sabato 16 maggio 2015
Beata Antonia Mesina - Martire della purezza - 17 maggio - Nella cittadina di Orgosolo in Sardegna, beata Antonia Mesina, vergine e martire, che, impegnata nella vita della Chiesa, all’età di sedici anni difese fino alla morte la propria castità.
La
Vita
Antonia
Mesina nacque a Orgosolo il 21 Giugno 1919, da Agostino, guardia
campestre, e Grazia Rubanu, casalinga.
Era la secondogenita di nove fratelli e sorelle, sei dei quali morirono in tenerissima età. Ben presto dovette aiutare la mamma nel disbrigo dei lavori domestici e nella cura dei fratelli più piccoli.
Si iscrisse all'Azione Cattolica dal 1929 al 1931 come «Beniamina» e nel 1934 come «Effettiva».
Dall'Eucaristia e dalla devozione al SS. Cuore di Gesù e alla Madonna attinse forza per una spiritualità nel «quotidiano» e maturò un'intensa vita di pietà e un particolare amore alla virtù della purezza, pregando spesso il Rosario, doveri permettendo e spesso si accostava a prendere l'Eucaristia.
Partecipò con entusiasmo alla famosa «crociata per la purezza» indetta dalla Gioventù Femminile di A.C. propagandata da Armida Barelli, rimanendo colpita dall'eroicità del martirio di Maria Goretti, più volte la gente disse che nel caso si sarebbe trovata nella stessa situazione della Goretti avrebbe preferito come lei farsi uccidere piuttosto che perdere la purezza e castità.
Il fratello Giulio rivelò che Antonia aveva il libro della Santa Goretti e lo conosceva bene.Più volte disse alle amiche che anche lei avrebbe fatto la stessa cosa.
Era la secondogenita di nove fratelli e sorelle, sei dei quali morirono in tenerissima età. Ben presto dovette aiutare la mamma nel disbrigo dei lavori domestici e nella cura dei fratelli più piccoli.
Si iscrisse all'Azione Cattolica dal 1929 al 1931 come «Beniamina» e nel 1934 come «Effettiva».
Dall'Eucaristia e dalla devozione al SS. Cuore di Gesù e alla Madonna attinse forza per una spiritualità nel «quotidiano» e maturò un'intensa vita di pietà e un particolare amore alla virtù della purezza, pregando spesso il Rosario, doveri permettendo e spesso si accostava a prendere l'Eucaristia.
Partecipò con entusiasmo alla famosa «crociata per la purezza» indetta dalla Gioventù Femminile di A.C. propagandata da Armida Barelli, rimanendo colpita dall'eroicità del martirio di Maria Goretti, più volte la gente disse che nel caso si sarebbe trovata nella stessa situazione della Goretti avrebbe preferito come lei farsi uccidere piuttosto che perdere la purezza e castità.
Il fratello Giulio rivelò che Antonia aveva il libro della Santa Goretti e lo conosceva bene.Più volte disse alle amiche che anche lei avrebbe fatto la stessa cosa.
Etichette:
Beata Antonia Mesina
giovedì 14 maggio 2015
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16, 20-23 - Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.
Gv
16, 20-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
Parola del Signore
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
Parola del Signore
Riflessione
Il
giorno prima di morire Gesù fa un discorsetto particolare ai Suoi
discepoli, questo discorsetto è ancora valido per noi oggi. Come
si dice: "Uomo avvisato... mezzo salvato!!!".
Proviamo
ad immaginare la scena... Gesù riunisce i suoi amici e li
avvisa che fra poco non sarà più con loro, dice che
saranno esposti agli attacchi del mondo molto incredulo, che saranno
accusati ingiustamente per causa sua, che avranno momenti di confusione e
di tristezza... Una bella prospettiva!!! Cosa sarà frullato nella loro
testa e nel loro cuore?
Senza
Gesù, che in qualche modo li proteggeva, sarebbero stati capaci di
camminare sempre sulla retta via?... Quando il mondo avrebbe fatto di tutto
per metterli al tappetto, come avrebbero reagito?... Avrebbero retto senza scoraggiarsi, vedendo il mondo nella gioia e nella prosperità, mentre loro dovevano sopportare tribolazioni, affanni, strettezze?... Mi sa che questi pensieri frullano anche oggi nella
testa e nel cuore di tanti di noi. Infatti,
come è possibile essere gioiosi quando si attraversano momenti di dolore,
di malattia, di persecuzione, di incomprensione, di abbandono... insomma, tribolazioni di ogni genere?
