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venerdì 25 luglio 2014

«Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno» - Terzo annuncio della Passione. Maria d'Alfeo rievoca la figura di Giuseppe. L'insensata richiesta dei figli di Zebedeo. Tratto da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta - Libro n° 9 capitolo 577




L'alba appena schiarisce il cielo e rende ancora difficile il cammino quando Gesù lascia Doco ancora dormente. Lo scalpiccio dei passi non è certo udito da alcuno, perché è cauto e perché la gente dorme ancora nelle case chiuse. Nessuno parla sinché sono fuori della città, nella campagna che si ridesta lentamente nella parca luce tutta fresca dopo il lavacro delle rugiade.
Allora l'Iscariota dice: «Strada inutile, riposo negato. Era meglio non venire sin qui». «Non ci hanno trattato male quei pochi che abbiamo trovato! Hanno perso la notte per ascoltarci e per andare a prendere i malati delle campagne. È stato proprio bene, anzi, di essere venuti. Perché coloro che, per malattia o altra causa, non potevano sperare di vedere il Signore a Gerusalemme, lo hanno visto qui e sono stati consolati con la salute o con altre grazie. Gli altri, si sa, sono andati già alla città... È uso di noi tutti andarvi, sol che si possa, qualche giorno prima della festa», dice Giacomo di Alfeo dolcemente, perché egli è sempre mite, tutto all'opposto di Giuda di Keriot, che anche nelle ore buone è sempre violento e imperioso.
«Appunto perché si va anche noi a Gerusalemme, era inutile venire qui. Ci avrebbero sentiti e visti là...».
«Ma non le donne e i malati», ribatte interrompendolo Bartolomeo, in aiuto di Giacomo d'Alfeo.
Giuda finge di non sentire e dice, come continuando il discorso: «Almeno credo che noi si vada a Gerusalemme, benché ora non ne sono più sicuro dopo il discorso fatto a quel pastore...».
«E dove vuoi che si vada se non là?», chiede Pietro. «Mah! Non so. È tutto così irreale ciò che facciamo da qualche mese, tutto così contrario al prevedibile, al buon senso, alla giustizia anche, che...».
«Ohe! Ma io ti ho visto bere del latte a Doco, eppure tu parli da ebbro! Dove le vedi le cose contrarie alla giustizia?», chiede Giacomo di Zebedeo con occhi che promettono poco bene. E rincara: «Basta di rimproveri al Giusto! Hai capito che basta? Non hai il diritto, tu, di rimproverarlo. Nessuno ha questo diritto, perché Egli è perfetto, e noi... Nessuno di noi lo è, e tu meno di tutti».
«Ma sì! Se sei malato curati, ma non affliggerci con le tue querele. Se sei lunatico, là è il Maestro. Fatti guarire e smettila!», dice Tommaso che perde la pazienza.
Infatti Gesù è dietro, insieme a Giuda d'Alfeo e Giovanni, e aiutano le donne che, meno use al camminare in penombra, fanno fatica a procedere per il sentiero non buono e anche più oscuro dei campi, perché tagliato in un folto uliveto. E Gesù parla fitto con le donne, estraniandosi da ciò che succede più avanti e che pure è sentito da chi è con Lui, perché, se le parole giungono male, il tono di esse denota che non sono parole piane, ma che già hanno sapore di disputa.
I due apostoli, il Taddeo e Giovanni, si guardano... ma non parlano. Guardano Gesù e Maria. Ma Maria è tanto velata dal suo manto che quasi non se ne vede il volto, e Gesù sembra non aver sentito. Però, finito il suo discorso parlavano di Beniamino e del suo futuro, e parlano della vedova Sara di Afec, che si è stabilita a Cafarnao ed è madre amorosa non soltanto dell'infante di Giscala ma anche dei piccoli figli della donna di Cafarnao che, passata a seconde nozze, non amava più i figli del primo letto e che è morta poi «così male che veramente si è vista la mano di Dio nella sua morte», dice Salome- Gesù va avanti insieme con Giuda Taddeo e si unisce agli apostoli dicendo nell'andarsene: «Resta pure, Giovanni, se vuoi farlo. Io vado a rispondere all'inquieto e a metter pace».

mercoledì 23 luglio 2014

Santa Brigida di Svezia - BENEDETTO XVI - UDIENZA GENERALE Mercoledì, 27 ottobre 2010



Cari fratelli e sorelle,
nella fervida vigilia del Grande Giubileo dell’Anno Duemila, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II proclamò santa Brigida di Svezia compatrona di tutta l’Europa. Questa mattina vorrei presentarne la figura, il messaggio, e le ragioni per cui questa santa donna ha molto da insegnare – ancor oggi – alla Chiesa e al mondo.
Conosciamo bene gli avvenimenti della vita di santa Brigida, perché i suoi padri spirituali ne redassero la biografia per promuoverne il processo di canonizzazione subito dopo la morte, avvenuta nel 1373. Brigida era nata settant’anni prima, nel 1303, a Finster, in Svezia, una nazione del Nord-Europa che da tre secoli aveva accolto la fede cristiana con il medesimo entusiasmo con cui la Santa l’aveva ricevuta dai suoi genitori, persone molto pie, appartenenti a nobili famiglie vicine alla Casa regnante.
Possiamo distinguere due periodi nella vita di questa Santa.
Il primo è caratterizzato dalla sua condizione di donna felicemente sposata. Il marito si chiamava Ulf ed era governatore di un importante distretto del regno di Svezia. Il matrimonio durò ventott’anni, fino alla morte di Ulf. Nacquero otto figli, di cui la secondogenita, Karin (Caterina), è venerata come santa. Ciò è un segno eloquente dell’impegno educativo di Brigida nei confronti dei propri figli. Del resto, la sua saggezza pedagogica fu apprezzata a tal punto che il re di Svezia, Magnus, la chiamò a corte per un certo periodo, con lo scopo di introdurre la sua giovane sposa, Bianca di Namur, nella cultura svedese.
Brigida, spiritualmente guidata da un dotto religioso che la iniziò allo studio delle Scritture, esercitò un influsso molto positivo sulla propria famiglia che, grazie alla sua presenza, divenne una vera “chiesa domestica”. Insieme con il marito, adottò la Regola dei Terziari francescani. Praticava con generosità opere di carità verso gli indigenti; fondò anche un ospedale. Accanto alla sua sposa, Ulf imparò a migliorare il suo carattere e a progredire nella vita cristiana. Al ritorno da un lungo pellegrinaggio a Santiago di Compostela, effettuato nel 1341 insieme ad altri membri della famiglia, gli sposi maturarono il progetto di vivere in continenza; ma poco tempo dopo, nella pace di un monastero in cui si era ritirato, Ulf concluse la sua vita terrena.

lunedì 21 luglio 2014

LA MIA CONVERSIONE - 16 LUGLIO 2011



L'inizio

Sono passati tre anni da quel 16 luglio... Era un giorno come tanti altri ma, in realtà, da quel giorno è cambiata totalmente la mia vita. Il Signore mi ha chiamata. A dire il vero è Lui che si è presentato alla mia porta senza che io lo cercassi, ed è entrato quasi di prepotenza nel mio cuore. Da allora non ho smesso un giorno di essere una sua vera amica... o almeno, ci provo.
Per quarantatré anni ho vissuto senza avere la minima idea di chi fosse veramente Gesù. Lo conoscevo, come dice Giobbe, solo per sentito dire... ma il 16 luglio del 2011 i miei occhi lo hanno veduto.
Il primo anno è stato molto duro. Diciamo che non mi capacitavo di quello che mi stava succedendo e tutto mi sembrava strano... bello, ma strano. Era come se vivessi in un corpo non mio, ogni giorno che passava stentavo io stessa a riconoscermi. Ho iniziato a cambiare il mio modo di pensare e di vivere. E in un battito di ciglia mi sono vista trasformata in una nuova creatura. Ora comprendo anche le perplessità delle persone che mi avevano conosciuta fino a quel momento... erano sconvolte più di me e per qualche tempo hanno pensato che fossi diventata matta di colpo. A dire il vero... l'ho pensato anch'io.
Sono stata seguita per più di un anno da un sacerdote - il caro don Pietro - che mi ha tenuta per mano e mi ha aiutata a comprendere quello che mi stava succedendo. Mi ha fatto capire infatti che quello che mi era capitato era una cosa bellissima e che non dovevo avere paura, ma dovevo lasciarmi fare. Sembra facile... infatti all'inizio era tutto troppo difficile e io continuavo a voler tenere le redini della mia vita. Non volevo mollarle neanche a questo Dio che inaspettatamente aveva posto gli occhi su di me. Avevo paura che, se lo avessi fatto, sarei diventata vulnerabile e questo non potevo e non volevo accettarlo.

