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venerdì 29 gennaio 2016

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 12, 1-7. 10-17 - Ho peccato contro il Signore.


 
 2Sam 12, 1-7. 10-17

In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».
Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.
Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.

Parola di Dio


Riflessione

Questa lettura è anche una lezione per tutte le persone che si sdegnano troppo in fretta per il comportamento dei fratelli. Dietro la storia di un adulterio, un peccato evidente e da condannare, si cela un comportamento altrettanto deplorevole e da non sottovalutare... lo SDEGNO!!! Purtroppo, spesso, osservando il comportamento di un fratello troviamo solo difetti, allora ci sdegniamo prontamente; ma, prima di storcere il naso con chi sbaglia, sarebbe più opportuno guardare dentro noi stessi, farci un bell'esame di coscienza e vedere se il nostro cuore è abitato da un inquilino particolare... il VELENO. Tutti, chi più chi meno, abbiamo del veleno nel cuore... in alcuni è maggiore e in altri, grazie alla preghiera, è tramortito, ma c'è sempre. Solo una persona perfetta può sdegnarsi: Dio... e, come sappiamo, noi diamo a Lui ogni giorno buoni motivi per sdegnarsi... Dio è giudice giusto, ogni giorno si accende il suo sdegno” (Sal 7, 12).
Andiamo per ordine...

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4, 35-41 - Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?



In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore
Riflessione

Nel Vangelo di oggi Gesù ci fa una bellissima esortazione: «Passiamo all’altra riva»... Ma noi, siamo disposti a cambiare rotta? Siamo disposti a modificare i nostri piani, le nostre abitudini, i nostri comportamenti, i nostri pensieri, la nostra serenità apparente, i nostri desideri? Abbiamo il coraggio di prendere Gesù nella nostra vita così com'è, senza sé e senza ma? Ascoltiamo sempre la Sua voce o quando la Parola si fa dura, facciamo le orecchie da mercante e ci ribelliamo?... “...lo presero con sé, così com’era, nella barca”... La realtà è che vogliamo un Gesù a nostra immagine... Vogliamo le Sue coccole, ma non i Suoi ceffoni... vogliamo le Sue consolazioni ma non le afflizioni o le prove... vogliamo tutto senza rinunciare a nulla... come si dice: vogliamo la botte piena e moglie ubriaca... vogliamo, insomma, stare sempre sul monte Tabor.
Quanto è facile dire di amare Gesù nei momenti di quiete... il bello è amare Lui nelle prove, quando tutto ti va storto, quando tutto ti sembra impossibile e assurdo... Ma l'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (Salmo 49, 13). Come non dare ragione al salmista!!!

“TU MI SCRUTI E MI CONOSCI... TU SAI” (SL 138) – Tratto da “Abbandonarsi a Dio: il segreto della pace del cuore” di padre Pierluigi Chiodaroli (Padre del Foyer de Charité Salera - EMARESE -AO )



Padre mio,
io mi abbandono a Te
fa’ di me ciò che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
ed in tutte le tue creature;
non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me una esigenza d'amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
perché tu sei il Padre mio
(Dalle Preghiere di Charles de Foucauld).


Io non temo più Dio, lo amo. Perché l'amore scaccia il timore (1Gv 4, 18)”. Queste parole appartengono alla collezione dei detti di Sant'Antonio del deserto .
Queste parole di Antonio il Grande mettono di nuovo davanti ai nostri occhi l'icona del bimbo svezzato in braccio a sua madre del Sl 130. Quando sei in braccio alla mamma ti senti protetto e difeso: sei in pace, perché vivi la consapevolezza della gratuità di ciò che ti viene dato e ogni possibile sospetto svanisce, ogni paura viene meno.
Per questo che è necessario diventare come bambini . È una condizione indispensabile per avere la pace e viverla. Di qui nasce spontanea una domanda, che assomiglia a quella che Nicodemo faceva a Gesù pur senza esprimerla esplicitamente: che cosa devo fare? Si tratta di una domanda legittima, ma prima, secondo me, occorre farsene un'altra: ho il desiderio di lasciarmi mettere in discussione, di lasciarmi ribaltare la vita? Voglio costruire una torre O soltanto una capanna ? 

Inno alla Carità,






Inno alla Carità,

Posso parlare le lingue del mondo,
ma senza l'amor nulla vale.
Posso conoscere tutti i misteri,
ma senza l'amor nulla vale.
Posso donare le mie ricchezze,
ma senza l'amor nulla vale.
Posso bruciare anche il mio corpo,
ma senza l'amor nulla vale.
L'amore è benigno e paziente,
l'amore non è invidioso.
L'amore è umile e buono,
non cerca il proprio interesse.
L'amore non si adira mai,
non tiene conto del male;
non si compiace dell'ingiustizia,
ma cerca la Verità.
L'amore, poi, copre ogni cosa;
sempre dimostra fiducia.
L'amore spera oltre la Morte,
con calma tutto sopporta.
Scompariranno le Profezie
assieme a tutta la Scienza,
però l'Amore non avrà fine
e la più grande Virtù
è l'AMORE.

giovedì 28 gennaio 2016

MARTA ROBIN, MISSIONE “SUICIDIO» - Capitolo 76 - Tratto da " Il Bambino nascosto di Medjugorje " di suor Emmanuel


Marta Robin (1902-1981)


Cari figli... Desidero avvicinarvi Sempre più a Gesù e al suo Cuore ferito, perché siate capaci di capire l'amore senza misura che è dato per ognuno di voi. Per questo, cari figli, pregate, perché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su ogni uomo e su quelli che vi odiano e vi disprezzano; così, con l'amore di Gesù, sarete capaci di vincere ogni miseria in quel mondo di dolore, che è senza speranza per quelli che non conoscono Gesù” (25.II.1991).
 
Avevo già avuto il privilegio di incontrare Marta personalmente in quattro occasioni. Una quinta volta, padre Finet mi ha portata con sé per assistere alla Comunione settimanale di Marta. Un membro del Foyer ci accompagnava. Nell’intimità di questo avvenimento grandioso, abbiamo semplicemente pregato un Rosario dopo aver espresso alcune intenzioni molto importanti per la Chiesa e per il mondo. La Comunione di Marta si è svolta in un silenzio adorante, poi ci siamo ritirati. Lo sapevamo: Marta andava in estasi non appena riceveva l’ostia. Era vietato pregare con lei i misteri dolorosi, poiché questo la faceva andare in estasi immediatamente, e un’estasi dolorosa.
Quel giorno Marta mi ha fatto toccare con mano quello che doveva divenire più tardi il mio pane quotidiano a Medjugorje: capire quanto il soprannaturale sia naturale per coloro che amano Dio!

mercoledì 27 gennaio 2016

Maria Valtorta - QUADERNO N° 1 dal 28 maggio al 1° giugno 1943




Mattina del 28 maggio, venerdì.

Dice Gesù:
«Questa è una lezione tutta per te. Io sono il tuo Maestro e tu lo riconosci. Questo tuo riconoscimento mi dà gioia. Ma voglio che tu riconosca tutta la profondità di quello che faccio in te. Molte cose ti ho insegnato e molte ancora te ne insegnerò perché sei ancora molto lontana dall’essere come Io ti vorrei. Una delle ultime cose insegnate è stata la potenza del silenzio. Te l’ho fatta capire mostrandoti.
Ma che faccio davanti ai miei accusatori di ora e di un tempo, davanti a Pilato, e ai Pilati, che non mi accusano e, umanamente, non mi vogliono male, ma che non mi difendono per paura. Ho visto che tu hai capito quella lezione e che eri desiderosa di imitarmi, pure riconoscendo che da te sola non ci saresti mai riuscita. Questo tuo desiderio a questa tua umiltà mi hanno indotto ad operare. Io opero sempre quando vedo la disposizione di uno ad essere operato. Non sono soltanto Maestro; sono anche Medico e so, come medico, che nessuna visita e nessuna diagnosi sono sufficienti a guarire se il malato si rifiuta di assoggettarsi al medico.

DOBBIAMO AVERE FIDUCIA IN DIO, QUANDO SIAMO COLPITI DA PAROLE CHE FERISCONO - L'Imitazione di Cristo - Capitolo quarantaseiesimo – Libro III




PAROLE DEL SIGNORE
Figlio, sta' saldo e spera in Me. Che altro sono le parole, se non parole? Volano per l'aria, ma non scalfiscono la pietra. Se sei colpevole, pensa di buon animo ad emendarti; se non sei consapevole d'alcuna colpa, sopporta volentieri ogni contrarietà, per amore di Dio. Non è una gran cosa che tu sopporti, almeno qualche volta, delle parole pungenti, tu, che ancora non sei capace di reggere a gravi percosse. E perché cose tanto piccole ti arrivano fino al cuore, se non perché sei ancora legato alla carne e badi agli uomini più del necessario? Evidentemente, perché temi d'essere disprezzato, non vuoi essere ripreso per i tuoi errori e cerchi scuse per metterli al coperto.
Ma esaminati meglio, e riconoscerai che dentro di te sono ancora vivi il mondo ed il vano desiderio di piacere agli uomini. lnfatti, codesta tua ripugnanza ad essere tenuto in poca considerazione e ad essere umiliato per i tuoi difetti, è una chiara dimostrazione che non sei veramente umile, che non sei veramente morto al mondo e che per te il mondo non è stato crocifisso. Ma ascolta la mia Parola e non darai importanza nemmeno a diecimila parole degli uomini. Ecco, anche se contro di te si dicesse tutto quello che la più perfida malizia può inventare, quale danno ti farebbe questo, quando tu lo lasciassi del tutto correre e ne facessi conto non più che d'una pagliuzza? Ti si potrebbe, forse, strappare anche un solo capello? Ma chi non è raccolto nell'intimo del suo cuore e non ha Dio davanti agli occhi, si lascia turbare facilmente per una parola di biasimo.

domenica 24 gennaio 2016

Dagli Atti degli Apostoli - At 9,1-22 - Egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni




 At 9,1-22


In quei giorni, Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damasco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Parola di Dio
Riflessione

La lettura di oggi inizia con Saulo che minaccia stragi contro i cristiani. Saulo era un giovane che aveva studiato con il maestro Gamaliele ma non aveva mai conosciuto Gesù. Questo non gli impedisce di essere nemico dei Suoi seguaci. Infatti, ha visto e approvato la lapidazione di Stefano, il primo martire. Inoltre, non contento di aver messo in carcere intere famiglie di cristiani, chiede al sommo Sacerdote delle lettere, una sorta di pass, per mettere in prigione tutte le persone di Damasco che seguivano la Via che è Cristo. Queste lettere non assomigliavano certo a quelle di Schindler!!!
Ma mentre era sulla strada per Damasco una luce improvvisa dal cielo lo fa cadere per terra. Diciamo pure che, se fino a quel momento aveva preso a calci chi stava nella “via di Dio”... questa volta la strada ha preso a calci lui... visto che il suo sederino si è sfracellato al suolo!!!

Beato Francesco Zirano Sacerdote francescano, martire - Sassari, 1564 - Algeri, 25 gennaio 1603 - Papa Francesco il 7 febbraio 2014 ha riconosciuto il suo martirio in odio alla fede.



La vita e l’insegnamento di p. Francesco Zirano
Della sua vita abbiamo pochi dati sicuri ma, alcuni, particolarmente eloquenti. Di certo nac­que a Sassari; molto probabilmente nel 1564. Conosciamo il nome della mamma: Margherita, e la data della sua morte, il 1598. Ignoriamo il nome del babbo; di lui indirettamente veniamo a sapere che morì ancora giovane (è la mamma infatti che com­pie atti giuridici, normalmente riservati al marito). Probabilmente fu colpito anch’egli dalla peste del 1582 che, solo nella città di Sassari, fece ventimila vittime. E questa la peste che diede occasione al voto che impegna ancora oggi la municipalità di Sassari ad offrire ogni anno alcuni ceri (i famosi candelieri) alla Vergine Assunta.
Ebbe due sorelle e probabilmente un fratel­lo. Di famiglia povera, ancora giovane fu tuttavia avviato agli studi, cosa molto rara per quei tempi, quasi sicuramente presso il convento di Santa Maria di Betlem, dove a 14 anni, secondo la consuetudine del tempo, fu ammesso al noviziato e a 15 alla pro­fessione.
La sua formazione religiosa e teologica si svolse negli anni in cui, a Sassari, operava come docente e come rinomato oratore p. Francesco Sanna, ministro provinciale negli anni 1583-1587. Sono anni impegnativi anche per la riforma dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali secondo le indicazioni del Concilio di Trento.
Con molta probabilità venne ordinato pre­sbitero il 30 maggio del 1586. Nel frattempo lo ha raggiunto a S. Maria, anch’egli come religioso, il cugino, figlio di una zia materna, fra Francesco Serra; questi avrà molta importanza nelle vicende degli ultimi 13 anni della vita di p. Zirano.
La vita ordinata e laboriosa del convento di Santa Maria nel 1590 viene turbata da un tragico episodio: fra Francesco Serra, il cugino di p. Zirano, mentre è in viaggio, viene rapito e ridotto in schia­vitù dai corsari turchi che in Algeri hanno la base per le loro incursioni.