Pagine statiche

sabato 19 luglio 2014

Dal libro della Sapienza - Sap 12,13.16-19 - Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.



Sap 12, 13.16-19
Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Parola di Dio

Riflessione

Un vero discepolo di Gesù, se osserva attentamente la propria vita, si rende conto di quanto il Signore si prenda cura di lui e di quanto sia giusto. Anche se, molto spesso, il modo di agire del Signore ci sorprende... I metodi che Lui usa con ognuno infatti sono diversi, tuttavia hanno in comune una cosa: la pazienza e la misericordia. Noi però, che siamo sempre dei poveretti, a volte diamo dell'ingiusto al buon Dio. Vorremmo inoltre che Lui sia indulgente con noi che ci reputiamo buon grano... ma che castighi gli altri che noi reputiamo zizzania. Il comportamento che il Signore usa con tutti dovrebbe insegnarci ad amare i fratelli e a guardali come Lui li guarda e li ama. Dobbiamo cercare di conformarci sempre di più a Lui. E tutto questo ci deve far ben sperare... perché l'agire di Gesù, se lo facciamo nostro, assicura a noi il Suo perdono e molto altro... Se infatti il buon Dio fulminasse all'istante i peccatori, il mondo sarebbe pieno di cenere... e al posto mio penso che ci sarebbe un piccolo mucchietto... Allora chiediamo al Signore di avere sempre più fiducia in Lui e di toglierci dal cuore la sindrome di Giovanni Battista, perché come diceva bene padre Marie Dominique Molinié: "Per amare il prossimo bisogna superare due difficoltà: il nostro peccato e quello del prossimo". Riconosciamoci tutti bisognosi di Dio e della Sua misericordia. Evitiamo di fare i super uomini o le super donne che non hanno bisogno di niente, o di fare i finti “pii”... "va bene così... se è la volontà di Dio... Lui ha deciso così... bisogna soffrire..." Ma per favore!!! Gesù non ci chiede di portare coraggiosamente la croce... perché sa molto bene che a noi poveretti non piace molto. Gesù ci chiede invece più intimità con Lui... Gesù ci chiede di andare ai Suoi piedi e di svuotare il nostro cuore pieno di inquietudini e tormenti. Evitiamo di fare gli "scozzesi"... il Signore sa infatti in anticipo tutti i nostri problemi. Con Lui non si può barare. Non dobbiamo vergognarci di essere meschini... tanto Lui lo sa... e non dobbiamo avere paura di Lui. “...Tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole, lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele” (Salmo 86, 15). Ma non approfittiamone!!!
Una volta che il nostro cuore si sarà liberato da tanta sozzeria mettendola ai suoi piedi, allora il buon Dio penserà a riempirlo. La pace e la gioia che il Signore ci darà quando ci saremo umiliati per benino, farà sì che la vera carità fraterna, molto rara... diventi una realtà e non una finzione... una facciata... Nella nostra società infatti di facciate “fiamminghe” ce ne sono a bizzeffe!!!
Gesù mio, ti prego, fa che il nostro cuore non rimanga sempre un campo “ibrido”, ma fallo crescere sempre più in purezza, in dolcezza, in misericordia... fa morire la zizzania che ogni tanto si affaccia e vorrebbe rovinare il raccolto... fa che per i fratelli che hai posto sul nostro cammino riusciamo ad essere delle spighe sane e appetitose.
Pace e bene.

mercoledì 16 luglio 2014

Dossier : LA CONFESSIONE – Il timone n.61 Marzo 2007






Santi in confessionale

di Giovanni Zenone
È lungo l’elenco dei sacerdoti che si sono santificati “in confessionale”. Dal santo Curato d’Ars a Padre Pio da Pietrelcina. Da san Giovanni Bosco a san Leopoldo Mandic. Il loro ministero fu ricco di frutti straordinari. Un esempio mirabile per tanti preti dei nostri giorni.



