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sabato 29 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 13, 33-37 - Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.



Mc 13, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore

Riflessione

Parto dal presupposto che un vero cristiano dovrebbe vigilare sempre, 365 giorni all'anno, ma nel mese di dicembre il Signore ci mette la sveglia con l'allarme sempre inserito per non farci addormentare... per scuoterci... se per caso fossimo un poco rilassati. Ogni giorno ci sembra di fare le stesse cose: lavoro, casa, amici, divertimento, riposo... ma non è così, perchè ogni Santo giorno è sempre diverso; le persone che il buon Dio ci fa incontrare non sono mai le stesse... e anche il nostro comportamento è condizionato dai diversi incontri che facciamo. Evitiamo allora il classico lamento di fine giornata: "Che barba... che noia... sempre la stessa cosa... non c'è mai niente di nuovo...". Forse non è proprio così...
Che tristezza quando si arriva a questo stato di torpore, niente ci sorprende, niente ci stupisce... è quindi normale che dal nostro cuore non esca per ogni cosa un: “Grazie Gesù”.
Allora... SVEGLIA!!!
Dobbiamo provare a vivere questo avvento come Dio comanda... con tanta speranza, spalancando la porta del nostro cuore perché possa entrarvi una ventata di aria fresca e pulita.
Con l'inizio dell'Avvento la Chiesa presenta la parabola in cui Gesù ci esorta a stare attenti e vigili. E' un invito a vigilare sul nostro desiderio di incontrare il Signore. Dovremmo vivere questi momenti di attesa con gioia, una gioia che non sia posta in primo luogo nel decorare la casa... con l'alberello verde... con l'alberello bianco... con le lucette... per non parlare della corsa all'acquisto del solito regalo scontato e inutile, regalo che molte volte viene pure riciclato... Che brutto!!!
Se dunque qualcuno di noi si era un pochetto assopito, ecco che è arrivato il momento giusto per risvegliarci e prepararci all'incontro con Gesù nostro che, come sappiamo bene, non conosciamo né il giorno né l'ora in cui arriverà; ma proprio a causa di questa incertezza si potrà distinguere chi avrà fatto il possibile per rimanere sveglio e chi no, solo i primi avranno dimostrato di amarlo veramente. Viviamo allora ogni giorno come se fosse l'ultimo, sempre pronti, con le fiaccole accese...
Ma oggi il mondo è molto occupato e preoccupato per altre cose, e insiste a voler vivere come se Dio non esistesse... ma un un bel giorno, “Qualcuno”, ci chiederà conto di tutto, e allora? Che ne sarà di noi? Meglio pensarci prima che sia troppo tardi...
Proviamo a fermarci un attimo... proviamo a fare silenzio... proviamo a fare una sorta di revisione del bilancio della nostra anima... proviamo a pensare all'anno appena trascorso... Questo servirà a farci capire quanto siamo insensibili per le cose di Dio... servirà a farci capire le nostre mancanze, le nostre miserie, la nostra povertà, la nostra impotenza, il non senso della nostra vita, la nostra infelicità... ma anche il nostro desiderio di felicità, il nostro desiderio di senso, il nostro desiderio di vita... c'è forse un modo migliore di prepararsi al natale se non desiderare un salvatore, se non desiderare Gesù!!!...
Penso anche a tutto il baccano che, nonostante la crisi, affligge le nostre città in questo periodo. Gesù??? Chi è??? Chi lo vuole???... I centri commerciali stracolmi fanno invidia all'invasione delle cavallette in Egitto... musica natalizia di ogni genere, bambini che strillano per la macchinetta, la bambola, il giocattolo di ultima generazione di cui non si può fare a meno... Babbi Natale di ogni sesso – anche in questo non c'è più rispetto – che invitano i bimbi a farsi una foto sulle loro ginocchia. Insomma, una confusione megagalattica... ma alla fine è come vivere in un mondo illusorio che ci lascia presto vuoti, come presto si è svuotato il nostro portafoglio. E così, dopo qualche momento di felicità apparente, puntuale come un treno svizzero arriva la delusione, l'amaro in bocca, la depressione...!!!
Allora mi domando: "Che senso ha farsi condizionare dalla pubblicità, dalla moda, dal 'così fan tutti'... e correre dietro a vanità che durano un istante? Perché non cercare di più e di meglio?... Perché accontentarci di un solo attimo?"... Gesù ci vuole dare la felicità eterna!!!
Proviamo allora a cercare di sapere dov'è la fonte di questa gioia... se noi faremo un passo verso la Fonte, la Fonte ne farà dieci verso di noi... e inizierà un'avventura in cui non mancheranno certo le sorprese...
Vigilare significa anche discernere... Se noi vigiliamo infatti, ci sarà dato di distinguere la luce dalle tenebre... se vigiliamo saremo saggi nelle decisioni importanti e prudenti in quelle difficili... se vigiliamo non ci lasceremo prendere dal panico nell'ora della prova... se vigiliamo eviteremo di cadere nelle trappole del demonio che, come sappiamo, è sempre in agguato. Non vigilare nella vita cristiana è come andare in cantina senza accendere la luce... non possiamo poi pretendere di non fracassarci la testa.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede per vivere questa attesa col giusto fervore, contageremo così le persone a noi vicine.
Per quanto mi riguarda, chiedo perdono al mio Gesù di tutte quelle volte che con le mie debolezze, le mie mancanze, i miei peccati, ho contribuito a diffondere nebbia intorno a me. Lo ringrazio però di tutte quelle volte che mi ha aiutato a essere luce per qualcuno. Grazie Gesù per questo anno che hai voluto trascorrere con me... e, anche se è stato un anno difficile, non mi hai abbandonata un attimo, mi hai sempre riempito e soccorso con le Tue grazie. Grazie sopratutto per l'angelo che mi hai mandato a settembre 2013, mi ha sostenuto nei momenti duri e mi ha aiutato a non lasciar spegnere la fiammella della fede. E poi, come non ringraziarti per il regalo anticipato che mi hai fatto per questo natale? Portando infatti le mie gambe fino alla Chiesa del Carmelo mi hai fatto un dono: non speciale, ma specialissimo. Grazie Gesù... e che Tu possa nascere in tanti cuori come sei nato nel mio!!!
Pace e bene

