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venerdì 1 maggio 2015

L’UMILTA - S. Francesco di Sales: La Filotea: Parte III



Capitolo IV - L’UMILTA’ ESTERIORE
Disse il profeta Eliseo ad una povera vedova: Prendi tutti i vasi vuoti che hai e riempili d’olio. Per ricevere la grazia di Dio nei nostri cuori, dobbiamo vuotarli di noi stessi. Il gheppio, stridendo e fissando gli uccelli da preda, li mette in fuga per una forza misteriosa; per questo è il preferito delle colombe, che vicine a lui si sentono sicure. Allo stesso modo l’umiltà respinge Satana e conserva in noi le grazie e i doni dello Spirito Santo. E’ per questo che i Santi, e in modo particolare il Re dei Santi e sua Madre, onorano e amano l’umiltà più di tutte le altre virtù morali.
Sono diverse le ragioni per le quali dobbiamo considerare vana la gloria che ci viene attribuita: o perché non è in noi, o anche perché, pur essendo in noi, non è nostra; o anche perché, pur essendo in noi ed essendo nostra, non è meritata. La nobiltà della stirpe, il favore dei potenti, la popolarità, sono glorie che non hanno radice in noi, ma o nei nostri predecessori o nella stima degli altri. C’è gente che va superba e altera perché cavalca un bel destriero, perché ha un bel pennacchio sul cappello, perché indossa vestiti meravigliosi. Non ti pare che quella gente sia un po’ matta? Se proprio vogliamo parlare di gloria, spetta al cavallo, allo struzzo, al sarto. Ci vuole proprio un bel coraggio per prendere in prestito un po’ di stima da un cavallo, da una piuma, da una piega dell’abito!
Altri si sentono importanti e si danno delle arie per un bel paio di baffi all’insù, per una barba ben curata, per i capelli ricciuti, per le mani delicate; perché sanno danzare, giocare, cantare; e non ti pare che anche questi abbiano una rotellina fuori posto? Vorrebbero aumentare il proprio pregio e la propria reputazione con cose frivole e insulse!
Ci sono poi quelli che, per quel poco che sanno, esigono onore e rispetto dal mondo intero; tutti dovrebbero, secondo loro, precipitarsi a imparare qualcosina alla loro scuola. Loro si sentono maestri, la gente li considera soltanto dei pedanti. Ci sono anche quelli che sono convinti di essere molto belli e credono che tutti li corteggino.
Tutto ciò è tremendamente vuoto, sciocco e senza senso; la gloria che proviene da "valori" così insignificanti deve essere ritenuta vana, sciocca e frivola.
Il bene vero si conosce come il vero balsamo: la prova della genuinità del balsamo si fa distillandolo nell’acqua; se va a fondo e rimane sommerso è valutato finissimo e prezioso. Allo stesso modo per sapere se un uomo è veramente saggio, sapiente, generoso, nobile, bisogna vedere se le sue doti tendono all’umiltà, alla modestia, al nascondimento; in tal caso si tratta di doti genuine; ma se galleggiano e si mettono in mostra sono false e tanto maggiori saranno gli sforzi che faranno per farsi notare, tanto più sarà evidente che non sono doti autentiche.

giovedì 30 aprile 2015

Volontari dell'amore I – Tratto dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curati da Don Liborio Tambè



PRESENTAZIONE
1° - Il mondo di oggi attraversa una crisi profonda, estesa a tutti i livelli (religioso, morale, ambientale, socio-economico, politico).
Lo intuiscono tutti: Siamo ad una svolta epocale, foriera di radicali trasformazioni.
A noi il grandioso compito di farla svolgere positivamente,
orientandola verso più luminosi traguardi:
A noi, cioè agli “uomini di buona volontà”: ce n’è tanti ancora oggi nel mondo, nonostante le apparenze negative.
Il momento è grave e solenne…e la lotta è decisiva.
L’avanzata del “maligno” sembra, a prima vista, inarrestabile:
Il tentativo diabolico di strappare Dio dalle coscienze, dalle famiglie e dalla società si fa sempre più subdolo e insidioso.
L’umanità sembra impazzita, dietro agli idoli del     consumismo  e dell’edonismo più aberranti e invadenti.
La corruzione sembra sia penetrata in ogni settore e in ogni ambiente.
Il livello morale, in gran parte della gente, si va notevolmente abbassando, fino a giustificare qualsiasi comportamento, anche il più disonesto.

