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sabato 20 giugno 2015

LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’ DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA COMUNE




1. " Laudato si’, mi’ Signore ", cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente
3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.
4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione».[2] Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica», sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».[3]

venerdì 19 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,24-34 - Non preoccupatevi del domani


 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore


Riflessione

Il vangelo di oggi è molto confortante, specialmente per la nostra società in cui le paure e le preoccupazioni per il futuro sono enormi. Come fare a non agitarsi quando non si trova un lavoro, quando non riesci ad arrivare alla fine del mese, quando non puoi curarti come devi, quando hai difficoltà a pagare le bollette? Gesù oggi ci dice che non dobbiamo preoccuparci. Lui infatti ha in mano la situazione e conosce le nostre preoccupazioni. Per questo ci esorta a non essere troppo inquieti, qualunque cosa accada ci penserà Lui. Infatti, il cibo, l'abbigliamento e le bevande, sono importanti e indispensabili, ma a volte ci agitiamo più del dovuto per procurarci cose non strettamente necessarie. Certo che, oltre l'orologio, abbiamo anche un metro diverso da quello del cielo!!! Gesù infatti ci dice che possiamo andare avanti con molto meno, ma noi non sempre siamo molto d'accordo con Lui... Quante volte ci lasciamo prendere la mano da spese inutili che alla fine vanno a finire nella pattumiera? Quando si diventa schiavi del denaro è finita, cerchi di averne sempre di più per soddisfare ogni capriccio... ci illudiamo di poter placare con il denaro la fame e la sete del nostro cuore ma alla fine siamo più vuoti di prima. Ci ritroviamo così ad avere un bel padrone che diventa anche una bella gatta da pelare!!!
Chi ha Dio ha tutto, non ha più bisogno di nulla. Fare la volontà di Dio... questa dovrebbe essere la nostra unica preoccupazione. A tutto il resto ci penserà il Signore, perché Lui sa molto bene di cosa abbiamo bisogno.
Chi segue Dio non può tenere due piedi in una scarpa... o si decide per la luce o per le tenebre. Non si cerca il Signore solo quando si ha bisogno e poi chi si è visto si è visto... come si dice: grazie e buonanotte al secchio!!! La penombra con Gesù non esiste. Quindi evitiamo di voler seguire Dio quando ci pare e nel modo che ci pare, perché così inganniamo solo noi stessi. Dio conosce i nostri cuori, con Lui non si può barare. Tante persone, anche tra i credenti, vogliono la benedizione del Signore ma non vogliono rinunciare ai tesori terreni. Invece dobbiamo scegliere se avere Dio come tesoro o avere un tesoro terreno come Dio. Non c'è molta scelta... o l'uno o l'altro...
Se preghiamo con il cuore, se riceviamo i Sacramenti che la Chiesa ci mette a disposizione, se instauriamo un rapporto intimo con Gesù, acquisteremo fiducia in Dio e accetteremo tutto ciò che Lui ha preparato per noi fin dalla creazione del mondo.
Noi siamo stati creati per condividere con Lui la Sua gloria. Ma se viviamo con l'angoscia per il cibo, l'abbigliamento e le bevande, sprechiamo la nostra vita.
Quando ci facciamo prendere da quest'ansia significa che non abbiamo fede in Lui. Gesù allora cerca di confortarci prendendo come esempio i fiori del campo e gli uccellini del cielo. Loro infatti valgono molto meno di noi, ma se il Padre si prende cura di loro a maggior ragione si prenderà cura di ogni nostra necessità. Ma per far si che il Signore ci dia tutto dobbiamo cercare di mettere nel nostro cuore prima di tutto il regno e la giustizia di Dio. Dobbiamo cercare prima di tutto le cose di lassù e tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù, perché Dio conosce ogni nostra vera necessità più e meglio di noi. Lui riesce a provvedere a ogni cosa in un modo così perfetto da fare quasi paura. E che tempismo!!! Molto spesso ti lascia senza parole.
Allora, basta affannarsi per ogni cosa, basta essere in ansia per ogni situazione avversa e imprevista, perché Gesù non ci darà mai un carico troppo pesante e superiore alle nostre forze, sarà Lui infatti a portarlo con noi. Tutto è sotto il suo controllo, e senza di Lui non possiamo fare niente. Anzi, a dire il vero riusciamo a fare bene una cosa... i disastri... per quelli siamo bravissimi!!!
Chiediamo al buon Dio di darci sempre più fede per cercare come tesoro solo ed esclusivamente Lui, per avere la gioia e la pace che hanno solo quelli che hanno Gesù nel cuore... Basta pensare al passato, perchè Gesù ci ha messo una bella toppa, e basta pensare al futuro perchè questo appartiene a Dio e a nessun altro. La preoccupazione va bene, ma misurata, l'affanno non deve esistere per chi ha come tesoro l'amore del Signore. La Provvidenza divina non è una bella favola. Esiste davvero... Molti pensano che avere fiducia nella Provvidenza significa sfruttare qualcuno, ma non è così... perchè un vero credente non tenterebbe mai il Signore. E' vero anche che a volte ti fa sudare freddo... ma all'ultimo istante arriva sempre. Non manca mai agli appuntamenti... e i bidoni, generalmente, sono un'esclusiva di alcuni uomini o donne di questa terra!!!
Aiutami o Gesù a non farmi dominare dalle preoccupazioni, che non mi mancano e che, ne sono certa, non mi mancheranno, perchè queste sono comuni sia ai buoni sia ai cattivi, sia agli amici sia ai nemici del Signore. Grazie mille...
Pace e bene

