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sabato 14 giugno 2014

PREGHIERA PARTICOLARE A DIO CHE TI AUGURA UNA BUONA GIORNATA.. DEDICA A LUI UN MINUTO. LEGGILA.


Quando ti sei svegliato questa mattina
ti ho osservato ed ho sperato
che tu mi rivolgessi la parola, però
ho notato che eri molto occupato a cercare
il vestito giusto da metterti per andare
a lavorare. Ho continuato ad aspettare
ancora mentre correvi in casa per vestirti
e sistemarti, sapevo che avresti avuto
del tempo anche solo per fermarti un momento
e dirmi “Ciao!”, però eri troppo
occupato. Per questo ho acceso il cielo
per te, l’ho riempito di colori e di canti
di uccelli per vedere se così mi ascoltavi,
però nemmeno di questo ti sei reso conto.
Ti ho osservato mentre ti accingevi al
lavoro e ti ho aspettato pazientemente
tutto il giorno, ma tu eri troppo occupato
per dirmi qualcosa. AI tuo rientro ho visto
la stanchezza sul tuo volto ed ho pensato
di rinfrescarti un poco facendo cadere
una lieve pioggia, perchè questa la portasse
via; il mio era un dono, ma tu ti sei
infuriato ed hai offeso il mio nome.
Desideravo tanto che tu mi parlassi...
c’era ancora tanto tempo, ho pensato.
Dopo hai acceso il televisore, ti ho aspettato
pazientemente, mentre guardavi la
TV, hai cenato e ti sei immerso nel tuo
mondo, ti sei dimenticato nuovamente di
parlare con me.
Ho notato che eri stanco ed ho compreso
il tuo desiderio di silenzio e così ho fatto
scendere il sole e al suo posto ho disteso
una coperta di stelle ed al centro di questo
ho acceso una candela: era uno spettacolo
bellissimo, ma tu non ti sei accorto di nulla.
AI momento di dormire, dopo aver augurato
la buona notte alla tua famiglia, ti
sei coricato e quasi immediatamente ti
sei addormentato. Nemmeno ti sei accorto
che io sono sempre con te. Bene, ti
sei svegliato ed ancora una volta io sono
qui che aspetto, senza nient’altro che il
mio amore per te, sperando che oggi tu
possa dedicarmi un po’ del tuo tempo.
Ti amo tanto
che attendo tutti i giorni una
preghiera, i doni che ti ho dato oggi sono
il frutto del mio amore per te.
Buona giornata...

Dio “tuo Padre”


Beata Francisca de Paula De Jesus (nhà Chica) Laica


  1810 - 14 giugno 1895

La Venerabile Francisca de Paula de Jesus, detta comunemente Nhà Chica (zia Francesca), è nata nel 1808 a São João del Rey nello Stato di Minas Gerais in Brasile. Ebbe il nome di s. Francesco di Paola, il santo taumaturgo fondatore dell’Ordine dei Minimi, molto venerato dagli schiavi nel sud America in particolare nel Minas Gerais. Non aveva cognome perché figlia naturale di Izabel Maria, una schiava, e di padre sconosciuto, probabilmente il padrone della fazenda.
Dalla madre apprese le preghiere e le devozioni ma, essendo donna e schiava, non poté ricevere alcuna istruzione scolastica. Da adulta non avvertì mai la necessità di imparare a leggere, però, come ebbe a confessare al dr. Henrique Monat quasi al termine della sua esistenza: “desiderai solamente ascoltare la lettura delle Sacre Scritture; qualcuno mi fece questo favore e rimasi soddisfatta”.
Francisca de Paula, nel 1821, affrancata dalla schiavitù, si trasferì con la madre e Theotonio Pereira do Amaral, fratello per parte di madre, a Baependi, una città in pieno sviluppo, dove, pochi mesi dopo, rimase orfana.
In punto di morte la madre le raccomandò di condurre una vita ritirata, per praticare meglio la carità e conservare la fede cristiana. Così, pur avendo molte richieste di matrimonio, le rifiutò ritenendo di avere una missione da compiere, tuttavia non si mostrò mai contrariata con i pretendenti, anzi si dichiarava grata per le buone intenzioni dimostrate nei suoi confronti.
Volendo seguire il consiglio della madre rimase a vivere da sola in una casetta su una collina ai limiti dell’abitato di Baependi per dedicarsi alla preghiera e alla cura dei poveri, rinunciando di andare a vivere insieme con il fratello, diventato tenente della Guardia Nazionale, quindi Consigliere comunale, dedito al commercio.