LA VIA MAESTRA DELLA SANTA CROCE – Imitazione di Cristo – Libro II - Capitolo XII



  1.     Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: "allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell'anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.
  2.     Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va' pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell'anima qualche tribolazione interiore. Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza. Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l'alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno. 

martedì 28 aprile 2015

Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d'Italia - Siena, 25 marzo 1347 - Roma, 29 aprile 1380 - Tema: Amore e riforma della Chiesa



«Nella complessa storia dell’Europa, il cristianesimo rappresenta un  elemento centrale e qualificante, affermava il beato papa Giovanni  Paolo II, il 1° ottobre 1999, quando proclamò patrone d’Europa le sante Brigida di Svezia, Caterina da Siena e Teresa Benedetta della Croce... La fede cristiana ha plasmato la cultura del continente e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia... Innumerevoli sono i cristiani che con la loro vita retta ed onesta, animata dall’amore di Dio e del prossimo, hanno raggiunto nelle più diverse vocazioni consacrate e laicali una santità vera e grandemente diffusa, anche se nascosta. La Chiesa non dubita che proprio questo tesoro di santità sia il segreto del suo passato e la speranza del suo futuro... Il ruolo di santa Caterina da Siena negli sviluppi della storia della Chiesa e nello stesso approfondimento dottrinale del messaggio rivelato ha avuto riconoscimenti significativi, che sono giunti fino all’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa [da parte del papa Paolo VI, il 4 ottobre 1970]».
Figlia di un tintore, Iacopo Benincasa, e di sua moglie, Lapa, Caterina e la sua sorella gemella Giovanna nascono a Siena, in Italia, il 25 marzo 1347. Vengono al mondo dopo ventidue fratelli e sorelle. Giovanna muore non molto tempo dopo e, nel 1348, i genitori Benincasa adottano un giovane orfano di dieci anni, Tommaso della Fonte. Fin dalla sua infanzia, Caterina prova un’attrazione profonda per Dio e per Maria. All’età di appena cinque anni, recita con fervore l’“Ave Maria”, che si diverte a ripetere su ogni gradino salendo o scendendo le scale. In seguito, non smetterà di raccomandare il ricorso a Maria in ogni occasione: «Maria è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia. Ella non è ingrata a chi la serve.» Intorno all’età di sei anni, ha una visione di Cristo che la benedice. Questa esperienza rafforza il fervore di Caterina. L’educazione religiosa che riceve comprende letture di vite di santi, di eremiti o di padri del deserto, che cerca in seguito di imitare con una vita di ascesi e di solitudine. L’attrazione di Caterina per l’ordine dei Domenicani cresce quando Tommaso entra nel noviziato San Domenico nel 1353. All’età di sette anni, Caterina fa voto di castità.

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-30 - Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.


