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sabato 27 febbraio 2016

San Gabriele dell' Addolorata - Religioso - 27 febbraio Assisi, Perugia, 1 marzo 1838 - Isola del Gran Sasso, Teramo, 27 febbraio 1862 - Il santo dei giovani, il santo dei miracoli, il santo del sorriso: con questi tre appellativi è conosciuto San Gabriele dell' Addolorata.



La scelta della vita religiosa per lui fu radicale fin dall'inizio. Aveva trovato finalmente la sua felicità. Scriveva ai familiari: "La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d'ora di questa vita". La sua fu una vita semplice, senza grandi gesta, contrassegnata dall'eroicità del quotidiano, che viveva da innamorato del Crocifisso e della Madonna. San Gabriele è il santo dei miracoli, invocato in ogni parte del mondo come potente intercessore presso Dio.
Sulla sua tomba continuano ad accadere numerosi prodigi e sono tanti coloro che raccontano grazie e guarigioni da lui ottenute. Si contano a migliaia gli ex voto portati dai devoti al santuario in segno di riconoscenza.
San Gabriele è il santo del sorriso. Seppe vivere sempre con gioia ed entusiasmo la sua esistenza. Né le varie sofferenze della sua vita, né la morte in giovane età riuscirono a spegnere il suo sorriso.

venerdì 26 febbraio 2016

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 10, 1-6. 10-12 - La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento




Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

Parola di Dio
Riflessione

Chi legge la storia del popolo di Israele con attenzione, non può non vedere la storia del proprio rapporto con Dio. Anni trascorsi a inseguire sogni, anni trascorsi alla ricerca della felicità, anni trascorsi alla ricerca dei piaceri di questo mondo, e poi, scopri che non ti hanno reso felice; ti rendi conto allora che tanti anni sono fuggiti come il vento e tu non hai concluso un bel niente; ti rendi conto che la tua lontananza da Dio, la tua infedeltà verso il Salvatore, ti ha reso il cuore duro come un macigno.
Eppure, se ci pensiamo bene, il buon Dio era sempre accanto a noi, ci guidava come il popolo di Israele... percorreva con noi la strada, tutti i giorni cercava il nostro amore e noi, imperterriti, cercavamo altro. Ci siamo trovati tante volte ad affrontare tempeste e naufragi, ma se siamo riusciti in qualche modo a venirne fuori, non è stato certo per la nostra bravura, per la nostra capacità di sopravvivenza, ma grazie al sostegno spirituale e materiale di Cristo... Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1, 16-17). La storia del popolo prediletto, la nostra storia, è un susseguirsi di avvicinamenti e allontanamenti dal Signore, di amore e di odio, di fedeltà e di infedeltà... E' la storia di un Padre paziente che ci aspetta, che ci perdona, che ci punisce, che si commuove... “Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò di vero cuore, poiché la mia ira si è allontanata da loro” (Os 14, 5). E' la storia di tanti figli ingrati, duri di cervice, cechi, sordi e presuntuosi...

giovedì 25 febbraio 2016

“Se la mia lingua non può dirti continuamente che ti amo, almeno voglio che il mio Cuore te lo ripeta ogni volta che respiro” - L’uomo Vianney




Il ritratto umano del Curato d'Ars
Il Curato d’Ars non si fece mai fotografare, pur esistendo già,al tempo, le prime rudimentali macchine fotografiche, quei baracconi che oggi sono pezzi di antiquariato ma che, a quei tempi, già funzionavano. Don Vianney era troppo umile| per poter mettersi in posa: nọn ci fu verso di convincerlo. Gli fecero parecchi ritratti, ma tutti improvvisati, perché egli non accettò mai di mettersi in posa. Una volta un ritrattista, fingendosi un devoto fedele, si mise seminascosto in chiesa tra le prime file, tenendo un quaderno sotto la giacca per dipingere il Santo mentre predicava. Il Santo, accortosene, lo rimproverò benevolmente, e disse che se avesse dipinto un'oca,quello sarebbe stato il ritratto del Curato d’Ars più appropriato.
L’attenzione andava a Dio, non a quel povero strumento che era lui stesso. L'unica foto che si ha del Curato è quando egli ormai non poteva più fare niente per protestare: poche ore dopo la morte, Oltre la foto, in quella occasione gli fecero il calco facciale, dal quale ricavarono la statua che si trova ad Ars, e che quindi possiamo a ragione definire come il vero volto del Curato d’Ars. Ma per noi è bello poterlo conoscere anche attraverso le descrizioni che fece chi lo conobbe.  Come era Giovanni Maria Vianney?