Ma se ci fidiamo delle parole di Gesù, con il suo aiuto, riusciremo a vedere con un'altra luce i
momenti di afflizione e di disagio. Ci sarà dato di credere che questi momenti non sono inutili e sterili, ma
fecondi. Come il chicco di grano che deve morire per portare frutto... Come Maria, quando Gesù le consegna il Suo testamento...
"Donna,
ecco il tuo
figlio!", può intuire la futura moltitudine dei figli di Dio... E'
la gioia di Gesù che, grazie alla Sua obbedienza al Padre, salverà
l'umanità intera. Tutto questo dovrebbe aiutarci a superare i nostri
dolori, i nostri affanni, i nostri momenti di scoraggiamento, dovrebbe darci la speranza che la luce, la gioia, l'amore... avranno l'ultima parola. Gesù è la nostra gioia!
Come sappiamo bene, i veri discepoli del Signore non sono immuni dalle sofferenze, anzi... a dire il vero ne hanno il doppio, ma la presenza reale di Gesù nel nostro cuore è un balsamo nei momenti bui e, prima o poi, Lui li trasformerà in gioia. Attenzione, il male subito o fatto rimane, ma il dolore si trasformerà e diventerà come una sorgente d'acqua fresca che zampilla nel deserto.
Come sappiamo bene, i veri discepoli del Signore non sono immuni dalle sofferenze, anzi... a dire il vero ne hanno il doppio, ma la presenza reale di Gesù nel nostro cuore è un balsamo nei momenti bui e, prima o poi, Lui li trasformerà in gioia. Attenzione, il male subito o fatto rimane, ma il dolore si trasformerà e diventerà come una sorgente d'acqua fresca che zampilla nel deserto.
Gesù fa poi un esempio della sofferenza e della gioia parlando di una
donna che stà per mettere al mondo un bimbo. Un esempio ben
azzeccato... bella mossa Gesù!!!
Quante
volte abbiamo sentito dire da una neo mamma: "Per
carità... ho sofferto così tanto che questa è l'ultima volta, mai
più figli!!!"... L'ultima parola famosa!!! Dopo un anno la si rivede
nuovamente con il pancione. Allora mi domando: e il dolore, che
fine ha fatto?... Eh... mi sa che ha ragione Gesù!!! Dopo un po'
non lo si ricorda più!!!
Mi
viene in mente quando ero piccola. Avevo le ginocchia che erano una
crosta ambulante per le cadute sui pattini. Ogni caduta era una
tragedia napoletana... lacrimoni, sangue... e mia madre, dopo avermi
spruzzato quell'alcool terribile che faceva più male della ferita,
mi diceva la solita frase: “Quando ti sposerai... non te ne
ricorderai più!”. Meno
male che il dolore è passato molto prima, altrimenti, visto che non mi sono
sposata, sarei ancora qui a soffrire!!!
Comunque,
tornando al Vangelo, Gesù ci incoraggia tutti dicendo
che le sofferenze quaggiù sono necessarie in vista di una
nuova nascita che ci otterrà il dono della vita eterna. Una
visione molto ottimista!!!... Guardiamo allora Gesù sulla Croce, la
sua sofferenza quando si è sentito abbandonato dal Padre... Quando saliva il calvario c'era tra
la folla chi gli sputava addoso e lo
insultava, e c'erano
anche persone che Lui aveva guarito e beneficato... Il
fuggi, fuggi dei discepoli non era certo una consolazione; il dolore dei flagelli e dei chiodi...
Insomma,
dolori fisici, morali e spirituali... Ma
Gesù sapeva che tutte queste sofferenze si sarebbero trasformate in gioia.
Lui, con la Sua morte e
resurrezione,
ha dato alla luce una nuova discendenza... ”...
se
il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece
muore, produce molto frutto”
(Gv 12, 24).
Chiediamo
allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede per non vivere
quaggiù in modo rassegnato e apatico. Evitiamo di
scolpire le nostre sofferenze, i nostri dolori, i nostri tormenti... su
una pietra indelebile e le gioie sul bagnaasciuga del mare.
Proviamo a fare il contrario, così le gioie rimarranno sempre impresse,
nessuno potrà portarcele via e ci serviranno anche da balsamo per i
momenti NO...
