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sabato 4 gennaio 2014

BEATI I PURI DI CUORE, PERCHÈ VEDRANNO DIO



«BEATI I PURI DI CUORE, PERCHÈ VEDRANNO DIO» (Mt. 5, 8)
        San Teofilo di Antiochia *
Originario delle rive dell'Eufrate, Teofilo diventò cristiano ad età avanzata e nel 169 fu nominato vescovo di Antiochia. Apologista della fede cristiana, è più letterato che filosofo. Nei suoi scritti, si trova per la prima volta la parola «Trinità». In questo brano, egli esamina le predisposizioni dell'uomo alla contemplazione di Dio e indica l'azione purificatrice della grazia, che illumina il cuore di chi crede.
Se tu dici: «Mostrami il tuo Dio», io ti risponderò: «Fammi vedere l'uomo che tu sei ed io ti mostrerò il mio Dio». Fammi dunque vedere se gli occhi della tua anima vedono, se le orecchie del tuo cuore sentono. Chi vede, percepisce con gli occhi ciò che si muove sulla terra e, nello stesso tempo, coglie le diversità, cioè la luce e il buio, il bianco e il nero, il brutto e il bello, distinguendo ciò che è armonioso e proporzionato da ciò che è irregolare o deforme, ciò che è smisurato da ciò che è mutilo. Così, anche i suoni che giungono all'udito si possono distinguere in acuti, gravi o dolci. Analogamente, anche per le orecchie del cuore e gli occhi dell'anima possiamo affermare la possibilità di vedere Dio. Vede Dio solo chi può vederlo, se tiene cioè spalancati gli occhi dell'anima. Tutti hanno gli occhi, ma alcuni li hanno come annebbiati da cateratte e quindi non possono vedere la luce del sole. E se i ciechi non vedono, non si può affermare per questo che la luce del sole non risplende più... E' necessario che l'uomo abbia un'anima trasparente come uno specchio limpido. Ma se lo specchio è arrugginito, non ci si può specchiare: così, se un uomo è macchiato dal peccato, è nell'impossibilità di vedere Dio...
Ma se tu vuoi, puoi guarire. Affidati al medico: egli ti toglierà le cateratte dagli occhi dell'anima e del cuore. Chi è il medico? E' Dio, che dà la vita e la salvezza nel Verbo e nella Sapienza. Dio, nel suo Verbo e nella sua Sapienza, ha creato ogni cosa. Con la sua parola furono creati i cieli, con il suo Spirito tutta la loro potenza (Sl. 32, 6). La sua Sapienza è potentissima. Il Signore con la Sapienza fondò la terra e consolidò i cieli con /'intelligenza. Per la sua scienza gli abissi si spalancarono e e le nubi stillarono rugiada (Prov. 3, 19-20).
Se tu, o uomo, comprendi tutto questo e vivi santamente secondo le leggi divine e umane, puoi vedere Dio. Ma è necessario che nel tuo cuore la fede e il timore di Dio abbiano 'la precedenza su qualsiasi altra cosa: solo allora potrai capire. Quando ti sarai spogliato della tua mortalità e avrai rivestito l'incorruttibilità, allora vedrai Dio secondo i tuoi meriti. Perché il Signore fa risuscitare con la tua anima la tua carne immortale: allora, divenuto immortale, vedrai l'Immortale, se fin da ora ti affidi a lui nella fede.
* Pros Autolukos - P.G. 6. 1025-1028; 1036.

martedì 31 dicembre 2013

Happy new year


Il Natale del Signore è il natale della pace-Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa


Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa

(Disc. 6 per il Natale 2-3,5, PL 54,213-216)
Il Natale del Signore è il natale della pace

