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sabato 21 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,20-33 - Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.





Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore
Riflessione

Per credere in Gesù è necessario vedere Gesù...  come in una visione faccia a faccia.  E' necessario quindi  un incontro in profondità, oltre le apparenze, qualcosa di più di una conoscenza di Lui "per sentito dire".
Dovremmo fare nostra la preghiera che i Greci del Vangelo di oggi rivolgono a Filippo:  Vogliamo vedere Gesù”...
Molto spesso siamo convinti di aver visto Gesù, ma la realtà è che ci siamo fermati in superficie e guardiamo il Crocifisso senza coglierne il messaggio, senza essere veramente "toccati" da un amore che non è di questo mondo...
Proviamo allora a ripetere ogni giorno la preghiera dei Greci: “Vogliamo vedere Gesù”... come se non lo avessimo mai visto, come se fosse la prima volta... anche perché, a dire il vero, non finiremo mai di conoscere Gesù. E se in alcuni momenti ci prende la sindrome di “ormai so tutto”... è il caso di darci una ridimensionata.
Per vedere veramente Gesù dobbiamo riconoscere con umiltà la grandezza del nostro peccato, perché solo i peccatori, perdonati da quel Gesù che dalla croce ci abbraccia, capiscono veramente il significato della Pasqua. Dio ha donato tutto se stesso per liberarci dalla morte eterna, ma se noi ci ostiniamo a non voler vedere i nostri peccati, perché troppo impegnati a vedere quelli degli altri, il nostro cuore diventerà così duro da non riuscire a vedere veramente Gesù, o almeno lo vedremo come a noi fa più comodo... e così le Sue Parole verranno scambiate per un “tuono”. Perchè non riusciamo a riconoscere la Sua voce?... Forse perché ci ostiniamo a essere dei caproni invece di pecore mansuete. Non vogliamo cedere il timone a Gesù. Ma Lui oggi è molto chiaro: per risorgere con Lui, dobbiamo prima morire. Non di una morte serena, ma di una morte di croce. Questo discorso non ci garba poi così tanto. E perché non ci piace tanto?... Forse perché la vita a cui aspiriamo è tutta rose e fiori... comoda, senza problemi economici o di salute, ma sopratutto una vita senza regole. Vogliamo insomma amare Gesù e il mondo. Ma con Lui, bisogna fare una scelta e non essere neutrali: o Lui o il mondo.

Facciamo nostre le parole di Santa Teresa d'Avila: Non amo il mondo né cosa alcuna che gli appartenga, né credo che mi allieti nulla che non venga da voi; il resto mi appare, anzi, come una pesante croce” (Il libro della vita - Paragrafo 9, capitolo 6).

Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, in modo da avere ogni giorno il desiderio di Lui, di avere ogni giorno la curiosità di conoscerlo sempre più in profondità, di dire ogni giorno “voglio vedere Gesù.
Domandiamogli anche perdono per quei momenti in cui lo abbiamo cercato solo per avere un miracolo, per soddifare qualche capriccio o perché volevamo che Lui cambiasse il cuore degli altri anziché il nostro, o perché non ci siamo preoccupati a sufficienza di conoscere il Suo cuore. Un cuore grande e trafitto... l'unico che può dare le risposte giuste alle nostre inquietudini, ai nostri interrogativi... un cuore grande dal quale fuoriesce latte e miele, che ci guarisce e che ci trapianta nel buon terreno... quello dell'amore. Se accetteremo di morire in questo terreno come il chicco di grano caduto in terra, tutte le nostri croci avranno un senso, perché incamminati verso lo stesso destino di Gesù,  che  terminerà nella gloria della risurrezione.
Gesù mio, Tu puoi tutto, allora ti prego, aumenta il mio desiderio di servirti e di collaborare con Te... senza troppi ragionamenti. E quando mi trovo all'incrocio di due strade... Ti supplico di accendere una lucina perché io veda la direzione giusta. Io voglio stare dove sei Tu. Voglio provare ad amare come Te, perché le persone che incontro possano sentire il profumo del Tuo amore... e fa che ogni sofferenza offerta a Te porti molto frutto.  Perdonami se a volte ho paura di fare delle scelte che potrebbero cambiare la mia vita. Dammi la forza di osare... perché un giorno, quando mi peserai, non vorrei essere trovata leggera come la pula!!! Pensa che fine farei!!! Sarei il gioco preferito del vento...
Pace e bene

mercoledì 18 marzo 2015

Nella bottega di Giuseppe – Tratto dal libro “ Gesù che passa” di San Josemaría Escrivá



La Chiesa intera riconosce in san Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio. È per questo che, da molti anni, mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore: Padre e signore nostro.

San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. Dall'intimità con lui si scopre inoltre che il santo Patriarca è maestro di vita interiore: ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu: un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani. E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e di gioia.

