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domenica 17 maggio 2015

Preghiera allo Spirito Santo di Santa Teresa D'Avila



O Spirito Santo,
sei tu che unisci la mia anima a Dio:
muovila con ardenti desideri
e accendila con il fuoco
del tuo amore.
Quanto sei buono con me,
o Spirito Santo di Dio:
sii per sempre lodato e Benedetto
per il grande amore che affondi su di me!

Dio mio e mio Creatore
è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami?
Per tanto tempo non ti ho amato!
Perdonami, Signore.

O Spirito Santo,
concedi all'anima mia
di essere tutta di Dio e di servirlo
senza alcun interesse personale,
ma solo perchè è Padre mio e mi ama.

Mio Dio e mio tutto,
c'è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare?
Tu solo mi basti. AMEN.

sabato 16 maggio 2015

Intervista a Padre Serafino Tognetti, sul tema dell'Amore


Beata Antonia Mesina - Martire della purezza - 17 maggio - Nella cittadina di Orgosolo in Sardegna, beata Antonia Mesina, vergine e martire, che, impegnata nella vita della Chiesa, all’età di sedici anni difese fino alla morte la propria castità.


 



La Vita
Antonia Mesina nacque a Orgosolo il 21 Giugno 1919, da Agostino, guardia campestre, e Grazia Rubanu, casalinga.
Era la secondogenita di nove fratelli e sorelle, sei dei quali morirono in tenerissima età. Ben presto dovette aiutare la mamma nel disbrigo dei lavori domestici e nella cura dei fratelli più piccoli.
Si iscrisse all'Azione Cattolica dal 1929 al 1931 come «Beniamina» e nel 1934 come «Effettiva».
Dall'Eucaristia e dalla devozione al SS. Cuore di Gesù e alla Madonna attinse forza per una  spiritualità nel «quotidiano» e maturò un'intensa vita di pietà e un particolare amore alla virtù della purezza, pregando spesso il Rosario, doveri permettendo e spesso si accostava a prendere l'Eucaristia.
Partecipò con entusiasmo alla famosa «crociata per la purezza» indetta dalla Gioventù Femminile di A.C. propagandata da Armida Barelli, rimanendo colpita dall'eroicità del martirio di Maria Goretti, più volte la gente disse che nel caso si sarebbe trovata nella stessa situazione della Goretti avrebbe preferito come lei farsi uccidere piuttosto che perdere la purezza e castità.
Il fratello Giulio rivelò che Antonia aveva il libro della Santa Goretti e lo conosceva bene.Più volte disse alle amiche che anche lei avrebbe fatto la stessa cosa.

giovedì 14 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16, 20-23 - Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.



 Gv 16, 20-23

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Parola del Signore
Riflessione

Il giorno prima di morire Gesù fa un discorsetto particolare ai Suoi discepoli, questo discorsetto è ancora valido per noi oggi. Come si dice: "Uomo avvisato... mezzo salvato!!!".
Proviamo ad immaginare la scena... Gesù riunisce i suoi amici e li avvisa che fra poco non sarà più con loro, dice che saranno esposti agli attacchi del mondo molto incredulo, che saranno accusati ingiustamente per causa sua, che avranno momenti di confusione e di tristezza... Una bella prospettiva!!! Cosa sarà frullato nella loro testa e nel loro cuore?
Senza Gesù, che in qualche modo li proteggeva, sarebbero stati capaci di camminare sempre sulla retta via?... Quando il mondo avrebbe fatto di tutto per metterli al tappetto, come avrebbero reagito?... Avrebbero retto senza scoraggiarsi, vedendo il mondo nella gioia e nella prosperità, mentre loro dovevano sopportare tribolazioni, affanni, strettezze?... Mi sa che questi pensieri frullano anche oggi nella testa e nel cuore di tanti di noi. Infatti, come è possibile essere gioiosi quando si attraversano momenti di dolore, di malattia, di persecuzione, di incomprensione, di abbandono... insomma, tribolazioni di ogni genere? Ma se ci fidiamo delle parole di Gesù, con il suo aiuto, riusciremo a vedere con un'altra luce i momenti di afflizione e di disagio. Ci sarà dato di credere che questi momenti non sono inutili e sterili, ma fecondi. Come il chicco di grano che deve morire per portare frutto... Come Maria, quando Gesù le consegna il Suo testamento... "Donna, ecco il tuo figlio!", può intuire la futura moltitudine dei figli di Dio... E' la gioia di Gesù che, grazie alla Sua obbedienza al Padre, salverà l'umanità intera. Tutto questo dovrebbe aiutarci a superare i nostri dolori, i nostri affanni, i nostri momenti di scoraggiamento, dovrebbe darci la speranza che la luce, la gioia, l'amore... avranno l'ultima parola. Gesù è la nostra gioia!
Come sappiamo bene, i veri discepoli del Signore non sono immuni dalle sofferenze, anzi... a dire il vero ne hanno il doppio, ma la presenza reale di Gesù nel nostro cuore è un balsamo nei momenti bui e, prima o poi, Lui li trasformerà in gioia. Attenzione, il male subito o fatto rimane, ma il dolore si trasformerà e diventerà come una sorgente d'acqua fresca che zampilla nel deserto.
Gesù fa poi un esempio della sofferenza e della gioia parlando di una donna che stà per mettere al mondo un bimbo. Un esempio ben azzeccato... bella mossa Gesù!!!
Quante volte abbiamo sentito dire da una neo mamma: "Per carità... ho sofferto così tanto che questa è l'ultima volta, mai più figli!!!"... L'ultima parola famosa!!! Dopo un anno la si rivede nuovamente con il pancione. Allora mi domando: e il dolore, che fine ha fatto?... Eh... mi sa che ha ragione Gesù!!! Dopo un po' non lo si ricorda più!!!
Mi viene in mente quando ero piccola. Avevo le ginocchia che erano una crosta ambulante per le cadute sui pattini. Ogni caduta era una tragedia napoletana... lacrimoni, sangue... e mia madre, dopo avermi spruzzato quell'alcool terribile che faceva più male della ferita, mi diceva la solita frase: “Quando ti sposerai... non te ne ricorderai più!”. Meno male che il dolore è passato molto prima, altrimenti, visto che non mi sono sposata, sarei ancora qui a soffrire!!!
Comunque, tornando al Vangelo, Gesù ci incoraggia tutti dicendo che le sofferenze quaggiù sono necessarie in vista di una nuova nascita che ci otterrà il dono della vita eterna. Una visione molto ottimista!!!... Guardiamo allora Gesù sulla Croce, la sua sofferenza quando si è sentito abbandonato dal Padre... Quando saliva il calvario c'era tra la folla chi gli sputava addoso e lo insultava, e c'erano anche persone che Lui aveva guarito e beneficato... Il fuggi, fuggi dei discepoli non era certo una consolazione; il dolore dei flagelli e dei chiodi... Insomma, dolori fisici, morali e spirituali... Ma Gesù sapeva che tutte queste sofferenze si sarebbero trasformate in gioia. Lui, con la Sua morte e resurrezione, ha dato alla luce una nuova discendenza... ”... se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24).
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede per non vivere quaggiù in modo rassegnato e apatico. Evitiamo di scolpire le nostre sofferenze, i nostri dolori, i nostri tormenti... su una pietra indelebile e le gioie sul bagnaasciuga del mare. Proviamo a fare il contrario, così le gioie rimarranno sempre impresse, nessuno potrà portarcele via e ci serviranno anche da balsamo per i momenti NO...
Il Vangelo termina con una affermazione un pochetto particolare... ”Quel giorno non mi domanderete più nulla”...
Caro Gesù... è vero che in quel giorno di stupore e di gioia a nessuno verebbe in mente di domandarti altro, però una cosa siamo obbligati a fare... renderti grazie e lodarti per essere morto e risorto per noi. Grazie Gesù mio... grazie...
Pace e bene

