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giovedì 12 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7, 31-37 - Fa udire i sordi e fa parlare i muti.


 
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore
Riflessione

Effatà... Apriti!!! Ecco la parolina magica che apre le porte del nostro cuore. Dobbiamo infatti spalancare le porte a Cristo se vogliamo comunicare con Lui.
Ma per ascoltarLo, per parlarGli, per toccarLo, dobbiamo supplicarLo di guarire il nostro “sordomutismo. Siamo tutti un po' sordumuti... viviamo la nostra vita in una campana insonorizzata, chiusa ermeticamente come un barattolo della “bormioli”...
E meno male che nel giorno del nostro battesimo il sacerdote ha pronunciato la parola “Effatà”!!! Pensa se si fosse dimenticato di dirla!!!
“Effatà”, una parola speciale con la quale il buon Dio ci ha fatto il dono della voce e dell'udito... ma con l'andare del tempo le cose si sono un po' guastate. Con la voce facciamo i prepotenti e l'udito lo utilizziamo a intermittenza ascoltando solo ciò che più ci garba.
Molto spesso infatti, quando ci troviamo tra amici o tra colleghi, i nostri dialoghi assomigliano a quelli tra sordi e muti. Non sappiamo ascoltare!!!... Quando ascoltiamo molto spesso è in modo distratto e a volte non vediamo l'ora che chi ci parla finisca presto.
Quante volte pensiamo che la persona che ci sta parlando stia dicendo delle cose poco brillanti, poco interessanti o poco intelligenti? Ma chi non sa ascoltare, con il tempo, diventerà anche muto... perchè dalla sua bocca verranno fuori solo parole che non toccano il cuore di nessuno.
Certo che è curioso come Gesù opera questa guarigione... Sembrano quasi i modi di uno stregone!!! Fango... saliva... respiro... e il tutto lontano dalla folla. Noi ci saremmo domandati: "Ma che razza di medicina è mai questa?". Non dobbiamo però sorprenderci, Dio, per guarire, usa a volte dei metodi "molto particolari" che di solito noi non comprendiamo.
Accogliere Gesù nella nostra vita significa stare a Tu per Tu con Lui; solo Lui potrà guarire tutte le nostre chiusure e toglierci quel grosso tappo di cerume che da soli non riusciremmo mai a togliere.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede, di inalarci il Suo Spirito come una medicina con l'aerosol... per sciogliere il nodo che abbiamo in gola e aprire il nostro udito, ossia di guarire ciò che ci impedisce di comunicare con Lui e con i nostri fratelli.
E' terribile rimanere sordomuti sapendo che c'è qualcuno che vuole e può guarirci. Quando incontriamo il Signore, iniziamo a godere di tutte le cose che la natura ci dona, ma soprattutto diventiamo capaci di dire: “Ti amo... Grazie... Scusa... Per favore... Prima tu... Bravo... Posso aiutarti...”
Grazie, mio caro Gesù, per avermi fatta uscire dall'angusto recinto in cui ero prigioniera; la Tua voce mi ha raggiunta e Tu mi hai guarita con la Tua saliva, come fa un papà con il suo bimbo quando si fa male cadendo. Grazie...
Pace e bene

martedì 10 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7, 14-23 - Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo



In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore
Riflessione

Ascoltatemi tutti e comprendete bene!”... Oggi Gesù non chiede solo di ascoltare, ma anche di comprendere. Questo per dirci che non è scontato che una persona ha capito solo perché ha ascoltato...
Nel Vangelo di oggi Gesù rende noto il nostro quadro clinico, che a dire il vero non è molto confortante, anzi, è un vero disastro!!!
Cosa c'è di meglio di un bell'elenco di vizi, di propositi di male che, come dice Gesù, escono proprio dal nostro cuore e non sono imputabili ad altri: società, ambiente, educazione, condizionamenti...? La Sua diagnosi non deve lasciarci tranquilli... o pensiamo davvero di essere immuni dal virus dell'ipocrisia?
Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”... Naturalmente questo messaggio non è rivolto ai bimbi - qualcuno di loro potrebbe dire: “Hai visto papà... anche Gesù dice che i microbi non fanno male, quindi posso anche non lavarmi le mani prima di mangiare” - ma è rivolto a noi adulti. In qualche modo Gesù mette in evidenza quell'atteggiamento farisaico da cui non siamo mai al sicuro e nel quale ogni tanto scivoliamo. Quando crediamo di essere a posto, in realtà, continuiamo a risciacquare la nostra vita nell'acqua sporca della presunzione e dell'ipocrisia, giustificando ogni nostro atto. Diceva bene padre Molinié nel libro “Il coraggio di avere paura”: Molti si immaginano che l'ideale della vita cristiana consista nell'evitare che l'uomo vecchio ne faccia qualcuna delle sue. C'è da sperare molto di più: E' CHE MUOIA. Da un cuore puro e semplice usciranno solo cose belle, non solo, nei momenti “no”, nei momenti di tempesta, nei momenti di disagio, verrà fuori dal nostro cuore ciò che in realtà c'era già dentro; è come se i momenti di grave difficoltà avessero il potere di rivelare senza ombra di dubbio ciò che c'è nel cuore dell'uomo. Una persona buona,  che ha Dio nel cuore, nei momenti della prova sarà molto più docile, si lascerà lavorare, si farà coccolare, si farà amare, saprà ringraziare, sarà umile, saprà condividere... Al contrario, una persona dal cuore duro nei momenti della prova scatenerà una tempesta di cattiverie al cubo... ogni vizio, che fino ad allora cercava di tenere nascosto, verrà fuori in tutto il suo orrore. Quando si dice che sono le prove della vita a farti diventare cattivo, penso che non sia vero. Non sono le sofferenze che fanno diventare una persona perfida, ma è l'assenza di Dio nel cuore che rende i suoi comportamenti orribili e odiosi. Un cuore bello e puro fa brillare tutta la persona e i suoi comportamenti saranno degni di un discepolo del Signore... niente e nessuno potrà contaminarlo. "La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso" (Mt 6, 22). E' vero che siamo immersi nelle cose brutte e negative del mondo, ed è anche vero che non è facile uscirne illesi... ma se confidiamo in Dio riusciremo a far rimbalzare tutte le cattiverie e tutte le noie, perché Lui è il nostro scudo.
Proviamo allora ad assumerci la responsabilità di ciò che facciamo o che diciamo, perché se il mondo va male, la colpa non è sempre degli altri... Gli altri sono sempre cattivi, noi, i buoni... Ah, se lo facessi io... lo farei senz'altro meglio!!! Gli altri devono sempre approvare ciò che facciamo, non vogliamo accettare nessun consiglio e se qualcuno si azzarda a dirci che forse il nostro atteggiamento dovrebbe essere leggermente diverso... apriti cielo!!!... significa che non capiscono niente; probabilmente perché non accettiamo di metterci in discussione.
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede e di rendere il nostro cuore simile al Suo, perché solo i puri di cuore avranno il privilegio di vederLo.
SupplichiamoLo di aiutarci, di darci la forza e la pazienza perché Lui possa cambiare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne; perché le nostre parole corrispondano ai pensieri del cuore, pensieri di amore di pace e di giustizia... Così il nostro quadro clinico, diventerà migliore!!!
Pace e bene

Santa Scolastica (Norcia, 480; † Piumarola frazione di Villa Santa Lucia, 547) è stata una monaca e fondatrice italiana e patrona dell'ordine delle benedettine. È Venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa anglicana.



La storia di Santa Scolastica ha un stretto legame con quello che, per i disegni della Provvidenza è nato per la vita, il grande San Benedetto, suo fratello gemello e padre del monachesimo occidentale,a chi ha amato di tutto il suo cuore.

Quando Nostro Signore è venuto nel mondo, ci ha portato un nuovo comandamento: "Come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Questo amore portato alle ultime conseguenze ci ha propiziato la Redenzione. E un rapporto umano regolato e ben condotto deve seguire l´esempio del Divino Maestro. Il vero amore del prossimo è quello che si nutre di altri per l´amore a Dio e che ha il Creatore come il centro, mirando alla santità di quei che amiamo. Già Santo Agostino ha insegnato che ci sono solo due amori: o si ama a sé stesso fino all´oblio di Dio, o si ama a Dio fino alla dimenticanza di sé stesso.
Così era Santa Scolastica, un´anima innocente e piena d´amore a Dio, dal quale poco si sa, ma lei quando si è aperta alla sua grazia ha acquisito eccezionale forza d´animo ed è riuscita a raggiungere l´onore dell´ altare. La sua storia ha un legame stretto a quello che per i disegni della Provvidenza è nato insieme a lei, il grande San Benedetto, suo fratello gemello e padre del monachesimo occidentale, che amava con tutto il cuore.