Pagine statiche

martedì 21 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 8,1-8 - Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.


 
At 8,1-8
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa.
Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.

Parola di Dio
Riflessione
Il martirio di Stefano non placca gli animi delle persone che non avevano riconosciuto Gesù come il Messia. Assettate infatti di odio e di vendetta, scatenano contro la Chiesa di Gerusalemme uno tsunami.
Mi sa che Satana continuava ad avere problemi di insonnia in quel periodo... non dormiva un attimo!!!
E così scatena una grande persecuzione contro i cristiani. Famiglie intere vengono trascinate in prigione, altri, più fortunati, tanto per dire... riescono a scappare. Immaginiamo l'angoscia di questi fratelli... devono infatti abbandonare le loro case, gli amici, il poco che avevano, insomma, tutto... e andare all'avventura, in un paese nuovo, che non parla la stessa lingua... devono far fronte a una serie di turbolenze non facili da gestire e da sopportare.
Anche oggi tanti stranieri, che in molti paesi del mondo sono perseguitati per motivi religiosi o politici e vanno da una parte all'altra del mondo sopportando tanti disagi e sofferenze, possono trovare solidarietà nelle persecuzioni dei primi cristiani.
Eppure i cristiani della lettura di oggi che si disperdono, non si lasciano scoraggiare o intimorire troppo, ma continuano a edificare la Chiesa di Dio... “Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola”. Questo è un bellissimo insegnamento per noi, perché quando c'è una persecuzione di qualsiasi genere, dobbiamo pensare che l'opera di Dio non viene ostacolata, ma misteriosamente progredisce con il concorso di uomini e circostanze impensabili e imprevedibili.
Gli Apostoli, invece, rimangono con vero coraggio in città. Si prendono così cura dei pochi rimasti e vanno a consolare e ad aiutare quelli che erano tenuti in carcere con chissà quante cattiverie.
E mentre uomini pii seppellivano Stefano, un uomo di nome Paolo di Tarso cercava con tutta la sua forza di seppellire la Chiesa. Quindi, le persecuzioni non ci devono impedire di continuare a spargere il profumo di Cristo, ma devono stimolarci ad andare dove Dio ci manda, perché, guidati da Lui, possiamo far conoscere Cristo in ogni luogo. Allora non dobbiamo temere... dobbiamo fidarci di Lui in ogni situazione. Non sempre è facile, perché tutti abbiamo un po' paura del futuro, soprattutto quando non abbiamo la minima idea di dove il Signore voglia condurci, ma ci deve consolare il fatto che Lui ha le idee molto chiare... sa ciò che fa. Gesù non ha problemi di miopia e ha sotto controllo ogni vicenda!!!
Abbiamo tanti motivi per avere fede in Dio!!! Permettiamogli di modellarci a Sua immagine, cerchiamo di percepire in ogni vicenda il Suo profumo, e Lui lo diffonderà anche su quelli che ci stanno accanto. Pazienza dobbiamo avere!!! Una foresta non spunta all'improvviso!!!
La cosa bella è vedere la gioia nella città di Samaria, dove Filippo inizia a predicare la salvezza di Cristo. Questa gioia non è altro che il risultato della rinuncia a noi stessi, perché nel momento in cui ci dichiariamo peccatori e mettiamo Dio al primo posto, la gioia si impadronisce del nostro cuore. Infatti, quando una persona si rende conto di essere stata salvata, la gioia è grande come quella degli abitanti di Samaria.
Pace e bene

FELICITÀ DI QUELLI CHE GODONO IL SOMMO BENE Sant'Anselmo




Nato nel 1033 ad Aosta, Anselmo sognava fin dall'infanzia di raggiungere Dio e ancor giovane si dedicò allo studio e alla preghiera. Dopo essersi lasciato un po' sedurre dalle attrattive del mondo, giunse in Normandia e, a 27 anni, si fece monaco nell'abbazia di Bec, di cui poi divenne abate. Nel 1093 dovette lasciare il monastero per divenire arcivescovo di Canterbury, dove, a causa delle investiture laiche, ebbe a lottare con il re d'Inghilterra. Esiliato per ben due volte, ebbe la gioia di finire i suoi giorni nella propria diocesi nel 1109, essendosi infine ristabilita la pace.

