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sabato 19 settembre 2015

UN ESEMPIO D’ABBANDONO E DI PACE DEL NOSTRO TEMPO: MARTHE ROBIN (1) – Tratto dal libro “ Abbandonarsi a Dio: il segreto della pace del cuore” di padre Pierluigi Chiodaroli.



(2) Dio Eterno, Amore Infinito! O Padre miO! Tu hai chiesto tutto alla tua piccola vittima; prendi dunque tutto e ricevi tutto... In questo giorno io mi dono e mi consacro a Te, totalmente e irreversibilmente. O Diletto della mia anima, mio dolce Gesù, Te solo io voglio, e per Tuo Amore, io rinuncio a tutto!
Mio Dio, prendi la mia memoria e tutti i miei ricordi, prendi il mio cuore e tutti i suoi affetti, prendi la mia intelligenza e tutte le sue facoltà. Fa' che essa serva solo alla Tua più grande gloria. Prendi la mia volontà tutta intera, è da sempre che l'ho annientata nella tua. Non più ciò che io voglio, mio dolcissimo Gesù, ma sempre tutto ciò che tu vuoi! Prendimi, ricedimi, dirigimi, guidami. A te mi consegno e mi abbandono. Mi consegno a te come una piccola Ostia d'amore, di lode e di azione di grazie, per la gloria del tuo Santo Nome, per la gioia piena del tuo Amore, il trionfo del tuo Sacro Cuore, e per il perfetto compimento di tutti i tuoi disegni in me e attorno a me.
O mio Dio, tutto il mio povero io è tuo! Fanne, te ne supplico, una piccola aggiunta alla tua umanità, tutta tua... tua proprietà... tutta per te... il tuo cielo d'Amore sulla terra. Che io non abbia più pensieri, voleri, desideri, interessi, gioie e sofferenze se non le tue.
Distruggi in me tutto ciò che può resisterti, infastidirti, dispiacerti; consuma tutto nel tuo immenso Amore, riduci tutto alla tua amabile Sovranità! Più nulla di me... più nulla di mio... più niente... Tu solo, o mio Gesù... nient'altro che tu solo sempre! Sii veramente la mia Vita, il mio Amore, il mio Tutto! Che io possa dire in tutta verità: Il mio io è Gesù, la sua Volontà, il suo Spirito, l'Amore Infinito, il Dio Buono, il Dio Santo che vive in me e si esprime attraverso tutte le mie opere.
Che ogni mia gioia quaggiù sia di farti conoscere buono come Tu sei Buono, di amarti, di imitarti, di offriti nel nome di e per tutte le creature. Che la mia vita sia la riproduzione perfetta ed incessante della tua Vita, la manifestazione del tuo Amore e la continuazione di quella di Maria Vergine e Martire. Che tutto in me esprima il mio amore per te e che io sia sempre pronta al sacrificio.
O Salvatore Adorabile! Tu sei l'unico Possessore della mia anima e di tutto il mio essere! Ricevi l'immolazione che ogni giorno e in ogni istante io ti offro in silenzio. Degnati di gradirla e di farla servire al bene spirituale e divino di tanti milioni di cuori che non ti amano, alla conversione dei peccatori, al ritorno degli smarriti e degli infedeli, alla santificazione di tutti i tuoi diletti preti, e in favore di tutte le Creature.
O Gesù, prendi il mio cuore, tutto il mio cuore, esso non domanda e sospira che di non appartenere mai che a te solo! Conservalo sempre accanto al tuo; conservalo tutto intero nel tuo, conservalo per sempre per il tuo, perché esso non si consegni e non si espanda in nessuna creatura. O Gesù! che il mio cuore sia veramente l'altare del tuo Amore e che la mia lingua faccia conoscere per sempre le tue Misericordie! Degnati, te ne supplico, di santificare tutte le mie parole, tutte le mie azioni, tutte le mie intenzioni, tutti i miei desideri! Sii veramente, o mia anima, il suo Tesoro e il suo Tutto! A Te io la dono e l'abbandono.

venerdì 18 settembre 2015

IL FRATE " VOLANTE " S. Giuseppe da Copertino - Copertino (Lecce), 17 giugno 1603 – Osimo (Ancona), 18 settembre 1663




A volte, durante le sue levitazioni improvvise,
poteva capitargli di essere trattenuto per la veste
dai monaci che gli erano accanto.


