Padre Cristoforo, sacerdote
e religioso dall'anima ardente, non aveva che un sogno: parlare con Dio e
parlare di Dio ai fratelli. I giovani da portare a Gesù erano i suoi prediletti.
Predicatore e direttore spirituale appassionato, nessuno poteva fermarlo nella
sua missione. Ma in quegli anni, i Superiori gli avevano affidato un incarico
conventuale che gli rendeva quasi impossibile assentarsi anche per breve tempo
dal convento. Non pensava minimamente ad uscire, neppure di andare a Lourdes.
La sua "obbedienza" lo voleva là. Punto e basta. Un giorno, però, fu chiamato in
parlatorio. Una signora che P. Cristoforo non conosceva affatto, gli disse:
"Reverendo, lei è stato scelto come Padre Spirituale di un treno di malati che
vanno a Lourdes dalla nostra città". "Ma come è possibile? E chi gliel'ha detto?
Io non ne so nulla". "Padre, non si stupisca troppo, adesso lo sa". "Mi occorre
il permesso del mio Padre Provinciale". "E il suo Padre Provinciale che mi
manda da lei". "E chi mi dà il denaro?". "È già tutto pagato. Deve solo
venire alla nostra riunione organizzativa. Non manchi: l'aspettiamo". Il buon
Cristoforo era trasognato. "Chi l'aveva mandata quella tale? E che cosa
c'entrava lui, povero frate? Possibile che lo voglia il P. Provinciale? Queste
donne ne combinano sempre una!". Così brontolava, ma informatosi apprese che
proprio il suo Provinciale lo mandava a Lourdes. Non c'era che da ubbidire.
Alla data fissata, Padre Cristoforo, valigetta e breviario in mano, il cuore in
festa, salì sul treno dei malati e parti. A Lourdes la Madonna lo attendeva.
sabato 25 ottobre 2014
venerdì 24 ottobre 2014
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo - Lc 13, 3 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton
Lc 13, 3
Come
sempre accade quando succedono fatti tragici la gente rimane
impressionata. Il Vangelo di Luca cap. 13 vv. 1-5 ne riporta due:
l'uccisione violenta da parte dei soldati di Pilato di alcuni Galilei
e la morte di 18 persone a Gerusalemme per il crollo della torre di
Siloe. Considerando quanto accaduto Gesù dice: Se non vi convertite,
perirete tutti allo stesso modo.
A
prima vista queste parole sembrano esagerate e non corrispondenti
alla realtà, infatti, non tutti quelli che muoiono muoiono di morte
violenta perché coinvolti in fatti d'armi o perché improvvisamente
raggiunti da qualche calamità. E neanche si può dire che la morte
violenta è sempre riservata ai peccatori mentre la morte non
violenta è sempre riservata ai giusti. Allora, in che senso si
debbono comprendere le parole del Signore?
Esse
non devono essere riferite o applicate alle circostanze materiali o
esteriori della morte, ma allo stato dell'anima di chi muore. A
seconda di questo stato, indipendentemente dalle circostanze
esteriori, la morte può avere un carattere tragico oppure no. Per
chi non ha la fede, per chi non coltiva l'amicizia con il Signore la
morte e il tempo che la precede avrà sempre un carattere tragico
anche se non è investito dalla torre di Siloe o non è trafitto
dalle spade di Pilato. Mentre a chi ha la fede, il Signore può far
giungere le sue grazie e le sue consolazioni, così, anche se la
tribolazione finale non è tolta, essa viene vissuta non come una
tragedia, ma come purificazione da accettare per poter entrare
finalmente nello splendore della Vita, della Luce, dell'Amore. A
conferma di quanto detto possiamo osservare la differenza fra la
morte di chi non si è preoccupato di acquistare e coltivare il dono
della fede e la morte dei cristiani, dei martiri, dei santi.
Conviene
infine considerare che la morte di chi non si converte può essere
una tragedia senza rimedio, perché con l'ostinato rifiuto di aderire
al Signore uno si prepara all'esclusione definitiva dalla beatitudine
della vita divina.
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Eugenio Pramotton
SACERDOTI CHE CELEBRANO IN FRETTA di Don Dolindo Ruotolo
Noi facciamo
in fretta quello che ci dà fastidio, quello che ci è di peso. Il tempo ci sembra
lungo, come sembra interminabile una strada che si ha fretta di attraversare.