 
 Mt 11, 25-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore


Riflessione

Una bellissima preghiera, quella di Gesù nel Vangelo di oggi. Con essa Lui ringrazia Suo Padre per aver preferito rivelare il Suo messaggio alle persone umili che non hanno un'istruzione particolare ma sono aperte, vogliono ascoltarlo e metterlo in pratica, anziché alle persone convinte di sapere tutto. Queste infatti, hanno le menti talmente chiuse e ancorate alle proprie convinzioni che non riescono a vedere oltre il naso. E di scribi e farisei, come allora, è pieno il mondo anche oggi.
I piccoli, tanto amati da Gesù, non sono solo i bambini secondo l'anagrafe, ma tutte le persone che in qualche modo si lasciano fare, si lasciano usare come strumento da Dio senza mettere nessun muro davanti, non solo, ma non si fanno prendere dalla fretta e dalla voglia di ottenere tutto e subito. Così infatti si comportano sì i bambini, ma quelli superbi e capricciosi. A volte sono così anch'io... Mi piace ricordare un passo di Santa Teresa di Lisieux in “La storia di un'anima”: «Poiché ero piccola e debole, il Signore si abbassava verso di me e mi istruiva in segreto sulle cose del suo amore. Se i sapienti che hanno passato la vita nello studio fossero venuti a interrogarmi, senza dubbio sarebbero rimasti stupiti di vedere una ragazza di quattordici anni comprendere i segreti della perfezione, i segreti che tutta la loro scienza non riesce a scoprire, perché per possederli bisogna essere poveri di spirito». Teresina con queste parole ci insegna a credere veramente in Gesù, alla Sua misericordia e alla Sua provvidenza. Lei infatti in tanti momenti di difficoltà non si è mai lasciata scoraggiare, ma la fede in Gesù le ha dato la forza necessaria per superare tutto.
E' vero anche che noi viviamo in una società in cui abbondano tanti problemi, tante difficoltà, tanta indifferenza, ma Gesù oggi dà alle tante anime stanche una meravigliosa parola di conforto... “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Dobbiamo accettare questo invito e non lasciarcelo scappare, perché solo il buon Dio può regalarci la pace e la gioia del cuore e della mente. Una mente riposata infatti non si trova, come molti pensano, in uno stato di torpore, ma in uno stato di grazia. E' come un mare in tempesta... le onde si infrangono sugli scogli con violenza, ma sotto le acque sono tranquille e piene di pesci che scorrazzano beati.
Gesù ha molta simpatia per le anime in difficoltà, Lui che le ha vissute in prima persona. Gesù aiuta chi si impegna nel superare le tentazioni, come quella di voler prendere in mano le redini della propria vita. Questa è una lezione di umiltà e di mitezza che Gesù ci da.
Le nostre difficoltà infatti, iniziano a essere leggere nel momento in cui diventiamo consapevoli che la “croce” che portiamo è quella di Gesù, e che l'amore Suo renderà leggero questo peso... è Lui stesso infatti che porta la nostra Croce.
Pace e bene

INNO AL SANGUE - Santa Caterina da Siena



Al nome di Gesù Cristo Crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo Padre in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sposo vero della Verità e seguitatore e amatore di essa Verità. Ma non veggo il modo che possiamo gustare e abitare con questa Verità se noi non conosciamo noi medesimi. Perché nel conoscimento di noi, in verità conosciamo noi non essere, ma troviamo l'essere nostro da Dio, vedendo che egli ci ha creati alla immagine e similitudine sua (cfr. Gen. 1, 26). E nel conoscimento di noi troviamo ancora la re creazione che Dio ci fece, re creandoci a Grazia nel sangue dell'Unigenito suo Figliolo; il quale sangue ci manifesta la verità di Dio Padre. La verità sua fu questa; che egli ci creò per gloria e lode del nome suo e perché noi partecipassimo l'eterna bellezza sua, perché fossimo santificati in lui. Chi cel dimostra, che questo sia la verità? Il sangue dello immacolato Agnello. Dove troviamo questo sangue? Nel conoscimento di noi. Noi fummo quella terra dove fu fitto il gonfalone della croce: noi stemmo come vasello a ricevere il sangue che correva giù per la croce. Perché fummo noi quella terra? Perché la terra non era sufficiente a tenere ritta la croce; anco, avrebbe rifiutata tanta ingiustizia; né chiovo era sufficiente a tenerlo confitto e chiavellato, se l'amore ineffabile che Egli aveva alla salute nostra non l'avesse tenuto. Sicché dunque l'affocata carità verso l'onore del Padre e la salute nostra, il tenne. A dunque fummo noi quella terra che tenemmo ritta la croce e siamo il vaso che ricevemmo il sangue.
Chi conoscerà e sarà sposo di questa Verità, troverà nel sangue la Grazia, la ricchezza e la vita della grazia; e troverà ricoperta la nudità sua e vestito del vestimento nuziale del fuoco della carità, intriso e impastato sangue e fuoco, il quale per amore fu sparto e unito con la Deità.
Nel sangue si pascerà e notricherà di misericordia; nel sangue dissolve la tenebra e gusta la luce; perché nel sangue perde Ia nuvola dell'amore proprio sensitivo e il timore servile che dà pena: e riceve timore santo e sicurtà nel divino amore, il quale ha trovato nel sangue...
Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel sangue, e inebriatevi del sangue, e saziatevi del sangue, e vestitevi di sangue. E se foste fatto infedele, ribattezzatevi nel sangue; se il demonio v'avesse offuscato l'occhio dell'intelletto, lavatevi l'occhio col sangue; se foste caduto nell'ingratitudine dei doni non conosciuti, siate grato nel sangue... Nel caldo del sangue dissolvete la tepidezza; e nel lume del sangue caggia la tenebra, acciocché siate sposo della Verità.

