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venerdì 8 maggio 2015

La nube della non-conoscenza


O Dio, che vedi i segreti dei cuori
e conosci i nostri pensieri,
infondi in noi il tuo Spirito santo,
perché purificati nell’intimo,
possiamo amarti con tutta l’anima
e celebrare degnamente la tua lode.
Amen.

PROLOGO

Nel nome del Padre
e del Figlio
e dello Spirito Santo.

Chiunque tu sia a essere venuto in possesso di questo libro (forse è di tua proprietà o semplicemente l’hai in custodia o lo devi consegnare ad altri oppure lo tieni in prestito), con tutta l’energia e la forza compatibili con il vincolo della carità ti prego e ti scongiuro, per quel che sta alla tua volontà e saggezza, di non leggerlo e di non farne menzione ad alcuno, scrivendone o parlandone, e di fare in modo che nessuno lo legga, ne scriva o ne parli, a meno che si tratti di uno che, a tuo giudizio, è veramente intenzionato a seguire Cristo in maniera totale e perfetta. E a seguirlo non solo nella vita attiva, ma fino al punto massimo della vita contemplativa a cui può giungere in questa vita, per grazia di Dio, l’anima perfetta ma ancora legata a questo corpo mortale. Inoltre, dovrebbe essere uno che, a tuo avviso, già da molto tempo mette in pratica quelle virtù della vita attiva che lo rendono adatto alla vita contemplativa. In caso contrario, questo libro non gli si addice in alcun modo.
E ancora ti prego e ti scongiuro con l’autorità che proviene dalla carità: se mai uno dovesse leggere, scrivere o parlare di questo libro oppure sentirlo leggere o sentirne parlare da altri, imponigli, come io faccio con te, di leggerlo in tutta la sua interezza. Può darsi, infatti, che ci sia qualche argomento, all’inizio come in mezzo, lasciato in sospeso e non trattato con la dovuta completezza in quel particolare contesto: sicuramente lo si farà più avanti, tutt’al più alla fine del libro. Cosicché, se uno dovesse vedere un certo brano e non un altro, potrebbe facilmente cadere in errore. Perciò, per evitare un simile errore, prego sia te che gli altri, per amore di Dio, di fare quanto ho detto.
Non era affatto nelle mie intenzioni che i ciarloni, gli adulatori, i falsi modesti, i criticoni, i pettegoli, i maldicenti, i linguacciuti e ogni sorta di mettimale vedessero questo libro. Non è per essi che ho scritto. Per questo vorrei che ne facessero a meno loro e anche tutti quegli uomini, dotti o ignoranti, che sono semplicemente curiosi. Sì, fossero anche buone persone, eccellenti nella vita attiva, questo libro non fa per loro.
Non così per quelli che, sebbene «attivi» come forma esteriore di vita, tuttavia per ispirazione dello Spirito di Dio, i cui giudizi sono insondabili, si trovano ben pronti per grazia ad avere parte, non di continuo, come nel caso dei veri contemplativi, ma di quando in quando, alle profondità della contemplazione. Se fossero uomini di tal genere a vedere questo libro, ne trarrebbero sicuramente, per grazia di Dio, un grande conforto.
Questo libro si divide in 75 capitoli, l’ultimo dei quali indica dei segni ben sicuri attraverso cui l’anima può verificare se è veramente chiamata da Dio al lavoro della contemplazione, oppure no.
Amico spirituale in Dio, ti prego e ti scongiuro di considerare, con la dovuta attenzione, le modalità e il cammino della tua vocazione. E ringrazia Dio di tutto cuore, così che tu possa, in forza della sua grazia, star ben saldo in quello stato, grado e modo di vita che hai intrapreso generosamente contro tutte le astuzie e gli assalti dei nemici materiali e spirituali, e possa così ottenere, in premio la corona della vita eterna.