mercoledì 26 novembre 2014

L'anima che non è dimora di Cristo è infelice - Dalle «Omelie» attribuite a san Macario, vescovo (Om. 28; PG 34, 710-711)



Una volta Dio, adirato contro i Giudei, diede Gerusalemme in balia dei loro nemici. Così caddero proprio sotto il dominio di coloro che essi odiavano e si trovarono nell'impossibilità di celebrare i giorni festivi e di offrire sacrifici. Nello stesso modo, Dio, adirato contro un'anima che trasgredisce i suoi precetti, la consegna ai suoi nemici, i quali, dopo averla indotta a fare il male, la devastano completamente. Una casa, non più abitata dal padrone, rimane chiusa e oscura, cadendo in abbandono; di conseguenza si riempie di polvere e di sporcizia. Nella stessa condizione è l'anima che rimane priva del suo Signore. Prima tutta luminosa della sua presenza e del giubilo degli angeli, poi si immerge nelle tenebre del peccato, di sentimenti iniqui e di ogni cattiveria.
Povera quella strada che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d'uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. Povera quell'anima in cui non cammina il Signore, che con la sua voce ne allontani le bestie spirituali della malvagità! Guai alla terra priva del contadino che la lavori! Guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai marosi e travolta dalla tempesta, andrà in rovina.
Guai all'anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli affetti malsani, sconquassata dagli spiriti maligni come da un uragano invernale, andrà miseramente in rovina.
Guai all'anima priva di Cristo, l'unico che possa coltivarla diligentemente perché produca i buoni frutti dello Spirito! Infatti, una volta abbandonata, sarà tutta invasa da spine e da rovi e, invece di produrre frutti, finirà nel fuoco. Guai a quell'anima che non avrà Cristo in sé! Lasciata sola, comincerà ad essere terreno fertile di inclinazioni malsane e finirà per diventare una sentina di vizi.
Il contadino, quando si accinge a lavorare la terra, sceglie gli strumenti più adatti e veste anche l'abito più acconcio al genere di lavoro. Così Cristo, re dei cieli e vero agricoltore, venendo verso l'umanità, devastata dal peccato, prese un corpo umano, e, portando la croce come strumento di lavoro, dissodò l'anima arida e incolta, ne strappò via le spine e i rovi degli spiriti malvagi, divelse il loglio del male e gettò al fuoco tutta la paglia dei peccati. La lavorò così col legno della croce e piantò in lei il giardino amenissimo dello Spirito. Esso produce ogni genere di frutti soavi e squisiti per Dio, che ne è il padrone.

lunedì 24 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 21, 1-4 - Vide una vedova povera, che gettava due monetine.





