Pagine statiche

sabato 7 giugno 2014

CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI Basilica Vaticana Domenica, 27 maggio 2012



Cari fratelli e sorelle!
La Pentecoste è la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana. Tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre più vicini l’uno all’altro con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire, la comprensione e la comunione tra le persone sia spesso superficiale e difficoltosa. Permangono squilibri che non di rado portano a conflitti; il dialogo tra le generazioni si fa faticoso e a volte prevale la contrapposizione; assistiamo a fatti quotidiani in cui ci sembra che gli uomini stiano diventando più aggressivi e più scontrosi; comprendersi sembra troppo impegnativo e si preferisce rimanere nel proprio io, nei propri interessi. In questa situazione, possiamo trovare veramente e vivere quell’unità di cui abbiamo bisogno?
La narrazione della Pentecoste negli Atti degli Apostoli, che abbiamo ascoltato nella prima lettura (cfr At 2,1-11), contiene sullo sfondo uno degli ultimi grandi affreschi che troviamo all’inizio dell’Antico Testamento: l’antica storia della costruzione della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9). Ma che cos’è Babele? E’ la descrizione di un regno in cui gli uomini hanno concentrato tanto potere da pensare di non dover fare più riferimento a un Dio lontano e di essere così forti da poter costruire da soli una via che porti al cielo per aprirne le porte e mettersi al posto di Dio. Ma proprio in questa situazione si verifica qualcosa di strano e di singolare. Mentre gli uomini stavano lavorando insieme per costruire la torre, improvvisamente si resero conto che stavano costruendo l’uno contro l’altro. Mentre tentavano di essere come Dio, correvano il pericolo di non essere più neppure uomini, perché avevano perduto un elemento fondamentale dell’essere persone umane: la capacità di accordarsi, di capirsi e di operare insieme.

IL TEMPO DELLA CHIESA È IL TEMPO DELLO SPIRITO - LA CHIESA, EPIFANIA DELLO SPIRITO SANTO di Stanislas Dockx


Stanislas Dockx
Teologo domenicano nato ad Anversa nel 1901, Stanislas Dockx opera per la promozione di un'autentica scienza religiosa di elevato valore intellettuale. E' fondatore di due Accademie internazionali. Ansioso di collocare l'antropologia al posto che le compete nello studio del mistero del Cristo totale, accentra nondimeno la sua attenzione sull'opera dello Spirito Santo che anima e trasforma la Chiesa.

E' attraverso l'incarnazione del Verbo e, soprattutto, la sua morte in croce, che la grazia di Dio si è manifestata col portare la salvezza a tutti gli uomini (Tit. 2, 17), attendendo nella speranza la gloriosa manifestazione del grande Iddio e Salvatore nostro Gesù Cristo (Tit. 2, 13). Noi non godiamo quaggiù, nel nostro corpo mortale, che della prima manifestazione, quella di Dio Salvatore nella sua natura di uomo, il quale, essendosi spogliato della sua natura divina, ha preso quella di schiavo (Fil. 2, 7). AI contrario, noi dobbiamo spogliarci, mediante la morte liberamente accettata, dalla nostra natura di uomini mortali, per rivestirci di un corpo spirituale ed immortale che ci permetterà di vedere il Signore nel suo avvento glorioso. Per tutto il tempo in cui noi peregriniamo verso Dio in questo corpo mortale, noi conosciamo il Figlio incarnato unicamente nella sua condizione umana; ma il giorno in cui avremo deposto il corpo mortale, noi lo conosceremo nel modo stesso con cui siamo da lui conosciuti (cf. 1 Cor. 13, 12).
Fra l'epifania del Verbo nella sua natura di servo di Yahvé e l'epifania nel suo stato di gloria, vi è il tempo della Chiesa, epifania dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è in ciascuno di noi, presi individualmente, per la carità che ci anima, carità mediante la quale noi raggiungeremo Dio nel suo stesso essere. Ma la carità soprannaturale, per tutto il tempo in cui rimane individuale, resta invisibile al prossimo: essa si manifesta agli occhi di tutti esclusivamente mediante la carità fraterna esercitata in comunione.

