Pagine statiche

venerdì 14 agosto 2015

Assunzione di Maria - Lc 1, 39-56 – Lc 11, 27-28 - Omelie di don Fernando Maria Cornet – Tratte dal libro “ Meditazioni sui misteri”.



MARIA ASSUNTA - Lc 1, 39-56
La Beatissima Vergine Maria è un Mistero, o meglio dire un complesso di Misteri. Ce ne sono infatti in Lei parecchi: il mistero della sua Immacolata Concezione e della sua Pienezza di Grazia; quello della sua Purissima Verginità di corpo e di spirito; anche della sua Divina Maternità, e Maternità Verginale; la sua associazione alla Passione di Cristo, ossia la Co-redenzione; ancora quello della sua Maternità Spirituale su tutta la Chiesa; poi la sua Assunzione in corpo e anima al Cielo; e infine l’ufficio di Mediatrice e Dispensatrice delle Grazie di Cristo, nonché quello della sua Regalità su tutto l'Universo. Se già ogni mistero appare insondabile alle nostre forze, chi sarebbe capace di approfondire veramente nell’intreccio di tanti? Non ha detto San Bernardo, e a ragione, che de Maria numquam satis [= su Maria non si dirà mai abbastanza]? Soltanto Dio può conoscere in verità quanto bella, quanto santa, quanto grande, quanto importante sia Maria.
Oggi noi celebriamo uno di questi misteri: l’Assunzione. Mistero dolcissimo è, che proclama la grandezza del Signore e che loda la sua misericordia (Is 63,7; cfr. Sir 2, 18b). Il Dio giusto corona ciò che Lui stesso aveva cominciato (Rm 8, 30; cfr. I Pt 5, 4; Gc I, 12), il Dio misericordioso raccoglie il giglio tra le spine (Ct 2,1-2) e lo pianta nel suo giardino (cfr. Odi di Salomone XI, 15.18; Ireneo, Adv. haer. V, 10, 1. Cfr. anche Ct 4, 16-5, 1; Is 60, 21; 61, 3; Ap 2, 7), per gioire eternamente della sua bellezza (Ct 2, 14; 4, 1ss), per godere eternamente del suo aroma profumato (Sir 39, 14; Ct 2, 13; 4, 10-14). Se Dio sembrava ingiusto lasciandoci sulla terra senza la soavità del suo aroma e senza la bellezza del suo sguardo, alla fine ci riconforta con la promessa che anche noi gioiremo un giorno nella sua Casa contemplando il volto di Maria, a condizione di vivere fedelmente nel suo amore e di camminare amorosamente nella sua fedeltà (Ap 2, 26-28), così come Maria trascorse tutti i suoi giorni sulla terra.
Dato che risulta arduo e difficile parlare adeguatamente di questo mistero, ecco allora uno tra i più bei testi di tutta la Patristica sull'Assunzione. È un brano preso da una delle omelie di San Giovanni Damasceno: Gli angeli assieme agli arcangeli ti hanno trasportato. Gli spiriti impuri hanno avuto orrore di vederti salire in cielo. L’aria è benedetta dal tuo passaggio, l'etere ne è consacrato. Il cielo accoglie con gioia la tua anima. Le potenze celesti ti si fanno incontro con sacri cantici e un festoso rituale, dicendo press’a poco: Chi è costei che s'avanza come l'aurora, bella come la luna, eletta come il sole? [Ct 6, 9] Come sei bella, come sei dolce! Fiore del campo, come un giglio in mezzo alle spine [Ct 2, 1ss]; per questo le fanciulle ti amano: siamo accorse al tuo profumo [Ct 1, 2ss]. Il re ti ha fatto entrare nella sua stanza, dove le potestà vegliano su di te, i principati ti benedicono, i troni ti fan festa, i cherubini rimangono interdetti per la gioia e lo stupore, i serafini cantano le lodi per te, che fosti realmente la madre del Signore. Non come Elia, infatti, sei salita in cielo [cfr. II Re 2, 1ss) né, al modo di Paolo, sei stata sollevata sino al terzo cielo [cfr. II Cor 12, 2]. Sei giunta, anzi, fino al trono regale del tuo Figlio, mirandolo gioiosamente con i tuoi stessi occhi e godendo di una straordinaria nobiltà e altezza, gioia inesprimibile per gli angeli e per tutte le potenze celesti, diletto senza fine per i patriarchi, gaudio ineffabile per i giusti, esultanza perenne per i profeti, benedizione per il mondo, santificatrice di tutte le cose, riposo per gli affranti, consolazione per coloro che piangono, rimedio per gli ammalati, porto per quanti vengono sbattuti dalla tempesta, perdono dei peccatori, consolatrice degli afflitti, solerte aiuto per tutti coloro che ne hanno bisogno. La tua anima, infatti, non è discesa nell’inferno e la tua carne non ha visto la corruzione [cfr. Sal 15, 10]. Il tuo corpo, immacolato ed esente da qualsiasi contaminazione, non è stato lasciato sulla terra, ma tu, o regina, signora e padrona, vera madre di Dio, sei stata assunta nella regale dimora celeste. Il cielo ha attirato a sé colei la cui grandezza era superiore a quella dei cieli” (Omelia sul transito di Maria 1, 12-13).
Supplichiamo la protezione di Maria Assunta perché possiamo camminare nella giustizia e nella santità, e chiediamo che il Signore ci permetta di contemplare un giorno il suo volto.


ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - Lc 11, 27-28

Signore mi hai afferrato - Aiutami a dire di sì – di Michel Quoist



Signore mi hai afferrato
Signore, mi hai afferrato, e non ho potuto resisterti.
Sono corso a lungo, ma tu m'inseguivi.
Prendevo vie traverse, ma tu le conoscevi.
Mi hai raggiunto.
Mi sono dibattuto.
Hai vinto!
Eccomi, o Signore, ho detto sì, all'estremo del soffio e della lotta, quasi mio malgrado;
ed ero là, tremante come un vinto alla mercé del vincitore,
quando su di me ha posato il Tuo sguardo di Amore.
Ormai è fatto, Signore, non potrò più scordarti.
In un attimo mi hai conquistato,
in un attimo mi hai afferrato.
I mie dubbi furono spazzati,
i miei timori svanirono;
perché ti ho riconosciuto senza vederti,
Ti ho sentito senza toccarti,
Ti ho compreso senza udirti.
Segnato dal fuoco del tuo Amore,
ormai è fatto, Signore, non potrò più scordarti.
Ora, ti so presente, al mio fianco, ed in pace lavoro sotto il tuo sguardo di Amore.
Non conosco più lo sforzo di pregare:
mi basta alzare gli occhi dell'anima verso di te per incontrare il tuo sguardo.
E ci comprendiamo. Tutto è chiaro. Tutto è pace.
In certi momenti, grazie o Signore, tu m'invadi irresistibile, come il mare lentamente inonda la spiaggia;
oppure improvvisamente tu mi afferri, come l'innamorato stringe tra le braccia il suo amore.
E non posso più nulla, bisogna che mi fermi.
Sedotto, trattengo il respiro; svanisce il mondo, sospendi il tempo.
Vorrei che questi minuti durassero ore...
Quando ti ritrai, lasciandomi di fuoco e sconvolto da gioia profonda,
non ho un'idea di più, ma so che tu mi possiedi maggiormente.
Alcune mie fibre sono più profondamente toccate,
la ferita s'è allargata, e sono un po' più prigioniero del tuo Amore.
Signore, tu crei ancora il vuoto attorno a me, ma in un modo diverso questa volta.
Per il fatto che sei troppo grande ed eclissi ogni cosa.
Quello che amavo mi sembra inezia, e sotto il fuoco del tuo Amore si sciolgono i miei desideri umani come cera al sole.
Che m'importano le cose!
Che m'importa il mio benessere!
Che m'importa la mia vita!
Non desidero più altro che te,
non voglio più altro che te.
Lo so, gli altri lo dicono: "È pazzo!".
Ma, o Signore, lo sono loro.

mercoledì 12 agosto 2015

Perdonare sempre... la parabola del Re misericordioso e del servo malvagio - Mt 18, 21-35 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton


 

