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mercoledì 8 luglio 2015

Santo è il tempio di Dio, che siete voi - Dal «Commento sul salmo 118» di sant'Ambrogio, vescovo - (Nn. 12. 13-14; CSEL 62, 258-259)



    «Io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Sia aperta a colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va' incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole.
    Nato dalla Vergine, uscì dal suo grembo irradiando la sua luce sulle cose dell'universo intero, per risplendere a tutti. Quelli che lo desiderano ricevono la chiarezza dell'eterno fulgore che nessuna notte riesce ad alterare. A questo sole che vediamo ogni giorno tiene dietro la notte tenebrosa. Ma il sole di giustizia non tramonta mai perché la sua luce di sapienza non viene mai offuscata da alcuna ombra.
    Beato colui alla cui porta bussa Cristo. La nostra porta è la fede la quale, se è forte, rafforza tutta la casa. È questa la porta per la quale entra Cristo. Perciò anche la Chiesa dice nel Cantico dei Cantici: «Un rumore! È il mio diletto che bussa» (Ct 5, 2). Ascolta colui che bussa, ascolta colui che desidera entrare: «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne» (Ct 5, 2).
    Rifletti sul tempo nel quale il Dio Verbo bussa più che mai alla tua porta: allorché il suo capo è pieno di rugiada notturna. Infatti egli si degna di visitare quelli che si trovano nella tribolazione e nelle tentazioni perché nessuno, vinto per avventura dall'affanno, abbia a soccombere. Il suo capo dunque si riempie di rugiada, ovvero di gocce, quando il suo corpo soffre. È allora che bisogna vegliare, perché quando lo Sposo verrà non si ritiri, vistosi chiuso fuori. Infatti, se dormi e il tuo cuore non veglia, se ne va prima di bussare. Ma se il tuo cuore veglia, egli bussa e domanda che gli si apra la porta. Abbiamo dunque la porta della nostra anima, abbiamo anche le porte delle quali è scritto: «Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria» (Sal 23, 7). Se vorrai alzare queste porte della tua fede, entrerà da te il re della gloria, recando il trionfo della sua passione. Anche la giustizia ha le sue porte. Infatti anche di queste leggiamo scritto quanto il Signore Gesù ha detto per mezzo del profeta: «Apritemi le porte della giustizia» (Sal 117, 19).
    L'anima dunque ha le sue porte, l'anima ha il suo ingresso. Ad esso viene Cristo e bussa, egli bussa alle porte. Aprigli, dunque; egli vuole entrare, vuol trovare la sposa desta.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10, 7-15 - Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date



