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giovedì 17 marzo 2016

Dal libro del profeta Geremìa Ger 20, 10-13 Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso.




Ger 20, 10-13
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

Parola di Dio


Riflessione


La lettura di oggi ci parla dello strazio del giusto perseguitato dagli empi.
Il profeta Geremia è perseguitato da persone che lui chiama amici: Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta”... E' incredibile, è triste, ma la realtà è proprio questa... Il profeta però, nonostante le trame che vengono intessute intorno a lui, non ha paura e si abbandona completamente al suo Dio e lo loda facendo una meravigliosa professione di fede. Come non ricordare Gesù nostro prima che venisse arrestato quando nel monte degli ulivi era solo, abbandonato anche dagli amici che tranquillamente dormivano, ma Lui pregava il Padre Suo e continuava ad aver fede? Anche noi dobbiamo imitare questo comportamento, dobbiamo rivolgerci a Gesù e lodarlo anche quando le cose prendono una strada che a noi non piace, dobbiamo lodarlo anche quando subiamo delle ingiustizie, anche quando gli amici ci mettono a dura prova, anche quando veniamo derisi per causa Sua. Se vogliamo un giorno contemplare il Suo volto stupendo, è inevitabile che anche noi sperimentiamo la solitudine e il disprezzo che hanno sopportato sia Lui, sia Geremia.
Avere Gesù come amico è una cosa molto preziosa e, come tutte le cose di valore, hanno un prezzo; il biglietto per il Paradiso non è tanto a buon mercato, e non si può comprare né con i con i soldi della terra, né in un qualsiasi botteghino... Gesù non si lascia corrompere con la carta straccia colorata. Il biglietto lo si può ottenere solo serinneghiamo noi stessi” solo se accettiamo che il nostro cuore venga lavorato per essere reso contrito e umile. L'umiltà apre le porte del Paradiso perché Dio stesso è umile e non può tollerare la minima traccia di orgoglio. Allora, dopo che avremo messo da parte il nostro io, tutte le nostre idee, tutte le nostre aspettative, tutti i nostri sogni, tutte le nostre prepotenze... Gesù ci purificherà ancora per renderci davvero belli, profumati, pronti ad indossare l'abito delle nozze, che Lui ci darà per cenare con Lui... "Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono" (Ap 3, 19-21). 

mercoledì 16 marzo 2016

Dal libro del profeta Daniele - Dn 3, 14-20. 46-50. 91-92. 95 - Dio ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi.



In quei giorni il re Nabucodònosor disse: «È vero, Sadrac, Mesac e Abdènego, che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d’oro che io ho fatto erigere? Ora se voi, quando udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, sarete pronti a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti, in quel medesimo istante, sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Quale dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
Ma Sadrac, Mesac e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto».
Allora Nabucodònosor fu pieno d’ira e il suo aspetto si alterò nei confronti di Sadrac, Mesac e Abdènego, e ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadrac, Mesac e Abdènego e gettarli nella fornace di fuoco ardente.
I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. La fiamma si alzava quarantanove cùbiti sopra la fornace e uscendo bruciò quei Caldèi che si trovavano vicino alla fornace. Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azarìa e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco della fornace e rese l’interno della fornace come se vi soffiasse dentro un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». «Certo, o re», risposero. Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell’aspetto a un figlio di dèi».
Nabucodònosor prese a dire: «Benedetto il Dio di Sadrac, Mesac e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio all’infuori del loro Dio».

Parola di Dio

Riflessione

Sadrac, Mesac e Abdènego, sono un esempio di credenti che non scherzano... sono infatti disposti a soffrire e a morire pur di rimanere fedeli a Dio.
In quel tempo il re aveva fatto erigere una statua d'oro e ordinato che tutto il popolo doveva prostrarsi davanti ad essa, in caso contrario la punizione era di essere gettati in una fornace ardente. E' la fine, infatti, che fanno i tre amici rifiutandosi di adorare la statua. Evidentemente andare controcorrente costa qualcosa. Diciamo che loro non hanno voluto tradire Dio e non gli è passato neanche per la testa di salvarsi la pellaccia!!!