Pagine statiche

sabato 11 aprile 2015

Juanita Fernandez del Solar - Santa Teresa de Los Andes


(1900-1920) vergine, Carmelitana Scalza



La giovane che oggi la Chiesa glorifica e chiama Santa, è un profeta di Dio per gli uomini e le donne del nostro tempo. Teresa de Gesù de Los Andes, con l'esempio della sua vita, ci propone il vangelo di Cristo, vissuto e praticato fino alle ultime esigenze.
Ella è per l'umanità una prova indiscutibile di quanto la chiamata di Cristo alla santità sia attuale, possibile e vera. Ella si presenta davanti ai nostri occhi per dimostrare che la radicalità della sequela di Cristo è l'unica cosa per la quale vale la pena di vivere e l'unica che rende felice l'uomo.
Teresa de Los Andes, con il linguaggio della sua intensa vita, ci assicura che Dio esiste, che Dio è amore e gioia, che Dio è il nostro tutto.
Nacque a Santiago del Cile il 13 luglio 1900. Al fonte battesimale venne chiamata Juana Enriqueta Josefina de los Sagrados Corazones Fernandez Solar. Familiarmente era chiamata, e ancora oggi è conosciuta con il nome di Juanita.
Visse la sua infanzia nella normalità in seno alla famiglia: i genitori, Michele Fernández e Lucia Solar; tre fratelli e due sorelle; il nonno materno, zii, zie e cugini.
La famiglia godeva una buona posizione economica e conservava autenticamente la fede cristiana, vivendola con sincerità e perseveranza.

Dagli Atti degli Apostoli - At 4, 13-21 - Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato.



 At 4,13-21
In quei giorni, i capi, gli anziani e gli scribi, vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.
Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome».
Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».
Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto.

Parola di Dio


Riflessione

Gesù non poteva scegliere un'agenzia pubblicitaria migliore per far conoscere il Suo regno nel mondo intero... "Pietro & Company International", con capitale sociale: "Gesù Cristo"... interamente versato!!!
Da pescatori a imprenditori di successo... però, che salto di qualità!!!
Così, dopo tre anni di duro praticantato alla sequela del Maestro hanno superato brillantemente l'esame e ora, grazie all'intervento dello Spirito Santo, nessuno può più fermarli.
Il sinedrio, giustamente, inizia a essere preoccupato per questo nuovo movimento che sta suscitando troppo interesse e inizia ad avere una scia notevole di seguaci. Non solo... ma fa molta fatica a vedere ed accogliere ciò che sta proprio sotto il suo  naso... nonostante tutto,   il  cuore dei capi, degli anziani e degli scribi, è talmente duro che non riesce a fare un passo indietro, ma continua nella sua ostinazione. Hanno paura, non vogliono cambiare vita, e così, pensando di mettere a tacere questa novità per loro molto scomoda, arrestano gli apostoli e poi, con minacce, comandano loro di non parlare più nel nome di Gesù.
Ma Pietro e Giovanni non si fanno intimorire perché sono convinti che la loro esperienza di vita con il Maestro non può e non deve essere taciuta.
Questo è un bellissimo insegnamento per noi cristiani che molto spesso rimaniamo in silenzio. E' vero che la nostra conoscenza di Gesù è diversa dalla loro, ma anche molti di noi siamo passati per una morte e una Risurrezione simile alla Sua. Abbiamo visto i nostri peccati presi da Gesù per essere inchiodati sulla Sua Croce, e abbiamo sentito poi la gioia della rinascita nella Sua Resurrezione. Allora anche noi non possiamo stare nascosti, perché questo nostro Gesù è troppo forte e dobbiamo avere il desiderio di dire a tutti quanto è bello e buono il suo amore. Ognuno di noi infatti, ha una storia meravigliosa di salvezza da raccontare... una bella storia d'amore tra noi e Dio. E se uno non ce l'ha questa storia dovrebbe almeno desiderare di averla, il Signore nostro non desidera altro che imbastire storie d'amore con le sue creature.
Certo che a volte siamo proprio buffi!!! Quante volte dobbiamo tenere la bocca chiusa... e invece parliamo!!!... E quando dovremmo parlare di Gesù e del Suo grande amore stiamo in silenzio. Siamo logorroici solo quando ci fa comodo!!!
Proviamo allora a chiedere al buon Dio di darci il coraggio e l'audacia che ha donato a Pietro e Giovanni, perché altrimenti rischiamo di diventare un piccolo laghetto con poca acqua, pieno di foglie morte che emaneranno un odore terribile. Che cosa vogliamo? Diffondere nel mondo il profumo di Cristo o essere delle puzzole?
Pace e bene