giovedì 18 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6, 19-23 - Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore


 
Mt 6, 19-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Parola del Signore

Riflessione

Il brano del Vangelo di oggi ci aiuta a riflettere un pochetto sulla nostra vita, sul nostro modo di vivere, sui nostri desideri, sulle nostre priorità.
Ci sono troppe cose che occupano il nostro cuore e non sono l'essenziale. Troppi beni che non sono Dio ci attraggono come una calamita; sul momento danno un senso di appagamento, ma alla fine deludono, dopo un po' ci stancano e allora cerchiamo altri beni, sempre futili. Siamo come quei bambini che appena ricevono un bel giocattolo ne diventano pazzi, ma poi, dopo un po' lentusiasmo svanisce, lo gettano via e ne chiedono un'altro... non siamo mai contenti!!!
La cosa triste è che i veri amici di Gesù sono molto pochi e troppi cristiani cercano di fare andare d'accordo Cristo con il mondo. Si va avanti per frasi fatte... bisogna amare tutti, bisogna avere misericordia e carità con tutti... Quanto miele!!! Quanta ipocrisia!!!
A parole siamo veramente dei fenomeni... peccato che con i fatti siamo un po' scarsi!!! Diceva bene don Divo Barsotti: “La vita dell'uomo è un dramma e quale dramma!!! Crediamo di vivere la nostra vita, ma in fondo o in noi vive Dio o vive in noi il maligno”.
Se per un attimo ci fermassimo a osservare e a riflettere su tutto quello che ci circonda: le persone che incontriamo, i nostri comportamenti, gli ambienti in cui operiamo... ci renderemmo conto che siamo dei disastri... Troppo spesso pensiamo che la felicità sia nel raggiungere un certo prestigio sociale, nel fare carriera, nell'avere un bel conto in banca, nei viaggi, nel fare la bella vita, nel piacere sessuale - meglio se con un'amante -, nel bere e nel mangiare con gli amici senza preoccuparci del fegato o dello stomaco che, prima o poi, si costituiranno parte civile... per non parlare dello shopping sfrenato e maniacale... Ecco, siamo ossessionati da tutte queste cose... allora mi domando: dove sta il nostro cuore? O meglio: abbiamo un cuore? La tiepidezza, l'approssimazione, la cecità, la sordità, la superbia e chi più ne ha più ne metta... sono il nostro tesoro... la nostra collezione privata... la nostra pensione... Se le cose che desideriamo sono queste è come mettere la nostra vita in una cassaforte con la maniglia... è come imbarcarsi su una nave senza timone, inevitabilmente sarà in balia del mondo; sarà una una vita senza meta, senza senso... sarà una vita alla deriva... Diceva bene padre Marie Dominique Molinié nel libro - Beati gli umili - “Se decidete di essere padroni del vostro destino, sarà meglio che rinunciate alla religione cristiana perché rischiate di giungere al bacio di Giuda. Dio non vi chiede di smettere subito di essere peccatori, vi prende così come siete, ci penserà Lui a trasformarvi; vi chiede solo di accogliere la Sua Alleanza. Dopo di che non avrete altro da fare che essere fedeli a questo patto”... e ...“Se vi capita di incontrare una persona fedele a questo patto, osservatela bene: vedrete che non è schiava di niente e di nessuno. E' libera”. Il nostro problema forse è questo: non osserviamo... non siamo attenti ai particolari... non guardiamo negli occhi. Perché?… Forse perché sappiamo che i nostri occhi sono come una porta del cuore, se la apriamo si può vedere l'interno e noi non siamo molto disposti ad accettare e mostrare la nostra nudità... allora il nostro sguardo è sempre fisso sul pavimento.
L'occhio limpido non ha bisogno di nascondere nulla, al contrario un occhio tenebroso rivela cattiveria, invidia, superbia, tortuosità, avidità... e non può certo trasmettere felicità gioia. Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede in modo da avere un cuore meno duro e meno arido... una ventosa lavora bene se l'oggetto da risucchiare si trova in un ambiente umido.
Dovremmo sempre tenere a mente che le ricchezze si possono perdere, il lavoro si può perdere, l'auto si può distruggere, la salute non è di ferro per nessuno... e la morte fisica prima o poi arriva per tutti, ma una cosa non verrà mai meno: l'amore e la fedeltà di Dio per noi... Se stimerai come polvere l'oro e come ciottoli dei fiumi l'oro di Ofir, allora sarà l'Onnipotente il tuo oro e sarà per te argento a mucchi. Allora sì, nell'Onnipotente ti delizierai e alzerai a Dio la tua faccia” (Gb 22, 24-26).