Perché dunque, debole uomo, vai vagando attraverso tante cose alla ricerca dei beni della tua anima e del tuo corpo? Ama l'unico Bene nel quale si trovano tutti gli altri e questo sarà sufficiente... Cosa infatti ami, o corpo, cosa desideri, o anima? In Dio si trova tutto ciò che è amabile o desiderabile.
Ti piace la bellezza? I giusti risplenderanno come il sole (Mt. 13, 43). L'agilità, la forza o la libertà del corpo, svincolato da ogni ostacolo? Saranno come gli angeli di Dio (Mt. 22, 30)... Se chiedi una vita lunga e sana, in Dio troverai un'eternità di salute e una salute eterna, poiché i giusti vivranno in eterno (Sap. 5, 16)... Vuoi saziarti e inebriarti? Saranno saziati quando apparirà la gloria di Dio (Sl. 16, 15) e inebriati dall'abbondanza della sua casa (cfr. Sl. 35, 9). Ami la melodia? Lassù i cori angelici cantano senza fine la lode di Dio. Cerchi le delizie più caste? Li disseterai, o Dio, al torrente delle tue delizie (Sl. 35, 9). Ami la sapienza? La sapienza di Dio in persona si manifesterà loro. L'amicizia? Ameranno Dio più di se stessi, si vorranno un bene vicendevole e Dio li amerà più di quanto essi potranno mai amarsi: essi infatti ameranno Dio, se stessi e gli altri per Dio, mentre Dio amerà sé e loro per se stesso. Ami la concordia? Avranno tutti una sola volontà, perché non ci sarà altra volontà che quella di Dio... Gli onori e le ricchezze? I servi buoni e fedeli, Dio li metterà a capo di molti beni (cfr. Lc. 12, 44); di più, saranno chiamati figli di Dio (Mt. 5, 9) e dei, e lo saranno veramente, perché lì dove è il Figlio, saranno anch'essi, eredi di Dio e coeredi di Cristo (Rom. 8, 17)...
Immensa è la felicità là dove si trova un bene così grande! Se sovrabbondassi di tutte queste cose, che gaudio per te, cuore umano, cuore bisognoso, cuore che non solo conosce il dolore, ma anzi è oppresso dalla sofferenza! Chiediti nell'intimo se ti sarà possibile contenere la gioia di una tale beatitudine. Certamente se un altro, che tu ami proprio come te stesso, godesse questa beatitudine, sarebbe raddoppiata la tua gioia, perché saresti felice per lui come per te. Se poi due o tre o parecchi altri avessero la stessa felicità, tu godresti per ciascuno come per te stesso... Così nella pienezza d'amore che lega gli innumerevoli beati, dove nessuno amerà l'altro meno di se stesso, ciascuno godrà per gli altri come per sé. Se dunque il cuore dell'uomo sarà appena capace di contenere la sua gioia, in che modo potrà accogliere in sé tanta felicità di un così gran numero di beati? Poiché nella misura in cui uno ama un altro, altrettanto gode del suo bene; in quella perfetta felicità, come ciascuno amerà infinitamente più Dio che se stesso e gli altri, così godrà maggiormente della felicità di Dio, che della sua e di quella degli altri.
  