venerdì 10 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,21-33.36-38 - Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.


 
 Gv 13,21-33.36-38
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Parola del Signore


Riflessione

La lettura del vangelo di oggi si potrebbe intitolare: “Chi mi ama mi segua... e fu così che mi ritrovai da solo!!!
Gesù infatti in questa ultima cena preannuncia il tradimento non solo di Giuda, ma anche quello di Pietro del quale Gesù dice, in modo più delicato, che lo “rinnegherà”, ma alla fine sempre di tradimento si tratta.
Mi ha lasciato perplessa il comportamento dei discepoli dopo che Gesù, in modo estremamente chiaro, dice chi è il traditore... «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». Nessuno di loro comprende... è mai possibile? Tre sono, a mio parere, le possibili spiegazioni...: o il Signore ha detto questa frase talmente sottovoce, da non essere percepita, o i discepoli pensavano unicamente a mangiare e a bere e quindi, ascoltando a corrente alternata, comprendevano “aglio per cipolla...” ...alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.”, oppure Gesù ha voluto stendere un velo sugli occhi dei commensali, in modo da nascondere loro ciò che Giuda stava progettando. Per evitare insomma che i discepoli, dal temperamento un po' vivace, avessero avuto sentimenti o reazioni violente verso questo fratello con il quale avevano condiviso tre anni al seguito di Gesù. Forse è il motivo più accettabile e, se ci penso, è un modo di fare che rispecchia bene la bontà e la mitezza del caro Gesù... Mi viene in mente a questo punto un passo del libro di Santa Teresina di Lisieux “La storia di un'anima”, al numero 320 diceva: “In realtà, se passassi agli occhi della comunità come una religiosa colma di difetti, inabile, senza intelligenza né giudizio, sarebbe impossibile per lei, Madre, farsi aiutare da me. Ecco perché il Signore ha gettato un velo su tutti i miei difetti intimi ed ester­ni. Questo velo, talvolta, mi attira dei complimenti da parte delle novizie, e io sento bene che non me li fanno per adula­zione, ma che esprimono i loro sentimenti ingenui; veramente ciò non mi saprebbe ispirare vanità, perché ho sempre dinanzi alla mente il ricordo di ciò che sono”.