Dieci regole sicure per morire prima del tempo


Queste dieci regole sono opera di una Suora del Divin Sorriso che ne fa largo uso nei suoi contatti con il pubblico. Quando incontra qualche “agitato”, “supervelocista”, “facciotuttome”, tira fuori un’immaginetta su cui ha fatto stampare questa sorta di decalogo e, col miglior sorriso del mondo, lo porge all’interessato. Quasi sempre, dopo averlo letto, il tizio si gratta la zucca, fa un sorriso semifreddo e ringrazia la Suora; ma c’è da scommettere che la sera tira fuori l’immaginetta dal portafoglio e se la sillaba attentamente meditandosela parola per parola.

Ecco il contenuto dell’immaginetta:

Se ci tieni a morire prima del tempo:
  1. Prima il lavoro, poi la persona, infine gli altri.
  2. Ricordati che non sei solo utile, ma indispensabile.
  3. Portati sempre dietro il fagotto dei tuoi pensieri più tristi, deprimenti e pessimisti; non lasciarlo mai.
  4. Se nei tuoi rapporti con gli altri ti spunta anche solo un mezzo sorriso sul labbro, troncalo subito; non vorrai per caso perdere la tua dignità, perbacco…?!!!
  5. Non dimenticare che gli altri sono sempre più fortunati di te; convincitene a fondo e pensaci sempre.
  6. Non delegare mai a nessuno qualche tuo potere; gli altri sbagliano sempre, tu mai.
  7. Il riposo, la musica, le vacanze son cose da ragazzi: fuggile come la peste.
  8. Solo tu puoi assumerti certe responsabilità; lasciarle a un altro sarebbe viltà, soprattutto se te lo chiede.
  9. Le migliori ore di lavoro sono: durante i pasti, dopo cena e sino a notte inoltrata.
  10. Soprattutto, ricordati che sei assolutamente insostituibile.

Se seguirai con scrupolo queste linee di condotta non c’è dubbio che fra non molto un altro verrà a prendere il tuo posto; tu passerai a miglior vita.

lunedì 16 marzo 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,17-30 - Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.


In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Parola del Signore

Riflessione

Gesù è il riflesso di Suo Padre e quindi con il suo comportamento mostra in pieno il volto buono di chi ci aspetta in cielo, un volto di un Padre che opera sempre, senza mai stancarsi, perchè l'Amore non si stanca mai, ma diventa sempre più intenso e più bello. Quindi conoscendo Gesù conosciamo anche il Padre, che poi, è anche Padre nostro.
Se noi prendiamo come esempio una famiglia "normale"... cosa fa il papà con il suo bimbo? Lo cura, lo accudisce, lo istruisce, gli insegna a giocare a pallone, gli insegna i trucchi del mestiere,  gli dà tanto amore e alla fine questo bimbo rispecchierà nella sua vita tutto questo, imitando in tutto il papà, nel modo di parlare, di camminare, di ridere, di gesticolare, un po' meno nell'ubbidire... e così a volte ci viene da esclamare: “guarda... sembrano gemelli!!!“. Infatti, i bambini sono delle spugne e, come tali, assorbono tutto. Ecco perché bisogna stare molto attenti a come noi adulti ci comportiamo, perché come si dice “dal frutto si comprende se la pianta è sana”, quindi se le mele di una pianta sono piene di vermi, sta a significare che la pianta è malata. Se un figlio cresce con tanto amore, generalmente quando sarà grande non avrà paura di amare a sua volta, non avrà paura di affidarsi a Dio e di chiamarlo “Padre”, perché sa molto bene che un rapporto tra padre e figlio è fiducia, è amore, è complicità. Sa quindi che Dio essendo padre anche lui, non lo deluderà mai, non farà mai niente che possa dispiacerlo, non lo abbandonerà mai. Cosa che nella nostra realtà invece qualche volta succede. Non solo, viviamo in una società dove ci sono tante famiglie distrutte, genitori preoccupati perché non riescono ad arrivare alla fine del mese, preoccupazioni di ogni genere, la televisione e i videogiochi che hanno preso il posto di una bella chiacchierata a tavola. Insomma il rapporto tra padre e figlio, oggi ha qualche problemino.
Però, attenzione, non bisogna dare la colpa ai genitori se abbiamo poca fede. Certo... questo nostro rapporto con loro, ci condiziona in questo cammino e magari si ha più difficoltà e si va quindi più lentamente, ma il giorno che siamo venuti al mondo, Dio ha impresso nel nostro cuore il Suo amore grande e quindi spetta a noi, una volta adulti, cercare di spolverare la calamita che Lui ha nascosto in fondo al nostro cuore perché, dopo una bella lucidata, funzionerà a dovere e andrà da chi ci chiama da sempre. Gesù poi fa da collante tra noi e il Padre. Allora, perchè ostinarci a voler vedere Dio come un giudice severo? Lui non ha mandato suo figlio sulla terra a morire sulla croce per giudicarci... (poteva farlo anche da lassù lui stesso, senza scomodare nessuno...), ma la Sua venuta e la Sua morte sono servite per dare una vita nuova a tutti noi, una vita senza tenebre... insomma, ha salvato coloro che, senza di Lui, non possono assolutamente sperare di riuscire a cavarsi dai guai. Dipende quindi dal nostro comportamento vedere Suo Figlio: come Salvatore o come Giudice. Gesù infatti prima di morire ci ha lasciato il Suo testamento... nel quale Lui dice a Maria: "Ecco tuo Figlio", e a Giovanni: "Ecco tua madre". Da quel momento siamo diventati una nuova generazione di figli, ma che non hanno smesso di fare stupidaggini.
Pace e bene


Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,1-16 - All’istante quell’uomo guarì.



    Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
    Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
    Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
    Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

    Parola del Signore
Riflessione

Sembra un po' superflua la domanda che Gesù fa al povero disgraziato nella piscina di Betzatà... “Vuoi guarire?”. E' come se un medico mi dicesse: vuoi che ti passino le coliche?... Certo che lo voglio... ma che razza di domande!!!
Invece la domanda di Gesù ha un senso, perché Lui prima di agire ha bisogno della nostra autorizzazione. Ha bisogno del nostro si. La cosa bella è che con il comando «Alzati, prendi la tua barella e cammina», ci toglie ogni scusa che ogni volta esce dalla nostra bocca... ma come faccio... non posso... nessuno mi aiuta... Infatti, la credenza di allora era che un angelo agitava le acque della piscina e il primo che si buttava veniva guarito. La paralisi però è dentro di noi e facciamo in fretta a dare la colpa agli altri, dicendo che non ci aiutano o che ci calpestano. Gesù in questo passo del Vangelo ci fa capire che la vera forza non è l'acqua della piscina, ma la vera sorgente è Lui. L'acqua che guarisce tutte le nostre paralisi è quella che uscirà insieme al sangue dal Suo costato aperto.
Il paralitico è guarito, guarda caso proprio di sabato (giusto per alimentare un pochetto di odio tra i Giudei), ma non è liberato dal suo lettuccio, quello deve portarselo con se.
Chi segue Cristo non è immune dalle sofferenze, quelle ci sono e anche tante...rappresentano in qualche modo il nostro lettuccio con il quale dobbiamo convivere. Ma la Sua forza ci aiuterà a portarlo, non con gioia, ma con pazienza. E poi continuando a stare sulle nostre spalle, ci farà ricordare sempre che cosa il Signore ha fatto con noi. E come diceva giustamente Santa Gemma Galgani: “Ricordiamoci che siamo seguaci di quel Gesù che soffrì tanto. No, non basta avere sotto gli occhi la Croce; bisogna averla addosso”.
Pace e bene

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,43-54 - Va’, tuo figlio vive.



In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore

Riflessione


Nel Vangelo di oggi Gesù condanna il comportamento di chi lo cerca solo per ricevere miracoli, e questo lo si può notare dalla risposta che dà al funzionario del re, quando gli chiede la guarigione di suo figlio quasi “spacciato”... «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
Ricorrere al Signore solo quando ci si trova in situazioni gravi è un atteggiamento forse da opportunisti, ma Gesù in questo brano del Vangelo ci dimostra che, nonostante la nostra poca volontà di approfondire la fede, Lui non nega il miracolo. Non solo... non ha bisogno neanche di vedere la persona che sta morendo, ma basta la sua parola per farla guarire.
E anche se Gesù disapprova un pochetto questo atteggiamento, si fa prendere dalla compassione e salva così il ragazzo. Gesù ci prova in tutti i modi ad aprire il nostro cuore e a farlo guarire.
Quante volte ci siamo comportati come il funzionario? Quante volte davanti ai problemi di salute, di lavoro, ci si è rivolti a Dio per chiedere un miracolo? Quante volte Lui ha esaudito questa nostra preghiera? E quante volte noi abbiamo detto: "Grazie grazie grazie" e poi una volta passato tutto, chi si è visto si è visto? Fino alla prossima volta...
Certo il buon Dio è molto compassionevole, ma non per questo bisogna approfittarne. Non dobbiamo andare da Lui solo quando constatiamo la nostra impotenza dinanzi agli eventi tragici che colpiscono la nostra vita per chiedergli subito un segno tangibile, ma dobbiamo cercare di incontrarci con Lui sempre, e riconoscere i suoi prodigi che incominciano appena apriamo gli occhi fino a quando la notte andiamo a letto. Le nostre giornate sono piene di miracoli, bisogna toglierci solo il prosciutto dagli occhi!!! Lui mantiene sempre le Sue promesse... siamo noi che molte volte siamo inaffidabili e non vediamo. E se vogliamo avere il Suo aiuto concreto ogni giorno, dobbiamo cercare di entrare in intimità con Lui, amarlo veramente, e questo lo possiamo fare attraverso la Comunione.
Pace e bene