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sabato 6 giugno 2015

Giovanni Crisostomo - De inani gloria et de educandis liberis



Trattato
La vanagloria
1. Ora fece qualcuno ciò che richiesi? Pregò qualcuno Dio per noi e per tutto il corpo della chiesa, cosicché si spegnesse l’incendio generato dalla vanità, che ha guastato tutto il corpo, ha diviso un solo corpo in molte membra ed ha lacerato l’amore?
Infatti come una belva piombata su un corpo nobile e delicato ed incapace di difendersi, così vi ha conficcato i denti lordi ed iniettato il veleno e diffuso un grande fetore ed alcune parti, dopo averle mutilate, ha gettato via, altre ha dilaniato, altre ha divorato. Ed anche se fosse stato possibile vedere con gli occhi la vanità e la chiesa, qualcuno avrebbe visto uno spettacolo miserando e molto più penoso di ciò che avviene negli stadi: il corpo gettato via, quella che sta ritta sopra e guarda da ogni parte e respinge chi la assale e non si allontana mai né desiste.
Chi dunque caccerà questa fiera? È compito di colui che stabilì questa lotta di inviare, invocato da noi, i suoi angeli, e, dopo aver chiuso come con freni la sua bocca ardita e sfrontata, di cacciarla in questo modo. Ma colui che stabilì la lotta farà questo allorquando non la ricercheremo, una volta cacciata; se invece la manderà via, ordinando che quella fiera per noi terribile stia lontana, e noi, dopo essere stati salvati e dopo che quella sarà stata cacciata nel suo antro, levatici con mille ferite la cercheremo di nuovo, la desteremo e la ecciteremo, allora egli non avrà più pietà di noi e non ci risparmierà: "Chi infatti avrà pietà di un incantatore morsicato da un serpente e di tutti coloro che si accostano alle fiere?".
2. Che fare allora? Come potremmo liberarci del cattivo e malvagio demonio? Infatti è un demonio che ha un aspetto amabile.

LA MENZOGNA - AGOSTINO DI IPPONA




1. 1. Riguardo alla menzogna c’è un grosso problema: un problema che spesso anche nei comportamenti della vita di ogni giorno ci crea pensieri. Succede infatti che noi a cuor leggero chiamiamo menzogna ciò che menzogna non è, mentre poi riteniamo lecito il mentire quando si tratta di una menzogna giustificata, come quando è detta a fin di bene o per misericordia. Tratteremo il problema con premura e attenzione, mettendoci alla ricerca insieme con quanti come noi cercano la verità. Se poi abbiamo o no trovato qualcosa, non lo diremo noi parlando con leggerezza, ma al lettore attento lo rivelerà sufficientemente la stessa trattazione. È infatti, il presente, un problema assai oscuro, che nei suoi meandri cavernosi sfugge spesso all’acume dell’investigatore; e succede che a volte ti vedi sfuggire di mano ciò che avevi trovato, mentre a volte te lo vedi riapparire per poi dileguarsi di nuovo. Alla fine tuttavia la nostra disamina, raggiunta una certezza maggiore (per dire così), ci consentirà di delineare la soluzione che adottiamo. E se in questa ci sarà qualcosa di errato (è infatti proprio della verità liberare da ogni errore, mentre la falsità è inclusa in ogni errore), io ritengo che non si sbagli mai con più cautela di quando si sbaglia per l’eccessivo amore alla verità e per un eccesso di zelo nel rigettare la falsità. Questo procedimento è ritenuto un’esagerazione dagli ipercritici, ma, se si interrogasse proprio la verità, essa direbbe che non si è ancora abbastanza in regola. Orbene, chiunque tu sia che vieni a leggere, astieniti dalle critiche prima che abbia letto l’opera intera; così sarai meno severo nel giudicare. Non fermarti poi a sottilizzare sulla forma letteraria, poiché abbiamo speso molto lavoro sul contenuto, volendo anche terminare in breve tempo un’opera così necessaria allo svolgimento della vita quotidiana: motivo per cui la rifinitura dell’eloquio è stata limitata o quasi trascurata del tutto.

mercoledì 3 giugno 2015

Dal libro di Tobìa -Tb 6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9 - Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.




In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguèle, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara»
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto dal nostro fratello Raguèle». Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara». Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».
Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguèle: «Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.