Giuseppe Maria Desa conosciuto come Giuseppe da Copertino nacque in una stalla, come Gesù e come Francesco di Assisi, il 17 giugno del 1603. La troppa bontà di Felice Desa, suo padre, e le troppe cambiali da lui firmate per amici bisognosi ma poco fidati, avevano gettata la famiglia nella miseria e il padre a fuggire gli sbirri rifugiandosi nelle Chiese. In uno dei frequenti sequestri o visite in casa dei creditori, la madre, Franceschina Panaca, fuggì spaventata nella stalla dove lo diede alla luce. Il carattere bilioso e ardito con cui cresceva il piccolo Giuseppe Maria Desa, non trovò modo di svilupparsi per il “grande rigore” di una madre previdente. Non era neppure ai primi rudimenti della grammatica, che una grave malattia cancerosa lo costrinse a letto per più di sei anni. Quando si alzò guarito miracolosamente dalla Madonna delle Grazie nel vicino santuario di Galatone, si era fatto adolescente. Oltre che mancare di attitudine allo studio, aveva ormai l’età da mestiere.
Scelse l’arte del calzolaio, ma cominciarono i guai. Quel non so che di misterioso, che si agitava nel suo intimo e che lo invitava... lontano, gli faceva dimenticare il lavoro. Non per nulla da piccolo si era meritato il soprannome di «boccaperta» . Il pensiero di farsi religioso, che aveva sempre accarezzato, risorgeva ora imperioso. Il cuore lo spingeva al Convento della Grottella, presso la «Mamma sua», ma aveva l’angoscioso timore che i Francescani Conventuali non lo ricevessero per la sua poca scienza e le sue misere doti. Nell’Ordine si trovavano già uno zio paterno «di grande autorità» ed altri parenti da parte della madre, «persone dotte e predicatori» (!) che nelle relazioni familiari non lo avevano spesso molto ben trattato.

mercoledì 16 settembre 2015

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,36-50 - “Le sono perdonati i suoi molti peccati”


  Luca 7,36-50

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato;
e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure». «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?».
Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».
Parola di Dio
 