Alghero..il Santuario della Madonna di Valverde


 
Nel 1435 è documentata la presenza di un luogo di culto dedicato a Santa Maria de Vallvert, al quale apparteneva il simulacro oggi di proprietà della chiesa ricostruita nel 1635 ed ampliata con 6 cappelle laterali, che prima di allora era intitolata alla Madonna della Freccia. Dal 1649 al santuario è affidato un cappellano permanente. Nel 1650, con una spesa di 1000 lire, viene edificata nelle vicinanze, una piccola chiesa dedicata a Santa Maria del Pilar de Vallvert, oggi non più esistente e già diroccata nei primi dell'Ottocento.
Narrano le vicende, che nel 1530, il piccolo simulacro della Madonna Nera, al quale gli algheresi sono devotissimi, venne nascosto sotto "il pilar" posto sul sagrato, quando un'orda di barbareschi e turchi, oltre a saccheggiare la chiesa campestre, portò via quindici prigionieri. La Madonna apparve in sogno al parroco di Alghero, alcuni secoli dopo e recuperata, fu portata in cattedrale, dove "fuggì" per ritornare al proprio luogo d'origine.
Tra i tesori appartenenti al santuario, vi sono la seicentesca lampada argentea, alcuni quadri del Settecento ed il Crocifisso Miracoloso, ora conservato nel museo diocesano.
L'imponente altare in marmo di Carrara è del 1750, impreziosito da quattro colonne tortili in marmo nero, con la nicchia superiore che ospita la statua della Madonna della Freccia, mentre la nicchia inferiore è per la Madonnina di Valverde. Dell'Ottocento sono la corona d'argento ed il pavimento. La solenne consacrazione risale all'anno 1833, mentre il simulacro, portato in città nel corso dei secoli per combattere pesti e carestie, ricevette la solene inconorazione vaticana, officiata nel maggio del 1935.
A testiminianza dell'affetto e della devozione di tantissimi devoti, sono le centinaia di ex voto con i quali sdebitarsi dalla risoluzione dei più svariati problemi ed infortuni, quali malattie, incidenti stradali e sul lavoro, rischi di naufragi, il ritorno dalla guerra.

Nel 1695 vennero utilizzati 66 gioielli del tesoro del tempio, per essere fusi ed ottenere, tre anni dopo, una preziosissima corona d''oro, arricchita da 145 smeraldi, costati 1016 lire; questa purtroppo venne rubata dalla cattedrale di Alghero, nel 1960.
 
 

Dagli Atti degli Apostoli - At 1,15-17.20-26 - La sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.