 Mt 10, 7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Parola del Signore

Riflessione

Gesù manda i discepoli ad annunciare il Suo Regno... ma non li manda a mani vuote, infatti, dona loro la pace e la forza per operare miracoli. Ogni nuovo inquilino che entra nelle stanze del Cielo è un balsamo per le ferite del mio Gesù.
Per portare l'amore di Gesù ai nostri fratelli, per mettersi al lavoro nella vigna del Signore, non bisogna aspettare di avere tanti mezzi materiali o tanto tempo, quello che Gesù ci chiede è di dire il nostro generoso “SI”, Lui poi farà il resto... Ma cosa significa dire “SI” a Gesù?... Chiudere molto la nostra bocca... e usare molto di più le nostre mani!!! Quello che diciamo a parole o che sappiamo in teoria, o si traduce in fatti o vale molto poco, e i fatti sono tutti gli atti d'amore senza dei quali il nostro cuore e il cuore dei nostri fratelli non può vivere...
Vogliamo essere usati davvero dal Signore come strumenti?... Proviamo allora a nutrire la nostra anima cercando di assimilare quello che Gesù ci dice e ci dona ogni giorno, e poi teniamo a mente quello che Gesù ha fatto e fa per noi. Solo così potremo sperare di vivere degnamente e in modo pieno la missione per la quale siamo stati chiamati. Altrimenti, come dico sempre io... è solo buccia!!!
Gesù però ci avverte che, come tutte le missioni, anche la predicazione del Suo Regno può concludersi con un successo o con un fallimento. Il Suo amore può essere accolto, ma anche rifiutato...
La cosa da evitare è di voler piacere a tutti... Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui” (1 Gv 2, 15)... “Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Gc 4, 4).
Quindi, non scoraggiamoci quando le persone ci sbattono la porta in faccia, o quando veniamo derisi, o quando qualcuno trama alle nostre spalle per screditarci o per difendere i propri interessi... Tranquilli dice Gesù: “uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi”...
Attenzione però, non sempre l'ostilità o l'insuccesso è colpa altrui... A volte infatti, qualcuno pretende di evangelizzare solo con le belle parole... ma se queste non sono accompagnate da una testimonianza di vita non fanno altro che scandalizzare e indurire di più i  cuori.
Per esempio... quando una persona si trova in mezzo alla tempesta, con mille problemi e tormenti, la cosa che non vuole assolutamente sentire è la solita frase: "Non preoccuparti, ci penserà Dio... non angustiarti, Dio ti aiuterà"... Certo che Dio ci aiuterà... certo che Dio ci penserà... Ma quello che non si vuole capire è che Gesù non guida né l'aereo, né scaraventa fuori dal finestrino soldi, lavoro, sorrisi, conforto, pace, gioia... ecc, ecc... Ma usa ognuno di noi per compiere tutte queste belle cose. I cristiani però, a volte, invece di spargere il profumo di Cristo emanano cattivo odore!!!
Quanto è facile dire belle parole e lasciare ad altri il compito di metterle in pratica... quanto è facile predicare l'amore di Dio, ma poi non ci si accorge che un fratello è in gravi difficoltà da mesi e mesi... troppo scomodo sarebbe interessarsi di lui, dei suoi reali problemi, delle sue angosce dei suoi tormenti... molto più semplice far finta di niente, ridere e scherzare come se non ci fosse nessun dramma!!!... Chi vive in qualche modo “protetto”, non si rende conto di quanto pesanti e difficili possano essere certe situazioni... cosa si deve sopportare... quanto si deve lottare... cosa significa essere soli,  cosa significa andare controcorrente... Allora, certe prediche mielose... invece di consolare, ti fanno stare ancora più male...
Parlo per esperienza personale... La delusione più grande l'ho avuta con le persone di “Chiesa... Dopo la mia conversione, avvenuta il 16 Luglio 2011, Gesù è sempre stato attaccato a me come un polipo... L'ho messo al primo posto nella vita, ho cambiato totalmente il mio modo di vivere e di pensare. Sono diventata insomma un'altra Paola. Ascolto e medito ogni giorno la Parola di Dio... cerco con sforzi notevoli di camminare diritta... cerco di essere una vera amica di Gesù... ma ahimè... come succede ai Suoi veri amici, il buon Dio ha deciso di mettermi alla prova e ha permesso anche che mi succedessero cose spiacevoli, il tutto dura oramai da quasi un anno e mezzo. In questo periodo, come è normale, ci sono stati tanti momenti di sconforto, inoltre, tanti, tanti, tanti, sanno delle mie difficoltà... Io sono certa che il buon Dio, insieme alle prove, ha mandato anche tante persone per aiutarmi, ma... il “ SI” generoso al Signore è arrivato solo da una persona. E gli altri, che fine hanno fatto? Spariti nel pozzo nero!!! Il bello è che, dal pozzo nero, continuano a pronunciare le belle parole: "Dio ti aiuterà... Dio ci penserà... Affidati a Dio... Prega"...
Diceva bene il filosofo giapponese Yamamoto Tsunetomo: Le persone che continuano a parlare di questioni di poca importanza probabilmente hanno qualche problema nel loro animo. Ripetono all'infinito le stesse cose per essere elusive e per nascondere le loro difficoltà. Ascoltarle fa sorgere dubbi nel cuore”.
Gesù mio, a questo punto ti devo dire grazie... grazie per quell'unico “SI”... Uno, ma che vale per tutti... grazie per avermi dato la luce per vedere le molte miserie che affliggono il cuore dell'uomo. La "bella" lezione che sto imparando è:
1- Imitare il comportamento dell'unico superstite...
2- Non fare mai affidamento sugli uomini, che sono solo vapore...
3- Vigilare affinché io non mi comporti mai come le persone che mi fanno soffrire...
Ti chiedo anche, Gesù mio, di rafforzare la mia fede per avere come unica sicurezza Te e la Tua Provvidenza. Aiutami ad avere sempre uno stile di vita sobrio e fa che io possa spargere degnamente il tuo profumo. Ti amo Gesù!!!
Senti un pochetto Gesù... sai che oggi è il mio compleanno... cosa mi regali?... "TI BASTA LA MIA GRAZIA!!!"... Ho capito... Come non detto...
Pace e bene

lunedì 6 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9, 18-26 - Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.



