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venerdì 7 marzo 2014

"Senza adorazione non ci sarà la trasformazione del mondo... Adorare non è un lusso, è una priorità". Benedetto XVI

ORA SANTA
 

Ieri alle 21.00 ho partecipato all' Ora Santa nella Chiesa del SS Sacramento  ( Padre Manzella) Animata dalle Suore del Getsemani- Sassari

E' stato un momento meraviglioso. Insieme alle Suore e a tanti fratelli e sorelle di fede, abbiamo consolato un pochetto il nostro Gesù. Sono sicura che Lui ha gradito e accolto le nostre preghiere.






Il digiuno gradito a Dio


    Cerchi un rimedio ed eviti il digiuno, come se tu potessi trovare un rimedio migliore. Se un serpente assaggia lo sputo di un uomo digiuno, muore. Tu vedi quant'è grande la potenza del digiuno, così che un uomo col suo sputo uccide un serpente terrestre e tanto più quello spirituale.
    (Sant'Ambrogio) 
     
Dal libro del profeta Isaia (Is 58, 1-9a)... E' forse questo il digiuno che bramo?

"....Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?....."


Riflessione

Con la pratica del digiuno impariamo a controllare le passioni. Diventiamo un pochetto più forti per vincere le tentazioni, che nel nostro quotidiano ci piombano da ogni parte. Al digiuno però, deve seguire una preghiera sincera, che aiuta a sviluppare la nostra piccola fede.

ATTENZIONE...

Non ha senso digiunare a pane ed acqua se il nostro cuore non è umile... Rimane sempre una pratica esteriore ,che non ci rende belli davanti a Dio... a dire il vero a Gesù questo tipo di “sacrificio“ non è neppure gradito!!!

Il digiuno che il nostro Gesù vuole, è cercare di comportarci bene nella nostra quotidianità, cercare di essere più amabili, più attenti a chi ci passa vicino... e non per essere notati o lodati dagli uomini, ma per riflettere la Sua luce. 
Pace e bene 




Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,14-15

    Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,14-15
    Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.
    In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
    E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

    Parola del Signore

Digiuno, elemosina, preghiera: in ogni circostanza.