Il
Vangelo termina con una affermazione un pochetto particolare... ”Quel
giorno non mi domanderete più nulla”...
Caro
Gesù... è vero che in quel giorno di stupore e di gioia a nessuno verebbe in mente
di domandarti altro, però una cosa siamo obbligati a fare... renderti
grazie e lodarti per essere morto e risorto per noi. Grazie Gesù
mio... grazie...
Pace
e bene
Alghero..il Santuario della Madonna di Valverde
Nel 1435 è documentata la
presenza di un luogo di culto dedicato a Santa Maria de Vallvert, al
quale apparteneva il simulacro oggi di proprietà della chiesa
ricostruita nel 1635 ed ampliata con 6 cappelle laterali, che prima di
allora era intitolata alla Madonna della Freccia. Dal 1649 al santuario è
affidato un cappellano permanente. Nel 1650, con una spesa di 1000
lire, viene edificata nelle vicinanze, una piccola chiesa dedicata a
Santa Maria del Pilar de Vallvert, oggi non più esistente e già
diroccata nei primi dell'Ottocento.
Narrano le vicende, che nel
1530, il piccolo simulacro della Madonna Nera, al quale gli algheresi
sono devotissimi, venne nascosto sotto "il pilar" posto sul sagrato,
quando un'orda di barbareschi e turchi, oltre a saccheggiare la chiesa
campestre, portò via quindici prigionieri. La Madonna apparve in sogno
al parroco di Alghero, alcuni secoli dopo e recuperata, fu portata in
cattedrale, dove "fuggì" per ritornare al proprio luogo d'origine.
Tra i tesori appartenenti al
santuario, vi sono la seicentesca lampada argentea, alcuni quadri del
Settecento ed il Crocifisso Miracoloso, ora conservato nel museo
diocesano.
L'imponente altare in
marmo di Carrara è del 1750, impreziosito da quattro colonne tortili in
marmo nero, con la nicchia superiore che ospita la statua della Madonna
della Freccia, mentre la nicchia inferiore è per la Madonnina di
Valverde. Dell'Ottocento sono la corona d'argento ed il pavimento. La
solenne consacrazione risale all'anno 1833, mentre il simulacro,
portato in città nel corso dei secoli per combattere pesti e carestie,
ricevette la solene inconorazione vaticana, officiata nel maggio del
1935.
A testiminianza dell'affetto e
della devozione di tantissimi devoti, sono le centinaia di ex voto con i
quali sdebitarsi dalla risoluzione dei più svariati problemi ed
infortuni, quali malattie, incidenti stradali e sul lavoro, rischi di
naufragi, il ritorno dalla guerra.
Nel 1695 vennero utilizzati 66 gioielli del tesoro del tempio, per essere fusi ed ottenere, tre anni dopo, una preziosissima corona d''oro, arricchita da 145 smeraldi, costati 1016 lire; questa purtroppo venne rubata dalla cattedrale di Alghero, nel 1960.
Nel 1695 vennero utilizzati 66 gioielli del tesoro del tempio, per essere fusi ed ottenere, tre anni dopo, una preziosissima corona d''oro, arricchita da 145 smeraldi, costati 1016 lire; questa purtroppo venne rubata dalla cattedrale di Alghero, nel 1960.
Dagli Atti degli Apostoli - At 1,15-17.20-26 - La sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.
At 1,15-17.20-26
In quei
giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle
persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era
necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo
Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la
guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del
nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta
scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.
Parola di Dio
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.
Parola di Dio
Riflessione
Dopo
che Gesù è asceso al cielo, gli apostoli, insieme a molti fratelli,
si trovavano riuniti probabilmente per pregare, l'apostolo Pietro si
alza e annuncia che è arrivato il momento di colmare il posto
vacante lasciato da Giuda.
Dobbiamo
prendere come esempio il modo in cui gli apostoli prendono una
decisione... e cioè: dopo aver pregato. Anche Gesù, prima di
scegliere i dodici era stato in preghiera tutta la notte.
Molte
volte, invece, noi ci facciamo trasportare dall'emozione del
momento... partiamo sparati senza ponderare e soprattutto senza
pregare. I risultati sono migliori quando gli ostacoli e gli
imprevisti vengono affrontati con la pace nel cuore. Allora, proviamo
a pregare di più e ad avere pazienza, perché come dice un
proverbio: “La fretta corre incontro alla disgrazia”.