La pace

In questi tre anni ho attraversato tante tappe. Si alternavano sistematicamente momenti di gioia intensa e momenti di sconforto. Ma l'unica cosa che non è mai stata intaccata è stata la pace che sentivo dentro. Questa grazia infatti il buon Dio non me l'ha fatta mai mancare, non solo... nei momenti di grande sconforto ne aggiungeva sempre una bella dose. Solo questa grande grazia dovrebbe bastarmi e non dovrei chiedere altro.
Riconosco che sono stata una privilegiata, ma questo fatto non mi ha mai “gasata”, non mi ha mai fatto fare le “bollicine”, anzi... mi sono sempre sentita molto in colpa, perché, se da una parte avevo cento, io invece non riuscivo e non riesco ad amarlo come vorrei e come merita. A dire il vero ogni tanto mi gasavo un po' per il mio rapporto particolare con il Signore, ma Lui provvedeva subito a ridimensionarmi dandomi certi “ceffoni”.
Mi sono accorta che seguire Gesù veramente non è così facile, e ogni giorno che passa mi rendo conto di non sapere niente, non solo... quando penso di essere riuscita a salire un gradino verso di Lui ecco che all'improvviso vengo catapultata al piano di sotto. Ma questo non mi scoraggia più di tanto perché, proprio in quei momenti, tendo automaticamente le braccia verso di Lui e mi ci aggrappo con tutte le forze.
In quei momenti vedo che Gesù mi sorride ed ecco che poi, subito, arrivano le sue consolazioni. Ogni giorno, insieme a tante noie, Lui mi colma di ogni bene... e non solo di beni spirituali, si occupa di me per ogni aspetto: materiale e spirituale.

Il dono della luce

Un altro dono che il Signore mi ha fatto è la grazia di “vedere”... Questo è stupendo ma è una lama a doppio taglio, perché non solo mi fa vedere in continuazione le mie miserie, ma mi fa vedere anche quelle degli altri.
Le miserie di ogni uomo sono differenti, ma quando il Signore mi fa vedere le mancanze degli altri è come se mi dicesse: “Cara Paola, vedi di non aggiungere anche quelle... ne hai già abbastanza di tue!!!”.
Allora cerco di correggermi e chiedo al Signore ogni giorno di aumentare la mia fede, perché oltre a combattere con le mie miserie devo sopportare e avere misericordia anche per le miserie degli altri.

