Pagine statiche

venerdì 21 agosto 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni-Gv 6,60-69 - Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.



Gv 6, 60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore


Riflessione

Le parole del Signore: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6, 56)... Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 6, 57-58), vengono prese alla lettera da molti discepoli, vengono giudicate pittosto macabre e impossibili da accettare... e allora i più girano le spalle a Gesù dicendo: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Le parole di Gesù erano dure da accettare allora come lo sono oggi.
Certo che siamo veramente dei fenomeni: prendiamo alla lettera quello che ci fa comodo!!!... Ma se una persona ci dice: "Ti va se uno di questi giorni usciamo e ci facciamo due chiacchiere e quattro passi?"... Che facciamo? Se prendessimo alla lettera questo invito la nostra uscita si concluderebbe molto presto e la nostra lingua non si asciugherebbe!!!... Quindi, come andiamo oltre per il senso letterale di alcune affermazioni, dovremmo andare oltre anche per le parole di Gesù....
Il Signore non ci vuole né cannibali, né dracula!!!... Lui desidera la nostra salvezza eterna, ma per averla dobbiamo fidarci di Lui.
Oggi Gesù ci chiede di fare una scelta chiara, senza compromessi... O accettiamo Lui, così com'è... o seguiamo il mondo!!! Insomma, non possiamo avere un Gesù secondo i nostri gusti... Invece noi vogliamo un Gesù che dica delle paroline mielose e leggere, che ci riempia di doni, che ci dica che seguirlo è uno scherzo... Invece le parole di Gesù molto spesso sono esplosive... a noi però di esplosivo piacciono solo i fuochi d'artificio... quando invece si tratta di decidere se seguire Gesù o correre dietro ai piaceri del mondo che tanto ci seducono... allora iniziamo a storcere il naso!!!
Quasi tutto ciò che a noi piace a Gesù non piace... quasi tutto ciò che noi riteniamo gradevole per Gesù è spregevole. Se Gesù non critica i nostri comportamenti, le nostre vedute, allora sì che ci garba... ma quando ci ammonisce alziamo le spalle e andiamo via... «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Questo perché spesso ci facciamo un'immagine di Gesù tutta a modo nostro. Insomma, un Gesù che non ci chiede niente, che non ci mette in discussione e che non ci inviti a toccare troppo le sue ferite. Vogliamo seguirlo con una luce un po' soffusa... un po' di luce e un po' di buio. Il problema è che amiamo troppo i comfort, la bella vita, i soldi, il successo... e non vogliamo assolutamente cambiare. Vogliamo mettere il tempo che dedichiamo agli svaghi, ai discorsi frivoli e inutili, allo shopping, alla soddisfazione di varie passioni... in confronto al tempo che dedichiamo a Gesù per conoscerLo, per stare con Lui?... Molti, "credono"... ma senza eccedere. E così la superficialità e la tiepidezza influenzano anche la fede. Molti pensano che dedicando un giorno alla settimana a Dio - se va bene - o dando qualche elemosina, sono a posto; niente di più sbagliato!!!... Seguire Gesù implica un cambiamento radicale nei pensieri e nel modo di agire, la tua vita deve cambiare per forza. Solo Gesù può riempire il vuoto che abbiamo nel cuore, solo Gesù può appagare la nostra fame e sete di amore... Gesù parla sempre di amore, l'amore deve essere la base della nostra vita. Ma anche la parola “amore” viene spesso usata in modo troppo superficiale. La comunione con Gesù è una cosa seria e non ci si deve accostare alla Sua mensa per abitudine, perché in quel momento Gli stiamo dicendo il nostro “amen”, gli stiamo dicendo insomma che siamo disposti a diventare con Lui una cosa sola e quindi, quando Lui lo vorrà, anche a bere il calice amaro che Lui ha bevuto.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede, in modo da rimanere con Lui sia nei momenti dolorosi, sia nei momenti lieti, sempre insomma... perché solo Lui ha parole di vita eterna. Amiamolo non solo a parole ma con le opere. Camminiamo al Suo fianco mettendo da parte il nostro io, i nostri interessi, il nostro orgoglio, i nostri comfort...
Pietro ha deciso di stare dalla parte di Gesù: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». E noi da che parte vogliamo stare?... Aspettiamo forse che ci dica: “Anche tu vuoi andartene?”...
Oh Gesù mio... e chi ti molla?!!!
Pace e bene