In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore

Riflessione

La prima cosa che mi ha colpito in questo passo del Vangelo è la frase: “... Gesù, alzàti gli occhi, vide...”.
Quello dello sguardo è un punto per me dolente... infatti, io penso che un vero cristiano debba camminare sempre a testa alta, e uno dei motivi è che, per vedere le cose che ci circondano, non si deve essere tutt'uno con il marciapiede!
Evitiamo di giustificarci: "Oh, non mi sono accorta che quella persona stava male... oh, non mi sono accorta che quella persona aveva un problema di salute... oh, non mi sono accorta che quella persona piangeva"... Sfido io!!! Se si continua ad essere all'unisono con il pavimento non si potrà mai vedere quello che accade davanti ai nostri occhi...
Ma torniamo al Vangelo. Ecco una bella lezione per tutti... ossia che dobbiamo dare al buon Dio tutto ciò che abbiamo e che siamo. Non dovremmo mai dimenticarci che Gesù è venuto e ha dato tutta la Sua vita per noi. Questo dovrebbe stimolarci a donarGli con generosità: non gli avanzi, ma tutto.
Dovremmo allora imitare la vedova che ha dato tutto ciò che aveva; questa è una figura di ciò che dovremmo fare noi: darci completamente a Dio, cedere le redini della nostra vita e lasciare che Lui metta a morte in noi "l'uomo vecchio". Dare tutto quindi, con la certezza che il buon Dio non ci lascerà a mani vuote. Mi viene in mente a questo punto la storia della vedova di Serepta che, grazie alla condivisione dell'unica porzione di cibo che le rimaneva, ha poi beneficiato della ricompensa del Signore. Diceva bene Santa Teresa d'Avila: “Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!”
Il fatto poi che Gesù noti e prenda come esempio, davanti a tutti, la povera vedova che getta due monetine, ci deve far comprendere quanto Dio ami e apprezzi i piccoli gesti. Per tante persone forse le cose piccole sono insignificanti e di poco valore, ma a Gesù, come vediamo, non passano inosservate. La cosa che conta per Lui non è la quantità di ciò che si dona, ma la sincerità e lo spirito con cui si dona. Il poco che si dà, se è dato con amore, agli occhi di Dio pesa tanto. La Sua bilancia come il Suo orologio sono diversi dai nostri.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede per avere il coraggio di gettare tutto il nostro cuore nel tesoro del Tempio. Tutto... anche e soprattutto le nostre miserie, di quelle infatti ne abbiamo in abbondanza e a Dio invece mancano; e siccome il Signore è molto abile con le “trasformazioni”... chiediamogli di trasformare il nostro cuore per renderlo simile al Suo.
Mi piace concludere con una citazione di Sant'Anselmo: “Ama Dio più di te stesso e già comincerai ad avere su questa terra quanto vuoi avere perfettamente in cielo”.
Pace e bene

I PECCATI DI LINGUA di Don Giuseppe Tomaselli – sacerdote salesiano


INTRODUZIONE
Ci sono dei peccati che vengono commessi soltanto da certe categorie di persone, come il furto, l'omicidio; i peccati di lingua invece si sogliono commettere da tutti. Trovare chi non pecchi di lingua è cosa difficile, tanto che San Giacomo Apostolo dice: Chi non pecca con la lingua, è perfetto. -
In vista della grande utilità che potrà apportare a tutte le anime la trattazione di un tale argomento, mi son proposto di scrivere qualche cosa sull'uso della lingua, facendo vedere il male che arreca colui il quale non sa frenarla ed il bene che compie chi ne fa buon uso.
IL DONO DELLA LINGUA
La libertà si apprezza di più quando si visita un carcere e si vedono rinchiusi i detenuti nelle oscure celle; l'agilità delle membra e la vista allora si stimano maggiormente, quando ci si trova davanti a un paralitico o ad un cieco.
Entriamo in un istituto di muti, i quali sogliono essere pure sordi. Osserviamo questi esseri pieni di vita, che vorrebbero parlare e manifestare i loro pensieri e non ci riescono; tentano di balbettare qualche sillaba, ma è inutile; solamente con i segni delle mani e con lo sguardo possono in qualche modo esprimersi. A tale vista, il visitatore rientra naturalmente in se stesso e dice: Povere creature!. Hanno la lingua, ma come se non l'avessero! Io invece posso parlare! Signore, vi ringrazio! -
Realmente dovremmo rendere continue grazie a Dio per averci dato la lingua, questo piccolo muscolo con cui possiamo cantare le lodi al Creatore, manifestare i nostri pensieri ed andare incontro ai bisogni del prossimo.
Quanto bene non può fare una lingua ben moderata e intenta ad aiutare il prossimo spiritualmente e corporalmente! Al contrario, quanta rovina non apporta una lingua viperina, che bestemmia, che calunnia, che scandalizza! Giustamente la lingua può chiamarsi un'arma molto pericolosa. Guai a non saperla usare!
Viene qui a proposito una favola. Un ricco signore ordinò al suo servo di preparargli un pranzo, con quanto di meglio potesse trovare. Il servo, buon filosofo, pensò di provvedere un piatto di lingue. Quando il padrone arrivò a tavola e vide quel cibo, se ne meravigliò. - Non potevi trovare, disse al servo, cosa migliore di questa?
- No, padrone! La lingua è la cosa più buona del mondo, poiché con essa si può fare un bene immenso a sé ed agli altri. -
Il padrone, un poco bizzarro, gli soggiunse: Per il, pranzo di domani mi preparerai la cosa più cattiva che potrai trovare! - Il servo preparò un altro piatto di lingue. Allorché il ricco signore vide a tavola il cibo del giorno precedente, ne domandò la spiegazione al servo, il quale da buon pensatore, rispose: Questa è la cosa più cattiva! Invero il male che può fare la lingua, non può farlo nessuna altra cosa al mondo! - Il padrone rimase profondamente meravigliato della sapienza del suo servo.