Parola di Dio
Riflessione


La storia d'amore di Tobia e Sara verrebbe vista oggi come una storia improponibile!!!
La lettura di oggi inizia con un viaggio... Tobia parte per fare una commissione a suo padre Tobi. Deve infatti recarsi da un parente per ritirare dei soldi che aveva depositato presso di lui. In realtà, Dio ha imbastito questa storia per crearne un'altra. La vera ragione infatti è la guarigione di Tobi dalla cecità e la liberazione di Sara dal demonio Asmodeo. Sara era una donna non molto “fortunata” in amore!!!...
Questo modo di fare è tipico del Signore!!! Quante volte ci sarà capitato di obbedire a degli eventi che ci conducono in una situazione inaspettata?... Allora la nostra vita cambia e prosegue verso una nuova direzione... E cosa diciamo in queste occasioni?… Il "caso" ha voluto che... Ma nella vita cristiana il “caso” non esiste... esistono invece il progetto di Dio e la sua Provvidenza. Dio ha stabilito per noi un futuro splendido, spetta a noi decidere se obbedire agli eventi e lasciarci guidare, come ha fatto Tobia con l'angelo Raffaele, o agire di testa nostra camminando da soli per vie che riteniamo più comode. Nel viaggio Tobia non è solo... è accompagnato infatti da Raffaele. Questo per dirci la dolcezza e la premura del buon Dio... Lui infatti sa molto bene che in questa valle di lacrime abbiamo bisogno di un fratello che cammini insieme a noi, che ci tenga per mano, che ci incoraggi, che ci sproni, che ci aiuti nei momenti di difficoltà, che ci corregga, che ci faccia scendere dal gradino quando ci esaltiamo troppo, insomma, che condivida con noi le nostre gioie e i nostri dolori.
Ritorniamo a questa storia d'amore fantastica... un caso di matrimonio legato alla morte.
C'era una giovane donna di nome Sara che per ben sette volte si sposa (io dico... coraggiosa!!!) ma, la prima notte, prima di unirsi, muoiono tutti i mariti... Oggi alcune trasmissioni televisive ci sarebbero andate a “nozze” e avrebbero soprannominato Sara come la “mantide religiosa”!!!... Altro che maledizione!!!
Ma questa povera donna era perseguitata dal demone Asmodeo... il principe della cupidigia e della discordia coniugale che le uccideva tutti i mariti. La giovane si dispera così tanto che nella sua mente si fa insistente il pensiero del suicidio, ma desiste dal proposito pensando al dolore che avrebbe procurato ai propri genitori con questo gesto disperato. Lei dunque non pensa solo a se stessa, ma anche al dolore che può procurare agli altri.
Quante volte ci siamo sentiti abbandonati, disperati, impotenti di fronte a tante ingiustizie... senza una via di scampo, soli a combattere contro i mulini a vento? Quante volte pensiamo che Dio ci abbia abbandonati? Quante volte pensiamo che Dio non ascolti le nostre preghiere? Quante volte pensiamo che Dio faccia delle preferenze e favorisca addirittura le persone stolte? Quante volte diciamo: non è giusto!!! Quante volte pensiamo che Dio faccia con noi un gioco crudele? Quante volte ti fa vedere delle situazioni meravigliose, te le mette davanti, te le fa assaporare e poi... te le toglie? A volte mi domando che senso abbia... Ma un vero cristiano deve continuare ad avere fiducia in Dio; allora non rimane altro da fare che gemere e supplicare il suo intervento: "O Dio vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto"... Così ha fatto Sara... Lei prega e Dio ascolta la sua umile preghiera. A questo punto entra in ballo Tobia... Il Signore lo invia come strumento per salvare Sara dalla maledizione e lui, con l'aiuto dell'angelo, non si sottrae al compito e inizia l'avventura...
Tobia da ascolto all'angelo che gli dice di fermarsi per la notte a casa di un fratello di nome Raguèle, ma la richiesta dell'angelo non si ferma qui... gli dice che dovrà prendere in sposa una giovane donna di nome Sara senza nascondergli i sette “incidenti” passati. La reazione di Tobia è quella di una persona normale... ha paura... Chi infatti non tiene alla propria pellaccia? Comunque, anche se titubante, si fida delle parole dell'angelo e si fida di Dio, a differenza del futuro suocero che, molto preoccupato e molto imbarazzato, pensa già a come occultare il cadavere!!!
Dobbiamo imparare tanto da Tobia... Lui si affida a Dio e così fa la barba al diavolo!!!
Quante volte ci capitano così tante disavventure da far invidia a una collezione di automobiline... siamo allora convinti di sapere già come andrà a finire, proprio come il papà di Sara... non abbiamo più speranza... non pensiamo minimamente che le cose possano prendere un'altra piega. Ecco perché ogni giorno dobbiamo chiedere al buon Dio di aumentare la nostra fede... perché solo la nostra fiducia totale in Lui renderà innocuo il demonio... demonio che non fa altro che uccidere continuamente le nostre speranze...
La ricetta? La preghiera!!!
E' quello che fanno Tobia e Sara per tre giorni consecutivi... i due sposini, prima di unirsi come marito e moglie pregano... mettono Dio al primo posto... Diciamo pure che è un modo bellissimo di ringraziare il Signore per averli fatti incontrare; e un'unione vissuta nella luce di Dio non potrà non portare buoni frutti. Ma prima di mettersi a pregare Tobia si ricorda delle parole dell'angelo dette durante il viaggio. Doveva infatti fare una sorta di “esorcismo”... bruciare il fegato e il cuore di un pesce in un piccolo braciere. Di primo acchito mi sono domandata: ma che ci azzecca il fegato e i cuore di un pesce?... Ci azzecca... ci azzecca... Nel fegato si trova il fiele che, come sappiamo, è molto amaro e può avvelenare chi lo assorbe. La lussuria è il veleno di ogni tipo di rapporto... per questo il fegato viene bruciato insieme al cuore che, colmo di questo veleno, è reso duro come una pietra; l'amarezza del fiele e la durezza di cuore rendono impossibile e invivibile ogni matrimonio e ogni rapporto umano. La preghiera quindi, purifica e trasforma tutto ciò che impedisce all'amore di crescere. La lussuria viene trasformata dalla preghiera in un "donarsi" e il "fuoco" dell'amore momentaneo viene purificato dalla Parola di Dio per non estinguersi mai più... La Parola di Dio è l'unico nutrimento per non far fallire un matrimonio o una qualsiasi relazione.
Pace e bene

lunedì 1 giugno 2015

Vivere nello Spirito - Henri J. M. Nouwen




Vivere nel presente - Senza rimpianti e senza "se"

È difficile vivere nel presente. Il passato e il futuro continuano a tormentarci. Il passato con la colpa, il futuro con le ansie. Tante cose sono accadute nella nostra vita per le quali ci sentiamo a disagio, pieni di rimpianti, di rabbia, di confusione o, per lo meno, ambivalenti. E tutti questi sentimenti sono spesso colorati di colpa. La colpa che dice: "Dovevi fare qualcosa di diverso da quello che hai fatto; dovevi dire qualcosa di diverso da quello che hai detto". Questi "dovevi" continuano a farci sentire in colpa rispetto al passato e ci impediscono di essere pienamente presenti nel momento attuale.
Peggiori della colpa sono però le nostre ansie. Le nostre ansie riempiono la nostra vita di "se": "se perdo il lavoro, se mio padre muore, se non ci sarà abbastanza denaro, se l'economia va male, se scoppia una guerra?". Tutti questi "se" possono talmente riempire la nostra mente che diventiamo ciechi ai fiori nel giardino e ai bambini nelle strade, o sordi alla voce grata di un amico.
I veri nemici della nostra vita sono questi "dovevi" e questi "se". Ci spingono indietro nell'inalterabile passato e in avanti verso un imprevedibile futuro. Ma la vera vita ha luogo qui ed ora. Dio è un Dio del presente. Dio è sempre nel momento presente, che quel momento sia facile o difficile, gioioso o doloroso. Quando Gesù parlava di Dio ne parlava sempre come di un Dio che è quando e dove noi siamo. "Chi ha visto me ha visto il Padre. Chi ascolta me ascolta il Padre." Dio non è qualcuno che era o che sarà, ma Colui che è, e che è per me in questo momento. Perciò Gesù è venuto a spazzar via il peso del passato e le ansie del futuro. Egli vuole che noi scopriamo Dio proprio là dove siamo, qui e ora.