La meravigliosa storia di un fanciullo di Riese - San Pio X (Giuseppe Sarto) Papa - di Ginesta Fassina Favero



Nei primi decenni del 1800 a Riese, piccolo paese della campagna trevigiana, nel quale l’agricoltura era l’attività predominante, vivevano due sposi: Giambattista Sarto cursore comunale e proprietario di un piccolo appezzamento di terreno, della casa che abitava e di una mucca; e Margherita Sanson cucitrice, ma, come la maggior parte delle donne di allora, illetterata, vuol dire cioè che non sapeva nè leggere nè scrivere. In questa famiglia di condizioni modeste, ma non misere, il 2 giugno 1835 nacque Giuseppe Sarto, il futuro S. Pio X. Il giorno dopo la nascita, e cioè il 3 giugno, i genitori lo portarono al fonte Battesimale dove gli furono imposti i nomi dei nonni: Giuseppe e Melchiorre. Egli crebbe, assieme agli altri otto fra fratelli e sorelle, arrivati dopo di lui ad allietare la casetta dei Sarto, come tutti i bambini di allora, dividendo il suo tempo fra la chiesa, la casa e aiutando il papà nel lavoro dei campi e nella consegna di qualche missiva alla gente del luogo.
Dai sette ai nove anni frequentò la scuola del paese, dove il maestro Francesco Gecherle impartiva le più rudimentali nozioni di lettura, scrittura e calcolo. Nel frattempo, però il Parroco di Riese, Don Tito Fusarini e il cappellano, Don Pietro Iacuzzi, vista la buona volontà e l’intelligenza del ragazzo, completarono la sua preparazione culturale in modo tale ch’egli potesse frequentare il ginnasio di Castelfranco. Questa scuola distava km.7 da Riese e il nostro studentello per ben tre anni li percorse a piedi, con la cartella di tela, preparata dalla mamma, a tracolla e, nella bella stagione, anche scalzo per non consumare le scarpe. Solo nell’ultimo anno il papà, avendo deciso che anche il fratello Angelo frequentasse tale scuola, gli procurò un asinello e un calessino.

giovedì 20 agosto 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 22, 34-40 - Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.



