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venerdì 22 gennaio 2016

San Francesco di Sales - Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 - Lione, Francia, 28 dicembre 1622 , la cui memoria si celebra il 24 gennaio nel giorno della sua deposizione ad Annecy - Tema: Bontà - Dolcezza - Apostolato presso i calvinisti - Vita spirituale dei laici - Ordine della Visitazione - Trattato dell'Amore di Dio



Re Enrico IV chiamava san Francesco di Sales “la fenice dei vescovi”, perché, diceva, “è un uccello raro sulla terra”. Dopo aver rinunciato ai fasti di Parigi e alle proposte reali di una sede episcopale prestigiosa, Francesco di Sales divenne il pastore instancabile della sua terra savoiarda, che amava sopra ogni cosa. Lasciandosi guidare dai Padri della Chiesa, egli attingeva dalla preghiera e da una grande conoscenza meditata della Scrittura la forza necessaria a compiere la sua missione e guidare le anime a Dio (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera al Vescovo di Annecy, 23 novembre 2002).
Francesco di Sales nasce il 21 agosto 1567, in una famiglia cattolica della nobiltà savoiarda, nel castello di Sales, a una ventina di chilometri a nord di Annecy. È il maggiore di sei fratelli e sorelle. I suoi genitori seguono il principio educativo di spiegare le ragioni di ciò che esigono, perché l’obbedienza dei loro figli sia più consapevole. Molto presto, il bambino impara a servirsi di una spada, ma anche a fare l’elemosina ai poveri: se sente un povero che chiama, lascia la tavola per portargli una parte del suo pasto. Tuttavia, non è perfetto: un giorno, entra in cucina, nonostante il divieto ricevuto, e chiede al cuoco un piccolo pâté succulento ma ancora fumante. Il bruciore che sente non gli impedisce di portarlo in mano e di mangiarlo. Va quindi a farsi curare da sua madre senza rivelarle la causa di questa scottatura.
«Memorare!»

giovedì 21 gennaio 2016

Il senso del peccato – Don Divo Barsotti (2 ottobre 1966)


Il mondo moderno ha perso il senso del peccato. L'uomo sembra che non abbia più altra libertà che quella di seguire spontaneamente la sua natura. Non so se ha acquistato l'innocenza dell'animale: è certo che nessuno, praticamente, nel mondo di oggi sente vivo il bisogno di una liberazione da se stesso. L'uomo si è accettato qual è, e per la sua bruttura non rimprovera più alcuno, nemmeno Dio, perché come ha perso il senso del peccato, così ha perso il senso di Dio. L'uomo è solo in un mondo vuoto e non vi è legge che egli debba realizzare. Forse mai l'umanità si è trovata a un tale abisso di perversione morale, forse mai l'umanità è caduta così in basso: non perché oggi si commettano maggiori peccati di ieri, ma perché oggi non si sa, non si avverte, non si ha più coscienza nemmeno del male nel quale siamo impastati. L'uomo si accetta così come è e non aspetta nessuna redenzione, e non crede più in alcuna salvezza. È pauroso il senso della vita che è proprio dell'uomo di oggi. Si identifica la materia allo spirito e Dio al mondo; e non vi è più luce di libertà, non vi è più luce di bellezza spirituale per l'uomo.

domenica 17 gennaio 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 2, 1-11 - Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù.



 
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

Riflessione

Gesù è invitato a una festa di nozze e in questa occasione compie il Suo primo miracolo... Trasforma l'acqua in vino; oggi, le cooperative vinicole lo assumerebbero subito!!! Questo è il primo segno che Gesù fà per manifestare la Sua identità e per suscitare la fede nei discepoli di allora e in quelli di oggi. I protagonisti principali di questo Vangelo sono Gesù e la Sua Mamma; dai loro comportamenti e dalle loro parole possiamo trarre molti insegnamenti.
Partiamo dalla Mamma...
Come una vera madre Maria è attenta e premurosa, si accorge subito che è venuto a mancare il vino e chiede a suo Figlio di rimediare a questo spiacevole inconveniente. Maria dunque è la prima che vede quando nella nostra vita manca qualcosa; lei naturalmente non è in grado di cambiare la natura delle cose, quello lo può fare solo Gesù, ma può intercedere per noi e, se lei intercede, Gesù qualcosa farà.
Primo insegnamento: nei momenti di disagio, rivolgiamo il nostro sguardo a questa Mamma dall'intuito formidabile, domandiamole di aiutarci nei nostri bisogni, piccoli e grandi, e in ogni nostra difficoltà, ma sopratutto di essere attenta alle necessità di cui nemmeno ci rendiamo conto, impariamo poi da Lei ad essere più attenti a tutto ciò che ci circonda... impariamo da Lei ad abbandonarci a Gesù senza pretese e senza impazienze. Maria accetta infatti anche una risposta forse un pochetto dura da parte del Figlio: “Donna, che vuoi da me?...”. Aver messo al mondo il Verbo non la fa sentire detentrice di privilegi, accetta quindi che il Suo Gesù da Sua creatura diventi il Suo Creatore. Maria si mette da parte... “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”...