Colloquio con Motovilov - SERAFIM DI SAROV

 



Era un giovedì. Il cielo era grigio. La terra era coperta di neve. Spessi fiocchi continuavano a turbinare nell’aria quando Padre Serafino iniziò a conversare con me in una radura vicina al suo «piccolo eremitaggio» di fronte al fiume Sarovka che scorreva ai piedi della collina. Mi fece sedere sul ceppo d’un albero da poco abbattuto mentre lui si rannicchiò di fronte a me.
Il Signore mi ha rivelato — disse il grande starez — che dalla vostra infanzia avete sempre desiderato sapere quale sia il fine della vita cristiana. Per questo avete interrogato diverse persone alcune dei quali ricoprivano anche alte cariche ecclesiastiche.
Devo dire che dall’età di dodici anni ero perseguitato da quest’idea e che, per questo, avevo rivolto tale domanda a parecchie personalità ecclesiastiche senza mai aver ricevuto una risposta soddisfacente. Lo starez avrebbe dovuto ignorare tutto questo.
Ma nessuno — continuò Padre Serafino — vi ha mai detto niente di preciso. Vi consigliarono di andare in chiesa, di pregare, di vivere secondo i comandamenti di Dio, di fare del bene. Tale, vi dissero, era lo scopo della vita cristiana. Alcuni giunsero pure a disapprovare la vostra curiosità, trovandola fuori posto ed empia. Essi avevano torto. Quanto a me, miserabile Serafino, ora vi spiegherò in che consiste realmente questo fine.
La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito Santo. Per quel che riguarda la preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina ed ogni altro tipo di buona azione fatta in nome di Cristo, non sono che dei mezzi per acquisire lo stesso Spirito.

mercoledì 6 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 15, 7-21 - Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.




 At 15, 7-21
In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».
Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.
Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo per il suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: “Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, note da sempre”. Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