Quando si tratta con una persona noiosa, pur se si deve parlare di un affare
importante, si affretta la conversazione per liberarsene.
Il dire la Messa in fretta è il segno più autentico del nessuno amore che il Sacerdote ha per Gesù, ed è quindi per Gesù un peso sul suo Cuore Divino.
Egli si dona per infinito amore e con infinito amore, come si donò nell'ultima Cena; per questo amore infinito la sua delizia è il conversare coi figliuoli degli uomini. L'Evangelo ci dice che desiderò con desiderio grande di stare con gli Apostoli, e che avendoli amati, li amò sino alla consumazione di questo amore. Né gli Apostoli né Lui avevano fretta: gli Apostoli, ancora rozzi, facevano cena, e a pranzo nessuno ha fretta; Gesù si donava loro con infinito amore, e voleva a lungo trattenersi con loro. Uno solo aveva fretta di uscire dal Cenacolo, ed era Giuda; per uno solo Gesù stesso sembrava avere fretta, ed era Giuda. Ciò che fai, fallo presto, gli disse Gesù, addolorato sino alla morte, avendo detto in un'intima angoscia del Cuore: In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà. Aveva fretta il traditore, perché doveva complottare con gli Scribi e i Farisei; aveva fretta Gesù di liberarsene, perché quel traditore era per il suo Cuore un'angoscia mortale.
Quando il Sacerdote va all'Altare con fretta, e acciabatta, è pieno di pensieri del mondo, è privo di amore, celebra per un vile interesse, vende il suo Maestro e lo tradisce nel momento stesso nel quale dovrebbe amarlo nell'azione più grande di amore. Egli sta all'Altare, è vestito dei paramenti sacri, compie l'azione sacra del più sublime amore, ha l'apparenza dell'azione amorosa, ma non fa che dare un bacio di tradimento. Un bacio segnale di tradimento, un bacio pagato con l'elemosina che raccoglie dalla Chiesa dove celebra. Giuda ebbe i trenta denari in moneta sacra del Tempio, e per quella moneta tradì Gesù. Stette nella Cena con la fretta di compiere il tradimento, stette nella Cena per assicurarsi che il Maestro andasse nell'Orto, e Gesù dovette dirlo, per darvi convegno agli Apostoli, capì che andava a pregare in quell'Orto, e aveva fretta di avvisarne il Sinedrio: Andate a catturarlo, e conducetelo con cautela perché non vi sfugga.
Perché il Sacerdote ha fretta nella Messa? Perché ha l'appuntamento col mondo, perché ha da sbrigarsi per i suoi interessi materiali, perché rifugge dall'amore di Gesù.
Anche il bacio traditore Giuda lo diede in fretta, perché non poteva attardarsi su quel volto divino che odiava, non poteva sopportare l'effluvio di amore che spandeva intorno, perché voleva sfuggire a quell'occhio, che intravide al chiarore delle fiaccole, e che gli penetrava l'anima peccatrice.
Il Sacerdote sente il rimorso della propria indegnità, l'Ostia divina è come occhio che lo guarda e lo rimprovera: Amico, a che sei venuto all'Altare? Con un bacio, con un'azione sacra di amore tradisci il tuo Redentore?
Giuda ebbe fretta nel Cenacolo ed ebbe fretta anche nel sopprimersi. Andò a gettare le monete nel Tempio, e andò in fretta a strangolarsi! Il Sacerdote che ha fretta, trova anche lui il laccio delle passioni impure, vi si lega, si sospende all'albero della impurità, muore alla grazia, e i suoi visceri si commuovono nella morte dei sensi: crepuit medius.
O Gesù, o Gesù, converti i Sacerdoti frettolosi, e fa' che gustando il tuo amore, cerchino sull'Altare la gioia della tua compagnia, e il caldo della tua carità.
Il dire la Messa in fretta è il segno più autentico del nessuno amore che il Sacerdote ha per Gesù, ed è quindi per Gesù un peso sul suo Cuore Divino.
