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sabato 5 aprile 2014

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 11,18-20 - Come agnello mansueto che viene portato al macello.




Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome».
Signore degli eserciti, giusto giudice,
che provi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa.

Parola di Dio

Riflessione

Un vero discepolo di Gesù è come un “agnello mansueto che viene portato al macello”. E' legato mani e piedi, ma nonostante tutto, affida la sua causa al Signore, perché è l'unico che scruta davvero “il cuore e la mente”. Ma qualche volta, per la nostra debolezza, ci comportiamo come Geremia e speriamo che Dio punisca chi ci fa del male volutamente. Come sempre però, Lui ribalta tutti i nostri schemi e programmi. Non c'è nulla da fare... non ne azzecchiamo una!!!
Gesù allora ci da un esempio da seguire... Lui stesso. Lui, infatti, affida al Padre la Sua causa senza chiedere castighi per nessuno, anzi... sarà Lui stesso la vittima che espierà per noi. La Sua morte poi, non lo annienterà, ma diventerà uno strumento per la salvezza di tutti noi pellegrini.
Leggendo la prima frase di questa lettura, ho pensato: a quanti di noi farebbe piacere sapere in anticipo ciò che di male qualcuno sta per farci, senza opporci?
E' come se Dio prima ti avvisasse: "Guarda che davanti a te c'è una buca, ma vedi di non scartarla!!!" Bene....
Andare incontro a una sofferenza svelata in anticipo e accettarla non è facile. La tentazione di noi poveri mortali sarebbe invece di saltare la buca, prendere chi l'ha scavata e buttarcelo dentro... Ma questo non sarebbe il comportamento di un vero discepolo. Certo che seguire il Signore non è così semplice!!! Però, ora che sta terminando la Quaresima, proviamo a stare un po' di più ai piedi della croce. Proviamo a pensare di più al grande amore che Gesù ha avuto per noi e che continua a darci ogni giorno. Se avesse dato retta agli empi che gli dicevano di scendere dalla Croce, oggi non avremmo la Pasqua e quindi saremmo ancora schiavi del peccato. Allora, preghiamo il buon Dio di darci più fede, in modo che i chiodi delle “nostre croci” quotidiane ci vengano tolti da Lui e non da noi.
Pace e bene

Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio.



Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
perché non mi sbrani come un leone,
dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.

Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l’innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.

Il mio scudo è in Dio:
egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto,
Dio si sdegna ogni giorno.

Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. (Nn. 37-38)


 

Purificare le attività umane nel mistero pasquale

    La Sacra Scrittura, con cui è d'accordo l'esperienza di secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene dell'uomo, porta con sé una grande tentazione: infatti, sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col bene, gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie, non a quelle degli altri; e così il mondo cessa di essere il campo di una genuina fraternità, mentre invece l'aumento della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere umano.
    Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, che son messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore disordinato di se stessi, devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo. Redento, infatti, da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo, l'uomo può e deve amare anche le cose che Dio ha creato. Da Dio le riceve, e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio. Di esse ringrazia il Benefattore e, usando e godendo delle creature in povertà e libertà di spirito, viene introdotto nel vero possesso del mondo, quasi al tempo stesso niente abbia e tutto possegga: «Tutto», infatti, «è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1 Cor 3, 22-23).
    Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, fattosi carne lui stesso, e venuto ad abitare sulla terra degli uomini, entrò nella storia del mondo come l'uomo perfetto, assumendo questa e ricapitolandola in sé. Egli ci rivela che «Dio è amore» (1 Gv 4, 8), e insieme ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità. Coloro, pertanto, che credono alla carità divina, sono da lui resi certi, che è aperta a tutti gli uomini la strada della carità e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani. Così pure egli ammonisce a non camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita. Sopportando la morte per noi tutti peccatori, egli ci insegna col suo esempio che è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia. Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, tuttora opera nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito, non solo suscitando il desiderio del mondo futuro, ma per ciò stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra. Ma i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare testimonianza manifesta della dimora celeste col desiderio di essa, contribuendo così a mantenerlo vivo nell'umanità; altri li chiama a consacrarsi al servizio degli uomini sulla terra, così da preparare attraverso tale loro ministero la materia per il regno dei cieli. In tutti, però, opera una liberazione, affinché, mediante il rinnegamento dell'egoismo e la valorizzazione umana delle forze terrene, si orientino decisamente verso quel futuro, nel quale l'umanità stessa diverrà un'oblazione accetta a Dio.

giovedì 3 aprile 2014

Gli angeli




Gli angeli sono, per così dire, i pensieri di Dio rivolti a noi, che, in quanto pensieri divini, non sono solo idee, ma realtà, persone. L'angelo incarna e concretizza la sollecitudine di Dio per ogni uomo. Il mio angelo custode non è nient'altro che espressione del fatto ch'io sono conosciuto, amato e seguito in maniera del tutto personale da Dio, è il pensiero d'amore che Dio nutre per me, che mi circonda e mi guida in ogni istante.
   