Epistolario 111, Lettera 102

lunedì 27 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10, 22-30 - Io e il Padre siamo una cosa sola.







Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore
Riflessione

Ci risiamo!!! Ecco l'ennesimo interrogatorio di terzo grado sull'identità di Gesù da parte dei Giudei.
"Ei tu... fino a quando hai intenzione di tenerci all'oscuro?... Sei o non sei il Cristo?".
Che barba... che noia... Sempre le stesse domande, avrà pensato Gesù!!! Certo che le zanzare sono meno fastidiose!!!
A questo punto, Gesù dà una risposta a mio avviso un po' forte che avrebbe fatto affondare chiunque, ma loro, imperterriti, resistono...
In poche parole dice loro che, siccome non riescono a riconoscerlo per quello che è nonostante le sue opere, non appartengono al Suo gregge. Bella mossa Gesù!!! Infatti, chi appartiene a Cristo ascolta e riconosce la Sua voce e Lo segue. E' come se avesse tatuato un marchio di appartenenza, un marchio indelebile... chi lo porta, anche se sarà tormentato da dubbi di ogni sorta, resisterà.
Ma quando noi siamo tormentati dai dubbi? Quando non ci fidiamo di Gesù, ma di noi stessi... Quando ci facciamo prendere dal pessimismo e dallo sconforto, quando vogliamo mollare tutto e fare di testa nostra... Quando tutto ci sembra perduto e non riusciamo a vedere una via d'uscita... Quando guardiamo intorno a noi e iniziamo a invidiare gli empi. Quando ci domandiamo se la decisione di amare il Signore sia stata una scelta giusta... Così, alla fine, peggioriamo la situazione... "Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima" (Lc 11, 24-26). In questi momenti stai male... allora preghi, gemi e invochi il Signore. Se poi hai la fortuna di avere accanto una persona speciale che ti aiuta... questi attimi, che sembrano non finire mai, finiscono... e chiedi perdono a Dio perché, in qualche modo, lo hai tradito. Ma dopo si è più forti di prima e si continua ad andare avanti e a lottare. Ricominci a sorridere e a sperare. Attenzione... questo nostro rialzarci velocemente fa imbufalire chi, come i Giudei, continua a voler stare nel dubbio; allora iniziano a fare il loro gioco preferito: cercare di trovare una breccia per colpirti, a questo scopo usano diverse tattiche. Iniziano a cercare difetti dove non ci sono e, qualche volta, li inventano pur di screditarti... mettono in dubbio ogni cosa che fai... cercano di demolire le tue speranze e i tuoi sogni. Vogliono insomma che tu diventi come loro. Si ritengono talmente perfetti che non provano minimamente a mettersi in discussione, continuano così a percorrere vie tortuose e, come centrifughe ambulanti, ruotano intorno al loro ombelico a velocità incredibili.
Ma chi cerca in tutti i modi di seguire Cristo fra sofferenze e incomprensioni, non verrà mai abbandonato da Lui. Lui non permetterà che vincano le tenebre, ne sono certa... "Il Signore è buono con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca" (Lam 3, 25).
Il Signore conosce il nostro desiderio di fare il bene e conosce anche il nostro dolore, il nostro rammarico per quei momenti in cui non ci siamo fidati di Lui.
Preghiamo sempre il buon Dio di rafforzare la nostra fede, preghiamolo di continuare a disturbarci... perché chi non vuole essere disturbato da Gesù, ma vuole vivere come gli pare e piace, percorre una via molto pericolosa.
Voglio concludere con una bellissima preghiera:

O Dio, fonte di ogni bene,
che esaudisci le preghiere del tuo popolo
al di là di ogni desiderio e di ogni merito,
effondi su di noi la tua misericordia:
perdona ciò che la coscienza teme
e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.

Pace e bene

Dagli Atti degli Apostoli -At 11, 1-18 - Dio ha concesso anche ai pagani che si convertano perché abbiano la vita.


