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giovedì 18 dicembre 2014

Dio rivelò il suo amore per mezzo del Figlio - Dalla «Lettera a Diognèto» (Cap. 8, 5 - 9, 6; Funk 1, 325-327)



Nessun uomo in verità ha mai visto Dio né lo ha fatto conoscere, ma egli stesso si è rivelato. E si è rivelato nella fede, alla quale soltanto è concesso di vedere Dio. Infatti Dio, Signore e Creatore dell'universo, colui che ha dato origine ad ogni cosa e tutto ha disposto secondo un ordine, non solo ama gli uomini, ma è anche longanime. Ed egli fu sempre così, lo è ancora e lo sarà: amorevole, buono, tollerante, fedele; lui solo è davvero buono. E avendo egli concepito nel cuore un disegno grande e ineffabile, lo comunica al solo suo Figlio.
Per tutto il tempo dunque in cui conservava e custodiva nel mistero il suo piano sapiente, sembrava che ci trascurasse e non si desse pensiero di noi; ma quando per mezzo del suo Figlio prediletto rivelò e rese noto ciò che era stato preparato dall'inizio, tutto insieme egli ci offrì: godere dei suoi benefici e contemplarli e capirli. Chi di noi si sarebbe aspettati tutti questi favori?
Dopo aver tutto disposto dentro di sé assieme al Figlio, permise che noi fino al tempo anzidetto rimanessimo in balia d'istinti disordinati e fossimo trascinati fuori della retta via dai piaceri e dalle cupidigie, seguendo il nostro arbitrio. Certamente non si compiaceva dei nostri peccati, ma li sopportava; neppure poteva approvare quel tempo d'iniquità, ma preparava l'era attuale di giustizia, perché, riconoscendoci in quel tempo chiaramente indegni della vita a motivo delle nostre opere, ne diventassimo degni in forza della sua misericordia, e perché, dopo aver mostrato la nostra impossibilità di entrare con le nostre forze nel suo regno, ne diventassimo capaci per la sua potenza.
Quando poi giunse al colmo la nostra ingiustizia e fu ormai chiaro che le sovrastava, come mercede, solo la punizione e la morte, ed era arrivato il tempo prestabilito da Dio per rivelare il suo amore e la sua potenza (o immensa bontà e amore di Dio!), egli non ci prese in odio, né ci respinse, né si vendicò. Anzi ci sopportò con pazienza. Nella sua misericordia prese sopra di sé i nostri peccati. Diede spontaneamente il suo Figlio come prezzo del nostro riscatto: il santo, per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli iniqui, l'incorruttibile per i corruttibili, l'immortale per i mortali. Che cosa avrebbe potuto cancellare le nostre colpe, se non la sua giustizia? Come avremmo potuto noi traviati ed empi ritrovare la giustizia se non nel Figlio unico di Dio?
O dolce scambio, o ineffabile creazione, o imprevedibile ricchezza di benefici: l'ingiustizia di molti veniva perdonata per un solo giusto e la giustizia di uno solo toglieva l'empietà di molti!


martedì 16 dicembre 2014

Gianna Jessen - La bambina di Dio - Una testimonianza fantastica tenuta a Queen's Hall - Melbourne 2008


"Sono stata abortita e non sono morta. La mia madre biologica era incinta di sette mesi quando andò da "Planned Parenthood" nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo. Un aborto salino consiste nell'iniezione di una soluzione di sale nell'utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore. Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita VIVA il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California. C'erano giovani donne nella stanza che avevano appena ricevuto le loro iniezioni ed aspettavano di partorire bambini morti. Quando mi videro, provarono l'orrore dell'omicidio. Un'infermiera chiamò un'ambulanza e mi fece trasferire all'ospedale. Fortunatamente per me il medico abortista non era alla clinica. Ero arrivata in anticipo, non si aspettavano la mia morte fino alle 9 del mattino, quando sarebbe probabilmente arrivato per il turno d'ufficio. Sono sicura che non sarei qui oggi se il medico abortista fosse stato alla clinica dato che il suo lavoro è togliere la vita, non sostenerla. Qualcuno ha detto che sono un "aborto mal riuscito", il risultato di un lavoro non ben fatto. Fui salvata dal puro potere di Gesù Cristo. Signore e Signori, dovrei essere cieca, bruciata... dovrei essere morta! E tuttavia, io vivo! (continua...)