Proslogion

sabato 18 aprile 2015

Meditazione sul Vangelo di Eugenio Pramotton - APRÌ LORO LA MENTE PER COMPRENDERE LE SCRITTURE - (Lc 24, 44 - 48)



Lc 24, 44 - 48

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

Non è così facile comprendere le Scritture

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture. Questa annotazione ci fa comprendere che se Gesù non fosse intervenuto, i suoi discepoli avrebbero continuato a non comprendere le Scritture. Eppure i discepoli erano familiari con le Scritture fin da piccoli: sia perché istruiti dai genitori, sia perché le sentivano leggere nella sinagoga. Crescendo, poi, avevano potuto consolidare e assimilare sempre meglio la loro conoscenza. Inoltre, nei tre anni trascorsi al seguito di Gesù, le occasioni per ascoltare e riflettere sulle Scritture non erano certo mancate, e il maestro che avevano non era inferiore a nessuno in Israele. Eppure quelle Scritture tante volte ascoltate e meditate, le conoscevano ma non le comprendevano. Come mai? Evidentemente comprendere le Scritture non è né così facile né così semplice.
Se le Scritture non erano comprese da persone di buona volontà, che vivevano in un ambiente favorevole in cui esse erano venerate e studiate con costanza e impegno, se non erano comprese da chi aveva seguito il Signore per tre anni, cosa potranno mai comprendere coloro a cui non passa nemmeno per l'anticamera del cervello che è necessario attingere dalle Scritture ciò che è decisivo per la salvezza della propria vita?
Purtroppo, molti, ragionano più o meno in questo modo: “Perché sprecare tempo ed energie per un'attività di cui non si vede l'utilità? Ci sono molte cose più interessanti da fare nella vita”. Eppure si possono fare un sacco di cose interessanti nella vita ma, a lungo andare, se non sappiamo il senso di ciò che facciamo, anche la più interessante delle attività perde il suo sapore, anche la più interessante delle attività si trasforma in disgusto e noia.
Ma l'interrogativo rimane: “Come mai i discepoli del Signore non comprendevano le Scritture?”. Da notare che questo fatto è messo in evidenza anche nell'episodio della manifestazione di Gesù risorto ai discepoli di Emmaus: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!... E spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui” (Lc 24, 25-27). Anche i discepoli di Emmaus avrebbero continuato a non comprendere le Scritture se il Signore non le avesse spiegate loro, se non avesse “aperto loro la mente”.

venerdì 17 aprile 2015

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,1-5 - Gesù Cristo è vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo.



Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Parola di Dio
Riflessione
 
Che bella lettura questa di oggi! E' una esortazione forte, ma carica di speranza. Forte, perché tutti noi, anche se spesso non vogliamo ammetterlo, pecchiamo... e anche quando facciamo i nostri bei propositi, alla fine ci caschiamo. Siamo così abituati a peccare che, in fondo, i nostri peccati non sembrano neanche così gravi. Non solo... molto spesso siamo convinti delle nostre pie pratiche... le consideriamo perfette... e ci stupiamo se Gesù non ascolta le nostre preghiere. Diciamo pure che non riflettiamo abbastanza sulle nostre miserie e di quanto possano dispiacere al nostro Gesù. Siamo più preoccupati di piacere agli uomini che a Lui.
Oggi però San Giovanni ci da una grande speranza. Questa speranza si chiama Gesù... che con il suo sacrificio ci ha perdonato ogni cosa. Tutto questo ci deve far gioire, ci deve ammorbidire il cuore. Gesù infatti è il rimedio alle nostre sofferenze... è la via che ci conduce alla salvezza eterna. Non è meraviglioso sapere che Gesù si presenta a Suo Padre come nostro avvocato e intercede per noi? E' come se gli dicesse: “Caro babbino... caro giudice... ecco i segni della Croce sul mio corpo... Come vedi, ho pagato il riscatto per tutti gli uomini... adesso puoi liberarli e dare loro il tuo sorriso, la tua pace e la tua gioia... Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore”  (Eb 7, 25).
Però... un bell'avvocato con i fiocchi!!!
Approfittiamo allora di questo dono, che ci permette di essere tutti figli Suoi e di essere in comunione con Lui. Andiamo spesso da Lui e ravvediamoci veramente, perché i problemi della vita, anche se tanti, sono nulla in confronto ai problemi che dovremmo affrontare nel “piano di sotto”...
Se stiamo in comunione con Lui, se viviamo con Lui e per Lui, avremo la forza e il coraggio di affrontare ogni cosa. Diffidiamo delle nostre convinzioni "molto teoriche", perché spesso siamo troppo sicuri di noi stessi e diamo per scontato di conoscere il Cristo solo perché andiamo in Chiesa e conosciamo a memoria alcuni brani delle scritture. Non basta conoscere il Vangelo per dire di conoscere Gesù... bisogna viverlo!!! Mi viene in mente a questo punto una frase che ho sentito in un ritiro spirituale... p. Pierluigi diceva: “conoscere a memoria le ricette di cucina e non mangiare, vuol dire morire di fame... oppure: conoscere tutto su cosa Gesù dice del matrimonio e della fedeltà, e fare poi una vita dissoluta non serve a niente... E' un grande insulto all'intelligenza!!!”.
Naturalmente, dobbiamo conoscere Gesù e le scritture, ma poi dobbiamo metterle in pratica se vogliamo avere in noi l'amore di Dio.
Non è facile seguire sempre il Signore, specialmente in questa società, ma dobbiamo provarci. E se Gesù è misericordioso, sempre ci aspetta e ci perdona... non siamo autorizzati a vivere come ci pare e piace commettendo ogni sorta di stupidaggine, tanto poi il buon Dio perdona.
Quindi... un piccolo sforbicino da parte nostra, poi Gesù ci sosterrà lungo il cammino, perché vedendo la nostra buona volontà... vedendo il nostro desiderio di diventare santi, ci aspetterà, ci darà la Sua mano e non ci lascerà mancare nulla di quanto ci è veramente necessario. Diceva bene Jean-Pierre De Caussade in Abbandono alla divina Provvidenza: Quando Dio vive nell'anima, questa deve abbandonarsi totalmente alla sua provvidenza; quando l'anima vive in Dio, essa si munisce con cura e con regolarità di tutti i mezzi che ritiene in grado di condurla a questa unione” e ancora... Non c'è che da adempiere fedelmente gli elementari doveri cristiani e quelli del proprio stato; accogliere con rassegnazione le croci che li accompagnano e sottomettersi all'ordine della Provvidenza in tutto quello che si presenta da fare e da soffrire, senza andarne alla ricerca”.
Allora chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, e quando ci troviamo a dover passare per sconfitte, disfatte che ci fanno cadere le braccia, non spaventiamoci... perché Gesù si trova proprio al centro delle nostre tribolazioni... è lì che Lui ci attende; è lì che Lo incontrimo, è lì che instaura con noi un rapporto di vera amicizia e di vero amore. Mi piace concludere questa mia povera riflessione con un passo tratto dal Discorso 1 sulla risurrezione del Signore del Beato Guerrico d'Igny: Ora, fratelli, quale testimonianza rende la gioia del vostro cuore al vostro amore per Cristo?... Oggi nella Chiesa tanti messaggeri proclamano la risurrezione e il vostro cuore esulta e grida: “Gesù, mio Dio, è vivo, me l'hanno annunciato! A questa notizia, il mio spirito scoraggiato, tiepido e assopito dal dolore, ha ripreso vita. La voce che proclama la buona notizia risveglia dalla morte persino i più colpevoli...” Fratello, l'indizio da cui riconoscerai che il tuo spirito ha ripreso vita in Cristo è questo: Se dice: “Se Gesù è vivo, mi basta!” Parola di fede e ben degna degli amici di Gesù!... “Se Gesù è vivo, mi basta!”
Così sia anche per ognuno di noi.
Pace e bene

Eccomi Signore



Eccomi Signore, un nuovo giorno inizia ed io son qui che aspetto la tua Benedizione: sia su di me la tua grazia affinché io non tema nel cammino che debbo fare.

Le me mani siano operose e le mie labbra siano sempre pronte a ringraziarti: dammi Signore la forza per combattere la mia grande debolezza, quella di non essere mai troppo pronto a fare la tua volontà.