Benedetto XVI

martedì 1 aprile 2014

DIO MANTIENE SEMPRE LE SUE PROMESSE...


  
Nella società di oggi è triste constatare che tante persone, anche tra chi si reputa credente, pensa che Gesù sia un “Quaquaraquà”. Qualcuno insomma che parla, parla, parla, ma che alla fine non mantiene ciò che dice. Io a volte rimango un po' perplessa quando vedo la faccia di tanti che, alla mia affermazione: “Il Signore mi aiuterà... ne sono certa”, loro mi guardano con uno sguardo quasi di “compassione”, uno sguardo che parla e che dice: “Poveretta... questa crede ancora all'asino che vola”... Se solo conoscessero il Suo dono!!!
Gesù mio, stammi sempre accanto... non mi lasciare mai.
Paola

Affidarsi a Gesù, per imparare a vedere nella Croce il Suo amore


«Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore» (Enc. Spe salvi, 37).

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Un atteggiamento apparentemente debole, fatto di pazienza, di mitezza e di amore, dimostra che questo è il vero modo di essere potente! Questa è la potenza di Dio! E questa potenza vincerà!

Benedetto XVI

lunedì 31 marzo 2014

Conducete una vita degna della vostra chiamata



Dio contempla con amore un'anima pura, le concede tutto quello che essa chiede. E come potrebbe resistere ad un'anima che vive soltanto per Lui, per mezzo di Lui e in Lui? Essa lo cerca e Dio si mostra a lei; Lo chiama e Dio viene; è tutt'uno con Lui. Essa incatena la sua volontà.
Non si può capire il potere che un'anima pura ha sul buon Dio. Non è lei che fa la volontà di Dio, è Dio che fa la sua.
Un'anima pura è come una bella perla. Finché è nascosta in una conchiglia in fondo al mare, nessuno pensa ad ammirarla, ma se la mostrate al sole, essa risplende e attira gli sguardi: casi è dell'anima pura che, nascosta adesso agli occhi del mondo, risplenderà un giorno dinanzi agli angeli, nel sole dell'eternità.
Quanto più i giusti sono nell'innocenza, tanto più riconoscono la loro povera miseria e praticano l'umiltà senza la quale non si può andare in cielo.
L'umiltà è come la catena del rosario; se la catena si rompe, i granelli se ne vanno; se cessa l'umiltà, tutte le virtù spariscono.
L'umiltà è come una bilancia: quanto più ci si abbassa da un lato e tanto più si è innalzati dall'altro.
Fu chiesto ad un santo qual era la prima delle virtù: «E' l'umiltà, rispose - E la seconda? L'umiltà - E la terza? - L'umiltà ».
L'umiltà disarma la giustizia di Dio.
Un'anima pura suscita l'ammirazione delle tre Persone della Santissima Trinità. Il Padre contempla la sua opera: «Ecco dunque la mia creatura... ». Il Figlio, il prezzo del suo sangue: si conosce la bellezza di un oggetto dal prezzo che è costato... Lo Spirito Santo vi abita come in un tempio.
Quanto più ci si rende poveri per l'amore di Dio, tanto più si è ricchi in realtà!
Tutti coloro che si avvicinano (ai sacramenti) non sono santi, però i santi saranno sempre scelti tra coloro che li ricevono spesso.
I santi sono come tanti piccoli specchi nei quali Gesù Cristo si contempla.
Nei suoi apostoli (Gesù) contempla il suo zelo e il suo amore per la salvezza delle anime; nei martiri, contempla la sua pazienza, le sue sofferenze e la sua morte dolorosa; nei solitari, egli vede la sua vita oscura e nascosta; nelle vergini, ammira la sua purezza senza macchia, e in tutti i santi, la sua carità senza limiti, di modo che, ammirando le virtù dei santi, non facciamo altro che ammirare le virtù di Gesù Cristo.
I santi non hanno incominciato tutti bene, ma tutti hanno finito bene.
Tutti i santi non sono santi allo stesso modo; ci sono santi che non avrebbero potuto vivere con altri santi... non tutti prendono la stessa strada. Però tutti arrivano al medesimo luogo.
La maniera di essere molto bravi, di essere persino santi sulla terra, consiste nel ricevere tutto come proveniente immediatamente dalla mano di Dio. Sbagliano coloro che vedono dei nemici e dei cattivi negli altri cristiani, loro fratelli. Gesù Cristo non fece così, il giorno della sua passione.
Curato D’Ars - Scritti scelti

domenica 30 marzo 2014

Per le sue piaghe noi siamo stati guariti.....



È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per provare in lui diletto.

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.

Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Isaia 53,2-5

Dal primo libro di Samuele - 1Sam 16,1.4.6-7.10-13 - Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.


In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio
Riflessione

Questa lettura mi è sempre piaciuta perché, in qualche modo, da tanta speranza.
Come possiamo notare, l'uomo non è cambiato tanto da allora e continua a vedere l'apparenza. Per fortuna il Signore ha altri occhi e vede invece il nostro povero cuore.
Gesù ribalta come sempre il pensiero degli uomini... “Il primo è chi si fa ultimo” e, per i Suoi magnifici disegni, sceglie sempre chi confida in Lui e che si fa piccolo piccolo.
Come ha fatto con Davide, il Signore usa sempre ognuno di noi per essere Suoi strumenti. Dobbiamo essere felici e onorati quando questo succede... essere dei piccoli pennelli, che Lui usa per dipingere un quadro e fare un'opera d'arte, è qualcosa di meraviglioso.
La cosa che subito colpisce a noi poveri mortali, è l'esteriorità di una persona o di una cosa, facendoci così delle idee errate. Infatti, i nostri occhi notano subito una persona di bell'aspetto e vestita di tutto punto, notano una bella autovettura, una bella villa, un bel dolce tutto colorato e pieno di panna e subito il nostro pensiero segue lo sguardo, cioè è positivo. Diverso è invece il pensiero che abbiamo se vediamo una persona malmessa, maleodorante, una macchina sgangherata e una torta piatta (come le mie...). Ma, come sappiamo bene, l'apparenza inganna (a parte quella delle mie torte... quella rimane la stessa).
Nella lettura di oggi mi sono immaginata la scena nella quale Iesse, tutto orgoglioso, mette in fila i suoi figli, tutti belli e carucci per essere scelti dal Signore, ma nessuno di loro va bene!!! “Ma come...? avrà pensato tra se... cosa non hanno questi bei figli? ...sono perfetti!!!.
Appunto.... dice il Signore... troppo perfetti!
Tutto questo è grandioso... La scelta di Dio infatti, cade sul piccolo in tutti i sensi... Era talmente piccolo che non era stato invitato neanche a questa “sfilata”.... non solo, in quel momento svolgeva un lavoro umile che lo portava lontano dalla società, in solitudine e quindi in qualche modo era discriminato.
Ma per fortuna il nostro Dio ha una vista più potente della nostra e guarda il cuore e non l'aspetto, guarda il cuore e non i meriti, chiamando a Se secondo la Sua misericordia che poi infonde anche in noi.
Chiediamo allora al Signore di guarirci dalla nostra cecità, in modo da poter vedere con i Suoi occhi e non con quelli del mondo.
Pace e bene

La luce della fede: “Credo, Signore!”



Oggi, Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco costituisce il culmine del racconto: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” (Gv 9,35). Quell’uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi alla luce della fede: “Credo, Signore!” (Gv 9,38).

È da evidenziare come una persona semplice e sincera, in modo graduale, compie un cammino di fede: in un primo momento incontra Gesù come un “uomo” tra gli altri, poi lo considera un “profeta”, infine i suoi occhi si aprono e lo proclama “Signore”. In opposizione alla fede del cieco guarito vi è l’indurimento del cuore dei farisei che non vogliono accettare il miracolo, perché si rifiutano di accogliere Gesù come il Messia. La folla, invece, si sofferma a discutere sull’accaduto e resta distante e indifferente. Gli stessi genitori del cieco sono vinti dalla paura del giudizio degli altri.

E noi, quale atteggiamento assumiamo di fronte a Gesù? Anche noi a causa del peccato di Adamo siamo nati “ciechi”, ma nel fonte battesimale siamo stati illuminati dalla grazia di Cristo. Il peccato aveva ferito l’umanità destinandola all’oscurità della morte, ma in Cristo risplende la novità della vita e la meta alla quale siamo chiamati.

Commento: REDAZIONE evangeli.net (tratte da testi di Benedetto XVI) (Città del Vaticano, Vaticano)

La preghiera del pagliaccio



Signore, sono un fallito, però ti amo,
ti amo terribilmente, pazzamente,
che è poi l'unica maniera che ho di amare
perché sono solo un pagliaccio.
Sono tanti anni che sto nelle tue mani,
presto verrà il giorno in cui volerò da Te.
La mia bisaccia è vuota,
i miei fiori appassiti e scoloriti,
solo il mio cuore intatto.
Mi spaventa la mia povertà
però mi consola la tua tenerezza.
Sono davanti a Te come una brocca rotta,
però con la mia stessa creta
puoi farne un'altra come ti piace.
Signore, cosa ti dirò
quando mi chiederai il conto?
Ti dirò che la mia vita umanamente
è stata un fallimento,
che ho volato molto in basso.
Signore,
accetta l'offerta di questa sera!
La mia vita, come un flauto,
è piena di buchi;
ma prendila nelle tue mani divine.
Che la tua musica passi attraverso di me
e sollevi i miei fratelli, gli uomini,
che sia per loro ritmo e melodia,
che accompagni il loro camminare,
allegria semplice
dei loro passi stanchi.

(da un manoscritto spagnolo)