Curato D’Ars - Passi scelti dei sermoni

Leggiamo nella Sacra Scrittura che il Signore diceva al suo popolo, parlandogli della necessità di fare delle opere buone per piacerGli e per far parte del numero dei santi: «Le cose che vi chiedo non sono al di sopra delle vostre forze; per farle, non è necessario innalzarvi fino alle nubi, né attraversare i mari. Tutto ciò che vi comando è, per cosi dire, a portata di mano, nel vostro cuore e attorno a voi ». Posso ripetere la stessa cosa: è vero, non avremo mai la fortuna di andare in cielo se non facciamo opere buone; ma non ci spaventiamo: ciò che Gesù Cristo ci chiede, non sono cose straordinarie, né al di sopra delle nostre capacità; non chiede a noi di stare tutto il giorno in chiesa, neanche di fare grandi penitenze, cioè fino a rovinare la nostra salute, e neppure di dare tutto il nostro avere ai poveri ( benché sia verissimo che siamo obbligati a dare ai poveri quanto possiamo, e che lo dobbiamo fare per piacere a Dio che ce lo comanda e per riscattare i nostri peccati). E' pur vero che dobbiamo praticare la mortificazione in molte cose, domare le nostre inclinazioni... Ma, mi direte voi, ce ne sono più d'uno che non possono digiunare, altri che non possono dare l'elemosina, altri che sono talmente occupati che spesso riescono a stento a fare la loro preghiera al mattino e alla sera; come dunque potranno salvarsi, dal momento che bisogna pregare di continuo e bisogna necessariamente fare opere buone per conquistare il cielo? Visto che tutte le vostre opere buone si riducono alla preghiera, al digiuno e all'elemosina, potremo fare facilmente tutto questo, come vedrete.
Sì, anche se avessimo una cattiva salute o fossimo addirittura infermi, c'è un digiuno che possiamo facilmente fare. Fossimo pure del tutto poveri, possiamo ancora fare l'elemosina e, per quanto grandi fossero le nostre occupazioni, possiamo pregare il buon Dio senza essere disturbati nei nostri affari, pregare alla sera e al mattino, e persino tutto il giorno. Ed ecco come. Noi pratichiamo un digiuno che è assai gradito a Dio, ogni volta che ci priviamo di qualche cosa che ci piacerebbe fare, perché il digiuno non consiste tutto nella privazione del bere e del mangiare, ma nella 'privazione di ciò che riesce gradito al nostro gusto; gli uni possono mortificarsi nel modo di aggiustarsi, gli altri nelle visite che vogliono fare agli amici che hanno piacere di vedere, gli altri, nelle parole e nei discorsi che amano tenere; questi fa un grande digiuno ed è molto gradito a Dio allorché combatte il suo amor proprio, il suo orgoglio, la sua ripugnanza a fare ciò che non ama fare, o stando con persone che contrariano il suo carattere, i suoi modi di agire...
Vi trovate in una occasione nella quale' potreste soddisfare la vostra golosità? Invece di farlo, prendete, senza farlo notare, ciò che vi piace di meno... Si, se volessimo applicarci bene, non soltanto troveremmo di che praticare ogni giorno il digiuno, ma ancora ad ogni momento della giornata.
Ma, ditemi, c'è ancora un digiuno che sia più gradito a' Dio del fare e del soffrire con pazienza certe cose che spesso vi sono molto sgradevoli? Senza parlare delle. malattie, delle infermità e di tante altre afflizioni che sono inseparabili dalla nostra miserabile vita, quante volte non abbiamo l'occasione di mortificarci, accettando ciò che ci incomoda e ci ripugna? Ora è un lavoro che ci annoia, ora una persona antipatica, altre volte è un'umiliazione che ci costa di sopportare. Ebbene, se accettiamo tutto questo per il buon Dio, e unicamente per piacergli, questi sono i digiuni più graditi a Dio...
Diciamo che c'è una specie di elemosina che tutti possono fare.
Vedete bene che l'elemosina non consiste soltanto nel nutrire chi ha fame, e nel dare vestiti a chi non ne ha; ma sono tutti i favori che si rendono al prossimo, sia per il corpo, sia per l'anima, quando lo facciamo in spirito di carità. Quando abbiamo poco, ebbene, diamo poco; e quando non abbiamo, diamo in prestito, se lo possiamo. Colui che non può provvedere alle necessità degli ammalati, ebbene, può visitarli, dir loro qualche parola di consolazione, pregare per loro, affinché facciano buon uso della loro malattia. SI, tutto è grande e prezioso agli occhi di Dio, quando agiamo per un motivo di religione e di carità, perché Gesù Cristo ci dice che un bicchiere d'acqua non rimane senza ricompensa. Vedete dunque che, benché siamo assai poveri, possiamo facilmente fare l'elemosina.
Dico che, per grandi che siano le nostre occupazioni, c'è una specie di preghiera che possiamo fare di continuo, anche senza distoglierci dalle nostre occupazioni, ed ecco come si fa. Consiste, in tutto quello che facciamo, nel non fare altro che la volontà di Dio. Ditemi, vi pare molto difficile lo sforzarsi di fare soltanto la volontà di Dio in tutte le nostre azioni, per quanto piccole esse siano?
Curato D’Ars - Passi scelti dei sermoni

giovedì 6 marzo 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,22-25 - Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua

+ Dal Vangelo secondo Luca 



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Parola del Signore


Riflessione

Molto spesso si è convinti di essere dei bravi cristiani , solo perché si è battezzati, perché si va in Chiesa tutti i giorni, perché si conoscono tutte le canzoncine e preghierine della Liturgia , perché si accendono le candeline, perché si fa l'elemosina....Sbagliato!!!!! Il biglietto di ingresso che Dio ci ha consegnato al momento del nostro battesimo non vale sempre....ma va rinnovato...come quello del tram.... per evitare di trovarsi a piedi e stancarsi.......Quindi non è scontato, che siccome siamo scritti in quel librone che si trova in Chiesa siamo automaticamente cristiani con una grande fede....Questa è una falsa sicurezza che dobbiamo toglierci dalla testa..... Se non si accoglie la Parola di Dio nel nostro cuore , se non si medita a dovere, ogni nostra opera esteriore riamane solo una facciata caruccia....imbiancata a dovere , ma sempre una facciata ...lasciando così molto a desiderare....come le tombe nei cimiteri...che generalmente sono piene di fiori colorati e molte volte lussuose....ma all'interno la realtà , come sappiamo è diversa....

