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sabato 20 settembre 2014

DAMMI IL TUO CUORE FERITO



LA CONFESSIONE: PERCHÉ? COME?

P. SLAVKO BARBARIC

PRESENTAZIONE

Dopo il compendio "Pregate con il cuore" , ecco ancora una riflessione del dott. Fra Slavko Barbaric, che fa appello anch'essa al cuore. Infatti, siccome quest'organo si pone quale centro vitale di tutto l'essere umano e della sua esistenza, è facile dedurne che anche questa meditazione avrà per oggetto uno dei perni fondamentali della realtà cristiana. Nel lavoro precedente tale realtà si realizzava con la preghiera; in questo, invece, si esplica nel sacramento della Riconciliazione, ovvero: la Santa Confessione.

Per il cristiano convinto questo Sacramento è parte essenziale e centrale della propria vita di credente, perché una vita che si professi tale è inimmaginabile senza la costante rappacificazione con Dio e con gli uomini. E questa conciliazione non si ottiene con nessun compromesso verbale, come avviene per i politici, ma con la totale trasformazione della propria coscienza e si realizza appunto mediante la Confessione correttamente effettuata.

Invece, esiste il timore considerevole che i credenti non comprendano tale Sacramento come si dovrebbe e come è spiegato secondo lo spirito del Santo Vangelo. Molto spesso esso viene inteso in modo estremamente generico e, senza dubbio, fuorviante. Così, per esempio, non sono rari i casi in cui si affronta questo Sacramento alla stregua di un processo che si deve subire e, faticosamente, superare! Quando poi in certi ambienti si comincia a parlare di Confessione, spesso si sente dire e si conclude che essa non consiste in altro che nel rivelare il proprio peccato ed attendere la penitenza e la relativa assoluzione. E coloro che ritengono di non essere in peccato o che addirittura ne sono convinti, mettono in rilievo il fatto che non hanno ucciso nessuno, che non hanno rubato niente e non hanno bruciato nulla al proprio vicino, per danneggiarlo. Tutto ciò si può anche ritenere collegato con il Sacramento, ma in questo caso già si manca di annoverare i peccati di omissione.

Altri poi, che si ritengono più liberi, aggiungeranno che la Confessione è un inutile peso e si domandano perché non ci si può confessare direttamente con Dio anziché con il suo mediatore, il sacerdote, che è un uomo come tutti gli altri.

Simili riflessioni chiarificano quanto si è già affermato, che cioè la Confessione si prende con troppa leggerezza ed in maniera errata! La Confessione è, infatti, prima di tutto un incontro dell'uomo, nella sua condizione di peccatore, con la infinita e misericordiosa CARITA' DI DIO: proprio come ci viene descritto nella parabola del FIGLIOL PRODIGO che ritorna al PADRE BUONO. La confessione è, inoltre, un indefinibile atto di amore verso Dio e verso il prossimo: quell'Amore che costituisce il più grande comandamento della Legge di Dio. Dove andare contro l'amore costituirebbe per il cristiano il più grande peccato: quello di tradire il Vangelo stesso di Gesù!

D'altra parte solo chi non cade in errore contro l'amore sarebbe veramente un uomo senza peccato! Tant'è: come si è detto, sbaglierebbe di grosso chi volesse definire "senza peccato" una persona, solo perché non ha commesso alcuna cattiveria: si è peccatori, infatti, anche e solo se non si è compiuto totalmente il proprio dovere secondo la Legge dell'amore. Pertanto tutti siamo peccatori e tutti siamo feriti dal male. Per il ferito sono necessarie le medicine e le cure, come per il malato è essenziale la guarigione. Ebbene, questo è la Confessione: è la casa di cura e il "luogo di convalescenza". Essa guarisce il nostro cuore ferito. Cura il nostro essere malato. Il medico e guaritore è il Signore Dio, ma ne è mediatore il sacerdote, colui che confessa. Se si comprende la Confessione così come veramente si deve comprendere, la Confessione cristiana diventerà molto più profonda e più semplice da accettare.

Questa meditazione sulla Confessione di Fra Slavko Barbaric, che reca un titolo significativo, "Dammi il tuo cuore ferito", è un segno di fiducia nei confronti di questo insigne Sacramento! E anche di più. E' la vera linfa di un cuore caldo che brilla d'amore ed invita all'amore.

Queste pagine richiedono anche un po' d'attenzione. E' possibile, infatti, che i lettori che pregano notino nella sezione dedicata alla preghiera, talune ripetizioni. Queste non devono costituire un elemento di disturbo. Esse sono infatti sinceri impeti dell'anima che non si possono ascrivere a nessuna norma letteraria. Perciò, se le ripetizioni sono un riflesso della fiamma dell'amore, come qui, allora non sono mai troppe. Nel sottotitolo apposto a questo scritto si legge che esso è particolarmente indicato per la confessione a Medjugorje. Non c'è dubbio, tuttavia, che sarà utile per tutti i credenti ed i sacerdoti in qualsiasi altro posto. Jakov Bubalo

giovedì 18 settembre 2014

La Salette - di Padre Serafino Tognetti - N° 4 Meditazioni

L’APPARIZIONE DE LA SALETTE - (Sabato 19 settembre 1846) - Don Enzo Boninsegna - Melania Calvat - L'APPARIZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE SULLA MONTAGNA DE LA SALETTE



(Sabato 19 settembre 1846)
"Vedrò con molto piacere la piena diffusione del 'Segreto'; più lo si diffonderà, più susciterà timori salutari e numerosi ritorni a Dio. Maria benedirà coloro che si adopereranno per la sua diffusione, poiché Essa vuole formalmente che lo si faccia conoscere a tutto il suo popolo. Siamo puniti perché abbiamo trascurato un ordine così assoluto della Madre di Dio" (Da una lettera di Melania sul Segreto)
 
pro-manuscripto
 
PRESENTAZIONE
Se una madre non può dimenticare i suoi figli, meno che mai ci può di­menticare la migliore delle madri, la Madre di Dio e nostra Maria SS.ma. Venerarla in Cielo, assunta in anima e corpo, non significa considerarla lontana, perché il Cielo non è lontano da noi. Proclamarla in Cielo significa semplicemente credere che Maria è ormai completamente immersa in Dio, trapassata dalla sua luce e dal suo amore infinito. Sì, Maria, proprio perché è in Cielo, immersa in Dio, ama col Cuore di Dio e come il Padre non è lontano dai suoi figli, così Lei, la Madre, non è lontana da noi.
Maria, "piena di grazia" e immersa nella gloria del paradiso, ama uno per uno tutti i suoi figli che sono ancora in questa "valle di lacrime", non ancora nella gloria e spesso, purtroppo, anche privi della grazia.
È alla luce di questa certezza di fede che vanno viste le sue apparizioni. La Chiesa, autorevole interprete di tutto ciò che è soprannaturale, ha rico­nosciuto, tra le altre, tre grandi apparizioni di Maria SS. ma: a La Salette, in Francia, nel 1846, a Lourdes, ancora in Francia, nel 1858 e a Fatima, in Portogallo, nel 1917
Ma a un cristiano non basta forse il Vangelo? Non è sufficiente la parola di Gesù? Con le parole e le opere di suo Figlio il Padre non ci ha detto tutto ciò che aveva da dirci? Certo, nelle sue varie apparizioni la Vergine SS.ma non fa concorrenza a suo Figlio e non viene a dirci nulla di nuovo. Viene semplicemente a ricordarci ciò che Gesù ci ha insegnato e che noi uomini non abbiamo ancora accettato o che abbiamo troppo in fretta e con troppa incoscienza dimenticato.
Quanto più il mondo si allontana da Dio, quanto più cresce la corruzio­ne nel cuore degli uomini e nella società, tanto più Maria ha pietà di noi e viene a ricordarci la nostra dignità, i nostri doveri e i rischi che corriamo se perseveriamo su strade che non sono quelle di Dio.

lunedì 15 settembre 2014

MODA FEMMINILE di Don Giuseppe Tomaselli



Ascolta e rifletti

O donna, da' uno sguardo a me, flagellato a sangue e coronato di spine! Contempla le mie lividure e le piaghe! ... Poi ascolta e rifletti!

Nella vita terrena mi dimostrai mansueto agnello. Andai al Calvario senza aprire bocca.

Trattai con dolcezza la Samaritana e la convertii. Toccai il cuore alla peccatrice di Magdala e ne feci una prediletta.

Lungo le vie di Palestina dalla mia bocca uscivano parole di luce, di pace e di amore. I miei insegnamenti erano dolci come il favo di miele.

Però un giorno, dando uno sguardo divino a tutti i secoli, alla vista del male dilagante nel mondo, pronunziai parole di fuoco:

Guai al mondo per gli scandali!... Guai a chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me! Sarebbe meglio che si legasse al collo di chi dà scandalo una macina da mulino e fosse precipitato in mare!

Chi pronunzia questo « guai » è un Dio; sono io, Gesù, il Redentore, che ha patito tanto per salvare le anime; sono io, Gesù il Giudice supremo dell'umanità, io, che dovrò pronunziare la sentenza eterna per ogni anima: o Paradiso o Inferno!

Rifletti, o donna, che segui la moda libera, rifletti sullo scandalo che dài a chi ti guarda e sulla tremenda responsabilità di cui ti carichi!...

Puoi illudere te stessa, dicendo: Che male c'è a seguire questa moda? ... Del resto, le altre donne fanno pure così!... - Questa illusione vale per te; ma la realtà è ben altra!

Non puoi illudere me, che sono buono, ma sono anche giusto! Io, Legislatore Divino, ho detto: Se qualcuno avrà guardato una donna per malizia, ha già peccato nel suo cuore! -

Tutti gli sguardi, dati a te con malizia, o in casa o fuori, sono peccati che si commettono. Tali peccati sono imputabili a chi ti guarda, ma più che tutto sono imputabili a te, che ne sei la causa volontaria.

Un giorno, quando la morte ti strapperà al mondo e mi comparirai dinanzi per essere giudicata, vedrai le colpe che gli uomini avranno commesse a vederti in abito indecente e tu stessa ne resterai inorridita ... Quale scusa presenterai a me?...

Guai a te, o donna, per i tuoi scandali!

L'amicizia



Una bocca amabile moltiplica gli amici,
un linguaggio gentile attira i saluti.
Siano in molti coloro che vivono in pace con te,
ma i tuoi consiglieri uno su mille.
Se intendi farti un amico, mettilo alla prova;
e non fidarti subito di lui.
C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
C'è anche l'amico che si cambia in nemico
e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi.
C'è l'amico compagno a tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso,
e parlerà liberamente con i tuoi familiari.
Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e dalla tua presenza si nasconderà.
Tieniti lontano dai tuoi nemici,
e dai tuoi amici guàrdati.
Un amico fedele è una protezione potente,
chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele, non c'è prezzo,
non c'è peso per il suo valore.
Un amico fedele è un balsamo di vita,
lo troveranno quanti temono il Signore.
Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia,
perché come uno è, così sarà il suo amico.

 

Siracide - Capitolo 6 , 5-17

 

 

domenica 14 settembre 2014

INNO ALLA CROCE di San Leone Magno


 

Cristo, offrendosi al Padre quale nuovo e vero sacrificio di riconciliazione, è stato crocifisso non nel tempio, che aveva già perduta la sua dignità, e neppure entro la cinta della città, che per il suo delitto doveva essere distrutta. Fu crocifisso invece fuori le mura, perché cessando il mistero delle antiche vittime, una nuova ostia fosse posta su un nuovo altare, la Croce di Cristo divenisse altare non del tempio, ma del mondo.
Ecco, dilettissimi, Cristo esaltato per mezzo della Croce... La nostra mente, che è illuminata dallo Spirito di verità, accolga con cuore puro e libero la gloria della Croce, raggiante in cielo e in terra; veda con interiore acume che cosa significhi ciò che il Signore disse, parlando dell'imminenza della sua Passione: E' venuta l'ora in cui deve essere glorificato il Figlio dell'uomo (Gv. 12, 23); e poco dopo: Ora - disse - l'anima mia è turbata, e che dirò io? Padre, salvami da quest'ora? Ma io sono venuto appunto per quest'ora. Padre, glorifica tuo Figlio (Gv. 12, 27-28). Alla voce del Padre che risuonava dal cielo, dicendo: L'ho glorificato e ancora lo glorificherò, Gesù rispose ai presenti: Non per me è risuonata questa voce, ma per voi. Ora si fa il giudizio del mondo, ora il principe di questo mondo sarà cacciato fuori. Ed io, quando sarò innalzato da terra, trarrò tutto a me (Gv. 12, 30-32).
O ammirabile potenza della Croce! O ineffabile gloria della Passione! Qui si trova il tribunale del Signore, il giudizio del mondo e la potenza del Crocifisso... Hai attirato tutto a te, o Signore, perché, con lo squarcio del velo del tempio, il Santo dei Santi fosse sottratto agli indegni pontefici. La figura si è trasformata così nella realtà; la profezia attuandosi si è manifestata e la legge ha trovato compimento nel Vangelo. Hai attirato, o Signore, tutto a te, affinché ora con perfetto e manifesto sacramento la pietà religiosa di tutte le nazioni celebrasse quel rito che si svolgeva soltanto nel tempio della Giudea, come ombra e figura. Ora infatti, più illustre è l'ordine dei leviti, più ampia la dignità degli anziani e più sacra l'unzione dei sacerdoti, poiché la tua Croce è fonte di benedizione, origine di tutte le grazie. Per essa è data ai credenti la forza invece della debolezza, la gloria al posto dell'obbrobrio, la vita in cambio della morte. Ora che è cessata la varietà dei sacrifici carnali, la sola oblazione del tuo corpo e del tuo sangue sostituisce perfettamente la molteplicità delle vittime, poiché tu sei il vero Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. In te perfezioni tutti i misteri, perché ci sia un unico Regno formato da tutte le genti, come c'è un solo sacrificio che sostituisce tutte le vittime.
De Passione Sermo VIII, 5-7: PL 54, 340b-341c