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venerdì 16 ottobre 2015

La vita di San Gerardo - Muro Lucano (PZ), 1726 - Conv. di Materdomini presso Caposele (AV), 16 ottobre 1755


 


Gerardo Maiella, Missionario Redentorista, è invocato in tutto il mondo come il Santo delle mamme e dei bambini. Spentosi a Materdomini il 16 ottobre del 1755 alla giovane età di 29 anni, la sua breve esistenza sarà nota come la "Vita meravigliosa di san Gerardo Maiella"

Al pari di qualsiasi altro personaggio, san Gerardo Maiella bisogna prenderlo così com'è: una copia del Cristo sofferente, un fanatico della volontà di Dio, un carismatico cacciatore di anime, un mistico spesso in estasi, un semina­tore di miracoli. Nascondere i suoi miracoli sarebbe come rifiutare la storia e scrivere un romanzo.

Sarebbe come negare, in Gerardo, la virtù che fu poi la fonte di tutte le altre: "una fede capace di trasportare le monta­gne", secondo la promessa del Signore (Mt 17,20). Certo l'entusiasmo che un taumaturgo lascia dietro di sé si ingrossa e si allarga sempre di più. Come in ogni altro Santo, è evidente che la luce irradiata da Gerardo non è autonoma: egli è solo luce riflessa del Cristo.

La sua vita non ci parla d'altro che della forza del Redentore, il quale, con il dono dello Spirito, ci libera, ci guarisce, ci rinnova; il suo insegnamento è eco fedele del Vangelo; gli orizzonti, verso i quali ci proietta, sono quelli aperti dalla croce e dalla risurrezione del Cristo. Riferirsi a Gerardo significa voler fissare lo sguardo, in maniera sempre più intensa, su Cristo; riconoscere in lui il solo nostro maestro (cf Mt 23,10); ripetergli con Pietro: «Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).

Scrive Giovanni Paolo II: «Non si tratta di inventare un "nuovo programma". Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace».
 
L'infanzia e l'adolescenza

giovedì 15 ottobre 2015

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12, 1-7 - Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.


 
In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Parola del Signore
Riflessione


Le cose sono leggermente cambiate dai tempi di Gesù... “In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda...”
Non si può dire questo oggi!!! Infatti, non c'è il pericolo che ci si calpesti seguendo Gesù... Se ci si calpesta, lo si fa per altri motivi!!! Viviamo infatti in un contesto dove vince il detto: "Mors tua vita mea" e Gesù si trova anni luce dai cuori delle persone... altro che calpestarsi!!! Seguire Gesù significa mettere in pratica i Suoi insegnamenti, seguire Gesù significa portare le croci quotidiane, non coraggiosamente, perché nessuno di noi porta una croce con coraggio, ma con la serenità di chi sa di essere custodito tra le braccia di Gesù, seguire Gesù significa combattere e affrontare gli ostacoli a cielo aperto, senza nascondersi le difficoltà e senza ribellioni interiori, perché, se ci ribelliamo, tutto è più pesante e più difficile da sopportare...

mercoledì 14 ottobre 2015

Nove specie di false paci che il mondo, la carne e il demonio offrono alle anime - Tratto da “ PENSIERI SULL’AMORE DI DIO” di SANTA TERESA DI GESÙ - CAPITOLO 2




1 - Dio vi liberi dalle varie qualità di paci che godono i mondani! Il Signore non ci permetta mai di gustarle perché ci sarebbero di guerra senza fine.
Ecco un mondano che ingolfato nei più enormi peccati vive tranquillamente, contento dei suoi vizi, senza alcun rimorso di coscienza.
Questa pace, come certo avrete letto, indica che egli e il demonio sono amici.
E, fin che vive, il maligno non gli vorrà certo muover guerra.
Vi sono anime così perverse che per evitare questa guerra – e non già per amore di Dio – tornerebbero alquanto al suo servizio.
Ma pur tornandovi, non vi durano a lungo, perché, appena il demonio se ne accorge, offre loro nuove ebbrezze di loro gusto, con le quali le ritorna alla sua amicizia, trattenendovele poi fino a quando non le abbia condotte in quel luogo, ove farà loro intendere quanto una tal pace sia stata falsa.
Ma di queste anime non vi è proprio di che occuparci: se la vedano loro! Spero nel Signore che tanto male fra voi non venga mai ad allignare.
Tuttavia il demonio potrebbe incominciare con un'altra pace: quella con i difetti leggeri.
Finché si vive, figliuole, si deve star sempre con timore.
2 - Quando una religiosa comincia a rilassarsi in certe cose che sembrano poco gravi, e dura a lungo in questo stato senza che la coscienza la rimorda di nulla, la sua pace è cattiva, e il demonio potrebbe servirsene per trascinarla ad ogni sorta di mali.
Forse non si tratterà che di una mancanza contro le Costituzioni, in sé non peccato, o di una negligenza nell'obbedire agli ordini del Superiore, e forse senza malizia; ma siccome il Superiore tiene le veci di Dio, si deve far di tutto per seguire il suo volere, non essendo venute qui che per questo.
Quante di queste cosette che in sé non sembrano peccato e che tuttavia costituiscono una mancanza! Eppure quante ne commettiamo nella nostra grande miseria! Comunque, io non dico che questo: cioè, che quando si commettono, bisogna pentircene e riconoscere di aver sbagliato.
Altrimenti, ripeto, il demonio potrebbe goderne, e a poco a poco rendere l'anima insensibile.
Ottenuto questo, vi dico, figliuole, che non avrà fatto poco, e temo che andrà ancora più innanzi.
Perciò vi prego, per amor di Dio, di star sempre in guardia.
Finché viviamo non dobbiamo mai lasciare di combattere: in mezzo a tanti nemici non è possibile starcene con le mani in mano.
Dobbiamo vegliare continuamente e vedere come ci diportiamo sia nell'interno che nell'esterno.