Finalmente qualcuno che riesce a spiegare bene chi sia " questo sconosciuto"..... Lo Spirito Santo - Meditazioni di Eugenio Pramotton



Nel mondo ci sono diverse religioni, tra queste, tre sono quelle che insegnano l'esistenza di un solo Dio: la religione degli Ebrei, la religione dei cristiani e la religione dei mussulmani. La religione degli Ebrei e quella dei Mussulmani insegnano che Dio è il creatore del mondo, che è buono, misericordioso, sapiente, che ha cura degli uomini e alla fine giudicherà la vita di ciascuno.
La religione dei cristiani oltre ad insegnare queste cose, insegna qualcosa in più, insegna anche come è fatto Dio al suo interno e ci dice che Dio è costituito da tre persone uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo Sono una comunione di Sapienza e di Amore. Che le cose siano così, l'uomo non arriva a scoprirlo con la sua intelligenza, ma arriva a crederlo perché Dio glielo rivela. Dio che aveva già parlato nei tempi antichi, molte volte e in diversi modi… per mezzo dei profeti, ultimamente… ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Eb 1,1). Gesù dunque, facendosi uomo, parla agli uomini delle cose di Dio con un linguaggio adatto alla loro capacità di comprendere; è quindi Lui che ci rivela il Padre, Se stesso e lo Spirito Santo.

La Pentecoste



Sant'Agostino descrive la Pentecoste come il “compleanno” dello Spirito Santo.
Allora.....


venerdì 6 giugno 2014

Come si ama Dio - Madre Teresa di Calcutta




Tutti desideriamo amare Dio. Ma come si fa?
Gesù si convertì in pane di vita per saziare la nostra fame.
Quindi si fece ignudo, sfrattato, abbandonato, lebbroso, drogato, prostituta, di modo che tutti noi, tanto voi come io, potessimo saziare la sua fame con il nostro amore.

Sicuramente non vi capiterà di vedere nei vostri paesi malati rosi da vermi, ma ci sono vermi che tarlano i cuori.

Mi commosse moltissimo il gesto di una bambina piccola che decise di mandarmi i soldi della sua prima comunione invece di tenerseli per comprare un vestito per quella festa.

In Africa ci sono molte migliaia di persone che muoiono di fame a causa della siccità.

Mi imbattei in strada in una bambina di cinque o sei anni e le diedi un pezzo di pane.

Cominciò a mangiarlo briciola per briciola, dicendo che avrebbe avuto ancora fame, una volta terminato il pane.
Lei aveva già fatto esperienza di cosa è la fame, qualcosa che né io né voi ancora sappiamo cos'è.

Madre Teresa di Calcutta

mercoledì 4 giugno 2014

CORAGGIO!!!!




Paolo VI diceva che lui non capiva i cristiani scoraggiati: non li capiva. Questi cristiani tristi, ansiosi, questi cristiani dei quali uno pensa se credono in Cristo o nella “dea lamentela”: non si sa mai. Tutti i giorni si lamentano, si lamentano; e come va il mondo, guarda, che calamità, le calamità. Ma, pensate: il mondo non è peggiore di cinque secoli fa! Il mondo è il mondo; è sempre stato il mondo. E quando uno si lamenta: e va così, non si può fare niente, ah la gioventù… Vi faccio una domanda: voi conoscete cristiani così? Ce ne sono, ce ne sono! Ma, il cristiano deve essere coraggioso e davanti al problema, davanti ad una crisi sociale, religiosa deve avere il coraggio di andare avanti, andare avanti con coraggio.

Papa Francesco - Discorso 17 giugno 2013

martedì 3 giugno 2014

La Preghiera dell’Angelus


 

Angelus

L’Angelus è una preghiera cattolica in ricordo del mistero dell’Incarnazione. Il nome deriva dalla parola iniziale del testo in latino, Angelus Domini nuntiavit Mariae . Consiste di tre brevi testi che raccontano tale episodio, recitati come versetti e responsorio ed alternati con la preghiera dell’Ave Maria. Tale devozione viene recitata tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto. In tali orari una campana, talvolta detta “campana dell'Angelus” o “campana dell'Ave Maria”, viene suonata. L'origine di questa pratica devozionale è da collocarsi, probabilmente, nei
monasteri medievali. Mentre i monaci coristi cantavano le ore liturgiche, composte essenzialmente di salmi (conosciuti a memoria) e di antifone (lette dai codici esposti sui plutei), i conversi, spesso illetterati, interrompevano le loro occupazioni manuali e si univano alla preghiera. Le antifone variabili dell’ufficiatura erano sostituite da quelle fisse che commemoravano l'Incarnazione, mentre i tre salmi delle ore minori erano sostituite dall'Ave Maria. Un versetto e un'orazione concludevano la breve ufficiatura. L’istituzione ufficiale dell'Angelus viene da alcuni attribuita a Papa Urbano II, da altri a Papa Giovanni XXII. La recita tripla è ratificata anche dal re Luigi XI re di Francia, il quale nel 1472 ordinò che fosse recitata tre volte al giorno. Alcune emittenti radiofoniche e televisive, anche in Eurovisione, trasmettono la recita dell'Angelus: ogni domenica il Papa a mezzogiorno tiene un
breve discorso al termine del quale recita l’Angelus.

