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venerdì 15 gennaio 2016

Sant'Antonio abate - Coma, Egitto, 250 ca. – Tebaide (Alto Egitto), 17 gennaio 356 - Le Lettere





Prima Lettera

1. Prima di ogni cosa, cari figli, Antonio vi sa­luta nel Signore. Credo che uomini e donne, che la grazia di Dio chiama alla predicazione per mezzo del Verbo, appartengano a tre generi di persone. Il primo è costituito da coloro che sono chiamati dalla legge naturale dell’amore posta fin dalla creazione nella loro anima. Quando so­no stati toccati dalla parola di Dio, senza alcun indugio, l’hanno seguita sollecitamente. Così ac­cadde per il nostro progenitore Abramo. Quando Dio vide che egli l’amava per la legge naturale dell’amore, gli apparve e gli disse: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo pa­dre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). Abramo senza alcuna esitazione si mostrò pronto alla chiamata. Egli è stato la figura della prima vita di questa istituzione che ancora oggi dura in quanti seguono le sue orme: se si adoperano con zelo cercando il timore di Dio nella pazienza e nella pace, ricevono lode per il loro comporta­mento perché disposti a seguire l’amore di Dio. Questo è il primo genere di vocazione.
Ecco il secondo: alcuni sentono che la legge scritta afferma che vi sono supplizi di ogni specie per i peccatori e sante promesse per coloro che portano frutto nel timore di Dio. Questa testimo­nianza della legge desta in loro il pensiero di ob­bedire alla vocazione. Così attestò Davide: «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima» (Sal 18,8) e ancora: «La tua parola nel rivelarsi illumina, do­na saggezza ai semplici» (Sal 118,130). Non mancano molti altri passi, ma non possiamo citarli tutti.
Infine, il terzo genere di vocazione. Alcuni dapprima sono stati duri di cuore e hanno perse­verato nel peccato, ma Dio, per la sua misericor­dia, manda loro delle prove per emendarli per­ché, vinti da queste prove, abbiano coscienza delle loro colpe, si pentano, si convertano, ascol­tino la parola, se si sono pentiti sinceramente, e compiano anch’essi opere meritevoli come quelli di cui abbiamo parlato prima. Questi sono i tre modi con cui gli uomini si incamminano sulla strada della conversione fino a ottenere la grazia e la vocazione di figli di Dio.

martedì 12 gennaio 2016

Dal primo libro di Samuèle - 1Sam 3, 1-10.19-20 - Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.


 


In quei giorni, il giovane Samuèle serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti.
E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane.
Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuèle, Samuèle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuèle era stato costituito profeta del Signore.

Parola di Dio

Riflessione

Nella lettura di oggi incontriamo due personaggi particolari e molto diversi tra loro... Eli e Samuele. Un ministro di Dio e un “seminarista” alle prime armi: un cuore vecchio e un cuore nuovo.
Eli era un sacerdote che aveva dedicato la sua vita a Dio, ma che evidentemente, con il tempo, aveva smesso di amare, si era cullato sugli allori e sperava di vivere tranquillo, inoltre, non era riuscito ad educare come si deve i figli, i quali vivevano tra immoralità e scandali.
Samuele era un dono di Dio e fin dal grembo era stato promesso da sua madre al Signore. Nel momento della sua chiamata, Samuele ormai fanciullo si trovava già nella casa di Dio per crescere nella Sua conoscenza. E' lì che Dio si è manifestato... La vocazione quindi non nasce per caso, ma è scritta nel libro della nostra vita. Dio ha un progetto per ognuno di noi prima che veniamo al mondo. Ognuno di noi ha un compito, una vocazione, Dio ripone in noi tanta speranza e vuole la nostra collaborazione per realizzare il Suo grande progetto d'amore. Lui vorrebbe ottenere da tutti una disponibilità totale, vorrebbe che ci abbandonassimo fra le Sue braccia, vorrebbe che aprissimo gli orecchi per ascoltare cosa Lui ha da dirci. Lui ci fa ascoltare la Sua dolce voce di innamorato, ci chiama per nome, bussa continuamente alla porta del nostro cuore, aspetta e sopporta i nostri rifiuti, le nostre infedeltà, i nostri capricci, la nostra cecità, il nostro sonno... “..Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere”... Quanti cristiani tiepidi nella nostra società!... Quanti consacrati vivono cullandosi nel passato!... Quanti Eli al giorno d'oggi!!!... Quanto è triste vedere, in diverse comunità, persone che non vogliono crescere, che non fanno niente per migliorare, a cui basta quello che hanno imparato, che non hanno più quel fervore che Dio comanda, che pensano di essere a posto, di essere arrivati... Gesù non si merita questo!!! Gesù ha dato la Sua vita per noi... e noi che facciamo?... DORMIAMO!!! Diceva bene don Divo Barsotti in “Meditazione sulla preghiera a Gesù: Non si può, se abbiamo ricevuto una vocazione che ci impegna alla santità, vivere con superficialità; non si può rimandare a domani l'impegno di una santificazione che oggi ci stringe, non possiamo sottrarci a una responsabilità pesante per ciascuno di noi. Si vive così tranquilli: una vita mediocre che sembra realizzare già molto quando noi aggiungiamo alle preghiere abituali un’altra preghiera, quando cerchiamo di esercitare un po’ la pazienza, quando procuriamo di mantenerci fedeli a qualche esercizio particolare di virtù. Ci sembra di far molto? È a Dio che dobbiamo rispondere, a un Amore infinito: tutto quello che noi possiamo fare sarà sempre poco se noi sentiremo davvero che la nostra vita dev’essere una risposta personale a un Amore infinito che ci ha voluti per Sé.

I vari tipi di amicizia: i tre baci di Sant' Aelredo (Etelredo) di Rievaulx ( Hexham (Northumberland, Inghilterra), 1109/10 - 12 gennaio 1166/7)


L’amico, dunque, che nello spirito di Cristo entra in sintonia con un altro amico, diventa con lui un cuor solo e un’anima sola, e così, salendo insieme i diversi gradini dell’amore fino all’amicizia di Cristo, diventa un solo spirito con lui in un unico bacio. Questo era il bacio che un’anima santa desiderava quando diceva: “Mi baci con il bacio della sua bocca”. Consideriamo adesso le caratteristiche di questo bacio carnale, per poter passare dalle cose carnali a quelle spirituali, da quelle umane a quelle divine. La vita dell’uomo si sostenta con due alimenti: il cibo e l’aria. Senza il cibo si può sopravvivere per un po’, ma senza l’aria neanche un’ora. Per vivere, con la bocca inspiriamo aria e la espiriamo. E ciò che viene inspirato o espirato lo chiamiamo “spirito”, o “fiato”. Per questo diciamo che in un bacio due fiati si incontrano, si mischiano e si uniscono. Da qui nasce una sensazione gradevole che stimola il sentimento di quelli che si baciano e li stringe l’uno all’altro. C’è dunque un bacio corporale, un bacio spirituale e un bacio intellettuale. Il bacio corporale si fa unendo le labbra, il bacio spirituale unendo gli animi, il bacio intellettuale con l’infusione della grazia mediante lo Spirito di Dio.
Il bacio corporale

domenica 10 gennaio 2016

La chiamata - Meditazione di Eugenio Pramotton

Passando lungo il mare di Galilea Gesù vede e chiama 

 Mc 1, 16-20 Mc 2, 13-14
 



Gesù significa Dio salva, da questo significato possiamo allora dedurre che:
  1. Il nome Gesù manifesta la condizione fondamentale dell'uomo di fronte a Dio: l'uomo ha un bisogno fondamentale di essere salvato.
  2. Il nome Gesù manifesta l'intenzione fondamentale di Dio nei confronti dell'uomo: Dio vuole salvare l'uomo.
  3. La condizione per incontrare Gesù è riconoscere di avere un urgente bisogno di salvezza.
Passando lungo il mare
Queste parole mostrano come l'iniziativa di andare a cercare l'uomo che si è perduto parte da Dio; così, lungo il mare di Galilea è la Salvezza, è la Luce, è l'Amore dell'uomo che passa. Gesù passa per vedere se c'è qualcuno disposto ad ascoltare ed accogliere il suo richiamo, qualcuno che ha nel cuore una qualche attesa, un qualche desiderio per una salvezza e per un bene che, in fondo, questo mondo non può offrire; e Gesù passa per dare Lui una risposta a questa attesa.
Vide Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, vide Levi
Quel "vide" costantemente ripetuto e associato ai nomi di coloro che Gesù chiama, sta ad indicare come Gesù conosca per nome ognuna delle sue creature e ne conosca la loro vita intima; quel "vide" ci mostra ancora lo sguardo d'amore della Trinità che, mediante Gesù, si posa su ogni uomo.
Mentre gettavano le reti
Lo sguardo di Gesù si volge su Simone e Andrea in un momento ordinario della loro vita e trasforma questo momento ordinario in un momento straordinario, il momento in cui ha inizio la fase decisiva della loro salvezza.
Gesù disse loro: seguitemi