Egli si dona per infinito amore e con infinito amore, come si donò nell'ultima Cena; per questo amore infinito la sua delizia è il conversare coi figliuoli degli uomini. L'Evangelo ci dice che desiderò con desiderio grande di stare con gli Apostoli, e che avendoli amati, li amò sino alla consumazione di questo amore. Né gli Apostoli né Lui avevano fretta: gli Apostoli, ancora rozzi, facevano cena, e a pranzo nessuno ha fretta; Gesù si donava loro con infinito amore, e voleva a lungo trattenersi con loro. Uno solo aveva fretta di uscire dal Cenacolo, ed era Giuda; per uno solo Gesù stesso sembrava avere fretta, ed era Giuda. Ciò che fai, fallo presto, gli disse Gesù, addolorato sino alla morte, avendo detto in un'intima angoscia del Cuore: In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà. Aveva fretta il traditore, perché doveva complottare con gli Scribi e i Farisei; aveva fretta Gesù di liberarsene, perché quel traditore era per il suo Cuore un'angoscia mortale.
Quando il Sacerdote va all'Altare con fretta, e acciabatta, è pieno di pensieri del mondo, è privo di amore, celebra per un vile interesse, vende il suo Maestro e lo tradisce nel momento stesso nel quale dovrebbe amarlo nell'azione più grande di amore. Egli sta all'Altare, è vestito dei paramenti sacri, compie l'azione sacra del più sublime amore, ha l'apparenza dell'azione amorosa, ma non fa che dare un bacio di tradimento. Un bacio segnale di tradimento, un bacio pagato con l'elemosina che raccoglie dalla Chiesa dove celebra. Giuda ebbe i trenta denari in moneta sacra del Tempio, e per quella moneta tradì Gesù. Stette nella Cena con la fretta di compiere il tradimento, stette nella Cena per assicurarsi che il Maestro andasse nell'Orto, e Gesù dovette dirlo, per darvi convegno agli Apostoli, capì che andava a pregare in quell'Orto, e aveva fretta di avvisarne il Sinedrio: Andate a catturarlo, e conducetelo con cautela perché non vi sfugga.
Perché il Sacerdote ha fretta nella Messa? Perché ha l'appuntamento col mondo, perché ha da sbrigarsi per i suoi interessi materiali, perché rifugge dall'amore di Gesù.
Anche il bacio traditore Giuda lo diede in fretta, perché non poteva attardarsi su quel volto divino che odiava, non poteva sopportare l'effluvio di amore che spandeva intorno, perché voleva sfuggire a quell'occhio, che intravide al chiarore delle fiaccole, e che gli penetrava l'anima peccatrice.
Il Sacerdote sente il rimorso della propria indegnità, l'Ostia divina è come occhio che lo guarda e lo rimprovera: Amico, a che sei venuto all'Altare? Con un bacio, con un'azione sacra di amore tradisci il tuo Redentore?
Giuda ebbe fretta nel Cenacolo ed ebbe fretta anche nel sopprimersi. Andò a gettare le monete nel Tempio, e andò in fretta a strangolarsi! Il Sacerdote che ha fretta, trova anche lui il laccio delle passioni impure, vi si lega, si sospende all'albero della impurità, muore alla grazia, e i suoi visceri si commuovono nella morte dei sensi: crepuit medius.
O Gesù, o Gesù, converti i Sacerdoti frettolosi, e fa' che gustando il tuo amore, cerchino sull'Altare la gioia della tua compagnia, e il caldo della tua carità.
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Don Dolindo Ruotolo
COLLOQUIO DI TENEREZZE FILIALI CON GESU’ SACRAMENTATO
A
Santa Teresa del Bambino Gesù, Dottore della Chiesa (19 ottobre 1997). Padre
Dolindo e Teresa di Gesù Bambino: due grandi cuori, così simili, pur nelle
diversità caratteriali e nelle vicende della vita. Nell'abbandono totale a Gesù
e al Padre Celeste, tramite l'affidamento a Maria Immacolata, essi additano alle
anime la piccola, ma impegnativa via della più alta santità.
Teresa, umile e povera, traccia la «piccola via» dei fanciulli che si
abbandonano al Padre con una «audace fiducia». Centro del suo messaggio, il suo
atteggiamento spirituale è proposto a tutti i fedeli.
(Giovanni Paolo II, Parigi, 24 agosto
1997).
Dio solo!
Gesù alle anime:
Gesù tutto amore per voi, vita,
pace, e benedizione abbondante + + + Amen!
Voi vi confondete quando io vi
parlo, figlie mie carissime, e vi pare che la mia parola vi raggiunga e passi,
senza che possiate assimilarla. Eppure essa rimane nell'anima vostra e vi
fruttifica, rimane nella Chiesa e vi diventa un germe futuro di vita per tante
anime.
Le comunicazioni fatte a voi,
sono fatte anche a moltissime schiere di anime che un giorno parteciperanno ai
doni che voi avete avuti. La mia parola poi rimane in eterno, poichè diventa per
i Beati oggetto di contemplazione perenne.
Ecco, del colloquio che vi
diedi, in qualcuna di voi è rimasto soltanto il potermi dire qualche volta:
«Buon giorno, Gesù mio!»
Anche di questo sono contento,
poiché il saluto del vostro amore è per me un colloquio di amore. Fate appello
allo Spirito Santo e fate ricorso a Maria, affinché le grazie che avete
portino in voi un frutto abbondante.
Non vi scoraggiate. La vostra
vita è un perenne sbocciare di nuovi fiori; ogni giorno ve ne porta uno nuovo,
anzi una nuova fioritura; li cogliete, vivete del loro profumo, appassiscono in
voi e lasciano la semente nella Chiesa. Anche se tutto perisse, anche se degli
scritti che avete non rimanesse traccia, rimarrebbero i germi di vita nella
vita della Chiesa. Perciò io non mi stanco di parlarvi, e vi do sempre nuovi
doni di amore, alimentando il cuore vostro e quello della Chiesa.
L'anima:
Gesù mio dolcissimo, amore
infinito, mi dicono che debbo essere seria con Te, e che debbo evitare con Te
le parole del sentimento.
Mi vogliono arcigna, severa, di
poche parole, sobria, quasi circospetta, perché è epoca senza carità e
senz'amore, e tutti si atteggiano a superuomini severi... Mio Gesù, che brutte
faccie si vedono, e nella loro implacabile severità quanto sono buffe!
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Don Dolindo Ruotolo
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12, 54-59 - Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?
In quel tempo,
Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».
Parola del Signore
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».
Parola del Signore
Riflessione
Il
buon Dio quando ci ha creati ci ha dato, tra tante cose, gli occhi
per contemplare la natura con i suoi infiniti colori e un cuore per
scoprire i segni che ci indicano ciò che sta oltre le cose. Certo che noi saremmo pure dei poveretti, ma in
una cosa siamo invincibili... siamo dei bravi meteorologi! Hai
visto Gesù?... Almeno in qualcosa siamo bravi!!!
Quando
invece si tratta di scegliere tra il bene e il male, ci giriamo
dall'altra parte e facciamo finta di essere distratti. Ops... non me
ne sono accorta... non l'ho fatto apposta. Così è molto comodo!
Ponzio Pilato ci chiederebbe i diritti d'autore!!!
Gesù
continua a chiamarci “ipocriti”... che brutta parola!!!... Ci
considera degli attori... oh poveri noi. Ma ha ragione, molto spesso
fingiamo che non ci siano segni o non vogliamo vederli.
Le parole che Gesù ci rivolge oggi assomigliano proprio a un
lamento. E' come se Lui fosse deluso di noi perché mettiamo molto
più impegno per conoscere le stupidaggini che per scoprire i
segni della salvezza.
Dobbiamo
continuamente chiedere al Signore di aiutarci a essere Suoi amici, a
vedere con i suoi occhi, a fare silenzio dentro di noi, ad
abbandonarci nelle Sue braccia e a lasciarci guidare senza dimenarci
troppo.
Solo così, in ogni avvenimento, bello
o brutto, potremo riconoscere la Sua mano. Gesù infatti ci parla ogni
giorno attraverso la nostra coscienza, attraverso le persone che ci
mette accanto in continuazione e attraverso gli eventi. Ma siccome per noi tutto è
scontato, trascuriamo questi segni e non diamo ad essi la giusta
importanza.
Siamo
sinceri... quanti di coloro che frequentano la Chiesa e che si
accostano ai sacramenti riconoscono come si deve Gesù
nell'Eucaristia? Quanti fanno la comunione per abitudine e in modo
tiepido? Ahimè... penso tanti...
Quando
ci accostiamo al banchetto per ricevere Gesù Eucaristia, dobbiamo
sapere veramente cosa stiamo facendo. Unirci a Gesù significa
accettare le Sue regole... accettare insomma di prendere la Sua
Croce senza dettare noi le regole... E così, una volta che
accettiamo di far parte della Sua combriccola, Lui ci riempirà di
consolazioni... che possono essere un sorriso inaspettato, una gentilezza, un aiuto materiale, un aiuto spirituale.
Tutti queste grazie sono i segni che Lui ci invia ogni
santo giorno. Lui è infatti presente in tutto e in
tutti, cerchiamolo con fede... “Se cercherai in ogni cosa
Gesù, troverai certamente Gesù. Se invece cercherai te stesso,
troverai ancora te stesso, ma con tua rovina. Infatti, se non cerca
Gesù, l'uomo nuoce a se stesso, più che non possano nuocere i suoi
nemici e il mondo intero”. (Dal cap. VII del II libro
dell'Imitazione di Cristo). Dunque, se facciamo silenzio dentro
di noi e spegniamo la centrifuga del nostro cuore, forse riusciremo a
riconoscere i segni di Dio e a convertirci prima di arrivare davanti al
giudice di lassù.
La
riconciliazione è uno dei temi tanto cari a Gesù, e dovrebbe
essere tanto caro anche a noi...
Allora
chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede per vedere i segni del Suo amore disseminati nelle nostre giornate, e se
ci capita di avere qualche "avversario" a cui non vogliamo assolutamente perdonare i torti subiti, chiediamogli il dono della riconciliazione e del perdono. Gesù ci avverte: “...perché con la misura con cui misurate, sarà misurato
a voi in cambio” (Lc 6 , 38).
Pace
e bene
Lo Spirito intercede per noi - Dalla «Lettera a Proba» di sant'Agostino, vescovo - (Lett. 130, 14, 27 - 15, 28; CSEL 44, 71-73)
Chiunque
chiede al Signore un'unica cosa e quella sola cerca di ottenere (cfr.
Sal 26, 4), chiede con certezza e sicurezza e non teme che gli possa
nuocere quando l'ha ottenuta. Ma, senza di essa, nulla potrebbe
giovargli tutto ciò che avrà ottenuto, pregando come si conviene.
Questa cosa è l'unica e vera vita, la sola beata, perché in essa si
godono le delizie del Signore per l'eternità, dopo di essere
divenuti immortali e incorruttibili nel corpo e nell'anima. E' la
cosa alla quale va subordinata la domanda di ogni altro dono, l'unica
che non si sbaglierà mai a chiedere. Chiunque avrà conseguito
questa vita, avrà tutto ciò che vuole, né potrà desiderare colà
di avere cosa che non conviene.
In essa infatti si trova la sorgente della vita, di cui ora dobbiamo aver sete quando preghiamo, finché viviamo nella speranza e non vediamo ancora quello che speriamo di vedere quando saremo sotto la protezione delle sue ali. Per ora poniamo dinanzi a lui ogni nostro desiderio di inebriarci dell'abbondanza della sua casa e di dissetarci al torrente delle sue delizie; perché presso di lui è la sorgente della vita e nella sua luce vedremo la luce (cfr. Sal 35, 8-10).
In essa infatti si trova la sorgente della vita, di cui ora dobbiamo aver sete quando preghiamo, finché viviamo nella speranza e non vediamo ancora quello che speriamo di vedere quando saremo sotto la protezione delle sue ali. Per ora poniamo dinanzi a lui ogni nostro desiderio di inebriarci dell'abbondanza della sua casa e di dissetarci al torrente delle sue delizie; perché presso di lui è la sorgente della vita e nella sua luce vedremo la luce (cfr. Sal 35, 8-10).
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Sant'Agostino
giovedì 23 ottobre 2014
IL NEGOZIO DEL CIELO
Molto
tempo fa camminavo per il sentiero della VITA e trovai un cartello
che diceva: "IL NEGOZIO DEL CIELO" e la porta si aprì
lentamente, quando me ne resi conto ero già dentro.
Vidi
molti angeli fermi dappertutto, uno di loro mi consegnò un cesto e
mi disse: "Tieni, compra con attenzione, tutto ciò di cui un
cristiano necessita è nel negozio!".
Per
prima comprai la PAZIENZA, l’AMORE era nello stesso scaffale, più
in basso c’era la COMPRENSIONE che serve ovunque uno vada.
Comprai
due scatole di SAPIENZA e due borse di FEDE. Mi sorprese la scatola
del PERDONO.
Comprai
FORZA e CORAGGIO, per aiutarmi in questa corsa che è la vita.