Il sacramento della remissione dei peccati subì sin dai primordi molti attacchi. Tale accanimento aveva ed ha radice nella volontà diabolica di far perire nell’impenitenza i cristiani, sì da dannarli per tutta l’eternità.
Il primo attacco si ebbe con il rigorismo di coloro che non volevano perdonare i lapsi, i cattolici cioè che, di fronte alla prospettiva del martirio avevano rinnegato la fede, ma poi chiedevano di essere riammessi nella Chiesa. San Cipriano, morto martire nel 258, difese il sacramento e la sua universalità salvifica anche di fronte a peccati gravissimi come l’apostasia, l’adulterio, l’infanticidio e l’omicidio. Questa era la pratica costante delle Chiese sia Romana che Orientali, pratica che non venne annullata da qualche eccezione locale di rigore usato specialmente verso coloro che erano caduti nella apostasia una seconda volta.
Altri attentati al sacramento avvennero per interesse e con la violenza, come nel caso di san Giovanni Nepomuceno (1330/1340 circa - 1393), sacerdote e predicatore alla corte di re Venceslao che lo fece uccidere, dopo lunghe torture, per annegamento, a causa del suo rifiuto di rivelare le confessioni della regina. Il martire della libertà ecclesiastica è perciò venerato anche come testimone del sigillo sacramentale, il segreto assoluto cui è per sempre tenuto il confessore riguardo a notizie conosciute in confessione, sotto pena di scomunica. L’attacco più duro e durevole, però, si ebbe con l’eresia luterana e le sue ramificazioni che eliminarono la Confessione dal novero dei Sacramenti. Si volle togliere ai cristiani l’unico mezzo sacramentale per riconciliarsi con Dio dopo il Battesimo, quello che Tertulliano definisce un “secondo battesimo”, perché riporta la veste battesimale al candore originario.
La Provvidenza rispose donando alla Chiesa fulgidi esempi di martirio nel dispensare questa grazia insuperabile. Togliendo la Confessione, infatti, si consegnava l’uomo al moralismo farisaico più rigoroso o, in caso di caduta nel peccato, alla sfrenatezza di chi ormai crede di non essere più recuperabile.
San Carlo Borromeo (1538-1584), nel pieno della Riforma cattolica di cui fu instancabile promotore, introdusse l’uso della grata al confessionale, per aiutare i peccatori ad accedere senza vergogna alla grazia del perdono. I Gesuiti diffusero in tutto il mondo la pratica della confessione frequente e della direzione spirituale.
San Filippo Neri (1515-1595) accettò di essere ordinato prete per obbedienza al suo direttore spirituale e confessore. Per le sue bizzarrie fu definito il buffone di Dio, fu devotissimo di Savonarola e del suo rigore estremo, ma al contempo pieno di dolcezza e di allegria anche nel dispensare la grazia sacramentale. Dedicava lunghe ore al giorno alla penitenza, ricevendo i peccatori sino a tarda notte. Usava l’umorismo anche in confessionale, come quando diede ad una donna che peccava di maldicenza la penitenza di spennare una gallina morta per strada e poi di raccoglierne tutte le piume sparse dal vento. Nel turbine dell’infezione illuminista San Pompilio Maria Pirrotti (1710-1766) sostenne e difese la pratica della Comunione frequente e quotidiana e perciò della confessione abituale, cui si dedicò senza riserve. Subì accuse calunniose e due volte fu sospeso dalle funzioni sacerdotali, venendo però sempre poi riabilitato. Morì subito dopo essere stato portato fuori dal confessionale dove aveva avuto un malessere.

SANTUARIO MARIANO DI OROPA E VALLE D’AOSTA -CELEBRAZIONE SUL SAGRATO DELLA BASILICA NUOVA DI OROPA - OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II - Oropa (Vercelli) - Domenica, 16 luglio 1989