Quindi, se il nostro tesoro è qualcosa di materiale, allora sicuramente lo perderemo... se il nostro tesoro è l'approvazione degli uomini, lo perderemo ugualmente, perché l'uomo è talmente incostante... oggi sei alle stelle e domani alle stalle... se il nostro tesoro è l'ossessione per la bellezza, per la cura del corpo, anche quello un bel giorno svanirà... e ci ritroveremo pieni di rughe e cellulite da far invidia al pianeta mercurio.
Se invece ci lasciamo amare da Gesù, avremo un tesoro in cielo. Gesù non ci chiede prima di tutto di amarlo, anche perché non saremo mai in grado di amarlo come Lui ci ama, ma ci chiede di lasciarci amare. Se però ci ostiniamo a fuggirlo mi sa che non ci aspetta un bel futuro... e un bel giorno anche il vestito che qualcuno ci metterà sarà bucato dalle tarme... Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!” (Gc 5, 2-3).
Dio è l’unico e autentico tesoro che può salvare la nostra anima... tutti gli altri tesori sono e saranno sempre deludenti. Che Dio abbia misericordia di noi e ci aiuti, perché essere dei veri cristiani oggi è una bella sfida!!!... Non è facile e, come diceva padre Molinié, bisogna essere “folli” per amare Dio... chi ci prova viene travolto dal mondo... e non solo dalle persone fuori, ma anche da quelle all'interno della Chiesa... a volte, come diceva Teresa d'Avila, è proprio lì che il demonio si insinua: "Oh, che enorme disgrazia, che enorme disgrazia è quella degli ordini religiosi – sia di uomini sia di donne – dove non si osserva la Regola, dove, in uno stesso monastero si seguono due strade: una di virtù e di religione, l’altra di rilassamento, e tutt’e due quasi ugualmente battute. Anzi, ho detto male ugualmente, perché per i nostri peccati è più battuta quella più imperfetta la quale, essendo più larga, è preferita... Io non so perché ci meravigliamo che ci siano tanti mali nella Chiesa, quando coloro che dovevano essere i modelli da cui tutti imparassero virtù hanno così profondamente cancellata l’impronta lasciata dallo spirito dei santi negli ordini religiosi. Piaccia alla divina Maestà di porvi il rimedio che vede necessario! Amen" (Cap. 7 punto 5 del Libro della vita).
Se noi, laici e consacrati, provassimo a seguire veramente la scuola di Santa Teresa d'Avila, sicuramente il mondo andrebbe meglio. Il problema è che siamo cristiani di nome, ma non dei veri testimoni... Con il nostro comportamento troppo spesso diamo scandalo sia a quelli che stanno dentro, sia a quelli che stanno fuori... e spesso non permettiamo ad altri di entrare...
Gli uomini di Chiesa qualche volta non sono diversi da discutibili uomini politici... molti ministeri vengono dati a persone che non se lo meritano perché non hanno né le capacità né il desiderio di acquisirle, a persone che non hanno un carisma riconosciuto, a persone che, più che piacere a Dio, vogliono piacere agli uomini, magari atteggiandosi a maestri dei fratelli... Ma io mi domando: cosa potrò mai imparare da una persona che con i suoi comportamenti, con le sue parole, con il suo sguardo dimostra di avere molte più lacune e miserie di me? Con questo non voglio dire che sono giusta... al contrario... ma mi reputo una persona desiderosa di crescere e il mio desiderio di assoluto mi porta a non accontentarmi di poco... voglio insomma che a Gesù, quando mi guarda, gli brillino gli occhi... voglio essere il vanto di Gesù... voglio essere la Sua principessa e non mi accontenterò delle briciole che qualcuno vorrebbe appiopparmi... voglio il meglio e, se ancora non l'ho trovato, continuerò a cercarlo, sono sicura che Dio vede questo mio grande desiderio, questa mia grande sofferenza e mi esaudirà...
Mio caro Gesù, sono consapevole di essere responsabile di ciò che diffondo: luce o buio. Spero con tutto il cuore di non deluderti mai, fa che il mio cuore sia colmo di luce e il sorriso sulle mie labbra sia veritiero. Se così non fosse, guarisci i miei occhi, fa che abbia uno sguardo chiaro per riconoscere la strada giusta, quella che porta a te, fa che la mia condotta brilli davanti ai fratelli e renda gloria al Tuo nome. Voglio possedere il tesoro più grande... TE!... e voglio che anche gli altri possano vederti come ti vedo io e averti per amico come lo sei per me.
Pace e bene