Allora , Gesù mio....ti supplico.... aiutami a non essere ipocrita, rafforza la mia fede, perché nella mia quotidianità, dove le apparenze stanno al primo posto, dove non si guarda alla sostanza, dove Tu sei lontano anni luce da tanti cuori....io mi sento persa e stordita...e se nella mia miseria cadrò, ti invocherò, prendendo come una dolce promessa quello che dice il Salmo 146,8 “Il Signore rialza chi è caduto”.
Gesù è il nostro vero amico.... non ci deluderà mai...e quando capita di trovarLo momentaneamente occupato, non dobbiamo disperare, perchè Lui provvede all'istante, mandando un Suo angelo ad aiutarci....Tutto questo è grandioso.... Io ne so qualcosa!!!!!!!

SCELTA DELLA VERA SAPIENZA - Tratto dal libro " L' amore dell' eterna Sapienza " di San Luigi Maria di Montfort da pag .84 a pag .93 Edizioni Monfortane Roma 2002


    SCELTA DELLA VERA SAPIENZA

Dio ha la sua Sapienza, ed essa è l'unica e vera da amare e cercare come un grande tesoro. Ma anche il mondo corrotto ha la sua sapienza, e questa è da condannare e detestare perché iniqua e perniciosa. Pure i filosofi hanno la loro sapienza, ed essa è da disprezzare perché inutile e spesso dannosa per la salvezza.
Fin qui abbiamo parlato della Sapienza di Dio alle anime perfette, come dice l'Apostolo. Ma per il timore che queste vengano ingannate dal falso splendore della sapienza mondana, voglio dimostrare quanto essa sia menzognera e maligna.
    I. La Sapienza mondana
La sapienza mondana è quella di cui è scritto: «Distruggerò la sapienza dei sapienti secondo il mondo; i desideri della carne sono in rivolta contro Dio... Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica». Questa sapienza del mondo è una perfetta conformità alle massime ed alle mode del mondo. È una tendenza continua verso la grandezza e la stima. È la ricerca costante e subdola del proprio piacere e interesse, non in modo grossolano e stridente con il quale si commetterebbe un peccato di scandalo, ma in modo fine, ingannatore e astuto. Altrimenti, anche secondo il mondo non sarebbe più sapienza ma libertinaggio.

Un sapiente del mondo è uno che sa far bene i propri interessi, e sa volgere tutto a proprio vantaggio temporale quasi senza sembrare di volerlo. Conosce l'arte di dissimulare e di ingannare furbescamente senza che altri s'accorga. Dice o fa una cosa e ne pensa un'altra. Non ignora nulla dei comportamenti e dei complimenti del mondo. Sa adattarsi a tutti per raggiungere i propri scopi, senza troppo preoccuparsi dell'onore e dell'interesse di Dio. Mette un segreto ma funesto accordo tra verità e menzogna, vangelo e mondo, virtù e peccato, Gesù Cristo e Belial. Vuol passare per onesto, ma non per bigotto. Disprezza, avvelena o condanna con facilità tutte le pratiche di pietà che non combaciano con le sue. Infine, il sapiente del mondo è uno che seguendo la sola luce dei sensi e dell'umana ragione, cerca unicamente di salvare le apparenze di cristiano e di onesto. E non si cura molto di piacere a Dio ed espiare con la penitenza i peccati commessi contro la divina maestà.

mercoledì 5 marzo 2014

LE TENTAZIONI DI GESU' - Lc 4,1-13



“…....Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».


Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto” ».



Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».......” .



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Le tentazioni di Gesù e la conversione per il Regno dei Cieli
“…..Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella mia vita? Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr vv. 3-4). Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8). Nella terza tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12). Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?
Superare la tentazione di sottomettere Dio a sé e ai propri interessi o di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorità, dare a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere sempre di nuovo. “Convertirsi”, un invito che ascolteremo molte volte in Quaresima, significa seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita; significa lasciare che Dio ci trasformi, smettere di pensare che siamo noi gli unici costruttori della nostra esistenza; significa riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore, e soltanto «perdendo» la nostra vita in Lui possiamo guadagnarla. Questo esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio. Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei.
Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita.....”

