Pagine statiche

giovedì 16 ottobre 2014

Maria, donna vera - di Tonino Bello



Vi confesso che rimango sconcertato anch' io.
Quando penso alla Madonna (questo sogno incredibile sognato dal Signore), e poi vedo alla televisione le lacrime delle madri palestinesi, o scorgo sulle riviste missionarie i volti denutriti delle donne dell' Amazzonia, o apprendo da certi impietosi reportages le condizioni subumane delle ragazze del Bangladesh, io mi chiedo se abbia qualcosa da spartire con queste infelici creature la storia di Maria.
E quando sulla pubblica strada incrocio "una di quelle", che la miseria, più che lo smarrimento, ha spinto a vendersi per sopravvivere, mi domando se Maria tirerebbe diritto anche lei, come faccio io nella mia intemerata prudenza. Mi risulta, comunque, molto difficile immaginare quali parole, fermandosi, uscirebbero dalla sua bocca.
Così pure ogni volta che ascolto la pena di tante donne violentate dai loro uomini, tenute sotto sequestro dai loro padri, o confiscate nei diritti più elementari dalle prevaricazioni del maschio, faccio una gran fatica a supporre quale rapporto ci possa essere tra Maria e queste creature, la cui mansuetudine sembra spesso dolcezza ma è rassegnazione, si esprime come condiscendenza ma è avvilimento, mostra i lampi del sorriso ma nasconde la malinconia delle lacrime.
Anche, però, quando penso a certe donne apparentemente emancipate, mi ritorna con insistenza il problema del loro confronto con Maria.
Chi sa che la soubrette del varietà di provincia o la soprano della Scala di Milano non invochino il suo nome prima di esibirsi sul palcoscenico? O la fotomodella del rotocalco per adulti e la campionessa di pattini a rotelle non ne avvertano il fascino sovrumano? O che la violinista della filarmonica di Filadelfia e l'entraineuse di un locale notturno d'alta classe non ne percepiscano la dimensione spirituale? Che cosa pensano di lei le hostess dei boeing intercontinentali, o le componenti del corpo di ballo del Bolscioi? A parte la catenina d'argento con la medaglietta di lei appesa al collo, quali reazioni suscita il nome di Maria nelle atlete della Nazionale di pallacanestro in giro per il mondo, o nelle presentatrici della televisione, o nelle eleganti protagoniste dei salotti letterari?
Maria, insomma, è buona solo come punto di riferimento per le monache di clausura e per le ragazze tutte casa e chiesa, o è l'aspirazione struggente di ogni donna che voglia vivere in pienezza la sua femminilità?
Le donne della terra la guardano con tenerezza perché nella sua vita terrena ha riassunto i misteri dolorosi di tutte le loro soggezioni? O perché è il simbolo eloquente di chi sperimenta i misteri gaudiosi dell' esodo dai "laghi amari" dell'antica condizione servile? O perché è l'immagine che sintetizza i misteri gloriosi della definitiva liberazione della donna da tutte le schiavitù che, nel corso della storia, ne hanno sfigurato la dignità?
Sono domande, forse un po' dissennate, alle quali non so dare una risposta, ma per le quali so fare una preghiera.
Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile umiliato in terra d'Egitto, sottomesso alle sevizie dei faraoni di ogni tempo, condannato al ruolo di abbrustolirsi la faccia dinanzi alle pentole di cipolle, e a cuocere i mattoni per la città dei prepotenti, noi ti imploriamo per tutte le donne della terra.
Da quando sul Calvario ti trafissero l'anima, non c'è pianto di madre che ti sia estraneo, non c'è solitudine di vedova che tu non abbia sperimentato, non c'è avvilimento di donna di cui non senta l'umiliazione.
Se i soldati spogliarono Gesù delle sue vesti, il dolore spogliò te dei tuoi prestigiosi aggettivi. E apparisti semplicemente donna, al punto che il tuo unigenito morente non seppe chiamarti con altro nome: «Donna, ecco tuo figlio».
Tu che rimanesti in piedi sotto la croce, statua vivente della libertà, fa' che tutte le donne, ispirandosi alla tua fierezza femminile, sotto il diluvio delle sofferenze di ogni specie, al massimo pieghino il capo ma non curvino mai la schiena.
Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile che ha intrapreso finalmente le strade dell' esodo, fa' che le donne, in questa faticosa transumanza quasi da un' èra antropologica all' altra, non si disperdano come gli Ebrei «nel mare dei giunchi». Ma sappiano individuare i sentieri giusti che le portino lontano dalle egemonie dei nuovi filistei. E perché la tua immagine di donna veramente riuscita possa risplendere per tutte, come la nube luminosa nel deserto, aiuta anche la tua Chiesa a liberarti da quelle caparbie desinenze al maschile con cui ha declinato, talvolta, perfino la tua figura.
Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile approdato finalmente nella Terra Promessa, aiutaci a leggere la storia e a interpretare la vita, dopo tanto maschilismo imperante, con le categorie tenere e forti della femminilità.
In questo mondo così piatto, contrassegnato dall'intemperanza del raziocinio sulla intuizione, del calcolo sulla creatività, del potere sulla tenerezza, del vigore dei muscoli sulla morbida persuasione dello sguardo, tu sei l'immagine non solo della donna nuova, ma della nuova umanità preservata dai miraggi delle false liberazioni.
Aiutaci, almeno, a ringraziare Dio che, se per umanizzare la terra si serve dell'uomo senza molto riuscirei, per umanizzare l'uomo vuol servirsi della donna: nella certezza che stavolta non fallirà.
Tonino Bello

Santa Margherita Maria Alacoque - Verosvres, Autun, Francia, 1647 - Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690 - Tema : Sacro Cuore - Misericordia - Riparazione - Sofferenza - Umiltà


 

«Dappertutto, nella società, nei nostri paesi, nei quartieri, nelle fabbriche e negli uffici, nei nostri incontri fra popoli e razze, il cuore di pietra, il cuore arido, deve trasformarsi in un cuore di carne, aperto ai fratelli, aperto a Dio. Ne va della pace. Ne va della sopravvivenza dell'umanità. Ciò supera le nostre forze. È un dono di Dio. Un dono del suo Amore» (Giovanni Paolo II, 5 ottobre 1986 a Paray-le-Monial). Tale dono dell'amore era stato annunciato dal profeta Ezechiele: Vi darò un cuore nuovo e porrò in voi uno spirito nuovo: toglierò il cuore di pietra dal vostro corpo, e vi darò un cuore di carne (Ez. 36, 26).
Ma come si realizza questa trasformazione tanto necessaria per il bene dell'umanità e la salvezza delle anime? Come entra nel cuore degli uomini, lo Spirito Santo? È per opera di Gesù Cristo: sul Calvario, il Cuore di Cristo, trafitto dalla lancia del soldato, diventa la fonte da cui il Padre celeste fa scendere sugli uomini le grazie della conversione e della partecipazione alla vita divina.
Alle soglie dei tempi moderni, santa Margherita Maria è stata scelta dalla divina Provvidenza per ricordare a tutta la Chiesa ed al mondo la profondità dell'amore di Cristo. Essa «ha conosciuto il mistero sconvolgente dell'amore divino. Ha conosciuto tutta la profondità delle parole d'Ezechiele: Vi darò un cuore. Durante tutta la sua vita celata in Cristo, fu segnata dal dono di quel Cuore che si offre senza limiti a tutti i cuori umani» (Giovanni Paolo II, id.).

mercoledì 15 ottobre 2014

Teresa d’Avila - Esclamazioni


 

Voi dite: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi consolerò. Che altro vogliamo, Signore? Che domandiamo? Che cerchiamo? Per quale motivo la gente del mondo si perde se non per andare in cerca di felicità? O Dio, Dio mio! È possibile questo, Signore? Oh, che pena! Che grande accecamento! Noi cerchiamo, infatti, la felicità dov’è impossibile trovarla! Abbiate pietà, Creatore, delle vostre creature! Vedete, noi non capiamo noi stessi, né sappiamo quel che desideriamo, né siamo nel giusto chiedendo quel che chiediamo. Illuminateci, Signore; considerate che la vostra luce è più necessaria a noi che a quel cieco il quale era tale dalla nascita, perché questi desiderava vedere la luce e non poteva, ma noi, Signore, non vogliamo vedere. Oh, che male grave e incurabile! Qui, mio Dio, deve manifestarsi il vostro potere, qui deve brillare la vostra misericordia!