martedì 16 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo -Mt 6,1-6.16-18 - Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.




In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore
Riflessione

Ecco tre opere stupende che dipingono l'uomo giusto davanti al Signore: l'elemosina, la preghiera e il digiuno. Tutte queste opere però devono essere pure... non dobbiamo quindi investire risorse nella pubblicità dicendo a tutti che facciamo volontariato, che preghiamo o che pratichiamo il digiuno. Ma se vogliamo piacere a Dio, e poi essere da Lui ricompensati, dobbiamo fare tutto senza che nessuno lo venga a sapere. Gesù infatti su questi punti desidera un po' di discrezione e, come esempio, se lo vogliamo, possiamo prendere Sua Madre e il Suo nascondimento.
Quante volte invece ci preoccupiamo di avere i primi posti nelle cerimonie o celebrazioni pubbliche! Quante volte ci affatichiamo in mille opere e in svariate associazioni, solo per essere visti, lodati, ammirati... e così abbiamo già la nostra ricompensa. 
Ma Gesù non ha bisogno di manifestazioni pubbliche, e mi sa che non gli garbano neanche i comizi...  "Io vado nelle case dei poveri e distribuisco le buste della spesa... io recito il rosario tante volte al giorno... io ogni venerdì digiuno... io... io... io...". Ma che barba!!! Tutto questo è bello se si fa senza la pretesa di essere osservati dagli altri, altrimenti è meglio tapparsi la bocca e non fare niente!!! "Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio” (Lc 16, 15)... oppure: “Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Gc 4, 4). La cosa bella che possiamo osservare è che Gesù, per ben tre volte, dice: “...e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Perché questa insistenza?
Evidentemente il Signore sa che molte volte facciamo l'orecchio da mercante e così, per essere sicuro che il Suo insegnamento non vada ai quattro venti, insiste per tre volte. Il Padre che vede... Non si deve pensare che voglia giocare all'agente 007, Lui non spia la nostra vita per farci del male, ma il Suo sguardo è tenero, intimo, benevolo. Uno sguardo che ci stimola a essere migliori, a essere perfetti, proprio come Lui. Uno sguardo insomma, che dà pace e trasforma tutta la nostra vita senza troppo chiasso. Proprio come fa un papà con il suo bambino che combina delle marachelle... non sempre servono gli sculaccioni che terminano in strilli e pianti, ma a volte basta un silenzioso sguardo d'amore e il bambino comprende molto meglio la lezione.
Allora, chiediamo al buon Dio di darci lo spirito giusto per compiere queste tre pratiche. Cerchiamo di evitare le bramosie per il superfluo che spesso non ci facciamo mancare... e doniamo con gioia ai nostri fratelli; a volte basta anche una sola telefonata per confortare qualcuno, per farlo sorridere e per alleviare le sue pene. ChiediamoGli anche di darci più amore, in modo che la nostra preghiera sia fatta con il cuore e non solo con le labbra, che sia una preghiera fiduciosa e insistente. Nelle nostre parrocchie invece, a  volte succede che tanti, al posto del breviario sembra che abbiano un registratore, al momento opportuno schiacciano il tasto PLAY e parte la preghiera automatica... così la preghiera, che dovrebbe essere un bellissimo dialogo con Gesù, va a farsi benedire!!! E infine chiediamoGli di aiutarci nella pratica del digiuno. Una pratica a volte faticosa che non è solo rinunciare a qualche dolcetto, o saltare un pasto, ma anche il combattere contro qualche vizietto come il fumo, il bere, il divertimento vivace, il vociferare. Come diceva bene Benedetto XVI nel 2011: “Il digiuno, in particolare, “significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria”, ma questo “è il segno esterno di una realtà interiore, del nostro impegno, con l’aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del Vangelo. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio”.
Entriamo quindi nella nostra camera, chiudiamo la porta e preghiamo... Proviamo a fare come Eliseo che riportò in vita il figlio della Sunammita (2Re 4, 33) e la nostra preghiera farà vivere la nostra anima. Il Signore infatti, che vede nel segreto, ci ricompenserà.
Pace e bene.

domenica 14 giugno 2015

L'Amore più grande - Sacra Sindone


Preghiera davanti alla Sindone
Signore Gesù,
davanti alla Sindone, come in uno specchio,
contempliamo il mistero della tua passione e morte per noi.

È l’Amore più grande
con cui ci hai amati, fino a dare la vita per l’ultimo peccatore.

È l’Amore più grande,
che spinge anche noi a dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.

Nelle ferite del tuo corpo martoriato
meditiamo le ferite causate da ogni peccato:
perdonaci, Signore.

Nel silenzio del tuo volto umiliato
riconosciamo il volto sofferente di ogni uomo:
soccorrici, Signore.

Nella pace del tuo corpo adagiato nel sepolcro
meditiamo il mistero della morte che attende la risurrezione:
ascoltaci, Signore.

Tu che sulla croce hai abbracciato tutti noi,
e ci hai affidati come figli alla Vergine Maria,
fa’ che nessuno si senta lontano dal tuo amore,
e in ogni volto possiamo riconoscere il tuo volto,
che ci invita ad amarci come tu ci ami.
+ Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino
Custode Pontificio della S. Sindone




Commento dei Padri al Vangelo della deposizione

Gli scritti dei padri accompagnano oggi la meditazione del pellegrino sul racconto della deposizione di Cristo nel sepolcro, racconto evocato dalla Sindone. Il loro commento ci guida a vedere la scena, a scoprirne il valore spirituale, a interiorizzarne il senso. Gli autori di questi brani sono diversi per provenienza e periodo storico, ma accomunati da un amore profondo per la Parola di Dio; Parola che risuona nella contemplazione della Sindone, icona di Gesù Cristo.
Nella meditazione lo sguardo cade su alcune cose e si incontrano persone; i padri ci aiutano a scoprire il valore simbolico di ogni elemento che scaturisce dalla Parola.
Il telo, simbolo della purezza , è considerato non solo candida veste per il Signore Gesù, ma anche per tutta la Chiesa. E' paragonato alla tovaglia posta sull'altare del banchetto eucaristico; nonché alla tovaglia che Pietro vede calare dal cielo (At 10,11) portando ogni genere di animale, simbolo della chiesa che accoglie anche uomini pagani. Il lenzuolo semplice ed essenziale richiama l'umiltà del cuore puro che accoglie Cristo; contro ogni sfarzo e ostentazione di ricchezza.
I padri si avvicinano a Giuseppe, scrutando le sue azioni; egli è considerato il discepolo fedele, pienamente consapevole dell'umanità di Cristo, per il quale organizza la sepoltura, e non ancora giunto, forse, alla fede nella resurrezione. Giuseppe che vigila il sepolcro richiama, al momento della morte di Gesù, l'altro Giuseppe, che lo accolse al suo nascere, vegliandolo nella grotta di Betlemme. Anche il suo cuore svela carità: Giuseppe, in qualche modo, vestendo il corpo nudo di Cristo, si è fatto prossimo.
I Padri si sforzano di immaginare questo sepolcro, di visitarlo, di entrarvi dentro; addirittura di parlarvi come fosse un essere vivente; anche quando si tratta del sepolcro della Madre di Dio. Non mancano le domande su dove il sepolcro fosse situato, da chi e come fosse stato costruito, per poi trasferirlo presto sul piano spirituale, considerandolo un giardino. La grotta di Betlemme è misteriosa anticipazione della pietra del sepolcro: le immagini si scoprono legate una all'altra, a racchiudere un unico messaggio d'amore e di salvezza. La roccia tagliata è simbolo della durezza del mondo pagano in cui Cristo è chiamato a restare; un sepolcro che non ha confini perché quell'uomo racchiuso nella tomba è già nell'alto del cielo; nuovo perché mai un uomo vi era stato deposto prima, sigillando così la novità assoluta della morte di Cristo, morte presto destinata a sottrarsi per lasciare che si faccia presente il Risorto.
Queste pagine emanano i profumi del sepolcro: mirra e aloe. "Unguento mistico" dice Ambrogio, in cui la Chiesa riunisce in un unico soave odore la diversità delle genti.
Nella scena emerge anche Maria, partecipe nel dolore. Non solo è notata dai Padri, ma gli stessi elementi della scena tornano al momento della sua sepoltura. E' lei che sollecita la sepoltura del figlio Gesù, lei invita Giuseppe d'Arimatea a trovare degna sistemazione per il corpo.

sabato 13 giugno 2015

IL CIELO - Un grande tetto per tutti - Tratto dalla rivista n.2/2015 L'Araldo (SACERDOTI DEL S. CUORE DEHONIANI)



Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo”.