lunedì 15 dicembre 2014

Beato Onorato (Venceslao) Kazminski Cappuccino (1829 – 1916) SACERDOTE PROFESSO DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI FONDATORE DI MOLTE CONGREGAZIONI RELIGIOSE - Beatificazione: 16 ottobre 1988 - Festa: 16 dicembre




ONORATO KOŹMIŃSKI nacque a Biała Podlaska, nella provincia di Siedlce in Polonia, il 16 ottobre 1829, dall'architetto Stefano Koźmiński e da Alessandra Kahl, coniugi di agiata condizione. Era il secondo di quattro figli. Al battesimo, ricevuto due giorni dopo, gli vennero imposti i nomi di Fiorentino, Venceslao, Johann, Stefano. Era però comunemente chiamato Venceslao. I suoi genitori lo educarono a una vita profondamente cristiana. Trascorse i primi undici anni in famiglia, frequentando le scuole elementari nel paese natale e poi continuando gli studi, dal 1837, nella scuola circoscri­zionale. Nel 1840 ricevette la cresima e nel maggio dello stesso anni si tra­sferì a Włocławek. Frequentò poi il ginnasio nel governatorato di Płock con­seguendo la relativa licenza. Ancora quindicenne, nel settembre 1844 iniziava gli studi di architettura all'Accademia delle Belle Arti di Varsavia.

L'influsso di un compagno negli ultimi anni di studi ginnasiali, l'azione anti-cattolica svolta dal governo, l'illuminismo razionalista e la morte del pa­dre il 2 novembre 1845 gli causarono una crisi di fede, per cui si proclamò ateo e svolse attività antireligiosa tra i compagni.

Il 23 aprile 1846, sospettato dalla polizia zarista di aver fatto parte di un complotto contro il regime, fu arrestato e rinchiuso nella « Cittadella » (pri­gione) di Varsavia, nel X reparto, dove finivano i candidati alla sentenza ca­pitale. Sua madre si precipitò a Varsavia e fece di tutto per strapparlo alla morte. In carcere Venceslao, oltre che dall'attesa tremenda, fu anche tormen­tato dal tifo. La crisi religiosa si acuì, ma con il lento ricupero della salute, tornò anche la fede.

LE PICCOLE VIRTU' DELLA CORTESIA, DELLA DISCREZIONE, DELLA GRATITUDINE, DELLA MODESTIA, DELLA SINCERITA’ ,DELLA SPERANZA, DELL'ECONOMIA, DELL'ESATTEZZA - Estratto dal libro: Les petites vertus du foyer, Georges Chevrot, ed. Le Laurier, Paris




