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venerdì 20 giugno 2014

SE STARAI CON ME TI PARLERO’ DI ME - Gesù racconta dalla Croce



PRESENTAZIONE
L'esperienza di fede del cristiano è inti­mamente congiunta con l'esperienza di amo­re, che il Figlio di Dio Gesù Cristo ha voluto fare per noi e insieme con noi sulla terra, me­diante la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione. Egli ha percorso le nostre vie, dialogando con noi e introducendoci passo pas­so per le vie salutari del Regno di Dio. Gesù è l'Amore in cammino. Chi crede in Lui, lo rende presente e diviene a Lui presente nell'amore, incamminandosi insieme con Lui verso la Dimora del Padre. Il palpito ardente del suo Spirito lo avvolge di tenerezza e lo ren­de raggiante alla sua presenza (cf. 2 Cor 4,6), facendogli degustare la dolcezza della sua com­pagnia e attirandolo a Lui con vigore. Gesù Cristo diventa così, nell'intimo di chi crede fer­mamente in Lui e apre il cuore al suo amore misericordioso, viva sorgente di speranza (cf. Col 1,27), nutrita soavemente dalla memoria che Egli continuamente fa della sua vita di Fi­glio dal Padre e dal suo ardente desiderio di riportargli a casa tutti i fratelli, invitandoli di persona alla grande festa del Regno di Dio e conducendoli Egli stesso alla presenza del Padre.
Durante il suo pellegrinaggio di amore mi­sericordioso, Gesù dialogava volentieri e si compiaceva di fare le sue confidenze a quanti gli stavano più vicini, condividendo con Lui la Sua stessa forma di vita e ricevendo in cam­bio da Lui la promessa di condividere pure la dimora del Padre celeste. Le moltitudini re­stavano stupite dei suoi racconti e anche gli Apostoli, che continuamente stavano in ascolto della sua parola, non ne divenivano sazi, de­siderando anzi di conoscerLe sempre meglio e di penetrarne l'arcano divino mistero. Gli chiesero che insegnasse loro a pregare e ne eb­bero in dono il " Padre nostro" (cf. Le 11, 1 ss. ; Mt 6,9-13). Quando poi Filippo Gli chiese di mostrare loro il Padre, rimase sorpreso di po­terlo mirare sul volto stesso di Gesù (Gv 14, 1 ss.)  Tutti erano meravigliati dei suoi inse­gnamenti e stupiti di fronte ai segni e prodigi che operava.
Ma quando giunse 1' ora della sua passio­ne e morte, sembrò che la sua voce si fosse definitivamente spenta e qualcuno, come Tom­maso o come i due Discepoli di Emmaus, eb­be la tentazione di rivolgersi altrove. Fortunatamente Tommaso ritornò da Lui ed ebbe la gioia di riconoscerLe.

giovedì 19 giugno 2014

A immagine di Dio lo creò maschio e femmina li creò - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton



Gn 1, 26 - 31
L'universale bisogno di comunione
 
Il tema su cui vogliamo riflettere questa sera, è l'universale bisogno di comunione che caratterizza la vita dell'uomo dall'infanzia alla vecchiaia. Vediamo infatti che per i bambini è vitale la ricerca della compagnia e dell'affetto dei genitori. Ma anche per i giovani sono vitali i momenti di aggregazione con i coetanei. Ecco allora sorgere vari gruppi, sportivi e non, nei quali ognuno tende ad esprimere la propria vitalità e creatività, cercando nello stesso tempo di soddisfare il proprio bisogno di amicizia. In età più matura l'esigenza sarà quella di trovare nel matrimonio una comunione più intima e duratura, comunione che tenderà ad espandersi ed arricchirsi sia per la nascita dei figli che per le relazioni con altre famiglie nelle quali si sono scoperti interessi comuni o reciproche simpatie. Il bisogno della vita comunitaria si manifesta ancora nella partecipazione a varie associazioni o gruppi: dal gruppo in cui si gioca a carte o a bocce, fino alle varie forme di volontariato.
Altra tipica manifestazione dell'esigenza di comunione la vediamo nei momenti di pausa sui posti di lavoro. In questi momenti è comune la tendenza ad incontrarsi per prendere un caffè, fare quattro chiacchiere e scambiarsi opinioni sui più svariati argomenti. In queste occasioni si può anche incontrare chi è particolarmente dotato nel sommergere la compagnia con fiumi di parole, pontificando con incredibile sicurezza sulle questioni più complesse. Queste persone sono in genere incapaci di vero dialogo, ascoltano più che altro se stesse e non sospettano nemmeno che altri potrebbero avere idee e argomenti migliori. Dialogare è un'arte e, in fondo, tanto più si è capaci di dialogare quanto più si è capaci di amare. A questo punto possiamo chiederci: questa universale esigenza di comunione e di dialogo, presente durante tutto il corso della vita umana, da dove proviene? Che cosa ci rivela?

Quindici minuti con Gesù



Non è necessario, figlio mio, sapere molto per farmi piacere. Basta che tu abbia fede e che mi ami con fervore.
Se vuoi farmi piacere ancora di più, confida in Me di più,se vuoi farmi piacere immensamente, confida in Me immensamente.
Allora parlami come parleresti con il più intimo dei tuoi amici,come parleresti con tua madre o tuo fratello.
Vuoi farmi una supplica in favore di qualcuno?
Dimmi il suo nome, sia quello dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli o amici, o di qualche persona a te raccomandata.
Dimmi subito cosa vuoi che faccia adesso per loro, L’ho promesso: “chiedete e vi sarà dato. Chi chiede ottiene”.
Chiedi molto, molto. Non esitare nel chiedere. Ma chiedi con fede perché Io ho dato la Mia Parola : “Se aveste fede quanto un granellino di senape potreste dire al monte: levati e gettati nel mare ed esso ascolterebbe. Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”.
Mi piacciono i cuori generosi che in certi momenti sono capaci di dimenticare se stessi per pensare alla necessità degli altri. Così fece Mia Madre a Cana in favore degli sposi quando nella festa dello sposalizio è venuto a mancare il vino. Mi chiese un miracolo e l’ottenne. Così fece anche quella donna Cananea che mi chiese di liberare la figlia dal demonio, ed ottenne questa grazia specialissima.
Parlami dunque, con la semplicità dei poveri, di chi vuoi consolare, dei malati che vedi soffrire, dei traviati che vorresti tornassero sulla retta via, degli amici che si sono allontanati e che vorresti vedere ancora accanto a te, dei matrimoni disuniti per i quali vorresti la pace.

Nostra Signora di Le Laus




Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,
«Il peccato del ventesimo secolo è la perdita del senso del peccato», dichiarava Papa Pio XII, il 26 ottobre 1946. Mezzo secolo dopo, la crisi del sacramento della Penitenza, trascurato da tanti cattolici, mostra che tale giudizio del Papa rimane della massima attualità. Eppure, «agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC 1488). La nostra epoca non è la prima che attraversi una crisi del sacramento della Penitenza. La Santissima Vergine Maria è stata spesso la messaggera di Dio presso gli uomini per distoglierli dal peccato e riportarli all'amore del loro Creatore. Nel corso degli ultimi secoli, essa è intervenuta a parecchie riprese, in particolare a La Salette, Lourdes e Fatima; ma, in precedenza, essa aveva degnato di manifestarsi ad una povera ragazza delle Alpi, Benedetta Rencurel.
Il 16 settembre 1647, Benedetta Rencurel nasce nel piccolo comune di Saint-Etienne d'Avançon (Alpi del Sud). I suoi genitori sono buoni cattolici, che vivono modestamente del loro lavoro manuale. Alla nascita di Benedetta, essi hanno già una figlia, Maddalena; una terza, Maria, nascerà quattro anni dopo. Il padre, Guglielmo Rencurel, muore quando Benedetta, piena di vita e di buon umore, ha sette anni. Per la vedova e le tre bambine, il decesso provoca la miseria materiale. Non c'è scuola a Saint-Etienne d'Avançon; perciò Benedetta non saprà mai leggere nè scrivere. Tutta la sua istruzione consiste nella predica della Messa domenicale; vi apprende che Maria è la misericordiosissima Madre di Dio, il che fa nascere in lei il desiderio di vederla. A Benedetta, anima contemplativa, piace pregare a lungo.
«Mi chiamo Maria»
Un giorno di maggio del 1664, la ragazza, che è stata assunta in qualità di pastora da contadini dei dintorni, custodisce le pecore in un vallone le cui pendici sono squarciate da brecce che fanno pensare a grotte poco profonde. Benedetta recita la corona, quando scorge una bella Signora su una roccia, che tiene per mano un bambino di una bellezza singolare. «Bella Signora! le dice, cosa fate lassù? Volete far merenda con me? Ho un po' di buon pane, lo potremmo bagnare nella fontana!» La Signora sorride della sua semplicità, e non dice una sola parola. «Bella Signora! Non vorreste darmi il vostro bambino, che mi rallegrerebbe tanto?» La Signora sorride ancora senza rispondere. Dopo esser rimasta per un po' con Benedetta, prende in braccio il bambino e sparisce nell'antro della roccia, dove la pastora l'ha vista entrare ed uscire a parecchie riprese.