L'incontro con don Pietro

In tre anni tanta acqua è passata sotto i ponti... Se penso al giorno in cui ho varcato la soglia della mia parrocchia per chiedere di parlare con il sacerdote... mi vergogno ancora come una ladra... Ero veramente una randagia!!!
Ricordo ogni minimo dettaglio e, quando ci penso, vorrei prendere una pala e sotterrarmi da sola!
Sono entrata in Chiesa alle 18,30 circa. Dovevo parlare assolutamente con un sacerdote e capire quello mi stava capitando. Appena entrata sento un senso di angoscia. La parrocchia è maestosa. La cosa che mi ha colpita è stata la statua di bronzo enorme di Gesù che si trova sull'altare. Solo a guardarla ti senti piccina e ti viene il capogiro.
Vedo il sacerdote seduto all'altare che recita qualcosa... In quel momento ho pensato: “Che strana Messa!!!”. Comunque ho aspettato che finisse quello che io non riuscivo a capire. Così, appena il don entra in sacrestia, con il cuore un po' in tumulto entro, mi presento e chiedo se gli posso parlare. Lui mi guarda e dice: “Certo... però dopo la Messa”. Io con tanta tranquillità gli dico: “Dopo la Messa!? Perché questa cos'era?”. Ricordo ancora oggi il suo sguardo e la sua risposta... avrei voluto sprofondare... “Questi erano i vespri!!!”.
Mi esce dalla bocca solo un ok... Rossa dalla vergogna vado a sedermi al mio posto e aspetto la fine della vera Messa.

L'inizio del cammino

Da quel giorno è iniziato il mio cammino di fede.
Quando penso a questi tre anni mi viene da sorridere e mi dico: “Povero don Pietro... se avesse saputo in anticipo cosa gli sarebbe capitato mi sa che avrebbe fatto di tutto per scansarmi!!!”.
Infatti, se occuparsi di un'anima è come occuparsi di una diocesi, ebbene, il don dovrebbero farlo santo subito perché io sono stata per lui dieci diocesi!!!...
Ma la sua pazienza e la sua perseveranza alla fine hanno prodotto dei frutti. Diciamo che questo dovrebbe un po' consolarlo... e poi sono sicura che la vera ricompensa gli sarà data dal Signore a suo tempo.
Ma se il rapporto con Gesù andava migliorando diventando sempre più intenso e particolare, in parrocchia i rapporti con i fratelli di fede non andavano di pari passo.
La mia grande delusione infatti, è stata quella di constatare che all'ombra del campanile regnava tanto buonismo, ipocrisia e anche un po' di cattiveria. Ero convinta che un ambiente dove in qualche modo si trovava Dio dovesse essere per forza un luogo incantato, pieno di persone buone, gioiose e serene. Che illusa!!!
Dopo tre anni la delusione c'è sempre, ma è cambiato il mio atteggiamento nei confronti dei fratelli. Prima, infatti, constatare che “l'Amore non è amato” mi dava un senso di fastidio, ora invece provo un grande dispiacere e prego il buon Dio per tutti; cerco di stare il più possibile vicino al Signore e di consolarlo un pochetto... almeno per quello che posso.
Dicendo questo, non voglio assolutamente dire che io sono migliore o che non pecco, anzi... penso di essere una poveretta che ha sempre bisogno della misericordia del buon Dio. Diciamo che cerco di evitare certi comportamenti che potrebbero offendere l'Amore. L'amore esige rispetto, lealtà, bontà, giustizia, fedeltà, purezza... Ma se manca anche solo il rispetto per il prossimo, manca tutto.

Aspetti di una conversione da adulti

All'inizio pensavo che essere rinata a quarantatré anni fosse in qualche modo un handicap. Troppo tardi, dicevo tra me... perché non sei venuto prima? Ma ora penso che sia stata una vera grazia. Il fatto di essere vissuta nelle tenebre mi fa apprezzare in modo incredibile la luce e tutto ciò che essa mi fa vedere, anche la mia polvere e quella degli altri... Ma la conversione da adulti ha qualche inconveniente... E' come se tu conoscessi in anticipo la persona che ti ritrovi davanti, anche solo per un istante... La fisionomia di ogni uomo è certamente diversa, ma alla fine i comportamenti o i pensieri, specialmente di chi continua a voler vivere nel buio, sono uguali. La cosa quindi che mi ha turbato e che ancora oggi mi turba, è vedere certi atteggiamenti in persone apparentemente “carucce”, “pie”, che erano miei quando ero nelle tenebre. Allora mi domando: come è possibile ciò? Perché il Signore, appena è entrato nella mia vita, mi ha rivoltata come un calzino e mi ha dato una bella scremata eliminando certi comportamenti che invece sono comuni nelle persone di Chiesa? Chi è vissuto all'ombra del campanile, non dovrebbe aver già eliminato certa “sporcizia”? Una domanda senza risposta...
Tutto questo mi ha portato a vivere il rapporto con Dio in solitudine, anche se, a dire il vero, con vera gioia; non c'è stato un giorno in cui mi sono sentita abbandonata da Lui, anche nei momenti in cui non lo sentivo