Una cosa però mi sono domandata... come è possibile che il pane intinto nel vino dato a Giuda invece di guarire ha avuto degli effetti così disastrosi?... ”Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui”. A questo punto ho pensato al mio Gesù e al Suo desiderio di salvare tutti... in qualche modo Lui ha voluto fino alla fine dare ancora una possibilità a Giuda, ma questa non è stata accolta e così la malvagità è entrata nel suo cuore. Prendere una cosa così buona con l'animo cattivo causa automaticamente il male in chi la riceve.
E poi c'è il caro Pietro... che all'affermazione di Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi» risponde velocemente... «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!» Pietro, Pietro... ma che combini?! Ma quanto fervore!!!
La sua risposta però veniva davvero dal cuore, in quel momento era sincero, come noi tutti... a parole diciamo di amare Dio, di seguirlo anche sul calvario, ma alla fine i nostri comportamenti dicono il contrario. Non bisogna quindi dare addosso troppo a Pietro, perché in qualche modo anche noi, in certi momenti di sconforto, a causa della nostra fragilità, ci ritroviamo al tappetto e in qualche modo lo rinneghiamo... ma il buon Dio, che legge nella nostra anima e sa cosa vi frulla veramente dentro, non ci ammonisce più di tanto anzi, nel momento in cui crolliamo, con il Suo sguardo riesce a sciogliere il ghiaccio del nostro cuore mettendo in luce tutto il nostro peccato, facendoci riconoscere alla fine la debolezza del nostro amore e offrendoci contemporaneamente il suo perdono. Quindi le nostre sicurezze (e ne abbiamo tante), che molto spesso difendiamo a spada tratta, sono solo delle verità, convinzioni e sicurezze, solo "nostre". Allora chiediamo a Gesù di aiutarci a non contare troppo su noi stessi nei momenti di difficoltà... e se ci dovessimo ostinare a farlo, chiediamogli di demolire queste nostre convinzioni con il Suo sguardo, come ha fatto con Pietro. Fissiamo allora i nostri occhi su di Lui per cercare il suo sguardo misericordioso, quello che ci guarisce, che ci spoglia e mette a nudo ogni cosa; e il frutto del suo perdono saranno lacrime di sincero pentimento sul male da noi commesso.
Grazie Gesù, e abbi pietà di noi.
Pace e bene

giovedì 9 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,35-48 - Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno. -


 
 Lc 24,35-48
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore

Riflessione

Gesù Risorto si manifesta oggi in mezzo ai suoi discepoli, in modo inaspettato, con una meravigliosa affermazione: «Pace a voi!». Con stupore rimangono ammutoliti e penso anche sotto shock... Certo, era tutto scritto, ma non è facile comprendere questo momento unico e straordinario. Chi non si sarebbe turbato? Ma Gesù vedendo la loro incredulità  cerca di rimediarvi chiedendo di essere toccato, e per dimostrare in maniera inequivocabile che Lui è vivo chiede anche di mangiare qualche cosa... Come i discepoli di allora, anche noi non crediamo sempre a tutto ciò che ci viene detto o che leggiamo nelle Scritture, perché in qualche modo cerchiamo con la nostra mente di interpretarle a modo nostro e in maniera per noi più conveniente. Il problema di noi poveretti, è che la nostra comprensione è sempre distorta da tanti limiti, dai nostri peccati, dai pregiudizi, dalla superficialità e da tanti castelli campati in aria. Insomma, vediamo sempre come una persona affetta da astigmatismo... un pochetto distorto!!!
Bisogna allora scrollarci di dosso ogni paura, ogni pessimismo, ogni pregiudizio, perché Gesù è con noi, ci abbraccia, si prende cura di noi e ci dice sempre cosa fare in ogni situazione, ci incoraggia e ci pone accanto le persone giuste per camminare dritti verso di Lui. Oggi, come allora, Gesù nostro ci mostra le Sue mani e i Suoi piedi, che non sono mai stati così operosi come sulla croce, e vuole che guardiamo e teniamo a mente le Sue ferite.
Tutte le volte che non abbiamo tempo per un sorriso, per una parola di conforto, ogni volta che siamo indifferenti ai bisogni materiali di un fratello, ai bambini abusati, alle donne e agli uomini maltrattati... non facciamo altro che far sanguinare le ferite del nostro Gesù... e non sono certo i mazzi di fiori, le candele e le offerte che si mettono ai piedi della Sua Croce che trasformerà tutta la nostra insensibilità in “cicatrene”!!!
Gesù, da allora, non ha mai smesso di venirci a trovare per darci la Sua benedizione. L'Eucaristia infatti è l'incontro più bello che ognuno di noi può avere con Lui. In quel momento Gesù cambia noi in Lui, sempre che noi gli permettiamo di essere trasformati. Gesù Risorto infatti, dimostra che il Suo corpo è veramente umano e che può mangiare. Padre Marie-dominique Molinié, nel libro “Chi comprenderà il cuore di Dio?, cita una frase di Sant'Agostino: “Quando mangi l'Eucaristia, non sei tu che mi mangi, sono Io che mangio te...”, dice inoltre che “...l'antidoto a tutti i nostri veleni, dunque, non sono i nostri sforzi e i nostri primati, è il corpo e sangue di Cristo ricevuto quotidianamente. Basta permettergli di agire, avrà l'ultima parola”.  Allora,  dopo aver preso il Suo Corpo e il Suo Sangue, soffermiamoci un attimo in silenzio a ringraziare per quanto abbiamo appena ricevuto, evitiamo di disturbare con chiacchiere da mercato chi invece lo desidera e ha questa esigenza. In Chiesa come diceva San Domenico: "Si parla di Dio ma con Dio" (e non con i vicini).
Pace e bene