 Mt 9, 18-26
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Parola del Signore
Riflessione

Nel Vangelo di oggi vediamo che Gesù guarisce due persone. Due persone diverse, ma entrambe di grande fede. Ci troviamo difronte infatti a una donna emoroissa che non osa guardare in faccia Gesù, ma cerca in tutti i modi di avvicinarsi a Lui per toccargli il mantello ed essere guarita. C'è poi un "capo" che si inginocchia davanti a Gesù chiedendogli di aiutarlo perchè la sua figliola è appena morta. Da come si sono svolti i fatti Gesù vuole insegnare che quello che salva l'uomo e ottiene miracoli è la nostra fede. La fede infatti è la chiave per ottenere la guarigione di tutte le nostre malattie, di tutte le nostre ferite. Dobbiamo allora affidarci a Lui in ogni situazione della vita e porre ai piedi della Sua Croce tutte le nostre sofferenze. Se accettiamo l'amicizia di Gesù non saremo mai soli, perchè Lui ci farà sentire sempre parole di conforto che ci salveranno nei momenti di buio. Per Gesù niente è impossibile, Lui ha il potere sulla vita e sulla morte. Alcune anime si potrebbero identificare nella donna che senza fare troppo baccano cerca di toccare un pezzetto del Suo vestito per essere guarita... Oppure nel "capo" che si prostra davanti a tutti supplicando Gesù per la guarigione della figlia; lui non ha avuto timore di confessare  la Sua fede, e ha riconosciuto in Gesù l'unico che potesse fare qualcosa. E' bello vedere come Gesù apprezzi lo sforzo di entrambi, ascolti le loro preghiere e si prenda cura sia della donna, sia della fanciulla.
Mi viene in mente la parabola di Santa Teresina, quella dell'ascensore e della scala, citata nel libro di p. Marie Dominique Molinié nel libro "Chi comprenderà il cuore di Dio?": Saliamo una scala, Dio è in alto e ci dice “vieni”. Poniamo il caso che la scala conti sessanta gradini. Ci si lancia con tutte le proprie forze, si arriva al decimo o all'unidicesimo scalino. Non male, ma più si sale più tendiamo a rallentare; va ancora bene per il primo piano, un po' meno per il secondo!... Poi si raggiunge una specie d'immobilità apparente a causa della quale non si può più salire neanche un gradino, ci si trova a una svolta, una “crisi” (crisis),  la scelta tra chi persevera e chi non persevera ma si dispera e abbandona la partita; il demonio ci aspetta in questa tentazione: “Non ci arriverò, ho sperato, ho creduto, non posso, è troppo difficile per me!”. Oppure ascoltiamo il Vangelo: “Ti chiedo di alzare il tuo piedino, anche se non riesci a salire un solo gradino. - A che scopo? - Non preoccuparti di nulla (Fil 4, 6)! Quando avrai sufficiemtemente “assaporato” l'accettazione della tua impotenza, t'invierò l'ascensore di cui parla Teresa. Se ti avessi aiutato a salire le scale avresti creduto di essere tu ad esserci riuscito! Ed io non voglio questo; sono geloso della mia Gloria... Alza il tuo piedino, e quando riterrò che sei a buon punto, che ti sei sufficientemente mortificato, che sei diventato abbastanza docile a furia di scoraggiarti e di avere fiducia in Me, ti porterò sulle mie braccia, l'ascensore divino. Ti ritroverai in cima alla scala e riconoscerai che sono stato io a fare ogni cosa! …Per intenerire Dio occorre essere veramente poveri.
Allora chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede e di aprire i nostri cuori, Lui può tutto. Partecipiamo giornalmente al banchetto nunziale della grazia, perché in quel momento Lui non si fa toccare solo il mantello, ma si unisce a noi; possiamo così dire come San Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20).
Aiutami Gesù mio nei momenti di difficoltà. Aiutami quando la Tua luce mi sembra lontana. Accetta il mio sforzo quotidiano. Aiutami a rimanerti fedele quando mi trovo nel deserto. Aiutami a comprendere che proprio lontano dalla confusione Tu sei presente più che mai. Io, caro Gesù, ti prendo in parola: “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2 , 16) ... e so che non mi deluderai mai.
Pace e bene.