LA PICCOLA VIRTU’ DELLA CORTESIA
In una lettera a Madame de Chantal, san Francesco di Sales scriveva: "Piccola cortesia, virtù modesta, ma segno di una virtù maggio­re... E occorre esercitarsi nelle virtù piccole, senza le quali le grandi virtù sono spesso false ed ingannevoli". E' raro, infatti, rimanere estasiati davanti ad una persona regolarmente affabile e gentile. Ciononostante, questa affa­bilità e questa gentilezza presuppongono una vigilanza ed un dominio di sé poco comuni. Ora, vi è un certo numero di piccole virtù che, come la cortesia, non provocano un'ammira­zione rumorosa; ma quando vengono meno, le relazioni tra gli uomini sono tese, faticose, addirittura burrascose, a tal punto che talvolta portano a dei disastri. Queste "virtù modeste" sono esattamente quelle che rendono soppor­tabile e gradevole la nostra vita quotidiana. Perciò vorrei dedicare questa serie di conver­sazioni alle piccole virtù delle famiglie cri­stiane. A prima vista, è un proposito assai modesto. Eppure, non è forse logico che sia prima di tutto alla famiglia che l'insegnamen­to di Cristo apporti la sua luce, il suo calore ed i suoi semi di gioia?
Non è forse vero che è tra le quattro mura della stanza in cui vi trovate adesso che dove­te osservare la legge di Gesù Cristo? A questo riguardo, in molte menti bisognerebbe rettifi­care alcuni errori. Alcuni ritengono che l'uni­co oggetto della religione sia garantire agli uomini la felicità in un altro mondo. Certo, Gesù Cristo ci ha fatto questa promessa ed è per mantenerla che il Figlio di Dio è venuto a far parte della famiglia umana, si è incarnato e ci ha riscattati. Tuttavia, quel dono prodi­gioso di felicità eterna, senza paragone con le nostre risorse e le nostre ambizioni, ha come condizioni la nostra fede, la nostra buona volontà, i nostri sforzi sinceri, tutte cose che dobbiamo realizzare fin da adesso. In realtà, noi abbiamo soltanto una vita che, oltre la morte, non avrà fine. La nostra felice eternità è cominciata fin dal giorno del nostro battesi­mo. E' qui, sulla terra, che ha inizio per noi il nostro cielo, pregando Dio ed osservando i suoi comandamenti. La religione non è solo una questione riguardante l'aldilà; ha la sua bella funzione anche quaggiù. Essa deve rego­lare la nostra vita presente. Dicendo la nostra vita presente, intendo dunque la nostra vita reale, la nostra vita quotidiana. Anche a que­sto proposito, sbagliano molte persone, talvol­ta dei buoni cristiani. Costoro compiono una separazione artificiale tra ciò che chiamano vita profana ed i doveri propri della religione, che formerebbero una breve parentesi nella vita di ciascuno. Ma se, per la maggioranza degli uomini, il tempo riservato alla preghiera è per forza molto breve rispetto alle loro varie occupazioni, non dimentichiamo che noi viviamo tutto il giorno sotto lo sguardo di Dio, e che gli dobbiamo costantemente l'o­maggio della nostra obbedienza, il quale si traduce nell'offerta esplicita di ogni nostra attività. Per essere esatti, l'espressione "vita profana" non ha senso per un cristiano, perché tutta la sua vita è consacrata interamente a Dio, che egli deve onorare in ogni sua azione, perfino in quelle più ordinarie.
Che voi mangiate o che voi beviate, scrive san Paolo, qualunque cosa facciate, fate tutto per la gloria di Dio.

Santa Virginia Centurione - Tema: Rosario - Mariologia - Servizio del prossimo -Virginia Centurione Bracelli è stata proclamata Beata il 22 settembre 1985 a Genova e canonizzata a Roma, il 18 maggio 2003, dallo stesso Pontefice: San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).



«Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, la preghiera della famiglia e per la famiglia. Una volta, questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane e favoriva certamente la comunione. Non bisogna che questa preziosa eredità si perda... Mi rivolgo a voi, fratelli e sorelle di ogni condizione...: riprendete in mano la corona con fiducia... Che il mio appello non rimanga lettera morta!» Così si esprimeva il Santo Padre nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariæ del 16 ottobre 2002, che istituiva un anno del Rosario (n. 41). L'esempio di una santa che ha saputo rispondere all'appello di Nostra Signora può incoraggiarci a vivere con Maria, poichè la devozione a Maria forma autentici servi di Gesù Cristo. Tale devozione può concretizzarsi per noi, attraverso la recita del Rosario.

Il 20 settembre 1801, nell'antico monastero di Santa Chiara, a Carignano, nel Piemonte (Italia), non lontano da Genova, alcuni operai ispezionano le tombe sotto il pavimento, nella speranza di trovarvi oggetti di valore o, quanto meno, piombo. In una bara, scoprono il corpo di una donna, assolutamente intatto. L'iscrizione rivela che si tratta di Virginia Centurione, moglie di Gaspare Bracelli, morta a 65 anni, il 15 dicembre 1651, vale a dire centocinquant'anni prima. Le autorità civili, piuttosto anticlericali (il Piemonte è all'epoca sotto il dominio di Napoleone) si sforza di temperare l'entusiasmo che la meravigliosa scoperta suscita fra la popolazione genovese. Il notaio Piaggio è incaricato di dimostrare scientificamente che la conservazione del corpo è dovuta ad un'imbalsamazione. Ma quando trova il cadavere morbido e flessibile, il Dottor Piaggio abbandona l'ispezione ed avverte le Suore di Bisagno che i resti mortali della loro fondatrice sono stati identificati. Quest'atto di sincerità, considerato dal governo come un tradimento, gli varrà di esser radiato dal collegio notarile. Non potendo più esercitare ormai la sua professione, egli accetta di vivere nella massima povertà e si adopera nella ricerca dei ricordi relativi alla defunta, in vista della di lei glorificazione.