Mt 22, 34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

Riflessione

Oggi assistiamo a un evento straordinario... farisei e sadducèi, che erano rivali, scoprono di avere qualcosa che li unisce... il desiderio di trovare una falla nell'insegnamento del caro Gesù. E così inizia il processo, ma ahimè... il finale non è forse quello che si aspettavano!!! 
Alla domanda di uno di loro che gli chiede quale fosse il più grande comandamento, Gesù, con tanta serenità e sicurezza, afferma: al primo posto Dio, poi i nostri fratelli e alla fine noi.
L'amore di Dio e l'amore del prossimo infatti, non possono stare divisi... diciamo che devono andare a “braccetto”. Dio si sente veramente amato quando noi amiamo i nostri fratelli come noi stessi. Se si ama d'avvero Lui, automaticamente amiamo il prossimo. E per amare il prossimo dobbiamo amare anche la nostra persona, perché, se siamo misericordiosi con noi stessi, lo saremo anche con il prossimo. Accettiamo allora i nostri limiti e le nostre mancanze senza tormentarci troppo, perché la perfezione appartiene solo a Lui... al limite dovremmo chiedere con la preghiera di aiutarci a essere più umili e meno precisini... e: "Se qualche volta cadete, non dovete così avvilirvi da lasciare d'andare innanzi. Da quella caduta il Signore saprà cavare del bene" (Teresa d' Avila). Grazie Teresa, messaggio ricevuto!!!
Due comandamenti insomma che, se accolti con gioia, ci aiutano a vivere la nostra quotidianità, a volte problematica, con più pace e più gioia, trasmettendo anche agli altri tanta serenità. Non sempre si riesce a praticare questi due comandamenti, perchè: "Per amare il prossimo bisogna superare due difficoltà: il nostro peccato e quello del prossimo" (M.D. Molinié op)
Solo allora saremo sulla buona strada... perché ameremo Lui e lo faremo amare. Chi ama non ha bisogno di dire tante parole, perché il comportamento la “dice lunga”...
Chi ama il Signore non si vede, ma si sente... perché dalla persona viene fuori un profumo particolare... quello di Cristo. E' un profumo che non mente, è un profumo che ti stordisce, è un profumo che contagia, è un profumo delizioso.
L'unico atteggiamento che noi cristiani dovremmo copiare dai farisei e sadducei è la loro complicità... cambiando naturalmente il motivo.
Dovremmo infatti essere più complici, più uniti, più amabili. Cosa che invece molto spesso non succede. Non solo, facciamo esattamente il contrario... e così ci ritroviamo a gareggiare per screditare un fratello, facciamo a gara a chi è più bravo, a chi fa più opere. Ma tutto questo non rende gloria a Dio. Tutto questo non è amore. Come diceva bene don Divo Barsotti: "Dio non ha bisogno delle mie opere, della mia vita, ma ha bisogno del mio nulla, della mia povertà".
Preghiamo allora il buon Dio di accrescere la nostra piccola fede, di aiutarci ad aprire i nostri cuori e le nostre menti per comprendere bene la legge dell'amore ed agire di conseguenza. Solo così infatti riusciremmo a essere dei testimoni veri e gioiosi. L'amore di Dio porta gioia, mentre la tristezza non fa una buona pubblicità a Dio. E se a tanti il sorriso “stampato” dei veri discepoli di Gesù da fastidio... pazienza. Sopportare pazientemente le persone moleste è un'opera di misericordia che conviene imparare a praticare bene, perché non mancano mai le occasioni per il suo esercizio. 
Mi piace concludere questa mia povera riflessione con una citazione di Santa Teresa d'Avila: "È tanta l'importanza dell'amore vicendevole che non dovreste mai dimenticarvene. L'andare osservando certe piccolezze – che alle volte non sono neppure imperfezioni, ma che la nostra ignoranza ci fa vedere assai gravi – nuoce alla pace dell'anima e inquieta le sorelle. Sarebbe una perfezione che costa assai caro!"
Pace e bene

martedì 18 agosto 2015

La parabola dei chiamati a lavorare nella vigna - Mt 20, 1-16 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton





Difficoltà di comprensione

I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie... Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri (Is 55, 8-9). Così Dio stesso ci dice come stanno le cose. Noi però facciamo di tutto per costruire un mondo secondo i nostri pensieri, costruiamo allora un mondo che non funziona. Ma corriamo anche un altro rischio: quello che troppo presto ci fa credere di comprendere le cose di Dio o il mistero della vita in cui siamo immersi. San Paolo ci avverte: Chi crede di sapere qualche cosa non ha ancora imparato come bisogna sapere (1Cor 8, 2). La parabola su cui vogliamo riflettere sembra fatta apposta per scombussolare le nostre idee e per suscitare interrogativi sul comportamento di Dio nei confronti dell'uomo. È una parabola di cui non è affatto facile scoprire l'aspetto consolante; si potrebbe dire che vale anche qui il Mistero Pasquale per cui la tribolazione precede la consolazione. In questo caso è tribolata l'intelligenza che non riesce a capire.

Gesù dunque racconta di un padrone che esce personalmente, più volte durante il giorno, a cercare operai per la sua vigna, e al termine della giornata paga con un denaro sia quelli che hanno lavorato un'ora soltanto, sia quelli che hanno lavorato tutto il giorno. Giustamente questi protestano. Ma il padrone risponde che dei suoi beni è libero di fare ciò che vuole e non fa loro torto perché ricevono quanto avevano convenuto. La conclusione del racconto è piuttosto enigmatica: Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi. L'intenzione della parabola è di farci conoscere qualche aspetto del Regno di Dio, di mostrare come funzionano le cose quando è Dio che governa.

