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sabato 6 giugno 2015

Giovanni Crisostomo - De inani gloria et de educandis liberis



Trattato
La vanagloria
1. Ora fece qualcuno ciò che richiesi? Pregò qualcuno Dio per noi e per tutto il corpo della chiesa, cosicché si spegnesse l’incendio generato dalla vanità, che ha guastato tutto il corpo, ha diviso un solo corpo in molte membra ed ha lacerato l’amore?
Infatti come una belva piombata su un corpo nobile e delicato ed incapace di difendersi, così vi ha conficcato i denti lordi ed iniettato il veleno e diffuso un grande fetore ed alcune parti, dopo averle mutilate, ha gettato via, altre ha dilaniato, altre ha divorato. Ed anche se fosse stato possibile vedere con gli occhi la vanità e la chiesa, qualcuno avrebbe visto uno spettacolo miserando e molto più penoso di ciò che avviene negli stadi: il corpo gettato via, quella che sta ritta sopra e guarda da ogni parte e respinge chi la assale e non si allontana mai né desiste.
Chi dunque caccerà questa fiera? È compito di colui che stabilì questa lotta di inviare, invocato da noi, i suoi angeli, e, dopo aver chiuso come con freni la sua bocca ardita e sfrontata, di cacciarla in questo modo. Ma colui che stabilì la lotta farà questo allorquando non la ricercheremo, una volta cacciata; se invece la manderà via, ordinando che quella fiera per noi terribile stia lontana, e noi, dopo essere stati salvati e dopo che quella sarà stata cacciata nel suo antro, levatici con mille ferite la cercheremo di nuovo, la desteremo e la ecciteremo, allora egli non avrà più pietà di noi e non ci risparmierà: "Chi infatti avrà pietà di un incantatore morsicato da un serpente e di tutti coloro che si accostano alle fiere?".
2. Che fare allora? Come potremmo liberarci del cattivo e malvagio demonio? Infatti è un demonio che ha un aspetto amabile.

LA MENZOGNA - AGOSTINO DI IPPONA




1. 1. Riguardo alla menzogna c’è un grosso problema: un problema che spesso anche nei comportamenti della vita di ogni giorno ci crea pensieri. Succede infatti che noi a cuor leggero chiamiamo menzogna ciò che menzogna non è, mentre poi riteniamo lecito il mentire quando si tratta di una menzogna giustificata, come quando è detta a fin di bene o per misericordia. Tratteremo il problema con premura e attenzione, mettendoci alla ricerca insieme con quanti come noi cercano la verità. Se poi abbiamo o no trovato qualcosa, non lo diremo noi parlando con leggerezza, ma al lettore attento lo rivelerà sufficientemente la stessa trattazione. È infatti, il presente, un problema assai oscuro, che nei suoi meandri cavernosi sfugge spesso all’acume dell’investigatore; e succede che a volte ti vedi sfuggire di mano ciò che avevi trovato, mentre a volte te lo vedi riapparire per poi dileguarsi di nuovo. Alla fine tuttavia la nostra disamina, raggiunta una certezza maggiore (per dire così), ci consentirà di delineare la soluzione che adottiamo. E se in questa ci sarà qualcosa di errato (è infatti proprio della verità liberare da ogni errore, mentre la falsità è inclusa in ogni errore), io ritengo che non si sbagli mai con più cautela di quando si sbaglia per l’eccessivo amore alla verità e per un eccesso di zelo nel rigettare la falsità. Questo procedimento è ritenuto un’esagerazione dagli ipercritici, ma, se si interrogasse proprio la verità, essa direbbe che non si è ancora abbastanza in regola. Orbene, chiunque tu sia che vieni a leggere, astieniti dalle critiche prima che abbia letto l’opera intera; così sarai meno severo nel giudicare. Non fermarti poi a sottilizzare sulla forma letteraria, poiché abbiamo speso molto lavoro sul contenuto, volendo anche terminare in breve tempo un’opera così necessaria allo svolgimento della vita quotidiana: motivo per cui la rifinitura dell’eloquio è stata limitata o quasi trascurata del tutto.

mercoledì 3 giugno 2015

Dal libro di Tobìa -Tb 6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9 - Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.