Mt 18, 21-35
Fin che siamo in questo mondo, fin che siamo in cammino da questo all'altro mondo, la nostra conoscenza è imperfetta, imperfetto il nostro amore e imperfetta la nostra felicità. Questa serie di imperfezioni fa sì che la nostra vita quotidiana sia caratterizzata da reciproche scorrettezze, offese, incomprensioni, indelicatezze e, nei casi più gravi, da rancori, cattiverie, violenze. Inoltre, questi guai, oltre che dall'imperfezione naturale, sono alimentati anche dall'opera del demonio. In questa situazione il tipo di comportamento che spesso vediamo prevalere, è quello di chi risponde all'offesa con l'offesa, alla cattiveria con la cattiveria, alla violenza con la violenza. Se però accettiamo questa logica non otteniamo un miglioramento della convivenza fra gli uomini, ma un crescente peggioramento delle relazioni fino a rendere invivibile la vita nelle famiglie e nella società.
L'atteggiamento da adottare per rimediare a questo stato di cose, l'apostolo Pietro l'aveva capito in parte. Dice infatti a Gesù: Signore, quante volte dovrò perdonare a mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? Pietro aveva capito che dobbiamo disporre il nostro cuore a perdonare coloro che ci offendono. Secondo lui, però, era opportuno stabilire un limite superato il quale sarebbe stato più conveniente cambiare atteggiamento; così, con uno sforzo di generosità prova a chiedere al Signore se perdonare fino a sette volte potrebbe essere una buona regola. Probabilmente la proposta di Pietro rappresenta un certo limite a cui, nei casi migliori, può giungere la natura umana lasciata alle sue forze. Trovare qualcuno disposto a perdonare chi lo offende fino a sette volte, non è poi così male. Ma Gesù è venuto ad offrirci la possibilità di andare decisamente oltre i limiti della natura umana. Risponde infatti Gesù a Pietro: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. Perdonare fino a settanta volte sette significa perdonare sempre, ma questo non è possibile alle deboli forze umane. Gesù allora, ci sta forse chiedendo qualcosa di impossibile? Sì... ma se Gesù ci chiede di perdonare sempre, è perché con la sua grazia vuole venire in soccorso alla debolezza delle nostre forze.

L’ANGOSCIA DELL’AMICIZIA di Carmen L. Caltagirone - Tratto da " L'amicizia come sacramento"



Una notte ero alla guida della mia auto in compagnia della mia amica Virginia, e, strada facendo, riflettevamo insieme sulla complessità delle amicizie. Virginia era piuttosto depressa, mentre io affermavo che la vita sarebbe più semplice, scevra di complicazioni e indolore, senza rapporti con gli altri. La risposta di Virginia fu immediata e decisa: «Sì, la vita sarebbe più semplice, indolore, ma sterile». Le sue parole esprimevano una fondamentale verità.
Le amicizie sono sempre cariche di dolore, ci confondono, ci spaventano, ci minacciano e ci affaticaņo, ma ci sollevano anche il morale e ci realizzano. E infatti attraverso il dolore che proviamo, nel trattare con gli altri, che rafforziamo il nostro amore l’uno per l’altro e cresciamo come individui. Le vere amicizie sono sempre colme di grazia anche, e talvolta soprattutto, nei momenti più bui. Ciò significa che Dio si serve di questi momenti per parlarci della durata dell’amore e di come, realmente, esso provenga dal cuore di Gesù.
La sofferenza purifica, affina e dà forza alle persone. C’è un importante passaggio nell’Antico Testamento che parla delle cause dell’afflizione: Oltre tutto ringraziamo il Signore, nostro Dio, che ci mette alla prova, come già i nostri padri. Ricordate quanto fece con Abramo, a quante prove sottopose Isacco e quanto avvenne a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando pascolava le greggi di Labano, suo zio materno. Giacché, come li fece passare al crogiuolo per scrutare i loro cuori, così non è che vuole vendicarsi di noi, ma è a scopo di correzione che il Signore castiga quelli che gli sono vicino (Gdt 8,25-27).
Nell’amicizia si impara il vero significato delle parole, delle promesse e dei simboli, anche nei momenti di afflizione. L’amore vero non è mai facile; noi conosciamo, dall’esperienza di Gesù, che l’amore radicale conduce alla croce. Vivere una vita carica di passione significa, necessariamente, sperimentare la sofferenza.

martedì 11 agosto 2015

Solo Dio conosce il “peso” della tua preghiera…



Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel negozio di alimentari. Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se poteva avere una certa quantità di alimenti a credito. Spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo.
L’uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi. Dolorosamente la donna supplicò: «Per favore, signore! Le porterò il denaro più in fretta che posso!» Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva trovare un altro negozio nel quartiere.
Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese di tentare almeno di accontentare la povera donna. Il droghiere, con voce riluttante, chiese alla donna: «Ha la lista della spesa?» Con un filo di speranza nella voce la donna rispose: «Sì, signore». «Bene!» disse l’uomo. «Metta la sua lista sulla bilancia. Le darò tanta merce quanto pesa la sua lista».
La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa.
Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando videro il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il droghiere, fissando la bilancia, brontolò: «È incredibile!». Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la bilancia non si muoveva.
Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto sempre più marcata. Alla fine, afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido e confuso. Non era una lista della spesa. Era una preghiera: “Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani”
Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio imbarazzato. La donna ringraziò e lasciò il negozio.
Solo Dio conosce il “peso” della tua preghiera…