Il matrimonio vocazione alla Santità



Carissima Sorella e carissimo Fratello,
Poiché chi vi parla di vocazione é una donna consacrata a Dio nella vita religiosa sembrerebbe naturale che dovessi parlarvi prima di ogni altra, della vocazione religiosa Invece no ... voglio deludervi. Scherzi a parte, volutamente, dopo l'ultimo foglio, dove parlavamo della vocazione alla santità che é per tutti indistintamente, vi parlerò della vocazione al matrimonio proprio per dirvi che anche questa é una vocazione.
E' una vocazione bella grande, importantissima voluta e benedetta da Dio fin dagli inizi della creazione. "Dio li benedisse e disse: Siate fecondi e moltiplicatevi. Riempite la terra ..." (Gen 1.28). E una vocazione santa, a patto che sia intrapresa e vissuta veramente come "vocazione" ricevuta da Dio. Ma senza voler essere pessimista il più delle volte ci si sposa perché tutti lo fanno, perché é una cosa naturale ... Occorre partire col piede giusto: La vocazione al matrimonio é una vocazione all'amore così come quella del consacrarsi a Dio. L'amore é il fondamento, la sostanza e insieme la luce e la gioia di una vita coniugale.
Ma che cos'é l'amore? In una società che spreca la parola "amore" e lo scambia con la passionalità, lo spreco di sesso, col "libero" amore, dell'amore si potrebbe dire tutto il bene e tutto il male possibile. Credo che questo indugiare di molti giovani ad accostarsi al matrimonio, stiracchiando per anni il fidanzamento che spesso si trasforma in convivenza, sia dovuto alla paura che non tutto volga a buon fine. I giovani si amano, ma non tutti hanno la forza, il coraggio di garantirsi una indiscussa e duratura fedeltà, anche perché il crescere dei divorzi e della convivenza sembra impedire di vedere quante belle coppie di sposi e quante belle famiglie ci sono e guardare a loro e da loro ricevere l'esempio. Io vi invito a non avere paura e di guardare con occhio sereno a questa vocazione, ma ciò é possibile solo se
la inquadrate in un disegno divino. L'amore infatti é una scintilla divina, accesa nel cuore dell'uomo perché Dio é amore; bisogna saper amare con l'amore di Dio il "tu" compagno della propria vita per poter accogliere e orientarsi insieme verso la nuova vita.

lunedì 16 giugno 2014

LE RADICI DELL'AMORE « Chi ama è generato da Dio» (1 Gv. 4, 7)



In queste pagine c'è solo qualcosa di ciò che potrebbe esser detto sull'amore. Chi potrebbe dire tutto? L'amore ha dimensioni infinite che combaciano con le dimensioni di Dio.
Ciò che è scritto qui vorrebbe essere... un atto d'amore, uno di quei piccoli atti d’amore che costano poco, ma che pure possono rallegrare la vita di qualcuno e accompagnarla per un momento. Se, leggendo, scopri che sai amare, ringrazia la Fonte del tuo amore. Se, tra le righe, scopri invece che il tuo amore è ancora infante, nutrilo pazientemente con fede, con sacrifici, con preghiere: Dio ti ascolterà, perché è lui che vuole amare stando in te.
Ricorderai sempre che scoraggiarsi non è amore, che temere non è amare, perché Dio non si scoraggia d'amare, né teme l'amore che costa.
L'amore non è un risultato dei tuoi sforzi. Anche. Ma innanzi tutto è un dono di Dio. Come tutti i doni di Dio è un seme da lasciar crescere e una promessa da compiere.
don Vigilio Covi

 

IL DESERTO, VIVAIO PURIFICATORE DELL'AMORE

«Lo Spirito spinse Gesù nel deserto. Vi rimase quaranta giorni tentato da Satana. Stava con le fiere e gli angeli lo servivano» (Mc. 1,12).
Nel deserto nessuno ti ascolta. Non puoi parlare con nessuno e nessuno ti parla. Nel deserto vai, se vuoi, per ascoltare Dio, per parlare con lui. È il luogo dove Dio è l’unica persona presente alla tua vita, alle tue parole, ai tuoi occhi, alle tue orecchie, al tuo cuore.
Senza di lui il deserto è la morte.

domenica 15 giugno 2014

AMAMI COME SEI - Gesù parla a un’anima



Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo: - so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: “Dammi il tuo cuore, amami come sei...”. Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei. In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nella infedeltà, amami... come sei.., Voglio l'amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? non sono io l'Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che Ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti ma per ora ti amo come sei... e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: “Gesù ti amo”. Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento. Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore. Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che ali­menterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai ... perché ti ho creato soltanto per l'amore. Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re! Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allegare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, morresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia. Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia anche l’azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia… Non ti preoccupare di non possedere virtù: ti darò le mie. Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l’amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare… Ma ricordati… amami come sei… Ti ho dato mia Madre; fa passare, fa passare tutto dal suo Cuore così puro. Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all’amore, non mi ameresti mai… Va…”

Santa Germana Cousin, Vergine - Pibrac, Francia, 1570 circa - 15 giugno 1601




Germana Cousin morì nel 1601, a solo 22 anni. Da quando perse la madre, che non ha mai conosciuto, visse in continua sofferenza.
Figlia di un povero contadino di Pibrac, villaggio che si trovava vicino a Tolosa, nacque nel 1579, in un epoca di tristi guerre religiose. Sottile, malnutrita, scrofolosa, aveva la mano destra deforme.
Il padre non l'amava, e mai le diede nemmeno un abbraccio. E, quando si sposò per la seconda volta, mai si preoccupò della persecuzione che la matrigna sistematicamente faceva a sua figlia.
Così, nella casa del padre, Germana mai trovò quel riposo e quella pace che tutti noi incontriamo, un posto sicuro dove siamo nelle peggiori tempeste.
Uno dei suoi biografi scrisse:
La matrigna, sempre arrabbiata, la rimproverava continuamente, e gli diede stalla come camera da letto, e rami rigidi come il letto. Ancora non soddisfatta da quella durezza, la matrigna, da un capriccio del malumore, non permetteva a Germana di avvicinarsi agli altri bambini della famiglia, ai fratelli e alle sorelle che lei amava con grande tenerezza, cercando proprio ogni opportunità di servirli senza manifestare la gelosia di eventuali preferenze odiose dalle quali fossero oggetti, e lei la vittima.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 13,11-13 - La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo



 2Cor 13, 11-13
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Parola di Dio
Riflessione