In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguèle, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara»
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto dal nostro fratello Raguèle». Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara». Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».
Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguèle: «Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.

Parola di Dio
Riflessione


La storia d'amore di Tobia e Sara verrebbe vista oggi come una storia improponibile!!!
La lettura di oggi inizia con un viaggio... Tobia parte per fare una commissione a suo padre Tobi. Deve infatti recarsi da un parente per ritirare dei soldi che aveva depositato presso di lui. In realtà, Dio ha imbastito questa storia per crearne un'altra. La vera ragione infatti è la guarigione di Tobi dalla cecità e la liberazione di Sara dal demonio Asmodeo. Sara era una donna non molto “fortunata” in amore!!!...
Questo modo di fare è tipico del Signore!!! Quante volte ci sarà capitato di obbedire a degli eventi che ci conducono in una situazione inaspettata?... Allora la nostra vita cambia e prosegue verso una nuova direzione... E cosa diciamo in queste occasioni?… Il "caso" ha voluto che... Ma nella vita cristiana il “caso” non esiste... esistono invece il progetto di Dio e la sua Provvidenza. Dio ha stabilito per noi un futuro splendido, spetta a noi decidere se obbedire agli eventi e lasciarci guidare, come ha fatto Tobia con l'angelo Raffaele, o agire di testa nostra camminando da soli per vie che riteniamo più comode. Nel viaggio Tobia non è solo... è accompagnato infatti da Raffaele. Questo per dirci la dolcezza e la premura del buon Dio... Lui infatti sa molto bene che in questa valle di lacrime abbiamo bisogno di un fratello che cammini insieme a noi, che ci tenga per mano, che ci incoraggi, che ci sproni, che ci aiuti nei momenti di difficoltà, che ci corregga, che ci faccia scendere dal gradino quando ci esaltiamo troppo, insomma, che condivida con noi le nostre gioie e i nostri dolori.
Ritorniamo a questa storia d'amore fantastica... un caso di matrimonio legato alla morte.
C'era una giovane donna di nome Sara che per ben sette volte si sposa (io dico... coraggiosa!!!) ma, la prima notte, prima di unirsi, muoiono tutti i mariti... Oggi alcune trasmissioni televisive ci sarebbero andate a “nozze” e avrebbero soprannominato Sara come la “mantide religiosa”!!!... Altro che maledizione!!!
Ma questa povera donna era perseguitata dal demone Asmodeo... il principe della cupidigia e della discordia coniugale che le uccideva tutti i mariti. La giovane si dispera così tanto che nella sua mente si fa insistente il pensiero del suicidio, ma desiste dal proposito pensando al dolore che avrebbe procurato ai propri genitori con questo gesto disperato. Lei dunque non pensa solo a se stessa, ma anche al dolore che può procurare agli altri.
Quante volte ci siamo sentiti abbandonati, disperati, impotenti di fronte a tante ingiustizie... senza una via di scampo, soli a combattere contro i mulini a vento? Quante volte pensiamo che Dio ci abbia abbandonati? Quante volte pensiamo che Dio non ascolti le nostre preghiere? Quante volte pensiamo che Dio faccia delle preferenze e favorisca addirittura le persone stolte? Quante volte diciamo: non è giusto!!! Quante volte pensiamo che Dio faccia con noi un gioco crudele? Quante volte ti fa vedere delle situazioni meravigliose, te le mette davanti, te le fa assaporare e poi... te le toglie? A volte mi domando che senso abbia... Ma un vero cristiano deve continuare ad avere fiducia in Dio; allora non rimane altro da fare che gemere e supplicare il suo intervento: "O Dio vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto"... Così ha fatto Sara... Lei prega e Dio ascolta la sua umile preghiera. A questo punto entra in ballo Tobia... Il Signore lo invia come strumento per salvare Sara dalla maledizione e lui, con l'aiuto dell'angelo, non si sottrae al compito e inizia l'avventura...
Tobia da ascolto all'angelo che gli dice di fermarsi per la notte a casa di un fratello di nome Raguèle, ma la richiesta dell'angelo non si ferma qui... gli dice che dovrà prendere in sposa una giovane donna di nome Sara senza nascondergli i sette “incidenti” passati. La reazione di Tobia è quella di una persona normale... ha paura... Chi infatti non tiene alla propria pellaccia? Comunque, anche se titubante, si fida delle parole dell'angelo e si fida di Dio, a differenza del futuro suocero che, molto preoccupato e molto imbarazzato, pensa già a come occultare il cadavere!!!
Dobbiamo imparare tanto da Tobia... Lui si affida a Dio e così fa la barba al diavolo!!!
Quante volte ci capitano così tante disavventure da far invidia a una collezione di automobiline... siamo allora convinti di sapere già come andrà a finire, proprio come il papà di Sara... non abbiamo più speranza... non pensiamo minimamente che le cose possano prendere un'altra piega. Ecco perché ogni giorno dobbiamo chiedere al buon Dio di aumentare la nostra fede... perché solo la nostra fiducia totale in Lui renderà innocuo il demonio... demonio che non fa altro che uccidere continuamente le nostre speranze...
La ricetta? La preghiera!!!
E' quello che fanno Tobia e Sara per tre giorni consecutivi... i due sposini, prima di unirsi come marito e moglie pregano... mettono Dio al primo posto... Diciamo pure che è un modo bellissimo di ringraziare il Signore per averli fatti incontrare; e un'unione vissuta nella luce di Dio non potrà non portare buoni frutti. Ma prima di mettersi a pregare Tobia si ricorda delle parole dell'angelo dette durante il viaggio. Doveva infatti fare una sorta di “esorcismo”... bruciare il fegato e il cuore di un pesce in un piccolo braciere. Di primo acchito mi sono domandata: ma che ci azzecca il fegato e i cuore di un pesce?... Ci azzecca... ci azzecca... Nel fegato si trova il fiele che, come sappiamo, è molto amaro e può avvelenare chi lo assorbe. La lussuria è il veleno di ogni tipo di rapporto... per questo il fegato viene bruciato insieme al cuore che, colmo di questo veleno, è reso duro come una pietra; l'amarezza del fiele e la durezza di cuore rendono impossibile e invivibile ogni matrimonio e ogni rapporto umano. La preghiera quindi, purifica e trasforma tutto ciò che impedisce all'amore di crescere. La lussuria viene trasformata dalla preghiera in un "donarsi" e il "fuoco" dell'amore momentaneo viene purificato dalla Parola di Dio per non estinguersi mai più... La Parola di Dio è l'unico nutrimento per non far fallire un matrimonio o una qualsiasi relazione.
Pace e bene

