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venerdì 27 giugno 2014

Se mi ami non piangere....



Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto.Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!

Padre G. Perico – Sant’Agostino

giovedì 26 giugno 2014

"La volontà di Dio" - Tratto da “Cammino” di san Josemaría Escrivá





Leggi adagio questi consigli. Medita con calma queste considerazioni. Sono cose che ti dico all'orecchio, in confidenza d'amico, di fratello, di padre. E queste confidenze le ascolta Dio. Non ti racconterò nulla di nuovo: intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca; così migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini d'orazione e d'Amore, e diverrai finalmente un'anima di criterio.


754 Ecco la chiave per aprire la porta ed entrare nel Regno dei cieli: “Qui facit voluntatem patris mei qui in coelis est, ipse intrabit in regnum coelorum” —colui che fa la volontà del Padre mio..., questi entrerà!

755 Dal fatto che tu e io ci comportiamo come Dio vuole —non dimenticarlo— dipendono molte cose grandi.

756 Noi siamo pietre, blocchi da costruzione, che si muovono, che sentono, che hanno una volontà liberissima.

Dio stesso è lo scalpellino che ci smussa gli spigoli, aggiustandoci, modificandoci, secondo il suo desiderio, a colpi di martello e di scalpello.

Non cerchiamo di sfuggire, non cerchiamo di schivare la sua Volontà, perché, in ogni caso, non potremo evitare i colpi. —Soffriremo di più e inutilmente e, invece della pietra levigata e pronta per edificare, saremo un mucchio informe di ghiaia che la gente calpesterà con noncuranza.

mercoledì 25 giugno 2014

IL BUON LADRONE - Dionigi Tettamanzi



Meditazioni

Introduzione
ALLA SCUOLA DEL BUON LADRONE
 
Una delle esperienze umane più laceranti e insieme più rigeneranti è quella della presa di coscienza del proprio peccato, non solo di agire da peccatore ma di essere peccatore: e questo coram Domino, davanti a Dio, come confessa il re Davide nel suo Miserere: « Contro di te, contro te solo ho peccato» (Salmo 51,6).

È un'esperienza che investe di luce il pro­prio «io » profondo: è la luce implacabile della verità su se stessi. E chi ha il coraggio di la­sciarsi penetrare da questa verità (cfr. 1 Gio­vanni 1,8: « Se diciamo che siamo senza pecca­to, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi ») si trova di fronte a due possibili sbocchi:
quello di chiudersi in se stesso crollando nella disperazione, oppure quello di aprirsi a Dio nel segno della speranza.

Sì, al peccato dell'uomo Dio, amore com­passionevole e misericordioso, risponde con l'appello alla conversione e, quando questo viene accolto, con il dono della riconciliazione, che purifica, libera e rinnova.

Così scrive l'apostolo Paolo alla comunità cristiana di Corinto: « E’ stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio... E poi­chè siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (2 Corinzi 5,19-20; 6,1-2).

Con queste stesse parole la Chiesa fa risuo­nare nel cuore dei suoi fedeli l'appello alla con­versione e alla riconciliazione, con una forza e un'urgenza tutta singolare specialmente all'ini­zio della Quaresima, il Mercoledì delle Ceneri. Il suo è dunque un appello « quaresimale ». In realtà, questo appello è « feriale», quotidiano, perché ogni giorno la Chiesa è chiamata a vi­vere nella storia di un'umanità peccatrice la sua preziosissima missione: essere segno e luo­go della misericordia di Dio per l'uomo pecca­tore. Instancabilmente e con amore materno la Chiesa si rivolge alla coscienza degli uomini e « supplica a nome di Cristo: lasciatevi riconci­liare con Dio».

E così tutti ci sentiamo interpellati, sfidati nella nostra libertà personale. Come non pos­siamo sfuggire all'esperienza del peccato, così non possiamo sfuggire alla nostra responsabili­tà: o accogliere o rifiutare l'appello alla conver­sione e alla riconciliazione, aprire o chiudere il nostro cuore alla « supplica» della Chiesa eco fedele della supplica stessa di Dio « ricco di misericordia» (Efesini 2,4) in Cristo per « lasciarsi riconciliare con Dio », per lasciarsi riabbracciare come figli prodighi dall'amore e dal perdono del Padre (cfr. Luca 15,2Oss).

Ora ci sono delle « figure evangeliche » che, nella loro semplicità e insieme nel loro fascino, ci possono aiutare con particolare efficacia ed incisività nel nostro cammino di distacco dal peccato, di impegno nella conversione della mente, del cuore e della vita e di affidamen­to all'amore misericordioso di Dio e alla sua riconciliazione rigeneratrice.

Scegliamo, tra le tante, la figura del « buon ladrone », così come ci viene tratteggiata dai Vangeli. Il fatto poi che tale figura, forse, non è oggetto comune e abituale di meditazione può essere un motivo in più per ricercare e approfondire spunti significativi per il nostro cammino di conversione.
Fissiamo, dunque, lo sguardo del nostro cuore credente sul « buon ladrone » crocifisso con Cristo.

martedì 24 giugno 2014

GESU' MIO....ASCOLTA LA MIA PREGHIERA.



