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venerdì 15 agosto 2014

La Vergine Santa, causa della nostra letizia – Tratto dal libro “ E Gesù che passa” di Josemaria Escrivà



Assumpta est Maria in coelum, gaudent angeli (antifona dei Vespri della festa dell'Assunzione), Maria è stata assunta da Dio, in corpo e anima, nei Cieli. Ne gioiscono gli angeli e gli uomini. Perché ci pervade oggi questa letizia intima, perché sentiamo il cuore traboccante e l'anima inondata di pace? Perché celebriamo la glorificazione di nostra Madre, ed è naturale che i suoi figli, costatando l'onore tributatole dalla Trinità Beatissima, sentano una grande allegrezza.
Cristo, suo Santissimo Figlio, nostro fratello, ce la diede come Madre sul Calvario quando disse all'Apostolo Giovanni: Ecco tua madre (Gv 19, 27). Noi tutti l'abbiamo ricevuta, assieme al discepolo amato, in quel momento di immensa afflizione. Maria Santissima ci ha accolti nel dolore mentre si compiva l'antica profezia: Una spada ti trafiggerà l'anima (Lc 2, 35). Tutti siamo suoi figli; Ella è Madre dell'umanità intera. E oggi l'umanità commemora la sua ineffabile Assunzione: Maria è accolta in Cielo, figlia di Dio Padre, madre di Dio Figlio, sposa di Dio Spirito Santo. Più di Lei, soltanto Dio.
Stiamo contemplando un mistero d'amore. La ragione umana non riesce a comprendere. Solo la fede può spiegare come una creatura umana sia stata elevata a una dignità così grande da essere il centro d'amore su cui convergono le compiacenze della Trinità divina. Sappiamo che è un segreto divino. Ma, trattandosi di nostra Madre, ci sentiamo capaci, per così dire, di capire di più di quanto non ci sia concesso in altre verità di fede.
Come ci saremmo comportati se avessimo potuto sceglierci la madre? Credo che avremmo scelto quella che abbiamo, ma l'avremmo colmata d'ogni grazia. Così fece Gesù. Essendo onnipotente, sapientissimo e l'Amore stesso (Deus caritas est, Dio è amore [1 Gv 4, 8]), il suo potere compì per intero tutto il suo volere.
È un ragionamento che i fedeli hanno scoperto da tempo: Era conveniente — scrive san Giovanni Damasceno — che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio (SAN GIOVANNI DAMASCENO, Homilia II in dormitionem B.V. Mariae, 14 [PG 96, 742]).

L'ASSUNZIONE DI MARIA, EPILOGO DELL'INCARNAZIONE DEL SIGNORE- San Germano di Costantinopoli


San Germano di Costantinopoli

Nato verso il 635 nella città di cui sarebbe diventato patriarca al termine della sua carriera, Germano di Costantinopoli (+ 733) è il primo vescovo che denunciò con autorità la politica iconoclasta e fu perciò costretto dall'imperatore Leone Isaurico (729) a rassegnare le dimissioni. Come vescovo di Cizico, tuttavia, si era mostrato in passato meno drastico circa il monotelismo dell'imperatore Filippico (712). Come panegirista della santa Vergine, san Germano ci ha lasciato sette discorsi in cui l'incomparabile purezza della Madre di Dio e la sua mediazione universale sono esaltate con termini entusiasti.

O tempio vivente della santissima divinità del Figlio unico, Madre di Dio, io lo ripeto con azioni di grazie, veramente la tua assunzione non ti ha per nulla allontanata dai cristiani. Tu vivi incorruttibile e tuttavia tu non sei lontana da questo mondo di corruzione; anzi, tu sei presso chi ti invoca e coloro che ti cercano con fede ti trovano. Era conveniente che il tuo spirito restasse sempre possente e vivente e che il tuo corpo fosse immortale. Come avrebbe mai potuto la dissoluzione della carne ridurti in cenere e polvere, tu che hai salvato l'uomo dallo sfacelo della morte con l'incarnazione di tuo Figlio? E se tu hai lasciato la terra, è perché il mistero di questa incarnazione prodigiosa si manifesti in tutta la sua evidenza...

giovedì 14 agosto 2014

MARIA SAGRARIO ELVIRA MORAGAS CANTARERO (1881 — 1936) MONACA PROFESSA DELL'ORDINE DELLE CARMELITANE SCALZE - MARTIRE SPAGNOLA - Beatificazione: 10 maggio 1998 - Festa: 15 agosto




Elvira Moragas Cantarero nacque l'8 gennaio 1881 da una famiglia profondamente cristiana a San Martino di Tillo presso Toledo.  A quattro anni con la famiglia si trasferì a Madrid dove il padre continuò a svolgere la sua attività di farmacista fino al 1909, anno in cui morì; la sorella maggiore di Elvira, Sagrario, morì ad appena undici anni, nel 1890, fra la costernazione della famiglia. Elvira ricevette un’educazione e formazione umanistica dal padre che poi proseguì e perfezionò nella scuola delle Mercedarie di San Fernando a Madrid."
Frequentò gli studi superiori con ottimi risultati nell’Istituto Cardenal Cisneros e poi si iscrisse alla Facoltà di Farmacia dell’Università madrilena. Unica donna fra 80-85 studenti, dal 1900 al 1905 frequentò con profitto gli studi universitari laureandosi a ventiquattro anni con ottimi voti.
Ottenuta la laurea prese ad aiutare suo padre nella farmacia ed alla sua morte iniziò a gestirla personalmente, divenendo quasi sicuramente la seconda donna spagnola titolare di un’attività farmaceutica. Due anni dopo perse anche la mamma e restò sola con il fratello Riccardo che restò sempre unito a sua sorella.
Ebbe almeno due pretendenti, cosa naturale per una ragazza di qualità così fuori del comune. Il primo fu congedato presto per la sua giovane età. L'altro sentiva per Elvira molta attrazione e la frequentava piuttosto assiduamente.
Si mostrava corretto, educato e rispettoso. Però Dio vegliava su questa donna di elezione. Un giorno ella si accorse della cattiva condotta del giovane e delle sue idee antireligiose. Immediatamente ruppe con lui, senza far caso a tutte le sue minacce. Rinunciò per sempre alle idee dell'amore umano e si volse all'Amore senza limiti.

Cinque secoli di fede e di storia - Ecco l'origine dei Candelieri – SASSARI 14 Agosto




La melodia del piffero e il ritmo del tamburo, la fatica dei portatori e il contegno dei gremianti, i colori degli addobbi e l’allegria della folla che in un lungo abbracio accompagna i dieci candelieri lungo tutto il percorso che taglia il centro storico. Sono gli ingredienti della Festa dei Candelieri, che si celebra a Sassari ogni 14 agosto. Dieci imponenti ceri lignei vengono trasportati da piazza Castello alla chiesa di Santa Maria di Betlem, dove allo scoccare della mezzanotte vengono deposti attorno al simulacro della Vergine dormiente per ricevere la benedizione.
La storia. La festa dei Candelieri di Sassari trae la sua origine dalla festa dell’Assunta che si celebrava a Pisa alla vigilia della Solennità, il 14 agosto. Il Comune di Sassari fin dal secolo XI intratteneva con la città toscana dei rapporti economici molto stretti e ospitava entro le sue mura una cospicua colonia di pisani, che vi restarono fino al 1284 (anno nel quale, in seguito alla disfatta della Meloria, i pisani furono costretti da Genova ad abbandonare la città). La colonia pisana era strutturata secondo il modello della madrepatria, e aveva perciò dei propri consoli e magistrati e delle proprie tradizioni, tra le quali l’oblazione dei candeli in onore dell’Assunta di Mezzo Agosto. La festa di Pisa era disciplinata dagli Statuti della Repubblica, dai quali si traggono molte notizie storiche sull’oblazione dei candeli. Questa festa divenne a pieno titolo una tradizione sassarese, e anche dopo l’esodo dei toscani essa fu conservata. Originariamente la festa prevedeva l’offerta alla chiesa madre di Santa Maria di Pisa di un certo quantitativo di cera vergine destinata alle funzioni liturgiche. Questo obbligo era esteso anche alle colonie pisane insediate in Sardegna. Erano le corporazioni cittadine delle arti e dei mestieri a prendere su di sé questo compito in nome del popolo. La cera veniva trasportata verso la Cattedrale per mezzo di un corteo religioso. Nelle città toscane essa veniva modellata artisticamente fino a formare costruzioni particolari (a Lucca), oppure veniva utilizzata per abbellire delle imponenti colonne di legno e di carta (così per la festa di s. Giovanni Battista a Firenze).

MASSIMILIANO KOLBE..... dare la VITA per l’OPERA di un ALTRO



Al tempo in cui Padre Massimiliano Kolbe nasce, nel gennaio 1894 - la Polonia non esiste più sulla carta geografica perché smembrata sotto lo Zar russo, il Kaiser prussiano e gli Asburgo. Zdunska Wola -il paese natìo- si trova sotto il potere zarista. La comunità polacca vive nella minaccia di vedersi imporre la lingua russa e la religione ortodossa. Giulio, il padre di Kolbe, verrà perseguitato dai russi a causa della sua partecipazione alla lotta di Indipendenza. Anche il fratello di Kolbe, Francesco, morirà per la patria, nel lager di Dachau.
Allo scoppiare del I° conflitto mondiale nel 1914 Kolbe è in Italia, a Roma, dove si trova con altri sei fra i più brillanti studenti polacchi dell’Ordine Francescano, per conseguire due lauree. Nel ’17 il mondo è col fiato sospeso: il Comunismo è salito al potere in Russia, la Chiesa è perseguitata, i monaci imprigionati nei gulag. In Italia gli austro-ungarici hanno sfondato a Caporetto e dilagano nella pianura veneta. E’ l’anno in cui Kolbe insieme ad alcuni amici fonda la Milizia dell’Immacolata, Associazione cattolica battagliera che negli anni ’30 conterà circa 700 mila iscritti e il cui giornale, “il Cavaliere” raggiungerà il milione di copie mensili.
Lo studente Kolbe eccelle in matematica: risolve problemi complessi più velocemente dei suoi insegnanti! Appassionato di fisica, progetta veicoli interplanetari,è un dotto astronomo. Gioca a calcio e soprattutto a scacchi; gioca non solo per far piacere agli altri ma perchè gli piace vincere. Come professore ha P. Stefano Ignudi uno dei più grandi studiosi della Divina Commedia, che consolida in lui lo spirito apologetico. Durante una manifestazione della Massoneria per le vie di Roma Kolbe dice a un amico: E’ possibile che i nemici di Dio debbano tanto adoperarsi,e noi rimanere oziosi al più pregare senza però agire?

mercoledì 13 agosto 2014

Massimiliano Kolbe - al battesimo Raimondo - nasce l'8 gennaio del 1894 a Zdunska Wola non molto lontano da Lodz (Polonia), figlio di Giulio e Maria Dabrowska.



Nella sua adolescenza, si sente affascinato dall'ideale di San Francesco d' Assisi ed entra nel seminario minore dei Francescani conventuali di Leopoli.
Dopo il noviziato è inviato a Roma, al Collegio Internazionale dell'Ordine, per gli studi ecclesiastici. Nell'anno 1915 consegue il diploma in filosofia e nel 1919 in teologia.
Mentre l'Europa è sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale,Massimiliano sognauna grande opera al servizio dell'Immacolata per l'avvento del Regno di Cristo.
La sera del
16 ottobre 1917, fonda con alcuni compagni la "Milizia dell'Immacolata". Il suo fine è la conversione e la santificazione di tutti gli uomini attraverso l'offerta incondizionata alla Vergine Maria.
Nel 1918 è ordinato sacerdote e nel 1919, completati gli studi ecclesiastici, ritorna in Polonia per iniziare a Cracovia un lavoro di organizzazione e animazione del movimento della Milizia dell'Immacolata.
Come strumento di collegamento tra gli aderenti al movimento fonda la rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata"
La città dell'Immacolata (Niepokalanow)
Nell'anno 1927 stimolato dal notevole incremento di collaboratori consacrati e dal crescente numero di appartenenti alla M.I., trasferisce il centro editoriale a Niepokalanow, o "Città dell'Immacolata", vicino Varsavia, dove saranno accolti più di 700 religiosi, che si dedicano all'utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale per evangelizzare il mondo. Nell'anno 1930 con altri quattro frati, parte per il Giappone, dove fonda "Mugenzai no Sono" o "Giardino dell'Immacolata", nella periferia di Nagasaki, e stampa una rivista mariana. Questa "città" rimase intatta quando nel 1945 esplose, a Nagasaki, la bomba atomica. Nel 1936, rientra in Polonia, sollecitato dalla crescita della comunità religiosa e dall'espansione dell'attività editoriale: undici pubblicazioni di cui un quotidiano di grande ripercussione nella classe popolare con una tiratura 228.560 copie e il Cavaliere con un milione di copie.
Il primo settembre del 1939, scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Anche Niepokalanow è bombardata e saccheggiata. I religiosi devono abbandonarla. Gli edifici sono utilizzati come luogo di prima accoglienza per profughi e militari. Il 17 febbraio 1941 Padre Kolbe è arrestato dalla Gestapo e incarcerato nel carcere Pawiak di Varsavia. Il 28 maggio dello stesso anno è deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, nel quale gli viene assegnato il numero 16670.
I frati lasciano Niepokalanow
Alla fine di luglio avviene l'evasione di un prigioniero. Come rappresaglia il comandante Fritsch decide di scegliere dieci compagni dello stesso blocco, condannandoli ingiustamente a morire di fame e di sete nel sotterraneo della morte.
Con lo stupore di tutti i prigionieri e degli stessi nazisti, Padre Massimiliano esce dalle file e si offre in sostituzione di uno dei condannati, il giovane sergente polacco Francesco Gajowniezek.
In questa maniera inaspettata ed eroica Padre Massimiliano scende con i nove nel sotterraneo della morte, dove, uno dopo l'altro, i prigionieri muoiono, consolati, assistiti e benedetti da un santo.
Il 14 agosto 1941, Padre Kolbe termina la sua vita con un'iniezione di acido fenico. Il giorno seguente il suo corpo è bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri sparse al vento. Il 10 ottobre 1982, in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II dichiara "Santo" Padre Kolbe, proclamando che "San Massimiliano non morì, ma diede la vita..."

martedì 12 agosto 2014

S. Giovanna Francesca di Chantal - 12 agosto



S. Giovanna Francesca di Chantal nasce a Digione il 23 gennaio 1572 e muore nel Monastero della Visitazione di Moulins il 13 dicembre 1641.
Giovane vedova, madre di quattro figli, il suo temperamento appassionato e generoso l’ ha lanciata in una ricerca ardente di Dio.
Vi vedo, mi pare, mia cara Figlia, con il vostro cuore vigoroso che vuole potentemente e me ne compiaccio, ma vorrei di più?” (lettera di S. Francesco di Sales): così inizierà la grande amicizia spirituale che spingerà Giovanna Francesca di Chantal sul cammino della santità.
Fu sposa teneramente amata e che amava con lo stesso ardore il proprio marito, morto prematuramente in un incidente di caccia; donna intelligente, madre amorosa ed educatrice eccezionale; caritatevole verso gli afflitti e i miserabili, serviti di propria mano per anni; vedova afflitta, ma non disperata nella prova; donna forte che sa sopportare per lunghi sette anni la tirannia di una serva-padrona nel castello del proprio suocero.

lunedì 11 agosto 2014

Santa Chiara d'Assisi - BENEDETTO XVI - 15 settembre 2010




Cari fratelli e sorelle,
una delle Sante più amate è senz’altro santa Chiara d’Assisi, vissuta nel XIII secolo, contemporanea di san Francesco. La sua testimonianza ci mostra quanto la Chiesa tutta sia debitrice a donne coraggiose e ricche di fede come lei, capaci di dare un decisivo impulso per il rinnovamento della Chiesa.
Chi era dunque Chiara d’Assisi? Per rispondere a questa domanda possediamo fonti sicure: non solo le antiche biografie, come quella di Tommaso da Celano, ma anche gli Atti del processo di canonizzazione promosso dal Papa solo pochi mesi dopo la morte di Chiara e che contiene le testimonianze di coloro che vissero accanto a lei per molto tempo.
Nata nel 1193, Chiara apparteneva ad una famiglia aristocratica e ricca. Rinunciò a nobiltà e a ricchezza per vivere umile e povera, adottando la forma di vita che Francesco d’Assisi proponeva. Anche se i suoi parenti, come accadeva allora, stavano progettando un matrimonio con qualche personaggio di rilievo, Chiara, a 18 anni, con un gesto audace ispirato dal profondo desiderio di seguire Cristo e dall’ammirazione per Francesco, lasciò la casa paterna e, in compagnia di una sua amica, Bona di Guelfuccio, raggiunse segretamente i frati minori presso la piccola chiesa della Porziuncola. Era la sera della Domenica delle Palme del 1211. Nella commozione generale, fu compiuto un gesto altamente simbolico: mentre i suoi compagni tenevano in mano torce accese, Francesco le tagliò i capelli e Chiara indossò un rozzo abito penitenziale. Da quel momento era diventata la vergine sposa di Cristo, umile e povero, e a Lui totalmente si consacrava. Come Chiara e le sue compagne, innumerevoli donne nel corso della storia sono state affascinate dall’amore per Cristo che, nella bellezza della sua Divina Persona, riempie il loro cuore. E la Chiesa tutta, per mezzo della mistica vocazione nuziale delle vergini consacrate, appare ciò che sarà per sempre: la Sposa bella e pura di Cristo.