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sabato 15 marzo 2014

IL “SI” CRISTIANO....E' UN GRANDE “SI” ALLA VITA.




E se adesso riflettiamo, possiamo dire che anche nel nostro tempo è necessario dire un «no» alla cultura ampiamente dominante della morte. Un’«anticultura» che si manifesta, per esempio, nella droga, nella fuga dal reale verso l’illusorio, verso una felicità falsa che si esprime nella menzogna, nella truffa, nell’ingiustizia, nel disprezzo dell’altro, della solidarietà, della responsabilità per i poveri e per i sofferenti; che si esprime in una sessualità che diventa puro  divertimento senza responsabilità, che diventa una «cosificazione» - per così dire - dell’uomo, che non è più considerato persona, degno di un amore personale che esige fedeltà, ma  diventa merce, un mero oggetto. A questa promessa di apparente felicità, a questa «pompa» di una vita apparente che in realtà è solo strumento di morte, a questa «anticultura» diciamo «no», per coltivare la cultura della vita. Per questo il «sì» cristiano, dai tempi antichi fino ad oggi, è un grande «sì» alla vita. Questo è il nostro «sì» a Cristo, il «sì» al vincitore della morte e il «sì» alla vita nel tempo e nell’eternità.

Benedetto XVI - 8 Gennaio 2006

Il suo volto brillò come il sole - Mt 17,1-9

E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Mt 17, 2)
 


“In Cristo, vero Dio e vero uomo, si svela la pienezza dell'umana vocazione: perché l'uomo diventasse Dio il Verbo ha assunto l'umanità. L'uomo, che conosce continuamente il gusto amaro del suo limite e del suo peccato, non si abbandona allora alla recriminazione o all'angoscia perché sa che dentro di sé opera la potenza della divinità. L'umanità è stata assunta da Cristo“senza separazione dalla natura divina e senza confusione", e l'uomo non è lasciato solo a tentare, in mille modi spesso frustrati, una impossibile scalata al cielo: vi è un tabernacolo di gloria, che è la persona santissima di Gesù il Signore, dove divino e umano si incontrano in un abbraccio che non potrà mai essere sciolto: il Verbo si è fatto carne, in tutto simile a noi eccetto il peccato. Egli versa la divinità nel cuore malato dell'umanità e, infondendovi lo Spirito del Padre, la rende capace di diventare Dio per grazia.
Ma se questo ci ha rivelato il Figlio, allora a noi è dato di accostarci al mistero del Padre, principio di comunione nell'amore. La Trinità santissima ci appare allora come una comunità di amore: conoscere un simile Dio significa sentire l'urgenza che egli parli al mondo, che si comunichi; e la storia della salvezza non è che la storia d'amore di Dio per la creatura che egli ha amato e scelto, volendola “secondo l'icona dell'icona” - come si esprime l'intuizione dei Padri orientali -, cioè plasmata ad immagine dell'Immagine, che è il Figlio, condotta alla comunione perfetta dal santificatore, lo Spirito d'amore. E anche quando l'uomo pecca, questo Dio lo cerca e lo ama, perché la relazione non sia fratturata e l'amore continui a scorrere. E lo ama nel mistero del Figlio, che si lascia uccidere sulla croce da un mondo che non lo riconobbe, ma è risuscitato dal Padre, quale garanzia perenne che nessuno può uccidere l'amore, perché chiunque ne è partecipe è toccato dalla gloria di Dio: è quest'uomo trasformato dall'amore che i discepoli hanno contemplato sul Tabor, l'uomo che noi tutti siamo chiamati ad essere.”
(Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Il lume dell’Oriente, n.21)

