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sabato 23 agosto 2014

Beato p. Giovanni Mariano della Croce - Garcia Mendez - protomartire della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore - S. Esteban de los Patos (Avila), 25 settembre 1891 – Valenza, 23 agosto 1936



P. Giovanni Mariano Garcia Mendez nasce il 25 settembre 1891 a S. Esteban de los Patos; villaggio umile e ridente, a pochi chilometri da Avila. Suoi genitori sono due contadini: Mariano Garcia Hernandez ed Emeteria Mendez Grande.
Al fonte battesimale, sul crepuscolo del 27 settembre, al nome Mariano sono aggiunti altri nomi dal suo parroco don Generoso Gutierrez. Ma saranno più numerosi i fratelli e le sorelle che lo seguono: quattordici. Riceve la Cresima quando ancora balbetta e incerto cammina per la casa. Ha appena un anno e mezzo il 3 aprile 1893 quando mons. Munoz Herrera, vescovo di Avila lo unge con il sacro Crisma. Ricevere un sacramento è sempre una festa, una gioia dell’anima e questo vogliono donare al piccolo Mariano i suoi genitori; accade spesso in questi tempi specie nelle famiglie profondamente cristiane.
Riceve la prima comunione a sette anni. Avviene un capovolgimento della sua vita. Almeno così dicono i suoi fratelli: “La prima comunione lo trasformò completamente. Fino allora aveva giocato con noi e con gli altri ragazzi; dopo la prima comunione la sua allegria si trasformò in accoglimento". Giunge anche presto per lui il tempo di rendersi utile alla famiglia e di partecipare al lavoro dei campi. Riesce bene; ma riesce bene anche come organizzatore di processioni mariane, che lui bambino e i suoi coetanei snodano per le vie del paese. Spesso lo si trova in chiesa solo soletto in preghiera ai piedi della Madonna.

mercoledì 20 agosto 2014

Beato Abouna Yaacoub – Tema: (padre Giacomo): Libano - Centri di accoglienza - Catechismo ------ Bienheureux Abouna Yaacoub (Père Jacques) - Thèmes principaux: Liban - Centres d'accueil - Catéchisme


 

«I poveri sono degli assegni nelle nostre mani all’ordine della Provvidenza divina. Se voi comprendeste bene chi è Colui che i poveri rappresentano sulla terra, li servireste in ginocchio. State certi che la banca della Provvidenza non andrà mai in fallimento», diceva padre Yaaqub alle Religiose Francescane della Croce del Libano che egli aveva fondate per il servizio dei malati e dei poveri. Questo prete cappuccino ha spiegato un’energia straordinaria per riuscire a cancellare i segni della povertà, della malattia e dell’ignoranza che erano state imposte al Libano da determinate circostanze.

Khalil Haddad, che diventerà padre Giacomo (Abuna Yaaqub), è nato il 1° febbraio 1875, a Ghazir nel Libano, in una famiglia che conterà quattordici figli, di cui sei moriranno in tenera età. I suoi genitori sono sarti. Sua madre gli insegna: «Farai tutto e sopporterai tutto per amore di Dio... Nei momenti difficili, prega il rosario.» Suo padre è un uomo pio ma severo nell’educazione dei figli. Khalil riceverà da lui un gran buon senso, unito al senso dell’umorismo e della determinazione. L’infanzia di Khalil trascorre tranquillamente. Tuttavia, gli succede un incidente la vigilia di un 15 agosto: con degli amici, sale sulla terrazza della chiesa dove, secondo un costume locale, si sparge della cenere imbevuta di petrolio per accendere un fuoco nella notte. Improvvisamente, i suoi abiti prendono fuoco. Parte correndo, ma la sua fuga attizza l’incendio e mette in pericolo la sua vita. Fortunatamente, si riesce a spegnere le fiamme, da cui il giovane non ha ricevuto nessuna bruciatura. Egli considera questo fatto di essere stato preservato come un favore del cielo.

«No, no, non io!»

San Bernardo (1090-1153)


an Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni dopo, divenne il primo abate di Clairveaux in Francia. Le doti di natura e di grazia profuse in questo letterato, teologo e mistico, gli hanno dato un fascino suo proprio. La sua opera rimane ancor oggi di grande valore. Nei sermoni sul Cantico dei Cantici, egli ci tramanda, da artista consumato, il frutto d'una lunga esperienza spirituale.

IL VERBO MI HA VISITATO

Sopportate un po' della mia stoltezza (2 Cor. 11, 1)... Ammetto e lo confesso con semplicità che il Verbo mi ha visitato, ed anche molto spesso. Ma, sebbene frequentemente egli sia penetrato in me, non ho mai, in nessun caso, avvertito il momento della sua venuta. Ho sentito che era presente; ricordo che è stato con me; talvolta ho potuto anche presentire che egli sarebbe venuto; ma non ho mai avvertito il suo arrivo o la sua partenza. Com'è egli venuto o andato? Non lo so... Non è per gli occhi che egli entra, poiché non ha né forma né colore che si possono discernere; non per le orecchie, perché il suo arrivo non produce suono alcuno; la sua presenza non può nemmeno essere avvertita dal tatto, poiché è intoccabile. Di dove è dunque venuto? Dobbiamo creder che egli non sia venuto affatto, poiché non proviene dall'esterno? In realtà, non rientra nel numero delle cose esteriori. Ma egli non avrebbe modo di venire neppure dall'intimo di me stesso, poiché egli è buono e in me, lo so benissimo, non v'è nulla di buono. Sono salito sino al vertice di me stesso, e ho visto che il Verbo risiedeva ancor più in alto. Come un esploratore curioso, san disceso nel più profondo del mio essere, ma egli era ancor più in basso. Allorché ho rivolto gli sguardi verso l'esterno, ho constatato che egli era ancora al di là di tutto quel che mi è esteriore; poi mi san rivolto verso l'interno, ma egli era ancor più nell'intimo. Ho riconosciuto alfine la verità di quelle parole che avevo letto nella Scrittura: In lui viviamo, ci muoviamo e siamo (Atti, 17,28). Beato colui che è inabitato dal Verbo, vive per lui e da lui è mosso.

Mi domanderete allora: poiché non possono scoprirsi le tracce della sua venuta, come ho potuto sapere che egli era presente? Perché è vivente ed efficiente; appena penetrato in me, ha ridestato l'anima mia assopita, ha vivificato, intenerito, spronato il mio cuore intorpidito e arido come pietra. Ha cominciato a strappare e a distruggere, a edificare e a piantare, a innaffiare la mia aridità, a rischiarare le mie tenebre, a schiudere ciò ch'era sbarrato, a infuocare la mia tiepidezza ed anche a raddrizzare i sentieri tortuosi ed a spianare i tratti rugosi dell'anima mia, sì ch'essa potesse benedire il Signore e tutto quello che è in me benedicesse il suo santo Nome (cf. Sal. 102, 1)...

Dai moti del cuore ho avvertito che egli era là. Ho riconosciuto la sua forza e la sua potenza perché i vizi e le passioni si estinguevano nella calma. Il mettere in discussione e sotto accusa i sentimenti miei più nascosti mi ha portato ad ammirare la profondità della sua sapienza. Ho sperimentato la sua dolcezza e la sua bontà per il lieve progresso della mia vita. E vedendo rinnovarsi il mio spirito nell'intimo di me stesso, ho scoperto un po' della sua bellezza. Infine, abbracciando con uno sguardo l'insieme di queste esperienze ho tremato dinanzi ali 'immensità della sua maestà.

Sermon sur la Cantique, 4-6. 
 
 

martedì 19 agosto 2014

San Bernardo di Chiaravalle Abate e dottore della Chiesa - Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153 - Scritti dei Santi sull'adorazione



O Spirito Santo,

anima dell'anima mia, in te solo posso
esclamare: Abbà, Padre.
Sei tu, o Spirito di Dio,
che mi rendi capace di chiedere
e mi suggerisci che cosa chiedere.

O Spirito d'amore,
suscita in me il desiderio
di camminare con Dio:
solo tu lo puoi suscitare.

O Spirito di santità,
tu scruti le profondità dell'anima
nella quale abiti, e non sopporti in lei
neppure le minime imperfezioni:
bruciale in me, tutte,
con il fuoco del tuo amore.

O Spirito dolce e soave,
orienta sempre più la mia volontà

verso la tua,
perchè la possa
conoscere chiaramente,
amare ardentemente
e compiere efficacemente.

AMEN

Dal De Diligendo Deo

Secondo Bernardo esistono quattro gradi sostanziali dell'amore, che presenta come un itinerario, che dal sé esce, cerca Dio, e infine torna al sé, ma solo per Dio. I gradi sono:

1) L'amore di se stessi per sé: «[...] bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, [...] sotto l'ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. [...] Perciò prima l'uomo ama sé stesso per sé [...]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e Lo ama.»

2) L'amore di Dio per sé: «Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l'obbedienza; così gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave.»

3) L'amore di Dio per Dio: «Dopo aver assaporato questa soavità l'anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado.»

4) L'amore di sé per Dio: «Quello cioè in cui l'uomo ama sé stesso solo per Dio. [...] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: -Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia-.»

Nel De diligendo Deo, dunque, San Bernardo presenta l'amore come una forza finalizzata alla più alta e totale fusione in Dio col Suo Spirito, che, oltre a essere sorgente d'ogni amore, ne è anche «foce», in quanto il peccato non sta nell'«odiare», ma nel disperdere l'amore di Dio verso il sé (la carne), non offrendolo così a Dio stesso, Amore d'amore.

Dagli scritti

…“Non sembri assurdo ciò che ho detto, che anche Dio vive di una legge; non lo direi di una legge che non fosse quella della carità. Che cosa infatti in quella suprema e beata Trinità conserva quella suprema e ineffabile unità, se non la carità? E’, dunque, una legge, una legge del Signore, la legge della carità, che stringe in unità la Trinità e la racchiude in un legame di pace. Ma non si creda, a questo proposito, che io concepisca la carità come una qualità, come un qualche accidente. Io la concepisco come la sostanza stessa di Dio, il che non è una dottrina nuova né insolita, dato che Giovanni dice “Dio è carità”. Perciò la carità può essere giustamente definita Dio.”

Miracolo di Calanda - Miguel Juan Pellicer – Tema: Miracolo - Madonna del Pilastro, «del Pilar» - Ordine soprannaturale


«Con la sua rivelazione, Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé», insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. «La risposta adeguata a questo invito è la fede. Con la fede l'uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà« Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare. Nondimeno, perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione» (CCC, 142-143,156).

In primo luogo, si tratta di accreditare colui che parla a nome di Dio. Uomini di Israele, ascoltate, dichiara san Pietro, il giorno di Pentecoste, Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni« voi l'avete inchiodato sulla croce« e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato (At 2, 22-24). «In questa testimonianza – spiega il Papa Giovanni Paolo II – è racchiusa una sintesi dell'intera attività messianica di Gesù di Nazaret« I «prodigi e segni»« testimoniavano che Colui che « [li] compiva era veramente il Figlio di Dio» (Udienza generale [UG] dell'11 novembre 1987). Similmente l'evangelista Giovanni afferma: Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20,30-31).

Inoltre, i fedeli stessi faranno, nei secoli successivi, dei «segni miracolosi» nel nome di Gesù; il Divino Maestro l'ha annunciato ai suoi apostoli: Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi (Gv 14,11-12). «Si tratta di «segni» miracolosi compiuti dai tempi apostolici ad oggi, il cui scopo essenziale – precisa Giovanni Paolo II – è di far vedere il destino e la vocazione dell'uomo al Regno di Dio» (UG del 13 gennaio 1988). Tuttavia, questi «miracoli-segni» si sono scontrati in alcuni con un pregiudizio antisoprannaturale che «vorrebbe limitare la potenza di Dio o restringerla all'ordine naturale delle cose, quasi per una auto-obbligazione di Dio a stare alle sue leggi» (UG del 9 dicembre 1987). Di conseguenza, sono molte oggi le persone che negano l'esistenza o anche solo la possibilità del miracolo, seguendo l'esempio di autori celebri la cui influenza è lungi dall'essersi esaurita.

Nessuna gamba di legno!

Nel 1874, Émile Zola visita il santuario di Lourdes. Davanti ai numerosi ex-voto della grotta, egli dichiara, con ironia: «Vedo molti bastoni, molte stampelle, ma non vedo nessuna gamba di legno». Voleva dire che mai, a Lourdes o altrove, si era visto un arto mancante o amputato riprendere vita e ricrescere. Analogamente, Jean-Martin Charcot, celebre neurologo della sua epoca (1825-1893): «Consultando il catalogo di guarigioni cosiddette «miracolose» di Lourdes, non si è mai constatato che la fede abbia fatto rispuntare un arto amputato». Queste dichiarazioni sotto forma di sfida mirano a distruggere, nel nome della ragione e dello spirito critico, la credenza nell'esistenza di un mondo soprannaturale. Ernest Renan dichiara senza ambagi: «Quello che noi confutiamo è il soprannaturale« Fino ad ora, non è mai avvenuto un «miracolo» che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza» (Prefazione della Vie de Jésus).

lunedì 18 agosto 2014

Sotto la tua protezione troviamo rifugio....

 
 
Sotto la tua protezione troviamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta.
  Sub tuum praesidium confúgimus,
sancta Dei Genetrix.
nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus,
sed a periculis cunctis libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta.