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giovedì 5 novembre 2015

In te ho posto tutte le mie speranze; perciò spero con certezza di non vedermi perduto, ma salvo in cielo a lodarti e amarti in eterno....



O Maria, madre mia carissima, in quale abisso di mali mi troverei, se con la tua mano pietosa non me ne avessi tante volte preservato? Da quanti anni sarei già nell'inferno, se con le tue potenti preghiere non me ne avessi liberato?
I miei gravi peccati là mi cacciavano, la divina giustizia mi ci aveva già condannato, i demoni fremevano impazienti di eseguire la sentenza. Tu accorresti, o Madre, senza essere pregata né invocata da me e mi salvasti.
Mia amata liberatrice, che mai ti renderò per tanta grazia e per tanto amore? Poi vincesti la durezza del mio cuore inducendomi ad amarti e a riporre in te la mia fiducia.
In quale abisso di mali sarei precipitato se con la tua mano pietosa tu non mi avessi tante volte aiutato nei pericoli in cui sono stato in procinto di cadere!
Continua, speranza mia, vita mia, madre mia più cara della mia stessa vita, continua a salvarmi dall'inferno e anzitutto dai peccati in cui posso ricadere. Non permettere che io arrivi a maledirti nell'inferno.
Mia diletta Signora, io ti amo. Come potrà la tua bontà sopportare di veder dannato un tuo servo che ti ama? Ottienimi di non essere più ingrato verso dite e verso il mio Dio che per amor tuo mi ha concesso tante grazie.
Che mi dici, Maria? Mi dannerò? Mi dannerò se ti abbandono. Ma come potrei più abbandonarti? Come potrei scordarmi dell'amore che mi hai dimostrato? Dopo Dio, sei tu l'amore dell'anima mia. Io non ho la forza di continuare a vivere senza amarti.
Ti voglio bene, ti amo e spero di amarti sempre nel tempo e nell'eternità, o creatura la più bella, la più santa, la più dolce, la più amabile che ci sia nell'universo.
Amen.

Sant'Alfonso Maria de Liguori – Tratto da “ LE GLORIE DI MARIA “

mercoledì 4 novembre 2015

Se uno non odia suo padre... le parabole della torre e della guerra dei re - Lc 14, 25-33 - Meditazione di Eugenio Pramotton - Terza versione


Lc 14, 25-33


Interpretazione comune
Questo brano di Vangelo viene letto nella ventitreesima domenica del tempo ordinario dell'anno C. Nelle spiegazioni, o nei commenti che si sentono durante le omelie, le parabole della costruzione della torre e della guerra dei re vengono di solito interpretate in questo modo: Siccome seguire Gesù è una cosa seria, un impegno da non prendere alla leggera specialmente dopo aver ascoltato le dure parole relative all'amore del padre, della madre, della moglie… e alla necessità di portare la croce, allora Egli chiede ai suoi ascoltatori di non essere precipitosi e superficiali, ma di sedersi un momento ad esaminare se hanno i mezzi sufficienti per seguirlo fino alla fine. Così come chi vuole costruire una torre o affrontare una battaglia deve valutare con intelligenza se ha le risorse sufficienti per portare a termine l'impresa. Se gli uomini, giustamente, devono dimostrarsi saggi e prudenti nelle imprese umane, a maggior ragione devono dimostrarsi tali prima di avventurarsi nell'impresa di seguire Gesù, perché non accada loro di incominciare senza riuscire a finire.
L'esito della verifica secondo questa interpretazione deve approdare a una delle seguenti conclusioni: io ho i mezzi e le risorse sufficienti per seguire Gesù fino alla fine, allora lo seguo; oppure: riconosco di non avere questi mezzi e non lo seguo. Proviamo ad esaminare una possibile conseguenza di questa seconda conclusione. Se uno decide di non seguire Gesù, chi seguirà e che cosa farà? Seguirà il proprio consiglio e potrà tranquillamente dedicarsi alle proprie imprese, alle proprie battaglie, a curare la propria famiglia ed amare il padre, la madre, la moglie, i figli, la propria vita… evitando sia i problemi derivanti dalle idee un po' strane di Gesù sia le rinunce e i sacrifici richiesti dalla sua folle pretesa di essere amato sopra ogni cosa. Tutto sommato, risulterebbe più comodo e meno rischioso non seguire Gesù per evitare la derisione e l'umiliazione nel caso di un fallimento o di una sconfitta.
Proviamo ad esaminare adesso l'altra conclusione, quella di chi decide di seguire Gesù perché ritiene di avere i mezzi sufficienti e le forze necessarie. Dobbiamo prima di tutto osservare che le parabole si propongono di suggerire un'analogia in cui l'ascoltatore deve essere in grado di valutare la realizzazione di un'impresa dal suo inizio al suo termine perché può ragionevolmente conoscere in anticipo sia le risorse che ha a disposizione, sia quelle effettivamente richieste dall'opera che vuole intraprendere. Ma chi vuole seguire Gesù, può ragionevolmente conoscere in anticipo che cosa gli verrà chiesto all'inizio, a metà e al termine del cammino? Possiamo rispondere che sempre gli verrà chiesto di amare Lui più del padre, della madre, della moglie, dei figli, della vita e di portare la propria croce. Questo è sicuramente uno degli aspetti che possiamo conoscere in anticipo, ma rimane da valutare l'altro aspetto, quello di sapere se noi abbiamo le risorse sufficienti per rispondere correttamente alle esigenze dell'amore di Cristo quando, in circostanze, tempi e modalità impossibili da conoscere in anticipo, bisognerà dimostrare con i fatti di nulla anteporre al suo amore.

Vivere la propria vocazione - Dal Discorso tenuto da san Carlo, vescovo, nell'ultimo Sinodo (Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1599, 1177-1178)



    Tutti siamo certamente deboli, lo ammetto, ma il Signore Dio mette a nostra disposizione mezzi tali che, se lo vogliamo, possiamo far molto. Senza di essi però non sarà possibile tener fede all'impegno della propria vocazione.
    Facciamo il caso di un sacerdote che riconosca bensì di dover essere temperante, di dover dar esempio di costumi severi e santi, ma che poi rifiuti ogni mortificazione, non digiuni, non preghi, ami conversazioni e familiarità poco edificanti; come potrà costui essere all'altezza del suo ufficio?
    Ci sarà magari chi si lamenta che, quando entra in coro per salmodiare, o quando va a celebrare la Messa, la sua mente si popoli di mille distrazioni. Ma prima di accedere al coro o di iniziare la Messa, come si è comportato in sacrestia, come si è preparato, quali mezzi ha predisposto e usato per conservare il raccoglimento?

lunedì 2 novembre 2015

La parabola degli invitati al banchetto di nozze - Prima parte - Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton - Un racconto paradossale e drammatico - Ci bastano le feste umane - Come si uccidono i messaggeri di Dio - Apparente ingiustizia -


Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24

Secondo padre Marie Dominique Molinié op il riassunto di tutta la rivelazione cristiana contenuta nelle sacre scritture è: “Dio offre all’uomo la sua intimità: ne segue che il senso della vita sulla terra è rispondere sì o no a questo invito. A seconda della risposta seguirà un’eternità beata oppure un’eternità disastrata”. Molti sono chiamati a comprendere con lucidità questo invito e le sue conseguenze, ma pochi gli eletti che veramente lo comprendono e consapevolmente lo accolgono. Questo è anche il riassunto della parabola degli invitati al banchetto di nozze raccontata sia da san Matteo sia da san Luca.
Proviamo ad avventurarci nei misteri contenuti nel racconto, consapevoli di procedere balbettando e barcollando. È tuttavia utile provare a capire qualcosa anche se si commettono degli errori, anche se si fraintendono o si capiscono male alcuni aspetti, perché quanto più avremo fatto uno sforzo onesto e leale per comprendere, tanto più grande sarà la gioia che otterremo quando il Signore ci spiegherà Lui stesso come in effetti stanno le cose. Inoltre, tanto minore sarà la nostra presunzione di capire e di sapere, perché avremo almeno intravisto la profondità del mistero, e questo vale per tutti i misteri che incontriamo sul nostro cammino.
 

La parabola degli invitati al banchetto di nozze - Seconda parte - Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton - Il re cerca altri commensali - Un invito accolto con poco entusiasmo - Situazioni impossibili - Due volte indegni - Un pericolo mortale



Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24

Il re cerca altri commensali
Giunti a questo punto dobbiamo costatare che nessuno di quelli che avevano un campo da lavorare o un affare da curare ha risposto all’invito, e il banchetto di nozze con i suoi cibi prelibati rimarrebbe senza commensali; ma il re non si arrende e dice ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. L’invito è rivolto ad altri. Se gli occupati non l’hanno accolto, ora l’invito è rivolto ai disoccupati, a coloro che stanno ai crocicchi delle strade e non hanno un campo da lavorare o un affare a cui pensare.
Chi è il disoccupato? È uno che, per vari motivi, o non ha ancora trovato un lavoro, oppure l’ha perso; in quest’ultimo caso ha perso il contatto con la fonte da cui traeva le risorse per vivere lui e la sua famiglia, è uno che si trova sempre a un crocicchio della strada, ossia non sa quale strada prendere per risolvere il suo problema, non sa quale strada prendere per trovare di nuovo una fonte di sostentamento, una fonte di vita per sé e per coloro che ama. Inoltre, un disoccupato o non ha ancora trovato, oppure ha perso la dignità che un lavoro onesto dà e di conseguenza vive in uno stato di vergogna e di angoscia dovuto all’impossibilità di guadagnarsi il necessario per vivere. Se lungo la via passasse qualcuno a offrire un lavoro sarebbe accolto come un salvatore. Ora, lungo la via non passa qualcuno a offrire un lavoro, ma passa qualcuno a invitare a una festa di nozze, e non a una festa di nozze qualunque, ma alla festa di nozze del figlio del re dei re.

domenica 1 novembre 2015

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 25, 31-46 - Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.


Mt 25, 31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna".


Parola del Signore
 
Riflessione

Signori e signore... ecco l'anteprima della sentenza che riceveremo tutti un bel giorno!!!
La sentenza però sarà terribile solo per chi nella vita è sempre stato “double”, ossia per chi voleva servire due padroni o addirittura ha sempre voluto servire il padrone sbagliato... per gli altri invece sarà un ritorno a casa.
Con il Vangelo di oggi Gesù ci sprona a prendere una decisione: dobbiamo decidere se stare dalla parte della Luce o dalla parte delle tenebre, non possiamo permetterci di stare nel mezzo... Finché siamo quaggiù Gesù ci dà la possibilità ogni giorno di salvarci, approfittiamone allora, se non vogliamo finire in una graticola!!!
Il paragone che Gesù utilizza, fra l'uomo e due tipi di animali, è straordinario e calza a pennello...
Prendiamo ad esempio la pecora... è un animale mansueto che si fa guidare dal pastore senza pensare troppo, riconosce semplicemente la sua voce e lo segue ovunque vada. Insomma, si fida, ed è una gran cosa...
La capra invece è un animale un pochetto selvatico e testardo,  va per conto suo, si arrampica dappertutto, anche in luoghi pericolosi ma, soprattutto, è troppo giocherellona... come se non prendesse niente sul serio.
Allora è come se Gesù ci domandasse: "Tu... a che animale assomigli o vuoi assomigliare?... Vuoi ricevere l'eredità che mio Padre ti ha preparato o vuoi stare al calduccio per l'eternità?"... 

O Padre, i nostri santi nel cielo pregano con noi e per noi. Uniamo le nostre suppliche alle loro, perché tu le ascolti e ci renda capaci di essere come ci vuoi. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. ( Preghiera dei fedeli )


SANTA MESSA IN SUFFRAGIO DEI DEFUNTI 



La Chiesa ha sempre favorito la preghiera per i defunti affinchè, come dice la sacra Scrittura “siano assolti dai loro peccati” (2 Mac 12,45).
Di fatto, quando chiudiamo gli occhi a questo mondo e li apriremo alla luce di Dio, nella vita eterna, prima di entrare nella luce e nella pace di Dio, purissimo spirito, ogni uomo ha bisogno di una purificazione al fine di togliere da proprio intimo tutto ciò che la fragilità umana vi ha innescato di peccaminoso e di meno buono.
In questo contesto di purificazione la Chiesa invita ad offrire suffragi per i propri defunti: elemosine, opere di penitenza, gesti di carità, ma soprattutto la celebrazione della santa Messa nella quale Gesù stesso fa Sue le nostre preghiere in suffragio dei nostri cari e le presenta a Dio Padre.
A tale riguardo Sant’Agostino riferisce che la sua mamma Monica, prima di morire, gli aveva raccomandato: “Seppellite pure questo mio corpo dove volete, senza darvi pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, dinanzi all’altare del Signore” (Confessioni 9, 11,27).
E San Cirillo di Gerusalemme scrive: “Presentando a Dio Padre (nella Santa Messa) le preghiere per i defunti….presentiamo a Lui il Cristo immolato per i nostri peccati cercando di rendere clemente per loro e per noi Dio Padre amico degli uomini” (catechesi Mistagogiche 5, 10).
Far celebrare la santa Messa in suffragio dei nostri defunti, oltre che espressione di sincera gratitudine verso i propri cari,  rappresenta per loro un grande vantaggio perché sicuramente li aiuta nella purificazione del loro spirito per poter entrare quanto prima e pienamente nella luce e nella pace di Dio.

I MORTI CI SONO VICINI