Ecco, abbiamo saputo che l’arca era in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi di Iaar . . .” (Sal 132, 6).
1. Queste parole, carissimi fratelli e sorelle, la liturgia mette oggi sulle nostre labbra. In esse il salmista parla dell’arca dell’alleanza, nella quale venivano custodite le tavole della legge, consegnate da Dio a Mosé. Opportunamente, però, la Chiesa, in questa solennità mariana che stiamo celebrando, applica alla Madonna il simbolo dell’arca: a Maria, che ha custodito nel suo seno il Verbo incarnato, quel Verbo che non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento (cf. Mt 5, 17); a Maria, il cui corpo, la cui mente, il cui cuore sono “tempio” dello Spirito Santo, lo Spirito del Padre e del Figlio che ci fa comprendere e vivere la legge divina.
Come il salmista che, con esultanza, annuncia d’aver trovato l’arca del Signore, “in Efrata”, “nei campi di Iaar”, così anche noi, esultanti, proclamiamo oggi d’aver trovato Maria, l’arca della nuova alleanza, qui, nel suo bello ed antichissimo santuario di Oropa.
Il Signore ha scelto Sion - continua il Salmo (Sal 132, 13) - l’ha voluta per sua dimora”. Il Signore ha scelto Oropa - potremmo aggiungere - l’ha voluta come dimora di Maria; e in Maria e per mezzo di Maria egli vuole abitare in modo speciale qui, in questo suo santuario.
2. Entriamo dunque in questa dimora di Dio, seguendo l’esempio di schiere innumerevoli di fedeli che da tanti secoli giungono quassù. Entriamo in questo luogo prediletto da Dio e da Maria ed inchiniamoci in devota adorazione davanti all’infinita Maestà divina, che si compiace, per intercessione di Maria, di far scendere in modo speciale la sua misericordia in questo luogo santo, e di irradiare, da qui, sempre nuove energie di grazia, che illuminano le menti circa la verità che salva, rafforzano le volontà nell’adempimento dei comandamenti divini, rinsaldano la comunione degli uomini tra loro e con Dio.
Anche noi oggi, come il re Davide attorniato dal suo popolo, esultiamo ringraziando il Signore per averci donato questo santuario, la lunghissima e ricchissima storia di devozione e di pietà, che si è intrecciata intorno a questo tempio, riverberandosi beneficamente su tutta la regione circostante. Lo ringraziamo per averci donato Maria.

Tema : Conversione - Bomba atomica - Takashi Nagaï



All’indomani del terribile terremoto e dello tsunami che hanno devastato il Giappone, l’11 marzo 2011, molte persone hanno messo in atto  sforzi eroici per portare aiuto alle vittime della tragedia, e per contenere il rischio di contaminazione nucleare provocato dalla centrale di Fukushima. Padre Yasutaka Muramatsu, salesiano giapponese, ha in particolare testimoniato: «I giovani, cristiani e non cristiani, si sono mobilitati. Vorrebbero recarsi immediatamente nelle zone colpite per mettere le loro energie e il loro entusiasmo a servizio delle vittime, per aiutare, offrire un sorriso, ridare un po’ di speranza. È davvero commovente vedere quanto brucino di amore verso il loro prossimo. È una lezione per tutti noi educatori.» Nello stesso paese, una dedizione eccezionale si era manifestata anche nel 1945 dopo l’esplosione della bomba atomica a Nagasaki, e in particolare da parte del dottor Takashi Nagaï.
Takashi Nagai è nato nel 1908 ad Isumo, vicino a Hiroshima, in una famiglia di cinque figli, di religione scintoistica. Nel 1928, entra alla facoltà di medicina di Nagasaki. «Fin dagli studi liceali, scriverà, ero diventato prigioniero del materialismo. Appena entrato alla facoltà di medicina, mi fecero sezionare cadaveri... La struttura meravigliosa dell’insieme del corpo, l’organizzazione minuziosa delle sue minime parti, tutto ciò provocava in me ammirazione. Ma quel che maneggiavo così, non era mai che pura materia. L’anima? Un fantasma inventato da impostori per ingannare la gente semplice».
L’ultimo sguardo di una madre
Un giorno, nel 1930, gli giunge un telegramma di  suo padre: «Torna a casa!» Parte con la massima urgenza, presentendo qualche disgrazia. Al suo arrivo, apprende con stupore che sua madre ha avuto un colpo apoplettico e non può più parlare. Le si siede accanto e legge nel suo sguardo un ultimo “arrivederci”. Quest’esperienza della morte cambierà la sua vita: «Con quell’ultimo sguardo penetrante, mia madre demolì il quadro ideologico che avevo costruito. Quella donna, che mi aveva messo al mondo e allevato, quella donna che non si era mai concesso un istante di tregua nel suo amore per me, negli ultimi istanti di vita, mi parlò molto chiaramente. Il suo sguardo mi diceva che lo spirito umano continua a vivere dopo la morte. Tutto ciò era come un’intuizione, un’intuizione che aveva il sapore della verità».

lunedì 14 luglio 2014

VOLETE VEDERE GESU' ?



Fissate i quattro puntini al centro dell’immagine qui sotto per 30 secondi. Poi girate subito lo sguardo verso la parete bianca accanto a voi e battete ripetutamente le palpebre…
Questa si...che è un'apparizione!!! Provatelo, funziona!