    L'infanzia, che il Figlio di Dio non ha ritenuto indegna della sua maestà, si sviluppò con il crescere dell'età nella piena maturità dell'uomo. Certo, compiutosi il trionfo della passione e della risurrezione, appartiene al passato tutto l'abbassamento da lui accettato per noi: tuttavia la festa d'oggi rinnova per noi i sacri inizi di Gesù, nato dalla Vergine Maria. E mentre celebriamo in adorazione la nascita del nostro Salvatore, ci troviamo a celebrare il nostro inizio: la nascita di Cristo segna l'inizio del popolo cristiano; il natale del Capo è il natale del Corpo.
    Sebbene tutti i figli della Chiesa ricevano la chiamata ciascuno nel suo momento e siano distribuiti nel corso del tempo, pure tutti insieme, nati dal fonte battesimale, sono generati con Cristo in questa natività, così come con Cristo sono stati crocifissi nella passione, risuscitati nella risurrezione, collocati alla destra del Padre nell'ascensione.
    Ogni credente, che in qualsiasi parte del mondo viene rigenerato in Cristo, rompe i legami con la colpa d'origine e diventa uomo nuovo con una seconda nascita. Ormai non appartiene più alla discendenza del padre secondo la carne, ma alla generazione del Salvatore che si è fatto figlio dell'uomo perché noi potessimo divenire figli di Dio. Se egli non scendesse a noi in questo abbassamento della nascita, nessuno con i propri meriti potrebbe salire a lui.
    La grandezza stessa del dono ricevuto esige da noi una stima degna del suo splendore. Il beato Apostolo ce l'insegna: Non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato (cfr. 1 Cor 2,12). La sola maniera di onorarlo degnamente è di offrirgli il dono stesso ricevuto da lui.
    Ora, per onorare la presente festa, che cosa possiamo trovare di più confacente, fra tutti i doni di Dio, se non la pace, quella pace, che fu annunziata la prima volta dal canto degli angeli alla nascita del Signore? La pace genera i figli di Dio, nutre l'amore, crea l'unione; essa è riposo dei beati, dimora dell'eternità. Suo proprio compito e suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal mondo del male.
    Quelli dunque che non da sangue né da volere di carne né da volere d'uomo, ma da Dio sono nati (cfr. Gv 1,13), offrano al Padre i loro cuori di figli uniti nella pace. Tutti i membri della famiglia adottiva di Dio si incontrino in Cristo, primogenito della nuova creazione, il quale venne a compiere non la sua volontà, ma quella di chi l'aveva inviato. Il Padre infatti nella sua bontà gratuita adottò come suoi eredi non quelli che si sentivano divisi da discordie e incompatibilità vicendevoli, bensì quelli che sinceramente vivevano ed amavano la loro mutua fraterna unione. Infatti quanti sono stati plasmati secondo un unico modello, devono possedere una comune omogeneità di spirito. Il Natale del Signore è il natale della pace. Lo dice l'Apostolo: Egli è la nostra pace, egli che di due popoli ne ha fatto uno solo (cfr. Ef 2,14), perché, sia giudei sia pagani, «per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito» (Ef 2,18).

lunedì 30 dicembre 2013

Siamo servi inutili




Davanti a Dio non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande ricompensa. Questa è un’illusione che può nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realtà, non facciamo mai abbastanza per Dio. Dobbiamo dire, come ci suggerisce Gesù: «Siamo servi inutili.
 
Benedetto XVI - Palermo, Omelia, 3 ottobre 2010

domenica 29 dicembre 2013

La famiglia che prega unita, resta unita....


Festa della Sacra Famiglia: presentazione di Dom Guéranger



Fino a pochi anni fa era la regalità di Cristo, il suo impero eterno che la Liturgia cantava in questa Domenica, unendo i suoi cantici a quelli dei Cori angelici nell’adorazione del Dio fatto uomo (Introito della Messa della Domenica nell’Ottava della Epifania). Ma la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo e dalla sua materna sollecitudine, ha pensato che poteva essere opportuno invitare le generazioni del nostro tempo a considerare oggi le mutue relazioni di Gesù, di Maria e di Giuseppe, per raccogliere le lesioni che esse contengono e trarre profitto dai soccorsi così efficaci che offre il loro esempio (Martirologio romano). Il fatto che nel Messale è assegnato lo stesso brano evangelico alla Domenica nell’Ottava dell’Epifania e alla recente festa della Sacra Famiglia, non è stato senza influsso – si può supporre – sulla scelta del posto che occupa ormai nel calendario la nuova solennità.

Amabilissima Santa Famiglia




La capacità di Maria di vivere dello sguardo di Dio è, per così dire, contagiosa. Il primo a farne l’esperienza è stato san Giuseppe. Il suo amore umile e sincero per la sua promessa sposa e la decisione di unire la sua vita a quella di Maria ha attirato e introdotto anche lui, che già era un «uomo giusto» (Mt 1,19), in una singolare intimità con Dio.

Benedetto XVI - Udienza Generale 28 dicembre 2011