Fraintendimenti

Però, dopo tre anni ringrazio il mio Gesù per avermi dato la prudenza. Se mi fossi buttata come un pesce nella rete, senza ponderare, sarebbe stata la mia rovina. Ho visto infatti tante persone che appena convertite hanno avuto la necessità di appartenere a qualche gruppo, ma la loro crescita spirituale non si è spostata di una virgola, anzi... se si intravedevano indizi che lasciavano ben sperare, col tempo le speranze sono svanite come la rugiada al sorgere del sole. La mia prudenza però è stata travisata da tutti e vista come superbia. Non conformandomi infatti al comune modo di vivere e di pregare sono stata allontanata come un'appestata.

Sorprese

Ma il buon Dio non mi ha lasciata orfana... un bel giorno, ed esattamente il 19 settembre 2013, mi ha mandato un angelo in sembianze umane. Il suo nome è Eugenio. Il buon Dio, finalmente, esaudiva la mia preghiera. Chiedevo infatti con insistenza, di avere al mio fianco una persona che parlasse la mia “stessa lingua” e condividesse il mio cammino. Gesù mi ha accontentata, ma ahimè... nella mia richiesta mi sono scordata di precisare un particolare... ossia che abitasse nella mia città... e così, questo angelo, non solo abita in un'altra città, ma anche in un'altra regione... non solo, c'è di mezzo anche il mare. La prossima volta leggerò meglio le mie richieste prima di inoltrarle al Signore!
Visto come sono andate le cose però, penso che una persona così speciale nella mia zona non era possibile trovarla, il buon Dio è dovuto andarla a pescarla tra i monti della Valle d'Aosta. E' nata così un'amicizia spirituale che difficilmente può capire chi non ne ha esperienza. E' un amore infatti che va oltre l'immaginazione, penso sia un dono che Dio concede a pochi. Io non finirò mai di ringraziarlo anche per questo... diciamo che il mio debito verso il cielo aumenta a vista d'occhio. E quando mai potrò sdebitarmi? Mi sa che il Signore deve lasciarmi vivere ancora per un bel po'!!!

Rammarico e ringraziamenti

La cosa che mi dispiace tanto è che, pur ricordando ogni minuto di questi tre anni, non sono capace di mettere tutto per iscritto. Il buon Dio mi ha dato altri talenti, ma non certo quello dello scrittore... anche se nel mio blog ho osato scrivere le mie riflessioni sulle letture del giorno. Chiedo perdono al Signore se con i miei discorsi ho scandalizzato qualcuno.
In ogni caso, tutti i doni e tutte le grazie che Dio mi ha dato in questi anni e che ogni santo giorno continua a darmi, rimarranno impressi nel mio cuore come un tatuaggio perenne. Grazie Gesù per avermi voluto con te. Grazie perché mi sopporti nonostante io sia un disastro ambulante. Spero tanto che con il tuo aiuto, e con l'aiutante che mi hai mandato, io possa continuare a camminare verso di te in modo decente. Mi raccomando... cerca di pagare gli straordinari a Eugenio!!! Perché se dovesse perdere tutti i capelli per causa mia... dovrà avere la possibilità di fare un trapianto!!! Anche lui bisognerebbe fare santo!!! Per favore Gesù... custodiscilo sempre nel tuo amore.
E spero tanto che un bel giorno Tu possa dire: Oh... finalmente, con questa randagia, ci ho azzeccato!!!...”.
Tua Paola