Che bello che sarebbe dormire all’aperto, sdraiati in un bel prato verde, a pancia in su, e guardare in alto per ammirare il Cielo. È come un grande e immenso teatro dove il buon Padre
ci offre diversi spettacoli gratuitamente in ogni ora del giorno e della notte, come la pioggia, che disseta tutti gli esseri viventi, o l’arcobaleno, una meraviglia che ci fa sempre rimanere senza fiato. Guardandolo ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli rispetto alla magnificenza dell’Universo che ha creato il Signore e allo stesso tempo ci accorgiamo di quanto è bella la nostra casa, la Terra, di cui il Cielo è lo stupendo tetto. Sin dai tempi della Bibbia, infatti, gli uomini hanno decantato la bellezza del firmamento come un dono e un simbolo del Signore.

sabato 6 giugno 2015

Giovanni Crisostomo - De inani gloria et de educandis liberis



Trattato
La vanagloria
1. Ora fece qualcuno ciò che richiesi? Pregò qualcuno Dio per noi e per tutto il corpo della chiesa, cosicché si spegnesse l’incendio generato dalla vanità, che ha guastato tutto il corpo, ha diviso un solo corpo in molte membra ed ha lacerato l’amore?
Infatti come una belva piombata su un corpo nobile e delicato ed incapace di difendersi, così vi ha conficcato i denti lordi ed iniettato il veleno e diffuso un grande fetore ed alcune parti, dopo averle mutilate, ha gettato via, altre ha dilaniato, altre ha divorato. Ed anche se fosse stato possibile vedere con gli occhi la vanità e la chiesa, qualcuno avrebbe visto uno spettacolo miserando e molto più penoso di ciò che avviene negli stadi: il corpo gettato via, quella che sta ritta sopra e guarda da ogni parte e respinge chi la assale e non si allontana mai né desiste.
Chi dunque caccerà questa fiera? È compito di colui che stabilì questa lotta di inviare, invocato da noi, i suoi angeli, e, dopo aver chiuso come con freni la sua bocca ardita e sfrontata, di cacciarla in questo modo. Ma colui che stabilì la lotta farà questo allorquando non la ricercheremo, una volta cacciata; se invece la manderà via, ordinando che quella fiera per noi terribile stia lontana, e noi, dopo essere stati salvati e dopo che quella sarà stata cacciata nel suo antro, levatici con mille ferite la cercheremo di nuovo, la desteremo e la ecciteremo, allora egli non avrà più pietà di noi e non ci risparmierà: "Chi infatti avrà pietà di un incantatore morsicato da un serpente e di tutti coloro che si accostano alle fiere?".
2. Che fare allora? Come potremmo liberarci del cattivo e malvagio demonio? Infatti è un demonio che ha un aspetto amabile.

LA MENZOGNA - AGOSTINO DI IPPONA




1. 1. Riguardo alla menzogna c’è un grosso problema: un problema che spesso anche nei comportamenti della vita di ogni giorno ci crea pensieri. Succede infatti che noi a cuor leggero chiamiamo menzogna ciò che menzogna non è, mentre poi riteniamo lecito il mentire quando si tratta di una menzogna giustificata, come quando è detta a fin di bene o per misericordia. Tratteremo il problema con premura e attenzione, mettendoci alla ricerca insieme con quanti come noi cercano la verità. Se poi abbiamo o no trovato qualcosa, non lo diremo noi parlando con leggerezza, ma al lettore attento lo rivelerà sufficientemente la stessa trattazione. È infatti, il presente, un problema assai oscuro, che nei suoi meandri cavernosi sfugge spesso all’acume dell’investigatore; e succede che a volte ti vedi sfuggire di mano ciò che avevi trovato, mentre a volte te lo vedi riapparire per poi dileguarsi di nuovo. Alla fine tuttavia la nostra disamina, raggiunta una certezza maggiore (per dire così), ci consentirà di delineare la soluzione che adottiamo. E se in questa ci sarà qualcosa di errato (è infatti proprio della verità liberare da ogni errore, mentre la falsità è inclusa in ogni errore), io ritengo che non si sbagli mai con più cautela di quando si sbaglia per l’eccessivo amore alla verità e per un eccesso di zelo nel rigettare la falsità. Questo procedimento è ritenuto un’esagerazione dagli ipercritici, ma, se si interrogasse proprio la verità, essa direbbe che non si è ancora abbastanza in regola. Orbene, chiunque tu sia che vieni a leggere, astieniti dalle critiche prima che abbia letto l’opera intera; così sarai meno severo nel giudicare. Non fermarti poi a sottilizzare sulla forma letteraria, poiché abbiamo speso molto lavoro sul contenuto, volendo anche terminare in breve tempo un’opera così necessaria allo svolgimento della vita quotidiana: motivo per cui la rifinitura dell’eloquio è stata limitata o quasi trascurata del tutto.

mercoledì 3 giugno 2015

Dal libro di Tobìa -Tb 6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9 - Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.