Nel saluto cristiano che Paolo fa alla comunità di Corinto è presente la Santissima Trinità, e precisamente: la grazia di Gesù, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo. E' un saluto speciale rivolto a tutti noi. Non dobbiamo però solo ascoltarlo... se vogliamo che la Trinità dimori nel nostro cuore dobbiamo fare nostro questo santo saluto.
Gioia, tendere alla perfezione, incoraggiare, avere gli stessi sentimenti, vivere in pace... Scusa Paolo... ma è una barzelletta? Nella società in cui viviamo, anche e sopratutto tra i credenti, non è forse un'utopia?
Altro che salutare con il bacio santo!!! A mala pena qualcuno ti degna di uno sguardo.... Non vedi che persone con il muso, che non fanno altro che lamentarsi. Gioia?... Cos'è la gioia?!... Tutto è nero... e più sono pessimisti, più tutto gli va storto!!! Non solo... vogliono compagnia e cercano di coinvolgere anche te nelle loro tenebre. E siccome tu sorridi alla vita e ringrazi Dio nel bene e nel male, allora diventi un bersaglio. Per non parlare poi di “tendere alla perfezione”... Perfezione?... Qu'est-ce que c'est?... La mediocrità e la tiepidezza dilagano nelle nostre comunità. Si fà giusto il neccessario... si va in Chiesa, si strapazza un pochetto qualche preghiera, si chiacchera prima e dopo la Messa, non si sente l'esigenza di ringraziare il buon Dio per tutto quello che ci dona ogni giorno... Quest'ultima insensibilità penso sia uno dei difetti più brutti... perchè ringraziare è un dovere richiesto dall'amore. E quando non ringraziamo significa che l'Amore non è amato. A questo proposito è bene ricordare l'amarezza di Gesù quando nove lebbrosi da lui guariti non tornarono indietro a ringraziare. Incredibile!!!... L'ingratitudine è sempre esistita e penso che continuerà ad esistere...
Tutto questo succede perchè nel nostro cuore non c'è Dio al primo posto. Infatti, quando in un cuore alloggiano tanti amori diversi, quello per Dio non può essere molto forte!
Cosa dire poi dell'incoraggiarsi a vicenda? A questo punto mi viene proprio da ridere, perchè è un pezzetto di puzzle che manca proprio nella nostra società... Una società, purtroppo, dove Dio è assente. Certo che se dovessimo amare Dio tanto quanto lo offendiamo saremmo a bomba!!!
In una società in cui i problemi sono tanti, in una società che sta vivendo un momento difficile non solo a livello spirituale, tante situazioni di disagio si potrebbero alleviare se chi è in difficoltà non fosse lasciato solo. Un sorriso, una mano tesa, una parola di conforto, sono un balsamo per curare molte ferite. Le nostre ferite, i nostri tormenti, le nostre difficoltà, sono le stesse del nostro Gesù. E se la matematica non è un opinione... e se due più due fa quattro... se non vediamo il dolore di una persona a noi vicina, non potremo mai vedere il dolore che le spine procurano a Gesù.
In conclusione, questo bel saluto che Paolo ci dona è un invito ad avere gli stessi sentimenti e a vivere in pace. Proviamo allora a condividere non solo le gioie, ma anche i dolori con i nostri fratelli, perchè l'indifferenza è un sentimento molto brutto. E' come se restassimo impassibili guardando il Cricifisso. Quanto siamo poveretti... voremmo amare Dio senza troppi fastidi!!! Allora chiediamo a Gesù di darci più fede, di aiutarci a essere perfetti come è il Padre Suo e Padre nostro. Evitiamo con il nostro comportamento, apparentemente «caruccio», di dare scandalo, perchè chi scandalizza procura danni spirituali non piccoli alle anime. Diventiamo amici del Signore, imitiamolo in tutto e per tutto, perchè ai veri amici il buon Dio concede immancabilmente, prima o poi,  un caro e dolce amico con il quale, il bacio santo, la gioia, la perfezione, l'incoraggiamento vicendevole, gli stessi sentimenti, la pace, sono cose possibili. Anzi... più che possibili, sono cose che si realizzano alla lettera!!! Grazie Gesù mio.
Gesù mio, non permettere mai che io scandalizzi un solo piccolo... aumenta la mia fede, abbi pietà di me, dammi la forza di denunciare le cose poco "igieniche", e fa sì che il mio comportamento sia sempre coerente con il tuo Vangelo. E se qualche volta dovessi mancare in questo non esitare a darmi dei sonori scappellotti...
Pace e bene.

15 giugno – 12° Anniversario della morte di Padre M. D. Molinié, sacerdote cattolico, domenicano e tomista, nato nel 1918 e morto nel 2002



15 giugno – 12° Anniversario della morte di Padre M. D. Molinié, sacerdote cattolico, domenicano e tomista, nato nel 1918 e morto nel 2002, convertito in seguito allo studio della filosofia durante il quale divenne amico di Cioran, è stato folgorato dalle intuizioni di Santa Teresa del Bambin Gesù. Durante tutta la sua vita è stato posseduto dal desiderio di abbozzare per i nostri contemporanei la dottrina nascosta dal Padre ai sapienti e agli intelligenti, secondo quanto dice Gesù: "Ti rendo lode Padre perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli".

A questo riguardo diceva: "La filosofia e la teologia sono cose troppo serie per essere abbandonate agli intellettuali... Solo un cuore di bambino ha il diritto ed il dovere di consacrarsi a queste discipline".