 
At 11, 1-18
In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
Parola di Dio
Riflessione

Pietro, raccontando la visione della tovaglia con sopra gli animali, si è voluto difendere dalle accuse di chi lo criticava aspramente per aver accolto l'ospitalità degli abitanti di Cesarea, reputati dagli stessi discepoli di Gesù persone non degne di essere avvicinate, tanto meno di essere convertite.
Ed ecco i due primi partiti politici!!!... I circoncisi e i non circoncisi. Noi, poi, ci siamo fatti prendere la mano e li abbiamo fatti crescere di numero!!!
Dobbiamo imparare molto dal comportamento di Pietro in quella circostanza. Quando infatti ci troviamo difronte a persone che non vogliono schiodarsi dalla loro posizione, dalle loro polemiche o presunzioni, l'unico modo per convincerle è raccontare storie realmente vissute da noi... cose che sappiamo non, "per sentito dire", ma per l'esperienza o le esperienze attraverso cui Dio ci ha condotto o ci conduce. Questa infatti è la testimonianza che inchioda gli increduli... e se non ce ne vengono in mente... è meglio tacere e stare al nostro posto, perché raccontare le storie degli altri o farle proprie, non risulta molto efficace per convincere i dubbiosi.
Succede allora che qualcuno, nel sentire queste esperienze personali rimanga turbato, altri invece sono indotti a riflettere.
Certo, a volte è rischioso parlare delle nostre esperienze con Dio. Abbiamo infatti paura che queste storie vengano rifiutate... una paura infondata, perché Dio ci dice di non temere.
Tanti di noi hanno delle esperienze da raccontare. Inoltre, fare memoria del passato, ricordare i tempi bui, serve a farci scoprire che Gesù era con noi e ci aiutava a superare quei momenti, anche se noi non lo sapevamo...
Guardare sia indietro sia avanti con la luce della fede, serve a farla crescere e a incoraggiarci a procedere con fiducia nel cammino.
Per Pietro quindi, l'esperienza della visione, condivisa con gli altri discepoli, era guardare avanti con fede... la sua missione infatti era quella di far crescere la Chiesa e far conoscere Dio a tutti, senza distinzione di razza o religione. Pietro, non si lascia quindi intimorire dalla situazione nuova in cui il Signore lo conduce, anche se poi, qualche tempo dopo, gli verrà la fifa... e inciamperà nuovamente.
Questo apostolo inizia a piacermi sempre di più... in qualche modo mi conforta e mi dà buone speranze!!!
Poco tempo dopo infatti, Pietro avrà paura delle critiche della gente e eviterà di mangiare insieme a dei pagani. Questa sua "deffaillance" non è piaciuta molto all'apostolo Paolo e, se non ricordo male, hanno avuto dei contrasti per questo.
Torniamo alla lettura. Pietro racconta la sua visione e i suoi sentimenti... ossia la sua sensazione di imbarazzo e di disgusto nell'osservare gli animali "impuri" sulla tovaglia, e che, secondo l'ordine della voce udita, doveva uccidere e mangiare; lui protesta contro questo ordine rispondendo che non avrebbe mai e poi mai fatto entrare niente di zozzo nel suo corpo. Pietro... Pietro... ma l'esperienza passata, dove l'hai lasciata?... MAI DIRE MAI!!!... E così, dopo che la voce per ben tre volte gli ha detto: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”, dopo il suo disgusto e le sue proteste, la risposta dal cielo alla fine arriva... “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”... non solo... la visione si concretizza. In quel momento infatti tre uomini bussano alla porta, proprio come i tre ripetuti richiami della tovaglia, ma la loro tovaglia è l'invito a Pietro di andare a casa di un ufficiale pagano. Questo ufficiale stava pregando in casa sua proprio nello stesso momento in cui Pietro stava pregando sul terrazzo. Come Sara e Tobia!!!...
La preghiera di entrambi quindi, anche se fatta in città diverse, sale a Dio nello stesso momento e viene accolta all'istante. E così Pietro, senza esitare, obbedisce a Dio e va. Racconterà poi agli altri discepoli come lo Spirito Santo sia sceso su tutta la famiglia dell'ufficiale. A questo punto tutti si rassicurano, perché si ricordano le parole del loro Gesù: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”... E così, accogliendo con stupore questo fatto, iniziano a lodare Dio per ciò che aveva compiuto.
Allora anche noi, come Pietro, proviamo a lasciarci guidare dalla voce di Dio, proviamo a essere più docili ai Suoi richiami perché, senza accorgercene, ci troveremo ad aver compiuto ciò che Dio voleva... non solo, Lui ci farà vedere anche gli esiti del nostro “SI”.
La cosa bella è che Pietro non ha cercato nessuno... stava tranquillamente pregando sul terrazzo di casa. Quante volte sarà capitato a noi di stare in un angolo a pregare e poi... abbiamo sentito il campanello suonare o abbiamo ricevuto una mail... e la nostra vita ha preso una direzione nuova o è stata trasformata? E se di primo acchito pensi: "Mò sì... che sono inguaiata!!!"... Lasciamoci fare, perché se nessuno di noi ha cercato volutamente una certa situazione, il buon Dio ha già la soluzione. Noi no... ma Lui si!!!
Pace e Bene

