro è l'atteggiamento del caro Pietro verso il poveretto... «Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi»... E allora... un bravo bis a Pietro!!! Questo si che è imitare il Maestro!!! Quindi, nonostante i tanti momenti di défaillance di Pietro, alla fine il Signore ha premiato la sua fiducia, a differenza di Giuda, e gli ha dato tanto, ma tanto amore che riesce anche a fare i miracoli.
E siccome in questa valle di lacrime siamo tutti un po' zoppi... proviamo ogni giorno anche noi a sollevare gli occhi e guardare fisso Gesù, perché il potere di guarire di ieri è lo stesso di oggi... è uno sguardo che trasforma la nostra vita e ci dice: Alzati e cammina.
Evitiamo allora di domandargli la soluzione immediata dei nostri problemi perché, in poche parole, gli stiamo chiedendo “oro e argento”. E' per questo che Gesù nostro risponde: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33). Solo se ci affidiamo completamente a Lui avremo la fortuna di sperimentare che Dio è Provvidenza per tutte le esigenze della nostra vita.
Pace e bene

I discepoli di Emmaus - Prima parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton



LC 24, 13-55

Lo scandalo della vittoria del male sul bene

Ed ecco in quello stesso giorno... Il giorno di cui si parla è il giorno della risurrezione del Signore, giorno in cui la vita ha vinto la morte, la luce ha vinto le tenebre, l'amore ha trionfato sull'odio. Questa buona notizia incominciava a diffondersi ma c'era ancora chi doveva sentirne l'annuncio. Due discepoli, che seguendo il Signore erano giunti a Gerusalemme ora se ne allontanavano sconsolati, e lungo il cammino parlavano di tutto quello che era accaduto. Ma che cosa era accaduto a Gerusalemme? A Gerusalemme aveva avuto luogo la fase conclusiva di una violenta battaglia in cui morte e vita si erano scontrate in un furioso duello e il Signore della vita era morto.
Con la morte del Signore, erano venute meno anche le speranze di coloro che Lo avevano seguito affascinati dalla sua sapienza, dalla sua bontà, dalle sue promesse e dalla potenza dei suoi miracoli. Chi se non Lui poteva riformare la società, guarirla dalla corruzione, dall'ipocrisia, dalla mancanza di fede?... Ma ora, colui che aveva alimentato queste speranze era morto, ucciso dall'odio dei suoi nemici.
C'erano poi altri aspetti in quegli avvenimenti che lasciavano sconcertati: in primo luogo il comportamento di Gesù stesso, Egli infatti non aveva fatto niente per sottrarsi alla malvagità che si stava abbattendo su di Lui, ma si era offerto con docilità a coloro che Lo volevano uccidere, e i suoi discepoli, che ad un certo punto erano pronti a combattere e morire per Lui, non sapevano più cosa pensare. Un altro aspetto sconcertante era il silenzio di Dio nel momento più drammatico della vicenda, silenzio talmente incomprensibile e doloroso da strappare a Gesù morente il lamento: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...(Mt 27,46).
C'è qualche cosa di incomprensibile e di intollerabile nel veder soffrire un innocente e, se questo ripugna a dei poveri peccatori come noi, a maggior ragione dovrebbe ripugnare a Dio che è sommamente amante del diritto e della giustizia; eppure Dio era rimasto in silenzio.

I discepoli di Emmaus - Seconda parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton

LC 24, 13-55

Il mistero del bene manifesta la sua vittoria

Ad un certo punto lo sconosciuto viandante termina le sue spiegazioni ed i discepoli giungono nei pressi del villaggio a cui erano diretti; proprio in questo momento l'evangelista osserva che egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". La richiesta verrà accolta ed esaudita al di là delle loro più ardite speranze. Potremmo considerare questo episodio secondo due aspetti: il primo ci rivela qualche cosa delle esigenze e del pudore dell'amore, mentre il secondo ci orienta verso le sue profondità indicibili.

Le esigenze ed il pudore dell'amore

Lo stato d'animo dei discepoli nei momenti in cui Gesù, in incognito, cammina e parla con loro, è raccontato da loro stessi con queste parole: non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le scritture?
Queste parole mostrano come la presenza, l'amabilità e la sapienza di quell'uomo avevano avuto il potere di ridare luce a delle menti che si trovavano nell'oscurità, speranza e nuova vita a dei cuori che si sentivano morire; Gesù si era avvicinato a loro proprio per donare questi beni, ora, una delle caratteristiche del vero amore è questa: pur nel desiderio di donare e di donarsi, colui che ama non vuole imporsi alla persona amata, ma vuole essere da lei desiderato, e desiderato con una certa intensità. Così Gesù nei confronti dei discepoli. Allora, quell'accenno ad andare più lontano serviva proprio a provare il loro desiderio, serviva a verificare quanto ci tenevano alla sua compagnia. Se l'avessero lasciato andare avrebbe voluto dire che, nonostante le apparenze, non importava loro molto di Lui, così come è detto di coloro che subito si rallegrano nell'ascoltare la parola ma non avendo radici ed essendo incostanti vengono meno (Mt 13, 20-21).
Non così per i discepoli di Emmaus, dei quali è detto invece che insistettero perché colui che stava ridando vita ai loro cuori rimanesse con loro. Quell'insistenza ci rivela che la temperatura del loro amore aveva raggiunto una certa incandescenza e questa era una delle condizioni richieste perché Gesù rimanesse con loro.