Teologo e predicatore di ritiri in numerose comunità contemplative e gruppi di laici, ha lasciato un’immensa eredità spirituale. Ci sono innanzitutto i suoi libri di spiritualità (tra cui La lotta di Giacobbe, Il coraggio di aver paura, Beati gli umili) e di teologia (in particolare la serie "Un feu sur la terre, Réflexions sur la théologie des saints") pubblicati durante la sua vita.

 
Lettera n.30 di Fr. M.D. Molinié, o.p.

Gli orgogliosi anonimi

Miei cari Amici,
un giorno, a Lourdes, una donna ha avuto l’idea di esibire un cartello: “Signore Gesù, guariscici dall’alcolismo.” Non era un’alcolista ma voleva essere vicino a loro con una preghiera pubblica, riconoscendo peraltro che quel cartello era moralmente pesante da portare. Le dicevano: “Come ha potuto cadere così in basso! È incredibile, sono costernato!” Ella rispondeva gravemente, quasi aggressiva: “Può capitare a tutti!”
Questo genio della carità mi ha fatto ricordare gli alcolisti anonimi, che ho conosciuto grazie al libro di Kessel. Sono nati in America. La loro grande idea si situa un po’ nella prospettiva di quel grido: “Signore Gesù, guariscici dall’alcolismo!” Per entrare nel gruppo degli alcolisti anonimi, bisogna conoscere una vera discesa all’inferno: è il prezzo da pagare, il biglietto d’ingresso in qualche modo. Questi uomini e queste donne sono caduti nella trappola dell’alcool, hanno cercato di uscirne, si sono ripresi più volte, hanno creduto di esserne fuori una volta, due volte, dieci volte... ed è stata come una cappa di piombo, una maledizione che si abbatteva su di loro.

DUE LIBRI MERAVIGLIOSI DA NON PERDERE!!!


Molinié Marie-Dominique op

Il coraggio di avere paura

Descrizione

Il segreto della felicità è terribilmente semplice. Molti lo rifiutano appunto per questa sua semplicità, e preferiscono le angosce dell'uomo moderno chiuso in una prigione senza via di uscita. Eppure la salvezza è là, accanto a noi, incredibilmente semplice, dolce e umile. Il suo volto non è quello di una teoria o di una ricetta, ma del Salvatore. Egli offre la sua pace a tutti coloro che non barano più con la situazione e hanno il coraggio di avere paura. Solo chi accetta di vedere che siamo perduti può capire quanto siamo salvati e sperimentare la misericordia di Cristo. Padre Marie-Dominique Molinié è un predicatore insolito con un linguaggio concreto, saporito, pieno di immagini, capace di toccare il cuore per risvegliare l'intelligenza della fede. Bruciato dal fuoco di Dio, egli fa parte di coloro che ci fanno prendere coscienza che non abbiamo altra scelta che l'adorazione o la disperazione. Il che richiede di avere il coraggio di aver paura!

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Eugenio Pramotton

Alla ricerca dell'acqua viva

Descrizione


Una donna Samaritana si rivolge a Gesù con queste parole: Tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Ebbene, nei fatti, ognuno di noi dice a Gesù la stessa cosa... Non solo, ognuno di noi, come la Samaritana, ha avuto o ha un certo numero di mariti... Nel vangelo troviamo il racconto di un re che corre il rischio di essere stolto se con diecimila uomini volesse far la guerra a un re che ne ha ventimila. Ancora una volta questa storia riguarda proprio te e me che desideriamo vivere in pace... Quando il padrone della vigna retribuisce i suoi operai dando un denaro sia a chi ha lavorato tutto il giorno sia a chi ha lavorato un?ora soltanto, compie una grande ingiustizia; ma questa ingiustizia è per noi una grande fortuna: è un'autorizzazione a sperare la vita e la gioia sebbene il nostro nome e cognome sia: Debolezza e Povertà... Si tratta di dieci meditazioni di un laico su alcuni brani evangelici. In generale vi è in esse un duplice tentativo: in un primo tempo si cerca di comprendere il significato dell'episodio, e poi ci si propone di capire come mai questi eventi e questi racconti hanno un'importanza decisiva per la riuscita della nostra vita; in altre parole, qual è la relazione fra i fatti e le parole del Vangelo con la vita quotidiana di ognuno di noi.