Pietro
e i fratelli hanno pregato in modo che la scelta cadesse sulla
persona adatta. E' una decisione importante scegliere qualcuno per un
ministero qualsiasi, bisogna allora pregare tantissimo e ponderare
molto bene... A volte, invece, c'è molta fretta e superficialità
sia nelle parrocchie, sia nelle istituzioni, c'è sempre troppa poca
umiltà da una parte e tanto buonismo dall'altra... Quante persone si
ostinano a voler fare un qualsiasi ministero senza avere i requisiti
o il dono richiesto, cercando solo di mettersi in mostra per essere
"ammirati dagli uomini"!!! Questo non solo danneggia loro
stesse, ma la cosa triste è che fanno del male anche ad altri,
perché non danno una bella testimonianza e in qualche modo
scandalizzano. La Chiesa, oggi, in una società in cui Dio è lontano
anni luce da tanti cuori, non ha bisogno di sfilate di moda, ma di
persone umili al suo servizio. Non basta infatti leggere una volta la
Bibbia per andare subito nelle strade a evangelizzare o per mettersi
a compiere un qualsiasi ministero, ma bisogna prima di tutto
rinascere nuove creature, studiare, ascoltare e meditare la parola di
Dio e pregare tanto. E' come se una persona col tremore alle mani, o
che ha problemi alla vista del sangue, si ostinasse a voler fare il
chirurgo in sala operatoria... non solo danneggierebbe se stessa
perché in
caso di morte del paziente si prenderebbe una denuncia, ma il
paziente protesterebbe perché dovrebbe presentarsi prima del tempo
dal Padre eterno!!! Ecco perché chi ha responsabilità di governo
deve sempre vigilare e, quando è il caso, correggere il tiro. Un
vero papà non dice sempre “si” a suo figlio, ma gli da dei
consigli saggi e lo riprende ogni qualvolta che vuole fare qualcosa
che in qualche modo non è per il suo vero bene. Dio da ad ognuno
doni diversi ed unici che hanno lo scopo di aiutarLo nella Sua opera.
Evitiamo allora di intestardirci nel voler fare di testa nostra, ma
lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. Solo così riusciremo a
toccare i cuori delle persone a noi vicine. Non sono necessarie tante
parole per aiutare le anime bisognose dell'amore di Dio, ma sarà il
Suo amore in noi ad aprire il cuore duro di tanti.
Pregare...
pregare... pregare. Questo è quello che dobbiamo fare ogni giorno,
ma non col timore di chiedergli troppo oppure certe cose sì e altre
no, ma dobbiamo parlare con Lui come se fosse un amico vivo, vicino a
noi.
Pace
e bene
lunedì 11 maggio 2015
Dagli Atti degli Apostoli - At 16,22-34 - Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia
At
16, 22-34
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
Parola di Dio
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
Parola di Dio
Riflessione
La
lettura di oggi racconta un'altra disavventura di Paolo nella quale è coinvolto anche Sila. Infatti i due, dopo essere stati bastonati, vengono rinchiusi in una cella buia e incatenati come dei
criminali pericolosi.
Loro però non temono gli ostacoli o le percosse e
riescono a convertire, grazie al Signore, tanti cuori; anche se, a
volte, in circostanze un po' particolari.
Il
comportamento di Paolo e Sila in quei momenti
difficili è grandioso! Infatti, nonostante l'evidenza dica che umanamente
tutto è perduto... loro pregano Dio cantando inni. Questa
sì che è fede!!!
Preghiere
dette talmente con il cuore, che il buon Dio non può non sentire e
non accogliere... Preghiere che ottengono non solo la loro liberazione, ma anche la conversione di altri fratelli.
Anche noi,
quando ci troviamo ad affrontare situazioni difficili, come precarie condizioni di salute, o di lavoro, o
problemi con i figli, o sofferenze spirituali... è come se avessimo
delle catene alle mani e ai piedi. Siamo letteralmente bloccati e, il più delle volte, non
sappiamo che pesci prendere!!! E' proprio in questi momenti
che non dobbiamo smettere di credere in Dio e sperare che
Lui, con il Suo amore, venga a liberarci dalle catene, venga a rischiarare quella parte del nostro cuore che, per un attimo o più di un attimo, si era
oscurata come la cella di una prigione. Gesù non abbandona mai i
Suoi amici... checché se ne dica!!! Avere fede!!!... Tanto, alternative non ce ne sono... e dai buchi più neri solo la fede può farci uscire!!!
