Tutta
la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo
Dio: Charitas est vinculum perfectionis.
(Col. 3.14). Ma tutta poi la perfezione dell’amore a Dio consiste
nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo già è
il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita (de
Div. Nom. c. 4.) l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano
lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla
divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. Piacciono sibbene
a Dio le mortificazioni, le meditazioni, le communioni, le opere di
carità verso il prossimo; ma quando? quando sono secondo la sua
volontà; ma quando non vi è la volontà di Dio, non solamente egli
non le gradisce, ma le abbomina, e le castiga. Se mai vi sono due
servi, l’un de’ quali fatica tutto il giorno senza riposare, ma
vuol fare ogni cosa a suo modo, l’altro fatica meno, ma ubbidisce
in tutto: certamente il padrone amerà questo secondo, e non il
primo. Che servono l’opere nostre allà gloria di Dio, quando non
sono secondo il suo beneplacito? Non vuole il Signore sacrifici (dice
il Profeta a Saulle), ma l’ubbidienza ai suoi voleri: Numquid
vult Dominus holocausta, et victimas, et non potius, ut obediatur
voci Domini? . . Quasi scelus idolatriae est nolle acquiescere.
(1 Reg. 15.22) L’uomo, che vuole operare per propria volontà senza
quella di Dio, commette una specie d’Idolatria, poiché allora in
vece di adorare la volontà divina, adora in certo modo la sua.
mercoledì 24 giugno 2015
Uniformità alla Volontà di Dio - Sant'Alfonso Maria de’ Liguori
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Sant' Alfonso de' Liguori
lunedì 22 giugno 2015
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,1-5 - Togli prima la trave dal tuo occhio.
Mt
7,1-5
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore
Riflessione
Gesù oggi non ci fa un invito... ma ci da un vero
e proprio ordine. Non dobbiamo giudicare e non dobbiamo condannare. Tutti, senza eccezione,
abbiamo molto da imparare da queste parole del Signore. Tutti, nell'ascoltare queste parole, dovremmo sentirci poveretti e bisognosi della Sua misericordia. Quante
volte la nostra presunzione ci acceca!!! Siamo infatti
subito pronti a scusare e giustificare i nostri
comportamenti, i nostri peccati e le nostre mancanze, ma abbiamo una
grande capacità di ingigantire e sottolineare le cose che non vanno bene negli
altri. Siamo dei fenomeni!!! E vero che esiste il bene e il
male... ma se riuscissimo a giudicare i comportamenti e non le
persone, questo sarebbe già un passo avanti, perché solo Dio può
vedere il nostro cuore e valutare il grado di consapevolezza e di gravità delle
nostre azioni.
E' vero anche che una persona retta non può non notare i comportamenti poco “igienici” di tanti fratelli, non può non notare la tiepidezza di cuore e non può neanche non notare le mancanze di amore verso il Signore. Quante volte partecipando a un matrimonio, a un battesimo, o semplicemente alle funzioni giornaliere... dobbiamo anche assistere a una sfilata di moda in cui non mancano le minigonne mozzafiato... un ginecologo non avrebbe problemi a vedere l'utero. Quante volte si sentono più le chiacchiere dei parrocchiani che la voce del povero sacerdote? Che dire poi dei telefonini che squillano in continuazione con melodie oscene? Che dire quando sistematicamente le persone sbagliano le letture del giorno? Che dire quando, prima e dopo la Messa, le persone invece di parlare con Dio parlano con il vicino? Per non parlare dei ventagli colorati, e in certi casi anche a batteria, che animano le funzioni religiose?... Farebbero invidia agli spettacoli di flamenco!!! Allora, in certi momenti il tuo cuore diventa una centrifuga, ti metti in discussione, e pensi: sto forse giudicando?... Non sai cosa fare... sei impotente di fronte a certi atteggiamenti. Se ti lamenti e denunci questi comportamenti ti inquadrano come persona presuntuosa e severa, vieni isolata e fuggita come un'appestata... se fai finta di niente e lasci scivolare tutto come se fosse una cosa normale, è come se, in qualche modo, si lasciasse Gesù solo a soffrire. Allora che fare? Bella domanda!!!... Però possiamo provare a fare una cosa: quando si presenta la tentazione di giudicare la persona e non il suo comportamento, ricordiamo un passo del libro di Giobbe: “Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!". Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato!” (Gb 2, 9-10). La risposta di Giobbe è molto saggia. Infatti non le dice: sei stolta!... ma afferma che il suo modo di parlare è come quello di una persona stolta. Giobbe non condanna lei, ma il suo comportamento sbagliato. Un bell'esempio... da meditare e non dimenticare.