Parola di Dio


Riflessione
La lettura di oggi è una bella catechesi per tutti: per noi che molto spesso ci arrocchiamo sulle nostre posizioni convinti che le nostre idee siano le sole buone e valide. Dobbiamo invece imitare la comunità cristiana descritta nel testo di oggi e imparare ad ascoltare le idee di tutti, soprattutto quando sono diverse dalle nostre, dobbiamo imparare a valutare anche i pensieri degli altri.
Un atteggiamento più tollerate aiuterebbe a diventare cristiani migliori, cristiani che mettono al primo posto non i propri pensieri, ma la volontà di Gesù e del Suo Spirito. Ma come possiamo riconoscere la volontà di Dio e del Suo spirito?... Facendo silenzio... solo così riusciremo a sentire quando Dio parla per bocca dei fratelli. Accogliamo allora anche la parola di altri, perché da soli la visione che abbiamo potrebbe essere poco chiara. Tutti abbiamo bisogno di tutti... e confrontarci con idee diverse aiuta a far crescere una comunità. Dobbiamo però stare attenti, perché non bastano le buone intenzioni... ma dobbiamo vigilare perché il dialogo sia fatto con parole dolci, non arroganti, che non feriscono... e anche i gesti dovrebbero essere delicati e amabili.
A volte ci illudiamo che in una comunità, dove c'è lo stesso desiderio di santità, non ci siano discussioni o dissensi, siamo convinti che in questi ambienti ci sia il paradiso... Sbagliato!!! Infatti le relazioni tra persone diverse, non sono facili e neanche scontate. Non essere d'accordo e discutere è anche normale... l'importante è non far scoppiare la guerra, ma arrivare alla fine a scoprire la volontà di Dio e ciò che gli rende gloria. Solo così le discussioni lasceranno nel cuore un senso di gioia e di pace.
Tutti infatti, siamo dei pezzetti di un puzzle... ognuno è diverso... ognuno ha una luce... ognuno ha un dono. Un solo tassello non potrebbe mai completare il puzzle. La bellezza di essere fratelli sta nella capacità di aprire il nostro cuore agli altri e tenere conto di ogni loro pensiero, ogni loro testimonianza e ogni loro consiglio saggio; cercando sempre ciò che unisce e non ciò che divide; ciò che unisce poi, lo conosciamo molto bene: è Gesù... Lui infatti non solo ci unisce, ma ci accompagna e ci guida lungo il cammino.
Questo per farci capire che, quando dobbiamo prendere una decisione importante, quando non ci è chiara la volontà di Dio, dobbiamo saperci confrontare con altri fratelli di fede, perché se ci ostiniamo a voler fare da soli, prenderemo inevitabilmente delle belle e dure cantonate. Evitiamo allora la superbia... perché chi è convinto di riuscire a cavarsela da solo in questa valle di lacrime, chi è convinto di sapere tutto di Dio, ha sbagliato in partenza!!! Sant’Agostino di Dio dice: “Se credi di capirci qualche cosa, non è Dio.”
A questo punto mi vengono in mente le parole di un caro amico: le decisioni importanti vanno prese in due o più... e ha ragione, da soli infatti non siamo capaci, non perché siamo stupidi, ma perché una stanza non si può illuminare solo con la luce di una candela... per vedere ogni particolare c'è bisogno di tante candele, e anche perché la carità per circolare ha bisogno di almeno due persone.
L'importante è essere sinceri con la persona che abbiamo difronte... dobbiamo parlare dei nostri tormenti senza mentire, anche se a volte certe cose non ci edificano... ma è l'unico modo per scoprire insieme la volontà di Dio. Evitiamo allora la superbia che ci fa dire: "Ma cosa vuoi che ne sappia quello?"... Quando pensiamo questo forse abbiamo paura che il nostro fratello veda meglio di noi... o non sopportiamo che qualcuno sia migliore di noi... o vogliamo essere sempre noi i protagonisti... Ma Paolo ci avverte: Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri” (Galati 5, 26).
Preghiamo il buon Dio di rafforzare la nostra fede, preghiamolo di aiutarci a rispettare i fratelli per non imporre loro le nostre idee, il nostro modo di pregare, le nostre abitudini... Dio ci ha sempre detto che dobbiamo servire e non essere padroni dei nostri fratelli.
Spesso invece non facciamo altro che criticare chi cammina accanto a noi: "Se hai fede in Gesù devi fare questo... devi pregare così, devi comportarti così, devi recitare l'Ufficio ogni mattina, devi... devi... devi...", sembra che lo spettacolo del tramonto del sole si veda solo dalla nostra finestra!!!
Dio chiama ognuno di noi in maniera diversa, per ognuno poi ha un disegno ben preciso... Se Dio ha dato a qualcuno una luce particolare dobbiamo solo ringraziarLo; dobbiamo poi accogliere con carità il fratello che, non avendo ricevuto un dono altrettanto grande, non si comporta in maniera troppo brillante...
Cerchiamo di essere più misericordiosi, perché se qualcuno ha ricevuto un dono particolare, è perché Dio ha avuto verso di lui molta, ma molta misericordia... e se subiamo qualche indelicatezza, volontaria o involontaria, consideriamole, come dice sr Angela: "caramelle di Gesù"...
Però... Gesù mio... vacci piano con le caramelle... potrebbero farmi salire la glicemia!!!

E' vero anche che la comunione con i fratelli è molto spesso faticosa, ma se rimaniamo attaccati alla Vite, potremo sperimentare già su questa terra un po' della gioia piena che ci attende in Cielo. Chiediamo allora al buon Dio di aiutarci ad imitare lo stile di accoglienza e di ascolto dei primi cristiani, per camminare verso di Lui con un "cuore solo e un'anima sola", senza discriminare i fratelli che vivono secondo una spiritualità diversa. 
Chiediamogli anche il dono della pazienza... perché, come diceva padre Dominique Molinié parlando degli alcolisti anonimi:L’amore costa caro, bisogna aspettare degli anni prima che un fratello risponda al loro appello. Tendono la mano, tendono il loro cuore, e gli altri non rispondono. «Non condannate e non sarete condannati, perdonate e vi sarà perdonato».
Pace e bene