La fede è un'arma così potente che nessuna catena al mondo gli
potrà resistere. La vera fede, infatti, riesce a scuotere il nostro
cuore e anche quello delle persone a noi vicine.
Quando ci sono dei disastri sismici le case costruite “sulla sabbia”
crollano come niente. Ma cosa succede dopo, a parte le
polemiche?... Succede che la dolorosa esperienza spinge le persone a prendere
delle precauzioni per le nuove costruzioni. Si ricostruirà quindi utilizzando dei
materiali più resistenti.
Così
è successo nella vicenda che ha coinvolto Paolo e Sila.
Le loro preghiere infatti, oltre che a provocare il terremoto, hanno anche terremotato il cuore degli altri prigionieri e dello stesso carceriere. E così, una volta demolite tutte le loro certezze, tutti i loro punti di riferimento, tutte le brutture
della loro anima... le catene si sono volatilizzate e la loro vita è cambiata.
Finalmente liberi... e, d'ora in avanti, il materiale più solido, la pietra angolare... sarà il Signore.
Certo
che Dio usa dei modi un po' inusuali per aprirsi una breccia nel cuore
umano, diciamo che la fantasia non gli manca...!!!
La
cosa meravigliosa in questa lettura è la testimonianza del
carceriere. Infatti, dopo aver creduto lui e la sua famiglia è
pieno di gioia, e questa gioia lo porta a condividere con altri
lo stesso cibo: “...poi li fece salire in
casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i
suoi per avere creduto in Dio”.
Sarebbe bello se anche noi, nel momento dell'Eucaristia, donassimo
con il cuore la metà di quello che abbiamo appena ricevuto a un
fratello di fede.
Io
lo faccio ogni giorno... e la mia gioia è piena!!!
Pace
e bene
Sant'Ignazio da Laconi - Laconi 1701 - Cagliari 1781
Tra
gli otto santi cappuccini, fioriti tra i secoli XVI e XIX, Ignazio è
l’unico canonizzato vissuto nel ‘700. Risulta il primo in ordine
di anzianità: ottanta anni di età, trascorsi tra Laconi e Cagliari
nei primi tre quarti del ‘700, e sessanta anni di speciale
consacrazione tra i cappuccini, nella Sardegna.
Visse
tra un fiorire di miracoli, sin da fanciullo, nel paese di Laconi,
nel Sarcidano, circondato da boscaglie di querce. Incontrando in
piazzuole « dei puttini a giuocare » — assicurano i processi
informativi — Vincenzo (era il suo nome di battesimo) si soffermava
a guardarli e « preso un baccolino andava indicando or questo, or
quello, dicendo: Tu sei del cielo ». Quei fanciulli, da lui
indicati, nel giro di pochi giorni, andavano davvero al cielo. Un dì,
all’ora di pranzo, lo zio Pietro Sanna aveva solo due pani
disponibili e molta gente, che aveva lavorato sulla sua terra, doveva
mangiare. Intervenne Vincenzo e assicurò che quella provvigione era
sufficiente. Così fu, perché tutti « mangiarono a soddisfazione...
e ne sopravanzò per riportarne a casa ».
Da
quanto riferisce e documenta il Summarium, edito nel 1868 nella
Positio super virtutibus e che riserva ben 121 pagine sui miracoli
operati in vita e 86 pagine sui miracoli compiuti dopo morte, frate
Ignazio risulta il santo più spettacolare dei cappuccini. Ci son
tutte le prove per qualificarlo un personaggio da leggenda, uno di
quei santi che appaiono trasognati e tutta luce nei mosaici absidali
delle antiche basiliche cristiane.
E’
scontato che non sono i miracoli a fare il santo, ma il quotidiano
impegno e sforzo di servire Dio. Se il miracolo è segno della
santità, la santità è grazia di Dio e collaborazione dell’uomo.
Pur
luminosa di miracoli, la vita di Ignazio fu decisamente donata a Dio.
Particolarmente dai venti agli ottanta anni.
Un
« si » a Dio rimandato per anni
Etichette:
Sant'Ignazio da Laconi
domenica 10 maggio 2015
Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati - Gv 15 , 12 - 17 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton
Gv 15 , 12 - 17
Siamo durante l'ultima cena. Gesù,
sapendo che è giunta la sua ora, l'ora drammatica della massima
manifestazione del suo amore per il Padre e per gli uomini, sta
facendo ai suoi discepoli e al Padre suo un lungo discorso; discorso
che è preghiera nei confronti del Padre mentre per i discepoli sono
le ultime raccomandazioni, di qui l'atmosfera particolarmente solenne
della riunione.
È durante quest'ultima cena che Gesù
lascia ai suoi, un comandamento nuovo (Gv 13, 34), il suo
comandamento. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni
gli altri come io vi ho amati (Gv 15, 12). Questa è la legge del
Regno di Dio, questa è la legge che dobbiamo imparare a praticare se
vogliamo diventarne membri. Ma che cosa vuol dire amare e che cosa
vuol dire amare come Gesù ci ha amati? Proviamo con una definizione
scolastica dell'amore: amare è volere il bene di qualcuno. Questo
qualcuno può essere: noi stessi, gli altri, Dio. Noi e gli altri
abbiamo bisogno di tre tipi di beni: i beni esteriori, come la casa,
il lavoro, i campi; il bene del corpo che è essenzialmente una buona
salute; il bene dell'anima che è essenzialmente una buona salute
dell'anima. Dio non ha bisogno di nessun bene esterno, Lui stesso è
tutto il suo bene.
I beni esteriori sono ordinati al bene
del corpo, il bene del corpo è ordinato al bene dell'anima e il bene
dell'anima è nella conoscenza e nell'amore di Dio; si ha così che
in definitiva, se le cose funzionassero come dovrebbero funzionare,
tutto dovrebbe essere ordinato all'amore di Dio. Ma la rottura
dell'amicizia fra l'uomo e Dio ha introdotto nell'umanità un
disordine tale che non c'è più niente che funziona come dovrebbe
funzionare. Allora Dio, che non abbandona i suoi figli, ricorda agli
uomini i suoi comandamenti, che sono come dei punti di riferimento
dati all'uomo per aiutarlo a mettere ordine nella sua vita.
Etichette:
Eugenio Pramotton
Rimanete nel mio amore. (Giov. 15, 8-10) Commento al Vangelo di San Giovanni di Sant'Agostino - OMELIA 82
Tutto
nasce dalla fede operante per mezzo dell'amore. Ma come potremmo
amare se prima non fossimo stati amati da Dio?
[Siamo
opera di Dio, creati in Cristo Gesù.]
1.
Richiamando con insistenza l'attenzione dei discepoli sulla grazia
che ci fa salvi, il Salvatore dice: Ciò che glorifica il Padre
mio è che portiate molto frutto; e così vi dimostrerete miei
discepoli (Gv 15, 8). Che si dica glorificato o clarificato,
ambedue i termini derivano dal greco
.
Il greco
,
in latino significa "gloria". Ritengo opportuna questa
osservazione, perché l'Apostolo dice: Se Abramo fu giustificato
per le opere, ha di che gloriarsi, ma non presso Dio (Rm, 4, 2).
E' gloria presso Dio quella in cui viene glorificato, non l'uomo, ma
Dio; poiché l'uomo è giustificato non per le sue opere ma per la
fede; poiché è Dio che gli concede di operare bene. Infatti il
tralcio, come ho già detto precedentemente, non può portar frutto
da se stesso. Se dunque ciò che glorifica Dio Padre è che portiamo
molto frutto e diventiamo discepoli di Cristo, di tutto questo non
possiamo gloriarcene, come se provenisse da noi. E' grazia sua;
perciò sua, non nostra, è la gloria. Ecco perché, in altra
circostanza, dopo aver detto ai discepoli: Risplenda la vostra
luce davanti agli uomini, acciocché vedano le vostre buone opere,
affinché non dovessero attribuire a se stessi queste buone
opere, subito aggiunge: e glorifichino il Padre vostro che è nei
cieli (Mt 5, 16). Ciò che glorifica, infatti, il Padre è che
produciamo molto frutto e diventiamo discepoli di Cristo. E in grazia
di chi lo diventiamo, se non di colui che ci ha prevenuti con la sua
misericordia? Di lui infatti siamo fattura, creati in Cristo Gesù
per compiere le opere buone (cf. Ef 2, 10).
Etichette:
Sant'Agostino
Iscriviti a:
Post (Atom)