Riflessione

Questo brano di Vangelo mi ha toccata profondamente. E' come se Gesù facesse un confronto fra una persona molto “pia”, che però non ama Dio, e una persona non molto “religiosa” che invece ama Dio d'avvero.
Sta a noi dunque immedesimarsi in Simone o nella donna “peccatrice”... e poi correggere il “tiro” come conviene.
Vediamo con ordine i fatti: Gesù viene invitato a casa di Simone e, durante il banchetto, entra in casa una donna desiderosa di incontrare il Maestro per essere guarita dai suoi mali... per essere perdonata.
Ecco che subito si evidenziano due atteggiamenti diversi: quello di Simone e quello della donna... Il primo infatti ha invitato Gesù non perché l'amava... voleva essere apprezzato, penso... ma non l'amava. Infatti è molto attento a fare bella figura con i suoi amici, e per questo nel suo animo prova un certo disgusto vedendo la donna che si butta ai piedi di Gesù. Non solo... non ha il coraggio di dire niente, ma il suo pensiero: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice», fa capire la sua poca considerazione nei confronti di Gesù. E' come se lui si ritenesse migliore... e' come se lui ritenesse di avere una visione più giusta di ciò che stava accadendo. Mi immagino a questo punto anche le occhiate che si sarà scambiato con gli amici!!! E' il classico di una persona presuntuosa che cerca la forza nel gruppo. Simone quindi si confronta con gli uomini, mentre la donna si confronta con Gesù, con l'uomo perfetto e unico.
E' proprio quello che dobbiamo fare noi. Non dobbiamo infatti continuare a guardare e a criticare i difetti e le mancanze degli altri, ma dobbiamo volgere lo sguardo e il cuore verso Gesù. E' con la Sua Santità che dobbiamo confrontarci.
Dobbiamo insomma provare a esser un pochetto più umili e imparare a riconoscerci colpevoli, perché chi si crede migliore degli altri, forse perché vissuto all'ombra del campanile, se non riconosce la gravità dei suoi comportamenti non verrà mai perdonato; si potrà pure “ammazzare” di fatica cercando di fare bella figura davanti a Dio, facendo, facendo e facendo, ma alla fine niente di ciò che è solo apparenza sarà preso in considerazione nel bel giorno del giudizio.
Quando ci si ostina a vivere convinti di essere giusti senza mai mettersi in discussione, si corre il rischio di incappare in una situazione non molto piacevole. La potremmo chiamare bancarotta”… ma non quella semplice, causata da imprudenza, ma fraudolenta, e allora è un vero disastro...
Simone non si sente peccatore e così non riesce a comprendere appieno il perdono che Gesù concede alla donna, che invece è cosciente dei propri peccati e aspetta dal Salvatore la parola magica: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».
Allora, chiediamo al buon Dio di darci un cuore nuovo, un cuore morbido, perché tutti abbiamo bisogno della Sua misericordia. Chi più... chi meno...
E' a questo punto che Gesù racconta la bella parabola del debito condonato: due persone avevano un debito impossibile da pagare... entrambi avevano quindi bisogno della misericordia del creditore. Anche se uno doveva 10 e l'altro 100, entrambi non potevano pagare il loro debito. E' come chiedere a due persone, una alta 1,50 e l'altra 1,90 di sistemare delle scatole su un armadio alto 4 metri... nessuno dei due è avvantaggiato dalla differenza di altezza. Ma la differenza nei due poveretti della storiella è che quello che doveva di più si è reso conto del suo debito, si è reso conto di aver accumulato un debito molto grande. Non così quello che doveva meno. La peccatrice infatti, non solo ha capito che la sua anima aveva necessità di essere pulita da tanti peccati, ma non ha ritenuto un sacrificio troppo grande portare con se e spargere sui piedi di Gesù il suo olio profumato e costoso, naturalmente dopo avergli fatto il bagno con lacrime di pentimento. A questo proposito diceva p.Marie Dominique Molinié nel libro “Chi comprenderà il cuore di Dio?”: “La grazia delle lacrime è la più preziosa e la più desiderabile di tutte, perché non porta con sé né presunzione né disperazione”.
Solo chi si umilia, chi riconosce veramente la mostruosità dei suoi peccati, comprenderà e apprezzerà per tutta la vita la grandezza della misericordia di Gesù. Al contrario se ci si ostina, come Simone, a non voler sentire il peso del proprio debito perché si è concentrati a pesare quello degli altri, si finisce prima o poi lontani da Dio. Solo Dio infatti sa esattamente il peso dei nostri peccati, non spetta a noi prendere la bilancia. Noi... siamo capaci di barare anche in questo! Santa Teresina di Lisieux nel libro "La storia di un'anima" al n. 120 scrive un bellissimo pensiero a proposito di questo episodio del Vangelo: "Lo so, «colui al quale si rimette meno, ama meno» ma so anche che Gesù mi ha rimesso più che a santa Maddalena perché mi ha rimesso in anticipo, impedendomi di cadere. Ah, come vorrei poter chiarire ciò che sento! Ecco un esempio che spiegherà il mio pensiero. Suppongo che il figlio d’un medico abile incontri sul suo cammino una pietra che lo faccia cadere; cadendo, egli si rompe un arto, e subito il padre corre a lui, lo rialza con amore, cura le ferite impegnando tutte le risorse della sua arte, e ben presto il figlio completamente guarito gli dimostra la propria riconoscenza. Certamente questo figlio ha ben ragione d’amare suo padre! Ma farò ancora un’altra ipotesi. Il padre, avendo saputo che sulla strada di suo figlio si trova una pietra, si affretta, va innanzi a lui, la rimuove senza che nessuno lo veda. Certamente questo figlio, oggetto della sua tenerezza previdente, non sapendo la sventura dalla quale è liberato per mezzo di suo padre, non testimonierà a lui la propria riconoscenza e l’amerà meno che se fosse stato guarito da lui. Ma se viene a conoscere il pericolo al quale è stato sottratto, non amerà di più suo padre? Ebbene, io sono quel figlio, oggetto dell’amore previdente di un Padre il quale non ha mandato il Verbo a riscattare i giusti bensì i peccatori. Vuole che io lo ami perché mi ha rimesso non già molto, bensì tutto. Non ha atteso che io lo amassi molto, come santa Maddalena, ma ha voluto che io sappia com’egli mi ha amata d’un amore d’ineffabile previdenza, affinché ora io ami lui alla follia! Ho inteso dire che non si è mai incontrata un’anima pura la quale ami più di un’anima penitente; ah! come vorrei smentire questa parola!".
E' solo Dio che condona il debito, è Lui che ha pagato per tutti, è Lui che si è accollato e si accolla ogni giorno le nostre miserie. Certo che mi viene da sorridere se penso ai periodi di condono fiscale tombale che in Italia spuntano ogni tanto... L'atrio dei commercialisti, pullula di imprenditori desiderosi di pulire la loro situazione tributaria pagando qualcosa in meno... in ogni caso pagano. Invece nelle vicinanze del confessionale, dove Gesù ci aspetta “gratis” per pulire la nostra coscienza... è sempre deserto!
E' inutile mentire a noi stessi, perché Dio conosce i nostri cuori. Possiamo fare tante cose nella nostra quotidianità e dire: io credo tanto in Dio... io faccio tante cose nella mia Parrocchia, io mi occupo della mia famiglia, io do l'elemosina, io offro il mio tempo a tanti... Ma alla fine, si fa d'avvero per Dio? Come sappiamo si possono fare tante cose “per Dio”... senza però amarlo. Allora è come se non si fosse fatto un bel niente!!!
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede, in modo da riuscire a meravigliarci ogni volta e sempre del Suo grande amore, chiediamogli di aiutarci a riconoscere la gravità dei nostri “orrori”, in modo da apprezzare come Dio comanda la Sua misericordia. La cosa straordinaria è che, più vedi la grandezza del Suo amore, più ti senti colpevole dei tuoi peccati... più vedi la Sua misericordia e più lo ami. E' una ruota che gira...
Proviamo allora a fidarci di Gesù come ha fatto la peccatrice, andiamo da Lui senza preoccuparci degli altri, perché senza il Suo amore e il Suo perdono la vita è veramente pesante, triste e insipida.
Pace e bene