ANNA ROSA GATTORNO vedova CUSTO - (1831 – 1900) - VEDOVA E FONDATRICE DELL'ISTITUTO DELLE FIGLIE DI SANT'ANNA - Beatificazione: 9 aprile 2000 Festa: 6 maggio



ANNA ROSA GATTORNO vedova CUSTO nacque a Genova, il 14 ottobre 1831, da Franziskus Gattorno e Adelaide Campanella. Al battesimo, lo stesso giorno, le furono imposti i nomi di Rosa Maria Benedetta. Seconda di sei fratelli (tre maschi e tre femmine) trascorse l'infanzia e l'adolescenza in una famiglia di agiate condizioni economiche, di buon nome sociale e di una pro­fonda formazione cristiana. Il padre, titolare di una fiorente ditta di commercio in cereali, era persona austera, molto onesta e di grande dirittura morale. La mamma, sorella di Federico Campanella, fervido mazziniano, ascritto alla mas­soneria, fu donna di intensa pietà, una « santa donna » come la definirono i suoi stessi figli. Non si conosce esattamente la data della sua Prima Comunione, si sa invece che ricevette il sacramento della Cresima, il 19 aprile 1843. Queste occasioni provocarono in lei un'elevata inclinazione alla preghiera e un forte spirito di carità.

Secondo l'uso del tempo presso le famiglie di buon livello sociale, Rosa ricevette l'istruzione scolastica in famiglia, da insegnanti privati. Di carattere sereno, amabile, aperto alla pietà e alla carità verso tutti, particolarmente verso i più poveri, seppe reagire quando alle soglie della giovinezza destava l'ammi­razione di massoni ed anticlericali che frequentavano assiduamente la casa Gattorno, per amicizia con il fratello Federico, mazziniano, colonnello nello stato maggiore di Garibaldi, e lo zio Federico Campanella.

All'età di 21 anni, il 5 novembre 1852, dietro incoraggiamento dei genitori e consiglio del Confessore, sposò il cugino di terzo grado, Girolamo Custo, e si trasferì, per affari, a Marsiglia. Un imprevisto dissesto finanziario turbò ben presto la felicità della novella famiglia, costretta a far ritorno a Genova nel segno della povertà. Disgrazie ancor più gravi incombevano: la primogenita Carlotta, colpita da un improvviso malore, rimase sordomuta per sempre; il tentativo di Girolamo di far fortuna all'estero si concluse con un ritorno, aggravato da una malattia mortale; la gioia per la nascita degli altri due figli fu profondamente turbata dalla scomparsa del marito, che la lasciò vedova a meno di sei anni dalle nozze, il 9 marzo 1858, dopo essere stato assistito con grande amore, per mesi, «giorno e notte » dalla moglie.

martedì 5 maggio 2015

LA MALDICENZA - S. Francesco di Sales: La Filotea: Parte III - Capitolo XXIX



Il giudizio temerario causa preoccupazione, disprezzo del prossimo, orgoglio e compiacimento in se stessi e cento altri effetti negativi, tra i quali il primo posto spetta alla maldicenza, vera peste delle conversazioni. Vorrei avere un carbone ardente del santo altare per passarlo sulle labbra degli uomini, per togliere loro la perversità e mondarli dal loro peccato, proprio come il Serafino fece sulla bocca di Isaia.
Se si riuscisse a togliere la maldicenza dal mondo, sparirebbero gran parte dei peccati e la cattiveria. A chi strappa ingiustamente il buon nome al prossimo, oltre al peccato di cui si grava, rimane l'obbligo di riparare in modo adeguato secondo il genere della maldicenza commessa. Nessuno può entrare in Cielo portando i beni degli altri; ora, tra tutti i beni esteriori, il più prezioso è il buon nome. La maldicenza è un vero omicidio, perché tre sono le nostre vite: la vita spirituale, con sede nella grazia di Dio; la vita corporale, con sede nell'anima; la vita civile che consiste nel buon nome. Il peccato ci sottrae la prima, la morte ci toglie la seconda, la maldicenza ci priva della terza. Il maldicente, con un sol colpo vibrato dalla lingua, compie tre delitti.- uccide spiritualmente la propria anima, quella di colui che ascolta e toglie la vita civile a colui del quale sparla. Dice S. Bernardo che sia colui che sparla come colui che ascolta il maldicente, hanno il diavolo addosso, uno sulla lingua e l'altro nell'orecchio. Davide, riferendosi ai maldicenti dice: Hanno affilato le loro lingue come quelle dei serpenti.