Santa Giovanna Francesca Chantal - 12 Agosto - Tema : Perdono



Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi, scrive l'Apostolo San Giovanni (I Giov. I, 8). Abbiamo tutti, infatti, bisogno della misericordia di Dio. Ora, ed è cosa tremenda, il flusso della divina misericordia non può giungere al nostro cuore, finchè non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso; poichè, nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude, la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre (ved. Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 2840). Così, nel Padrenostro, Gesù ci fa chiedere: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo... Nostro Signore dà talmente tanta importanza a questa richiesta, che è la sola che riprenda nel discorso della montagna: Perchè, se perdonate agli uomini i loro falli, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, nemmeno il Padre vostro vi perdonerà i vostri peccati (Matt. 6, 12, 14).
Una grande vittoria
Il perdono è una grande vittoria sull'odio e sullo scatenarsi degli istinti umani. Attraverso esso, una nuova forza entra nella vita degli uomini, più potente del male. «Il perdono sta a testimoniare che, nel nostro mondo, l'amore è più forte del peccato» (Giovanni Paolo II, enciclica Dives in misericordia, DM, 14). Il valore inestimabile del perdono cristiano appare in modo sorprendente nella seguente narrazione. La storia, riferita da un missionario in Cina, si svolge in un villaggio cinese, dopo una sanguinosa persecuzione contro i cristiani.
«Nel giorno del massacro, racconta il missionario, tutta una famiglia di otto persone perì, all'infuori di due vecchi che erano assenti. Quando, dopo la tormenta, poterono ritrovare la loro capanna, essa era vuota. Il vecchio nonno credette di impazzire. Correva per le strade del paese, con gli occhi stralunati, alla ricerca dei figli e dei nipotini: il colpo era stato talmente forte, che ne conservò un tremito nervoso fino alla morte.
Il fatto che l'assassino della sua famiglia fosse uno dei suoi ex alunni, uno dei suoi alunni prediletti, a cui aveva fatto molto del bene, lo metteva fuori di sè, ed aumentava, ai suoi occhi, l'orrore del delitto. Apprendendo il ritorno dei cristiani, il criminale era fuggito, giudicando che il primo che lo avesse incontrato, non avrebbe onestamente potuto non ucciderlo.
Si è o non si è cristiani

"CHI SEMINA NELLE LACRIME MIETE NELLA GIOIA" - DISCORSO 31 - SUL RESPONSORIO DEL SALMO 125 - Sant'Agostino




1. Il salmo che cantiamo al Signore, a quanto mi sembra, si adatta molto bene ai santi martiri. Ma se, come dobbiamo essere, siamo membra di Cristo, ci renderemo conto che esso si riferisce a noi tutti. Chi semina nelle lacrime miete nella gioia. Nell'andare andavano e piangevano spargendo la loro semente, ma nel tornare venivano con allegrezza portando i loro covoni 1. Dove vanno e da dove vengono? Cosa seminano fra le lacrime? Cosa sono i semi e cosa i covoni? Vanno alla morte e vengono dalla morte. Vanno nel giorno della loro nascita [al cielo], vengono nel giorno della resurrezione. Seminano le opere buone, mietono la ricompensa eterna. Nostra semente, dunque, è ogni bene che facciamo; nostri covoni la ricompensa che riceveremo alla fine. Se però semi buoni sono le nostre opere buone, perché fra le lacrime, mentre Dio ama chi dona con gioia 2?.
La prodigalità dei santi martiri.
2. Da questo notate fin dal principio, o carissimi, come queste parole in maniera eminente si riferiscono ai santi martiri. Nessuno infatti fu mai tanto prodigo quanto coloro che donarono se stessi, come dice l'apostolo Paolo: Io stesso mi spenderò per le vostre anime 3. Fecero dono di se stessi confessando a Cristo e adempiendo col suo aiuto quanto fu detto: Ti sei assiso a un grande banchetto; sappi che ti è necessario preparare di tali cose 4. Qual è il grande banchetto se non quello da cui riceviamo il corpo e il sangue di Cristo? Cosa significa: Sappi che ti è necessario preparare di tali cose? Non forse quello che precisa il beato Giovanni: Come Cristo ha dato la vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli 5? Ecco quanto furono prodighi. Ma forse che perirono? Dal Signore infatti erano stati rassicurati anche circa la sorte di un solo dei loro capelli 6. Può perire la mano, se non perisce un pelo? Può perire la testa, se non perisce un capello? Se non perisce un ciglio, può perire l'occhio? Ricevuta dunque una così grande assicurazione, fecero l'offerta di se stessi. Pertanto, finché abbiamo tempo seminiamo opere buone, dicendo l'Apostolo che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglie 7. Dice: Senza stancarci, finché abbiamo tempo facciamo del bene a tutti, specialmente ai fratelli nella fede 8. E ancora: Nel fare il bene non stanchiamoci, poiché a suo tempo mieteremo 9. Chi manca di seminare non godrà nella mietitura.