Beato Stanislao di Gesù Maria (Giovanni Papczynski) Sacerdote, fondatore - Un uomo forte nella fede Profilo spirituale di Padre Stanislao Papczyński - Podegrodzie, Polonia, 18 maggio 1631 - Góra Kalwaria, Polonia, 17 settembre 1701



La vita di ogni uomo può essere guardata “da lontano”: si possono conoscere le date principali e la storia delle opere da lui compiute, avvicinare a sé le idee guida del patrimonio dei suoi scritti, se sono rimasti, e ascoltare le opinioni di altre persone riguardo alla sua vita. Un compito assai più difficile è conoscere qualcuno “da vicino”, fare un tentativo di stringere con lui un’amicizia, addentrarsi almeno un po’ nella storia del suo cuore. Lo scopo della presente biografia, una tra le altre, del venerabile Servo di Dio, P. Stanislao di Gesù e Maria Papczyński, Fondatore della Congregazione dei Chierici Mariani, è avvicinarsi alla storia e alla personalità di quest’uomo santo, proprio per conoscerlo “da vicino”, per trovare in lui la guida spirituale nel cammino della fede e un mediatore presso il trono di Dio. Gettiamo prima uno sguardo alla sua vita e alla sua opera, per poi scrutare più a fondo questa straordinaria storia di abbandono a Cristo e alla Sua Immacolata Madre. Giovanni Papczyński (tale fu il nome di battesimo del fondatore dei mariani), nacque il 18 maggio 1631 a Podegrodzie, nei pressi di Nowy Sącz. Dopo aver terminato gli studi nei collegi degli scolopi e dei gesuiti, nel 1654 entrò nell’ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, a Podoliniec nella regione Spisz. Durante il noviziato si distinse per lo zelo nella preghiera e nell’adempimento dei doveri di religioso. Presto si notò la sua maturità spirituale. Dopo due anni di noviziato emise i voti religiosi a Varsavia, il 22 luglio 1656. Il 12 marzo 1661, ricevette gli ordini sacri a Brzozów, nei pressi di Rzeszów, dalle mani del vescovo di Przemyśl Stanisław Sarnowski. I superiori religiosi gli affidarono l’insegnamento della retorica al collegio di Rzeszów. Nel 1663 venne trasferito a Varsavia, dove continuò ad insegnare retorica e divenne famoso come eccellente predicatore, esperto confessore e direttore spirituale. Padre Stanislao, insieme ad alcuni confratelli desiderosi di realizzare in modo radicale la loro vocazione, si adoperò per correggere la qualità della vita nell’Ordine degli Scolopi. In gruppo prendevano posizione contro i superiori che non osservavano la regola con sufficiente zelo. Papczyński venne dichiarato un sobillatore, cosa che acuì ancor più le tensioni all’interno della provincia polacca dell’ordine. Di fronte ad una situazione del genere, guidato dall’amore per la propria congregazione e dal desiderio di riportare la pace nella provincia, divisa a motivo delle controversie sorte, nell’anno 1669, P. Papczyński chiese la dispensa dai voti e il permesso di abbandonare l’Ordine. Il 18 ottobre 1670 ricevette il consenso del papa. Poco dopo, l’11 dicembre, soggiornando a Kazimierz presso Cracovia, fece l’atto personale di offerta a Dio e a Maria, la cosiddetta Oblatio, dichiarando di voler continuare a vivere come religioso ed espresse l’intenzione di fondare l’Ordine dei Mariani. Lo realizzò tre anni dopo, nel 1673, nella Foresta di Korabiew (oggi Foresta Mariana), vicino a Skierniewice. La prima comunità dei mariani fu approvata dal vescovo Jacek Święcicki, durante la visita canonica della diocesi di Poznań, il 24 ottobre 1673. Il suo scopo era la diffusione del culto dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, l’aiuto ai defunti mediante la preghiera, specialmente per coloro che erano deceduti per morte improvvisa e senza preparazione, cioè i soldati caduti in guerra, le vittime della peste, come anche l’attività apostolica, in modo particolare tra il “popolo semplice” trascurato dal punto di vista religioso. P. Stanislao racchiuse queste idee nella “Regola di Vita”, che furono le prime costituzioni dell’Ordine dei Mariani. L’approvazione ecclesiastica della nuova congregazione ebbe luogo nel 1679, e il 24 novembre 1699, la Sede Apostolica permise ai mariani di emettere i voti solenni.

martedì 15 settembre 2015

15 SETTEMBRE - FESTA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE


Madonna dei sette dolori nella Chiesa di Sant'Antonio Abate (Servi di Maria) - Sassari

Due feste della Madonna: Natività e Addolorata.

Dopo il ricordo dell'infanzia di Maria, ecco che la Chiesa subito ci invita a meditare sui dolori, che segnarono la vita della Madre del Messia, Corredentrice del genere umano. Mentre il giorno della nascita consideravamo la grazia, la bellezza della bambina che era nata, non ci si presentava il pensiero del dolore, ma se ci fossimo posta la domanda: "Che cosa sarà mai di questa bambina?", avremmo veduto che se tutte le nazioni dovevano un giorno proclamarla beata, Maria doveva prima soffrire con il Figlio per la salvezza del mondo.

La sofferenza di Maria.

Maria stessa ci invita, con la voce della Liturgia, a considerare il suo dolore: "Voi tutti che passate per la strada guardate e vedete e dite se vi è dolore simile al mio... Dio mi ha posta e come stabilita nella desolazione" (Geremia, Lamentazioni, 1,12-13). Il dolore della Santa Vergine è opera di Dio. Predestinandola ad essere Madre del Figlio suo, l'ha unita in modo indissolubile alla persona, alla vita, ai misteri, alla sofferenza di Gesù, perché fosse cooperatrice fedele nell'opera della redenzione, e tra il Figlio e la Madre doveva esservi comunità perfetta di sofferenze. Quando una madre vede che il figlio soffre, soffre con lui e sente, per riverbero, ciò che egli prova e Maria ha sentito nel suo cuore tutto ciò che Gesù ha sofferto nel suo corpo per gli stessi fini, con la stessa fede e con lo stesso amore. "Il Padre e il Figlio, disse Bossuet, dividono per l'eternità la stessa gloria e la Madre e il Figlio dividono nel tempo le stesse sofferenze; il Padre e il Figlio una stessa sorgente di gioia, la Madre e il Figlio uno stesso torrente di amarezza; il Padre e il Figlio lo stesso trono, la Madre e il Figlio la stessa croce. Se si crivella di colpi il corpo di Gesù, Maria ne sente tutte le ferite, se si trafigge la sua testa con le spine, Maria è straziata da tutti quegli aculei, se gli presentano il fiele e aceto, Maria ne beve tutta l'amarezza, se si stende il corpo sulla croce, Maria ne soffre tutto il tormento" (Discorso per la Compassione. Opere oratorie, II, p. 472).