giovedì 23 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6, 52-59 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.




Gv 6, 52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Parola del Signore

Riflessione

Gesù oggi, come allora, chiede a tutti una cosa... diciamo pure una clausola: per entrare nel Suo Regno dobbiamo accettare la Sua Persona.
Mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue significa entrare in comunione con Gesù, significa seguirLo, significa credere nella Sua Parola e agire di conseguenza. Solo se partecipiamo a questa comunione con Lui, vivremo, penseremo e agiremo come Lui.
Oggi, purtroppo, non sempre chi si avvicina all'Eucarestia dà il giusto valore a questo Dono, troppo spesso Lo si riceve con molta superficialità. Diceva bene San Giovanni Paolo II: “L'Eucarestia è un dono troppo grande per sopportare ambiguità e diminuzioni”.
Quando assisto a certi comportamenti tiepidi in Chiesa, mi viene una tristezza e penso: povero Gesù... cosa deve vedere!!!... Persone che entrano in casa Sua e non salutano a dovere il padrone di casa... persone che vanno dritte alla statua del primo Santo e iniziano a versare monetine nella cassetta... persone che fanno il segno della croce tanto velocemente da farti venire il capogiro... persone che chiacchierano con il vicino come se stessero su una panchina dei giardini pubblici... senza curarsi di chi a fianco a loro prega in silenzio... persone che durante la liturgia continuano a parlottare e poi, all'improvviso, con tanta nonchalance, si alzano e prendono la comunione. Allora mi domando: ma con quale fervore, con quale amore, con quale animo puro prendono il Signore?
E' vero che nessuno di noi è degno di un simile dono, è vero anche che siamo tutti dei poveretti, ma accostarci a questo fuoco con una tuta antincendio significa non volerci far bruciare da questo amore incandescente.
Come si fa a non tremare sentendo le parole del sacerdote: “La comunione del Tuo corpo ed del Tuo sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per noi giudizio di condanna, ma per la Tua misericordia, sia rimedio di difesa dell'anima e del corpo”. Io tremo... e non mi vergogno. Il mistero è infatti troppo grande per rimanere insensibili... ma sto in silenzio, e, consapevole delle mie fragilità, mi affido completamente all'unica persona che possa rendermi libera, che mi ridà la dignità di figlia di Dio. Una figlia di Dio che desidera essere amata e amare, una figlia di Dio consapevole di non saper amare come Lui.
Proviamo allora noi cristiani a recuperare il fervore eucaristico. Noi cattolici siamo molto fortunati... nessuna religione ha un simile dono. Dio si unisce a noi per stabilire una relazione d'amore unica e speciale. Lui ci ama così tanto e vuole che diventiamo come dei gemelli omozigoti nel grembo di Sua madre... che ci nutriamo dalla stessa placenta così da avere il necessario per vivere e per crescere.
Ascoltiamo Sant'Agostino quando dice: “Perciò fratelli, non esitiamo a mangiare un tale pane nel timore di consumarlo interamente e non trovare poi di che mangiare. Si mangi il Cristo: mangiato, è vivente, perché, ucciso, è risorto”.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra piccola fede, e chi ha avuto la grazia di conoscere chi è veramente Gesù, preghi per tutti i fratelli, affinché Dio possa ammorbidire un pochetto i loro cuori, perché possa incendiarli con il fuoco del suo amore e possa aumentare la cerchia dei Suoi amici... che al momento non sono tanti!!!
Ascoltiamo infine un bellissimo consiglio di San Giovanni Bosco: Dopo la S. Comunione, trattenetevi almeno un quarto d'ora a fare il ringraziamento. Sarebbe una grave irriverenza se, subito dopo aver ricevuto il Corpo-Sangue-Anima-Divinità di Gesù, uno uscisse di chiesa o, stando al suo posto, si mettesse a ridere, chiacchierare, guardare di qua e di là per la chiesa....
Pace e bene