lunedì 10 agosto 2015

Beato Maurizio (Maurice) Tornay Sacerdote e martire - Rosière, Svizzera, 31 agosto 1910 - To Thong, Tibet, 11 agosto 1949 - Tema : Peccato - Missione - Tibet



Una sera, accanto al fuoco, Faustina Tornay racconta ai figli più piccoli, Maurizio e Anna, la vita di sant'Agnese, vergine e martire. Rispondendo alla loro domanda, essa spiega: «Siete entrambi vergini, cari i miei bambini; martiri, è più difficile... Bisogna amare il buon Dio più di tutto, ed esser pronti a dare la vita, a versare fino all'ultima goccia di sangue per Lui, piuttosto che offenderLo...». Maurizio reagisce, veloce come un fulmine: «Vedrai, Anna, sì, vedrai, sarò martire...». Parole profetiche: il 16 maggio 1992, sarà beatificato come martire da Papa Giovanni Paolo II.
Maurizio Tornay è nato il 31 agosto 1910, settimo di una famiglia di otto figli, nella frazione di La Rosière, abbarbicata a 1200 metri di altitudine sul fianco scosceso di una montagna, nel Vallese (Svizzera). Fin dal primo anno di scuola, si rivelano le sue qualità eccezionali, ma anche i suoi difetti e imperfezioni. Gentile, zelante, di un'intelligenza vivace, si dimostra tuttavia dominatore, testardo, talvolta addirittura aggressivo. Dopo la scuola, i figli Tornay aiutano i genitori nella stalla, sui pascoli, nell'orto: la vita è dura in montagna. Un affetto profondo unisce tutti i membri della famiglia. In essa, si sperimenta la confortante verità descritta da sant'Agostino: «Dove c'è amore, non c'è dolore, e se c'è dolore, esso è amato». Ancora giovane, Maurizio si sforza di correggere i propri difetti, e ci riesce, almeno in parte. Anna attribuisce il successo all'Eucaristia: «Dopo la prima Comunione, Maurizio divenne gentile». Il ragazzo ha preso dal suo patrono, san Maurizio, che ha pagato a caro prerzzo la sua fedeltà a Cristo: è stato martirizzato con tutta una legione di soldati romani a Agaunum, non lontano da La Rosière. A quindici anni, Maurizio entra nel collegio dell'Abbazia di San Maurizio, costruita sulla tomba del martire; vi rimarrà per sei anni come convittore. Si fa ben presto notare per lo zelo nello studio e per la devozione, che però è ben lungi dall'essere affettata: gli piace ridere e pratica in sommo grado la virtù dell'eutrapelia, vale a dire l'arte di infiorare le relazioni umane con tratti umoristici e una sana giovialità. Nei momenti di libertà, gli capita di trascinare i compagni nella cappella per una breve meditazione: legge loro brani di san Francesco di Sales o una pagina della Storia di un'anima di santa Teresa di Gesù Bambino.
Saremmo abbastanza folli per cacciarlo?

I tre alberi



In un bosco in cima ad una collina, vivevano tre alberi. Un giorno iniziarono a discutere dei loro desideri e delle loro speranze. Il primo albero disse: 'Spero di diventare un giorno lo scrigno di un tesoro. Potrei essere riempito d'oro, d'argento e di gemme preziose. Potrei essere decorato con intarsi finissimi ed essere ammirato da tutti.'
Il secondo albero disse: 'Io spero di diventare una nave possente. Vorrei portare re e regine attraverso i mari fino agli angoli più reconditi del mondo. Vorrei che per la forza del mio scafo ognuno si sentisse al sicuro.'
Infine il terzo albero disse: 'Io vorrei crescere fino a diventare l'albero più alto e più dritto di tutta la foresta. Tutta la gente mi vedrebbe irto sulla cima della collina e ammirando i miei rami contemplerebbe i cieli e Dio, vedendo quanto io gli sia vicino. Sarei il più grande albero di tutti i tempi e tutti si ricorderebbero di me.'
Trascorse qualche anno e ogni albero pregava che i suoi desideri si avverassero. Alcuni taglialegna passarono un giorno vicino ai tre alberi. Uno di questi si avvicinò al primo albero e disse: 'Questo sembra un albero molto resistente, riuscirò sicuramente a venderne la legna ad un falegname'. E iniziò a tagliarlo. L'albero era felice perché sapeva che il falegname lo avrebbe trasformato in uno scrigno prezioso.
Giunto dal secondo albero un taglialegna disse: 'Questo sembra un albero molto resistente, credo che riuscirò a venderlo ad un cantiere navale.' Il secondo albero era felice perché sapeva che stava per diventare una nave possente.
Quando i taglialegna si avvicinarono al terzo albero, l'albero era spaventato perché sapeva che se fosse stato tagliato i suoi sogni non si sarebbero mai avverati. Uno dei taglialegna disse: 'Non ho ancora deciso cosa ne farò del mio albero. Ma intanto lo taglierò'. E subito lo tagliò.

SORRIDERE.....




Gesu' torna in terra e apre un ambulatorio medico. Il primo giorno  nella sala d'attesa tutti si chiedono come sara' il nuovo medico. Dopo poco Gesu' si affaccia e chiama: "Avanti il primo!". Entra un signore in carrozzella che dice: " Dottore, ho un mal di gola fastidioso... ". Gesu' lo interrompe alzandosi, chiude la porta ed esclama: "Ma tu non puoi camminare!". "Si' - dice il paziente - dalla nascita. Ma .. dicevo .. quel pizzicore alla gola ...". "Alzati e cammina - lo interrompe nuovamente". "Ma... ". "Silenzio! Ho detto alzati e cammina!". Il paziente, incredibilmente, si alza in piedi, saluta, ringrazia Gesu' ed esce. Gli altri, vedendolo, gli chiedono: "Allora, com'e' questo nuovo dottore?". E il miracolato: "Come tutti quegli altri. Non mi ha neanche visitato!".
***********

Don Angelo, il nuovo giovane prete della parrocchia, è molto nervoso ed agitato per la sua prima Messa. Chiede consiglio al suo vescovo e questi gli suggerisce di mettere alcune gocce di vodka nell’acqua per la Messa. Detto fatto. Il giovane prete si sente un leone e riesce a stupire i suoi parrocchiani con una predica travolgente. Rientrato di sera in canonica trova, però, una lettera del vescovo: “Caro don Angelo:
La prossima volta metta gocce di vodka nell’acqua e non gocce d’acqua nella vodka, e non metta limone e zucchero sul bordo del calice;
Il mantello di Gesù non deve essere usato come tovagliolo;
I comandamenti sono 10 e non 12;
Gli apostoli sono 12 e non 10;
Non bisogna chiamare la croce come “quella T grande”;
Non si deve chiamare Gesù Cristo e i suoi discepoli come “GC e la sua band”;
Non sta bene chiamare Giuda come “quel figlio di ...”;
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono “il Vecchio, il Giovane e Colombo”;
Quella casetta di legno nell’angolo della chiesa è il confessionale e non la toilette;
L’iniziativa di chiamare il pubblico a battere le mani è stata lodevole, però ballare la macarena e fare il trenino mi sembra esagerato;
L’acqua santa serve per benedire e non per rinfrescare la nuca;
Le ostie vanno distribuite ai fedeli e non devono essere usate come stuzzichini ed accompagnamento per il vino;
Quello sulla croce è Gesu Cristo e non Che Guevara;
Berlusconi è proprietario di Mediaset e del Governo Italiano, ma non della Chiesa Cattolica;
Quando ha caldo eviti di farsi aria tirando su la tonaca.
I peccatori quando muoiono vanno all’inferno e non a farsi ... benedire;
Le ricordo ancora che la Messa deve durare 1 ora circa e non due tempi di 45 minuti ciascuno e che quello seduto accanto a lei, che ha chiamato “travestito in gonna rossa”, ero io!