E' vero anche che una persona retta non può non notare i comportamenti poco “igienici” di tanti fratelli, non può non notare la tiepidezza di cuore e non può neanche non notare le mancanze di amore verso il Signore. Quante volte partecipando a un matrimonio, a un battesimo, o semplicemente alle funzioni giornaliere... dobbiamo anche assistere a una sfilata di moda in cui non mancano le minigonne mozzafiato... un ginecologo non avrebbe problemi a vedere l'utero. Quante volte si sentono più le chiacchiere dei parrocchiani che la voce del povero sacerdote? Che dire poi dei telefonini che squillano in continuazione con melodie oscene? Che dire quando sistematicamente le persone sbagliano le letture del giorno? Che dire quando, prima e dopo la Messa, le persone invece di parlare con Dio parlano con il vicino? Per non parlare dei ventagli colorati, e in certi casi anche a batteria, che animano le funzioni religiose?... Farebbero invidia agli spettacoli di flamenco!!! Allora, in certi momenti il tuo cuore diventa una centrifuga, ti metti in discussione, e pensi: sto forse giudicando?... Non sai cosa fare... sei impotente di fronte a certi atteggiamenti. Se ti lamenti e denunci questi comportamenti ti inquadrano come persona presuntuosa e severa, vieni isolata e fuggita come un'appestata... se fai finta di niente e lasci scivolare tutto come se fosse una cosa normale, è come se, in qualche modo, si lasciasse Gesù solo a soffrire. Allora che fare? Bella domanda!!!... Però possiamo provare a fare una cosa: quando si presenta la tentazione di giudicare la persona e non il suo comportamento, ricordiamo un passo del libro di Giobbe: “Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!". Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato!” (Gb 2, 9-10). La risposta di Giobbe è molto saggia. Infatti non le dice: sei stolta!... ma afferma che il suo modo di parlare è come quello di una persona stolta. Giobbe non condanna lei, ma il suo comportamento sbagliato. Un bell'esempio... da meditare e non dimenticare.
Mi
sa che abbiamo un po' tutti bisogno di una bella visita oculistica.
Il male diffuso nella società di oggi infatti è la
presbiopia... Vediamo infatti molto bene i vizi delle persone a
noi vicine e li critichiamo anche con durezza, ma non vediamo i nostri difetti che spesso sono molto più gravi. Allora, chiediamo al
Signore di aiutarci a guardare i nostri fratelli con la stessa
misericordia e compassione con cui Lui guarda loro e noi. E se qualcuno, grazie al Signore, è più retto, preghi incessantemente e Gli
chieda perdono per i fratelli che sbagliano affinchè Lui ne abbia
misericordia. Gesù conosce molto bene le nostre debolezze,
ma se ci affidiamo a Lui, se perseveriamo nella preghiera, Lui
sarà felice di aiutarci a rendere il nostro cuore simile al Suo.
Certo
che come secondo lavoro - per chi ha il primo -... potremmo fare i
salumieri!!! Affettare i nostri vicini è molto facile e abbiamo anche una
manualità da far paura!!! Ma Gesù, a noi poveri discepoli, non
chiede ciò che è facile, ma di vivere da veri fratelli,
amandoci e rispettandoci. Proviamo allora a farci un bell'esame di
coscienza, perché tutti siamo inclini alla cattiveria e all'ipocrisia. Gesù vuole
liberarci da questi mali, e se
proviamo a recitare spesso questa preghiera: "Gesù, mite
e umile di cuore,
rendi il nostro cuore simile al Tuo” gli faciliteremo il lavoro, ci guadagneremo noi... e i nostri fratelli.
Pace
e bene
domenica 21 giugno 2015
I NOSTRI MORTI - LA CASA DI TUTTI di Don Giuseppe Tomaselli
INTRODUZIONE
In questa vita di miserie morali per giustificare le proprie
debolezze, si dice: Le passioni sono troppo forti e non sempre posso
resistere!... Del resto, dopo del peccato ricorro alla Confessione! -
Altri dicono: Io non commetto gravi peccati! Manco sempre in
certe sciocchezzuole, che sono inevitabili!... C'è invece chi pecca più di me
e con più gravità! -
Quando muore qualcuno, si vuole esclamare: Che santa persona!
Quanto bene ha fatto! Certamente è andata in Paradiso! -
Sulle tombe le iscrizioni più bugiarde e lusinghiere presentano
i trapassati quali modelli di preclare virtù.
Si è soltanto quello che si è davanti a Dio. L'uomo giudica
umanamente e spesso cade in errore. I giudizi di Dio invece sono esattissimi ed
è necessario meditarne il rigore, per vivere più santamente che sia possibile e
per venire in aiuto a coloro che, partiti da questa valle di pianto, scontano
nel Purgatorio le miserie commesse sulla terra.