lunedì 1 giugno 2015

Vivere nello Spirito - Henri J. M. Nouwen




Vivere nel presente - Senza rimpianti e senza "se"

È difficile vivere nel presente. Il passato e il futuro continuano a tormentarci. Il passato con la colpa, il futuro con le ansie. Tante cose sono accadute nella nostra vita per le quali ci sentiamo a disagio, pieni di rimpianti, di rabbia, di confusione o, per lo meno, ambivalenti. E tutti questi sentimenti sono spesso colorati di colpa. La colpa che dice: "Dovevi fare qualcosa di diverso da quello che hai fatto; dovevi dire qualcosa di diverso da quello che hai detto". Questi "dovevi" continuano a farci sentire in colpa rispetto al passato e ci impediscono di essere pienamente presenti nel momento attuale.
Peggiori della colpa sono però le nostre ansie. Le nostre ansie riempiono la nostra vita di "se": "se perdo il lavoro, se mio padre muore, se non ci sarà abbastanza denaro, se l'economia va male, se scoppia una guerra?". Tutti questi "se" possono talmente riempire la nostra mente che diventiamo ciechi ai fiori nel giardino e ai bambini nelle strade, o sordi alla voce grata di un amico.
I veri nemici della nostra vita sono questi "dovevi" e questi "se". Ci spingono indietro nell'inalterabile passato e in avanti verso un imprevedibile futuro. Ma la vera vita ha luogo qui ed ora. Dio è un Dio del presente. Dio è sempre nel momento presente, che quel momento sia facile o difficile, gioioso o doloroso. Quando Gesù parlava di Dio ne parlava sempre come di un Dio che è quando e dove noi siamo. "Chi ha visto me ha visto il Padre. Chi ascolta me ascolta il Padre." Dio non è qualcuno che era o che sarà, ma Colui che è, e che è per me in questo momento. Perciò Gesù è venuto a spazzar via il peso del passato e le ansie del futuro. Egli vuole che noi scopriamo Dio proprio là dove siamo, qui e ora.