Signore che io non vacilli mai e se mai accadesse, Amami con un amore ancor più grande e cingimi del tuo abbraccio silenzioso.

Io mi ridesterò allora sicuro perché mai Tu permetterai che io mi senta abbandonato… portami dove vuoi ed io verrò con Te.

Indicami Tu la via ed io la seguirò, ma entra su presto nel mio cuore perché è ora che io cominci il mio lavoro: sarà dolce e bello stare insieme, così non sarò mai solo.

Fin dal mio risveglio ti ho cercato, Amato mio, vieni presto a prendere il tuo posto in me, il mio cuore è tuo, mio Gesù.

Santa Caterina Tekakwitha Vergine - Osserneon (Auriesville), New York, 1656 - Caughnawaga, Canada, 17 aprile 1680


 
Caterina Tekakwitha era nata nel 1656 da genitori irochesi nel la regione di Ossernenon, ora nello Stato di New York, dove pochi anni prima i Gesuiti Jogues, Goupil, de La Lande erano stati martirizzati. Rimasta orfana, visse sotto la tutela di uno zio, avverso al cristianesimo. Tuttavia, i principi che la buona mamma, cattolica, aveva instillato in lei e la grazia di Dio fecero crescere in essa l’anelito a divenire cristiana. Nel 1667 l’incontro con tre missionari Gesuiti contribuì a far crescere in lei tale aspirazione: il loro Superiore, P. de Lamberville, decise di conferirle il Sacramento del Battesimo il giorno di Pasqua 1676 con il nome di Caterina (Kateri). Da allora visse con fervore il suo rapporto personale con Cristo crocifisso. L’amore per Gesù era talmente intenso che Caterina, distanziandosi dalle tradizioni tribali degli irochesi, sotto impulso divino non acconsentì ad unirsi in matrimonio con un giovane designato dai capi tribù: essa intendeva vivere in unione con Cristo. Ciò fu motivo di opposizione e minacce alle quali Caterina non cedette; tuttavia nel 1677 fu deciso che essa si trasferisse ad altro villaggio molto lontano, nell’attuale Canada, in cui era presente una fervente comunità di cristiani. Accolta con ammirazione per le sue virtù, contrariamente a tutti gli usi, a Natale 1677 Caterina fu ammessa a ricevere l’Eucaristia. Visse poi ancora tre anni come membro del villaggio dando esempio delle virtù cristiane, specialmente di carità verso le persone sofferenti e bisognose. Convinto della sua purezza e del suo amore per la persona di Cristo, il 25 marzo 1679 il suo direttore, P. Cholenec, le permise di fare al Signore voto di verginità perpetua; fu il primo riconoscimento di questo tipo tra gli indiani del Nord America. Il 17 aprile 1680, consumata dalla febbre, spirò serenamente dicendo come ultime parole: «Gesù, ti amo!»

Stella dei Nativi e Luce brillante per tutti! Noi ringraziamo Dio per il tuo eroico coraggio, la tua costante perseveranza ed il tuo profondo amore per la Croce. Prega per noi affinchè il nostro amore per Cristo si accresca e possiamo imitarti nel seguire la volontà di Dio anche quando sorgono delle difficoltà.
Preghiamo in nome di Cristo. Amen.

giovedì 16 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 5,34-42 - Gli apostoli se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.


  At 5,34-42

In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo.

Parola di Dio
Riflessione

Nelle letture di questi ultimi giorni, notiamo come Dio gestisce tutte le situazioni impensabili per gli uomini prendendosi quasi beffa di loro. Lui, come non mai, è all'opera per far avanzare il Suo Regno, e si avvale della collaborazione degli apostoli ai quali ha dato il potere di compiere miracoli in Suo nome. Questo perché il popolo vedesse la Sua vera potenza e in qualche modo venisse confermata la loro predicazione. Come sappiamo bene noi poveri umani, le parole a volte non bastano, vogliamo vedere qualche fuoco d'artificio, anche se poi, dopo un pochetto finisce il rumore e finisce la festa!!! Dobbiamo stare invece dalla parte vincente, cioè con Gesù, non per ottenere miracoli fisici - comunque sempre graditi ma che a volte confondono le persone - ma per ottenere ciò che Dio ci vuole dare veramente, ossia la guarigione spirituale. Se ci pensiamo bene, quando Dio guarisce il nostro cuore, i problemi fisici o altri, anche se sono un'infinità... vengono visti sotto un'altra luce.
Tornando alla lettura, tutti questi prodigi non vengono visti molto bene dai capi dei sacerdoti... sono letteralmente spaventati al pensiero di perdere il loro potere e, nonostante sappiano che solo nel nome di Dio si possano fare certi miracoli, continuano ad avere più paura degli uomini che del Signore. Stolti!!! E così continua l'odio verso Gesù al tal punto da non chiamarlo con il Suo nome... "Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo" (Atti 5, 28).
Ma Dio sembra quasi burlarsi di loro... perché dietro il consiglio di Gamaliele di risparmiare momentaneamente la vita degli apostoli, c'era Lui. Infatti, questo fariseo riesce a calmare i cari "colleghi" con un pochetto di buonsenso, ricorda loro diverse insurrezioni della storia passata che sono poi svanite nel nulla perché in qualche modo non erano opera di Dio, ma se invece, continua Gamaliele,  tutto quello che stava succedendo era un Suo disegno, allora sarebbero stati guai seri... insomma sarebbero stati belli che fritti!!!
E così, grazie a Gamaliele, per il momento la vita degli apostoli viene risparmiata, ma non vengono lasciati andare a mani vuote... per la loro grande cattiveria e invidia prima del congedo ricevono il "ben servito"... un pacchetto di 39 frustate. Ma gli apostoli sono oramai pronti a soffrire o a morire per il loro Signore, e niente e nessuno poteva farli smettere di predicare Gesù morto e risorto.
La cosa meravigliosa è vedere dopo le frustate la loro gioia... non certo per essere stati massacrati, ma perché in quel modo erano stati resi simili a Gesù... "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi" (Mt 5, 11-12)... Hanno osservato quindi, in tutti i sensi, le parole di Gesù... e pensare che sembravano poco attenti!!!
Proviamo anche noi a non farci abbattere dai problemi di ogni giorno, proviamo a sorridere anche quando agli occhi del mondo non è il caso... perché Gesù può risolvere ogni nostra difficoltà, materiale o spirituale, in modo sorprendente, quando e come a Lui piacerà... e se non lo fa o ci lascia attendere, non vuol dire che ha perso i Suoi "poteri", ma semplicemente perché ha in mente un altro disegno, migliore, perché vuole renderci forti nelle nostre debolezze. E come diceva bene San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (12, 10) “Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.”
Allora preghiamo in continuazione il buon Dio di aumentare la nostra fede, in modo da essere luce nel mondo e non una lampadina da 15 watt!!!
Pace e bene

Riflessione di Eugenio Pramotton - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3, 16-21 - Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.



Gv 3, 16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Riflessione

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Questo significa che se Dio non avesse mandato il suo Figlio nel mondo noi saremmo tutti perduti, la nostra vita non avrebbe alcun senso, noi brancoleremmo nelle tenebre combinando disastri, guai, ingiustizie, violenze, abomini… Ma i guai, le ingiustizie, le violenze, gli abomini ci sono stati, ci sono e ci saranno anche se il Figlio unigenito di Dio è venuto nel mondo; quindi, bisogna dire che non basta che il Figlio di Dio sia presente nel mondo, ma occorre anche che noi lo ascoltiamo e lo accogliamo, è necessario che noi crediamo in Lui. Non basta che ci sia la luce nel mondo, bisogna che noi la desideriamo e la cerchiamo, perché la luce ci è necessaria più di qualunque altro bene sulla terra. Cosa ci serve infatti avere molti beni, cosa ci serve poterne avere sempre di più, cosa servono le nostre relazioni, le nostre attività, i nostri divertimenti, se non sappiamo che senso dare a tutto il nostro agitarci?
Non solo, ma per poco che ci fermiamo a riflettere, possiamo sapere in maniera certissima che tutto quello che abbiamo ci verrà tolto. Se, fra un impegno e l'altro ci fermiamo a riflettere, non possiamo non vedere, non possiamo non sentire che qualcosa non va in noi e nel mondo, non possiamo non sentire un certo disagio, una certa inquietudine… è come se sulla nostra vita e su quella del mondo pesasse una maledizione, una condanna. Ma noi facciamo di tutto per non pensare a queste cose, facciamo di tutto per non ammettere che siamo dei disgraziati, poveri, ciechi, nudi, cattivi… ecco perché il vangelo non ci dice niente, ecco perché Gesù non è conosciuto e non è amato, perché Lui e le sue parole si rivolgono a coloro che sentono che c'è qualcosa che non va, sentono che stanno andando verso la perdizione, verso il non senso, l'assurdità e la morte; ma chi non bara, chi non si tappa le orecchie, chi non resiste alla Luce, che in un primo tempo mostra in maniera inequivocabile e implacabile la nostra poco brillante situazione, è nelle disposizioni giuste per sentire l'annuncio di una “buona novella”: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
E la prima cosa da credere è che, per quanto la nostra situazione possa apparire tragica, senza vie d'uscita, senza speranza, Gesù vuole e può salvarci, Gesù può impedire che le tenebre e la morte abbiano l'ultima parola, Lui può sollevare il nostro sguardo e aprire il nostro cuore per accogliere una vita che non è di questo mondo, Gesù vuole donarci una vita che Lui solo possiede ed è una vita eterna. Ma se non crediamo in Lui la condanna che pesa su di noi farà il suo corso, se non crediamo che Lui solo può donarci la vita eterna, quello che ci attende è la morte eterna perché non abbiamo creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
 
Eugenio Pramotton

mercoledì 15 aprile 2015

Guarda la stella, invoca Maria



Madoninna nella comunità Foyer de Charité -La Salera- Casa per esercizi spirituali - EMARESE – (AOSTA) - Un'oasi di preghiera e di pace


O tu che nell’instabilità continua della vita presente
t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti,
tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella
se non vuoi essere travolto dalla bufera.
Se insorgono i venti delle tentazioni
e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni,
guarda la stella, invoca Maria!
Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione,
della calunnia e dell’invidia
ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria!
Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo
squassano la navicella della tua anima,
volgi il pensiero a Maria!
Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati,
confuso per le brutture della tua coscienza,
spaventato al terribile pensiero del giudizio,
stai per precipitare nel baratro della tristezza,
e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria!
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità,
pensa a Maria, invoca Maria!
Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore.
E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi.
Se la segui non ti smarrirai,
se la preghi non perderai la speranza,
se pensi a lei non sbaglierai.
Sostenuto da lei non cadrai,
difeso da lei non temerai,
con la sua guida non ti stancherai,
con la sua benevolenza giungerai a destinazione.
 
S. Bernardo


lunedì 13 aprile 2015

MADRE, STRINGIMI A GESÙ!


Madonnina nella grotta -Foyer de Charité – Salera - EMARESE – (AOSTA)

O Maria, Madre mia, conservami
il fervore di spirito, il buon gusto
e la squisitezza nel fare il bene.
Il mio pensiero ritorni spesso a te,
di te parli la mia bocca,
a te sospiri il mio cuore.
Fammi umile e sarò santo.
Illumina la mia mente con le verità
che riguardano te e il Figlio tuo.
Introducimi nel Cuore di Gesù,
meta ultima degli affetti miei.
O Madre, stringimi a Gesù
e aiutami a diventare
pazzo d’amore per Lui. Così sia.

(S. Giovanni XXIII)