martedì 21 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 8,1-8 - Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.


 
At 8,1-8
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa.
Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.

Parola di Dio
Riflessione
Il martirio di Stefano non placca gli animi delle persone che non avevano riconosciuto Gesù come il Messia. Assettate infatti di odio e di vendetta, scatenano contro la Chiesa di Gerusalemme uno tsunami.
Mi sa che Satana continuava ad avere problemi di insonnia in quel periodo... non dormiva un attimo!!!
E così scatena una grande persecuzione contro i cristiani. Famiglie intere vengono trascinate in prigione, altri, più fortunati, tanto per dire... riescono a scappare. Immaginiamo l'angoscia di questi fratelli... devono infatti abbandonare le loro case, gli amici, il poco che avevano, insomma, tutto... e andare all'avventura, in un paese nuovo, che non parla la stessa lingua... devono far fronte a una serie di turbolenze non facili da gestire e da sopportare.
Anche oggi tanti stranieri, che in molti paesi del mondo sono perseguitati per motivi religiosi o politici e vanno da una parte all'altra del mondo sopportando tanti disagi e sofferenze, possono trovare solidarietà nelle persecuzioni dei primi cristiani.
Eppure i cristiani della lettura di oggi che si disperdono, non si lasciano scoraggiare o intimorire troppo, ma continuano a edificare la Chiesa di Dio... “Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola”. Questo è un bellissimo insegnamento per noi, perché quando c'è una persecuzione di qualsiasi genere, dobbiamo pensare che l'opera di Dio non viene ostacolata, ma misteriosamente progredisce con il concorso di uomini e circostanze impensabili e imprevedibili.
Gli Apostoli, invece, rimangono con vero coraggio in città. Si prendono così cura dei pochi rimasti e vanno a consolare e ad aiutare quelli che erano tenuti in carcere con chissà quante cattiverie.
E mentre uomini pii seppellivano Stefano, un uomo di nome Paolo di Tarso cercava con tutta la sua forza di seppellire la Chiesa. Quindi, le persecuzioni non ci devono impedire di continuare a spargere il profumo di Cristo, ma devono stimolarci ad andare dove Dio ci manda, perché, guidati da Lui, possiamo far conoscere Cristo in ogni luogo. Allora non dobbiamo temere... dobbiamo fidarci di Lui in ogni situazione. Non sempre è facile, perché tutti abbiamo un po' paura del futuro, soprattutto quando non abbiamo la minima idea di dove il Signore voglia condurci, ma ci deve consolare il fatto che Lui ha le idee molto chiare... sa ciò che fa. Gesù non ha problemi di miopia e ha sotto controllo ogni vicenda!!!
Abbiamo tanti motivi per avere fede in Dio!!! Permettiamogli di modellarci a Sua immagine, cerchiamo di percepire in ogni vicenda il Suo profumo, e Lui lo diffonderà anche su quelli che ci stanno accanto. Pazienza dobbiamo avere!!! Una foresta non spunta all'improvviso!!!
La cosa bella è vedere la gioia nella città di Samaria, dove Filippo inizia a predicare la salvezza di Cristo. Questa gioia non è altro che il risultato della rinuncia a noi stessi, perché nel momento in cui ci dichiariamo peccatori e mettiamo Dio al primo posto, la gioia si impadronisce del nostro cuore. Infatti, quando una persona si rende conto di essere stata salvata, la gioia è grande come quella degli abitanti di Samaria.
Pace e bene