BENEDETTO XVI - UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì, 13 febbraio 2013

La conversione dei figli di Dio - Omelia pronunciata il 2 marzo 1952, prima domenica di Quaresima Tratto dal libro " E' Gesu' che passa " di Josemaria Esciva' da pag.121 a pag 139




La conversione dei figli di Dio
[Omelia pronunciata il 2 marzo 1952, prima domenica di Quaresima]
Siamo entrati nel tempo di Quaresima, tempo di penitenza, di purificazione, di conversione. Non è un compito facile. Il cristianesimo non è un cammino comodo: non basta “stare” nella Chiesa e far passare gli anni. Nella nostra vita, vita di cristiani, la prima conversione — quel momento irripetibile, indimenticabile, in cui si vede con tanta chiarezza tutto ciò che il Signore ci chiede — è importante; però ancora più importanti e difficili sono le conversioni successive. Per agevolare l’opera della grazia divina che si manifesta in esse, occorre conservare un animo giovane, invocare il Signore, ascoltarlo, scoprire ciò che in noi non va, chiedere perdono.
Invocabit me et ego exaudiam eum, se mi invocherete vi ascolterò, dice il Signore
1
. Considerate quanto è meravigliosa la sollecitudine di Dio verso di noi; è sempre disposto ad ascoltarci, sempre attento alla parola dell’uomo. In ogni tempo — ma ora in modo speciale, perché il nostro cuore è ben disposto, deciso a purificarsi — Egli ci ascolta e non sarà sordo alle richieste di un cuore contrito e umiliato
2
.
Il Signore ci ascolta per intervenire, per entrare nella nostra vita, liberarci dal male, colmarci di bene: Eripiam eum et glorificabo eum
3
, ci libererà e ci glorificherà. Ecco la speranza della gloria: ritroviamo qui, come già in altre occasioni, l’inizio di quell’intimo movimento che è la vita spirituale. La speranza di questa glorificazione accresce la nostra fede e stimola la nostra carità. In tal modo le tre virtù teologali, virtù divine che ci fanno simili a Dio nostro Padre, diventano operanti.
Quale miglior modo di cominciare la Quaresima? Il rinnovamento della fede, della speranza e della carità è la fonte dello spirito di penitenza, che è desiderio di purificazione. La Quaresima non è solo un’occasione per intensificare le nostre pratiche esteriori di mortificazione: se pensassimo che è solo questo, ci sfuggirebbe il suo significato più profondo per la vita cristiana, perché quegli atti esterni — vi ripeto — sono frutto della fede, della speranza, dell’amore.
Qui habitat in adiutorio Altissimi, in protectione Dei coeli commorabitur4, abitare sotto la protezione di Dio, vivere con Dio: in questo consiste la rischiosa sicurezza del cristiano. Bisogna persuadersi che Dio ci ascolta, che è accanto a noi: e il nostro cuore si riempirà di pace. Ma vivere con Dio è indubbiamente un rischio, perché il Signore non si accontenta di condividere: chiede tutto. E avvicinarsi un po’ di più a Lui vuoi dire essere disposti a una nuova conversione, a una nuova rettificazione, ad ascoltare più attentamente le sue ispirazioni, i santi desideri che egli fa sbocciare nella nostra anima, e a metterli in pratica.
1 Sal 90, 15 (introito della Messa). 2 Sal 50, 19. 3 Sal 90, 15 (introito della Messa). 4 Sal 90, 1.

martedì 4 marzo 2014

Dal Vangelo del giorno - 4 Marzo 2014 - Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,28-31

Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. 
In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Parola del Signore
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità . Tratto da No Greater Love “ (Non c'è amore più grande)
Lasciare tutto per seguirlo
    Le ricchezze, materiali o spirituali che siano, possono asfissiarci se non se ne fa un giusto uso. Poiché Dio stesso non può mettere nulla in un cuore già pieno. Un giorno o l’altro, inevitabilmente, vien fuori la smania del denaro e l’avidità per tutto quanto il denaro può procurare – la ricerca del superfluo, del lusso nel mangiare, nel vestire o nel divertirsi. Aumentano i bisogni, poiché una cosa chiama l’altra. Ma alla fine resta solo un sentimento incontrollabile d’insoddisfazione. Restiamo vuoti il più possibile affinché Dio possa riempirci.