La difficoltà di comprensione è data dal fatto che il padrone si comporta in modo sconcertante sia verso i primi chiamati che verso gli ultimi, ma se verso questi mostra una magnanimità e una benevolenza al di là di ogni attesa, il suo comportamento verso i primi lascia inevitabilmente impressa una sensazione di ingiustizia. Ora, il senso o sentimento di giustizia è qualcosa che Dio stesso ha posto nel cuore dell'uomo. A causa di questa sensibilità, tutti desideriamo che venga premiato chi si comporta bene e punito chi si comporta male. Chi studia è giusto che prenda un bel voto e chi non studia un brutto voto, sentiamo inoltre ripugnanza verso il comportamento di chi, in modo disonesto, riesce a prendere un bel voto pur non avendo studiato. Allo stesso modo sentiamo ripugnanza quando vediamo i disonesti riuscire nella vita mentre gli onesti ottengono meno di quanto sarebbe loro dovuto.

È vero che un padrone può fare dei suoi beni quello che vuole, ma un padrone che non fa le cose giuste non è un buon padrone e non lascia di sé una buona impressione. È anche vero che i primi ricevono quanto avevano concordato, ma per il sentimento di giustizia è implicito che chi lavora di più guadagni di più e chi lavora di meno guadagni di meno. Se un denaro è la giusta paga per una giornata di lavoro, mezzo denaro è la giusta paga per chi lavora mezza giornata. La protesta dei primi sembra quindi del tutto corretta e non meritevole di rimprovero. Si potrebbe dire che ai primi è toccata una doppia sfortuna: quella di aver faticato tutta la giornata e quella di venir trattati come coloro che hanno lavorato un'ora soltanto. Agli ultimi invece è toccata una doppia fortuna: quella di aver lavorato poco e quella di aver guadagnato molto, anzi, molto di più delle loro attese. Se così stanno le cose, meglio essere ultimi che primi.

lunedì 17 agosto 2015

Dal libro dei Giudici - Gdc 6, 11-24 - Gedeone, salverai Israele: non ti mando forse io?


 
 Gdc 6, 11-24

In quei giorni, l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!». Gedeone gli rispose: «Perdona, mio signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall’Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian».
Allora il Signore si volse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?». Gli rispose: «Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre». Il Signore gli disse: «Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo».
Gli disse allora: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti». Rispose: «Resterò fino al tuo ritorno».
Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un’efa di farina fece focacce àzzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. L’angelo di Dio gli disse: «Prendi la carne e le focacce àzzime, posale su questa pietra e vèrsavi il brodo». Egli fece così. Allora l’angelo del Signore stese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce àzzime; dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce àzzime, e l’angelo del Signore scomparve dai suoi occhi.
Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse: «Signore Dio, ho dunque visto l’angelo del Signore faccia a faccia!». Il Signore gli disse: «La pace sia con te, non temere, non morirai!». Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò «Il Signore è pace».

Parola di Dio
Riflessione

Il modo di operare di Dio non cambia, per far crescere il Suo Regno si avvale sempre e solo delle persone umili, di persone consapevoli della loro pochezza...
La lettura di oggi ci parla di una chiamata... quella di Gedeone. Un uomo che si trovava a vivere in un tempo e in un luogo in cui non era molto facile avere fede. Il popolo di Israele si era nuovamente allontanato dal suo Dio, aveva incominciato ad adorare gli idoli e anche la famiglia di Gedeone aveva eretto un altare a Baal con a fianco dei pali sacri... Come si dice: aveva la serpe in casa!!!
Come possiamo notare, non è cambiato molto da allora... i discepoli di Gesù oggi si trovano nella stessa situazione di Gedeone. Si ritrovano infatti a vivere nel mondo, ma non si sentono del mondo e molto spesso la loro fede è osteggiata proprio dai più vicini.
Gedeone si trova a vivere una situazione piuttosto precaria... costretto a vagliare il grano di nascosto per non essere derubato dai Madianiti... un popolo che devastava il suo paese e lo depredava dei suoi beni. Ma perché Dio ha permesso che i Madianiti devastassero questo popolo e lo riducessero alla fame?... E' una delle tante domande che si sono fatte e continueranno a farsi i cristiani e non solo i cristiani... Perché Dio permette le sofferenze, le guerre, le tribolazioni?... Molto spesso non riusciamo a capire e a darci una risposta... L'unica cosa che possiamo fare è avere fede e metterci nelle mani del Signore. Se Lui ha dato la Sua vita per noi, evidentemente ci ama molto e vuole solo il nostro bene... e se a volte permette che ci accadano cose molto spiacevoli, è per purificare il nostro cuore dai peccati. Attenzione... non è detto che le persone che soffrono tanto siano dei terribili cristiani... qualche volta il Signore sceglie delle anime particolari che, accettando la sofferenza per amore, consolino Gesù per tutto il male che gli uomini continuano a fare. In qualche modo sono dei piccoli "Gesù"... torturati, derisi, allontanati, non creduti, maltrattati, umiliati... Sono tanti piccoli “Lazzaro” che stanno sempre alla porta di chi possiede molti beni con la speranza di susscitare un po' di compassione, di ottenere un po' di sollievo... Ma il cuore dell'uomo è veramente duro e ostinato, non vuole ascoltare il Signore, vuole vivere come più gli piace... e allora il Signore è costretto a castigare.
Se guardiamo con occhi umani sembrerebbe che alla fine a perdere siano solo i poveretti e che gli empi continuino a fare la bella vita, ma non è così, il “poveretto”, che ha fede in Dio, sa bene che la nostra vita è un esodo verso un'altra patria... quella sì che sarà meravigliosa!!!
Gli empi pensano che la vita sia solo questa e che bisogna goderla in tutti i modi, non pensano mai alla vita eterna. Alla fine mi sa che sono loro i veri poveretti!!!...
La cosa che si ripete sin dall'antico testamento è che, quando Dio castigava, il popolo gridava e supplicava il Suo aiuto... ma una volta ottenuto il suo soccorso, tornavano a fare quello che facevano prima e peggio di prima. Mi domando: "Ma è possibile che non imparassero mai?"... Se ci pensiamo bene... oggi non siamo molto più intelligenti. Anche noi infatti combiniamo tanti guai, poi piangiamo un pochetto... oh scusa Signore... abbi pietà di me... eviterò di rifarlo... aiutami... e poi, appena il buon Dio ci dà tregua... ricadiamo negli stessi errori e combiniamo gli stessi guai... certo che abbiamo una fantasia!!! Poveri confessori... a sentire sempre le stesse miserie!!!
Dobbiamo metterci in testa che se continuiamo a stare con Gesù, non è certo per la nostra fedeltà... ma per la Sua... Noi umani soffriamo di una terribile malattia che si chiama "infedeltà"...
Proviamo per un attimo a catapultare la situazione che si trova a vivere Gedeone nella nostra società... Osserviamo i diversi personaggi: i Madianiti, il popolo d'Israele, Gedeone e Dio.
Chi sono i Madianiti oggi?... semplice: coloro che ci opprimono... tra questi anche la nostra classe politica che continua a volare così in alto da non vedere quello che succede sulla terra... le persone sono disperate, tante famiglie al limite della sopravvivenza, file interminabili alla caritas per un pezzo di pane... persone dignitose inginocchiate su una strada pedonale “alla moda” con il cartello: “UN AIUTO PER VIVERE”... Ecco i tanti “Gedeone” della nostra società... poveri Cristi che subiscono ingiustamente l'arroganza dei potenti.
Arriviamo al popolo di Israele infedele e idolatra... sono le persone che percorrono la strada indossando scarpe all'ultimo grido, che lasciano una scia di profumo "molto costoso"... (che non è certo quello di Cristo) e che danno due centesimi al poveretto che chiede aiuto per vivere, magari pensando di aver fatto la loro quotidiana buona azione.
A questo punto, purtroppo, è difficile credere a un Dio misericordioso, è difficile credere a un Dio che è con te... e ci viene da gridare: "Allora perché mi succede questo?"... e, come Gedeone, non riconosciamo l'angelo di Dio... vediamo la sofferenza come solo nostra e non l'abbiniamo a quella di Cristo... In questi momenti bui Dio è davvero con noi... non esiste uomo più solidale di Lui, Lui che ha sopportato e subito da noi tutte le cattiverie possibili... e che per salvarci ha dato tutto ciò che possedeva: la Sua vita... E noi come ricambiamo?... Che cosa possediamo, da potergli donare?... Ricordiamoci che tutti gli ostacoli, tutti i problemi, tutte le tribolazioni, tutte le porte chiuse, tutte le nostre miserie... non sono altro che l'unico e prezioso tesoro che possiamo offrire al nostro Gesù. Qualcuno potrebbe dire: e da quando in qua, le miserie sono un tesoro?... Ebbene si!!! Tutte le sofferenze sopportate per amore di Gesù vengono da Lui trasformate in perle preziose. In questo mondo non hanno certo un gran valore, ma nell'altro valgono tanto. Ogni sofferenza sopportata per amore è un mattoncino per la casa di lassù... Però, se ci penso bene, oltre a diventare la santa delle porte chiuse sarò la proprietaria di un vero grattacielo!!!... Ma chi pensa a costruire solo in questa vita... senza pensare all'eternità, commette una grande sciocchezza... non penso che esistano imprese di gru, che trasportino qualcosa lassù!!!
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede, in modo da sopportare per amore suo le tribolazioni, forse potranno essere utilizzatate per salvare qualche anima dal cuore duro che, brancolando nelle tenebre, non smette di prostituirsi agli idoli offrendo un po' di incenso per poter godere gioie che durano quanto una bolla di sapone.
Gesù mio, aiutami a riconoscerti quando mi trovo in certi momenti di sconforto, aiutami a non cercare tante scuse per non seguirti... e quando ti chiedo un segno, non prenderla come una sfida o una mancanza di fiducia.
Prendiamo l'ultima frase che l'angelo di Dio dice a Gedeone: «La pace sia con te, non temere, non morirai!» come se il buon Dio la dicesse a ciascuno di noi. E' un'incoraggiamento bellissimo...
Chi ha la pace nel cuore, possiede tutto...
Chi non teme... ha il cuore puro...
Chi non morirà... sarà stato un vero amico di Gesù.
Pace e bene

Non sottovalutate mai il potere della vostra amicizia....



Un giorno, ero un ragazzino delle superiori, vidi un ragazzo della mia classe che stava tornando a casa da scuola. Il suo nome era Kyle e sembrava stesse portando tutti i suoi libri. Dissi tra me e me: "perché mai uno dovrebbe portarsi a casa tutti i libri di venerdì? Deve essere un ragazzo strano?. Io avevo il mio weekend pianificato (feste e una partita di football con i miei amici), così ho scrollato le spalle e mi sono incamminato. Mentre stavo camminando vidi un gruppo di ragazzini che correvano incontro a Kyle. Gli corsero addosso facendo cadere tutti i suoi libri e lo spinsero facendolo cadere nel fango. I suoi occhiali volarono via, e li vidi cadere nell'erba un paio di metri più in là. Lui guardò in su e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi. Mi rapì il cuore! Così mi incamminai verso di lui mentre lui stava cercando i suoi occhiali e vidi una lacrima nei suoi occhi. raccolsi gli occhiali e glieli diedi dicendogli: "quei ragazzi sono proprio dei selvaggi, dovrebbero imparare a vivere." Kyle mi guardò e disse: "grazie!" C'era un grosso sorriso sul suo viso, era uno di quei sorrisi che mostrano vera gratitudine. Lo aiutai a raccogliere i libri e gli chiesi dove viveva. Scoprii che viveva vicino a me così gli chiesi come mai non lo avessi mai visto prima, lui mi spiegò che prima andava in una scuola privata.

domenica 16 agosto 2015

La vocazione: chiamata alla Santificazione - Lettera n° 4 - Tratta da “Lettere agli amici” su come vivere la fede cristiana di padre Basilio Martin



Cara Francesca, un giorno venisti a trovarmi, accompagnata da tuo papà, perché cercavi di capire cosa Dio volesse da te e per te. Da tempo, con i tuoi amici, ti eri impegnata, oltre nelle attività dell'oratorio cittadino, in quelle dell'organizzazione Mato Grosso per raccogliere fondi a favore delle povere comunità cristiane del Perù, che venivano seguite da alcuni sacerdoti di tua conoscenza. In quel periodo la tua anima si domandava: “Per servire Gesù, occorre farsi suora? Partire per terre lontane ad aiutare i poveri? Consacrarsi per tutta le vita alla causa delle persone malate?”. Domande che tutti indistintamente ci siamo posti all'alba dell’età della consapevolezza.
Chiese una volta il discepolo al suo padre spirituale, Nestorio: -“Abba, qual è l'opera buona gradita a Dio che io posso compiere?”. E l'Abba rispose: -“Non sono forse tutte uguali le opere? La Scrittura dice che Abramo era ospitale (Gn. 18,1 ss), e Dio era con lui; Elia amava la quiete (1 Re 17,5), e Dio era con lui; Davide era umile (1Sm. 18,23), e Dio era con lui. Quel che vedi che la tua anima desidera secondo Dio, fallo, e custodisci il tuo cuore”. Un sacerdote russo affermava: “Ciò che bisogna fare è sforzarsi di raggiungere la pace dell'anima, poiché da questa pace l'anima capisce qual è la sua vocazione”. Io, tempo fa, non vivevo più serenamente a causa del passaggio di pellegrini diretti ad Assisi che continuamente mi importunavano con le richieste più disparate: visitare l'eremo, avere del cibo, dell'acqua, il pernottamento, ecc. Nel pieno dell'esasperazione andai un giorno dal mio confessore a confidargli l'intenzione di lasciare l'eremo, perché esasperato soprattutto dai comportamenti che nulla avevano a che fare con lo spirito francescano del peregrinare. Dopo avermi ascoltato in totale silenzio religioso, mi disse: “La vocazione non sei tu a fartela, ma è Dio che te la dà. Il compito tuo è solo quello di capirla e gestirla”. Ci meditai su, e accantonai la decisione presa in precedenza. Rimasi all'eremo, fissando però delle regole di comportamento da far osservare ai pellegrini, così da salvaguardare la mia scelta di vita eremitica. Capii così quale fosse la mia vocazione, cosa volesse il Signore da me. Fu lecito perciò che tu mi domandasti: questa è la tua vocazione, ma la mia quale sarà? Cara Francesca, san Paolo fa presente che la vocazione cristiana, che può essere vissuta in modo differente da una persona all'altra, ha un unico scopo: servire Gesù Cristo e la sua Chiesa. Il modo poi per giungere a questo scopo, lo stabilisce Gesù attraverso una sua chiamata specifica, rispettando in ognuno di noi le naturali doti umane. Alcuni li chiama a servirlo come apostoli, altri come profeti, altri ancora come maestri, ecc. Tutti -dice san Paolo- facendo parte del Corpo di Cristo, devono agire secondo il dono ricevuto” (cf. 1Cor 12,27-28). Spesso, quando sentiamo nominare la parola “Vocazione”, siamo portati a pensare alla scelta che fanno i religiosi o i sacerdoti. Devi sapere che“Vocazione” è un termine modulato sul verbo latino “vocare”= chiamare, è quanto afferma il biblista G. Ravasi. Pertanto il termine sta ad indicare l'esperienza di una missione voluta da Dio: Dio chiama a compiere una missione nel mondo per la propria e altrui salvezza. E la prima chiamata di Dio per ognuno di noi è la santificazione personale, come ci ricorda san Paolo: “Dio ci ha chiamati alla santità”; “questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione!” (1Ts. 4,7; 4,3). Da questo capisci che la chiamata divina non si riduce a un solo tipo di vocazione. Infatti, una delle prime strade indicate da Dio alla santità è stata quella del matrimonio.