 At 1,15-17.20-26

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Parola di Dio
Riflessione

Dopo che Gesù è asceso al cielo, gli apostoli, insieme a molti fratelli, si trovavano riuniti probabilmente per pregare, l'apostolo Pietro si alza e annuncia che è arrivato il momento di colmare il posto vacante lasciato da Giuda.
Dobbiamo prendere come esempio il modo in cui gli apostoli prendono una decisione... e cioè: dopo aver pregato. Anche Gesù, prima di scegliere i dodici era stato in preghiera tutta la notte.
Molte volte, invece, noi ci facciamo trasportare dall'emozione del momento... partiamo sparati senza ponderare e soprattutto senza pregare. I risultati sono migliori quando gli ostacoli e gli imprevisti vengono affrontati con la pace nel cuore. Allora, proviamo a pregare di più e ad avere pazienza, perché come dice un proverbio: “La fretta corre incontro alla disgrazia”.
Pietro e i fratelli hanno pregato in modo che la scelta cadesse sulla persona adatta. E' una decisione importante scegliere qualcuno per un ministero qualsiasi, bisogna allora pregare tantissimo e ponderare molto bene... A volte, invece, c'è molta fretta e superficialità sia nelle parrocchie, sia nelle istituzioni, c'è sempre troppa poca umiltà da una parte e tanto buonismo dall'altra... Quante persone si ostinano a voler fare un qualsiasi ministero senza avere i requisiti o il dono richiesto, cercando solo di mettersi in mostra per essere "ammirati dagli uomini"!!! Questo non solo danneggia loro stesse, ma la cosa triste è che fanno del male anche ad altri, perché non danno una bella testimonianza e in qualche modo scandalizzano. La Chiesa, oggi, in una società in cui Dio è lontano anni luce da tanti cuori, non ha bisogno di sfilate di moda, ma di persone umili al suo servizio. Non basta infatti leggere una volta la Bibbia per andare subito nelle strade a evangelizzare o per mettersi a compiere un qualsiasi ministero, ma bisogna prima di tutto rinascere nuove creature, studiare, ascoltare e meditare la parola di Dio e pregare tanto. E' come se una persona col tremore alle mani, o che ha problemi alla vista del sangue, si ostinasse a voler fare il chirurgo in sala operatoria... non solo danneggierebbe se stessa perché in caso di morte del paziente si prenderebbe una denuncia, ma il paziente protesterebbe perché dovrebbe presentarsi prima del tempo dal Padre eterno!!! Ecco perché chi ha responsabilità di governo deve sempre vigilare e, quando è il caso, correggere il tiro. Un vero papà non dice sempre “si” a suo figlio, ma gli da dei consigli saggi e lo riprende ogni qualvolta che vuole fare qualcosa che in qualche modo non è per il suo vero bene. Dio da ad ognuno doni diversi ed unici che hanno lo scopo di aiutarLo nella Sua opera. Evitiamo allora di intestardirci nel voler fare di testa nostra, ma lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. Solo così riusciremo a toccare i cuori delle persone a noi vicine. Non sono necessarie tante parole per aiutare le anime bisognose dell'amore di Dio, ma sarà il Suo amore in noi ad aprire il cuore duro di tanti.
Pregare... pregare... pregare. Questo è quello che dobbiamo fare ogni giorno, ma non col timore di chiedergli troppo oppure certe cose sì e altre no, ma dobbiamo parlare con Lui come se fosse un amico vivo, vicino a noi.
Pace e bene


lunedì 11 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 16,22-34 - Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia


 
 At 16, 22-34
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Parola di Dio
Riflessione

La lettura di oggi racconta un'altra disavventura di Paolo nella quale è coinvolto anche Sila. Infatti i due, dopo essere stati bastonati, vengono rinchiusi in una cella buia e incatenati come dei criminali pericolosi.
Loro però non temono gli ostacoli o le percosse e riescono a convertire, grazie al Signore, tanti cuori; anche se, a volte, in circostanze un po' particolari.
Il comportamento di Paolo e Sila in quei momenti difficili è grandioso! Infatti, nonostante l'evidenza dica che umanamente tutto è perduto... loro pregano Dio cantando inni. Questa sì che è fede!!!
Preghiere dette talmente con il cuore, che il buon Dio non può non sentire e non accogliere... Preghiere che ottengono non solo la loro liberazione, ma anche la conversione di altri fratelli.
Anche noi, quando ci troviamo ad affrontare situazioni difficili, come precarie condizioni di salute, o di lavoro, o problemi con i figli, o sofferenze spirituali... è come se avessimo delle catene alle mani e ai piedi. Siamo letteralmente bloccati e, il più delle volte, non sappiamo che pesci prendere!!! E' proprio in questi momenti che non dobbiamo smettere di credere in Dio e sperare che Lui, con il Suo amore, venga a liberarci dalle catene, venga a rischiarare quella parte del nostro cuore che, per un attimo o più di un attimo, si era oscurata come la cella di una prigione. Gesù non abbandona mai i Suoi amici... checché se ne dica!!! Avere fede!!!... Tanto, alternative non ce ne sono... e dai buchi più neri solo la fede può farci uscire!!!
La fede è un'arma così potente che nessuna catena al mondo gli potrà resistere. La vera fede, infatti, riesce a scuotere il nostro cuore e anche quello delle persone a noi vicine.
Quando ci sono dei disastri sismici le case costruite “sulla sabbia” crollano come niente. Ma cosa succede dopo, a parte le polemiche?... Succede che la dolorosa esperienza spinge le persone a prendere delle precauzioni per le nuove costruzioni. Si ricostruirà quindi utilizzando dei materiali più resistenti.
Così è successo nella vicenda che ha coinvolto Paolo e Sila. Le loro preghiere infatti, oltre che a provocare il terremoto, hanno anche terremotato il cuore degli altri prigionieri e dello stesso carceriere. E così, una volta demolite tutte le loro certezze, tutti i loro punti di riferimento, tutte le brutture della loro anima... le catene si sono volatilizzate e la loro vita è cambiata. Finalmente liberi... e, d'ora in avanti, il materiale più solido, la pietra angolare... sarà il Signore.
Certo che Dio usa dei modi un po' inusuali per aprirsi una breccia nel cuore umano, diciamo che la fantasia non gli manca...!!!
La cosa meravigliosa in questa lettura è la testimonianza del carceriere. Infatti, dopo aver creduto lui e la sua famiglia è pieno di gioia, e questa gioia lo porta a condividere con altri lo stesso cibo: “...poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio”.
Sarebbe bello se anche noi, nel momento dell'Eucaristia, donassimo con il cuore la metà di quello che abbiamo appena ricevuto a un fratello di fede.
Io lo faccio ogni giorno... e la mia gioia è piena!!!
Pace e bene

Sant'Ignazio da Laconi - Laconi 1701 - Cagliari 1781



Tra gli otto santi cappuccini, fioriti tra i secoli XVI e XIX, Ignazio è l’unico canonizzato vissuto nel ‘700. Risulta il primo in ordine di anzianità: ottanta anni di età, trascorsi tra Laconi e Cagliari nei primi tre quarti del ‘700, e sessanta anni di speciale consacra­zione tra i cappuccini, nella Sardegna.
Visse tra un fiorire di miracoli, sin da fanciullo, nel paese di Laconi, nel Sarcidano, circondato da boscaglie di querce. Incon­trando in piazzuole « dei puttini a giuocare » — assicurano i processi informativi — Vincenzo (era il suo nome di battesimo) si soffermava a guardarli e « preso un baccolino andava indicando or questo, or quello, dicendo: Tu sei del cielo ». Quei fanciulli, da lui indicati, nel giro di pochi giorni, andavano davvero al cielo. Un dì, all’ora di pranzo, lo zio Pietro Sanna aveva solo due pani disponibili e molta gente, che aveva lavorato sulla sua terra, doveva mangiare. Intervenne Vincenzo e assicurò che quella provvigione era sufficiente. Così fu, perché tutti « mangiarono a soddisfazione... e ne sopravanzò per riportarne a casa ».
Da quanto riferisce e documenta il Summarium, edito nel 1868 nella Positio super virtutibus e che riserva ben 121 pagine sui mira­coli operati in vita e 86 pagine sui miracoli compiuti dopo morte, frate Ignazio risulta il santo più spettacolare dei cappuccini. Ci son tutte le prove per qualificarlo un personaggio da leggenda, uno di quei santi che appaiono trasognati e tutta luce nei mosaici absidali delle antiche basiliche cristiane.
E’ scontato che non sono i miracoli a fare il santo, ma il quoti­diano impegno e sforzo di servire Dio. Se il miracolo è segno della santità, la santità è grazia di Dio e collaborazione dell’uomo.
Pur luminosa di miracoli, la vita di Ignazio fu decisamente donata a Dio. Particolarmente dai venti agli ottanta anni.
Un « si » a Dio rimandato per anni

domenica 10 maggio 2015

Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati - Gv 15 , 12 - 17 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton


 Gv 15 , 12 - 17


Siamo durante l'ultima cena. Gesù, sapendo che è giunta la sua ora, l'ora drammatica della massima manifestazione del suo amore per il Padre e per gli uomini, sta facendo ai suoi discepoli e al Padre suo un lungo discorso; discorso che è preghiera nei confronti del Padre mentre per i discepoli sono le ultime raccomandazioni, di qui l'atmosfera particolarmente solenne della riunione.
È durante quest'ultima cena che Gesù lascia ai suoi, un comandamento nuovo (Gv 13, 34), il suo comandamento. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati (Gv 15, 12). Questa è la legge del Regno di Dio, questa è la legge che dobbiamo imparare a praticare se vogliamo diventarne membri. Ma che cosa vuol dire amare e che cosa vuol dire amare come Gesù ci ha amati? Proviamo con una definizione scolastica dell'amore: amare è volere il bene di qualcuno. Questo qualcuno può essere: noi stessi, gli altri, Dio. Noi e gli altri abbiamo bisogno di tre tipi di beni: i beni esteriori, come la casa, il lavoro, i campi; il bene del corpo che è essenzialmente una buona salute; il bene dell'anima che è essenzialmente una buona salute dell'anima. Dio non ha bisogno di nessun bene esterno, Lui stesso è tutto il suo bene.
I beni esteriori sono ordinati al bene del corpo, il bene del corpo è ordinato al bene dell'anima e il bene dell'anima è nella conoscenza e nell'amore di Dio; si ha così che in definitiva, se le cose funzionassero come dovrebbero funzionare, tutto dovrebbe essere ordinato all'amore di Dio. Ma la rottura dell'amicizia fra l'uomo e Dio ha introdotto nell'umanità un disordine tale che non c'è più niente che funziona come dovrebbe funzionare. Allora Dio, che non abbandona i suoi figli, ricorda agli uomini i suoi comandamenti, che sono come dei punti di riferimento dati all'uomo per aiutarlo a mettere ordine nella sua vita.

Rimanete nel mio amore. (Giov. 15, 8-10) Commento al Vangelo di San Giovanni di Sant'Agostino - OMELIA 82



Tutto nasce dalla fede operante per mezzo dell'amore. Ma come potremmo amare se prima non fossimo stati amati da Dio?

[Siamo opera di Dio, creati in Cristo Gesù.]
 
1. Richiamando con insistenza l'attenzione dei discepoli sulla grazia che ci fa salvi, il Salvatore dice: Ciò che glorifica il Padre mio è che portiate molto frutto; e così vi dimostrerete miei discepoli (Gv 15, 8). Che si dica glorificato o clarificato, ambedue i termini derivano dal greco . Il greco , in latino significa "gloria". Ritengo opportuna questa osservazione, perché l'Apostolo dice: Se Abramo fu giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non presso Dio (Rm, 4, 2). E' gloria presso Dio quella in cui viene glorificato, non l'uomo, ma Dio; poiché l'uomo è giustificato non per le sue opere ma per la fede; poiché è Dio che gli concede di operare bene. Infatti il tralcio, come ho già detto precedentemente, non può portar frutto da se stesso. Se dunque ciò che glorifica Dio Padre è che portiamo molto frutto e diventiamo discepoli di Cristo, di tutto questo non possiamo gloriarcene, come se provenisse da noi. E' grazia sua; perciò sua, non nostra, è la gloria. Ecco perché, in altra circostanza, dopo aver detto ai discepoli: Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, acciocché vedano le vostre buone opere, affinché non dovessero attribuire a se stessi queste buone opere, subito aggiunge: e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5, 16). Ciò che glorifica, infatti, il Padre è che produciamo molto frutto e diventiamo discepoli di Cristo. E in grazia di chi lo diventiamo, se non di colui che ci ha prevenuti con la sua misericordia? Di lui infatti siamo fattura, creati in Cristo Gesù per compiere le opere buone (cf. Ef 2, 10).