domenica 24 maggio 2015

dal DIARIO DI UN CONVERTITO.....PIETER VAN DER MEER (1880-1970)




In attesa scruto l’anima come un dannato

Forse è meglio non cercare, non riflettere, vivere senza problemi, senza la tortura di questi eterni quesiti che non hanno risposta: meglio vivere da bestia soddisfatta. Ho l’anima lacerata dall’incertezza. Posso chiamare bianco il nero, ridermi delle cose sacre, prenderle in ridicolo: nulla me Io impedisce. Mi compiaccio di questi cattivi pensieri e vorrei possedere la purezza di un bambino. Quale tormento non sapere a chi chiedere, dove trovare un medico per l’intelligenza e per il cuore! Sciocchezze. La vita è un gioco da prendere sorridendo. Ecco il solo mezzo per non disperare. Che cosa sono la felicità, questo nostro bambino che cresce? Gran belle cose, senz’altro: ci aiutano e ci danno forza. Ma perché non mi danno tanta forza di modo che possa scacciare questa crudele inquietudine e questo problema che continuamente mi tormenta? Perché Vivo? Non accade nulla: nulla che mi interessi. Vivo nell’attesa. Da sempre, la mia vita è attesa di qualcosa, d’una catastrofe, d’una gioia, di qualcosa che sia grande e bello... Non ho avuto l’ambizione o il desiderio di occupare una carica, un posto di responsabilità. Vivo per qualcosa d’altro. Non so che cosa sia quest’altro, ma vivo nell’attesa di qualcosa. Ho visto diversi amici, ho parlato con persone di cultura, ma non ho imparato nulla. Io cerco le verità fondamentali e queste persone invece accettano la vita in modo passivo. Chi sono io? Io e tutti gli altri che, mai soddisfatti come me, spingiamo sogni e desideri verso mondi sconosciuti? Cerchiamo forse qualcosa che abbiamo perduto? Perché non mi accontento di quanto sta davanti a me, vero, palpabile, reale? Perché il mio spirito invoca l’Infinito, l’Eternità? È stupido cercare una risposta, si perde tempo. Ma perché allora questi problemi mi assalgono furiosi come una tempesta? La nostra vita non dura più di un attimo, portiamo nel cuore la tempesta selvaggia delle passioni, siamo torturati dai desideri e dalla speranza, vogliamo raggiungere l’impossibile e tenerlo ben fermo tra le mani. Interroghiamo il passato, leggiamo quello che gli uomini hanno scritto, ma non comprendiamo. Interroghiamo la terra il cielo, gli astri, gli abissi dello spazio e gli abissi dell’anima; piangiamo di nostalgia e di compassione davanti ad ogni cosa bella, compiamo gesti di passione ardente e poi, all’improvviso, restiamo freddi, immobili. Più nulla, più nulla... Tutte le strade sono mie, ma sento in me l’incertezza. Contemplo questa tragica bellezza di creatura abbandonata, mi accorgo di vivere come un re in esilio cosciente della sua forza e della sua debolezza, tremo di estasi e di spavento quando guardo la Via Lattea, nutro la mia disperazione con la certezza che non potrà mai liberarmi dalla materia che mi tiene prigioniero, e tremo. Dove troverà la terra promessa della felicità e della pace?