    Nostro Signore è un esempio vivente: fin dal primo giorno della sua esistenza umana, ha conosciuto una povertà di cui nessun altro essere umano farà mai l’esperienza poiché  “da ricco che era, si è fatto povero per voi” (2Cor 8,9). Cristo stesso si è svuotato di tutta la sua ricchezza. Qui nasce la contraddizione: se voglio essere povero come Cristo che si è fatto povero pur essendo ricco, cosa devo fare io? Sarebbe una vergogna per noi essere più ricchi di Gesù che a causa nostra ha provato la povertà.

    Sulla croce Cristo è stato privato di tutto. La croce stessa gli era stata data da Pilato ; i chiodi e la corona dai soldati. Era nudo. Quando è morto, lo hanno tolto dalla croce, gli hanno levato i chiodi e la corona. E’ stato avvolto in un pezzo di tela, dato da un’anima buona, è stato sepolto in una tomba che non gli apparteneva. E tutto ciò benché avrebbe potuto morire come un re o persino risparmiarsi la morte. Ma ha scelto la povertà perché sapeva che è il vero mezzo per possedere Dio e portare l’amore sulla terra.

domenica 2 marzo 2014

L' attrattiva Gesu' di santa Teresa di Lisieux - Dal manoscritto C " Storia di un'anima "





«Alle anime semplici non servono mezzi com­plicati: poiché io sono tra queste, un mattino du­rante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per compiere la mia missione. Mi ha fatto capire questa paro­la dei Cantici: "Attirami) noi correremo all'effluvio dei tuoi profumi" (Ct 1,4).

O Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: Attiran­do me, attira le anime che amo. Questa semplice parola: "At­tirami" basta.
Signore, lo capisco, quando un’anima si è lasciata avvince­re dall'odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe cor­rere da sola, tutte le anime che ama vengono trascinate die­tro di lei: questo avviene senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te.
Come un torrente che si getta impetuoso nell'oceano tra­scina dietro di sé tutto ciò che ha incontrato al suo passag­gio, così, o mio Gesù, l'anima che si immerge nell'oceano senza sponde del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede...» .

«Madre mia, credo che sia necessario darLe ancora qualche spiegazione sul brano del Cantico dei Cantici: "Attirami, noi correremo" perché quello che ho voluto dirne mi sembra po­co comprensibile.
"Nessuno può venire a me", ha detto Gesù, "se non lo atti­ra il Padre mio che mi ha mandato". Poi, con parabole subli­mi, e spesso senza nemmeno usare questo mezzo così fami­liare al popolo, ci insegna che basta bussare perché ci venga aperto, basta cercare per trovare e tendere umilmente la ma­no per ricevere quello che chiediamo... Dice inoltre che tutto quello che chiederemo al Padre suo nel suo nome Egli lo con­cederà. Certo è per questo che lo Spirito Santo, prima della nascita di Gesù, dettò questa preghiera profetica: Attirami, noi correremo.

Cos' è dunque chiedere di essere attirati, se non unirsi in modo intimo all'oggetto che avvince il cuore? Se il fuoco e il ferro avessero intelligenza e quest'ultimo dicesse all'altro: Attirami, dimostrerebbe che desidera identificarsi col fuoco in modo che questo lo penetri e lo impregni con la sua sostan­za bruciante e sembri formare una cosa sola con lui.
Madre amata, ecco la mia preghiera: chiedo a Gesù di atti­rarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi così strettamen­te a Lui, che Egli viva e agisca in me.
Sento che quanto più il fuoco dell'amore infiammerà il mio cuore, quanto più dirò: Attirami, tanto più le anime che si avvicineranno a me (povero piccolo rottame di ferro inuti­le, se mi allontanassi dal braciere divino) correranno rapida­mente all'effluvio dei profumi del loro Amato, perché un'ani­ma infiammata di amore non può restare inattiva: certo, come santa Maddalena resta ai piedi di Gesù, ascolta la sua parola dolce e infuocata. Sembrando non dar niente, dà molto di più di Marta che si agita per molte cose e vorrebbe che la so­rella l'imitasse. Non sono i lavori di Marta che Gesù biasima: a questi lavori la sua Madre divina si è umilmente sottomessa per tutta la sua vita poiché doveva preparare i pasti per la Santa Famiglia. E’solo l'inquietudine della sua ardente ospi­te che vorrebbe correggere».