Signore,
Tu che ami tanto i bambini,
trasformami in televisore!
Così i miei genitori si interesseranno alla tivù.
Mi guarderanno come guardano la tivù.
Vorrei saper parlare come le annunciatrici,
almeno mi ascolterebbero.
Voglio essere un televisore
per diventare
il migliore amico dei miei genitori,
l'eroe preferito della mia famiglia.
Signore,
ti prego,
fammi essere un televisore,
anche per un giorno solo.


Vado a Messa


 Allora l'Agnello mi disse:
« Scrivi:Beati gli invitati
al banchetto delle nozze dell'Agnello!»
Siamo troppo «abituati» ad andare a Messa. Ci andiamo così come a un rito vuoto, senza vita, purtroppo! e allora non porta alcun frutto. Qui ti comunico qualche riflessione e anche l'eco di quel che si svolge in me durante la Messa. Potrebbe forse esserti gradito sentire come un prete vive la Messa; e senz'altro anche utile per farne la parte principale dell'esistenza.
Non ho potuto né voluto essere esauriente in queste pagine, perché non si possono descrivere in maniera esauriente i misteri della fede!, ma anche perché esse sono semplicemente la raccolta di alcuni articoli scritti in due anni per un bollettino interparrocchiale (Voci di Primiero, dal marzo 1978 a gennaio 1980).
Leggili, se li leggi, come uno scambio di esperienze tra fratelli!
don Vigilio Covi
Un saluto
I bambini che entrano per la prima volta in sagrestia restano a bocca aperta vedendo i grandi armadi pieni di preziosi paramenti che la povertà dei nostri vecchi vi ha deposto.
Quando io li indosso so di indossare non stoffe preziose, ma la fede e lo spirito di sacrificio e il grande amore per Dio che genitori, nonni e bisnonni alimentavano con generosità ammirevole e ora premiata da Dio: quest'oro e questi ricami sono la primizia delle loro fatiche, sono un'espressione di ciò che è rimasto della loro fede, della loro vita.
E' rimasto ancora qualcos'altro... ed è la nostra fede, è quel senso religioso che spinge la gente a venire la domenica, quella gente che io, uscito dalla sagrestia vedrò sparsa nei banchi della chiesa. Talvolta - non sempre - mi chiedo proprio se c'è solo il rimasuglio della fede degli antenati nei banchi, o se c'è anche della fede nuova.

LA PREGHIERA DELL'ASINELLO....



Dacci, Signore, di mantenere i piedi sulla terra,
e le orecchie drizzate verso il cielo,
per non perdere nulla della Tua parola.
Dacci, Signore, una schiena coraggiosa,
per sopportare gli essere umani,
più insopportabili.
Dacci, Signore, di camminare diritti,
disprezzando le carezze adulatorie
e schivando le frustate.
Dacci, Signore, di essere sordi
alle ingiurie e all’ingratitudine,
è la sola sordità cui aspiriamo.
Non ti chiediamo di evitare
tutte le sciocchezze,
perché un asino
farà sempre delle asinerie…
Dacci semplicemente, Signore,
di non disperare mai
della tua misericordia così gratuita
per quegli asini così disgraziati che siamo,
a quanto dicono quei poveri esseri umani,
i quali però, non hanno capito nulla
né degli asini, né di Te,
che sei fuggito in Egitto con uno dei nostri fratelli,
e che hai fatto il tuo ingresso profetico
a Gerusalemme
sulla schiena di uno di noi.

Tratto dalla rivista “Diaconia Christi”

domenica 22 giugno 2014

Preghiera per i sacerdoti


Preghiamo per i sacerdoti
perché non si sentano mai soli nella loro missione

 Signore Gesù, presente nel Santissimo Sacramento,
che hai voluto perpetuare la tua Presenza tra noi
per il tramite dei tuoi Sacerdoti,
fa' che le loro parole siano sempre le tue,
che i loro gesti siano i tuoi gesti,
che la loro vita sia fedele riflesso della tua vita.

Che essi siano quegli uomini che parlano a Dio degli uomini,
e agli uomini, di Dio.
Che non abbiano paura del dover servire,
servendo la Chiesa nel modo in cui essa ha bisogno di essere servita.

Che siano uomini, testimoni dell'eterno nel nostro tempo,
camminando per le strade della storia con i tuoi stessi passi
e facendo a tutti del bene.

Che siano fedeli ai loro impegni,
gelosi della propria vocazione e della propria donazione,
specchio luminoso della propria identità
e che vivano nella gioia per il dono ricevuto.

