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sabato 3 ottobre 2015

FIORETTI DI SAN FRANCESCO



CAPITOLO II: FF 1827-1828

Di frate Bernardo da Quintavalle
primo compagno di santo Francesco.

Il primo compagno di santo Francesco si fu frate Bernardo d’Ascesi, il quale si convertì a questo modo: che essendo Francesco ancora in abito secolare, benché già esso avesse disprezzato il mondo, e andando tutto dispetto e mortificato per la penitenza, intanto che da molti era reputato stolto, e come pazzo era schernito e scacciato con pietre e con fastidio fangoso dalli parenti e dalli strani, ed egli in ogni ingiuria e ischerno passandosi paziente come sordo e muto; messere Bernardo d’Ascesi, il quale era de’più nobili e de’più ricchi e de’più savi della città, cominciò a considerare saviamente in santo Francesco il così eccessivo dispregio del mondo, la grande pazienza nelle ingiurie, che già per due anni così abbominato e disprezzato da ogni persona sempre parea più costante e paziente, cominciò a pensare e a dire fra sé medesimo: Per nessuno modo puote che questo Francesco non abbia grande grazia da Dio. E sì lo invitò la sera a cena e albergo; e santo Francesco accettò e cenò la sera con lui e albergò.

LA PREGHIERA DI SAN FRANCESCO - “CON GESU’ SEMPRE NEL CUORE” - Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra




Pregava il Padre suo in segreto
Alla periferia della città c'era una grotta, in cui essi andavano sovente, parlando del «tesoro». L'uomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava, lasciando fuori il compagno ad attendere, e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto.
Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro; e, celando saggiamente a fin di bene il meglio, solo a Dio affidava i suoi santi propositi.
Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere.
Si svolgeva in lui una lotta tremenda, né poteva darsi pace, finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato.
Mille pensieri l'assalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel turbamento e nella sofferenza.
Bruciava interiormente di fuoco divino, e non riusciva a dissimulare il fervore della sua anima.
Deplorava i suoi gravi peccati, le offese fatte agli occhi della maestà divina.
Le vanità del passato o del presente non avevano per lui più nessuna attrattiva, ma non si sentiva sicuro di saper resistere a quelle future.
Portava Gesù sempre nel cuore
I frati che vissero con lui, inoltre sanno molto bene come ogni giorno, anzi ogni momento affiorasse sulle sue labbra il ricordo di Cristo; con quanta soavità e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva con Lui. La bocca parlava per l'abbondanza dei santi affetti del cuore, e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva dentro, traboccava anche di fuori.
Era davvero molto occupato con Gesù.
Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra.
Quante volte, mentre sedeva a pranzo, sentendo o pronunciando lui il nome di Gesù, dimenticava il cibo temporale e, come si legge di un santo, «guardando, non vedeva e ascoltando non udiva».
C'è di più, molte volte, trovandosi in viaggio e meditando o cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava a invitare tutte le creature alla lode di Gesù.
Proprio perché portava e conservava sempre nel cuore con mirabile amore Gesù Cristo, e questo crocifisso, perchè fu insignito gloriosamente più di ogni altro della immagine di Lui, che egli aveva la grazia di contemplare, durante l'estasi, nella gloria indicibile e incomprensibile, seduto alla «destra del Padre», con il quale l'egualmente altissimo Figlio dell'Altissimo, assieme con lo Spirito Santo vive e regna, vince e impera, Dio eternamente glorioso, per tutti i secoli. Amen!
Si sentiva un peccatore perdonato
  Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i benefici a lui elargiti, desiderava conoscere dal Signore che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati.
A questo scopo si ritirò, come spesso faceva, in un luogo adatto per la preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo: «O Dio, sii propizio a me peccatore!»

L'amore di Dio, l'amore del prossimo e la parabola del buon Samaritano - Lc 10, 25-37 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton

Lc 10, 25-37

La domanda del dottore della legge

La domanda che il dottore della legge pone a Gesù: Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna? è una domanda molto importante e molto interessante. È interessante perché esprime la preoccupazione per un'esigenza profonda del cuore dell'uomo, l'esigenza di venire in possesso, in qualche modo, di una vita che non finisce mai, una vita che meriti di non finire mai perché sempre si rinnova, mai delude e mai annoia.
È interessante inoltre notare come il dottore della legge sia consapevole che questa vita eterna è, allo stesso tempo, qualche cosa che dipende dalla nostra condotta ed anche un dono di Dio, di qui l'importanza di sapere quale deve essere la nostra condotta per venirne in possesso, per questo chiede: Che cosa devo fare per ereditare...? D'altra parte è anche consapevole che la vita eterna si riceve come si riceve un'eredità, ossia come un dono.

La risposta di Gesù

Gesù non risponde direttamente, ma suscita la risposta con la domanda: Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi? Come se gli dicesse: "Tu che sei esperto nelle Sacre Scritture, tu che ne conosci il contenuto, che cosa hai capito a proposito delle opere da compiere per ereditare la vita eterna?"
Il dottore della legge dimostra di meritare il suo titolo, risponde infatti mostrando qual è il cuore di tutti i comandamenti, qual è la sostanza di tutte le opere che dobbiamo compiere per ereditare la vita eterna: Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso. E questa è la risposta che Gesù stesso vuole dare, conclude infatti: Hai risposto bene; fa' questo e vivrai.

venerdì 2 ottobre 2015

Il Signore ti manderà il suo angelo, e custodirà il tuo cammino.....Diverse storie di angeli - Tratte da “ GLI ANGELI” di Don Giuseppe Tomaselli



San Venceslao.
Il re di Boemia, San Venceslao, era religiosissimo. Si dedicò al bene dei sudditi e specialmente dei poveri ed afflitti. Coltivava la virtù della purezza con ogni cura e poteva dirsi un Angelo in carne. Iddio lo assisteva sempre. Un giorno si trovò davanti ad un fiero nemico, certo Radislao, re di Corimena; avrebbe incontrato certamente la morte. Essendo in grave pericolo, alcuni Angeli apparvero intorno a lui, dandogli delle armi; inoltre dissero: « Radislao, non arrischiarti a ferire costui! ». Il nemico, spaventato, cadde in ginocchio e chiese umilmente perdono al re di Boemia. Un'altra volta a S. Venceslao, mentre era seduto sul trono, apparvero due Angeli, con una croce di oro, in atto di consegnargliela. Il re, sceso dal soglio, prese la croce con devozione. Gli Angeli poi sparirono; la croce invece rimase. Forse il Signore voleva preavvisarlo del martirio che presto gli sarebbe toccato. Infatti, mentre pregava in Chiesa, una masnada di uomini, con a capo il fratello, gli fracassò la testa ed il sangue fu asperso sulle pareti della stessa Chiesa. Era d'accordo in questo delitto anche la madre; ma Iddio fece aprire la terra e l'infelice donna fu inghiottita dal suolo. L'anima di S. Venceslao fu portata dagli Angeli al trono di Dio ed oggi fa parte della grande schiera dei Martiri.
I buoni sono sempre perseguitati. Ma guai ai persecutori, perchè presto o tardi saranno colpiti dalla giustizia di Dio!

mercoledì 30 settembre 2015

Santa Teresa di Gesù Bambino Tema: Fede



«Che cosa chiedi alla Chiesa di Dio? – La fede». Questo dialogo, che inizia la liturgia del Battesimo di un adulto, prosegue con la domanda del sacerdote: «Che cosa ti dona la fede? – La vita eterna», risponde il catecumeno. Infatti, «la fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio faccia a faccia (1 Cor. 13, 12), così come Egli è (1 Giov. 3, 2)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 163).
Ai giorni nostri, la virtù di fede è molto spesso misconosciuta, ridotta ad un semplice sentimento soggettivo o ad una vaga credenza religiosa, considerata come un'opinione libera e facoltativa. Si tratterebbe solo di una convinzione personale appartenente all'ambito privato e non riguarderebbe nessuno, e meno di tutti la Chiesa.
Prendere o lasciare?
Ma, in realtà, che cos'è la fede? La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che Egli ci ha detto e rivelato, e che la Santa Chiesa ci insegna, perchè Egli è la Verità stessa. Con la sua Rivelazione, Dio, che è invisibile, si rivolge agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli alla comunione con Sè. Con la fede, l'uomo sottomette pienamente a Dio che si rivela la propria intelligenza e la propria volontà (ved. CCC, 1814, 142-143).
Lungi dall'essere facoltativa, la fede è necessaria alla salvezza eterna. Gesù Cristo l'ha affermato chiaramente: Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo (Mar. 16, 16). «Perchè senza la fede è impossibile essere graditi a Dio (Eb. 11, 6) e giungere a condividere la condizione di suoi figli, mai nessuno sarà giustificato senza di essa, e nessuno, se non avrà perseverato in essa sino alla fine (Matt. 10, 22), conseguirà la vita eterna» (CCC, 161). Rifiutare la fede, che è un dono di Dio, vuol dire rifiutare la salvezza, e perdersi per l'eternità: chi non crederà sarà condannato (Mar. 16, 16). La fede non può dunque essere un'opzione da «prendere o lasciare».

LA PICCOLA DOTTRINA DI TERESA – tratto da “ STORIA DI UN’ANIMA” Un sogno dolcissimo - Desideri immensi e contrastanti - Scoperta della propria vocazione nella Chiesa: l'Amore - Esso racchiude tutte le vocazioni ed è eterno - Vittima volontaria all'amore - Spargere fiori cantando - Come debole uccellino in fiduciosa attesa dell'Aquila adorata - Supplica per le «piccole» anime J.M.J.T.8 settembre 1896


 

ALLA MIA CARA SORELLA MARIA DEL SACRO CUORE
O Gesù, mio Amato! chi potrà dire con quale tenerezza, quale dolcezza, voi conducete la piccola anima mia! come vi piace far risplendere il raggio della vostra grazia in mezzo anche al temporale più cupo! Gesù, la bufera tuonava forte nell'anima mia fin dalla bella festa del vostro trionfo, la festa radiosa di Pasqua, quando un sabato di maggio, pensando ai sogni misteriosi che talvolta vengono concessi a certe anime, mi dicevo che dovevano essere una consolazione molto dolce, tuttavia non la chiedevo. La sera, la mia piccola anima, considerando le nubi che coprivano il suo cielo, si diceva ancora che i sogni non erano per lei, e sotto la terripesta si addormentò... L’indomani era il 10 maggio, seconda domenica del mese di Maria, forse l'anniversario del giorno nel quale la Vergine Maria si degnò sorridermi. - Alle prime luci dell'aurora, mi trovai (in sogno) in una specie di galleria, c'erano varie altre persone, ma lontane. Nostra Madre sola era accanto a me. A un tratto, senza aver visto com'erano entrate, vidi tre carmelitane vestite dei loro mantelli e grandi veli, mi parve che venissero per Nostra Madre, ma quello che capii chiaramente è che venivano dal Cielo. Nel profondo del cuore dissi: come sarei felice di vedere il volto di una di quelle carmelitane! Allora, come se la mia preghiera fosse stata intesa da lei, la più alta delle sante si mosse verso me; subito caddi in ginocchio. Oh, felicità! la carmelitana alzò il suo velo o piuttosto lo sollevò e mi coprì con esso... senz'alcuna esitazione riconobbi la venerabile Madre Anna di Gesù, la fondatrice del Carmelo in Francia. il suo viso era bello d'immateriale bellezza, nessun raggio scaturiva da esso, e tuttavia, nonostante il velo che ci avviluppava ambedue, vedevo quel volto celeste rischiarato da una luce ineffabilmente dolce, che proveniva da esso stesso. Non saprei dire l'allegrezza dell'anima mia, queste cose si sentono e non si possono esprimere... Parecchi mesi sono trascorsi da quel sogno dolce, tuttavia il ricordo che esso lascia nell'anima mia non ha perduto niente della sua freschezza, del suo fascino celeste. Vedo ancora lo sguardo e il sorriso pieni d'amore della venerabile Madre.

CANTO DI RICONOSCENZA ALLA MADONNA DEL MONTE CARMELO




La statua di Maria Santissima del Carmelo esposta nella CHIESA DEL CARMELO - Archivolto del Carmine - Sassari


Tra le tue braccia tu m’hai presa
dai primi istanti della vita:
dopo quel giorno, Madre cara,
tu mi proteggi quaggiù sempre.
Per conservarmi l’innocenza,
in un dolce nido m’hai riposta
e l’infanzia m’hai custodita,
di un chiostro all’ombra benedetta.

E ai tempi della giovinezza,
l’appello di Gesù ho sentito.
Con tenerezza ineffabile
Il Carmelo tu m’hai mostrato.
Vieni, al Salvatore immolati”,
tu con dolcezza mi dicevi,
" vicino a me sarai felice,
vieni al Salvatore, immolati".


Presso te ho trovato riposo
Per il mio cuore, o Madre tenera!
Or in terra null’altro voglio:
Gesù soltanto è la mia gioia.
Se a volte sento la tristezza
E temo assalti di paura,
me tanto debole sostieni,
Madre, e degnati benedirmi.

Dammi che sia fedele sempre
A Gesù mio divino Sposo.
Un dì la sua soave voce
tra gli eletti a volar mi chiami.
Esilio e sofferenza allora
Non avrò e ti dirò nel Cielo
Della riconoscenza il canto,
Regina dolce del Carmelo!

Santa Teresa di Gesù Bambino