In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguèle, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara»
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto dal nostro fratello Raguèle». Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara». Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».
Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguèle: «Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.

Parola di Dio
Riflessione


La storia d'amore di Tobia e Sara verrebbe vista oggi come una storia improponibile!!!
La lettura di oggi inizia con un viaggio... Tobia parte per fare una commissione a suo padre Tobi. Deve infatti recarsi da un parente per ritirare dei soldi che aveva depositato presso di lui. In realtà, Dio ha imbastito questa storia per crearne un'altra. La vera ragione infatti è la guarigione di Tobi dalla cecità e la liberazione di Sara dal demonio Asmodeo. Sara era una donna non molto “fortunata” in amore!!!...
Questo modo di fare è tipico del Signore!!! Quante volte ci sarà capitato di obbedire a degli eventi che ci conducono in una situazione inaspettata?... Allora la nostra vita cambia e prosegue verso una nuova direzione... E cosa diciamo in queste occasioni?… Il "caso" ha voluto che... Ma nella vita cristiana il “caso” non esiste... esistono invece il progetto di Dio e la sua Provvidenza. Dio ha stabilito per noi un futuro splendido, spetta a noi decidere se obbedire agli eventi e lasciarci guidare, come ha fatto Tobia con l'angelo Raffaele, o agire di testa nostra camminando da soli per vie che riteniamo più comode. Nel viaggio Tobia non è solo... è accompagnato infatti da Raffaele. Questo per dirci la dolcezza e la premura del buon Dio... Lui infatti sa molto bene che in questa valle di lacrime abbiamo bisogno di un fratello che cammini insieme a noi, che ci tenga per mano, che ci incoraggi, che ci sproni, che ci aiuti nei momenti di difficoltà, che ci corregga, che ci faccia scendere dal gradino quando ci esaltiamo troppo, insomma, che condivida con noi le nostre gioie e i nostri dolori.
Ritorniamo a questa storia d'amore fantastica... un caso di matrimonio legato alla morte.
C'era una giovane donna di nome Sara che per ben sette volte si sposa (io dico... coraggiosa!!!) ma, la prima notte, prima di unirsi, muoiono tutti i mariti... Oggi alcune trasmissioni televisive ci sarebbero andate a “nozze” e avrebbero soprannominato Sara come la “mantide religiosa”!!!... Altro che maledizione!!!
Ma questa povera donna era perseguitata dal demone Asmodeo... il principe della cupidigia e della discordia coniugale che le uccideva tutti i mariti. La giovane si dispera così tanto che nella sua mente si fa insistente il pensiero del suicidio, ma desiste dal proposito pensando al dolore che avrebbe procurato ai propri genitori con questo gesto disperato. Lei dunque non pensa solo a se stessa, ma anche al dolore che può procurare agli altri.
Quante volte ci siamo sentiti abbandonati, disperati, impotenti di fronte a tante ingiustizie... senza una via di scampo, soli a combattere contro i mulini a vento? Quante volte pensiamo che Dio ci abbia abbandonati? Quante volte pensiamo che Dio non ascolti le nostre preghiere? Quante volte pensiamo che Dio faccia delle preferenze e favorisca addirittura le persone stolte? Quante volte diciamo: non è giusto!!! Quante volte pensiamo che Dio faccia con noi un gioco crudele? Quante volte ti fa vedere delle situazioni meravigliose, te le mette davanti, te le fa assaporare e poi... te le toglie? A volte mi domando che senso abbia... Ma un vero cristiano deve continuare ad avere fiducia in Dio; allora non rimane altro da fare che gemere e supplicare il suo intervento: "O Dio vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto"... Così ha fatto Sara... Lei prega e Dio ascolta la sua umile preghiera. A questo punto entra in ballo Tobia... Il Signore lo invia come strumento per salvare Sara dalla maledizione e lui, con l'aiuto dell'angelo, non si sottrae al compito e inizia l'avventura...
Tobia da ascolto all'angelo che gli dice di fermarsi per la notte a casa di un fratello di nome Raguèle, ma la richiesta dell'angelo non si ferma qui... gli dice che dovrà prendere in sposa una giovane donna di nome Sara senza nascondergli i sette “incidenti” passati. La reazione di Tobia è quella di una persona normale... ha paura... Chi infatti non tiene alla propria pellaccia? Comunque, anche se titubante, si fida delle parole dell'angelo e si fida di Dio, a differenza del futuro suocero che, molto preoccupato e molto imbarazzato, pensa già a come occultare il cadavere!!!
Dobbiamo imparare tanto da Tobia... Lui si affida a Dio e così fa la barba al diavolo!!!
Quante volte ci capitano così tante disavventure da far invidia a una collezione di automobiline... siamo allora convinti di sapere già come andrà a finire, proprio come il papà di Sara... non abbiamo più speranza... non pensiamo minimamente che le cose possano prendere un'altra piega. Ecco perché ogni giorno dobbiamo chiedere al buon Dio di aumentare la nostra fede... perché solo la nostra fiducia totale in Lui renderà innocuo il demonio... demonio che non fa altro che uccidere continuamente le nostre speranze...
La ricetta? La preghiera!!!
E' quello che fanno Tobia e Sara per tre giorni consecutivi... i due sposini, prima di unirsi come marito e moglie pregano... mettono Dio al primo posto... Diciamo pure che è un modo bellissimo di ringraziare il Signore per averli fatti incontrare; e un'unione vissuta nella luce di Dio non potrà non portare buoni frutti. Ma prima di mettersi a pregare Tobia si ricorda delle parole dell'angelo dette durante il viaggio. Doveva infatti fare una sorta di “esorcismo”... bruciare il fegato e il cuore di un pesce in un piccolo braciere. Di primo acchito mi sono domandata: ma che ci azzecca il fegato e i cuore di un pesce?... Ci azzecca... ci azzecca... Nel fegato si trova il fiele che, come sappiamo, è molto amaro e può avvelenare chi lo assorbe. La lussuria è il veleno di ogni tipo di rapporto... per questo il fegato viene bruciato insieme al cuore che, colmo di questo veleno, è reso duro come una pietra; l'amarezza del fiele e la durezza di cuore rendono impossibile e invivibile ogni matrimonio e ogni rapporto umano. La preghiera quindi, purifica e trasforma tutto ciò che impedisce all'amore di crescere. La lussuria viene trasformata dalla preghiera in un "donarsi" e il "fuoco" dell'amore momentaneo viene purificato dalla Parola di Dio per non estinguersi mai più... La Parola di Dio è l'unico nutrimento per non far fallire un matrimonio o una qualsiasi relazione.
Pace e bene

lunedì 1 giugno 2015

Vivere nello Spirito - Henri J. M. Nouwen




Vivere nel presente - Senza rimpianti e senza "se"

È difficile vivere nel presente. Il passato e il futuro continuano a tormentarci. Il passato con la colpa, il futuro con le ansie. Tante cose sono accadute nella nostra vita per le quali ci sentiamo a disagio, pieni di rimpianti, di rabbia, di confusione o, per lo meno, ambivalenti. E tutti questi sentimenti sono spesso colorati di colpa. La colpa che dice: "Dovevi fare qualcosa di diverso da quello che hai fatto; dovevi dire qualcosa di diverso da quello che hai detto". Questi "dovevi" continuano a farci sentire in colpa rispetto al passato e ci impediscono di essere pienamente presenti nel momento attuale.
Peggiori della colpa sono però le nostre ansie. Le nostre ansie riempiono la nostra vita di "se": "se perdo il lavoro, se mio padre muore, se non ci sarà abbastanza denaro, se l'economia va male, se scoppia una guerra?". Tutti questi "se" possono talmente riempire la nostra mente che diventiamo ciechi ai fiori nel giardino e ai bambini nelle strade, o sordi alla voce grata di un amico.
I veri nemici della nostra vita sono questi "dovevi" e questi "se". Ci spingono indietro nell'inalterabile passato e in avanti verso un imprevedibile futuro. Ma la vera vita ha luogo qui ed ora. Dio è un Dio del presente. Dio è sempre nel momento presente, che quel momento sia facile o difficile, gioioso o doloroso. Quando Gesù parlava di Dio ne parlava sempre come di un Dio che è quando e dove noi siamo. "Chi ha visto me ha visto il Padre. Chi ascolta me ascolta il Padre." Dio non è qualcuno che era o che sarà, ma Colui che è, e che è per me in questo momento. Perciò Gesù è venuto a spazzar via il peso del passato e le ansie del futuro. Egli vuole che noi scopriamo Dio proprio là dove siamo, qui e ora.