LA LEGGENDA DEL MONACO EPIFANIO


In ogni uomo il volto di Cristo
 


Sotto la dominazione normanna, all'inizio del secolo millennio, viveva in Sicilia un monaco di nome Epifanio.
Forse solo per talento naturale, o forse perché educato al culto delle immagini e all'uso dei segni, Epifanio era quasi giunto alla maturità coltivando un desiderio. Voleva dipingere una tavola, con un grande Cristo, che esprimesse tutto di Lui: la divinità e l'umanità, il mistero e la sua manifestazione. A volte il santo monaco si esaltava a fantasticare come sarebbe stata la sua tavola: ne vedeva i colori, immaginava i lineamenti del volto di Cristo, maestosi ma anche dolci, da amico. Altre volte, invece, cadeva in profondi scoramenti, perché giudicava presuntuoso quel sogno e perché pensava che mai avrebbe potuto trovare un modello per il Cristo.
Ma il Cristo continuava a delinearsi, a disfarsi e a ricomporsi dentro il suo animo. Spesso lo dipingeva con la fantasia e poi si inginocchiava a pregarlo, e passava così lunghe ore nella cella, sperando che Cristo stesso gli ispirasse qualcosa, e ingenuamente, gli prometteva che lui. il monaco Epifanio, avrebbe fatto accorrere attorno a quella tavola tanti uomini, don­ne e bambini, che si sarebbero convertiti all'osservanza dei suoi precetti, all'amore del prossimo e alla fedeltà verso la santa Chiesa. Purché lui. il Cristo, gli facesse la grazia.Un giorno il monaco Epifanio venne chiamato dal vecchio superiore, il quale lo accolse con benevolenza, si interessò della salute della sua anima e del suo corpo e poi gli disse: «Figliolo ascoltami bene, perché ti parlo a nome di Dio. So che nascondi nel segreto del tuo animo un grande disegno. Ebbene, dopo aver tanto pregato e meditato sono giunto a ritenere conforme ai piani di Dio ciò che desideri. Lo farai con la grazia di Dio. Va in pace e compi questa missione».
Cominciò dunque Epifanio il lungo pellegrinaggio, del quale non conosceva la meta, ma bensì lo scopo: doveva trovare un modello per dipingere il Cristo. Senza portar nulla con sé, si mise in viaggio verso Nord, vivendo di carità e fermandosi in tutti i villaggi e le città, mescolandosi alla gente dei mercati, nelle piazze, attorno ai castelli, nei campi, nelle foreste, ovunque potesse trovare il possibile volto di Cristo. Passarono così mesi, anni, senza che Epifanio riuscisse a trovare quello che cercava. Qualche volta gli era sembrato di scoprire il modello e aveva iniziato a dipingere. Ma poi si era fermato e aveva distrutto la tavola coperta dai primi segni e già dai primi colori. Si accorgeva che mancava sempre qualcosa al modello: o era troppo umano, o troppo angelico. o femmineo, o rude o banale! Attraversò momenti di scoraggiamento, durante i quali avrebbe senza dubbio rinunciato al progetto, se il ricordo delle parole del superiore non lo avesse sostenuto.

venerdì 14 marzo 2014

Dal libro del profeta Ezechièle Ez 18, 21-28 - Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?



Dal libro del profeta Ezechièle Ez 18, 21-28

Così dice il Signore Dio:
«Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?
Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà.
Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Parola del Signore

Riflessione

Quante volte si è sentita o detta questa frase: “tale il padre tale il figlio o: “da un genitore del genere che cosa ne poteva venir fuori”?
E' un nastro registrato... forse è il caso di schiacciare il tasto REC e registrarci sopra il nuovo messaggio, che Dio ci invita ad ascoltare nella lettura di oggi di Ezechiele  “Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Sono parole di speranza... non trovate?

Gesù infatti dà a tutti la possibilità di salvarsi, ma spetta a noi convertirci e avere un cuore completamente nuovo... ma attenzione, allo stesso tempo punirà il giusto che da Lui si allontana. Infatti quest'ultimo a volte è convinto di essere arrivato, di non aver nulla da imparare... niente di più sbagliato!!! Infatti c'è una bella regola in questo cammino di fede, ed è quella di non fermarsi mai e un bellissimo esempio ce lo dà proprio Gesù... Lui era sempre in movimento.

Quindi dovremmo evitare di giudicare le persone catalogandole a seconda che appartengono a una famiglia ricca o povera, a una famiglia onesta o disonesta, perché Gesù ci dice che ognuno è responsabile delle sue azioni e non verrà giudicato per i comportamenti dei propri genitori.

Questo schema usato da tanti viene ribaltato dal Signore.

Allora proviamo ad avere meno pregiudizi e le relazioni con il prossimo saranno più libere e belle.

Quindi attenzione... perché Dio, come “cancella” la colpa di chi si ravvede, così “cancella il passato caruccio di chi si volge indietro... Come si può notare, in entrambi i casi “cancella qualcosa... Più giustizia di così!!!!!

Pace e bene

mercoledì 12 marzo 2014

Bisogna credere a Dio per poter cambiare la nostra vita.....Gio 3,1-10 - I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.

Dal libro del profeta Giona  Gio 3,1-10


In quel tempo, fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.
Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!».
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Parola di Dio
 
Riflessione

Finalmente il fuggitivo dormiglione ha accolto la Parola del Signore!!!
Questa lettura è rivolta a ciascuno di noi. Quante volte siamo stati tentati di sfuggire alla presenza di Gesù, perché in qualche modo intralciava i nostri piani? Quante volte abbiamo evitato di parlare di Lui e dei Suoi benefici per paura di essere giudicati “bigotti”?
Ma il finale della storia di Giona ci deve invece dare coraggio... Infatti questo “profeta” un po' particolare, nonostante appaia all'inizio un pochetto codardo e ribelle riesce, grazie alla bontà di Dio, a ottenere dei risultati grandiosi in un solo giorno su tre previsti. Una predicazione lampo!!! Magari succedesse così nelle nostre comunità!!! Ma tutto questo è potuto succedere perché il Signore ha visto in Giona, anche se solo dopo che è finito nella pancia del pesce, un suo pentimento per quello che aveva commesso. E Dio come sempre, appena vede un cuore pentito, si impietosisce... Quindi quando capiamo di aver sbagliato, evitiamo di fare le persone “dure”, ma impegniamoci a eliminare tutti quei comportamenti poco “igienici” e affidiamoci completamente alla misericordia del buon Dio. Lui vuole solo la nostra salvezza.
Pace e bene

martedì 11 marzo 2014

" Quando pregate, dite : " Padre ! "


Dal libro del profeta Isaìa 55,10-11 - La mia parola opera ciò che desidero.


Dal libro del profeta Isaìa 55,10-11
 


Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Parola di Dio

Riflessione



La Parola di Dio è come la pioggia che cade su un vasto terreno coltivato per metà. In ogni caso va a irrigare entrambe le parti, ma soltanto nella parte seminata, l'acqua può dare un raccolto abbondante. E come quando in Chiesa si assiste alla Santa Messa....Il Sacerdote proclama la Parola di Dio e poi la spiega a tutti i presenti, indistintamente, piccoli e grandi. Ma quanti sono veramente quelli che l'accolgono?

Quando si accoglie la Parola come “ Dio comanda “ , raramente lascia indifferenti.... qualcosa dentro di te cambia sempre.

La Parola di Dio nutre l'anima e se è accolta fa miracoli. L'unica cosa, è non pretendere di voler fermarsi a vedere con impazienza i risultati di questo dono. Con una torta lo possiamo fare....ci mettiamo vicino al forno e controlliamo con curiosità e con ansia la crescita della pasta, che generalmente in 40 minuti si alza. Con Dio non funziona esattamente così....bisogna avere pazienza, ma prima o poi i risultati arrivano e sono stupefacenti.
Pace e bene.




LA PREGHIERA CRISTIANA - dal CCC - LA PREGHIERA DEL SIGNORE: " PADRE NOSTRO "


 LA PREGHIERA DEL SIGNORE: "PADRE NOSTRO"






2759. " Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli"" (Lc 11,1) (1). È in risposta a questa domanda che il Signore affida ai suoi discepoli e alla sua Chiesa la preghiera cristiana fondamentale. San Luca ne da un testo breve (di cinque domande),(a) san Matteo una versione più ampia (di sette domande).(b) La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di san Matteo (Mt 6,9-13). (3)

Padre nostro che sei nei cicli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
a) Cf Lc 11,2-4. (2)
b) Cf Mt 6,9-13. (3)

(1)Lc 11,1
(2)Lc 11,2-4
(3)Mt 6,9-13



2760.
(1)Ben presto l'uso liturgico ha concluso la Preghiera del Signore con una dossologia. Nella Didaché: " Perché tuo è il potere e la gloria nei secoli ".(a) Le Costituzioni apostoliche aggiungono all'inizio della dossologia: " il regno ";(b) ed è questa la formula usata ai nostri giorni nella preghiera ecumenica. La tradizione bizantina aggiunge dopo " la gloria ": " Padre, Figlio e Spirito Santo ". (2) Il Messale Romano sviluppa l'ultima domanda(c) nella prospettiva esplicita della attesa della beata speranza(d) e della venuta del Signore nostro Gesù Cristo; segue l'acclamazione dell'assemblea, che riprende la dossologia delle Costituzioni apostoliche.

a) Didaché, 8, 2: SC 248, 174 (PUNK, Patres apostolici 1, 20).
b) Constitutiones apostolicae, 1, 24, 1: SC 336, 174 (FUNK, Didascalia et Constitutiones Apostolorum, 1, 410).
c) Cf Riti di Comunione [Embolismo]: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana, 1993) p. 419.
d) Cf Tt 2,13.

(1)ccc 2855
(2)ccc 2854

PAROLA DI DIO


La vita delle comunità e dei singoli credenti, alimentata dall'assidua meditazione della Parola di Dio, dalla regolare partecipazione ai Sacramenti e dalla comunione con la Sapienza che viene dall'alto, cresce nella sua capacità di profezia e di rinnovamento delle culture e delle istituzioni pubbliche.
 
Benedetto XVI - Messaggio 3 novembre 2010

PREGARE IL PADRE CON LE PAROLE DI CRISTO - San Cipriano





Fratelli carissimi, i precetti evangelici non sono altro che insegnamenti a noi dati da Dio: sono le fondamenta su cui si edifica la speranza, la solida base su cui si innalza la fede, il cibo che dà forza al cuore, il timone che dirige il cammino, l'aiuto che ci fa ottenere la salvezza. Essi, mentre in terra illuminano le intelligenze disposte a seguirli, conducono al regno dei cieli. Sono molte le parole che Dio ha voluto far giungere a noi attraverso i profeti, suoi servi, ma le più importanti sono quelle dette dal Figlio, quelle che la Parola di Dio, presente già nei profeti, afferma con la sua stessa voce. Non comanda più di preparare la via a chi deve venire: viene lui stesso, e ci mostra e ci apre la via. E così noi che, incauti e ciechi, andavamo errando un tempo nelle tenebre della morte, ora, illuminati dalla luce della grazia possiamo camminare per la via della vita sotto la guida e la direzione del Signore.
Fra gli altri consigli salutari, fra i precetti divini ordinati alla salvezza del suo popolo, il Signore ci ha dato anche la formula della preghiera, ci ha comandato di pregare come insegnava lui. Colui che ci ha dato la vita ci ha insegnato anche come pregare, con la stessa bontà con cui ha voluto offrirci tutti gli altri suoi doni. Così, quando parliamo al Padre con la preghiera che il Figlio ci ha indicato, possiamo essere ascoltati più facilmente. Gesù aveva annunciato come prossima l'ora in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in spirito e verità (cfr. Gv. 4, 23); e questa promessa l'ha poi adempiuta, in modo che noi, avendo ricevuto con la sua azione santificatrice lo spirito e la verità, potessimo poi adorare in spirito e verità grazie al suo insegnamento. E davvero come ci potrebbe essere preghiera più spirituale di quella che ci è stata data da Cristo, dallo stesso Cristo che ci invia lo Spirito Santo? Come potremmo rivolgere al Padre una preghiera più vera di quella pronunciata dalle labbra del Figlio, che è la Verità?..
Preghiamo dunque, fratelli carissimi, come ci ha insegnato Dio facendosi nostro maestro. Affettuosa e familiare è la preghiera in cui ci rivolgiamo a Dio con le sue stesse parole, in cui ci facciamo sentire attraverso la preghiera di Cristo. Che il Padre riconosca, quando noi preghiamo, le parole del proprio Figlio. Sia presente anche nella nostra voce colui che abita nel nostro cuore. E poiché l'abbiamo come avvocato presso il Padre per i nostri peccati (cfr. 1 Gv.2, 1), quando, peccatori, supplichiamo per le nostre colpe, serviamoci delle parole del nostro avvocato. Gesù ha detto infatti: Se domanderete qualche cosa al Padre mio in mio nome, egli ve la darà (Gv. 16, 23). Quanto più facilmente otterremo quello che chiediamo in nome di Cristo, se lo facciamo con la sua stessa preghiera!

lunedì 10 marzo 2014

Matteo 25,31-46 - Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli piu' piccoli, l' avete fatto a me.

Dal Vangelo di Matteo 25,31-46.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
Parola del Signore

Riflessione



Se noi abbiamo instaurato una bella e sana amicizia con Gesù, è garantito che questo nostro rapporto speciale rifletta sui nostri fratelli.

Se questo non succede, significa che in noi non c'è stata una vera conversione, perché l'amore con Dio e l'amore del fratello non si possono scindere.

Non solo....quando si serve il prossimo in modo svogliato o poco attento, stiamo servendo Gesù allo stesso modo. Al buon Dio non gli interessano o non viene impressionato dalla quantità delle cose caruccie che facciamo nel quotidiano...a Lui ne basta anche solo una....ma fatta in riferimento a Lui. Non solo... questa singola opera avrà un valore più grande. La sindrome del fariseo è sempre presente in noi cristiani....Non dobbiamo considerarci dei lavoratori a “ cottimo”...Lui non retribuisce in base alla quantità, ma è la qualità che conta.


Signore...aiutaci ad amare come Tu ci ami.

" Tutto è possibile a chi crede "......

Tutto è possibile a chi crede “ ….Affidarsi a Dio sempre....anche quando le cose apparentemente dicono il contrario.


 LA FEDE

La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo.


La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra. E quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite le parole dell’Apostolo: «Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro» .

Benedetto XVI - Palermo, Omelia, 3 ottobre 2010


domenica 9 marzo 2014

La creazione dei progenitori e il loro peccato. Gen 2,7-9; 3,1-7

Dal libro della Gènesi Gen 2,7-9; 3,1-7

 
Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

 
Riflessione

Dio per la sua grande bontà ha voluto che l'uomo abitasse in una terra meravigliosa, piena di fiori,piante e animali di ogni genere, ma con un limite....questo segno è l'albero dal frutto proibito. Questo per far capire all'uomo che non è proprietario di tutto quello che vede e gode, ma solo un semplice custode. Ma le tentazioni a voler fare quello che ci piace sono sempre in agguato....
Ogni nostro peccato è un atto di sfiducia nei confronti di Dio, di autocompiacimento, non vogliamo ammettere la nostra misera condizione umana. Il risultato della nostra disubbidienza non fa altro che aumentare la nostra inquietudine, perché diventiamo veramente schiavi.
Come è successo nella Genesi al primo uomo, le tre tentazioni molto simili, le troviamo con Gesù nel deserto e nella nostra vita di oggi. Questo per dire che le cose non sono molto cambiate da allora!!!!
La prima tentazione riguarda la fame, quindi un bisogno del nostro fisico.....la seconda invece interessa lo sguardo e infine l'ultima riguarda la possibilità del potere terreno come cachet della venerazione di satana. Mai accettare compromessi del genere!!!!!
Le astuzie del demonio sono sempre le stesse.....Inizia a scoprire la nostra resistenza, iniziando dalla necessità fisica per poi terminare, cercando di raggiungere lo spirito.
Per evitare di cadere in trappola, è importante non metterci a dialogare con lo spirito del male. Una volta accettato questo dialogo abbiamo perso in partenza, perché sarà lui che dirigerà il gioco....Il suo linguaggio è così convincente che ci supera di brutto.....perché cerca di dire la menzogna travestita della verità....non solo, cerca anche di ingigantirla e noi ci caschiamo come pere cotte.....
Ma Gesù nel brano del Vangelo, ci dimostra il comportamento da attuare in questi momenti....
Diciamo che ci dà il foglietto delle istruzioni d'uso....come per gli elettrodomestici...
  1. Frasi brevi
  2. Frasi prese dalla Sacra Scrittura
Dobbiamo stare attenti, perché il demonio entra in pista solo quando la persona diventa un pericolo per lui e molto spesso cerca di intrufolarsi tra le persone che amano il silenzio e che pregano tanto, ma soprattutto entra in scena nei momenti di debolezza fisica o stanchezza psicologica.
Ogni tentazione superata è un gradino in più verso la luce divina.
Pace e Bene.