PURGATORIO
Io spasimo!...
Il 3 febbraio 1944, moriva una vecchietta, prossima agli
ottant'anni. Era mia madre. Potei contemplare il suo cadavere nella Cappella
del Cimitero, prima della sepoltura. Da Sacerdote allora pensai. Tu, o donna,
da quanto io posso giudicare, non hai mai violato gravemente un solo
comandamento di Dio! - E riandai col pensiero alla sua vita.
In realtà mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in
gran parte la mia vocazione sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella
vecchiaia, con la corona dei suoi figli.. La Comunione era quotidiana. Mai
tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un
atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio,
tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: Che cosa
posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere? - Ripeta: Signore, sia
fatta la tua volontà!
Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva
fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: O Gestù, vorrei
pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppormi ai tuoi
voleri; fa' la, tua volontà!... - Così moriva quella donna che mi portò al
mondo.
Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi
degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai
i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque
predicavo, esortavo i fedeli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in
suffragio.
Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto
approfondire la questione a bravi Teologi e si è concluso: E' stata una vera
apparizione! -
Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all'improvviso
apparire nella stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai.
- Mi avete lasciata nel Purgatorio!... - Sinora in Purgatorio
siete stata? - E ci sono ancora!... L'anima mia è circondata di oscurità e non
posso vedere la Luce, che è Dio!... Sono alla soglia del Paradiso, vicino al
gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte
ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah!, come
verrebbero in mio aiuto!...
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Don Giuseppe Tomaselli
L'arrivo di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - Le giornate ad Ebron. I frutti della carità di Maria verso Elisabetta - Nascita di Giovanni Battista. Ogni sofferenza si placa sul seno di Maria - Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è Sorgente di Grazia per chi accoglie la Luce - Presentazione di Giovanni Battista al Tempio e partenza di Maria. La Passione di Giuseppe - Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio - Tratto da ''L' Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I dal capitolo 21 al capitolo 26
L'arrivo
di Maria a Ebron e il suo incontro con Elisabetta - "L'Evangelo
come mi è stato rivelato" di
Maria
Valtorta – Libro
I capitolo 21
1
aprile 1944.
Sono
in un luogo montagnoso. Non sono grandi monti ma neppur più
colline. Hanno già gioghi e insenature da vere montagne, quali se
ne vedono sul nostro Appennino tosco-umbro. La vegetazione è folta
e bella e vi è abbondanza di fresche acque, che mantengono verdi i
pascoli e ubertosi i frutteti, che sono quasi tutti coltivati a meli,
fichi e uva: intorno alle case questa. La stagione deve essere di
primavera, perché i grappoli sono già grossetti, come chicchi di
veccia, e i meli hanno già legati i fiori che ora paiono tante
palline verdi verdi, e in cima ai rami dei fichi stanno i primi
frutti ancora embrionali, ma già ben formati. I prati, poi, sono un
vero tappeto soffice e dai mille colori. Su essi brucano le pecore, o
riposano, macchie bianche sullo smeraldo dell'erba.
Maria
sale, sul suo ciuchino, per una strada abbastanza in buono stato, che
deve essere la via maestra. Sale, perché il paese, dall'aspetto
abbastanza ordinato, è più in alto. Il mio interno ammonitore mi
dice: «Questo luogo è Ebron». Lei mi parlava di Montana. Ma io
non so cosa farci. A me viene indicato con questo nome. Non so se sia
«Ebron» tutta la zona o «Ebron» il paese. Io sento così e dico
così. Ecco che Maria entra nel paese. Delle donne sulle porte - è
verso sera - osservano l'arrivo della forestiera e spettegolano fra
di loro. La seguono con l'occhio e non hanno pace sin ché non la
vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo
del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben
tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e
scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte
piante, oltre il quale non so che ci sia. Tutto è recinto da una
siepe di more selvatiche o di rose selvatiche. Non distinguo bene,
perché, se lei ha presente, il fiore e la fronda di questi spinosi
cespugli sono molto simili e, finché non c'è il frutto sui rami,
è facile sbagliarsi. Sul davanti della casa, sul lato perciò che
costeggia il paese, il luogo è cinto da un muretto bianco, su cui
corrono dei rami di veri rosai, per ora senza fiori ma già pieni di
bocci. Al centro, un cancello di ferro, chiuso. Si capisce che è la
casa di un notabile del paese e di persone benestanti, perché tutto
in essa mostra, se non ricchezza e sfarzo, agiatezza certo.
E
molto ordine.
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