La Preghiera dell’Angelus

L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Eccomi sono la serva del Signore.
Si compia in me la tua Parola
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

E il Verbo di Dio si fece carne
E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Prega per noi santa Madre di Dio.
Affinché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo
Infondi nel nostro spirito la tua grazia o Padre, tu che nell’annuncio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della resurrezione.
Per Cristo nostro Signore. Amen

Angelus Domini nuntiavit Mariae;
Et concepit de Spiritu Sancto.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.

Ecce ancilla Domini.
Fiat mihi secundum verbum tuum.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.

Et Verbum caro factum est.
Et habitavit in nobis.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.

Ora pro nobis, sancta Dei Genetrix.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus:
Gratiam tuam, quaesumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, Angelo nuntiante, Christi Filii tui incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur. Per eundem Christum Dominum nostrum.
Amen.

lunedì 2 giugno 2014

"Tu non abbandoni nessuno"


Madre di Dio e Madre 
dell'umanità,
Madre della Chiesa e Madre di ognuno di noi:
nessuno a Te ricorre invano;
nessuno è da Te deluso,
dimenticato, abbandonato!
Noi Ti invochiamo, perciò,
con filiale e confidente trasporto.
Resta accanto a noi! Tu sei nostra Madre!
Giovanni Paolo II



L’ANIMA ONESTA AL CONFESSIONALE - Giuseppe Tomaselli – sacerdote salesiano



INTRODUZIONE
L'ignoranza religiosa è la piaga della massa popolare. Riguardo al Sacramento della Confessione, non di raro l'ignoranza raggiunge il massimo limite; ne sanno qualche cosa i Ministri di Dio, per dolorosa esperienza.
Il tempo della Pasqua suole esser per tanti occasioni di ravvicinamento a Dio con la Santa Confessione; purtroppo in certe circostanze la Confessione diventa confusione, sia per l'ignoranza religiosa del penitente, sia per la sveltezza che deve tenere il Sacerdote allorché si presentano molti al confessionale. Guai se il Confessore tenesse a lungo un penitente! Sarebbero atti d'impazienza da parte di quelli che aspettano, i quali o se ne ritornerebbero a casa senza confessarsi, o borbotterebbero o giudicherebbero malamente e Sacerdote e penitente!
Ho pensato di far conoscere come potrebbe confessarsi un « pasqualino», cioè colui che si decide ad andare al confessionale nel tempo di Pasqua.
Serva questo lavoro ad istruire il popolo cristiano, affinché si accosti con frutto al Sacramento della Penitenza.

Principi fondamentali
Prima di entrare nell'argomento, è necessario richiamare i principi fondamentali del Sacramento della Confessione.
Gesù Cristo disse agli Apostoli ed ai loro successori: « I peccati di coloro ai quali li riterrete, saranno ritenuti, ed i peccati di coloro ai quali li perdonerete, saranno perdonati ».
Il ministro di Dio dunque perdona i peccati non a nome proprio, ma a nome del Signore.
Gesù Cristo non stabilì il tempo in cui si sarebbe dovuto chiedere l'assoluzione sacramentale; ma poiché tanti non si davano pensiero di rimettersi nella grazia di Dio dopo la colpa, il Sommo Pontefice, Capo Supremo della Chiesa, stabilì, già da secoli: « Tutti i fedeli devono confessarsi almeno una volta l'anno ». Chi non soddisfa a questo precetto ecclesiastico, si rende reo di peccato mortale.
Non basta confessarsi; è necessario confessarsi bene. Per riuscirvi si richiede:
1° Pensare i peccati commessi
2° Essere pentiti del male operato; e tale pentimento sia nobilitato dall'amore di Dio, cioè essere pentiti non soltanto per i castighi meritati, ma più che tutto per l'offesa recata al Signore.
3° Promettere di non peccare più, col fermo proposito di fuggire le occasioni prossime di grave peccato.
4° Manifestare al Sacerdote le proprie colpe, con umiltà e sincerità.
5° Compiere l'opera buona che impone il Confessore, come penitenza dei peccati.
Si è tenuti a confessare solamente le colpe gravi; i peccati veniali, o leggeri, è bene confessarli, ma non si è tenuti a farlo.
I peccati di pensiero si confessano come pensieri, le parole come parole e le azioni come azioni. Perciò chi dicesse: « Mi accuso di un cattivo pensiero contro la purezza » e volesse includere anche il discorso disonesto o l'atto impuro, non si confesserebbe esattamente.

domenica 1 giugno 2014

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro [Domenica, 1 giugno 2014]



Cari fratelli e sorelle,
oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più “piccolo” e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all’interno dell’umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.
In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.