venerdì 3 luglio 2015

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi -2Cor 12, 7-10 - Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo




Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Parola di Dio

Riflessione

Paolo in questa lettera mette a nudo i suoi sentimenti e i suoi tormenti... ma la sua affermazione: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze”, oggi potrebbe essere vista come l'affermazione di un masochista. Noi infatti tendiamo a vantarci solo dei nostri successi: sul lavoro, con i soldi, con le donne, per le case, le automobili, gli amici... mai dei nostri disastri. Paolo invece si vanta della spina nella carne. Per me sono parole incoraggianti, sono parole che ti aiutano a non gettare la spugna.
I tanti mali che ci affliggono: sofferenze spirituali, delusioni, scoraggiamenti, tentazioni, cadute, paure, problemi di salute, incidenti... non sono altro che spine nel fianco. Spesso vorremmo che le cose andassero diveramente e allora lottiamo per farle andare secondo i nostri desideri, ma più ci sforziamo, più andiamo a fondo... Non accettiamo o accettiamo a fatica, che sia Dio a decidere sul nostro futuro, vogliamo avere sempre noi il controllo della barca.
E allora, che fare?... Forse dovremmo provare a vedere tutti questi guai come un'opportunità che Dio ci offre per crescere in umiltà; come sappiamo l'umiltà non è una virtù molto gettonata!!! La superbia invece è molto più in voga... ma è un brutto male, causa tante sofferenze e impedisce di crescere in santità. Con la superbia il cuore diventa così duro che, se fosse una spugna e lo si gettasse in una vasca piena d'acqua, rimarrebbe asciutto.
A volte però, sembra che il buon Dio faccia con noi un gioco crudele: ci porta all'estremo della sopportazione. Ma è proprio in questi momenti che scopriamo la nostra impotenza a gestire certi eventi, a risolvere certe situazioni... è in questi momenti che scopriamo le nostre fragilità e le nostre miserie... ed è in questi momenti che sperimentiamo la potenza di Dio; Lui ci salva all'ultimo minuto per farci capire che il merito è solo ed esclusivamente Suo. Certo, a volte viene anche da pensare che il buon Dio ci maltratti un po' troppo!!!... Mi ricordo quando ero bambina e giocavo con una certa pallina magica di gomma... mi divertivo a sbatterla in terra e, più la sbattevo forte, più rimbalzava in alto... Ecco, così si comporta Gesù con noi... ci sbatte forte a terra per farci salire più vicino a Lui.
Se non ci fossero le spine saremmo come delle Ferrari con i freni di una 600... Alla prima curva ci ritroveremmo nell'altro mondo!!! Ma Dio pensa a tutto... Prevenire è meglio che curare!!! Vantarsi delle proprie debolezze è un po' come diventare bambini... i bambini non hanno vergogna di dire ai genitori che hanno paura del buio o dei tuoni, così Gesù vuole la nostra piccolezza e la nostra fiducia per venire in nostro aiuto. Se facciamo i suberbi credendo di cavarcela da soli, se vogliamo fare a meno di Lui... stiamo pur certi che Dio ci lascerà bollire nel nostro brodo. Dobbiamo metterci bene in testa che la grandezza di Dio si rivela nei piccoli. E' facile infatti costruire grandi opere con uomini potenti e con tanti soldi... la cosa difficile è costruire grandi cose con dei disgraziati e senza soldi... Solo Gesù è stato capace di trasformare uomini ignoranti e grezzi in dodici Apostoli straordinari.
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede perché anche a noi basti la sua “Grazia”... chiediamogli il dono della pace interiore per affrontare ogni tribolazione con più leggerezza, senza farci prendere dal panico o dall'isterismo... La pace che Dio mette nel cuore di ogni Suo amico è la Grazia più bella che un cristiano possa desiderare, è quella grazia che ti rende forte in ogni momento, anche e sopratutto in quelli difficili.
Oh mio Gesù, non permettere che mi stacchi da te, non permettere che mi allontani dalla sorgente della salvezza; aiutami ad accettare le mie povertà riponendo la mia fiducia in te solo, perché Tu solo sei la vera forza e la vera gioia della mia vita.
Mi abbandono a te con la certezza che Tu avrai cura di me e renderai fecondo questo mio momento di disagio; e perdonami se non sempre riesco a gioire di stare con Te sulla Croce.
Pace e bene