CHI E' COLUI CHE AMA IL BENE E LA PACE - L'Imitazione di Cristo- Libro II -Capitolo III





  1.     Se, in primo luogo, manterrai te stesso nella pace, potrai dare pace agli altri; ché l'uomo di pace è più utile dell'uomo di molta dottrina. Colui che è turbato dalla passione trasforma anche il bene in male, pronto com'è a vedere il male dappertutto; mentre colui che ama il bene e la pace trasforma ogni cosa in bene. Chi è pienamente nella pace non sospetta di alcuno. Invece chi è inquieto e turbato sta sempre in agitazione per vari sospetti. Non è tranquillo lui, né permette agli altri di esserlo; dice sovente cose che non dovrebbe dire e tralascia cose che più gli converrebbe fare; sta attento a ciò che dovrebbero fare gli altri, e trascura ciò a cui sarebbe tenuto lui stesso. Sii dunque zelante, innanzi tutto , con te stesso; solo così potrai essere giustamente zelante con il tuo prossimo. Tu sei molto abile nel trovare giustificazioni per quello che fai e nel farlo apparire sotto una certa luce, mentre rifiuti di accettare le giustificazioni negli altri. Sarebbe invece più giusto che tu accusassi te stesso e scusassi il tuo fratello. Se vuoi essere sopportato, sopporta gli altri anche tu.
  2.     Vedi quanto sei ancora lontano dal vero amore e dalla umiltà di chi non sa adirarsi e indignarsi con alcuno, fuor che con se stesso. Non è grande merito stare con persone buone e miti; è cosa, questa, che fa naturalmente piacere a tutti, e nella quale tutti troviamo facile contentezza, giacché amiamo di più quelli che ci danno ragione. E' invece grande virtù, e lodevole comportamento, degno di un uomo, riuscire a vivere in pace con le persone dure e cattive, che si comportano senza correttezza e non hanno condiscendenza verso di noi. Ci sono alcuni che stanno, essi, nella pace e mantengono pace anche con gli altri. Ci sono invece alcuni che non stanno in pace essi, né lasciano pace agli altri: pesanti con il prossimo, e ancor più con se stessi. Ci sono poi alcuni che stanno essi nella pace e si preoccupano di condurre alla pace gli altri. La verità è che la vera pace, in questa nostra misera vita, la dobbiamo far consistere nel saper sopportare con umiltà, piuttosto che nel non avere contrarietà. Colui che saprà meglio sopportare, conseguirà una pace più grande. Vittorioso su se stesso e padrone del mondo, questi è l'amico di Cristo e l'erede del cielo.