Dal manoscritto C “ Storia di un'anima “ - Santa Teresa di Gesù Bambino

La vita forse non vale più del cibo ?

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Catechesi battesimali, n° 8, 19-25 ; SC 50
 
"La vita forse non vale più del cibo?"
    Se veramente diamo il primo posto alle realtà spirituali, non avremo da preoccuparci dei beni materiali, poiché Dio, nella sua bontà, ce li procurerà in abbondanza. Se, al contrario, ci preoccupiamo solo dei nostri interessi materiali senza curare la vita spirituale, il pensiero costante alle cose della terra ci porterà a dimenticare l’anima… Rovesciamo l’ordine delle cose. Riconosciamo la bontà del Maestro, affidiamoci a lui per ogni cosa e non ci lasceremo travolgere dai pensieri di questa vita… “Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”. (Mt 6,32.8).

    Gesù vuole che siamo liberi dai problemi del mondo e che ci consacriamo interamente alle opere spirituali. “Cercate i beni spirituali – ci dice – e provvederò io stesso a tutti i vostri bisogni materiali… Guardate gli uccelli del cielo, non seminano e non mietono, non raccolgono nei granai, e il Padre celeste li nutre”. In altre parole: “Se curo così gli uccelli che non hanno intelligenza e procuro loro ciò di cui hanno bisogno, senza semi né lavoro, tanto più veglierò su di voi, dotati di intelligenza, a patto che scegliate di preferire lo spirituale al materiale. Se prendo tanta cura di loro, come di tutte le creature, che ho creato per voi, di quale sollecitudine giudicherò degni voi per cui ho fatto tutto ciò?”

Meditazioni (di Charles de Foucauld)



FONTE E BALSAMO DI CONSOLAZIONE
«Sforziamoci di avere un'infinita delicatezza nella nostra carità; non limitiamoci ai grandi servizi, ma coltiviamo quella tenera delicatezza capace di curare i dettagli e che sa riversare con gesti da nulla tanto balsamo nei cuori.
''Dategli da mangiare" dice Gesù. Allo stesso modo entriamo, anche con coloro che vivono accanto a noi, nei piccoli dettagli della loro salute, della loro consolazione, delle loro preghiere, dei loro bisogni: consoliamo, rechiamo sollievo con le attenzioni più minute; per coloro che Dio ci mette accanto sforziamoci di avere quelle tenere, delicate, piccole attenzioni che avrebbero fra di loro due fratelli pieni di delicatezza, e delle madri piene di tenerezza per i loro figli, al fine di consolare, per quanto ci è possibile, tutti coloro che ci attorniano ed essere per loro fonte e balsamo di consolazione, come lo fu sempre nostro Signore per tutti quelli che lo avvicinavano: per la santa Vérgine e san Giuseppe, ma anche per gli apostoli, la Maddalena e tutti gli altri... Quanta consolazione, quanta dolcezza seppe portare a tutti coloro che gli si avvicinavano».
(da La bonté de Dieu)

LA PREGHIERA
«Non cercare di organizzare, di preparare la fondazione dei Piccoli fratelli del Sacro Cuore di Gesù: solo, vivi come se dovessi restare per sempre solo. Se siete in due, in tre, un piccolo numero, vivete come se non doveste mai diventare più numerosi. Prega come Gesù, quanto Gesù, riservando come lui un posto sempre molto grande alla preghiera...