******

Oh, Signore! Riconosco la vostra divina potenza. E se voi siete potente, come in realtà siete, cosa c’è d’impossibile a colui che può tutto? Vogliate, dunque, Signore mio, vogliate! Per quanto miserabile io sia, credo fermamente che possiate tutto ciò che volete, e quanto più sono grandi le meraviglie che sento dire di voi, pensando che potete fare ancora di più, la mia fede si fortifica maggiormente e credo con più salda convinzione che esaudirete la mia richiesta. E come meravigliarsi di ciò che fa l’Onnipotente? Voi sapete bene, mio Dio, che pur fra tutte le mie miserie, non ho mai trascurato di riconoscere la vostra grande potenza e misericordia. Tenete conto, Signore, del fatto che almeno in questo non vi ho offeso. Ricuperatemi, Dio mio, il tempo perduto concedendomi la vostra grazia per il presente e per il futuro, affinché compaia davanti a voi con la veste nuziale perché, se lo volete, lo potete.

******

Oh, mio Signore, quale vero amico voi siete, e quanto potente, poiché potete ciò che volete, e non smettete mai di amare chi vi ama! Vi lodino tutte le creature, Signore dell’universo! Oh, poter gridare al mondo intero quanto voi siete fedele ai vostri amici! Tutte le cose mancano, ma voi, Signore di tutte, non mancate mai! È poco ciò che lasciate patire a chi vi ama. Oh, mio Signore, con quanta delicata cura, con quanta dolcezza li sapete trattare! Oh, felice chi non ha mai esitato ad amare altri che voi! Sembra, o Signore, che voi mettiate rigorosamente alla prova chi vi ama, affinché nell’eccesso del patimento si intenda l’eccesso ancor più grande del vostro amore. Oh, Dio mio, potessi avere ingegno, dottrina, e disporre di parole nuove per esaltare le vostre opere come lo sente l’anima mia! Mi manca tutto, mio Signore, ma se voi non mi lasciate senza la vostra protezione, io non mancherò a voi. Si levino pure contro di me tutti i dotti, mi perseguitino tutte le creature, mi tormentino tutti i demoni, ma non mancatemi voi, Signore, perché ho già fatto esperienza del guadagno che si ricava dal confidare solo in voi.

Santa Teresa d’Avila


Che fare in questi momenti?...

Quando provi un senso di avversione durante le preghiere quotidiane, quando ti accorgi che le farfalle nello stomaco sono sparite, quando il cuore non batte più come prima, quando la gioia è svanita, quando pensi che Gesù sia andato in ferie perché non senti più la Sua presenza vicino a te... arrivi a pensare che la colpa sia esclusivamente tua e non sai più cosa fare... continuare a pregare sembra che non abbia più senso, hai quasi paura di offenderLo... Ma ecco che arriva in soccorso un angelo… e con parole molto tenere ti rassicura e ti dice che non devi inquietarti, ma in questo momento devi perseverare nella preghiera e anche se è recitata in questi momenti particolari, non è una preghiera cattiva... Grazie “angelo di Dio”.

Anche i Santi ne parlano, ed ecco la raccomandazione di Santa Teresa d'Avila...

Che deve, dunque, fare colui che da molti giorni non vede in sé altro che aridità, noia, ripugnanza, e tale mala voglia di andare ad attingere acqua, che se non ricordasse di far piacere e di rendere servizio al Signore del giardino e non si adoperasse a non perdere tutto ciò che spera di guadagnare con la grande fatica che costa gettare molte volte il secchio nel pozzo e tirarlo fuori senz’acqua, abbandonerebbe tutto? Gli accadrà spesso di non poter neppure alzare le braccia per far questo, né di avere un buon pensiero, poiché resta inteso che trarre l’acqua dal pozzo equivale a lavorare con l’intelletto. Allora, come dico, che farà in questo caso il giardiniere? Dovrà rallegrarsi, consolarsi e stimare come una grazia straordinaria il poter lavorare nel giardino di così grande imperatore. E poiché sa che con quel lavoro lo accontenta, e il suo intento non dev’essere quello di accontentare se stesso, ma Dio, gli renda gran lode per la fiducia che ripone in lui, avendo visto che senza alcuna paga fa tanta attenzione a ciò che gli è stato raccomandato, e lo aiuti a portare la croce, pensando che nella croce egli visse sempre. Non cerchi, del resto, quaggiù il suo regno né abbandoni mai l’orazione, deciso, anche se questa aridità debba durargli tutta la vita, a non lasciar cadere Cristo sotto il peso della croce. Verrà tempo che sarà ricompensato di tutto; non tema che il suo lavoro vada perduto; serve un buon padrone che lo sta guardando; non faccia caso dei cattivi pensieri; pensi che il demonio li faceva nascere anche a san Girolamo nel deserto.
Hanno però il loro premio queste fatiche, che so quanto siano gravi (come chi le ha sopportate molti anni, tanto che quando tiravo fuori una goccia d’acqua da questo benedetto pozzo, pensavo che Dio mi aveva fatto una vera grazia), e che mi sembrano richiedere più coraggio di quel che ci vuole per molte altre traversie del mondo. Ma ho visto chiaramente che Dio le ricompensa sempre ampiamente anche in questa vita. Sì, è così, non v’è dubbio: infatti, con un’ora sola delle dolcezze che egli mi ha poi concesso quaggiù di sé, mi sembra che restino ricompensate tutte le angosce lungamente sofferte per durare nell’orazione. Sono convinta che il Signore voglia dare alcune volte al principio, e altre alla fine, questi tormenti e le molte e varie specie di tentazioni che si presentano, per mettere alla prova coloro che lo amano e vedere se sapranno bere il suo calice e aiutarlo a portare la croce, prima di arricchirne l’anima con grandi tesori. E credo che per il nostro bene Sua Maestà voglia condurci attraverso queste prove, per farci capire che siamo ben poca cosa. Sono tanto sublimi le grazie che dopo ci concederà, che vuole farci vedere, prima di darcele, le nostre miserie per esperienza diretta, affinché non ci accada ciò che avvenne a Lucifero.”
Tratto dal “Libro della vita” di Santa Teresa d’Avila

PREGHIERA E CARITÀ - Santa Teresa D'Avila



Solo due cose ci chiede il Signore: l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Qui devono convergere i nostri sforzi. Osservando nel modo migliore questi due precetti, noi compiamo la sua volontà: saremo così uniti con Lui. Ma come siamo lontani dall'adempiere questi due precetti, come sarebbe giusto di fronte a un Dio così grande! Piaccia a Sua Maestà di concederei la grazia di giungere a questo stato che, se vogliamo, è già in nostro potere.
A mio parere, il segno più certo per conoscere se adempiamo questi due precetti, si ha quando noi osserviamo pienamente l'amore del prossimo; perché se amiamo Dio non possiamo saperlo (anche se ci sono degli indizi sicuri per conoscere che lo amiamo), ma possiamo sapere se amiamo il prossimo. Quando costaterete di essere diventate più capaci nell'amore del prossimo, lo sarete diventate certamente anche nell'amore di Dio. Tanto grande è infatti l'amore che Dio ha per noi, che, in cambio dell'amore che abbiamo per il prossimo, farà crescere in mille modi quello che abbiamo per Lui: di questo non posso dubitare. Ecco dunque perché è di così grande importanza considerare attentamente quanto noi amiamo il prossimo: se questo amore è perfetto, non ci resta altro da fare. Io credo che la nostra natura è così cattiva che, se il nostro amore per il prossimo non si radica nello stesso amore di Dio, non arriverà mai ad essere perfetto.
Poiché questo è tanto importante, cerchiamo, sorelle mie, di esaminarci nelle cose anche piccolissime, senza far caso di quelle grandiose, il cui pensiero ci assale durante l'orazione e che ci illudiamo di poter fare per il prossimo, anche per la salvezza di un'anima sola. Perché, se poi le nostre opere non vi corrispondono, non abbiamo proprio motivo di credere che le faremo in realtà...
Se voi comprendeste com'è importante per noi questa virtù, non vi sforzereste di fare altro. Quando vedo delle anime tutte intente a investigare sul loro tipo di orazione e assai concentrate quando vi sono immerse (sembra che non osino muoversi per non distrarre il loro pensiero e non perdere un po' del gusto e della devozione che vi trovano), mi rendo conto quanto poco esse comprendano quale sia il cammino da seguire per giungere all'unione.
E pensano che tutto lo sforzo stia lì. No, sorelle mie, no; opere vuole il Signore. Se vedi un'inferma a cui puoi dare qualche sollievo, non deve importarti niente di perdere quella devozione e patire con lei; e se soffre qualche dolore, devi sentirlo anche tu; e se fosse necessario digiunare perché possa mangiare, devi farlo: non tanto per amore di lei, ma perché sai che il Signore vuole così.

Castillo interior, moradas 5, 111, Obras Completas, a cura di Efren de la Madre de Dios e Otger Steggink, Madrid 1962, p. 381.

Santa Teresa d'Avila - seconda parte

Santa Teresa d'Avila- prima parte

lunedì 13 ottobre 2014

BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA - Balasar (Portogallo), 3 marzo 1904 - Balasar, 13 ottobre 1955


... COMME L’APE DI FIORE IN FIORE...”


«Tu parti per il Cielo, ma la tua grazia, le tue virtù restano sulla terra: è profumo che si estende su tutta l'umanità.
Tu parti per la Patria e resti con Me nell'Eucaristia :
sarai la colombina eucaristica che non abbandona il suo nido.
È come colombina e pastorella delle anime che ti voglio dipingere sulle porticine e sulle cortine dei Miei Tabernacoli. Così io voglio, figlia Mia, regina del mondo, regina dei cuori.
Voglio, figlia Mia, ho fretta, molta fretta che la tua vita sia conosciuta : il mondo necessita di questo. È grazie a te, è attraverso te che lo mostro il Mio Amore, la Mia Misericordia, le ansie che ho di vedere salve le anime ». (Sp.185)
Gesù ad Alexandrina il 2 marzo 1945

PRESENTAZIONE


Il 12 gennaio 1996, la Chiesa ha proclamato venerabile Alexandrina Maria da Costa, membro dell'Associazione dei Cooperatori di S. Giovanni Bosco. Nata a Balasar (Portogallo) il 30 marzo 1904, morì il 13 ottobre 1955.
Ad un anno di distanza, per ricordare questo, felice giorno nella storia della Chiesa e della Famiglia Salesiana, abbiamo pensato di pubblicare una parte degli scritti relativi alla Missione dei Tabernacoli che Gesù aveva affidato ad Alexandrina con queste parole:

« La Missione che ti ho affidata sono i Miei Tabernacoli ed i peccatori. Sono stato lo ad elevarti a così alto grado. E’ stato il Mio amore ! ». (20 dicembre 1934) (L p. 51)

Questa iniziativa vuole essere anche il “nostro grazie » alla Santissima Trinità che ci ha donato Alexandrina per la felicità delle nostre anime.

Figlia povera di una terra povera, ma ricca di fede, Alexandrina sotto l'influsso della Grazia e delle lezioni del Divino Maestro, diventerà un' anima altamente eucaristica, vittima di espiazione in riparazione sia delle profanazioni e degli oltraggi contro l'Eucaristia, sia in riparazione di tutti i peccati, per la salvezza delle anime ».

La risposta generosa e senza riserve di Alexandrina alle richieste del Salvatore di essere « amato, consolato e riparato nel Santissimo Sacramento dell'Amore », non può che aiutarci ad abbandonare le nostre freddezze, le nostre indifferenze e negligenze verso questo dono immenso della Santissima Trinità. Quanto Gesù va richiedendo ad Alexandrina e via via manifestando nella Missione dei Tabernacoli, si rivela drammaticamente attuale ancora ai nostri giorni. Basti qui ricordare le Chiese vuote se non addirittura chiuse, con l'abbandono e la solitudine che ne conseguono per Gesù continuamente presente ed orante per noi in tutti i Tabernacoli del mondo, l'indifferenza e l'irriverenza diffusa per la Presenza reale del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù nell'Ostia consacrata, gli oltraggi ed i sacrilegi che ancora vengono commessi contro di Essa.