venerdì 13 giugno 2014

Sant'Antonio

 
Sant'Antonio,
 
amico di Dio e amico dei poveri,
voce di Dio e voce degli uomini,
giovane capace di parlare ai giovani,
uomo forte capace di resistere ai forti
con la potenza disarmante del Vangelo!
Oggi il mondo
ha bisogno urgente di Vangelo:
aiutaci ad essere infaticabili annunciatori di Gesù
nelle strade spente
della società del benessere;
aiutaci a gridare il Vangelo con la vita
facendoci veramente poveri
per testimoniare la ricchezza che è Dio.
Sant'Antonio,
giovane innamorato di Dio,
oggi i giovani sono defraudati nella speranza
e ingannati con la seducente proposta
di divertimenti che non saziano il cuore:
aiutaci a riempirci di gioia
per testimoniare la gioia vera
che abita nel cuore di Cristo.
Sant'Antonio,
rendici uomini di silenzio
per pronunciare parole piene di Dio!
Sant'Antonio,
strappaci dalla vita mediocre
per camminare nella via bella della santità
con umiltà, con purezza,
con letizia evangelica e francescana.
Amen.

 ANGELO COMASTRI

UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE - Il silenzio in chiesa e in sagrestia prima e dopo la celebrazione



Sin dalle origini della Chiesa, si incontrano testimonianze che mostrano come la Celebrazione Eucaristica esiga necessariamente una preparazione previa, non solo da parte del sacerdote celebrante, bensì di tutto il popolo fedele (cf. J.A. Jungmann, Missarum sollemnia, p. 227). A questo riguardo, afferma Guardini: «A mio avviso la vita liturgica inizia con il silenzio. Senza di esso tutto appare inutile e vano […]. Il tema del silenzio è molto serio, molto importante e purtroppo molto trascurato. Il silenzio è il primo presupposto di ogni azione sacra» (Il testamento di Gesù, p. 33).
La Institutio Generalis Missalis Romani (IGMR) nella editio typica tertia include per la prima volta al n. 45 un riferimento a ciò che precede la celebrazione: «Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione».
Pertanto, conviene che tutti osservino il silenzio: sia il celebrante, che in questo momento preparatorio deve ricordarsi di nuovo che si mette a disposizione di Colui che «è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro» (2Cor 5,15); sia i fedeli che, prima che inizi la celebrazione, devono prepararsi per l’incontro con il loro Signore. Cristo non li convoca solo per parlare loro della sua futura Passione, morte e risurrezione; bensì il suo mistero pasquale si fa realmente presente nella Santa Messa, perché possano partecipare di Lui.

giovedì 12 giugno 2014

Dal primo libro dei Re - 1Re 18,41-46 - Elìa pregò e il cielo diede la pioggia.


 
 1Re 18,41-46
In quei giorni, Elìa disse [al re] Acab: «Va’ a mangiare e a bere, perché c’è già il rumore della pioggia torrenziale». Acab andò a mangiare e a bere.
Elìa salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. Quindi disse al suo servo: «Sali, presto, guarda in direzione del mare». Quegli salì, guardò e disse: «Non c’è nulla!». Elìa disse: «Tornaci ancora per sette volte». La settima volta riferì: «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare». Elìa gli disse: «Va’ a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”».
D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. La mano del Signore fu sopra Elìa, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl.

Parola di Dio
Riflessione

Fra le tante disavventure che il profeta Elia ha dovuto affrontare, è probabile che anche noi ci riconosciamo in qualcuna.
La sua vita è spesso al limite della sopravvivenza, come quella di un vero discepolo. Si è sballottati da una parte ad un altra come una pallina di gomma... sappiamo da dove partiamo, ma non sappiamo dove andremo a finire.
Ci è chiesto di fidarci delle promesse di Dio anche se la realtà che stiamo vivendo non promette nulla di buono, anzi... Il quotidiano esercizio di abbandono non è facile, non mancono perciò i momenti di scoraggiamento... tuttavia, quello che ci aiuta a perseverare è la convinzione che Gesù non abbandona i suoi amici. Almeno spero, non vorrei mai essere l'eccezione che conferma la regola...!!!
Passare attraverso mille peripezie mette a dura prova la nostra fede che, come sappiamo, è molto piccola. Ma per Gesù è sufficiente, infatti in Luca 17, 6 ci dice: Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”.
Allora, come Elia, non dobbiamo mollare, ma dobbiamo continuare a pregare e a sperare. Nella lettura di oggi infatti, dopo una siccità che ha distrutto il paese, Dio manda nuovamente sulla terra la pioggia. Nel mondo di oggi ci sono ancora tanti paesi in cui la mancanza d'acqua è causa di morte e di malattie. Da noi, quando apriamo il rubinetto generalmente l'acqua scorre e la siccità che ci affligge non è di tipo atmosferico. E' una siccità che viene dal cuore. La mancanza di valori, la mancanza di fede, la mancanza di zelo, la mancanza di amore, la mancanza di speranza, la mancanza di delicatezza, la mancanza di rettitudine... fanno della nostra vita un vero deserto. Ma se ci affidiamo a Dio, se proviamo a farci condurre da Lui come dei ciechi, prima o poi farà apparire un'oasi nella quale troveremo ristoro.
Nella lettura di oggi Elia manda il suo servo a guardare in direzione del mare per ben sette volte. Il numero sette nella bibbia esprime totalità. Questo mi fa capire che non devo fermarmi al primo ostacolo, ma devo continuare a perseverare nella preghiera finché piacerà a Dio lasciarmi nel deserto a boccheggiare. In questi momenti non facili, molto spesso ci si sente piccolini come la nuvoletta che arriva dal mare e che sta nel palmo di una mano. Ma non dobbiamo scoraggiarci, perché se agli occhi del mondo e nostri siamo piccoli, agli occhi di Dio siamo grandi. Dobbiamo imitare in questi momenti Teresina di Lisieux, che nella sua piccolezza e umiltà è stata un vero maestro di fiducia e abbandono. Si sentiva infatti un nulla, ma in Dio ha trovato tutto. Allora non ci dobbiamo abbattere quando ci sentiamo piccoli e indifesi, quando ci sentiamo diversi e incompresi, quando ancora ci sentiamo lontano dal traguardo, perché, se stiamo con Dio, non solo nessuno ci può battere, ma prima o poi arriveremo inspiegabilmente al podio e avremo il nostro premio. Ne sono sicura!!!
A questo proposito mi viene in mente un passo proprio di Teresina tratto dalla “Storia di un'anima”: "Ecco che cosa si guadagna ad essere piccoli", concluse: "Non ci sono ostacoli per i piccoli, si intrufolano dappertutto. Le grandi anime possono superare i problemi, raggirare le difficoltà, arrivare a mettersi al di sopra di tutto con il ragionamento e la virtù, ma noi che siamo piccolissime, dobbiamo guardarci bene dal provarci. Passiamo sotto! Passare sotto ai problemi significa non affrontarli troppo da vicino, non ragionarci troppo sopra"». E ancora: «Soprattutto siamo piccole, così piccole che tutti possano calpestarci, senza neppure che noi mostriamo di sentirlo e soffrirne...» «Quale beatitudine essere nascosta così bene che nessuno pensa a te; essere sconosciuta perfino alle persone che vivono con te!» «Il granello di sabbia non desidera essere umiliato: sarebbe ancora troppo importante, giacché si sarebbe obbligati ad occuparsi di lui; egli non desidera che una cosa: essere dimenticato, non contare nulla! Ma desidera essere visto da Gesù! »
Ecco quello che ci deve importare... essere grandi e unici agli occhi di Gesù. Tutto il resto non conta. E' vero... siamo piccoli come la nuvoletta di Elia, ma se teniamo la nostra mano in quella di Gesù possiamo diventare una nube carica di benedizioni. Con il Suo aiuto e il Suo amore possiamo dare agli altri un po' di refrigerio, come una pioggia torrenziale nella calura estiva.
Allora, chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede e di aiutarci a inondare con una pioggia di sorrisi, di consolazioni, di attenzioni, di rispetto e di amore, i nostri fratelli, soprattutto quelli che soffrono la siccità... proviamo anche ad accompagnarli alla sorgente dell'Acqua Viva. Faremo così come Elia che correva davanti ad Acab.
Pace e bene.

mercoledì 11 giugno 2014

La tua vita è un dono! Grazie Gesù per ogni talento!

