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sabato 22 marzo 2014

Mi nascosi - Rabindranath Tagore


Spesso dimentico il suo nome,
non lo tengo nel cuore e nella mente.
È assente dalle mie preghiere,
eppure il suo immenso amore per me
sa ancora attendere il mio amore.

Mi nascosi dietro
il continuo lavoro del giorno,
mi persi tra i sogni della notte,
eppure la sua mano inseguitrice
s'apriva davanti ai miei occhi
ad ogni mio respiro.

Riconobbi così che
lui sapeva la mia strada,
che era padrone lui
d'ogni luogo e d'ogni tempo.

Ora ho un solo desiderio:
donargli tutto quello che ho,
pagargli tutto il mio tributo d'amore,
per aver diritto di prendermi un posto
nel suo regno.

  Rabindranath Tagore

giovedì 20 marzo 2014

Ricetta per ogni giorno della settimana.



Nessuna persona può essere raggiante se non è in intimità con Dio.
Se si lascia Gesù fuori dalla nostra vita,non potremmo mai trovare la vera gioia...e siccome “Dio è amore” , nessuna persona che ne sia priva potrebbe mai credere di essere felice. Quindi l'ingrediente principale è Dio.

Ecco una ricetta per ogni giorno della settimana.
E' adatta a tutti, piccoli e grandi, anche per chi ha qualche intolleranza alimentare. Spesa minima.....Quindi vedete di non cercare scuse!!!

 








 

Prendete due decilitri di mitezza,
Una tazza di bontà,
Quattro spicchi di buona volontà,
Un bicchiere e mezzo di sensibilità,
Una spruzzata di speranza e una dose abbondante di buona fede,
Aggiungete due ciuffi di sopportazione,
Un pacco di prudenza,
Qualche spolverata di allegria,
Una manciata di quella piccola pianta rara,che si chiama umiltà,
Una quantità di simpatia, quanto basta.
Condite il tutto con molto buon senso e lasciate cuocere a fuoco lento.
L'unica cosa da evitare è il buonismo, perchè anche una piccola dose rovinerebbe la ricetta.
Ecco così... una bella e gioiosa giornata insieme al buon Dio.


mercoledì 19 marzo 2014

Abbandono in Dio - Tratto da " La Providencia de Dios " di Padre Angel Peña O.A.R.

Abbandono in Dio


Tratto da “ La Providencia de Dios “ di Padre Ángel Peña O.A.R.


Se crediamo che Dio è amore e che ci ama con tutto il suo infinito amore, la conclusione è che possiamo abbandonarci tranquillamente nelle sue mani, sapendo che lui pensa a noi e ci guida e vuole il meglio per noi. Abbandonarsi è fidarsi di Dio. è accettare la sua volontà in ogni istante, e non ribellarsi ai suoi progetti su di noi. è lasciarsi portare senza domandarsi dove, né perché. è consegnargli la vita. Qualcosa come firmargli un assegno in bianco. Abbandonarsi vuol dire stare in permanente ascolto e aperti alla sua volontà ogni istante. è rimanere totalmente nei suoi progetti. è abbandonarsi al suo amore come una gocciolina nel mare. è credere fiduciosamente alla sua provvidenza amorosa. Per questo ti chiedo: sei disposto ad accettare una malattia o qualsiasi altra disgrazia umana senza ribellarti contro di lui? Allora, perché hai paura di abbandonarti? Non ti fidi? Non sei disposto ad accettare la sofferenza? Vuoi solamente ricevere beni e gioie? Lascia che lui pensi quello che è più conveniente per te. Lascialo fare e confida in lui. Puoi essere sicuro che sarà la migliore decisione della tua vita, perché Dio ha bisogno di avere le mani libere per fare della tua vita un’opera d’arte spirituale. Lui ti dice: “Io non ti lascerò né abbandonerò mai” (Gs 1, 5 ; Eb. 13, 5 ). Puoi star sicuro che lui mai ti farà sbagliare, né ti ingannerà. Perciò, accetta i suoi progetti su di te. Consegnagli la responsabilità della tua vita. Vale la pena di abbandonarsi nelle braccia di un Dio così buono e misericordioso. Se fai così, vedrai meraviglie nella tua vita.
Ricordati di Abramo. Dio gli disse: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò” (Gen. 12, 1). E Abramo lasciò tutte le sue sicurezze umane e si lanciò in un’avventura sconosciuta, solamente confidando in Dio. E Dio lo benedisse, dandogli una discendenza numerosa. Benedì anche Mosè che accettò di andare a parlare con il faraone, nonostante la sua balbuzie (Es. 4); e benedì Noè che eseguì tutto come Dio gli aveva ordinato (Gen. 6, 22). E Dio salvò lui e la sua famiglia. Abbandonati nelle sue braccia come la figlia di quel chirurgo che aveva paura di farsi operare, ma avendo fiducia in suo padre si lasciò operare. Vale la pena abbandonarsi senza condizioni. E nei momenti difficili, quando tutto sembra oscuro e non senti la mano di Dio nella tua vita, quando sembra che si sia dimenticato di te, di’ a te stesso: “Mio Padre, Dio, mi ama e ha cura di me. Lui conosce tutto quello che mi succede e conosce i miei bisogni. Confido in lui, e so che sta già prendendo i mezzi necessari per aiutarmi e risolvere i miei problemi”.

La Chiesa


Donando a noi Cristo Gesù, rendendolo vivo e presente in mezzo a noi, rigenerandolo continuamente nella fede e nella preghiera degli uomini, la Chiesa dà all'umanità una luce, un sostegno ed un conforto tali, che senza di essi il mondo non sarebbe più concepibile. Chi desidera la presenza di Cristo in mezzo all'umanità, la può trovare soltanto nella Chiesa, mai contro di essa. 
(Benedetto XVI)

GLI INSEGNAMENTI DI NAZARET - Papa Paolo VI



Nazaret è la scuola in cui si comincia a comprendere la vita di Gesù: la scuola del Vangelo. Qui si impara a guardare, ad ascoltare, a meditare e penetrare il significato così profondo e misterioso di questa semplicissima, umilissima e stupenda manifestazione del Figlio di Dio.
Forse si impara anche, insensibilmente, ad imitare. Qui si impara il metodo che ci permetterà di comprendere chi è Cristo. Qui si scopre la necessità di osservare la cornice entro cui si è svolto il suo soggiorno tra noi: luoghi, tempi, abitudini, linguaggio, pratiche religiose, tutta ciò di cui Gesù si è servito per manifestarsi al mondo. Qui, tutto parla, tutto ha un senso... A questa scuola, si comprende la necessità di avere una disciplina spirituale se si vuol seguire l'insegnamento del Vangelo e diventare discepolo di Cristo. Oh, come varremmo ritornare bambino e metterci a questa scuola, umile e sublime, di Nazaret! Come vorremmo, accanto a Maria, ricominciare ad acquistare la vera scienza della vita e la sapienza superiore delle verità divine!
Ma noi siamo qui soltanto di passaggio. Dobbiamo rinunziare al desiderio di continuare qui l'educazione alla intelligenza del Vangelo, educazione che non è mai interamente compiuta. Tuttavia non partiremo senza aver raccolto in fretta, quasi furtivamente, qualche breve insegnamento di Nazaret.
In prima luogo una lezione di silenzio: rinasca in noi la stima del silenzio, questa meravigliosa e indispensabile condizione della spirito, in noi che siamo assaliti da tanti clamori, strepiti e grida nella nostra vita moderna rumorosa e troppo presa dai richiami sensibili. O silenzio di Nazaret, insegnaci il raccoglimento, l'interiorità, la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri! Insegnaci la necessità e il valore della formazione, dello studio, della meditazione, della vita personale e interiore, della preghiera che Dio solo vede nel segreto!
Una lezione di vita familiare: Nazaret c"insegni cos'è la famiglia, la sua comunione d'amore, la sua austera e semplice bellezza, il suo carattere sacro e inviolabile. Impariamo da Nazaret quanto sia dolce e insostituibile la formazione che vi si riceve; impariamo qual'è il suo ruolo primordiale sul piano sociale.
Una lezione di 'lavoro: o Nazaret, casa del Figlio del falegname, proprio qui noi vorremmo comprendere e rendere onore alla legge severa e redentrice della fatica umana; qui riconfermare la coscienza della nobiltà del lavoro; qui ricordare che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma ,che la sua libertà e nobiltà, oltre che dal valore economico, gli vengono dai valori che lo finalizzano. Infine, come vorremmo poter salutare qui tutti i lavoratori del mondo intero e mostrare loro il grande Modello, il loro Fratello divino, il Profeta di ogni loro giusta causa, il Cristo nostro Signore.

* Allocution à Nazareth del 5 gennaio 1964

Nella bottega di Giuseppe - San Josemaria Escriva - Tratto dal libro " E' Gesu' che passa"





Nella bottega di Giuseppe

La Chiesa intera riconosce in san Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio. È per questo che, da molti anni, mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore: Padre e signore nostro.

San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. Dall'intimità con lui si scopre inoltre che il santo Patriarca è maestro di vita interiore: ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu: un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani. E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e di gioia.

Celebrando oggi la sua festa, desidero rievocare la sua figura rifacendomi a quello che di lui ci dice il Vangelo, in modo da scoprire meglio quello che Dio, per mezzo della vita semplice dello sposo di Maria, ci vuoi far conoscere.

San Giuseppe nel Vangelo

Sia Matteo che Luca ci parlano di san Giuseppe come di un uomo che discende da una stirpe illustre: quella di Davide e Salomone, i re di Israele. I particolari storici di questa ascendenza sono piuttosto incerti: delle due genealogie riportate dagli evangelisti, non sappiamo quale corrisponda a Maria, Madre di Gesù secondo la carne, e quale a Giuseppe, padre di Gesù secondo la legge degli ebrei. Non sappiamo nemmeno se la città natale di Giuseppe sia Betlemme, dove si recò per il censimento, o Nazaret, dove viveva e lavorava.

Sappiamo invece che non era ricco: era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo; esercitava li mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent'anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé.

La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Alcuni Padri aggiungono che fu falegname. San Giustino, parlando della vita di lavoro di Gesù, dice che fabbricava aratri e gioghi (1); forse per queste parole sant'Isidoro di Siviglia conclude che Giuseppe era fabbro. Comunque era un operaio che lavorava al servizio dei suoi concittadini, con un'abilità manuale derivante da lunghi anni di sforzi e di sudore.


Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di Giuseppe: in nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavido dinanzi alla vita; al contrario, sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati.

Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare san Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria. Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche.

Per praticare la virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore, e non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità.


martedì 18 marzo 2014

Dal libro del profeta Isaìa - Is 1,10.16-20 - Imparate a fare il bene, cercate la giustizia.



 Is 1,10.16-20
Ascoltate la parola del Signore,
capi di Sòdoma;
prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio,
popolo di Gomorra!
«Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».
«Su, venite e discutiamo
– dice il Signore.
Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana.
Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.
Ma se vi ostinate e vi ribellate,
sarete divorati dalla spada,
perché la bocca del Signore ha parlato».

Parola di Dio

Riflessione

Che meraviglioso invito ci fa oggi il Signore!: ”Su, venite e discutiamo”... E' come un esortazione di un bravo papà che vede il figliolo perso nella nebbia e lo consiglia di rientrare a casa, qualsiasi cosa abbia fatto... insomma con Lui se ne può parlare, perché tutto si risolverà. Dobbiamo crederGli... ci ha dato la Sua parola. Molte volte invece ci ribelliamo perché non vogliamo ammettere la nostra miseria, il nostro orgoglio molto spesso è più forte. Per non parlare poi di quando ci comportiamo da “Giovanni Battista”... vogliamo che Dio castighi le persone che secondo noi si comportano male... magari lo fanno anche, ma non è questo il problema... Il disastro sarebbe se veramente il Signore accogliesse la nostra richiesta... mi sa che tanti di noi faremmo la stessa brutta fine!!! Nessuno è immune da peccati e se vogliamo diventare "candidi come la neve", dobbiamo metterci a tavola con Lui e discuterne.
Dobbiamo provare a fare con Lui un nuovo patto. Dovremmo impegnarci e promettergli di eliminare dal nostro cuore tutte quelle zavorre che rendono pesante il cammino verso di Lui e verso i nostri fratelli. E' vero... il Signore ci ha dato gli occhi per vedere e le orecchie per ascoltare... ma non dobbiamo usarli solo per osservare i peccati e le mancanze degli altri... Fermiamoci invece solo un momento, bastano solo pochi istanti... e vedremo tante, ma tante cose che non vanno in noi e che dovremmo eliminare o smussare... se ci va bene!!!
Non siamo migliori di nessuno... non solo... dobbiamo vedere il prossimo sempre migliore di noi. Le nostre debolezze sono così megagalattiche che non ci rimane altra scelta che affidarci a Dio e alla Sua bontà, perché con il Suo perdono diventeremo lindi... Allora, perché non approfittare di questo Suo invito e della Sua promessa?.... E come ha detto magnificamente Benedetto XVI il 5 Ottobre 2008: "Quando Dio parla, sollecita sempre una risposta; la sua azione di salvezza richiede l'umana cooperazione; il suo amore attende corrispondenza".
Pace e bene

lunedì 17 marzo 2014

GIUSTIZIA

GIUSTIZIA


CHE COSA S'INTENDE PER GIUSTIZIA
Per giustizia s'intende, 1° una virtù speciale che consiste pel rendere a ciascuno quel che è dovuto...; 2° la riunione di tutte le virtù, il che conduce alla perfezione. In questo senso l'uomo giusto è perfetto.

DIO È LA GIUSTIZIA PER ESSENZA

In verità, dice S. Pietro, Dio non è punto accettatore di persone (Act. X, 34). S. Paolo ripete la medesima cosa (Rom. II, 11); il Signore dice di sua propria bocca nell'Apocalisse: «Io sono Colui che scruta le reni e i cuori; e renderò a ciascuno secondo le sue opere» (Apoc. II, 23).
«Signore, esclama il Savio; tutto voi avete disposto in peso, numero e misura; ed essendo la giustizia per essenza, tutto giustamente regolate» (
Sap. XI, 21) - (Id. XII, 15). «I giudizi del Signore sono pesati a giusta bilancia» (Prov. XVI, 11); e non vi è nessuno che possa, o vivo o morto, sottrarsi alla mano dell'Onnipotente (II MACH. VI, 26); ed anche le genti che non lo cercano, avranno da sottostare all'impero della sua giustizia vendicatrice
(
Eccli. XXXIX, 28). «Né mai, come nota S. Agostino, Iddio permette l'onta della colpa, senza che faccia risaltare l’onore della giustizia (Enchirid.)».
«Voi dite che la via del Signore non è retta. Udite, o figli d'Israele: È forse la mia via che non è giusta, o non piuttosto le vostre vie sono storte? Ah disgraziati! sappiate che per questo io giudicherò ciascuno secondo le opere sue» (EZECH. XVIII, 29-30). Quel che diceva Dio ad Israele, lo dice pure a tutta l'umanità.
Il cibo che al palato sano è piacevole, riesce penoso alla gola ferita; offende l'occhio debole o infermo quella luce che rallegra e conforta la pupilla sana e vigorosa; così pure è in uggia ai malvagi la giustizia di Dio, che loro tornerebbe graditissima se fossero buoni.

BEATO CHI DESIDERA E PRATICA LA GIUSTIZIA

Disse Gesù Cristo: «Beati quelli i quali hanno fame e sete della giustizia, perché ne saranno saziati» (MATTH. V, 6); avere fame della giustizia vuol dire desiderare le cose celesti e divine, mantenere inviolato l'altrui diritto... Per mezzo di questa fame e di questa sete, si acquista la santità, si arriva alla perfezione...
«Se tu segui la giustizia, tu la raggiungerai, dice il Signore, e te ne vestirai come di un manto di gloria; ed essa ti proteggerà in eterno, e nel giorno della manifestazione troverai in essa un appoggio» (Eccli. XXVII, 9). «Beati quelli che osservano l'equità e che praticano in ogni tempo la giustizia!» (Psalm. CV, 3).

BISOGNA AMARE LA GIUSTIZIA

«Amate la giustizia, voi che giudicate la terra», dice il Savio (Sap. I, 1); e ricordatevi che il vero zelo prende per corazza la giustizia, per elmo l’infallibile giudizio e prende l'equità come scudo impenetrabile (Id. V, 19-20).
Tobia ammoniva suo figlio di non fare agli altri quello che non avrebbe voluto fatto a sé (TOB. IV, 16). La Sacra Scrittura fa osservare che Davide, re d'Israele, rendeva giustizia a tutto il popolo (II Reg. VIII, 15). S. Paolo avvisa i cristiani di Tessalonica che non soverchino o ingannino i loro fratelli nei contratti, perché Dio è vendicatore di tutti i torti (I Thess. IV, 6).
Sapete come Dio vendica molte volte le ingiustizie fatte al prossimo? «Disponendo, risponde il Savio, che l'ingiusto, il frodatore, il calunniatore, il barettiere, siano presi al loro medesimo laccio e patiscano danno per ragione dei loro propri fatti» (Sap. XI, 21); essendo sentenza irrevocabile di Dio che ciascuno abbia tormento da quello in cui pecca (Ib. 17).
S. Bernardo dice: «Se l'uomo non fa il bene che deve, patisce il castigo del male che ha voluto. E così, per un'ammirabile disposizione della Provvidenza, ne segue che se noi abbandoniamo la giustizia, essa non ci abbandona, mentre trae vendetta di tutte le prevaricazioni, di cui ci siamo resi colpevoli (
Serm. in Cant.)».
Non abbisognano molti discorsi, né molte leggi, dice il Crisostomo; sia la vostra volontà legge a voi medesimi. Volete voi che gli altri vi facciano del bene? fatene voi agli altri. Volete ottenere misericordia? concedetela al prossimo. Vi piace essere lodati? lodate. Vi piace essere amati? amate. Siate giudici e legislatori a voi medesimi. Quello che a voi dispiace, non fatelo agli altri. Vi dispiacciono gli affronti? non vi permettete d'insultare il prossimo. Voi non soffrite di essere ingannato? Non ingannate gli altri.

Padre Cornelio A Lapide


domenica 16 marzo 2014

" LA LUCE CHE ILLUMINA OGNI UOMO " Pietro il Venerabile




Pietro il Venerabile (1092-1156) fece professione all'Abbazia di Cluny nel 1109. Sua madre lo aveva offerto al Signore sin dalla fanciullezza: essa stessa si fece poi monaca a Marcigny e tre dei fratelli di Pietro furono abati benedettini. Nel 1122 egli divenne abate di Cluny e tale rimase fino alla morte. Nel contrasto fra Cluny e Citeaux, Pietro mantenne un atteggiamento dolce e pacifico di fronte alla veemenza di san Bernardo, con cui del resto fu sempre legato da reciproca stima. Fu lui ad istituire per primo a Cluny la festa della Trasfigurazione, di cui intuiva l'importanza per la teologia monastica. E' anche molto significativo il fatto che quest'uomo di Chiesa fece tradurre in latino il Corano, aprendo così in qualche modo la via agli incontri fra le diverse religioni.
Il suo volto risplendeva come il sole (Mt. 17, 2). Perché meravigliarci che il suo volto sia diventato come il sole, dal momento che lui stesso è il sole? Perché meravigliarci che il volto del Sole sia diventato come il sole? Era il Sole, ma nascosto dietro una nube: la nube si allontana, ed ecco che per un momento risplende. Che cos'è questa nube che si allontana? Non la carne, ma la debolezza della carne che per un momento scompare. E' la nube di cui parla il profeta: Ecco che il Signore monterà sopra una nube leggera (Is. 19, 1). La nube è la carne che vela la divinità; ed è leggera, perché non porta nessun peccato. E' la nube che nasconde la chiarezza divina; leggera, perché viene assunta nello splendore eterno. E' la nube di cui si parla nel Cantico: Mi sono riposata all'ombra di colui che desideravo, (Cant. 2, 3); leggera, perché è la carne dell'Agnello che toglie i peccati del mondo. Quando questi vengono tolti, il mondo è sollevato nelle altezze dei cieli, non più oppresso dal peso dei peccati. Il Sole velato dalla nube della carne non è quello che sorge sopra i buoni e i cattivi (cfr. Mt. 5, 45), ma è il Sole di giustizia (Mal. 4, 2) che sorge soltanto su coloro che temono Dio. Coperta, è vero, da questa nube di carne, oggi risplende la luce che illumina ogni uomo; oggi essa glorifica la carne stessa e nella sua persona la mostra deificata agli apostoli, rivelandola così al mondo per mezzo loro.
Anche tu, città beata, godrai in eterno della contemplazione di questo sole, quando scenderai dal cielo, preparata da Dio come una sposa ornata per il suo sposo (cfr. Apoc. 21, 2). Per te questo sole non conoscerà più tramonto: sempre uguale a se stesso, rischiarerà un eterno mattino. Nessuna nube più lo offusca: in uno splendore ininterrotto ti rallegrerà di una luce continua. Questo sole non abbaglia più i tuoi occhi, ma, dandoti la capacità di guardarlo, ti dà la gioia del suo splendore divino; non conosce nessuna eclissi, perché nessuna pena può frapporsi fra te e la sua luce. Infatti non ci sarà più né morte, né pianto, né grida, né dolore che possano oscurare lo splendore che Dio ti darà: secondo la parola che Giovanni ha udito venire dal cielo, le cose di prima se ne sono andate (Apoc. 21, 4). E' questo il sole di cui parla il profeta: Non sarà più il sole la tua luce nel giorno, né t'illuminerà più lo splendore della luna. Il Signore sarà per te eterna luce e il tuo Dio il tuo splendore (Is. 60, 19). Questa è per te la luce eterna che risplende sul volto del Signore. Tu puoi udire la voce del Signore, e la Scrittura ti dice che il suo volto è luminoso come il sole. Sappiamo che dal volto si riconoscono le persone; ora, il conoscere lui diventa per chi lo conosce un'illuminazione che lo trasforma a sua volta in fulgore. Qui infatti tu credi, là conoscerai il suo s,tesso volto. Qui tu comprendi con l'intelligenza, là avverrà ,come se te ne impadronissi. Qui vedi come per mezzo di uno specchio, in maniera confusa, allora invece vedrai faccia a faccia (cfr. 1 Coro 13, 12). Riconoscendolo veramente come egli è, sarai perennemente abbagliato dall'eterno splendore di questo sole, rischiarato dalla gioia, illuminato in misura indicibile. Allora, quando il volto del Signore splenderà così su di te, si adempirà il desiderio espresso dal profeta: Faccia splendere su di noi il suo volto (Sal. 66, 2).
* Sermo Primus de Transfiguratione Domini