mercoledì 24 giugno 2015

Uniformità alla Volontà di Dio - Sant'Alfonso Maria de’ Liguori



Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio: Charitas est vinculum perfectionis. (Col. 3.14). Ma tutta poi la perfezione dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo già è il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita (de Div. Nom. c. 4.) l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. Piacciono sibbene a Dio le mortificazioni, le meditazioni, le communioni, le opere di carità verso il prossimo; ma quando? quando sono secondo la sua volontà; ma quando non vi è la volontà di Dio, non solamente egli non le gradisce, ma le abbomina, e le castiga. Se mai vi sono due servi, l’un de’ quali fatica tutto il giorno senza riposare, ma vuol fare ogni cosa a suo modo, l’altro fatica meno, ma ubbidisce in tutto: certamente il padrone amerà questo secondo, e non il primo. Che servono l’opere nostre allà gloria di Dio, quando non sono secondo il suo beneplacito? Non vuole il Signore sacrifici (dice il Profeta a Saulle), ma l’ubbidienza ai suoi voleri: Numquid vult Dominus holocausta, et victimas, et non potius, ut obediatur voci Domini? . . Quasi scelus idolatriae est nolle acquiescere. (1 Reg. 15.22) L’uomo, che vuole operare per propria volontà senza quella di Dio, commette una specie d’Idolatria, poiché allora in vece di adorare la volontà divina, adora in certo modo la sua.


lunedì 22 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,1-5 - Togli prima la trave dal tuo occhio.




 Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore

Riflessione

Gesù oggi non ci fa un invito... ma ci da un vero e proprio ordine. Non dobbiamo giudicare e non dobbiamo condannare. Tutti, senza eccezione, abbiamo molto da imparare da queste parole del Signore. Tutti, nell'ascoltare queste parole, dovremmo sentirci poveretti e bisognosi della Sua misericordia. Quante volte la nostra presunzione ci acceca!!! Siamo infatti subito pronti a scusare e giustificare i nostri comportamenti, i nostri peccati e le nostre mancanze, ma abbiamo una grande capacità di ingigantire e sottolineare le cose che non vanno bene negli altri. Siamo dei fenomeni!!! E vero che esiste il bene e il male... ma se riuscissimo a giudicare i comportamenti e non le persone, questo sarebbe già un passo avanti, perché solo Dio può vedere il nostro cuore e valutare il grado di consapevolezza e di gravità delle nostre azioni.
E' vero anche che una persona retta non può non notare i comportamenti poco “igienici” di tanti fratelli, non può non notare la tiepidezza di cuore e non può neanche non notare le mancanze di amore verso il Signore. Quante volte partecipando a un matrimonio, a un battesimo, o semplicemente alle funzioni giornaliere... dobbiamo anche assistere a una sfilata di moda in cui non mancano le minigonne mozzafiato... un ginecologo non avrebbe problemi a vedere l'utero. Quante volte si sentono più le chiacchiere dei parrocchiani che la voce del povero sacerdote? Che dire poi dei telefonini che squillano in continuazione con melodie oscene? Che dire quando sistematicamente le persone sbagliano le letture del giorno? Che dire quando, prima e dopo la Messa, le persone invece di parlare con Dio parlano con il vicino? Per non parlare dei ventagli colorati, e in certi casi anche a batteria, che animano le funzioni religiose?... Farebbero invidia agli spettacoli di flamenco!!! Allora, in certi momenti il tuo cuore diventa una centrifuga, ti metti in discussione, e pensi: sto forse giudicando?... Non sai cosa fare... sei impotente di fronte a certi atteggiamenti. Se ti lamenti e denunci questi comportamenti ti inquadrano come persona presuntuosa e severa, vieni isolata e fuggita come un'appestata... se fai finta di niente e lasci scivolare tutto come se fosse una cosa normale, è come se, in qualche modo, si lasciasse Gesù solo a soffrire. Allora che fare? Bella domanda!!!... Però possiamo provare a fare una cosa: quando si presenta la tentazione di giudicare la persona e non il suo comportamento, ricordiamo un passo del libro di Giobbe: “Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!". Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! (Gb 2, 9-10). La risposta di Giobbe è molto saggia. Infatti non le dice: sei stolta!... ma afferma che il suo modo di parlare è come quello di una persona stolta. Giobbe non condanna lei, ma il suo comportamento sbagliato. Un bell'esempio... da meditare e non dimenticare.
Mi sa che abbiamo un po' tutti bisogno di una bella visita oculistica. Il male diffuso nella società di oggi infatti è la presbiopia... Vediamo infatti molto bene i vizi delle persone a noi vicine e li critichiamo anche con durezza, ma non vediamo i nostri difetti che spesso sono molto più gravi. Allora, chiediamo al Signore di aiutarci a guardare i nostri fratelli con la stessa misericordia e compassione con cui Lui guarda loro e noi. E se qualcuno, grazie al Signore, è più retto, preghi incessantemente e Gli chieda perdono per i fratelli che sbagliano affinchè Lui ne abbia misericordia. Gesù conosce molto bene le nostre debolezze, ma se ci affidiamo a Lui, se perseveriamo nella preghiera, Lui sarà felice di aiutarci a rendere il nostro cuore simile al Suo.
Certo che come secondo lavoro - per chi ha il primo -... potremmo fare i salumieri!!! Affettare i nostri vicini è molto facile e abbiamo anche una manualità da far paura!!! Ma Gesù, a noi poveri discepoli, non chiede ciò che è facile, ma di vivere da veri fratelli, amandoci e rispettandoci. Proviamo allora a farci un bell'esame di coscienza, perché tutti siamo inclini alla cattiveria e all'ipocrisia. Gesù vuole liberarci da questi mali, e se proviamo a recitare spesso questa preghiera: "Gesù, mite e umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al Tuo” gli faciliteremo il lavoro, ci guadagneremo noi... e i nostri fratelli.
Pace e bene

domenica 21 giugno 2015

I NOSTRI MORTI - LA CASA DI TUTTI di Don Giuseppe Tomaselli





INTRODUZIONE


In questa vita di miserie morali per giustificare le proprie debolezze, si dice: Le passioni sono troppo forti e non sem­pre posso resistere!... Del resto, dopo del peccato ricorro alla Confessione! -

Altri dicono: Io non commetto gravi peccati! Manco sempre in certe scioc­chezzuole, che sono inevitabili!... C'è in­vece chi pecca più di me e con più gra­vità! -
Quando muore qualcuno, si vuole escla­mare: Che santa persona! Quanto bene ha fatto! Certamente è andata in Para­diso! -
Sulle tombe le iscrizioni più bugiarde e lusinghiere presentano i trapassati qua­li modelli di preclare virtù.
Si è soltanto quello che si è davanti a Dio. L'uomo giudica umanamente e spes­so cade in errore. I giudizi di Dio invece sono esattissimi ed è necessario meditar­ne il rigore, per vivere più santamente che sia possibile e per venire in aiuto a coloro che, partiti da questa valle di pian­to, scontano nel Purgatorio le miserie commesse sulla terra.

PURGATORIO

Io spasimo!...

Il 3 febbraio 1944, moriva una vec­chietta, prossima agli ottant'anni. Era mia madre. Potei contemplare il suo ca­davere nella Cappella del Cimitero, pri­ma della sepoltura. Da Sacerdote allora pensai. Tu, o donna, da quanto io posso giudicare, non hai mai violato grave­mente un solo comandamento di Dio! - E riandai col pensiero alla sua vita.

In realtà mia madre era di grande e­semplarità e devo a lei in gran parte la mia vocazione sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia, con la corona dei suoi figli.. La Comu­nione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squi­sita carità verso una povera donna. Uni­formata ai voleri di Dio, tanto da chie­dermi quando mio padre era disteso ca­davere in casa: Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli pia­cere? - Ripeta: Signore, sia fatta la tua volontà!

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva fede. Poche ore pri­ma di spirare, soffrendo troppo, ripete­va: O Gestù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppor­mi ai tuoi voleri; fa' la, tua volontà!... - Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante ca­rità ed, ovunque predicavo, esortavo i fe­deli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio.

Iddio permise che la mamma apparis­se. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi Teologi e si è conclu­so: E' stata una vera apparizione! -

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all'improvviso apparire nel­la stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai.

- Mi avete lasciata nel Purgatorio!... - Sinora in Purgatorio siete stata? - E ci sono ancora!... L'anima mia è circondata di oscurità e non posso vede­re la Luce, che è Dio!... Sono alla soglia del Paradiso, vicino al gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah!, come verrebbero in mio aiuto!...

L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - Le giornate ad Ebron. I frutti della carità di Maria verso Elisabetta - Nascita di Giovanni Battista. Ogni sofferenza si placa sul seno di Maria - Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è Sorgente di Grazia per chi accoglie la Luce - Presentazione di Giovanni Battista al Tempio e partenza di Maria. La Passione di Giuseppe - Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio - Tratto da ''L' Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I dal capitolo 21 al capitolo 26



L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I capitolo 21

1 aprile 1944.

Sono in un luogo montagnoso. Non sono grandi monti ma neppur più colline. Hanno già gioghi e insenature da vere montagne, quali se ne vedono sul nostro Appennino tosco-umbro. La vegetazione è folta e bella e vi è abbondanza di fresche acque, che mantengono verdi i pascoli e ubertosi i frutteti, che sono quasi tutti coltivati a meli, fichi e uva: intorno alle case questa. La stagione deve essere di primavera, perché i grappoli sono già grossetti, come chicchi di veccia, e i meli hanno già legati i fiori che ora paiono tante palline verdi verdi, e in cima ai rami dei fichi stanno i primi frutti ancora embrionali, ma già ben formati. I prati, poi, sono un vero tappeto soffice e dai mille colori. Su essi brucano le pecore, o riposano, macchie bianche sullo smeraldo dell'erba.
Maria sale, sul suo ciuchino, per una strada abbastanza in buono stato, che deve essere la via maestra. Sale, perché il paese, dall'aspetto abbastanza ordinato, è più in alto. Il mio interno ammonitore mi dice: «Questo luogo è Ebron». Lei mi parlava di Montana. Ma io non so cosa farci. A me viene indicato con questo nome. Non so se sia «Ebron» tutta la zona o «Ebron» il paese. Io sento così e dico così. Ecco che Maria entra nel paese. Delle donne sulle porte - è verso sera - osservano l'arrivo della forestiera e spettegolano fra di loro. La seguono con l'occhio e non hanno pace sin ché non la vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte piante, oltre il quale non so che ci sia. Tutto è recinto da una siepe di more selvatiche o di rose selvatiche. Non distinguo bene, perché, se lei ha presente, il fiore e la fronda di questi spinosi cespugli sono molto simili e, finché non c'è il frutto sui rami, è facile sbagliarsi. Sul davanti della casa, sul lato perciò che costeggia il paese, il luogo è cinto da un muretto bianco, su cui corrono dei rami di veri rosai, per ora senza fiori ma già pieni di bocci. Al centro, un cancello di ferro, chiuso. Si capisce che è la casa di un notabile del paese e di persone benestanti, perché tutto in essa mostra, se non ricchezza e sfarzo, agiatezza certo.
E molto ordine.

sabato 20 giugno 2015

LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’ DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA COMUNE




1. " Laudato si’, mi’ Signore ", cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente
3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.
4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione».[2] Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica», sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».[3]