mercoledì 8 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,1-10 - Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, alzati e cammina!




 At 3,1-10
 
In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

Parola di Dio

Riflessione

E bravo Pietro!!!... Questa volta non hai toppato!!!
Nella lettura odierna troviamo un'immagine bellissima di salvezza. Gesù, usando Pietro come Suo strumento, guarisce lo storpio nel corpo e nell'anima e, come risposta, i suoi piedi prendono vigore e saltano di gioia, non zoppicano più. Quindi, come il miracolato rappresenta in qualche modo l'immagine del credente che barcolla un pochetto, così Pietro è lo specchio del credente che spande con una sana evangelizzazione il buon odore di Cristo. «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» .
Tante volte noi, invece, siamo convinti di non avere nulla da dare per alleviare le sofferenze di coloro che Dio ci mette accanto e così, sentendoci impotenti, rimaniamo con le mani in mano, insomma... come dei salami!!!
Dobbiamo cercare invece di essere come Pietro, al quale i soldi scarseggiavano come a molti di noi... ma lui ci insegna che la Parola di Dio è sempre abbondante e viene fornita in continuazione a chi la desidera con tutto il cuore, essa non si esaurisce mai.
Quindi, quello che un vero cristiano deve offrire è semplicemente la pace, il conforto, un sorriso, l'amore... Tutte queste cose, alla fine, sono molto più preziose di tutto l'oro del mondo e, se Dio ci chiede di fare questo, è perché noi stessi siamo stati salvati da Lui esattamente come quell'uomo.
La cosa che mi ha colpito in questa lettura sono due atteggiamenti: uno è quello dello storpio che domanda solo pochi spiccioli... molto meno, quindi, di quello che invece i discepoli di Gesù vogliono donargli... e l'altro è l'atteggiamento del caro Pietro verso il poveretto... «Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi»... E allora... un bravo bis a Pietro!!! Questo si che è imitare il Maestro!!! Quindi, nonostante i tanti momenti di défaillance di Pietro, alla fine il Signore ha premiato la sua fiducia, a differenza di Giuda, e gli ha dato tanto, ma tanto amore che riesce anche a fare i miracoli.
E siccome in questa valle di lacrime siamo tutti un po' zoppi... proviamo ogni giorno anche noi a sollevare gli occhi e guardare fisso Gesù, perché il potere di guarire di ieri è lo stesso di oggi... è uno sguardo che trasforma la nostra vita e ci dice: Alzati e cammina.
Evitiamo allora di domandargli la soluzione immediata dei nostri problemi perché, in poche parole, gli stiamo chiedendo “oro e argento”. E' per questo che Gesù nostro risponde: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33). Solo se ci affidiamo completamente a Lui avremo la fortuna di sperimentare che Dio è Provvidenza per tutte le esigenze della nostra vita.
Pace e bene

I discepoli di Emmaus - Prima parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton



LC 24, 13-55

Lo scandalo della vittoria del male sul bene

Ed ecco in quello stesso giorno... Il giorno di cui si parla è il giorno della risurrezione del Signore, giorno in cui la vita ha vinto la morte, la luce ha vinto le tenebre, l'amore ha trionfato sull'odio. Questa buona notizia incominciava a diffondersi ma c'era ancora chi doveva sentirne l'annuncio. Due discepoli, che seguendo il Signore erano giunti a Gerusalemme ora se ne allontanavano sconsolati, e lungo il cammino parlavano di tutto quello che era accaduto. Ma che cosa era accaduto a Gerusalemme? A Gerusalemme aveva avuto luogo la fase conclusiva di una violenta battaglia in cui morte e vita si erano scontrate in un furioso duello e il Signore della vita era morto.
Con la morte del Signore, erano venute meno anche le speranze di coloro che Lo avevano seguito affascinati dalla sua sapienza, dalla sua bontà, dalle sue promesse e dalla potenza dei suoi miracoli. Chi se non Lui poteva riformare la società, guarirla dalla corruzione, dall'ipocrisia, dalla mancanza di fede?... Ma ora, colui che aveva alimentato queste speranze era morto, ucciso dall'odio dei suoi nemici.
C'erano poi altri aspetti in quegli avvenimenti che lasciavano sconcertati: in primo luogo il comportamento di Gesù stesso, Egli infatti non aveva fatto niente per sottrarsi alla malvagità che si stava abbattendo su di Lui, ma si era offerto con docilità a coloro che Lo volevano uccidere, e i suoi discepoli, che ad un certo punto erano pronti a combattere e morire per Lui, non sapevano più cosa pensare. Un altro aspetto sconcertante era il silenzio di Dio nel momento più drammatico della vicenda, silenzio talmente incomprensibile e doloroso da strappare a Gesù morente il lamento: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...(Mt 27,46).
C'è qualche cosa di incomprensibile e di intollerabile nel veder soffrire un innocente e, se questo ripugna a dei poveri peccatori come noi, a maggior ragione dovrebbe ripugnare a Dio che è sommamente amante del diritto e della giustizia; eppure Dio era rimasto in silenzio.

I discepoli di Emmaus - Seconda parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton

LC 24, 13-55

Il mistero del bene manifesta la sua vittoria

Ad un certo punto lo sconosciuto viandante termina le sue spiegazioni ed i discepoli giungono nei pressi del villaggio a cui erano diretti; proprio in questo momento l'evangelista osserva che egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". La richiesta verrà accolta ed esaudita al di là delle loro più ardite speranze. Potremmo considerare questo episodio secondo due aspetti: il primo ci rivela qualche cosa delle esigenze e del pudore dell'amore, mentre il secondo ci orienta verso le sue profondità indicibili.

Le esigenze ed il pudore dell'amore

Lo stato d'animo dei discepoli nei momenti in cui Gesù, in incognito, cammina e parla con loro, è raccontato da loro stessi con queste parole: non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le scritture?
Queste parole mostrano come la presenza, l'amabilità e la sapienza di quell'uomo avevano avuto il potere di ridare luce a delle menti che si trovavano nell'oscurità, speranza e nuova vita a dei cuori che si sentivano morire; Gesù si era avvicinato a loro proprio per donare questi beni, ora, una delle caratteristiche del vero amore è questa: pur nel desiderio di donare e di donarsi, colui che ama non vuole imporsi alla persona amata, ma vuole essere da lei desiderato, e desiderato con una certa intensità. Così Gesù nei confronti dei discepoli. Allora, quell'accenno ad andare più lontano serviva proprio a provare il loro desiderio, serviva a verificare quanto ci tenevano alla sua compagnia. Se l'avessero lasciato andare avrebbe voluto dire che, nonostante le apparenze, non importava loro molto di Lui, così come è detto di coloro che subito si rallegrano nell'ascoltare la parola ma non avendo radici ed essendo incostanti vengono meno (Mt 13, 20-21).
Non così per i discepoli di Emmaus, dei quali è detto invece che insistettero perché colui che stava ridando vita ai loro cuori rimanesse con loro. Quell'insistenza ci rivela che la temperatura del loro amore aveva raggiunto una certa incandescenza e questa era una delle condizioni richieste perché Gesù rimanesse con loro.