Avevo
già pronto il cesto quando mi ricordai che mi serviva GRAZIA e non
potevo dimenticare la SALVEZZA che offrivano gratis: così ne presi
abbastanza per salvarmi e salvarti. Arrivai alla cassa per pagare il
conto poiché credevo di avere già tutto ciò di cui un buon
cristiano necessita, ma quando stavo per arrivare vidi la PREGHIERA e
la misi nel mio cesto pieno, perché sapevo che, una volta fuori,
l’avrei usata.
La
PACE e la FELICITÀ erano nei piccoli scaffali a lato della cassa,
così ne approfittai e ne presi, l’ALLEGRIA pendeva dal soffitto e
ne strappai un po’ per me.
Arrivai
alla cassa e chiesi: "Quanto le devo?".
Egli
mi sorrise e mi rispose: "Porta il tuo cesto ovunque tu vada!".
"Sì,
ma quanto le devo?".
Egli
mi sorrise ancora e mi disse: "Non ti preoccupare, GESÙ CRISTO
PAGÒ I TUOI DEBITI MOLTO TEMPO FA!".
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Fiabe e Leggende
mercoledì 22 ottobre 2014
Papa Francesco con Ratzinger e Wojtyla in una foto del 1979.
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Benedetto XVI,
Papa Francesco,
San Giovanni Paolo II
Poesia scritta da San Giovanni Paolo II, in occasione di un incidente mortale sul lavoro, avvenuto nella cava di calcare in cui aveva lavorato come manovale dal 1940 al 1944.
Non
era solo.
I
muscoli che alzavano la mazza, gonfi di energia, lo innestavano in
una folla immensa.
Durò
sinchè i suoi piedi calcarono la terra.
Poi
una pietra gli frantumò le tempie, gli spezzò le fibre del cuore.
Raccolsero
il suo corpo, lo portarono via in una lunga fila silenziosa.
Da
lui grondava ancora la fatica, i torti subiti.
Loro
vestiti con le tute grigie, le scarpe grosse nel fango,
erano
il simbolo di tutto ciò che deve cambiare nella situazione
dell’uomo.
Il
tempo si fermò sui contagiri, le lancette scattarono
precipitando
sullo zero.
La
pietra bianca si avvinghiò al suo essere, fece di lui stesso una
pietra.
Chi
toglierà la pietra dal suo corpo?
Chi
crescerà di nuovo pensieri fra le tempie fracassate?
Così
si sgretola l’intonaco sui muri.
Lo
stesero in silenzio sopra un mucchio di ghiaia.
Venne
affranta la moglie, venne il figlio da scuola.
Fino
a quando?
Deve
passare ad altri la sua collera.
Essa
era vista in lui ad un amore suo, ad una
verità
tutta sua.
Possono
le generazioni utilizzarla soltanto come pietra, privarlo del suo
significato autentico?
E
di nuovo rimossero la ghiaia.
Il
carrello riprese a muoversi, tra i fiori.
La
sega elettrica incise nuovamente la cava.
Ma
il compagno si porta via con lui la struttura più intima del mondo.
Esploderà
l’amore finalmente, un giorno, quanto più alimentato
dall’ira
dell’oppresso.
Karol
Wojtyla (1956 - In memoria di un compagno di lavoro)
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Film e video religiosi,
San Giovanni Paolo II
lunedì 20 ottobre 2014
Beato Giuseppe Puglisi - Sacerdote e martire - Brancaccio, Palermo, 15 settembre 1937 - Brancaccio, 15 settembre 1993
IL BENE SI COMPIE NEL SILENZIO... IL MALE RISPONDE CON VIOLENZA... MA DIO SI PRENDERÀ CURA DI NOI.
Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il Regno dei Cieli.
Don Giuseppe Puglisi, meglio conosciuto come padre Pino Puglisi (Palermo, 15 settembre1937 – Palermo, 15 settembre1993), è stato un presbitero italiano, ucciso da Cosa nostra il giorno del suo 56º compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale. Il 25 maggio2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, è stato proclamato beato. La celebrazione è stata presieduta dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, mentre a leggere la lettera apostolica, con cui si compie il rito della beatificazione, è stato il cardinale Salvatore De Giorgi, delegato da papa Francesco. È il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia.
"Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non
siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi
odia.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. - Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio" ( Gv 15 18,20 - 16,2).
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. - Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio" ( Gv 15 18,20 - 16,2).
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