LA PAZIENZA - S. Francesco di Sales: La Filotea: Parte III - Capitolo III



Voi avete bisogno di pazienza, affinché, facendo la volontà di Dio, meritiate di conseguire la sua promessa, dice l’Apostolo. Il Salvatore aveva detto: con la pazienza conquisterete la padronanza delle vostre anime.
Dominare la propria anima è la massima aspirazione dell’uomo, e il dominio dell’anima è commisurato al livello della pazienza!
Ricordati spesso che Nostro Signore ci ha salvato soffrendo con costanza; è nello stesso modo che noi potremo operare la nostra salvezza, sopportando la sofferenza, le afflizioni, le ingiurie, le contraddizioni, i dispiaceri con la maggior dolcezza che ci sarà possibile.
Non limitare la tua pazienza a un genere determinato di ingiurie o di afflizioni, ma estendile a tutte quelle che il Signore ti manderà o permetterà che tu incontri. Alcuni vogliono sopportare soltanto le tribolazioni che procurano onore, come per esempio: essere feriti in guerra, essere prigionieri di guerra, essere maltrattati a causa della religione, diventare poveri per una lite da cui sono usciti vincitori. Io dico che costoro non amano la tribolazione, ma soltanto l’onore che ne deriva. Il vero paziente, ossia chi vuole servire Dio, sopporta con animo uguale le tribolazioni unite al disonore e quelle che danno onore. Se ci disprezzano, ci attaccano e ci accusano i cattivi, per un uomo di coraggio è una vera gioia; ma se quelli che ci attaccano, ci accusano e ci maltrattano, sono gente per bene, amici, i genitori, altri parenti, allora sì che va bene!
Ho una stima maggiore per la dolcezza con la quale S. Carlo Borromeo sopportò a lungo gli attacchi che gli sferrava pubblicamente dal pulpito un predicatore di fama, appartenente ad un Ordine rigorosissimo nell’ortodossia, che non per tutti gli altri attacchi sopportati.
Le punture delle api fanno più male di quelle delle mosche; allo stesso modo il male che riceviamo dalla gente per bene e le opposizioni che ci fanno, risultano molto più difficili da sopportare che qualunque altra. Capita abbastanza spesso che due brave persone, entrambi con la migliore intenzione di questo mondo, per divergenza di opinione, si facciano guerra senza quartiere, accanendosi l’uno contro l’altro.

domenica 3 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni -Gv 14,21-26 - Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa


 
Gv 14,21-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore
 
Riflessione

L'unico modo per dimostrare a Gesù il nostro amore per Lui, è essere fedeli ai Suoi comandamenti. Quindi, non dobbiamo solo accogliere la Sua Parola, ma anche metterla in pratica nella quotidianità... questa è la ricetta per diventare il vanto di Gesù e attirare la Sua dolcezza su di noi.
Gesù, nei tre anni della Sua vita terrena, non ha fatto altro che camminare disseminando per la strada “cartelli stradali” di ogni genere...: di direzione, di pericolo e di divieto.
Osservare i comandamenti di Gesù significa amare Dio e amare il prossimo, se lo faremo avremo la vita eterna.
Non basta quindi conoscere a memoria i cartelli per essere dei bravi cristiani... è necessario fare ciò che dicono.

Prendiamo il cartello di direzione:

Gesù, nei giorni scorsi, ci ha detto: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6). Quindi la direzione che dobbiamo seguire è chiara. E' Lui stesso infatti che ci indica la strada da percorrere. Una strada a volte un po' stretta e tortuosa... ma Gesù, percorrendola per primo, ci mostra anche le trappole da evitare. Allora proviamo a non farci distrarre dal panorama, anche se a volte è affascinante... guardiamo invece dritti verso di Lui evitando di prendere scorciatoie o vie traverse.

Arriviamo al cartello di pericolo:

Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10, 16).
Molti pensano che il vero cristiano sia uno sciocco o una persona che si fa sopraffare dalle ingiustizie. Gesù invece ci dice che dobbiamo fare le cose giuste nel modo giusto. Essere insomma generosi e amabili, ma con intelligenza... muovendoci con attenzione, perché i malvagi e i furbi abbondano in questo mondo.

Infine, il cartello di divieto:

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi” ( Lc 6, 24-26).
E ancora dalle sette maledizioni agli scribi e farisei: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume” (Mt 23, 27).
Questo è un cartello da prendere sul serio perché, se lo trascuriamo, non possiamo essere dei veri discepoli di Gesù. Lui infatti non ha mai avuto una bella considerazione per le persone ingorde e ipocrite... non solo, ha sempre criticato l'oppressione, l'incoerenza e l'uso dei ministeri utilizzati per emergere nella società: "per essere ammirati dagli uomini". Purtroppo, oggi queste "infrazioni" sono molto frequenti. Ci vorrebbero più autovelox in giro e le cassette delle lettere piene di multe.... forse, decideremmo allora di stare più attenti.

