Arcivescovo
di Tolosa dal 1928, il Cardinale Saliège, morto nel 1956 all'età di
85 anni, resta nel ricordo dei francesi quel patriota lucido che,
durante la seconda guerra mondiale, preferì il dovere al
compromesso. Resta nella memoria della Chiesa come il Pastore
intrepido che ha saputo penetrare e comprendere fino in fondo i
problemi contemporanei, dando ad essi, nella sua diocesi, risposte
concrete cui ci si può ispirare ancor oggi. Forte nella prova, il
corpo quasi del tutto paralizzato, resterà con dinamismo notevole la
testa pensante del suo arcivescovado.
Alleluia! Il dolore umano ha un senso.
Non mira a distruggere la vita; può servire, a chi lo sa accettare,
a renderla più intensa e perfetta. La resurrezione è un messaggio
di gioia. Alleluia! Risuoni sui cuori infranti, sulle anime prese
dallo sconforto, sull'immensa e funerea teoria degl'infelici,
sull'umanità intera.
Risorto! egli è risorto in verità! Donna,
ripeti ancora la novella:
Da che il sol brilla sull'umanità,la
terra non ne ha intesa una sì bella.
Se Cristo è risorto, noi
risorgeremo con lui. La gioia della Pasqua è la gioia
universale.
Dal sacrificio alla gloria; dall'abnegazione alla
fecondità; dalla rinuncia all'amore, dall'amore alla vita! La nostra
timidezza ci paralizza, il nostro egoismo ci svilisce. Non vi è
altra via che conduce alla beatitudine, alla pienezza completa, alla
Vita. E' il cammino tracciato dalla Resurrezione. I nostri sogni sono
meschini: mancano d'ambizione: non portano con sé l'avvenire. Li
limitiamo a delle soddisfazioni passeggere, a delle gioie effimere.
Noi non viviamo, per tema di morire. Noi ci chiudiamo nel nostro
guscio, perché abbiamo paura delle rinunce necessarie. Non
comprendiamo la bellezza dei rischi da correre e, pur avendo la
possibilità di essere degli eroi, ci accontentiamo di restare degli
esseri insignificanti. L'ambiente ristretto in cui viviamo,
costituisce per noi l'intero universo e, nei nostri sforzi, non
andiamo al di là del nostro comune e meccanico modo di agire. Eppure
noi valiamo molto di più. In ciascuno di noi vi sono i lineamenti di
una statua divina, il fermento che trasforma una vita. Agisca il
martello dello scultore, e la statua si sprigioni, splendida e viva.
Per mezzo della morte alla vita. Ciò è vero per il tempo, ciò è
vero per l'eternità. Il Salvatore non conosce uomini fatti, ma
uomini da rinnovare continuamente. Ecco perché si è trasformato in
fermento per ogni anima che desideri completarsi.
Alleluia! La
risurrezione è un appello alla fiducia: essa è pure la garanzia
della vita che non muore. Alleluia! Il cristianesimo è un inno alla
vita, è la religione dei vivi.
«E io, quando sarò innalzato in
croce, trarrò tutto a me» (cf. Gv. 12, 32).
O eterno Vivente,
attira fra le tue braccia trepidanti di tenerezza ed al tuo cuore
palpitante d'amore, gli uomini, tuoi fratelli; comunica loro questa
vita divina che è ampliamento ed innalzamento della vita naturale, e
si realizzi sulla terra la tua ultima preghiera prima del Calvario:
Padre, io in essi e tu in me, affinché siano perfetti ne/l'unità
(Gv. 17, 23).
Alleluia! Cristo è risorto, è divenuto spirito
vivificante. La grazia fermenta le anime, il lievito spirituale non
cessa di agire, il mondo è in marcia verso l'unità dei figli di
Dio. Il Cristo risorto non muore più.
Écrits spirituels,
Grasset, Parigi 1960