NON FARE AFFIDAMENTO SU ALCUNO: LE PAROLE FACILMENTE INGANNANO


Capitolo XLV - L'IMITAZIONE DI CRISTO


NON FARE AFFIDAMENTO SU ALCUNO: LE PAROLE FACILMENTE INGANNANO


"Aiutami, o Signore, nella tribolazione, perché è vana la salvezza che viene dagli uomini" (Sal 59,13). Quante volte non trovai affatto fedeltà, proprio là dove avevo creduto di poterla avere; e quante volte, invece, la trovai là dove meno avevo creduto. Vana è, dunque, la speranza negli uomini, mentre in te, o Dio, sta la salvezza dei giusti. Sii benedetto, o Signore mio Dio, in tutto quanto ci accade. Deboli siamo, e malfermi; facilmente ci inganniamo e siamo mutevoli. Quale uomo è tanto prudente e tanto attento da saper sempre custodire se stesso, così da non cadere mai in qualche delusione e incertezza? Ma non cadrà così facilmente colui che confida in te, o Signore, e ti cerca con semplicità di cuore. Che se incontrerà una tribolazione, in qualunque modo sia oppresso, subitamente ne sarà strappato da te, o sarà da te consolato, poiché tu non abbandoni chi spera in te, fino all'ultimo. Cosa rara è un amico sicuro, che resti tale in tutte le angustie dell'amico. Ma tu, o Signore, tu solo sei sempre pienamente fedele: non c'è amico siffatto, fuori di te.

Quale profonda saggezza ci fu in quell'anima santa che poté dire: il mio spirito è saldo, e fondato su Cristo! Se così fosse anche per me, non sarei tanto facilmente agitato da timori umani, né mi sentirei ferito dalle parole. Chi può mai prevedere ogni cosa e cautelarsi dai mali futuri? Se, spesso, anche ciò che era previsto riesce dannoso, con quanta durezza ci colpirà ciò che è imprevisto? Perché non ho meglio provveduto a me misero?; e perché mi sono affidato tanto leggermente ad altri? Siamo uomini, nient'altro che fragili uomini, anche se molti ci ritengono e ci dicono angeli. Oh, Signore, a chi crederò; a chi, se non a te? Tu sei la verità che non inganna e non può essere ingannata; mentre "l'uomo è sempre bugiardo" (Sal 115,11), debole, insicuro e mutevole, specie nelle parole, tanto che a stento ci si può fidare subito di quello che, in apparenza, pur ci sembra buono. Con quanta sapienza tu già ci avevi ammonito che ci dobbiamo guardare dagli uomini; che "nemici dell'uomo sono i suoi più vicini" (Mt 10,36); che non si deve credere se uno dice: "ecco qua, ecco là!" (Mt 24,23; Mc 13,21)! Ho imparato a mie spese, e voglia il cielo che ciò mi serva per acquistare maggiore prudenza e non ricadere nella stoltezza. Bada, mi dice taluno, bada bene, e serba per te quel che ti dico. Ma, mentre io sto zitto zitto, credendo che la cosa resti segreta, neppure lui riesce a tacere ciò per cui mi aveva chiesto il silenzio: improvvisamente mi tradisce, tradendo anche se stesso; e se ne va. Oh, Signore, difendimi da siffatte fandonie e dalla gente stolta, cosicché io non cada nelle loro mani, e mai non commetta simili cose. Da' alla mia bocca una parola vera e sicura, e lontana da me il linguaggio dell'inganno. Che io mi guardi in ogni modo da ciò che non vorrei dover sopportare da altri.

Quanta bellezza e quanta pace, fare silenzio intorno agli altri; non credere pari pari ad ogni cosa, né andare ripetendola; rivelare sé stesso soltanto a pochi; cercare sempre te, che scruti i cuori, senza lasciarsi portare di qua e di là da ogni vuoto discorso; volere che ogni cosa interiore ed esterna, si compia secondo la tua volontà! Quale tranquillità, fuggire le apparenze umane, per conservare la grazia celeste; non ambire a ciò che sembri assicurare ammirazione all'esterno, e inseguire invece, con ogni sollecitudine, ciò che assicura emendazione di vita e fervore! Di quanto danno fu, per molti, una virtù a tutti nota e troppo presto lodata. Di quanto vantaggio fu, invece, una grazia conservata nel silenzio, durante questa nostra fragile vita, della quale si dice a ragione che è tutta una tentazione e una lotta!
Capitolo XLV - L'IMITAZIONE DI CRISTO - LIBRO III