A questo punto Gesù, come un bravo insegnante di scuola guida, dopo aver visto che abbiamo memorizzato i tre principali cartelli, prima di farci fare l'esame, ci fa un bellissimo regalo... un segnale luminoso... LO SPIRITO SANTO.
Quella grande forza e luce che non ci farà dimenticare mai più ciò che abbiamo imparato fin'ora.
Pace e bene




venerdì 1 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,44-52 - Noi ci rivolgiamo ai pagani.


 
At 13,44-52
Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo.
Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio.
I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Parola di Dio
Riflessione


Oggi ci troviamo ad Antiochia con Paolo e Barnaba. Una moltitudine di gente, di sabato, si riunisce intorno a loro per ascoltare il messaggio di Gesù.
Ma la gelosia dei Giudei arrivò al punto da incitare alcune donne e uomini di spicco, oggi si direbbe personaggi importanti... ad appiccare il “fuoco” ai i due missionari. I Giudei erano infatti convinti che la Parola di Dio fosse un'esclusiva loro e che le perle non si dovevano dare ai porci!!! Ma Paolo e Barnaba, vedendo che i “porci” avevano risposto con tanto entusiasmo alle parole di salvezza, sono molto incoraggiati e ricevono una carica esplosiva. Così, invece di essere scoraggiati dal rifiuto dei Giudei, vanno via pieni di gioia e di Spirito Santo, perché dai pagani avevano ottenuto un'ottima risposta.
Tutto questo è una bellissima lezione per noi oggi. Infatti, come allora, ci sono persone che ricevono la salvezza con infinita gratitudine, e altre che la respingono... c'è chi si apre alla luce e chi invece vuole continuare a vivere al buio. Come mi ha detto qualcuno... Dio viene accolto con più gioia da chi, avendo attraversato tante peripezie - per non dire tribolazioni - è molto ricettivo alla Sua Luce quando essa si presenta... non solo, ma il ringraziamento per la nuova nascita è molto più grande. Allora, non dobbiamo scoraggiarci quando il profumo di Cristo provoca “nausea” a qualcuno e, infastidito, cerca di allontanare con violenza questo buon odore. Dobbiamo invece rallegrarci e pensare alle Parole di Gesù: “Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5, 10). E poi... se non tutte le ciambelle vengono col buco, non dobbiamo demordere, ma proviamo a fare un'altra ciambella, e facciamo lo stesso con la Parola di Dio. Quando in un ambiente non è accolta, o quando qualcuno cerca di impedircelo, non dobbiamo smettere di proclamare il messaggio di salvezza. L'unica cosa da fare è imitare Paolo e Barnaba che se ne vanno scuotendo la polvere dai piedi, non certo perché si erano rassegnati o perché le loro gambe tremavano dalla paura... ma perché sapevano che Dio, che sceglie sempre i tempi e i luoghi giusti... li avrebbe mandati da un'altra parte. Dio infatti, ci ha fatti liberi ed è molto paziente... sa che per qualcuno c'è bisogno di più tempo. In ogni caso, Paolo ha molta compassione per le persone che hanno respinto la Parola di vita, anche perché lui, forse si aspettava o desiderava il contrario. Infatti, nella lettera ai Romani ( 10, 1-4) il desiderio di Paolo viene espresso in questo modo: ”Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera sale a Dio per la loro salvezza. Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede”.
Allora, quando annunciamo il Vangelo e siamo oggetto di insulti o provocazioni, non dobbiamo mollare... anzi, dobbiamo essere stimolati a cercare di approfondire sempre più la Parola di Dio. Infatti, a volte non abbiamo lo slancio per testimoniare con franchezza perché siamo ignoranti nella Scrittura. Molto spesso poi, l'incoerenza della nostra vita è talmente palpabile che giustamente le nostre iniziative non hanno efficacia. Se diciamo A e poi facciamo B, non siamo molto credibili.
Allora, proviamo a dare con la nostra vita una testimonianza vera, senza pensare di essere migliori di nessuno. Tutti abbiamo bisogno di essere salvati. TUTTI... Se Dio volesse punire i peccatori tagliando la lingua a chi parla troppo e male, o tagliasse la testa a chi la pensa diversamente, o la mano a chi fa il furbo, il mondo sarebbe pieno di invalidi!!!
Gesù caro... l'INPS ti ringrazia!!!!
Pace e bene