Sempre a sua immagine, lascia molto spazio al lavoro manuale, che non è un tempo sottratto alla preghiera, ma donato alla preghiera; il tempo del tuo lavoro manuale è un tempo di preghiera. Recita fedelmente ogni giorno il breviario e il rosario. Ama Gesù con tutto il tuo cuore (dilexit multum), e il prossimo tuo come te stesso per amore di lui... La tua vita di Nazareth si può fare ovunque, vivila nel luogo più utile al prossimo».
(Meditazione del 22 luglio 1905)

LA DEBOLEZZA DEI MEZZI UMANI È CAUSA DI FORZA
«Ecco le nostre armi, quelle del nostro Sposo divino che ci chiede di lasciar continuare a vivere in noi la sua vita, lui, l'unico Amante... l'unica Vérità... Non troveremo di meglio che lui, ed egli non invecchia...

Seguiamo questo modello unico e saremo sicuri di fare parecchio bene, perché in tal modo non saremo più noi a vivere, ma sarà lui a vivere in noi; le nostre azioni non apparterranno più a noi, umani e miserabili, ma a lui, e saranno perciò divinamente efficaci».
(Lettera a padre Charles Guérin, 15 gennaio 1908)

I POVERI
(Meditazione sul Salmo 81)
STA A LUI CHIAMARCI
«Dio ci darà in ogni istante ciò che è necessario per adempiere qualsiasi missione gli piacerà darci... Ce lo darà sovrannaturalmente, senza alcuna preparazione da parte nostra, se ciò gli aggrada, come fece con i suoi grandi apostoli Pietro e Paolo [. . .]. Oppure celo darà facendoci cooperare alla sua grazia col nostro lavoro, e allora ci dirà Egli stesso in quale modo dobbiamo compiere questi lavori preparatori. . . Sta a lui chiamarci nell'ora in cui vuole che ci dedichiamo ad essi».

(Meditazioni sui Santi Evangeli, 234a)

TU RENDI LA SALUTE ALLE ANIME PER PURA COMPASSIONE
« Tu rendi la salute alle anime, anche quand'esse non te lo domandano, o mio Dio, per pura compassione, per puro amore verso l'opera delle tue mani, verso le tue pecore, o buon Pastore! Speriamo! Tu non aspetti che la pecora smarrita, aggredita dal lupo e già quasi morta sotto i suoi denti, Ti chiami in aiuto; da lontano sempre la vedi e sempre le dai, fino all'ultimo momento, tutto quel che le è necessario per sfuggire al nemico. Speriamo».

(Meditazioni sui passi dei Santi Evangeli relativi alle quindici virtù, 106a)

UN LAMPO CHE ILLUMINA PER UN ISTANTE LA NOTTE DELLA TERRA « Tu potevi, mio Dio, guidare Giuseppe con ben altri mezzi che con le apparizioni: si ha l'impressione che sia allo scopo di rendere, fin dalle prime pagine del Vangelo, evidente ai nostri occhi questa verità della speranza che bisogna avere nella tua grazia (che tu ci dai per condurci verso la gloria), che ci mostri così, già all'inizio del Nuovo Téstamento, questi angeli, queste stelle che si levano alla tua chiamata per guidare gli uomini. .. È come un lampo che illumina per un istante la notte della terra e in essa fa vedere, ai nostri occhi stupefatti, qual è il tuo modo di dirigere le anime». (Meditazioni sui passi dei Santi Evangeli relativi alle quindici virtù, 8a)
Meditazioni  (di Charles de Foucauld)

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Non preoccupatevi del domani. Siamo più importanti degli uccelli e dei gigli

Lectio:Domenica, 2 Marzo, 2014  Matteo 6,24-34

Non preoccupatevi del domani. Siamo più importanti degli uccelli e dei gigli
1. LECTIO
 a) Orazione iniziale
 Spirito Santo che mi avvolgi con il tuo silenzio e parli senza parole toccandomi il cuore. La tua gioia diventa la mia, mentre ansie e paure volano via come le foglie di autunno lasciando il posto a un'altra primavera. Sei tu la più dolce carezza, quando per gli affanni mi arrendo alla vita che perde speranza. Sei tu la luce che mi illumina, e mi guida, verso di te o Signore. Vieni Spirito Santo prendimi per mano insegnami a pregare e quando non trovo le parole ispiramele tu.
b) Lettura del Vangelo: Matteo 6,24-34
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
c) Momenti di silenzio orante
Perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.
2. MEDITATIO
 a) Chiave di lettura
 Il brano propostoci per la riflessione, tratto dal capitolo sesto del Vangelo secondo Matteo, si comprende nel contesto del discorso evangelico di Gesù sulla montagna (Mt 5,1 - 7,12). Questo discorso comprende:
- le beatitudini (5,1-12);
- le sei antitesi o argomenti che confrontano l’antica legge con la nuova data da Gesù (5,21-48). Certo lo scopo di tali argomenti non è quello di opporre il Nuovo Testamento all'Antico, bensì di andare più in fondo, alla radice dei comandamenti che regolano il comportamento esteriore. Gesù infatti non è venuto ad abolire ma a perfezionare la legge (5,17-20);
- gli insegnamenti di Gesù sui tre atti di pietà: preghiera (inclusa la preghiera del Padre Nostro), elemosina e digiuno (6,1-18). La forma letteraria è simile a quella usata per le sei antitesi;
- il raggruppamento di altri insegnamenti senza una particolare struttura (6,19 - 7,12).
Il nostro testo inizia con il versetto 24 che ribadisce il tema dell’adesione totale al progetto di vita proposto dagli insegnamenti del Maestro. Aderire a questo progetto significa amare un solo padrone, Dio, e dedicarsi solo a lui. “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. Questi poli di odio/amore, affezione/disprezzo ci ricordano il Deuteronomio che cerca di regolare i casi di poligamia, nei quali può succedere che uno abbia “due mogli, l’una amata e l’altra odiata” (cf. Dt 21,15-17). La Genesi e il Primo Libro di Samuele ci riferiscono i due casi di Giacobbe, Rachele e Lia da una parte e di Élcana, Anna e Peninna dall'altra (Gen 29,30-31; 1Sam 1,2-8). San Paolo parla anche di un cuore indiviso nel servizio del Signore (1Cor 7,7-34). Questo Padrone non sopprime coloro che gli si sottomettono! Egli è Padre ed è ben al corrente delle nostre necessità. Già nella preghiera del Padre Nostro, Gesù ci invita a chiedere al Padre di provvederci il pane quotidiano (6,11).
Dedicarsi a Dio, allora, comporta un certo abbandono nelle sue mani paterne e provvidenziali. Dio compassionevole che ha cura dell’erba del campo e provvede il nutrimento ai passeri ha cura anche di noi, ci assicura Gesù: “se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi...?” (v. 30). Il contrasto con le ricchezze si spiega perché, in ebraico e aramaico, mammona si usava in riferimento alla fiducia nelle cose materiali. Al giovane ricco, infatti, Gesù chiede di abbandonarsi con fiducia, lasciando le proprie sicurezze nei beni materiali, per poter seguire liberamente il Maestro (Mc 10,17-31; Mt 19,16-30).
Gesù vuol far capire che solo Dio è degno della nostra fiducia e del nostro abbandono filiale. Ci vengono in mente qui gli avvertimenti di Gesù sul pericolo delle ricchezze e sulla sua venuta (cf. Lc 16,19-30; 17,22-37; 18,24-27 e i testi paralleli). L’affanno per le cose materiali ci fa perdere la cosa più necessaria (Lc 10,38-42) e ci riempie di una futile inquietudine.
b) Alcune domande
Per orientare la meditazione e l'attualizzazione.
- Cosa ti ha colpito di questo testo?
- Aderire al progetto di Gesù significa amare un solo padrone, Dio, e dedicarsi solo a lui. Quali conseguenze pratiche ha questa scelta nella tua vita?
- Dio è un Padre che si prende cura di noi. Tu hai fiducia in lui? Come si manifesta questa fiducia?
- La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Cos’è per te la vita?
- Cosa ti affanna nella vita?
3. ORATIO
 Momento di silenzio orante
Padre nostro...
4. CONTEMPLATIO
Immaginati Gesù che ti parla con queste parole:
Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una richiesta agitata perché io segua voi e cambi così l'agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva. Quante cose io opero quando l'anima, nelle sue necessità spirituali e in quelle materiali si volge a me, mi guarda, e dicendomi :“pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa!