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mercoledì 24 giugno 2015

Uniformità alla Volontà di Dio - Sant'Alfonso Maria de’ Liguori



Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio: Charitas est vinculum perfectionis. (Col. 3.14). Ma tutta poi la perfezione dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo già è il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita (de Div. Nom. c. 4.) l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. Piacciono sibbene a Dio le mortificazioni, le meditazioni, le communioni, le opere di carità verso il prossimo; ma quando? quando sono secondo la sua volontà; ma quando non vi è la volontà di Dio, non solamente egli non le gradisce, ma le abbomina, e le castiga. Se mai vi sono due servi, l’un de’ quali fatica tutto il giorno senza riposare, ma vuol fare ogni cosa a suo modo, l’altro fatica meno, ma ubbidisce in tutto: certamente il padrone amerà questo secondo, e non il primo. Che servono l’opere nostre allà gloria di Dio, quando non sono secondo il suo beneplacito? Non vuole il Signore sacrifici (dice il Profeta a Saulle), ma l’ubbidienza ai suoi voleri: Numquid vult Dominus holocausta, et victimas, et non potius, ut obediatur voci Domini? . . Quasi scelus idolatriae est nolle acquiescere. (1 Reg. 15.22) L’uomo, che vuole operare per propria volontà senza quella di Dio, commette una specie d’Idolatria, poiché allora in vece di adorare la volontà divina, adora in certo modo la sua.


lunedì 22 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,1-5 - Togli prima la trave dal tuo occhio.




 Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore

Riflessione

Gesù oggi non ci fa un invito... ma ci da un vero e proprio ordine. Non dobbiamo giudicare e non dobbiamo condannare. Tutti, senza eccezione, abbiamo molto da imparare da queste parole del Signore. Tutti, nell'ascoltare queste parole, dovremmo sentirci poveretti e bisognosi della Sua misericordia. Quante volte la nostra presunzione ci acceca!!! Siamo infatti subito pronti a scusare e giustificare i nostri comportamenti, i nostri peccati e le nostre mancanze, ma abbiamo una grande capacità di ingigantire e sottolineare le cose che non vanno bene negli altri. Siamo dei fenomeni!!! E vero che esiste il bene e il male... ma se riuscissimo a giudicare i comportamenti e non le persone, questo sarebbe già un passo avanti, perché solo Dio può vedere il nostro cuore e valutare il grado di consapevolezza e di gravità delle nostre azioni.
E' vero anche che una persona retta non può non notare i comportamenti poco “igienici” di tanti fratelli, non può non notare la tiepidezza di cuore e non può neanche non notare le mancanze di amore verso il Signore. Quante volte partecipando a un matrimonio, a un battesimo, o semplicemente alle funzioni giornaliere... dobbiamo anche assistere a una sfilata di moda in cui non mancano le minigonne mozzafiato... un ginecologo non avrebbe problemi a vedere l'utero. Quante volte si sentono più le chiacchiere dei parrocchiani che la voce del povero sacerdote? Che dire poi dei telefonini che squillano in continuazione con melodie oscene? Che dire quando sistematicamente le persone sbagliano le letture del giorno? Che dire quando, prima e dopo la Messa, le persone invece di parlare con Dio parlano con il vicino? Per non parlare dei ventagli colorati, e in certi casi anche a batteria, che animano le funzioni religiose?... Farebbero invidia agli spettacoli di flamenco!!! Allora, in certi momenti il tuo cuore diventa una centrifuga, ti metti in discussione, e pensi: sto forse giudicando?... Non sai cosa fare... sei impotente di fronte a certi atteggiamenti. Se ti lamenti e denunci questi comportamenti ti inquadrano come persona presuntuosa e severa, vieni isolata e fuggita come un'appestata... se fai finta di niente e lasci scivolare tutto come se fosse una cosa normale, è come se, in qualche modo, si lasciasse Gesù solo a soffrire. Allora che fare? Bella domanda!!!... Però possiamo provare a fare una cosa: quando si presenta la tentazione di giudicare la persona e non il suo comportamento, ricordiamo un passo del libro di Giobbe: “Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!". Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! (Gb 2, 9-10). La risposta di Giobbe è molto saggia. Infatti non le dice: sei stolta!... ma afferma che il suo modo di parlare è come quello di una persona stolta. Giobbe non condanna lei, ma il suo comportamento sbagliato. Un bell'esempio... da meditare e non dimenticare.
Mi sa che abbiamo un po' tutti bisogno di una bella visita oculistica. Il male diffuso nella società di oggi infatti è la presbiopia... Vediamo infatti molto bene i vizi delle persone a noi vicine e li critichiamo anche con durezza, ma non vediamo i nostri difetti che spesso sono molto più gravi. Allora, chiediamo al Signore di aiutarci a guardare i nostri fratelli con la stessa misericordia e compassione con cui Lui guarda loro e noi. E se qualcuno, grazie al Signore, è più retto, preghi incessantemente e Gli chieda perdono per i fratelli che sbagliano affinchè Lui ne abbia misericordia. Gesù conosce molto bene le nostre debolezze, ma se ci affidiamo a Lui, se perseveriamo nella preghiera, Lui sarà felice di aiutarci a rendere il nostro cuore simile al Suo.
Certo che come secondo lavoro - per chi ha il primo -... potremmo fare i salumieri!!! Affettare i nostri vicini è molto facile e abbiamo anche una manualità da far paura!!! Ma Gesù, a noi poveri discepoli, non chiede ciò che è facile, ma di vivere da veri fratelli, amandoci e rispettandoci. Proviamo allora a farci un bell'esame di coscienza, perché tutti siamo inclini alla cattiveria e all'ipocrisia. Gesù vuole liberarci da questi mali, e se proviamo a recitare spesso questa preghiera: "Gesù, mite e umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al Tuo” gli faciliteremo il lavoro, ci guadagneremo noi... e i nostri fratelli.
Pace e bene

domenica 21 giugno 2015

I NOSTRI MORTI - LA CASA DI TUTTI di Don Giuseppe Tomaselli





INTRODUZIONE


In questa vita di miserie morali per giustificare le proprie debolezze, si dice: Le passioni sono troppo forti e non sem­pre posso resistere!... Del resto, dopo del peccato ricorro alla Confessione! -

Altri dicono: Io non commetto gravi peccati! Manco sempre in certe scioc­chezzuole, che sono inevitabili!... C'è in­vece chi pecca più di me e con più gra­vità! -
Quando muore qualcuno, si vuole escla­mare: Che santa persona! Quanto bene ha fatto! Certamente è andata in Para­diso! -
Sulle tombe le iscrizioni più bugiarde e lusinghiere presentano i trapassati qua­li modelli di preclare virtù.
Si è soltanto quello che si è davanti a Dio. L'uomo giudica umanamente e spes­so cade in errore. I giudizi di Dio invece sono esattissimi ed è necessario meditar­ne il rigore, per vivere più santamente che sia possibile e per venire in aiuto a coloro che, partiti da questa valle di pian­to, scontano nel Purgatorio le miserie commesse sulla terra.

PURGATORIO

Io spasimo!...

Il 3 febbraio 1944, moriva una vec­chietta, prossima agli ottant'anni. Era mia madre. Potei contemplare il suo ca­davere nella Cappella del Cimitero, pri­ma della sepoltura. Da Sacerdote allora pensai. Tu, o donna, da quanto io posso giudicare, non hai mai violato grave­mente un solo comandamento di Dio! - E riandai col pensiero alla sua vita.

In realtà mia madre era di grande e­semplarità e devo a lei in gran parte la mia vocazione sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia, con la corona dei suoi figli.. La Comu­nione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squi­sita carità verso una povera donna. Uni­formata ai voleri di Dio, tanto da chie­dermi quando mio padre era disteso ca­davere in casa: Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli pia­cere? - Ripeta: Signore, sia fatta la tua volontà!

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva fede. Poche ore pri­ma di spirare, soffrendo troppo, ripete­va: O Gestù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppor­mi ai tuoi voleri; fa' la, tua volontà!... - Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante ca­rità ed, ovunque predicavo, esortavo i fe­deli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio.

Iddio permise che la mamma apparis­se. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi Teologi e si è conclu­so: E' stata una vera apparizione! -

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all'improvviso apparire nel­la stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai.

- Mi avete lasciata nel Purgatorio!... - Sinora in Purgatorio siete stata? - E ci sono ancora!... L'anima mia è circondata di oscurità e non posso vede­re la Luce, che è Dio!... Sono alla soglia del Paradiso, vicino al gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah!, come verrebbero in mio aiuto!...

L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - Le giornate ad Ebron. I frutti della carità di Maria verso Elisabetta - Nascita di Giovanni Battista. Ogni sofferenza si placa sul seno di Maria - Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è Sorgente di Grazia per chi accoglie la Luce - Presentazione di Giovanni Battista al Tempio e partenza di Maria. La Passione di Giuseppe - Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio - Tratto da ''L' Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I dal capitolo 21 al capitolo 26



L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I capitolo 21

1 aprile 1944.

Sono in un luogo montagnoso. Non sono grandi monti ma neppur più colline. Hanno già gioghi e insenature da vere montagne, quali se ne vedono sul nostro Appennino tosco-umbro. La vegetazione è folta e bella e vi è abbondanza di fresche acque, che mantengono verdi i pascoli e ubertosi i frutteti, che sono quasi tutti coltivati a meli, fichi e uva: intorno alle case questa. La stagione deve essere di primavera, perché i grappoli sono già grossetti, come chicchi di veccia, e i meli hanno già legati i fiori che ora paiono tante palline verdi verdi, e in cima ai rami dei fichi stanno i primi frutti ancora embrionali, ma già ben formati. I prati, poi, sono un vero tappeto soffice e dai mille colori. Su essi brucano le pecore, o riposano, macchie bianche sullo smeraldo dell'erba.
Maria sale, sul suo ciuchino, per una strada abbastanza in buono stato, che deve essere la via maestra. Sale, perché il paese, dall'aspetto abbastanza ordinato, è più in alto. Il mio interno ammonitore mi dice: «Questo luogo è Ebron». Lei mi parlava di Montana. Ma io non so cosa farci. A me viene indicato con questo nome. Non so se sia «Ebron» tutta la zona o «Ebron» il paese. Io sento così e dico così. Ecco che Maria entra nel paese. Delle donne sulle porte - è verso sera - osservano l'arrivo della forestiera e spettegolano fra di loro. La seguono con l'occhio e non hanno pace sin ché non la vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte piante, oltre il quale non so che ci sia. Tutto è recinto da una siepe di more selvatiche o di rose selvatiche. Non distinguo bene, perché, se lei ha presente, il fiore e la fronda di questi spinosi cespugli sono molto simili e, finché non c'è il frutto sui rami, è facile sbagliarsi. Sul davanti della casa, sul lato perciò che costeggia il paese, il luogo è cinto da un muretto bianco, su cui corrono dei rami di veri rosai, per ora senza fiori ma già pieni di bocci. Al centro, un cancello di ferro, chiuso. Si capisce che è la casa di un notabile del paese e di persone benestanti, perché tutto in essa mostra, se non ricchezza e sfarzo, agiatezza certo.
E molto ordine.