giovedì 21 maggio 2015

Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti (Roccaporena, 1381 – Cascia, 22 maggio 1457), monaca agostiniana a Cascia (PG), fu proclamata santa da papa Leone XIII nel 1900 - Tema: Perdono - Passione - Stimmate




Il 13 maggio 1981, in piazza San Pietro a Roma, il Turco Mehemet Alì Agca feriva gravemente Papa Giovanni Paolo II, con un'arma da fuoco. Portato via in ambulanza, il Santo Padre, che soffre molto, ripete le seguenti invocazioni: «Maria, Madre mia! Maria, Madre mia!» Non gli sfugge nessuna parola di disperazione o di risentimento. Salvato grazie ad un intervento chirurgico immediato, il Papa è già in grado, quattro giorni dopo, una domenica, di rivolgersi ai fedeli in occasione della preghiera della Regina Coeli, chiamando «fratello» colui che ha cercato di ucciderlo: «Carissimi fratelli e sorelle, so che, in questi giorni ed a quest'ora della Regina Coeli vi siete uniti a me. Con emozione, vi ringrazio delle vostre preghiere e vi benedico tutti. Sono particolarmente vicino alle due persone che sono state ferite assieme a me. Prego per il fratello che mi ha colpito, cui ho perdonato sinceramente».
Con quest'atto di perdono, il Santo Padre ha seguito l'esempio di Cristo che, sulla Croce, ha perdonato ai suoi carnefici. In occasione dell'anno giubilare, il 20 maggio 2000, Giovanni Paolo II proponeva ai cristiani il modello di santa Rita che ha saputo anch'essa perdonare in circostanze eroiche. L'insegnamento della vita di santa Rita è caratterizzato dall'«offerta del perdono e l'accettazione della sofferenza, diceva il Papa... Bisogna sperare che la vita di tutti i fedeli sia sostenuta dall'amore appassionato per il Signore Gesù; che sia un'esistenza capace di rispondere alla sofferenza ed alle spine con il perdono ed il dono totale di sè, per diffondere ovunque il buon odore di Cristo».
Rita è nata verso il 1381 a Roccaporena, in Umbria (Italia centrale) ed è stata battezzata nella chiesa di San Giovanni Battista, a Cascia. Cascia (a 5 km. da Roccaporena) è una città fortificata che fa parte dei territori dello Stato Pontificio, a circa 200 km. a nord est di Roma. Le autorità locali vi conducono una politica piena di un elevato senso della giustizia e del buongoverno. Sono emanati provvedimenti e leggi in favore dell'igiene pubblica, della protezione degli orfani e delle vedove, della pubblica istruzione, delle opere pie. Oltre al numeroso clero secolare, la cittadina di duemila abitanti conta undici conventi e molte associazioni caritatevoli. La regione vive piuttosto poveramente dell'agricoltura, dell'artigianato e soprattutto del commercio, poichè è situata su un'importante via di comunicazione fra Milano e Napoli.

mercoledì 20 maggio 2015

Dal libro della Gènesi - Gen 11, 1-9 - La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra - DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DELLA VIGILIA





Gen 11, 1-9

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro».
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Parola di Dio
Riflessione

Ancora una volta il peccato dei nostri avi si ripercuote su di noi. Grazie comunque!!! Adamo ed Eva credevano che mangiando il frutto, quindi disobbedendo, sarebbero diventati come Dio... gli uomini della Genesi volevano costruire una torre così alta da essere vista da ogni parte della terra, ed arrivasse direttamente alla porta di Dio. Che arroganza!!!
E così, grazie ai primi, abbiamo conosciuto la morte, e grazie ai secondi siamo stati condannati alla solitudine... Quando infatti le persone non si comprendono, inevitabilmente nascono tensioni, disagi, isolamento, tristezza, solitudine...
Di primo acchito mi sono domandata: ma se questi uomini parlavano la stessa lingua ed erano concordi a fare la medesima cosa, perché Dio non era contento?... Finalmente sulla terra si vedeva una società unita e concorde, ma Lui che fa?... Confonde le lingue e manda tutti in confusione. Immaginiamo la scena in un cantiere edile dei nostri giorni: il muratore che parla italiano, il manovale che parla spagnolo, il geometra che parla cinese... e quando mai riusciranno a terminare il palazzo? Ben che vada sarà un'opera incompiuta... proprio come la torre di Babele.
Ma il problema, forse, non era che parlassero la stessa lingua, ma che i loro pensieri andavano in una direzione sbagliata. Nessuno può essere come Dio... e se qualcuno si illude di diventarlo, anche a costo di tanti sforzi e sacrifici, alla fine l'impresa fallirà così come è fallita la costruzione della torre di Babele! Evitiamo di giocare a fare Dio... potrebbe essere molto pericoloso, con Lui non si scherza!!!
Però, mio caro buon Dio, scusa la mia sfrontatezza... ma ho notato che fai delle differenze!!! Il trattamento riservato ad Adamo ed Eva e agli uomini di Sinar è un pochetto differente. Ai primi infatti hai lasciato che mangiassero il frutto proibito, per i secondi invece sei intervenuto prima che combinassero il guaio... Perché?... Forse il perché ce lo spiega Teresina si Lisieux: "Suppongo che il figlio d'un medico abile incontri sul suo cammino una pietra che lo faccia cadere; cadendo, egli si rompe un arto, e subito il padre corre a lui, lo rialza con amore, cura le ferite impegnando tutte le risorse della sua arte, e ben presto il figlio completamente guarito gli dimostra la propria riconoscenza. Certamente questo figlio ha ben ragione d'amare suo padre! Ma farò ancora un'altra ipotesi. Il padre, avendo saputo che sulla strada di suo figlio si trova una pietra, si affretta, va innanzi a lui, la rimuove senza che nessuno lo veda. Certamente questo figlio, oggetto della sua tenerezza previdente, non sapendo la sventura dalla quale è liberato per mezzo di suo padre, non testimonierà a lui la propria riconoscenza e l'amerà meno che se fosse stato guarito da lui. Ma se viene a conoscere il pericolo al quale è stato sottratto, non amerà di più suo padre?".
Tutto questo ci deve forse insegnare che quando Dio demolisce i nostri piani, i nostri progetti, i nostri desideri... in realtà ci sta evitando guai peggiori e preparando beni migliori, allora noi, invece di imprecare, dovremmo dirgli grazie... Se abbiamo il mal di testa, e non passa nonostante le pastiglie, che facciamo?... Ci procuriamo forse un dolore più forte, magari rompendoci una gamba?... No, lo sopportiamo. Allora sopportiamo anche quando Dio ci fa attraversare momenti di disagio: Lui ci vuole evitare il “gesso”!!!
Se poi ci fermiamo a riflettere, vediamo che la storia della torre di Babele si ripete ancora oggi, e alla grande!!!...
Noi, anche se parliamo la stessa lingua, in realtà non ci capiamo o non vogliamo capirci... Allora abbondano i fraintendimenti e i malintesi... questo succede anche perché c'è fra noi la bruttissima abitudine di voler essere ciò che non siamo... non accettiamo gli altri a meno che la pensino come noi, si comportino come noi e ragionino come noi. Vogliamo insomma che l'altro sia a nostra immagine. La conseguenza di tutto questo è lo sfascio di tante famiglie... vogliamo cambiare il nostro coniuge per renderlo conforme ai nostri desideri e ai nostri umori, non siamo capaci di vederlo come un'immagine di Dio, non siamo capaci di accettarlo così come è stato voluto dal Padre Eterno.
Quante torri di Babele oggi!!! L'uomo continua a sfidare Dio in modo sempre più sfrontato... ad esempio fabbricando uomini in provetta... cambiando la legge morale secondo i propri gusti... rifiutandosi di obbedirgli... chiamando bene il male e male il bene... proprio come allora... «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco»... "Venite, cambiamo le leggi e costruiamole come più ci conviene...". L'intelletto usato in modo sbagliato, l'intelletto superbo che non accetta di sottomettersi a Dio genera solo fallimenti, disastri, macerie. Naturalmente non si arriva al fallimento in un giorno solo, ma a poco a poco. Si incomincia a volere i primi posti in un concerto, a voler essere i primi della classe a scuola, a voler essere i più simpatici in una comitiva, a voler essere più ricchi del vicino, a voler avere più successo del vicino... se poi non riusciamo nel nostro intento ci vengono le crisi ed entriamo in confusione.
Ma qual'è la soluzione di tutto questo disordine? Penso che sia mettere Dio al centro della nostra vita, al centro delle nostre famiglie, al centro nel nostro lavoro quotidiano. Se Dio sta su... e noi quaggiù... un motivo ci sarà!!! Evitiamo la sindrome del “Padre Eterno”!!!... e stiamo al nostro posto, che è meglio!!! Solo così potremo sperare che nelle nostre relazioni non veniamo continuamente feriti, accoltellati, sfracellati...
Certo che siamo dei fenomeni!!! Se si tratta di parlare la lingua del male, siamo uniti... ma se si tratta di rigare diritti allora non ci capiamo più... Se si tratta di parlare male di qualcuno, di seminare zizzania... ecco che l'elettrodomestico preferito dagli uomini - l'affettatrice -, va alla grande... ma se si tratta di difendere qualcuno, allora… "non sei dei nostri!!!”.
Tutti d'accordo e felici se si tratta di andare in discoteca, alle feste, al centro commerciale la domenica, ma quando si tratta di andare a trovare Gesù Eucaristia, alla Messa, non dico ogni giorno, ma almeno la Domenica, allora si trovano tante scuse e non si ha tempo: Vai tu... io ho da fare... Porta tu il bambino in Chiesa... Porta tu il bambino al catechismo... Vai tu a parlare con il don... Insomma, invece di essere uniti in Cristo, si è divisi. Risultato: la domenica i centri commerciali sono pieni e le chiese deserte...
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede perché la Pentecoste diventi una festa di comunione, perché lo Spirito Santo ci renda più uniti e concordi, ci aiuti a superare le distanze geografiche, le differenze caratteriali, ogni divisione e discordia... quando c'è la fede in Dio le difficoltà che sorgono dalla diversità non si sentono poi così tanto e così potremo costruire una bella "città di Dio", proprio come diceva Sant'Agostino: «L'amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l'amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. [...] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l'uno all'altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale».
Se il giorno di Pentecoste, benché tutti provenissero da paesi diversi, hanno iniziato a intendersi a meraviglia, è perché parlavano la stessa lingua... la lingua dell'Amore, la lingua dello Spirito Santo.
Allora, che lo Spirito Santo di Dio scenda su di noi e faccia crollare la torre dei nostri pregiudizi, del nostro orgoglio, del nostro io, dei nostri interessi, delle nostre superficialità... perché possiamo vivere veramente tutti concordi nella città di Dio; allora sì che toccheremo il Cielo con le dita... e senza bisogno di torri!!! Diciamo "SI" al Santo Spirito... perché, come diceva Sant'Agostino: “Lui non può far niente senza la nostra cooperazione. Per agire lo Spirito ha bisogno del nostro si”.
Proviamo allora a vedere i nostri fallimenti non come una disgrazia, ma come dono di Dio in vista della purificazione del nostro "IO"... Se don Divo Barsotti voleva diventare il Santo dei "fallimenti"... io voglio diventare la Santa “delle porte chiuse”... che, a differenza del buon ladrone - Santo molto disoccupato visto che non se lo fila nessuno -... avrò nell'atrio una bella fila!!!
Voglio concludere questa mia riflessione sempre con Sant'Agostino, il quale diceva che la Pentecoste è il "Compleanno" dello Spirito Santo... Allora: Happy Birthday Holy Spirit!...
Pace e bene

martedì 19 maggio 2015

 PADRE NOSTRO in lingua Sarda




Babbu nostru chi ses in is Celus:
Santificau siat su nomini tuu.
Bengat a nosu su regnu tuu.
Siat fatta sa voluntadi tua comenti in su Celu aici in sa terra.
Donanosì oi su pani nostru de dogna dii
E perdonanosi is peccaus nostrus. Comenti nosaterus perdonaus a is depidoris nostrus.
E no si lessis arrui in tentazioni.
Ma liberanosi de mali. Aici siat.

Compendio di Catechismo storico Sardo-Italiano ad uso delle Diocesi Meridionali Sarde, Iglesias, a cura di P. Camboni, Tipografia Canelles 1898, pagg. 213-214:

domenica 17 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,29-33 - Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!



 Gv 16, 29-33
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Parola del Signore
Riflessione

Quanto è facile dire a parole: “Per questo crediamo che sei uscito da Dio”... Ma nella quotidianità, siamo pronti a portare il peso della croce? Oppure Gesù è presente nella misura in cui ci serve? Siamo pronti ad accettare di essere trattati come è stato trattato Gesù? Davanti alle avversità della vita, reagiamo come ha reagito Lui? Mi sa di no... Il Signore conosce le nostre debolezze, conosce i nostri bellissimi propositi... che non durano più di un minuto. Ma conosce anche il nostro dispiacere nel momento del fallimento. Lui sa molto bene quanto ci sentiamo soli quando ci ritroviamo spaventati di fronte alle avversità. Noi, non siamo più bravi degli apostoli. Avremmo forse superato più brillantemente la prova nel momento della Sua passione?... Meno male che, come dice Gesù, c'era il Padre... altrimenti avrebbe compiuto il suo sacrificio nella più grande solitudine.
E se le parole: Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo” appaiono quasi una sgridata, poi, come un vero amico ci dà una pacca sulla spalla e ci incoraggia a seguirlo: abbiate coraggioperchè, con Lui accanto, non saremo mai soli. E con l'affermazione: “io ho vinto il mondo!” ci da una luce e una speranza per la notte più buia. Così Gesù invita tutti noi a non lasciarci prendere da pessimismi e da tristezze, perché è l'ottimismo che deve stare nel cuore di un vero discepolo, il quale mette tutta la sua speranza in Colui che ha vinto il mondo. A questo punto entrano in ballo i veri amici di Gesù... se nella nostra vita abbiamo incontrato un vero discepolo che ci sta accanto in questo cammino, le cadute saranno meno traumatiche, se invece non è così, preghiamo il Signore di mandarcene uno... sono sicura che prima o poi ci esaudirà...
Allora continuiamo a pregare, continuiamo a sperare, continuiamo a chiedere. Continuiamo insomma a stare accanto a Lui anche quando agli occhi di tanti, e molte volte anche di chi si professa credente, non c'è niente da fare. Alzare la bandiera bianca con Gesù accanto non deve esistere, perché se rimaniamo con Lui siamo invincibili, e chi ha Dio come amico non manca di nulla. “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11, 1).
Pace e bene 

Preghiera allo Spirito Santo di Santa Teresa D'Avila



O Spirito Santo,
sei tu che unisci la mia anima a Dio:
muovila con ardenti desideri
e accendila con il fuoco
del tuo amore.
Quanto sei buono con me,
o Spirito Santo di Dio:
sii per sempre lodato e Benedetto
per il grande amore che affondi su di me!

Dio mio e mio Creatore
è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami?
Per tanto tempo non ti ho amato!
Perdonami, Signore.

O Spirito Santo,
concedi all'anima mia
di essere tutta di Dio e di servirlo
senza alcun interesse personale,
ma solo perchè è Padre mio e mi ama.

Mio Dio e mio tutto,
c'è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare?
Tu solo mi basti. AMEN.