Vivi desideri della sposa di sopportare grandi prove per amore di Dio e del prossimo -Tratto da “ PENSIERI SULL’AMORE DI DIO” di SANTA TERESA DI GESÙ - CAPITOLO 7



1 - Che divino linguaggio per questo mio argomento! Ecchè, santa donna, vi fa dunque morire la dolcezza? Alle volte infatti, come io stessa ho sentito dire, la soavità è così intensa che l'anima si liquefa, e sembra proprio che non possa più vivere. E voi allora chiedete dei fiori? Ma quali fiori chiedete? Per il vostro male non son essi un rimedio, a meno che non li chiediate per morire del tutto, come veramente si desidera quando l'anima è giunta a questo stato. Eppure non è questo che la sposa intende, perché dice: Sostenetemi con i fiori. E domandare di essere sostenuta non mi sembra che sia chiedere di morire, ma piuttosto di vivere onde lavorare alquanto per Colui a cui si sente obbligata.
2 - Non pensate, figliuole, che sia esagerato affermare che l'anima sta morendo. Così è realmente, perché come vi ho già detto, l'amore opera alle volte con tale violenza da impadronirsi di tutte le forze naturali. Conosco una persona che essendo una volta in questa orazione, udì cantare una bella voce. Assicura che per l'eccesso della gioia e della soavità di cui si sentì da Dio inondata, le sembrò che l'anima stesse per separarsi dal corpo, come realmente sarebbe avvenuto se quel canto non fosse cessato. Buon per lei che il Signore dispose che cessasse, perché ella da parte sua, trovandosi in quello stato, avrebbe ben potuto morire, ma non mai dire una parola per far sospendere il canto. Infatti il suo esteriore giaceva in completa impotenza e immobilità , capiva il rischio in cui era, ma pareva come uno profondamente addormentato che sogna di trovarsi in un pericolo: vuole allontanarsi, ma, nonostante i suoi sforzi, non riesce a parlare.

PARLO - di don Divo Barsotti – Tratto da “ La mia giornata con Cristo”.




Vivere la nostra giornata con Cristo. Ci siamo svegliati, lavati, vestiti, siamo andati a lavorare, ci siamo riposati, abbiamo mangiato, siamo andati a passeggio con Lui. Ora dobbiamo considerare quelli che sono i gesti abituali, comuni, attraverso i quali noi entriamo in rapporto con gli altri o esprimiamo la nostra intima vita. Si parla, si fa silenzio, si dà la mano per salutare, si dà uno scapaccione a un ragazzo; si prende un bambino in collo, si alza il capo, si sta in piedi, ci si mette a sedere, ci si inginocchia... Tutto questo avviene ogni giorno. Come fare tutto questo con Cristo? Come compiere questi atti in Lui? Prima di tutto è importante considerare la parola. Di fatto, gli altri atteggiamenti non sono propri soltanto dell’uomo, ma il parlare è l’atto umano per eccellenza. Cantare no: canta anche l’usignolo; né mettersi a sedere, perché ci si mette anche la scimmia; né stare in piedi o dare la mano, perché ci sono degli animali addomesticati che danno la zampa. Parla anche il pappagallo, potreste dirmi. Non è vero: emette dei suoni, non parla, perché parlare vuol dire esprimere un contenuto di vita interiore; ora, il parlare del pappagallo non vuol dir nulla, non implicando il pensiero, non è l’espressione di una vita interiore, d’intelligenza e di volontà. La parola è propria dell’uomo: per questo l’atto umano per eccellenza è la parola.
E una cosa già estremamente importante notare come un atto che l’uomo compie può essere compiuto su diversi piani. Se un innamorato per la prima volta dice alla sua donna che l’ama, questa parola è carica di ben altra intenzionalità e intensità di vita delle parole comuni che si possono dire al primo venuto camminando per strada.

Sempre la nostra vita ha un'importanza grande nei fini di Dio di don Dolindo Ruotolo





Si apprezza tanto poco la vita, anzi tanto spesso la si disprezza, perché la si riguarda dal punto di vista del proprio egoismo. Si guarda solo alla vita presente ed alla sete di godere. Or siccome questa vita non è che un fugace passaggio ed è una prova, se non si guarda alla sua realtà l'anima si smarrisce, si sente infelice e disprezza la vita.
Una cometa non passa nella nostra visuale che per continuare il suo percorso gigantesco attraverso i cieli... Noi siamo come mobilissime comete, tutte vapori di luce, che hanno un movimento vorticoso, che camminano per condensarsi e diventare un astro del cielo.
La nostra vita è il punto dove deve avvenire, dirò così, il condensamento: qui ciò che era solo gratuito dono di Dio, deve diventare nostra consistenza, sotto la pressione divina della grazia; qui l'anima, che esce dalle mani di Dio, è lanciata nel cielo soprannaturale, e gira intorno ai punti di gravitazione, cioè intorno al Redentore vivente, alla Chiesa, alle grazie che scaturiscono dalla Redenzione finché non sia diventata un astro soprannaturale.
Che cosa grande è dunque la nostra vita, questo impercettibile attimo verso del quale si concentrano e convergono le anime, scaturienti dall'onnipotente amore di Dio! Queste anime sono come faville luminose, che escono immacolate ed incandescenti dall'infinita potenza di Dio, e si rinchiudono in un piccolo corpo, come è imprigionata la corrente di una dinamo. Quella corrente deve muovere la dinamo, deve aggiungersi ad una nuova corrente, deve diventare gigantesca, deve mutarsi in un'onda elettrica, che ritorna nella immensità del cielo...
L'anima racchiusa nel corpo pare schiava, ed invece è operaia. Essa vi trova il mezzo per santificarsi, poiché il Redentore, prendendo la umana carne, mutò in grazia ogni atto della sua vita corporale. Vi trova il Sangue di Gesù che la purifica, vi trova la Passione di Gesù che come sole si riflette e si rifrange in tutte le pene del nostro corpo..., vi trova il mezzo per soprannaturalizzarsi e conquistare la vita eterna! Che cosa grande è dunque questa nostra vita, che è il preludio breve della vita eterna! Considerate l'infinito amore di Dio nel crearci e nel darci la vita presente.

Maria è un'avvocata pietosa che non ricusa di difendere le cause dei più miserabili.....



Grande Madre del mio Signore, so bene che l'ingratitudine da me mostrata per tanti anni a Dio e a te meriterebbe che giustamente tu smettessi di aver cura di me, poiché l'ingrato non è più degno di ricevere benefici. Ma io, Signora, ho un alto concetto della tua bontà e la ritengo molto più grande della mia ingratitudine. Continua dunque, o rifugio dei peccatori, e non cessare di soccorrere un misero peccatore che confida in te. Madre di misericordia, stendi la mano a sollevare un povero caduto che ti chiede pietà. Maria, difendimi tu o dimmi a chi devo ricorrere che mi possa difendere meglio di te. Ma dove posso trovare un' avvocata più pietosa e più potente presso Dio di te che gli sei Madre? Divenendo Madre del Salvatore, tu sei stata destinata a salvare i peccatori e a me sei stata data per la mia salvezza. Maria, salva chi ricorre a te. Io non merito il tuo amore, ma il desiderio che tu hai di salvare i perduti mi fa sperare che tu mi ami. E se tu mi ami, come mi perderò? Madre mia diletta, se grazie a te mi salvo, come spero, non ti sarò più ingrato, ma con lodi perpetue e con tutti gli affetti dell'anima mia compenserò la mia passata ingratitudine e l'amore che mi hai portato. Nel cielo dove tu regni e regnerai in eterno, felice io canterò sempre le tue misericordie e bacerò in eterno quelle mani amorose che mi hanno liberato dall'inferno tante volte quante l'ho meritato con i miei peccati. O Maria, mia liberatrice, mia speranza, regina, avvocata, madre mia, io ti amo, ti voglio bene e ti voglio sempre amare. Amen, amen. Così spero, così sia.
Sant'Alfonso Maria de Liguori