L’UMILTA - S. Francesco di Sales: La Filotea: Parte III



Capitolo IV - L’UMILTA’ ESTERIORE
Disse il profeta Eliseo ad una povera vedova: Prendi tutti i vasi vuoti che hai e riempili d’olio. Per ricevere la grazia di Dio nei nostri cuori, dobbiamo vuotarli di noi stessi. Il gheppio, stridendo e fissando gli uccelli da preda, li mette in fuga per una forza misteriosa; per questo è il preferito delle colombe, che vicine a lui si sentono sicure. Allo stesso modo l’umiltà respinge Satana e conserva in noi le grazie e i doni dello Spirito Santo. E’ per questo che i Santi, e in modo particolare il Re dei Santi e sua Madre, onorano e amano l’umiltà più di tutte le altre virtù morali.
Sono diverse le ragioni per le quali dobbiamo considerare vana la gloria che ci viene attribuita: o perché non è in noi, o anche perché, pur essendo in noi, non è nostra; o anche perché, pur essendo in noi ed essendo nostra, non è meritata. La nobiltà della stirpe, il favore dei potenti, la popolarità, sono glorie che non hanno radice in noi, ma o nei nostri predecessori o nella stima degli altri. C’è gente che va superba e altera perché cavalca un bel destriero, perché ha un bel pennacchio sul cappello, perché indossa vestiti meravigliosi. Non ti pare che quella gente sia un po’ matta? Se proprio vogliamo parlare di gloria, spetta al cavallo, allo struzzo, al sarto. Ci vuole proprio un bel coraggio per prendere in prestito un po’ di stima da un cavallo, da una piuma, da una piega dell’abito!
Altri si sentono importanti e si danno delle arie per un bel paio di baffi all’insù, per una barba ben curata, per i capelli ricciuti, per le mani delicate; perché sanno danzare, giocare, cantare; e non ti pare che anche questi abbiano una rotellina fuori posto? Vorrebbero aumentare il proprio pregio e la propria reputazione con cose frivole e insulse!
Ci sono poi quelli che, per quel poco che sanno, esigono onore e rispetto dal mondo intero; tutti dovrebbero, secondo loro, precipitarsi a imparare qualcosina alla loro scuola. Loro si sentono maestri, la gente li considera soltanto dei pedanti. Ci sono anche quelli che sono convinti di essere molto belli e credono che tutti li corteggino.
Tutto ciò è tremendamente vuoto, sciocco e senza senso; la gloria che proviene da "valori" così insignificanti deve essere ritenuta vana, sciocca e frivola.
Il bene vero si conosce come il vero balsamo: la prova della genuinità del balsamo si fa distillandolo nell’acqua; se va a fondo e rimane sommerso è valutato finissimo e prezioso. Allo stesso modo per sapere se un uomo è veramente saggio, sapiente, generoso, nobile, bisogna vedere se le sue doti tendono all’umiltà, alla modestia, al nascondimento; in tal caso si tratta di doti genuine; ma se galleggiano e si mettono in mostra sono false e tanto maggiori saranno gli sforzi che faranno per farsi notare, tanto più sarà evidente che non sono doti autentiche.