San Barnaba, l'apostolo che proclama che il Regno dei cieli è vicinissimo - di San Gregorio Magno (ca 540-604), papa, dottore della Chiesa Omelie sul Vangelo, n° 30 ; PL 76, 1220


    “Come posso amare qualcuno che non conosco?”… Se non possiamo vedere Dio, abbiamo tuttavia altri mezzi per alzare gli occhi dello spirito fino a lui. Se non è possibile vederlo per se stesso, possiamo vederlo fin da ora nei suoi servi. Considerando che compiono meraviglie siamo certi che è Dio che abita in loro… Nessuno di noi può guardare il sole in modo diretto e fissarlo quando sorge in tutto il suo splendore, dato che gli occhi fissi sui suoi raggi ne sono abbagliati. Ma guardiamo le montagne illuminate dal sole e capiamo da ciò che è sorto il sole. Così, poiché non possiamo vedere per se stesso il Sole di giustizia (Mal 3,20), guardiamo le montagne illuminate dalla sua luce, cioè i santi apostoli, che brillano per la loro virtù e risplendono per i loro miracoli… Infatti la potenza di Dio in se stessa è il sole nel cielo; la potenza di Dio diffusa fra gli uomini, è il sole sulla terra…

    Ma condizione per non inciampare nel cammino sulla terra è amare Dio e il prossimo con tutto il cuore (Mt 22,37ss)… Perciò lo Spirito è stato dato ai discepoli in due volte: prima dal Signore sulla terra, poi dal Signore in cielo (Gv 20,22; At 2,2). Ci è dato sulla terra per amare il prossimo, dal cielo per amare Dio…; così capiamo la parola di Giovanni: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Allora, fratelli, amiamo il nostro prossimo, amiamo chi sta accanto a noi, per essere capaci di amare Colui che è al di sopra di noi… e per meritare di rallegrarci in Dio con la gioia perfetta insieme al nostro prossimo.

martedì 10 giugno 2014

LUOGO SANTO - Sac. Cornelio A. Lapide


 
ZELO PER IL LUOGO SANTO. - «Signore, dice il Salmista, io ho amato il decoro della vostra casa e il luogo in cui dimora la vostra gloria; mi sento divorare dallo zelo per l'onore della vostra casa» (LXVIII, 10). «O quanto sono amabili e cari i vostri padiglioni, Signore delle virtù! L'anima mia muore del desiderio di entrare negli atrii del Signore. Il passero trova una dimora e la tortorella un nido in cui deporre i suoi pulcini; per me, o Dio delle virtù, mio Re, mio Dio, sono nido e dimora i vostri altari» (Psalm. LXXXIII, 1, 3-4).
Gesù Cristo si è mostrato ardentissimo di zelo per la santità della casa del Padre suo... Tutti i santi, tutti i veri cristiani hanno sempre spiegato zelo grandissimo per il luogo santo, per il tempio, sia nel frequentarlo, sia nell'ornarlo, sia nello starvi con ogni modestia, raccoglimento, rispetto interiore ed esteriore, ecc.
SANTITÀ DELLA CASA DI DIO. - «Sarà dunque credibile che Dio abiti veramente su la terra?», esclamava Salomone quando ebbe fabbricato il tempio di Gerusalemme: «Abiterà dunque questa casa, quel Dio che né il cielo, né i cieli dei cieli possono contenere?» (III Reg. VIII, 27). «Sì, gli rispose il Signore, io ho veramente santificato questa dimora che tu mi hai fabbricato, affinché io ponessi qui per sempre il nome mio; e i miei occhi e il mio cuore saranno qui tutti i giorni» (II Reg. IX, 3).
Tu, o Signore dell'universo, pregavano i sacerdoti che purificarono il tempio ai giorni di Giuda Maccabeo, tu che non hai bisogno di nessuno, hai voluto che il tempio, luogo di tua abitazione, fosse in mezzo a noi. Ed ora, o Santo dei Santi, conserva pura e santa questa casa» (II Mach. XIV, 35-36). «Io inonderò di gloria la casa in cui risiede la mia maestà» (ISAI. LXI, 7), disse il Signore, quindi a ragione il Salmista esclamava: «La santità conviene alla vostra dimora, o Signore, per tutta la durata dei giorni» (Psalm. XCII, 7).La casa dove abita la maestà e la gloria di Dio è la chiesa, sono i templi; sia perché questi splendono per marmi, oro e gemme, e i re e i principi e il mondo intero vi si, prostra per adorarvi Dio; sia perché Dio vi abita corporalmente, vi si offre la santissima e nobilissima vittima di espiazione e il Signore vi manifesta la sua presenza e maestà con un'infinità di prodigi e di grazie che opera a favore dei cristiani. Tutto nelle nostre chiese è santo e invita alla santità: l'acqua benedetta..., il fonte battesimale..., i tribunali di riconciliazione..., il pergamo.., la croce..., la tavola eucaristica..., gli altari..., e principalmente il tabernacolo dove si conserva giorno e notte il santissimo Sacramento del corpo, del sangue, dell'anima, della divinità di Gesù Cristo.