domenica 29 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,1-11 - Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.



 Gv 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
Parola del Signore
Riflessione

Marta, Maria e Lazzaro, decidono di organizzare una bella cena in onore del loro amico Gesù per il dono della vita. Un convito nel quale accorrono in tanti. Infatti dopo la risurrezione di Lazzaro Gesù inizia ad avere un bel seguito di gente... ma molti erano solo curiosi. Quest'ultimo miracolo infatti, aveva suscitato non poco stupore e perplessità, ma molti erano più desiderosi di effetti speciali che interessati alla salvezza.
Maria, durante la cena, regala a Gesù un momento di tenerezza... condivide con Lui un olio dal profumo strapotente che invaderà tutta la casa. Non solo era un olio profumatissimo ma anche molto costoso... infatti il suo prezzo era esattamente lo stipendio di un intero anno. Ma Maria, a differenza dei discepoli, non bada al costo, ma al massimo che poteva fare per dimostrare amore al suo Gesù. Il suo cuore infatti era colmo di gratitudine, e le “coccole” che fa a Gesù non erano certo un contraccambio, ma solo riconoscenza per quanto aveva ricevuto. Un peccatore perdonato infatti, è molto più riconoscente di chi si crede giusto, perché capisce meglio l'immensità della salvezza ricevuta e quindi è più umile; Maria ne è la dimostrazione. Così davanti a tutti, senza troppi problemi, spalma i piedi del suo Gesù con questo profumo pregiato, asciugandoli poi con i suoi capelli. In questa scena si vede tanto, ma tanto amore, e tanta umiltà. La cosa bella è che Maria con questo gesto dona qualcosa di prezioso e di suo a Gesù, e poi, nel momento in cui con i capelli asciuga l'olio in eccesso, in qualche modo viene profumata dal profumo stesso di Cristo, spande così, anche lei, il buon profumo di Cristo in tutta la casa. Questo sì che è condividere!!!
Quindi, se vogliamo trasmettere il profumo di Cristo attorno a noi, dobbiamo seguire Gesù non solo con il corpo, come ha fatto Giuda o altri, ma con il cuore, cercando di essergli sempre riconoscenti, e l'unico modo per farlo è mettere Lui al primo posto nella nostra vita. Fare tanti servizi anche al prossimo e poi non avere tempo per la preghiera, è un po' voler essere sempre in prima fila... è voler fare sempre qualcosa, apparentemente buona, per ottenere in cambio l'ammirazione degli uomini più che l'amicizia di Dio.
Con Gesù non funziona così... Impariamo quindi da Maria che è stata una vera amica di Gesù, e ricordiamoci sempre che l'amore non si compra e non si vende... perché chi l'ha fatto per trenta denari è piombato nelle tenebre per l'eternità. Ecco quello che comporta non avere fiducia nel buon Dio!!!
Pace e bene

giovedì 26 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,51-59 - Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.


 Gv 8,51-59
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Parola del Signore

Riflessione


“Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”. Come al solito Gesù parla di una cosa e il popolo o i discepoli comprendono tutto il contrario.
Gesù infatti non alludeva certo alla morte fisica ma a quella dell'anima, che è la vera morte, come aveva ricordato in un'altra occasione nel vangelo di Matteo dove affermava: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna”.
La morte fisica è vista da tanti come la fine di tutto. Viene temuta in maniera così eccessiva che si finisce poi con l'anticipare quella eterna.
Infatti molti pensano: “ma se prima o poi dovrò morire... che senso ha non godermi la vita come voglio? Per non parlare delle frasi che si sentono ai funerali...ecco... si è sempre comportato bene, ha sempre aiutato tutti, lavorava onestamente, rinunciava a tante cose... e poi, cosa ne ha avuto?... E se alla morte non si scampa, perché porsi tanti problemi e scrupoli? STOLTI... direbbe qualcuno!!! Chi pensa così infatti non è vivo... ma è già morto e sepolto, perché continua a ostinarsi a guardare le cose del mondo alla maniera del mondo.
I Giudei quindi, non solo si sdegnano alle parole di Gesù, ma in modo spavaldo lo chiamano “indemoniato”  perché secondo loro anche i profeti erano morti, nonostante avessero ascoltato le parole del Signore. Quindi loro continuano a non capire a cosa si riferisce Gesù parlando della morte.
Non solo, gli danno anche dell'altezzoso...chi ti credi di essere?”. Gesù risponde in un modo meraviglioso che, di primo acchito, può sembrare un po' audace... Io invece lo conosco”... e poi, per concludere il pranzo, dà a tutti il “dolcetto” chiamandoli mentitori. Mi sa... che non lo hanno molto gradito!!! Ma non finisce qui... dopo che cita Abramo dicendo che “esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia”, e: prima che Abramo fosse, Io Sono”, a quel punto il dolcetto è andato di traverso... e quindi non solo non gioiscono come Abramo, anzi, ...si adirano a tal punto che cercano di farlo fuori prendendolo a sassate. Oh Gesù mio... certo che te le vai a cercare tutte!!!
Ma a quel punto Gesù si nascose per difendersi, come farebbe chiunque... ma non certo per paura. Gesù infatti, quando si allontana volutamente dagli uomini, è perché vede che hanno un cuore di pietra.
Allora continuiamo a chiedere al buon Dio di darci un cuore nuovo, magari con una bellissima preghiera di Paolo VI che dice così:

Dacci un cuore nuovo

Vieni, o Spirito Santo,
e da' a noi un cuore nuovo,
che ravvivi in noi tutti i doni
da Te ricevuti con la gioia di essere Cristiani,
un cuore nuovo sempre giovane e lieto.

Vieni, o Spirito Santo,
e da' a noi un cuore puro,
allenato ad amare Dio, un cuore puro,
che non conosca il male se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo;
un cuore puro, come quello di un fanciullo,
capace di entusiasmarsi e di trepidare.

Vieni, o Spirito Santo,
e da' a noi un cuore grande,
aperto alla Tua silenziosa
e potente parola ispiratrice,
e chiuso ad ogni meschina ambizione,
un cuore grande e forte ad amare tutti,
a tutti servire, con tutti soffrire;
un cuore grande, forte,
solo beato di palpitare col cuore di Dio.






martedì 24 marzo 2015

Dal libro dei Numeri - Nm 21,4-9 -Il nostro Dio viene a salvarci.



In quei giorni, gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Parola di Dio

Riflessione

Gli Israeliti iniziano a essere stanchi di questo cammino nel deserto, ed ecco l'ennesima mormorazione contro Dio e contro Mosè. Sono affaticati e stanchi di dover mangiare sempre la stessa minestra che chiamano: “cibo così leggero” e che è la manna, ma loro ne sono nauseati; vogliono gustare altro, vogliono di più e non hanno più intenzione di soffrire, non solo... ma disprezzano le benedizioni di cui il Signore li colma: “Non abbiamo né pane né acqua... che libertà è mai questa? Non si stava meglio prima?”. Quindi... ingordi e ingrati!!! La punizione giustamente arriva, e Mosè deve intercedere un'altra volta per il suo popolo. Anche noi a volte abbiamo questo atteggiamento nel cammino di fede. Un cammino pieno di ostacoli in cui, per arrivare a essere veramente liberi, dobbiamo attraversare ogni giorno il deserto. Ogni giorno dobbiamo rielaborare un “lutto”, perché ogni volta che cerchiamo di estirpare dal nostro cuore una brutta radice, in qualche modo è un distacco forte da una cosa che oramai ci era familiare e con la quale si era diventati intimi. Il peccato che c'è dentro di noi, altro non è che l'effetto devastante di un morso di un serpente velenoso che agisce piano, piano, mettendo radici nel nostro organismo fino a portarlo alla morte. Noi da soli non siamo capaci di guarire. Abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio. Dobbiamo chiedere aiuto a Lui... all'unico e miglior medico che ci sia sulla piazza!!! 
Allora la soluzione non è fermarsi a guardare i piedi anche doloranti, non è avere malinconia per il passato, ma è alzare lo sguardo davanti a noi e riprendere a camminare. Come si dice: “Chi si ferma... è perduto”. Se ci fermiamo, il veleno della nostra ira, del risentimento e dell'incredulità, entrerà in circolo nel nostro corpo e sarà causa di morte eterna. L'unico antidoto per essere salvati sarà quello di guardare con fede Gesù appeso sulla Croce, ma con piena fiducia... come quella che un bimbo ha verso suo papà. Questo infatti è il rimedio che Dio ha anticipato a Mosè per gli Israeliti: guardare il serpente di rame su un'asta per avere la vita. Quindi dobbiamo credere a ciò che Dio dice: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna»
Pace e bene