Te lo chiedo per la tua Madre Maria
Amen

 

ATTO DI CONFIDENZA IN DIO – di San Claudio De La Colombière



Mio Signore e Dio, io sono così convinto che Tu hai cura di tutti quelli che sperano in Te e che niente può mancare a coloro che aspettano tutto da te, che ho deciso, per l’avvenire, di vivere senza alcuna preoccupazione e di riversare su di Te ogni mia inquietudine. Gli uomini possono spogliarmi di tutti i beni e del mio stesso onore; le malattie possono privarmi delle forze e dei mezzi per servirti; col peccato posso smarrire perfino la tua grazia, ma non perderò mai e poi mai la mia fiducia in Te. La conserverò fino all’estremo della mia vita e il demonio, con tutti i suoi sforzi, non riuscirà mai a strapparmela. Altri aspettino pure la loro felicità dalle ricchezze e dal loro ingegno; facciano anche affidamento sull’innocenza della loro vita, sui rigori delle loro penitenze, sulla quantità delle loro opere buone e sul fervore delle loro preghiere; per me tutta la mia confidenza è la mia stessa confidenza; confidenza che non ha mai ingannato nessuno.  Ecco perché ho l’assoluta certezza di essere eternamente felice, perché ho l’incrollabile fiducia di esserlo e perché lo spero unicamente da Te.
Per mia triste esperienza devo purtroppo riconoscere di essere debole ed incostante; so quanto le tentazioni possono contro le virtù più affermate; eppure nulla, finché conserverò questa ferma fiducia in Te, potrà spaventarmi; starò al riparo da ogni disgrazia e sarò certo di continuare a sperare, perché spero questa stessa immutabile speranza. Infine, mio Dio, sono intimamente persuaso che non sarà mai troppa la fiducia che ho in Te e che, ciò che otterrò da Te, sarà sempre al di sopra di ciò che avrò sperato. Spero anche, Signore che Tu mi sorreggerai nelle facili debolezze; mi sosterrai negli assalti più violenti; farai trionfare la mia fiacchezza sopra i miei temuti nemici. Ho tanta fiducia che Tu mi amerai sempre e che anche io, a mia volta, ti amerò per sempre. E per portare al più alto grado questa mia fiducia, o mio Creatore, io spero Te da Te stesso, per il tempo e per l’eternità.
San Claudio De La Colombière

"I mezzi" - Tratto da “Cammino” di san Josemaría Escrivá



Leggi adagio questi consigli. Medita con calma queste considerazioni. Sono cose che ti dico all'orecchio, in confidenza d'amico, di fratello, di padre. E queste confidenze le ascolta Dio. Non ti racconterò nulla di nuovo: intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca; così migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini d'orazione e d'Amore, e diverrai finalmente un'anima di criterio.


470 Ma... e i mezzi? —Sono gli stessi di Pietro e di Paolo, di Domenico e di Francesco, di Ignazio e di Saverio: il Crocifisso e il Vangelo...

—Forse ti sembrano piccoli?

471 Nelle imprese d'apostolato è bene —è un dovere— considerare anche i mezzi terreni a tua disposizione (2 + 2 = 4), ma non dimenticare mai che devi contare, per fortuna, su di un altro addendo: Dio + 2 + 2...

Il discorso sul Pane del Cielo, nella sinagoga di Cafarnao, e la defezione di molti discepoli. Tratto da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" - Libro n° 5 - Capitolo 354



Prima della visione del 7-12 va messa quella della seconda moltiplicazione dei pani, avuta il 28 maggio 1944, col relativo dettato.
7 dicembre 1945.
La spiaggia di Cafarnao formicola di gente che sbarca da una vera flottiglia di barche di tutte le dimensioni. E i primi che sbarcano vanno cercando fra la gente se vedono il Maestro, un apostolo, o almeno un discepolo. E vanno chiedendo...Un uomo, finalmente, risponde: «Maestro? Apostoli? No. Sono andati via subito dopo il sabato e non sono tornati. Ma torneranno perché ci sono i discepoli. Ho parlato adesso con uno di loro. Deve essere un grande discepolo. Parla come Giairo! È andato verso quella casa fra i campi, seguendo il mare». L’uomo che ha interrogato fa correre la voce e tutti si precipitano verso il luogo indicato. Ma, fatto un duecento metri sulla riva, incontrano tutto un gruppo di discepoli che vengono verso Cafarnao gestendo animatamente. Li salutano e chiedono: «Il Maestro dove è?» I discepoli rispondono: «Nella notte, dopo il miracolo, se ne è andato coi suoi, colle barche, al di là del mare. Vedemmo le vele, al candore della luna, andare verso Dalmanuta». «Ah! ecco! Noi lo cercammo a Magdala presso la casa di Maria e non c’era! Però... potevano dircelo i pescatori di Magdala!». «Non lo avranno saputo. Sarà forse andato sui monti d’Arbela in preghiera. Ci fu già un’altra volta, lo scorso anno avanti Pasqua. Io l’ho incontrato allora, per somma grazia del Signore al suo povero servo», dice Stefano. «Ma non torna qui?». «Certamente tornerà. Ci deve dare il commiato e gli ordini. Ma che volete?». «Sentirlo ancora. Seguirlo. Farci suoi».  «Adesso va a Gerusalemme. Lo ritroverete là.